– Lo scenario prezzi Brent di lungo termine a partire dal 2023 è stabilito in 60$ al barile (in termini reali), rispetto ai precedenti 70$.

L’AD di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: “Confermiamo la nostra strategia finalizzata a far diventare Eni leader nella decarbonizzazione, nonostante gli impatti di ampia portata che la pandemia COVID-19 sta avendo sull’economia e sul gruppo. Possibili accelerazioni del percorso sono in corso di valutazione. Questo ci consentirà di ottenere un miglior bilanciamento del portafoglio, riducendone l’esposizione alla volatilità dei prezzi degli idrocarburi, e di coniugare gli obiettivi di redditività e di sostenibilità che Eni si è posta. La revisione dello scenario, maturata a quattro mesi dall’inizio della pandemia, proietta le nostre aspettative sui prezzi futuri e sarà il nuovo riferimento per le valutazioni sull’allocazione delle nostre risorse.”

In seguito alla valutazione delle attuali discontinuità di mercato originate dalla pandemia di Covid-19, Eni conferma le linee strategiche al 2050 presentate a fine febbraio, che consentiranno al gruppo di diventare leader nella fornitura di prodotti decarbonizzati, contribuendo attivamente al processo di transizione energetica e coniugando obiettivi di redditività e di sostenibilità. Gli sviluppi legati alla diffusione della pandemia COVID- 19 hanno reso ancora più evidente la validità del percorso strategico della società.

Punto qualificante della strategia, come già comunicato al mercato, è il conseguimento di un target di riduzione dell’80% delle emissioni assolute nette GHG di tutti i prodotti al 2050, ben oltre la soglia di riduzione del 70% indicata dalla IEA nello scenario compatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’evoluzione in chiave sempre più sostenibile del modello di business di Eni viene poi coniugato con il mantenimento di una rigorosa disciplina finanziaria nelle politiche di investimento e di una solida struttura patrimoniale di gruppo.

Valutati gli impatti della pandemia COVID-19 sullo scenario macroeconomico ed energetico di riferimento, Eni ha modificato le proprie proiezioni di mercato in risposta ad alcuni trend emergenti. In particolare, vengono aggiornate le previsioni dei prezzi degli idrocarburi, driver principale delle decisioni di investimento e delle valutazioni di recuperabilità dei valori di bilancio delle attività fisse.

 

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Revisione dello scenario 2020-2024 e lungo termine

Il nuovo scenario adottato da Eni prevede un prezzo Brent di 60 $/barile in termini reali 2023 rispetto all’assunzione precedente di 70 $/barile. Per gli anni 2020-2022, il prezzo è previsto rispettivamente a 40, 48 e 55 $/barile (in precedenza 45, 55 e 70 $/barile). Il prezzo del gas al mercato spot PSV Italia è previsto a 5,5 $/mmBTU nel 2023 rispetto ai precedenti 7,8 $/mmBTU, per gli anni 2020-2022 è previsto rispettivamente a 3,0, 4,6 e 5,2 $/mmBTU (in precedenza 3,9, 5,1 e 7,3 $/mmBTU). I margini di raffinazione di lungo termine per l’area mediterranea sono confermati di poco inferiori ai 5 $/barile.

 

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Effetti di bilancio della revisione dello scenario

La verifica di recuperabilità dei valori d’iscrizione delle attività fisse è tuttora in corso e al momento per il management non è possibile quantificare in via definitiva l’impatto di bilancio delle rettifiche di valore dovute alle nuove assunzioni di prezzo.

A oggi, sulla base delle informazioni disponibili e dello stato corrente dei processi valutativi, nel secondo trimestre il management stima di rettificare i valori d’iscrizione delle attività non correnti, comprese imposte differite attive, per un valore post tasse di circa 3,5 miliardi di Euro a cui è applicabile un range di approssimazione di +/- 20%. Il valore centrale corrisponde a una riduzione limitata, 4% circa, delle attività non correnti.

Il valore ante imposte, stimato in 2,8 miliardi di Euro, è attribuibile per 2,0 miliardi di Euro a svalutazioni di asset upstream e per il resto al comparto della raffinazione. Non sono previste svalutazioni di asset esplorativi indotte dalla revisione dello scenario.

