Covid-19, Speranza: “Divieto di ingresso per chi arriva da Paesi a rischio”.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato oggi, sentiti i ministri degli Affari Esteri, dell’Interno e dei Trasporti, un’ordinanza che dispone il divieto di ingresso e di transito in Italia alle persone che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o sono transitati nei seguenti Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana. Al fine di garantire un adeguato livello di protezione sanitaria, sono sospesi anche i voli diretti e indiretti da e per i Paesi sopra indicati.

“Nel mondo la pandemia è nella sua fase più acuta. Non possiamo vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi. È per questo che abbiamo scelto la linea della massima prudenza”. Queste le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza, dopo la firma dell’ordinanza.

«La revoca delle concessioni ai Benetton? Sto spingendo affinché il M5S abbracci ancora di più la causa della classe media, della piccola e media impresa e del rafforzamento dello Stato. Proprio per questo sono favorevolissimo alla revoca delle concessioni ai Benetton. Mi auguro che ci sia il prima possibile: sono due anni che lo dicono anche il presidente del Consiglio e il M5S», queste le parole di Alessandro Di Battista ai microfoni di “Stasera Italia News” commentando le polemiche sulla revoca delle concessioni autostradali alla famiglia Benetton – in onda questa sera alle ore 20.30 su Retequattro.

Rispondendo a una domanda sulla contrarietà di Pd e Italia Viva alla revoca, replica: «Questo non lo so, non sono dentro al governo, so solo che ho contribuito a far avere al M5S il 33% dei voti. Il Movimento sono due anni che parla di revoca delle concessioni ai Benetton e io sono favorevole alla nazionalizzazione: per me le autostrade devono tornare a essere controllate dallo Stato». Sul rapporto con Luigi Di Maio e Beppe Grillo, ribadisce: «Ci sentiamo, ci siamo sempre scritti».

Sul futuro del M5S, l’ex deputato spiega: «Il Movimento ha realizzato tante cose importanti e c’è bisogno di una nuova agenda – da qui ai prossimi 10 anni – in cui ci siano delle nuove proposte. Ho sempre avuto il coraggio di prendere posizione su tutto e giustamente, scontento qualcuno».

In merito alle tensioni interne al Governo, commenta: «A me da cittadino interessano delle proposte: il servizio ambientale che ho proposto consentirebbe di togliere dalla disoccupazione, per i prossimi anni, con un programma statale, centinaia di migliaia di giovani. Mi interessa il conflitto d’interessi, che è l’unico modo per contrastare la corruzione di oggi. Mi interessa la valorizzazione della classe media, dei centri storici e dei piccoli comuni perché secondo me assisteremo a una deurbanizzazione delle città nei prossimi anni. Mi interessa la grande infrastruttura pubblica che è la manutenzione».

Sul suo futuro, dice: «Vedremo quello che succederà. Se deciderò di ripresentarmi alle elezioni, quando si ritornerà a votare, per me si voterà a scadenza».

Chiosa dicendo: «Secondo me il M5S resta credibile perché le battaglie sono credibili».

Le statue sono innanzitutto di tutti i cittadini, non appartengono ad un singolo schieramento politico. Apprendiamo in questi giorni di una polemica relativa alla statua dedicata a De Gasperi, polemica che – sinceramente – riteniamo appartenga ad un’altra epoca. Eppure da una settimana notiamo come tutta una serie di candidati al Consiglio comunale a Trento siano impegnati nel confronto su una tematica certamente affascinante, ma anacronistica per una città che ambisce a guardare con fiducia alle sfide del nuovo decennio. Sfide che vengono poi aggravate da situazioni di emergenza come quella legata alla malattia Covid-19, emergenze che per alcuni vengono risolte o con l’abbattimento di statue o con infinite discussioni sul significato di queste all’interno della città senza alcun riguardo nei confronti dell’epoca storica in cui sono state poste dai nostri padri e nonni. Basta polemiche su questioni di scarsa rilevanza, rispettiamo le statue e lasciamole al loro posto.

Questo quanto dichiarato in una nota dal Capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Trento, Bruna Giuliani.

