Da molti anni è ormai consolidata tradizione quella di ospitare negli spazi espositivi di Palazzo Trentini una mostra afferente artisti trentini ed il loro rapporto con la montagna, in occasione dell’annuale edizione del “Trento Film Festival”. Così doveva avvenire anche quest’anno con una mostra sull’opera di Albino Rossi, pittore di rara intensità ed allievo di Paolo Vallorz, ma purtroppo il “lockdown” imposto dalla pandemia Covid-19 ha fatto slittare in avanti il Film Festival e quindi anche la mostra, salvo che la stessa non trova più ospitalità a Palazzo Trentini perché la ricca programmazione espositiva della presidenza del Consiglio provinciale lo impedisce. Ovviamente si deve trattare di una programmazione molto rigida se non si può spostare alcunchè e così anche questa tradizione culturale viene cassata da una Presidenza del Consiglio che si connota sempre più come un ente residuale ed incapace di autonomia gestionale. Su questi temi il Conigliere del Partito Democratico del Trentino, Luca Zeni, ha depositato oggi una articolata interrogazione che qui si allega.
E’ strano però, perché il Presidente del Consiglio provinciale ha affermato di voler tagliare le spese per gli eventi culturali ed espositivi, anche allo scopo di recuperare fondi per saldare gli obblighi finanziari del Consiglio provinciale derivanti dalla condanna subita nella nota vicenda del licenziamento del segretario particolare del Presidente stesso, mentre afferma, per motivare il diniego al Film Festival, che i calendari espositivi sono pieni di iniziative fino alla fine dell’anno.
Delle due l’una: o gli eventi espositivi si sospendono, dirottando altrove i relativi fondi o si realizzano ed allora non si capisce perché penalizzare proprio uno degli eventi più importanti e rilevanti.

 

*
cons. Luca Zeni

 

Egr. Sig.
rag. WALTER KASWALDER
Presidente Consiglio provinciale
SEDE

Interrogazione n.
MOSTRE A PALAZZO TRENTINI

Ormai da decenni ed anche in virtù di accordi a suo tempo definiti fra la Presidenza del Consiglio provinciale e l’Organizzazione del “Trento Film Festival”, appuntamento di risonanza mondiale e fra i più prestigiosi dell’intera annata culturale della città, ogni edizione del Film Festival stesso viene accompagnata da una mostra di arti figurative ospitata, da sempre, negli spazi espositivi di Palazzo Trentini.
In molte occasioni si è trattato di offrire visibilità ad artisti di grande pregio, ma soprattutto legati alla dimensione territoriale, secondo una logica appunto di promozione della cultura della montagna anche locale.
Anche per il corrente anno si era previsto, nel contesto dell’edizione 2020 del Film Festival, l’allestimento di una “personale” del pittore trentino Albino Rossi, allievo di Paolo Vallorz e cantore della natura e del nostro patrimonio forestale, nel canonico periodo di durata della manifestazione cinematografica. Purtroppo lo scoppio dell’emergenza Covid-19 ha sconvolto ogni piano, imponendo anche al Film Festival di dover posporre la propria realizzazione, collocandola verso la fine dell’estate e quindi spostando in avanti anche la suddetta mostra, salvo poi scontrarsi con il diniego della Presidenza di Palazzo Trentini che ha posto un rigido veto sull’esposizione, giustificando tale scelta, piuttosto improvvida peraltro e quindi nel segno della gestione di questa Presidenza, con l’impossibilità di modificare la programmazione delle mostre e degli eventi culturali promossi appunto da “Palazzo Trentini Mostre”.
Ora, pur comprendendo l’importanza della programmazione delle mostre e degli eventi, sembra logico che, per una manifestazione così straordinaria ed unica e per un pittore trentino di chiara fama, si potesse anche cercare una soluzione ragionevole, posto che la mostra prevista dal Film Festival si colloca negli ultimi giorni di agosto e nei primissimi di settembre, cioè in un periodo tradizionalmente connotato da una non altissima frequenza di pubblico e di eventi espositivi.
Così però non è stato e la mostra ha dovuto chiedere ospitalità altrove, facendo perdere a Palazzo Trentini un’occasione preziosa ed importante di promozione dell’arte trentina e di proficua collaborazione fra enti e soggetti culturali.
Tutto ciò premesso si interroga il Presidente del Consiglio provinciale per sapere:
– quali ragioni hanno impedito la ricerca di una soluzione di aggiustamento atta a consentire l’esposizione a Palazzo Trentini, nel contesto dell’edizione 2020 del Trento Film Festival, della mostra denominata “Albino Rossi. Dentro la natura”;
– quali, quante e con quali cadenza temporali sono le mostre programmate dalla presidenza del Consiglio provinciale negli spazi espositivi di Palazzo Trentini per il corrente anno e con quali impegni di spesa per ogni singolo evento;
– come si coniuga il sostegno alle attività espositive, di cui al precedente quesito, con le ripetute dichiarazioni del Presidente del Consiglio provinciale relative al reperimento di fondi, con i quali sostenere le spese derivanti dal giudizio di condanna per il licenziamento del suo segretario particolare, attraverso tagli drastici alla comunicazione d agli eventi culturali di Palazzo Trentini;
– quali criteri, infine, hanno informato la programmazione delle mostre e degli eventi culturali voluti dalla Presidenza del Consiglio provinciale per il corrente anno.