La riduzione delle imposte differite attive di 0,7 miliardi di Euro deriva dalle svalutazioni delle perdite fiscali al netto degli effetti connessi alle rettifiche di valore degli assets industriali.

Tali oneri nel loro ammontare definitivo saranno rilevati nei conti consolidati del secondo trimestre 2020, che saranno diffusi al mercato il 30 luglio prossimo, e nella relazione semestrale al 30 giugno, che sarà pubblicata indicativamente nella prima settimana di agosto al completamento delle attività di limited review da parte del revisore.

Se durante il lockdown le lavoratrici ed i lavoratori della Provincia erano per la quasi totalità in modalità di “lavoro agile”, si parla di 3250 unità su circa 4.000 addetti, oggi nella fase due della parziale riapertura si stima siano meno del 27% le ore di lavoro prodotte in modalità da “remoto”, fra l’altro spesso inserite in orario giornaliero, dopo una prestazione “in presenza” presso gli uffici provinciali.

Mantenendo così costi e problemi di mobilità ai dipendenti, oltre che delle comunità, sostanzialmente cittadine, che ospitano gli uffici. Per non tener conto di tutte le problematiche di conciliazione e di organizzazione delle famiglie, anche dei lavoratori del settore privato, che convivono con questi “dipendenti double face”, sia “in presenza” che, nello stesso giorno, in “smart working”.

E tutto questo quando la ministra Dadone della Funzione Pubblica, che sovraintende all’elefantiaca macchina dello Stato dispone che lo “smart working” verrà adottato in modo massiccio, per lo meno del 50%, per salire anche al 60% nel 2021, in vista di un “Piano organizzativo del lavoro agile”.

Noi nella mitica Provincia di Trento, vanitosa erede della burocrazia austro ungarica, ai massimi livelli di efficienza nel mondo A.C. (Avanti Covid) rispetto alle altre amministrazioni pubbliche italiane e finanche europee, andiamo a collocarci nel mondo D.C. (Dopo Covid) dietro le amministrazioni pubbliche italiane, spesso definite “borboniche” o da “terzo mondo”.

Crediamo che prima possibile, anche prima della scadenza di settembre e sempre che non intervengano allarmanti fenomeni di ritorno della pandemia (…e facciamo ovviamente gli scongiuri), Fugatti e la dirigenza della PAT rivedano quei provvedimenti pasticciati e raffazzonati senza alcun costrutto organizzativo e moderno e si allineano piuttosto, ai provvedimenti nazionali.

“Mala tempora currunt”….. quando si è costretti al “passo del gambero”, piuttosto che ad  impegnarsi nella sfida dell’organizzazione del lavoro nella modernità di ritorno!

 

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Walter Alotti
Segretario Generale Uil del Trentino

DISTORSIONI CONCORRENZIALI DERIVANTI DA ALCUNE PREVISIONI CONTENUTE NEL DECRETO MILLEPROROGHE.

Si richiama l’attenzione sulla segnalazione S3916 (pag. 15) relativa a:

In particolare l’Autorità ha ritenuto che le ulteriori proroghe della cessazione del regime di maggior tutela del prezzo del gas e dell’energia elettrica previste dal decreto Milleproroghe (art. 12, comma 3) debbano avere carattere di definitività e non possano essere oggetto di ulteriori rinvii, al fine di evitare effetti anticoncorrenziali particolarmente negativi per l’utenza.

L’Autorità ha poi segnalato che la disposizione di cui all’art. 9, comma 1, del decreto Milleproroghe, nell’estendere – per tutta la durata dell’affidamento del servizio postale universale – il rimborso a Poste Italiane delle agevolazioni previste per le spedizioni di prodotti editoriali, reitera e amplifica ingiustificatamente il trattamento differenziato tra Poste Italiane e gli altri operatori postali, ostacolando la piena liberalizzazione del mercato dei servizi postali.

Infine, l’ulteriore proroga del termine per l’operatività dell’obbligo in capo ai concessionari, previsto dal Codice dei Contratti Pubblici, di esternalizzare i propri contratti affidati senza gara, rappresenta, ad avviso dell’Autorità, un ostacolo allo sviluppo di un mercato concorrenziale. È stato altresì ribadito che la quota del 60% dei contratti dei titolari di concessioni autostradali, da affidare mediante procedure ad evidenza pubblica, dovrebbe essere aumentata alla percentuale prevista per la generalità degli altri concessionari (pari all’80%).