Ecco una nota della segreteria del presidente Silvio Berlusconi che si riferisce ad un articolo pubblicato questa mattina da “Il Fatto quotidiano”:

“La ricostruzione pubblicata oggi dal quotidiano “Il Fatto”, relativa ad un nesso causale fra le scelte politiche di Forza Italia e un possibile interessamento del gruppo Mediaset alla partecipazione ad una costituenda società a controllo pubblico per gestire la rete per Internet a banda larga, è destituita di qualsiasi fondamento.

Al riguardo, si precisa quanto segue:

Dal 1994, con l’abbandono di tutte le cariche sociali, il Presidente Berlusconi non si occupa in alcun modo delle scelte strategiche né di quelle operative delle aziende da lui fondate. Tantomeno quindi ha mai fatto dipendere o in qualsiasi modo collegato le proprie scelte politiche a considerazioni che riguardano le aziende

Non vi è del resto – la notizia è di pubblico dominio – alcun interesse del gruppo Mediaset a una partecipazione come quella ventilata dall’articolo del Fatto, che non rientra assolutamente negli obbiettivi del gruppo. Mediaset è un gruppo che si occupa di creazione e diffusione di contenuti di informazione, cultura e intrattenimento su diversi supporti. La gestione dell’infrastruttura non è di alcun interesse strategico per l’azienda.

Per quanto attiene poi la questione del rapporto con Vivendi essa è validamente seguita da parte dei legali incaricati da Fininvest e Mediaset senza che – anche in questo caso – il Presidente Berlusconi interferisca o partecipi in alcun modo.

Non vi è comunque, né da parte del Presidente Berlusconi, né del Movimento Politico Forza Italia alcuna disponibilità a fornire un sostegno politico al governo Conte. La disponibilità alla collaborazione istituzionale, già espressa nella storia di Forza Italia nei confronti dei governi in carica, qualunque essi siano, nei momenti in cui sono in gioco vitali interessi nazionali, non ha in alcun modo il significato di una partecipazione o di un atteggiamento benevolo, oggi o in futuro, verso l’attuale maggioranza o verso altre formule politiche incoerenti con la volontà degli elettori. Al contrario, Forza Italia, pur mantenendo un comportamento responsabile e costruttivo, è in prima linea nell’evidenziare l’inadeguatezza dell’attuale esecutivo e della formula politica che lo sostiene e nel chiedere di restituire la parola agli italiani”.

 

Partita in Prima commissione la “maratona” dell’assestamento. Fugatti: aprire subito i cantieri e con il decreto semplificazione si spera che Roma ritiri i ricorsi contro le norme sugli appalti della Pat.

Si è aperta oggi pomeriggio in Prima commissione, presieduta da Vanessa Masè della Civica, con la presentazione del presidente Fugatti, la “maratona” dell’assestamento di bilancio che arriverà in aula a fine mese.

L’assestamento ha detto Fugatti nasce dopo manovra di 150 milioni di euro, varata a maggio, per l’emergenza Covid; manovra per la quale, ha ricordato, sono state trovate le risorse nei singoli assessorati e che ora si devono coprire con l’assestamento e al tempo stesso far fronte al previsto calo delle entrate del 2020 e dare risposte alla crisi causata dalla pandemia. La richiesta fatta al governo, ha detto il presidente della Giunta, dalle regioni ordinarie e dalle speciali è di oltre 5 miliardi, a fronte della quale lo Stato ha stanziato 1,5 miliardi, dei quali 138 milioni sono destinati alla Pat. Cifra, ha aggiunto, che noi non riteniamo sufficiente rispetto alle trattative in corso in queste ore. Anche perché, secondo le stime, il calo del gettito sarà di oltre 350 milioni di euro. Una cifra casualmente non molto dissimile alle risorse che la Pat destina al risanamento dei conti pubblici.