A norma di Regolamento si richiede risposta scritta.

Distinti saluti.

avv. Luca Zeni

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Perché Bolzano è più avanti di Trento.

Ci si chiede spesso perché Bolzano sia molto più avanti di Trento in tutto. La ragione, a mio modestissimo avviso, può essere riassunta in una semplice frase: “Bolzano vive e pratica l’autonomia, Trento, no”. La differenza fra Trento e Bolzano sta tutta qui. L’ultimo spunto per questa riflessione viene da quanto scritto da Giorgio Tonini su queste stesse colonne domenica scorsa, in risposta all’articolo di Arrigo Dalpiaz sul presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder e sul ruolo delle Casse rurali trentine.  Tonini, che ebbi già a definire una delle rare teste politicamente pensanti in Consiglio provinciale, scrive che quando in Parlamento si affrontò il tema del credito cooperativo si pensò bene di lasciare a Trento e Bolzano libertà di scelta fra tre opzioni. Dare vita a un unico gruppo bancario nazionale; promuovere un gruppo nazionale a guida trentina; seguire il modello Raiffaisen di Bolzano. Balza evidente agli occhi, proprio da queste affermazioni, il grande solco che in tema di applicazione concreta dell’autonomia, divide Trento da Bolzano. A leggere bene quanto scrive Tonini  si nota come la norma in realtà sia stata fatta solo per Trento, per consentirgli di fare per l’ennesima volta in tema di credito, una scelta non autonomista. Non fosse così che senso avrebbe l’affermazione, sempre di Tonini, di “consentire a Trento di seguire il modello Raiffaisen di Bolzano”.  Quella norma a Bolzano non serviva, perché era già fuori discussione, era un fatto ampiamente assodato e scontato, che Bolzano mai e poi mai avrebbe rinunciato al suo modello Raiffaisen, come a suo tempo, al contrario di Trento, non rinunciò a mantenersi la sua Cassa di Risparmio. Essere autonomisti, praticare l’autonomia nei fatti e non solo a parole vuol dire anche e soprattutto questo: privilegiare le scelte territoriali. Proprio per scelte “non autonomiste” Trento oggi non ha praticamente più suoi istituti di credito storici, a differenza di Bolzano.

Può anche darsi che presi singolarmente, uno per uno, e valutati da un punto di vista esclusivamente economico, i vari progetti abbiano una loro valenza positiva, ma non possono di certo essere inquadrati in una visione complessiva, progettuale e di sistema dell’autonomia. A Trento purtroppo si agisce così, senza visione. A Bolzano invece il senso dell’autonomia, come valore universale di quella comunità, è talmente radicato, che ogni scelta ha come stella polare non tanto l’immediato tornaconto economico, o quello a breve termine, ma il disegno complessivo dell’autonomia. A Trento tutti si definiscono autonomisti, ma nelle decisioni e nei comportamenti concreti non sono di certo conseguenti. A Bolzano non c’è nessuna necessitò di definirsi ossessivamente autonomisti, perché lì l’autonomia è una pratica quotidiana, insita nei comportamenti singoli e collettivi, individuali e di gruppo. Qui dobbiamo ricordarcelo ogni giorno, senza capire bene cosa significhi essere autonomisti.

Vogliamo continuare a chiederci allora perché Bolzano è più avanti di Trento? Certo, la differenza può stare anche negli uomini, ma alla radice di ogni comportamento c’è sempre un concetto: l’Autonomia, che a Bolzano è vissuta, mentre a Trento è solo dichiarata.

Gli esempi potrebbero essere tanti (a cominciare dalle contrapposte filosofie a comune sostegno della famigerata riforma costituzionale del 2001, voluta da Trento per avere un sistema elettorale tutto suo e da Bolzano per depotenziare ulteriormente la Regione) come si potrebbe ricordare che non sempre in passato è stato così, basti pensare al momento in cui il Parlamento dette via libera all’Università di Bolzano (autunno 1996) che tante ripercussioni positive ebbe su quella di Trento proprio per l’azione della Giunta autonomista trentina del tempo. Si potrebbe continuare con l’Euregio, l’aeroporto, l’ospedale, la più recente diatriba sulla facoltà di medicina, ma il caso delle casse rurali ci sembra esemplare. E’ stata fatta una scelta, molto controversa: può anche darsi che economicamente sia vincente. Non si parli però di scelta coerente né con l’autonomia, né con i valori fondanti della cooperazione. Autonomia e spirito cooperativo sono tutt’altra cosa. Quest’ultimo valore  lo abbiamo già perduto, auguriamoci di non perdere a breve anche l’altro.