 

 

27-20

Covid-19, Speranza: “Anche vaccino Johnson & Johnson verrà prodotto ad Anagni”.

“Ho visitato oggi l’azienda Catalent di Anagni in provincia di Frosinone. Se si supereranno tutti i test di efficacia e sicurezza nello sviluppo del vaccino per il Covid-19 sarà qui che si completerà parte del processo produttivo di AstraZeneca. È notizia di oggi che anche il vaccino a cui sta lavorando Johnson & Johnson sarà completato qui. Sono belle notizie che testimoniano come l’Italia e le sue eccellenze scientifiche e produttive siano al centro della sfida mondiale per il nuovo vaccino”. Lo ha detto il ministro della salute, Roberto Speranza, visitando nel pomeriggio l’azienda farmaceutica.

Assegno unico. Serve un intervento per evitare che le famiglie finiscano in povertà con l’emergenza economica. Per i sindacati la proposta della giunta rischia di essere inefficace e iniqua. Serve una modifica temporanea che estenda davvero la misura. No anche allo spostamento da gennaio a luglio del pagamento dell’assegno unico. Domani il parere della Quarta commissione

La crisi economica prodotto dal Covid 19 impatta sulle famiglie. Per questa ragione fin dall’inizio dell’emergenza Coronavirus Cgil Cisl Uil hanno chiesto alla giunta provinciale di sostenere i lavoratori e le lavoratrici, con sforzi straordinari per evitare che questi finissero in povertà. Tutti gli interventi, è stato più volte volte ribadito, dovevano essere inseriti all’interno della cornice dell’Assegno unico provinciale. Grazie alle continue sollecitazioni e alle proteste dei sindacati e all’impegno delle minoranza in aula sono stati previsti 13 milioni di euro per sostenere le famiglie.

“Il problema è che la giunta intende usare queste risorse straordinarie in modo ingiusto e iniquo”, denunciano i segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti, puntando il dito contro la proposta dell’Esecutivo di modificare i criteri per il riconoscimento dell’assegno unico quota A (sostegno alla povertà). “In questa fase eccezionale servono misure che aiutino le famiglie e i lavoratori in difficoltà a non cadere in povertà, quindi sotto l’indice Icef 0.16, dando risposte a quei nuclei che non godono di alcuna misura. Non basta aiutare chi già è in crisi, bisogna evitare che le famiglie arrivino ad difficoltà insostenibili”, insistono i sindacati.

Da qui la proposta delle tre confederazioni che punta a ampliare almeno temporaneamente la platea dei beneficiari, estendendo la possibilità di attualizzare la condizione reddituale agli ultimi due mesi anche a chi con le regole attuali non può farlo, cioè i lavoratori stagionali e i nuclei che sono sopra l’Icef a 0.16. Per garantire la sostenibilità dell’intervento i sindacati propongono di fissare un tetto massimo di 500 euro per l’assegno per una durata massima di 4 mesi. In questo modo si potrebbe dare risposta a 8.700 famiglie. “In questa fase di difficoltà crediamo sia indispensabile sostenere il maggior numero possibile di persone, cercando di rendere la misura il più efficace possibile – proseguono i tre segretari -. Siamo consapevoli che le risorse a disposizione per l’attualizzazione sono limitate e per questa ragione è importante non sprecarle. Per questo chiediamo alla giunta provinciale di ragionare, in generale, su alcune deroghe temporanee ai meccanismi di funzionamento dell’assegno unico per fare fronte a questa fase di straordinaria emergenza”.

Nei giorni scorsi la proposta dei sindacati è stata inviata agli assessori competenti, senza ricevere alcuna risposta. “Il governo provinciale promette di aumentare del 15% la misura di sostegno a chi ha i requisiti per attualizzare, ma in realtà taglia fuori molte famiglie che sono in una condizione di grave difficoltà e non ricevono nessun sostegno. Abbiamo inoltre il dubbio che con questa operazione si punti a finanziare con risorse straordinarie legate all’emergenza Covid misure ordinarie come l’attualizzazione dell’assegno, di fatto senza mettere un euro in più per le famiglie”, incalzano Grosselli, Bezzi e Alotti.