La manovra, ha aggiunto Maurizio Fugatti, vuole mettere in campo iniziative immediatamente realizzabili, anche perché la Giunta è fortemente preoccupata della situazione che potrà crearsi nei prossimi mesi e quindi c’è la necessità di creare e sostenere la domanda interna. A fronte di un calo del Pil stimato attorno all’10,5% quest’anno e un “ribalzo” nel 2021 più 5% con un calo del gettito di 350 milioni per il 2020 e di 235 milioni per il prossimo anno. Nella manovra, ha continuato nella presentazione, si sono trovati fondi per la sanità, la scuola e risorse straordinarie per sostenere l’economia. Tenuto conto dell’avanzo di 200 milioni, dei 138 dello Stato, della la Regione che mette a disposizione 60 milioni e del riorientamento di risorse, delle cifre recuperate e i risparmi su Vaia, oltre ad un’operazione con Cassa del Trentino che ha liberato circa 70 milioni di euro.

Una somma di 250 milioni, più 30 milioni da altri enti (Ccia, Stato per i comuni e 8 milioni da Regione per sostegno delle famiglie). Poi ci sono 165 milioni a debito che verranno canalizzati negli investimenti. Sessanta milioni sono destinati al tema Olimpiadi, tenuto conto che arriveranno in Trentino 120 milioni di euro dello Stato per le infrastrutture legate all’evento. Di questi 5 milioni serviranno per sistemare la stazione di Trento, 10 per la stazione di Cambio Cavalese, 16 milioni per strada tra Pinè e val di Fiemme e 30 milioni per l’acquisto di autobus. I 60 milioni Pat serviranno per il ghiaccio a Baselga e l’ammodernamento degli impianti in val di Fiemme. Poi, ha continuato Fugatti, ci sono 60 milioni per i comuni che si auspica possano utilizzarli per opere immediatamente cantierabili. Gli altri 50 milioni residui vanno sulle opere pubbliche. Su questo, ha ricordato Fugatti, che è stato dato mandato agli uffici di individuare i progetti esecutivi e che non sono andati ancora a buon fine e che finanziati possono essere cantierati in breve tempo. Insomma una manovra che si assesta, complessivamente, sui 445 milioni di euro.

 

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Centrale il capitolo della scuola. Ai prof verrà chiesto di fare più ore.

La scuola dovrà riaprire in sicurezza, ha affermato in commissione il presidente, anche se il governo non ha ancora definito i criteri, ma la volontà della Pat è quella di riuscire a garantire i servizi di un anno ordinario. Per realizzare questo obiettivo servono nuove assunzioni di insegnanti in base ai criteri che se arriveranno da Roma bene, altrimenti, ha aggiunto Fugatti, li faremo noi e inizieremo a organizzarci. Le risorse necessarie vanno dai 40 ai 50 milioni e qualora non ci siano gli insegnanti sufficienti (non sarà facile trovarli tutti) si dovrà chiedere ai prof di fare più ore per coprire le classi. Anche se, ha aggiunto, ci aiuterà l’esperienza con la riapertura dei nidi. Il Trentino ha voluto anticipare i tempi anche per fare una sperimentazione. Una scelta quindi che torna utile anche dal punto di vista organizzativo.

 

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Trenta milioni per la sanità dell’era Covid.

Servono inoltre risorse per la sanità e ci sono 30 milioni di euro a favore dell’Azienda sanitaria. Tredici milioni sono venuti dal governo per l’assunzione di nuovo personale.

Per le ristrutturazioni ci sono 22 milioni.

Per il sostegno all’economia ci sono le politiche sulla casa con un Fondo di 22 milioni di euro che potranno aumentare. Risorse a fondo perduto per le ristrutturazioni, aggiuntive rispetto alla manovra nazionale, per mettere in moto il mercato dell’edilizia. Stesso ragionamento si sta valutando per la prima casa.

 

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Incentivi per le assunzioni e tagli Imis.

Poi ci sono 15 milioni per le assunzioni per i settori legati al turismo e per favorire i tempi indeterminati. Per ciò che riguarda l’Imis per le strutture turistiche c’è uno “sconto” di 15 milioni. Poi c’è il bonus vacanze di 3 milioni per stimolare le vacanze dei trentini in Trentino. Ci sono poi 3 milioni per il territorio e 10 milioni per promuovere lo sviluppo della cooperazione. Infine, c’è la card (potrà essere la tessera sanitaria) che potrà essere utilizzata, per i percettori dell’assegno unico, per acquisti sul territorio trentino. Infine, ci sono contributi per incentivi dell’acquisto delle strutture per le Pmi.