Vorrei aggiungere, sempre in tema di autonomia e da uomo di partito quale sono stato, anche una nota riguardante il mio vecchio Patt, anch’esso citato e difeso da Giorgio Tonini. All’inizio degli anni Duemila il Patt, anche a causa del sistema elettorale bipolare, ha voluto operare una scelta lacerante fra centrodestra e centrosinistra. Avrebbe potuto fare un ragionamento diverso e tenere un comportamento autonomista. Ha preferito immedesimarsi nel centro sinistra, ribattezzato nominalmente autonomista, guadagnando posti di governo e sottogoverno, prebende varie e financo voti. Ma a quale prezzo? Quello di snaturarsi, di perdere la sua identità per la quale era conosciuto e riconosciuto da tutti i trentini. Sembrava che con la scelta di correre da solo alle ultime provinciali avesse cominciato a rimettersi in carreggiata, rispolverando la vecchia idea di essere una sorta di SVP trentina, pur con tutti gli inevitabili distinguo. La recente opzione per le comunali di Trento, sembra invece riportarlo indietro, all’inizio degli anni duemila, con una scelta che può anche pagare in termini di potere, ma non di idealità e identità autonomista.

L’esercizio dell’autonomia è cosa ancor più difficile, se possibile, dell’esercizio della democrazia. Purtroppo oggi gli autonomisti veri, a parte qualche rara eccezione, sembrano alloggiare solo a nord di Salorno. E si vede.

 

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ndreCarlo Andreotti

 

KASWALDERARIO (un abbecedario kaswalderiano)

INTERVENTO IN CONSIGLIO PROVINCIALE DI PAOLO GHEZZI/FUTURA

SULLA MOZIONE DI SFIDUCIA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Astinenza e autonomia.
Il fattore K (fattore anche per la sua vicinanza al Trentino rurale, absit iniuria rispetto al K solandro, già entrato nella storia dell’autonomia, a differenza di WK) ama le valli e le sagre. Legittimo. Le ama ancora di più se sono timbrate politicamente. Dalla Val Rendena all’Altopiano della Vigolana, dove c’è profumo di salvinisti, lui c’è. Ad astenersi dai selfie di tribù, proprio non riesce. Autonomista, non pratica volentieri l’autonomia dalla Lega di riferimento.

Bullismo (e baci).
Quando un consigliere di maggioranza bullizza i consiglieri di minoranza (oppure dispensa irridenti baci salvinisti in aula), lui è generoso, comprensivo, tollerante: sono ragazzate, “portate pasienza” (la sua frase preferita).

Conflitto di interessi.
Dopo aver deciso in solitudine il licenziamento del suo dipendente, si è votato da solo l’incarico al difensore, a spese del Consiglio provinciale. Una sua decisione individuale, personale e solitaria diventa un danno per l’istituzione.

Distanza.
Né la distanza fisica interpersonale e l’uso corretto delle mascherine (non ce la fa, gli piace solo a protezione del mento, come a quasi tutti i salvinisti), clamorosamente violati durante la maratona della legge di ripresa in piena pandemia, né la distanza istituzionale dal fugattismo gli sono congeniali. Non ce la fa. È vicino a prescindere.

Equilibrio.
Non si può licenziare uno stretto collaboratore perché è andato al congresso del tuo ex partito. Il fatto che il giudice certifichi che K non ha portato motivazioni concrete a giustificazione, non depone per il suo equilibrio istituzionale, che dovrebbe contraddistinguerlo: è stato un gesto di impulso e di rabbia. Una piccola vendetta. Dopo Kramer contro Kramer, Walter contro Walter.

Fedeltà e fiducia.
Scrive il giudice Flaim nella sentenza che, per colpa del fattore K, condanna il Consiglio provinciale di Trento: sul “venir meno del rapporto di fiducia (che, quindi, anche secondo lo stesso datore non era sufficiente limitarsi a declamare)”: “in seguito ai dissensi intervenuti in questi ultimi mesi in ordine alle modalità e ai tempi di gestione della segreteria POLITICA della mia Presidenza e a causa dell’impossibilità di addivenire ad una comune intesa riguardo all’organizzazione di tale attività”; manca il riferimento ad una benché minima circostanza concreta”. Mancava, più che la fiducia, la fedeltà, quella che K invece professa a Fugatti.

Giustizia.
Un giudice l’ha scritto: è un licenziamento illecito. Dovrebbe prenderne atto e tirare le conseguenze, a meno che il suo rispetto per la magistratura la riservi solo ai giudici di secondo grado.
Heimat (= patria trentina).
Nome tedesco, cognome tedesco, il presidente trentinissimo Walter Kaswalder potrebbe riflettere sul fatto che la parola Heimat, genere femminile, in tedesco, è molto più dolce e materna dell’altra parola che significa patria, cioè Vaterland, la terra dei padri. Parola viceversa tradizionalista, maschilista e tendenzialmente suprematista. Non a caso gli studenti antinazisti della Rosa Bianca amavano la loro Heimat della Germania meridionale, ma tra il 1942 e il 1943 sfidarono – con la sola forza delle parole – la Vaterland del dittatore, che li mandò a morte. Ecco, un’espressione di Heimat dovrebbe essere anche questo Consiglio provinciale, una Heim, una casa per tutte e tutti: non il Palazzo dei fugattisti, ma una casa sia per la maggioranza sia per l’opposizione.

Indipendenza.
Dovrebbe essere la corona e la gloria del suo mandato, l’aveva promessa in aula; invece lui preferisce la dipendenza dal fugattismo e da ciò che gli suggerisce, inclusa l’ultima forzatura di una leggina demagogica sulle chiusure domenicali, a sicura bocciatura costituzionale.