All’interno delle modifiche ipotizzate dalla Provincia c’è anche quella di spostare da gennaio a luglio il momento in cui le famiglie ricevono l’assegno unico dopo aver aggiornato l’Icef. Su questa questione Cgil Cisl Uil e Acli hanno già scritto una lettera alla Provincia per esprimere la propria contrarietà perché in questo modo i nuclei familiari dovranno attendere sei mesi in più per avere i sostegni al reddito contro lo scivolamento in povertà, per i figli e per la disabilità.

Domani su tutte queste novità è prevista l’espressione del parere della Quarta Commissione del Consiglio provinciale prima del varo definitivo del provvedimento da parte della Giunta.

 

 

Foto: archivio Opinione

 

In questi giorni, la conclusione di un percorso normativo a dir poco “sui generis” ci offre l’opportunità di sviluppare ulteriori considerazioni relative al modo di operare di chi attualmente sta governando la Provincia di Trento. Mi riferisco alle sempre più frequenti contraddizioni nelle quali l’esecutivo cade. Ad onor del vero, lo stato delle cose si rifà ad un grande male originario del quale vorrei parlare in calce a questo breve pensiero

Ebbene chiediamoci: quale stima possono avere i trentini di un partito politico che afferma che tra i punti di maggior qualità della sua riforma del turismo, sia stabilito finalmente, che ora, ogni luogo del Trentino va considerato come turistico? Proprio nei giorni in cui la stessa schizofrenica forza politica smentisce se stessa attraverso un’altra sua proposta di legge? Gli orari di apertura degli esercizi commerciali saranno regolati in funzione del riconoscimento di aver sede in comune turistico o meno. Nonostante pareri legali ampiamente contrari, la lega – all’unanimità – si è approvata una norma dove sono stati individuati come turistici solo alcuni comuni. Sono stati utilizzando parametri che nulla hanno a che vedere con la realtà delle cose

Ma i cortocircuiti non finiscono qui: pensate al bonus vacanze. L’esiguo contributo è proposto dallo stesso assessorato che avrebbe intenzione di portare in aula anche l’aumento della tassa di soggiorno.

Così, finirà per rendersi responsabile dell’incredibile paradosso di dare con una mano – il contributo – e di prendere con l’altra – la tassa di soggiorno.

Cito a malincuore anche l’atteggiamento tenuto nei confronti delle fusioni dei comuni e delle casse rurali: contrarietà su tutta la linea! Per le APT, invece, la fusione è considera l’unica strada possibile per permettere alle imprese turistiche trentine di affrontare il proprio futuro economico.

E che dire di come ha sempre parlato la lega delle Comunità di valle? Non servono a nulla! Salvo poi attraverso la creazione delle ATA proporre l’istituzione di analoghe realtà per gestire la promozione turistica locale.

Ma non stupiamoci; parliamo di quella stessa Lega che come prima proposta in campo sanitario di inizio mandato propose di tagliare 120 milioni dai capitoli di bilancio dedicati, salvo poi liquidare un direttore dell’azienda sanitaria come non incline ad approvare politiche espansive sulla sanità periferica. Da attuare come? Coi tagli di bilancio?

Infine, prodiga di critiche verso le mancate risposte del governo nazionale, nasconde di non aver chiesto un beato nulla quando nel suo primo anno di amministrazione, al governo della nazione imperversava proprio il suo capitano.

Da medico veterinario quale sono, ho sempre cercato di capire l’eziologia delle cose.

In questo caso mi sembra piuttosto facile ascrivere questi apparentemente incomprensibili provvedimenti ad un unico archetipo comportamentale. Siamo di fronte alla politica a gettone: caro utente ti chiedo di inserire il tuo desiderio come una moneta nella fessura dopodichè ti racconterò la soluzione che ti vuoi sentir dire, come un disco che suona. Non importa se tener chiuso il negozio dove lavori la domenica non è nelle mie prerogative; se me lo chiedi ti racconto che lo chiuderò. Ti assale un orso, ti racconto che lo ucciderò! Non importa nè quando né come ma soprattutto nemmeno se nel frattempo faccio fare alla mia Provincia un’ennesima brutta figura planetaria. Non c’è un ragionamento complessivo o una linea di governo. Sembra piuttosto che si stia operando tenendo conto solo delle singole istanze.