 

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Una manovra “aperta” in attesa dell’esito della trattativa con lo Stato.

Questa è una manovra, ha continuato il presidente Fugatti, che vuole attivare anche risorse esterne, riproponendo iniziative come il Fondo social housing e del credito d’impresa,l a riqualificazione energetica e dell’illuminazione pubblica. Una manovra “aperta” perché sono in corso trattative con lo Stato. Noi, ha ricordato, abbiamo chiesto tutti i 350 milioni del minor gettito e se Roma dovesse concedere più soldi l’intenzione della Giunta è di investire ancora di più su cantieri e interventi di sostegno dell’economia sul breve termine. Ma già così, ha affermato Fugatti, è una buona manovra che mette in moto una grande massa finanziaria.

 

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Ci si aspetta il ritiro dei ricorsi alla Consulta sulle norme degli appalti.

La Pat, ha ricordato il presidente, ha provato a osare sulle norme in materia di appalti e il governo le ha impugnate. Però l’esecutivo Conte ha anche varato una manovra sulla semplificazione che si spera possa venire incontro ai progetti Pat e per questo la Giunta si aspetta il ritiro dei ricorsi alla Consulta. Anche per poter dare il via libera ad alcune opere pubbliche già individuate nelle manovre anti Covid: le scuole a Ala: il Pertini a Trento, a Riva, altre due a Trento. Sei opere viabilistiche: la variante di Cles; la superstrada della Valsugana; la variante di Pinzolo; la Loppio – Busa e quella che va da Mori a Loppio; la ciclabile del Garda e la variante della Mira di Rovereto. Inoltre, si deve capire come la nostra norma si collega la decreto semplificazioni che sembra riguardare anche i cantieri per le Olimpiadi. Infine, Fugatti ha affermato che allo Stato sono stati chiesti maggiori spazi di indebitamento anche se da Roma non è ancora arrivata una risposta.
Al Defp manca la parte programmatica vista l’incertezza sul futuro

Il dirigente generale della Pat Nicoletti ha sintetizzato a grandi linee il Defp al quale manca la parte programmatica per il fatto che c’è incertezza sul futuro, anche sulle entrate della Provincia. Uno degli aspetti interessanti è l’analisi degli incentivi e dei contributi che verranno da Bruxelles.

 

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Le domande dei consiglieri.

Ugo Rossi (Patt) ha chiesto che tipo di operazione è quella che sblocca 70 milioni da Cassa del Trentino e un’analisi su cosa si copre con i 165 milioni di debito. Fugatti ha risposto che la manovra su Cassa Del Trentino consiste nello spostamento di un anno di alcune rate; mentre sui 165 milioni ha ribadito che 60 sono per le Olimpiadi, 50 – 55 per i comuni e 60 per le opere, viabilità, scuole e depurazione, pubbliche velocemente cantierabili.

Paolo Ghezzi (Futura) ha chiesto se i 45 milioni per la scuola derivino da un calcolo puntuale del peso del distanziamento sociale sull’attività didattica o se si tratti di una cifra messa lì in attesa dei riscontri nazionali. Il Presidente ha risposto che, pur in assenza dei protocolli di sicurezza, si tratta di una valutazione abbastanza puntuale soprattutto sulla necessità del personale. Molto dipenderà anche dai sindacati perché, ha detto ancora, oltre all’assunzione dei nuovi insegnanti, chiederemo ai prof di fare più ore.

Vanessa Masè (Civica) ha chiesto a quanto ammontano le offerte dei cittadini per il Covid. Risposta 8 milioni.

Paola Demagri (Patt) ha chiesto se è stato fatto un ragionamento sui trasporti e ha chiesto dettagli per i 30 milioni della sanità. Sui trasporti non sarà facile, secondo Fugatti, perché il problema sarà capire se le scuole garantiranno orari diversi. Sulla sanità, le risorse serviranno per infrastrutturare alcuni ospedali e per il rafforzamento delle terapie intensive e semi intensive e per l’acquisto dei dispositivi di protezione personale nel caso di una seconda ondata Covid.