Legislatura.
Il giudice del lavoro condanna “il convenuto CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO al pagamento, in favore del ricorrente PRUNER WALTER, della somma pari alla differenza tra la retribuzione che sarebbe maturata nel periodo dal 6.5.2019 fino alla durata in carica dell’attuale presidente Kaswalder Walter e comunque non oltre la durata dell’attuale legislatura”. La durata della legislatura è certa, la durata del danno dipende tutta dal fattore K.

Maggioritario.
Gli piace il premio di maggioranza, che ha messo Fugatti (che non ha avuto la maggioranza assoluta dei voti dei trentini) sulla poltrona sotto la sua, come topografia di aula, e ha messo lo stesso K sulla sua stessa poltrona. Ex minoritario nel suo partito, si è scoperto maggioritario nell’anima. Le minoranze, per lui, sono figlie di un dio minore.

Neutralità.
Neppure nelle modalità di espressione in aula, riesce ad essere neutrale ed equidistante. Si ricordi, per esempio, l’affettuoso modus con cui si approccia alla responsabile della salute: assessora Stefania, a lei la parola, gli scappa detto ogni due per tre.

Obiettività.
Non riesce a riconoscere i propri errori. Non è colpa sua. Non riesce a fare mea culpa. Mai. Non ha scaricato l’app dell’obiettività.

Provincia.
Mancandogli la grammatica istituzionale di distinzione tra il legislativo e l’esecutivo, è de facto un assessore aggiunto o un subcomandante fugattista: come dimostra il suo famigerato editoriale per l’Adige, in cui entra a gamba tesa (e fuori dal suo vaso) sulla delicatissima questione strategica dei rapporti finanziari con lo Stato e delle risorse dell’autonomia provinciale.

Questione istituzionale.
“Sono stato invitato dal mio compagno di liceo Mario Zanoni – scrisse K rispondendo a una mia interrogazione – alla festa della Pro loco di Sant’Antonio di Mavignola; ci sono andato con la mia macchina, a mie spese, nel mio tempo libero. Prima di accusare di essere bugiardi gli altri invito il signor G” (colta allusione a Giorgio Gaber?) “a pensarci bene ed, eventualmente a telefonarmi per informarsi, visto che il mio numero lo ha. E non tiro in ballo la questione istituzionale e il rispetto per la carica che ricopro perché, ripeto, sono andato con la mia macchina, nel mio tempo libero”. Se invece un altro Walter, nel suo tempo libero, va a un congresso di partito con la sua macchina, lì allora la questione diventa istituzionale. E scatta il licenziamento.
Rispetto.
Non rispetta i diritti delle minoranze, non rispetta il diritto del lavoro, non rispetta il diritto costituzionale. “Recedere ante tempus dal rapporto di lavoro a tempo determinato costituito con il proprio segretario particolare perché questi ha partecipato al congresso di un partito di opposizione, rispetto al quale il presidente conosceva le frequentazioni, integra il perseguimento di un motivo illecito in quanto diretto a impedire o comunque a limitare l’esercizio della libertà personale”. Non solo non rispetta l’articolo 19 del Regolamento consiliare, che al comma 2 dice: “Il Presidente garantisce e tutela con imparzialità le prerogative ed i diritti dei Consiglieri e dei componenti la Giunta assicurando il rispetto dei diritti delle minoranze”. Ma calpesta pure la Costituzione della Repubblica.

Super partes.
Non ci ha mai provato. Forse non conosce il significato dell’espressione.

Tradizioni.
A quelle ci tiene, a cominciare dal proverbiale “a ciàcere no se sgionfa dòne”. Su questa deriva maschilista, obiettivamente, ha cercato di migliorarsi, esprimendo vicinanza alle donne vittime di violenza.

Urgenza.
Un presidente imparziale dovrebbe concedere la procedura d’urgenza solo ed ecslusivamente quando è incontestabilmente, obiettivamente, incontrovertibilmente urgente. Invece…

Visione.
Come il suo comandante Fugatti, aborre la parola e il concetto. Come se la visione fosse una specie di virus contagioso. Preferisce il terra terra. Ma il presidente del Consiglio provinciale dovrebbe essere un faro per l’autonomia e per la comunità trentina. Un faro di pensiero, di proposte, di visione, appunto.

Zero.
La tolleranza zero verso chi, in aula, si comporta come in taverna, non la conosce e non la pratica. Tutto è lecito se proviene dai banchi giusti. Forse non è un presidente del Consiglio provinciale che merita lo zero in pagella, perché in talune circostanze ha mostrato segni, seppur deboli, di impercettibile miglioramento. Ma è lontanissimo dalla sufficienza istituzionale. Dovrebbe prenderne atto, serenamente, e ridurre il danno. Zero danni… se si dimette, e continuo a sperare contra spem che lo aiutino anche le minoranze che vogliono essere opposizione, con un gesto netto e inequivocabile anche rispetto all’ufficio di presidenza.

 

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Paolo Ghezzi
consigliere provinciale
gruppo FUTURA

Allerta della Protezione civile – Temporali in arrivo sul Trentino. Le previsioni meteo indicano, fino alla tarda sera di domani, giovedì, rovesci e temporali in lento movimento verso est-nordest. Già nelle prossime ore e fino al pomeriggio di oggi sono attesi rovesci e temporali sparsi.