Siamo dentro ad un loop dove l’apparire è molto più importante dell’essere: captare la benevolenza del malcapitato potenziale elettore rispetto all’esigenza di amministrare una comunità con serietà e professionalità.

 

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Michele Dallapiccola – Consigliere provinciale Patt provincia di Trento ed ex Assessore all’Agricoltura, foreste, turismo e promozione, caccia e pesca

Ricordiamo preliminarmente l’eliminazione dell’unico strumento pianificatorio e di confronto a disposizione delle associazioni e degli stakeholder per quanto riguarda la gestione della fauna in Trentino, il Comitato Faunistico, che per quanto imperfetto e non bilanciato (netta prevalenza del comparto caccia), è stato sostituito da un organismo prettamente politico senza alcuna valenza di confronto. Da questa brillante mossa deriva certamente la compattezza odierna delle Associazioni Ambientaliste ed Animaliste del Trentino: ci sia concesso un ironico ringraziamento alla Giunta per questo.

 

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INTRODUZIONE

Notiamo prima di tutto che il comportamento tenuto dall’orsa JJ4 è stato certamente di tipo difensivo, avendo reagito cercando di allontanare i due cacciatori che percepiva come elemento di pericolo: tutto fa pensare che l’orsa sia stata sorpresa. Ricordiamo inoltre che la zona in cui si è verificato l’incidente è popolata da femmine con cuccioli, elemento che fa pensare ancor più che si trattasse di un atteggiamento meramente difensivo.
Sollecitiamo la PAT a fare quanto è in suo dovere: indagare a fondo sull’accaduto, per avere tutti gli elementi per valutare la dinamica degli eventi, e agire secondo quanto detta la scienza, perché le decisioni non devono essere dettate da reazioni inconsulte e da isterismi, bensì dal metodo e dalla razionalità: e l’abbattimento di un’orsa schiva che per 15 anni non ha mai fatto parlare di sè e che con tutta probabilità ha reagito per difesa della sua prole con una dinamica dell’incidente ancora tutt’altro che chiara è lungi dall’essere un atteggiamento razionale e pacato. Da qua discendono una lunga serie di criticità, alcune che arrivano da lontano.

 

FREQUENTAZIONE

Come detto, sarebbe come minimo opportuno limitare la frequentazione delle aree dove sono indicate femmine con cuccioli, ora segnalate da una semisconosciuta -per quanto frequentemente aggiornata ed affidabile- mappa di presenza sul sito del Servizio Foreste e fauna. Tale mezzo è ampiamente insufficiente ad evitare incidenti come quello verificatosi, sia perchè chi transita nelle zone non è conscio della particolarità della presenza ursina a meno di non rivedere periodicamente la mappa di cui sopra, sia perchè spesso mancano del tutto informazioni adeguate e capillari sui comportamenti da tenere di conseguenza.

 

PACOBACE

Le regole del gioco nella gestione dell’orso Bruno sulle Alpi sono dettate dal PACOBACE. In esso vi sono certamente aspetti che non condividiamo. La definizione di orso “problematico dannoso” ci lascia perplessi, soprattutto quando i danni portati al comparto zootecnico, che spesso non si protegge a dovere con la prevenzione, non sono paragonabili al beneficio e all’indotto turistico o agli splendidi spot naturalistici che gli orsi portano al nostro territorio. E vediamo criticità anche nella definizione di “baite stagionalmente abitate”, quando è chiaro come sia facile che un orso si intrufoli in queste baite in quota e nel periodo dove non vi è nessuno: di conseguenza, l’attuale Piano d’Azione Interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi è lungi dall’essere una guida perfetta.

Ma questa volta è l’amministrazione che decide di non seguire le regole.
Il PACOBACE prevede possibili azioni in base a eventi e comportamenti degli orsi ma prima di decidere azioni, soprattutto energiche, occorrerebbe aver ben compreso le variabili dell’evento e ciò che è successo. Le azioni devono giustamente essere diverse, quindi di monitoraggio, se l’orsa ha agito spaventata, colta di sorpresa o perchè ha percepito persone piombare addosso a se e i propri cuccioli. La dinamica è centrale e il pacobace recita anche che è importante che siano previste e attivate azioni proporzionate alla “problematicità” manifestata dai soggetti. Qual’è l’azione commisurata a quest’evento che ha visto protagonista un’orsa timida e schiva e che in 15 anni non ha mai fatto male a nessuno?