Giorgio Tonini (Pd) ha chiesto due chiarimenti: che relazione c’è tra il debito autorizzato (200 milioni) nella manovra Covid e quello previsto nell’assestamento, e per quanto riguarda la qualità delle spesa come sia possibile la previsione di un calo di quella corrente quanto si mettono in bilancio 40 milioni per l’assunzione di insegnanti che, per quanto giusta, rappresenta la più classica delle spese ricorrenti. Se si usa l’avanzo per assumere insegnanti, ha affermato Tonini, bisogna avere chiarezza perché la spesa a debito deve essere usata per gli investimenti. Nicoletti ha ricordato che la Corte dei Conti ha affermato che le regole auree sono rispettate dalla Pat, il debito va per le opere pubbliche, l’avanzo di bilancio per investimenti non ricorrenti come nel caso dell’assunzione di insegnanti necessari a riaprire le scuole e per la sanità post epidemia. Il debito della Pat, ha detto inoltre, è al 99% garantito e rientra in quello autorizzato con la manovra Covid. Il direttore generale ha precisato, inoltre, che l’assunzione degli insegnanti sarà a tempo determinato a testimonianza che si tratta di una spesa non ricorrente. Rossi, infine, ha chiesto se nei 40 milioni per la scuola ci sono risorse anche per le strutture. Fugatti ha risposto che la gran parte sono destinati agli insegnanti. Il capogruppo Patt ha chiesto una bozza di piano per conoscere in linea di massima le modalità del ritorno a scuola e un’analisi dei costi.

Pietro De Godenz (UpT) ha chiesto lumi sull’ospedale di Cavalese. Il presidente ha risposto che è confermato il finanziamento per l’ospedale di Fiemme e l’auspicio e quello di realizzarlo prima delle Olimpiadi.

Spazio Argento. In autunno parte la sperimentazione nel territorio valle dell’Adige. Oggi confronto tra sindacati e Comune di Trento. Cgil Cisl Uil alla Provincia: “servono più risorse per dare gambe al nuovo welfare ed è indispensabile coinvolgere il sistema sanitario”

La sperimentazione dello Spazio Argento, prenderà il via il prossimo autunno nel territorio Valle dell’Adige, dunque Trento, Aldeno, Garniga e Cimone. Lo annunciato questa mattina l’assessora Franzoia presentando a Cgil Cisl Uil il progetto legato al nuovo modello di welfare anziani. Il capoluogo e i tre comuni limitrofi saranno dunque i primi, in provincia, ad avviare il nuovo sistema varato con la riforma del 2017. “Apprezziamo sia il metodo sia il merito di questo progetto, frutto del lavoro di un tavolo tecnico che ha visto anche la partecipazione dei sindacati dei pensionati – hanno detto al margine dell’incontro i tre segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. Sul merito quanto definito dal comune capoluogo dà risposta a tre ambiti di azione fondamentali, la prevenzione con un ruolo centrale all’invecchiamento attivo, la gestione dei bisogni di assistenza con la presa in carico dei soggetti nello Spazio Argento e la gestione organica dei servizi”.

Restano comunque diversi punti aperti, legati all’estremo rallentamento che l’attuale giunta provinciale ha imposto alla riforma. A cominciare da chi dovrà governare il nuovo sistema dei servizi. “L’Esecutivo Fugatti, dopo aver votato a favore della riforma nel 2017, ha compiuto un’assurda marcia indietro, prima rallentando all’inverosimile la sua attuazione e adesso depotenziando la governance dello Spazio argento, escludendo la componente sanitaria. In questo modo non ci potrà essere quell’integrazione socio sanitaria indispensabile a far funzionare un welfare moderno e innovativo per la terza età”. Senza un coinvolgimento pieno le banche dati non saranno in comunicazione e il servizio sarà meno efficiente. “E’ indispensabile recuperare subito l’Azienda sanitaria in questo progetto”.

Altro nodo critico che “azzoppa” la riforma sono le scarse risorse. “La giunta non ha stanziato un euro su questo tema. Il Comune di Trento potrà contare su una una tantum di circa 300 mila euro, solo per la durata della sperimentazione cioè un anno. In questo modo non si possono fare scelte strutturali né in termini di investimenti organizzativi né sulle risorse umane”.