Dopo una probabile pausa, evidenzia la Protezione civile che ha emesso al riguardo un’allerta ordinaria gialla, nel pomeriggio, in serata o nella notte sono previsti temporali più diffusi.

Nella mattinata di domani precipitazioni generalmente assenti. Al pomeriggio e specie in serata rovesci e temporali sparsi o diffusi. Si segnala che localmente i temporali potranno risultare particolarmente intensi con grandine, nubifragi (accumuli di precipitazione superiori a 30 mm/h) e forti raffiche di vento. Venerdì è atteso il passaggio di una perturbazione con precipitazioni diffuse e probabili temporali.

L’insostenibile presidenza di Sgarbi, uomo che offende le donne.

Minacce, insulti, falsità. A questo ci ha abituato da tempo l’onorevole Sgarbi. Non serve evidenziare ancora quanto le donne di Futura di Rovereto hanno così chiaramente denunciato. Tutti e soprattutto tutte sanno bene quale sia l’atteggiamento di Sgarbi verso le donne a prescindere dalle loro idee, dal loro orientamento politico, dalla loro età, dalla loro cultura, dalla loro posizione sociale. “Pur che porti la gonnella/ voi sapete quel che fa”. Ma paragonare Sgarbi a don Giovanni sarebbe, questo sì, da denuncia.

Il presidente del MART crede che le sue performance in Parlamento siano segno di “libertà di parola”: sono invece l’ennesima sceneggiata che segue la peggiore tendenza culturale della nostra epoca, cioè un populismo violento che mette in discussione ogni conquista civile attraverso un linguaggio volgare e sessista, a tratti eversivo. E con chi si comincia? Naturalmente con le donne.

Ridicolo poi il tentativo di spostare l’attenzione sul manifesto dei futuristi oppure sulla statua di Montanelli. Ci dica Sgarbi se è d’accordo con certe parole di più di un secolo fa (tipo: viva la morte), ci dica se è d’accordo con i matrimoni a 12 anni e a costringere le donne a soggiacere agli istinti maschili. Forse però è questa l’impostazione di una delle maggiori istituzioni culturali del Trentino. E forse per questo nessuno vuole fare il direttore del MART. Invitiamo Sgarbi a pensare alla gestione del MART: e dato che ha dimostrato di non saperlo fare, forse perché ha troppi impegni, si dimetta finalmente per il bene della comunità.

Futura dunque esprime il completo sostegno alle sue donne che hanno detto apertamente quello che la maggior parte delle roveretane e delle trentine pensano. Sgarbi, ci hai stufato.

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Il Consiglio direttivo di FUTURA partecipazione e solidarietà

Alitalia: riprende i collegamenti da Roma a 12 nuove destinazioni nazionali e internazionali. Compagnia aumenta le frequenze su altre 9 rotte già servite.

A partire da oggi, 1 luglio, Alitalia riprende i voli da Roma verso 12 nuove destinazioni, di cui 7 internazionali e 5 domestiche. Nel corso della giornata odierna ricominciano i servizi da Fiumicino con Atene (2 voli al giorno), Amsterdam, Tunisi (10 voli alla settimana con ognuno dei due scali), Nizza, Tirana (6 voli alla settimana per ciascun aeroporto), Brindisi, Firenze, Reggio Calabria (2 voli al giorno per ognuno dei tre scali). Domani, 2 luglio, Alitalia riprenderà il collegamento con Malta (6 voli alla settimana) e il 4 luglio la Compagnia tornerà a volare da Fiumicino per Lampedusa e Pantelleria (4 voli alla settimana con ognuno dei due aeroporti, servizi stagionali estivi). Il 16 luglio sarà ripristinato il collegamento intercontinentale con Boston (6 voli alla settimana), mentre i servizi con Tel Aviv sono stati riprogrammati per l’inizio di agosto a seguito delle nuove restrizioni emesse dal Governo Israeliano che vietano l’ingresso nel Paese ai non residenti fino alla fine di luglio.

Sempre da oggi, Alitalia incrementa il numero di frequenze su altre 9 rotte già servite da Fiumicino, quelle con Barcellona e Madrid (da 6 a 14 voli alla settimana per ciascun aeroporto), Parigi (da 20 a 28 voli alla settimana), Londra (da 4 a 6 voli al giorno), Milano (da 8 a 10 voli al giorno), Bologna, Lamezia Terme, Torino e Venezia (da 2 a 4 voli al giorno per ognuno dei quattro aeroporti). La Compagnia aveva già aumentato nelle scorse settimane le frequenze dei voli da Roma per Catania e Palermo e i servizi in Continuità Territoriale sulla Sardegna.

Complessivamente, a luglio Alitalia collegherà l’hub di Roma Fiumicino con oltre 840 voli settimanali a 35 destinazioni domestiche e internazionali (Alghero, Bologna, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano, Napoli, Olbia, Palermo, Pantelleria, Reggio Calabria, Torino, Venezia e, all’estero, con Amsterdam, Atene, Barcellona, Boston, Bruxelles, Francoforte, Ginevra, Londra, Madrid, Malta, Monaco, New York, Nizza, Parigi, Tirana, Tunisi e Zurigo).