L’incontro di oggi è stata anche l’occasione per ribadire all’Amministrazione comunale le questioni che Cgil Cisl Uil ritengono strategiche per rispondere all’invecchiamento della popolazione. A cominciare dal rapporto tra amministrazioni e terzo settore, che tanta parte svolgono nell’erogazione dei servizi agli anziani. “Su alcune aree specifiche si dovrebbe avere il coraggio di rivalutare la reinternalizzazione dei servizi – hanno detto i tre segretari -. In ogni caso, anche in vista dei nuovi affidamenti, la strada dovrà essere quella della coprogettazione tra ente e soggetti del terzo settore, in particolare in ambiti come l’assistenza domiciliare. E’ questa l’unica strada per garabtire adeguati livelli di innovazione organizzativa e tecnologica”.

Altro tema è quello abitativo. “I comuni devono cominciare a progettare le città e i quartieri anche a misura di anziani, con scelte urbanistiche che ne facilitino l’autonomia e la permanenza nelle loro abitazioni o comunque in case adatte”.

Infine nessun welfare moderno si può strutturare se non si investe su figure professionali in grado di assicurare continuità e qualità ai servizi. “L’associazionismo è un tassello fondamentale di questo settore, ma non ci si può basare solo su questo. I bisogni crescono e diventano più specifici, servono dunque figure professionali formate

per progettare iniziative e modalità di intervento strutturate a favore dell’invecchiamento attivo. Su questo fronte servono investimenti reali e di lungo periodo”, concludono i tre segretari.

L’approvazione da parte del Consiglio ed oggi del Parlamento europeo del pacchetto Mobilità rappresenta un successo per l’Unione europea e anche per l’Italia, che ha visto accolte le priorità rappresentate nel corso del negoziato durato tre anni: certezza delle norme, loro controllabilità, strumenti di controllo, tutela delle condizioni dei lavoratori, criteri certi per le condizioni di accesso al mercato e alla professione, regolamentazione delle attività di cabotaggio.

Si tratta di una vera e propria riforma del settore dell’autotrasporto in Europa, che stabilisce norme chiare sulle condizioni di accesso al mercato e alla professione nel settore dell’autotrasporto, sui tempi di guida e di riposo ed in generale sulle condizioni di lavoro degli addetti del settore e sull’uso dei dispositivi per il controllo delle prestazioni di lavoro. Norme che non si prestano ad interpretazioni che consentano la loro circonvenzione e che assicurano parità di condizioni alle imprese dell’autotrasporto.

“Guardiamo alla transizione energetica del nostro settore come ad una grande opportunità, in termini ambientali ed economici, ma le istituzioni devono adoperarsi per renderla concretamente possibile. Non devono innamorarsi di slogan che poi non sanno portare avanti e tradurre in realtà”.

Con queste parole, il Presidente di ANITA, Thomas Baumgartner, commenta le neonate strategie comunitarie sull’integrazione del sistema energetico e sull’idrogeno, finalizzate a rendere l’Europa un’economia climaticamente neutra nel 2050.

“Nell’autotrasporto merci, l’Unione e gli Stati membri devono lavorare per l’effettiva creazione di un ventaglio di opzioni energetiche a basse e zero emissioni di carbonio, ma a costi competitivi. Nel trasporto pesante di lungo raggio, il GNL rappresenta oggi l’unica alternativa possibile al gasolio per costi e rese in termini di prestazioni su mezzi di grandi dimensioni. Qui bisogna accelerare su biocarburanti sostenibili, combustibili sintetici e idrogeno con fuel cell. L’utilizzo di veicoli elettrici invece avrà possibilità concrete di penetrazione sul mercato solo nel trasporto di corto raggio e in ambito urbano” – continua Baumgartner.

ANITA condivide l’approccio di filiera proposto, almeno sulla carta, dalle strategie comunitarie in cui ci si preoccupa di sviluppare livelli adeguati di domanda di energia pulita, contestualmente agli aspetti produttivi e infrastrutturali. Solo così le fonti green posso ambire alla sostituzione di quelle fossili. Ma chiede un cambio di passo al Governo italiano in vista di un’economia climaticamente neutra.