In ottemperanza alle attuali disposizioni di legge, tutti gli aeromobili Alitalia vengono sanificati ogni giorno con prodotti ad alto potere igienizzante e, grazie ai filtri HEPA e alla circolazione verticale, l’aria a bordo non solo è rinnovata ogni tre minuti, ma è pura al 99,7%, come in una sala sterile. Tutti i passeggeri sono poi tenuti a consegnare prima dell’imbarco una autocertificazione che attesti di non aver avuto contatti stretti con persone affette da patologia COVID-19. Inoltre i passeggeri devono indossare sin dal loro arrivo in aeroporto e durante il volo una mascherina protettiva che dovrà essere sostituita dopo 4 ore, nel caso di voli di durata superiore.

Nonostante fossimo preparati a scenari devastanti mai avremmo previsto quanto abbiamo potuto documentare in un sopraluogo condotto sull’area di svolgimento dei mondiali di sci alpino 2021 a Cortina d’Ampezzo (o 2022?  lo sapremo a giorni).

Purtroppo abbiamo assistito a un scenario impressionante: l’intero versante della Tofana di Mezzo è già oggi sconvolto sia dal punto di vista naturalistico che paesaggistico. Certo, le nuove piste aperte o quelle raddoppiate di ampiezza feriscono, ma la distruzione che offende ogni sensibilità riguarda in modo sconcertante, assurdo, per lo più quanto sta avvenendo sul fronte della viabilità. La zona sciistica era già penetrata da una strada asfaltata, larga circa 7 metri: più che sufficiente per permettere il transito in sicurezza dei mezzi pesanti e delle macchine operatrici.

 

Viabilità: qui sarà inserita una enorme rotonda spartitraffico.

Questa strada sta per essere allargata fino a 9 metri, in alcuni punti supererà i dieci metri specie in prossimità dei tornanti (stiamo parlando di un paesaggio forestale), si sono tagliati centinaia di abeti e larici secolari, decine di pini cirmoli. Si sono aperte nuove strade definite bypass, anche queste larghissime. In alcune situazioni troviamo, accanto alla viabilità esistente, nuova viabilità parallela, fino a tre direttrici in meno di cento metri di dislivello. Nella zona del Rumerlo, dove vi sarà l’arrivo delle gare di velocità, si sta costruendo un enorme piazzale che ospiterà la tribuna d’arrivo e il parcheggio. Si sta lavorando su un’area umida di grande pregio che era già da tempo utilizzata dal locale mondo impiantistico in modo irresponsabile e privo di sensibilità ambientale. Laddove vi sarà l’arrivo si lavora su terreno di riporto, infatti tre mesi fa le opere già realizzate avevano avuto cedimenti strutturali irreversibili. E’ sufficiente vedere le fotografie che alleghiamo: piante che si piegano, il terreno che si apre e cede a valle.

Per recuperare questo danno si sono moltiplicati i murazzi di sostegno della viabilità arrivando a cementificare per centinaia di metri e si sono costruite alte scogliere (fino a 8 metri) di massi impressionanti. Non è quindi vero quanto ha riportato la stampa nazionale: la FISI avrebbe chiesto lo spostamento dei mondiali al 2022 per timore di una ripresa del COVID CoV2. Come dimostrato nel marzo 2020 all’imprenditoria degli impiantisti non interessa la salute dei nostri cittadini: mentre il paese si rinchiudeva in casa le strutture turistiche invernali avevano tenuto tutto aperto. I risultati si sono visti con l’esplodere dei contagi nelle valli Gardena, Badia e Fassa, a Vermiglio. La richiesta dello spostamento è invece motivata solo dal fatto che le opere non saranno concluse entro l’inverno 2020: non certo le nuove piste, nemmeno l’accoglienza nelle zone degli arrivi e men che meno la viabilità di accesso (per le circonvallazioni si parla addirittura del 2024). Ancora una volta, nonostante i commissariamenti, il disprezzo per la normativa ambientale, il nostro paese dimostra la totale inadeguatezza nell’ospitare eventi sportivi di tale rilevanza. Fra le prescrizioni dei lavori vi era inserita la dovuta sospensione dei lavori boschivi e stradali in bosco fino a settembre per permettere la cova e la nascita in tranquillità di specie protette e in via di estinzione nelle Alpi, il gallo cedrone ed in quota il gallo forcello. Abbiamo documentato come i lavori siano in corso in pieno giugno e in alcuni cantieri si lavori anche nei giorni festivi.

 

Il cedimento strutturale del piazzale delle tribune (Rumerlo)

La Carta di Cortina

Il quadro che abbiamo documentato dimostra come la Carta di Cortina, un documento che nelle intenzioni dei sottoscrittori garantiva la piena sostenibilità dell’evento sportivo, non sia stata rispettata in nessun passaggio. Sembra invece si sia posta attenzione a massificare i danni all’ambiente, a costruire perfino il superfluo. Molte strade di cantiere aperte potevano essere evitate, del potenziamento della viabilità e dei parcheggi esistenti abbiamo già detto. Alla nostra attenzione è emersa una ulteriore sorpresa che fa il doppione con quanto avevamo già documentato in Marmolada, del resto i gestori a Cortina sono gli stessi attori presenti a Rocca Pietore. Laddove vi erano impianti dismessi il territorio non è stato bonificato. Nelle pieghe del bosco sono stati aperti magazzini in discariche (tali diventano i luoghi di deposito di materiali di lavoro abbandonati) sicuramente non autorizzate e non segnalate.