“Finora abbiamo assistito a politiche schizofreniche nel nostro Paese: è stato giustamente incentivato il rinnovo del parco circolante con mezzi a basse emissioni di classe Euro VI e alimentati a GNL, mantenendo allo stesso tempo cospicui benefici economici ed operativi per i veicoli più inquinanti. Mentre l’Italia è incagliata in questi goffi tentativi green, gli altri Paesi snocciolano articolate strategie e stanziano cospicue risorse sulle tecnologie di punta per il trasporto pesante di merci. I soliti noti, Germania e Olanda, hanno già sfoderato le armi per aggredire il mercato dell’idrogeno verde e sfruttarne tutti i vantaggi ”- conclude Baumgartner.

ANITA rinviene nelle agende di questi Paesi tante misure interessanti: dalla modulazione dei pedaggi per i mezzi pesanti nelle reti di trasporto in funzione della C02, alla fissazione di target di veicoli alimentati a idrogeno e delle relative stazioni di rifornimento da conseguire già nel 2025, allo sfruttamento dei porti quali hub energetici, alla tassazione favorevole sull’elettricità utilizzata per produrre idrogeno verde, all’utilizzo delle reti esistenti di gas per il trasporto dell’idrogeno e alla costruzione di infrastrutture dedicate all’idrogeno pulito, ai finanziamenti in R&S.

“Il Dl Rilancio votato oggi alla Camera contiene alcune importanti misure per il Trentino ottenute grazie ad un lungo lavoro di condivisione con Ministeri e governo”. E’ quanto afferma Emanuela Rossini, deputata delle Minoranze Linguistiche-Gruppo Misto.

” Fra queste -osserva la Rossini- l’estensione della rete di gas naturale nelle zone climatiche F) dove finalmente gli investimenti saranno ammessi dall’ Autorita’ a integrale riconoscimento tariffario. Nelle Valli alpine e trentine ci sono ancora tanti Comuni – come in Val di Sole e val Rendena in Trentino – da metanizzare. Con questa misura il metano potrà essere effettivavente “rilanciato “ garantendo la copertura integrale dei costi che, prima di questa norma, era possibile solo per le frazioni di Comuni già metanizzati”.

“Il Decreto provvede inoltre -sottolinea la Rossini-che il superbonus di 110%  si applichera’ – esclusivamente nei Comuni cosidetti montani  – anche agli interventi di allaccio ai sistemi di teleriscaldamento efficiente. Cio’ rende nuovamente economicamente vantaggiosa l’ estensione delle reti di teleriscaldamento e viene favorito lo sviluppo del teleriscaldamento efficiente ,con particolare riguardo all’ impiego di fonti rinnovabili presenti sul territorio.

Insieme a questi due emendamenti, sottoscritti con i colleghi altoatesini SVP, abbiamo ottenuto anche lo stanziamento di 2 milioni per le due provincie autonome di Trento e Bolzano e la regione Val Aosta per affrontare le spese della ripresa scolastica a settembre. Il decreto approvato oggi alla Camera (sarà votato nei prossimi giorni con la Fiducia al Senato)-conclude la Rossini- include poi un mio emendamento al DL che prevede il collocamento lavorativo mirato per i carevleavers. Sono particolarmente felice perché questo è un grande passo per l’autonomia di questi giovani, i neo maggioremni in uscita da percorsi di affido o comunità, che a 18 anni si trovano cosi meno soli ad affrontare il futuro”.

 

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Emanuela Rossini

La Corte costituzionale ha esaminato oggi le questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali di Milano, Ancona e Salerno sulla disposizione che preclude l’iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo, introdotta con il primo “Decreto sicurezza” (dl n. 113 del 2018).

In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che la disposizione censurata non è stata ritenuta dalla Corte in contrasto con l’articolo 77 della Costituzione sui requisiti di necessità e di urgenza dei decreti legge. Tuttavia, la Corte ne ha dichiarato l’incostituzionalità per violazione dell’articolo 3 della Costituzione sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto sicurezza; per irragionevole disparità di trattamento, perché rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti.

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