Con questo documento vogliamo ricordare come le istituzioni avevano sostenuto la candidatura della cittadina alpina ai mondiali 2021 definendoli i “primi mondiali sostenibili al mondo”. Era stata strutturata una “Carta di Cortina sulla sostenibilità degli sport invernali”. Il documento era stato subito contestato dagli ambientalisti e definito un documento privo di credibilità, un proclama ideologico, nullo nella indicazione di azioni dirette tese alla tutela dell’ambiente e della biodiversità presente nei luoghi che ospitavano le gare. Infatti poco tempo dopo le associazioni cadorine, compresa Mountain Wilderness e la CIPRA Italia elaboravano un documento alternativo, chiamato “la Carta verde di Cortina”.

Ritornando al documento istituzionale questo  viene firmato in forma solenne e autocelebrativa a Cortina il 24 gennaio 2016. E’ sottoscritto dal Ministero dell’ambiente (quale garante?), dalla Regione Veneto, dal Comune di Cortina, dalla Confindustria degli impiantisti (ANEF), dalla Fondazione Cortina 2021, dalla FISI, da una sconosciuta associazione come SprecozeroNet e incredibilmente dalla Fondazione Dolomiti UNESCO, oggi, in presenza di un disastro tanto diffuso e a monte della sede, sempre più assente.

Nella parte introduttiva della Carta di Cortina si citano una caterva di documenti strategici in tema di conservazione dell’ambiente: i documenti UNESCO sulla sostenibilità dello sviluppo in montagna e del Turismo, le dichiarazioni emerse dalla COP21 di Parigi del dicembre 2015, perfino l’umiliata Convenzione delle Alpi. Nel documento si prende atto che “il turismo sostenibile costituisce un elemento chiave per lo sviluppo di un modello di una green economy alpina fondato sulla efficienza nell’uso delle risorse”.

Gli obiettivi proposti, tutti molto semplificati, dichiarazioni inefficaci, fanno riferimento alla Innovazione tesa al risparmio energetico con il fine di non penalizzare le generazioni future; si invita a considerare la vulnerabilità del territorio alpino rispetto agli impatti dovuti ai cambiamenti climatici in atto, si dice di investire nella partecipazione e nel coinvolgimento di tutte le parti interessate attraverso un processo partecipativo; si propone di investire in target misurabili sulla riduzione degli impatti. Non si è visto attuato alcuno di questi passaggi.

Nel prendere atto della situazione evidenziata anche dalla fotografie e da successiva nostra documentazione si deve dire a posteriori che gli ambientalisti locali e alcune associazioni avevano purtroppo avuto ragione nell’irridere la banalità di questa Carta. Non è un caso che ancora oggi venga continuamente ricordata dagli impiantisti e dai predatori delle alte quote come documento di riferimento del loro agire, ovunque. Con tristezza prendiamo atto come la tempesta Vaia e i cambiamenti climatici che l’hanno favorita, che la pandemia di COVID CoV2, non abbiano lasciato traccia positiva sulla necessità di modificare radicalmente il nostro modello di sviluppo e il rispetto che tutte le componenti sociali devono alle montagne di tutto il mondo.

 

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Mountain Wilderness Italia

 

 

LINK

 

La Polizia di Stato di Trento, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, ha eseguito 8 misure cautelari restrittive della libertà personale a carico di altrettanti minorenni, residenti nel capoluogo ed in provincia. Gli indagati, tutti minori di diciotto anni oppure appena maggiorenni, sono stati collocati 4 in una comunità fuori regione e 4 in obbligo di permanenza in casa.

Le indagini portate avanti dal mese di ottobre 2019 dalla Squadra Mobile della Questura di Trento, sono state avviate allorché uno dei ragazzi raggiunti dalle misure cautelari è stato trovato, da un equipaggio della Volante della Questura di Trento, in possesso di circa 300 grammi di marijuana.

Le successive attività investigative delle Polizia di Stato hanno consentito di accertare come i minori facessero parte di una compagine più ampia, dai tratti associativi, ramificata sul territorio, dedita in via prioritaria alla vendita di droga del tipo hashish, marijuana e cocaina, non disdegnando anche di imporsi con metodi violenti laddove vi fossero stati debitori inadempienti.

Il territorio del capoluogo trentino è stato suddiviso dai compartecipi del sodalizio in vere e proprie “piazze di spaccio”. A nord, Gardolo, Canova e Roncafort; a sud, Aldeno e Ravina. A ciascun affiliato il compito di gestire lo smercio di stupefacente al dettaglio nei luoghi assegnati.

Al vertice del gruppo è stato individuato uno dei minori condotto in una comunità al di fuori del Trentino Alto Adige, divenuto maggiorenne nel corso delle indagini. Questi, per rimarcare il suo ruolo apicale, non ha disdegnato di ricorrere alla minaccia e alla violenza, nei confronti dei vari pushers insolventi oppure di coloro che avessero manifestato l’intento di collaborare con le Forze dell’Ordine.

Nel corso delle indagini è anche venuto alla luce come la clientela dei consumatori di stupefacente fosse per la maggior parte coetanea degli stessi venditori. Pertanto, la “domanda” veniva alimentata da ragazzi adolescenti oppure appena maggiorenni.

Le attività investigative della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura per i Minorenni, hanno permesso di individuare nelle pertinenze delle abitazioni degli indagati, cosi come nel parco Canova, situato a Gardolo, i luoghi ove sono avvenute la maggior parte delle cessioni di droga. Proprio il parco, assiduamente frequento dagli indagati, è divenuto un luogo privilegiato per quest’ultimi, a tal punto da essere invocato dagli stessi minorenni con l ‘espressione “Canova Regna” per esaltare la forza del gruppo.
Le indagini condotte dalla Squadra Mobile hanno permesso di disvelare quale fosse il modus operandi dei giovani pusher per consegnare la droga ai coetanei. Dapprima il contatto avveniva con una telefonata dai toni apparentemente neutri. Ma in realtà, attraverso un codice collaudato e con l’uso di un linguaggio criptico, si stipulavano accordi per le successive cessioni, formalizzate tramite social e servizi di instant messaging per eludere le attività investigative.

Un particolarità, ed allo stesso tempo una notevole capacità “imprenditoriale” di soddisfare sempre la “domanda”, è stata rilevata nello stretto legame tra gli spacciatori, tale da garantire che se il pusher contattato non avesse avuto al momento la disponibilità di stupefacente, dirottava l’acquirente da un suo pari in grado di offrirgli la droga desiderata.
Le indagini della Squadra Mobile continuano, coordinate dalla Procura della Repubblica di Trento, per risalire ai fornitori dello stupefacente della baby gang.

“Un colpo devastante per l’economia mondiale”. David Malpass, presidente della Banca mondiale, ha definito così le conseguenze della pandemia da Coronavirus, i cui effetti si cominceranno a sentire a partire da settembre.

Le contrazioni maggiori riguardano l’area euro e in particolar modo l’Italia, uno dei Paesi più colpiti e il cui crollo del Pil è stimato dall’Ocse attorno all’11,3%.

L’impatto avrà notevoli ripercussioni soprattutto sulle piccole e medie imprese, considerate l’ossatura del sistema produttivo italiano.

Come evidenziato dal rapporto “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19” elaborato dall’Istat, infatti, 7 aziende su 10 hanno registrato cali importanti di fatturato e oltre la metà prevedono una mancanza di liquidità per fronteggiare le spese che si presenteranno sino alla fine del 2020.

Per restare al passo dei Paesi più industrializzati l’Italia dovrà confrontarsi con temi ancora poco affini al nostro tessuto industriale, eppure resi sempre più indispensabili dalla pandemia.

Ad esempio la digitalizzazione, uno degli storici deficit delle nostre aziende.

L’innovazione digitale diventa così una necessità primaria per provare a colmare il ritardo tecnologico verso un mondo sempre più veloce, globalizzato e soprattutto connesso.

Nasce proprio da un imprenditore con curriculum internazionale, il fondatore di SimpNess Piernicola De Maria, l’idea di unire le forze per fornire uno strumento utile e concreto alle PMI.

“In qualità di consulente aziendale – spiega De Maria – ho avuto modo di toccare con mano le principali problematiche comuni alle imprese: scarsa digitalizzazione e presenza online poco efficace. Per questa ragione ho pensato di riunire 20 tra i migliori imprenditori italiani nel campo digital, invitandoli a partecipare a un evento online totalmente gratuito e pensato per aiutare tutte quelle realtà che vogliono crescere e affrontare con solidità i duri mesi che ci attendono”.

The Italian Marketing Summit andrà in onda nei weekend del 4/5 e 11/12 luglio e racchiude in quasi 30 ore di formazione alcuni dei nomi più celebri dell’imprenditoria digitale.

Tra i professionisti che hanno aderito all’iniziativa spiccano Gionata Galdenzi, specialista di e-commerce del gruppo Aeffe Spa (a cui fanno capo Moschino, Alberta Ferretti, Philosophy e Pollini), il più noto copywriter italiano Marco Lutzu, il fondatore della prima catena di centri antiage in Europa Marco Postiglione (alla guida di MarcoPost, con oltre 80 affiliati in Italia), Mik Cosentino (ex stella del nuoto italiano e ora imprenditore digital), Marco Fontebasso, il volto dietro alle campagne vitali di Escort Advisor, l’esperto di Adwords Luigi Sciolti e molti altri ancora.

“Tutti gli ospiti che parteciperanno a The Italian Marketing Summit hanno deciso di devolvere i propri diritti in beneficenza alla Croce Rossa di Bergamo,” – conclude Piernicola De Maria, che ringrazia “gli eroi che in questi mesi hanno combattuto giorno e notte contro il Covid-19. Il nostro obiettivo è quello di aiutare loro e le PMI italiane con uno strumento utile, gratuito e formativo”.

Per fruire gratuitamente dei due weekend di formazione online è sufficiente registrarsi sul sito: https://theitalianmarketingsummit.com

 

 

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