 

COMUNICAZIONE

L’obiettivo della comunicazione relativa ai “grandi carnivori” è quello di diffondere informazioni corrette sulla loro ecologia e sul loro comportamento: una formazione che deve essere continua nel tempo, partendo da studenti e bambini, perché significherebbe dare loro gli strumenti necessari per capire l’importanza di questa specie “ombrello” e per condividere pacificamente e in sicurezza lo stesso territorio, godendone la presenza, senza timori, ma anche senza sciocche e inutili temerarietà. Purtroppo l’informazione dei cittadini e dei turisti è stata quasi del tutto circoscritta alle sporadiche e non continuative serate divulgative, nonché ad opuscoli che sono stati scarsamente diffusi e una cartellonistica tardiva e inadeguata. Ancora più limitata e carente è stata la formazione nelle scuole, limitata fra l’altro alle zone di maggior presenza degli orsi, quindi escludendo la maggioranza dei bambini e ragazzi trentini.

Senza la conoscenza è ben difficile sperare che vi sia l’accettazione di questa specie nel nostro territorio e la possibilità di una pacifica coesistenza, quindi sorge spontaneo il sospetto che sulla paura e sul rifiuto si giochino interessi e finalità che con i plantigradi nulla hanno da spartire.
Nel solco della comunicazione e accettazione della presenza di una popolazione ursina si inseriva direttamente la “Piattaforma dell’Unione europea sulla coesistenza tra uomo e grandi carnivori”. La missione della piattaforma è promuovere modi e strumenti per ridurre al minimo e, ove possibile, risolvere i conflitti tra gli interessi umani e la presenza di grandi carnivori, attraverso la condivisione di conoscenze e la collaborazione aperta e costruttiva fra gli stakeholders: anche questo importante strumento è stato cassato dalla Giunta Provinciale.

 

DANNO D IMMAGINE

Il Trentino, con l’approssimarsi dell’esecuzione dell’ordinanza di uccisione è alla vigilia di un gravissimo danno d’immagine. Certamente dal punto di vista etico perchè la condanna a morte dell’orsa JJ4-Gaia, un’orsa anziana sempre stata schiva e forse pure accompagnata da cuccioli, è vissuta dall’opinione pubblica come una grande ingiustizia. Ma il danno potrebbe essere anche economico, considerando la ripercussione che si potrebbe avere sull’indotto turistico e sulla percezione agli occhi nazionali ed europei della nostra Provincia. Sarebbe peraltro opportuno il Trentino si focalizzasse su un turismo non di rapina (uccisioni di orsi, piste da sci, banalizzazione di aree ad alta wilderness, …), ma di vera valorizzazione del proprio ambiente, nella sua particolarità ed unicità.

 

CONNETTIVITÀ ECOLOGICA

Le relativamente alte densità attuali della popolazione ursina non erano certo una questione imprevedibile: l’alta disponibilità trofica del Parco Natuale Adamello Brenta le rende infatti facilmente raggiungibili. Proprio in previsione dei problemi che da queste densità sarebbero potuti derivare lo Studio di Fattibilità per la reintroduzione di Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi Centrali (Duprè et al., 2000) prendeva in considerazione un’area molto più ampia di quella dell’Adamello – Brenta, sottintendendo il necessario miglioramento della connettività ecologica verso le aree limitrofe: miglioramento che non si è mai realizzato, preferendo al contrario veicolare sempre più una visione a mò di soprammobile della popolazione ursina, un oggetto da rimuovere a piacimento.

Molti dei problemi che gli orsi in Trentino stanno oggi vivendo erano largamente previsti da detto Studio: il giudizio su quanto si sia fatto fino ad oggi per limitarli è severo.

Cooperative agricole: settore da oltre 1 miliardo di euro di fatturato. Ottantotto società con 17.977 soci conferitori, 3.266 collaboratrici e collaboratori, 1 miliardo e 168 milioni di euro di fatturato (+12,6%), 430 milioni di euro di liquidato ai produttori, con una forte vocazione all’export: le cooperative agricole rappresentano un pilastro dell’economia trentina e sono uno dei motori degli investimenti e dello sviluppo del territorio. Stamani la Sala della Cooperazione a Trento ha ospitato il convegno. Sempre più marcata l’attenzione ai temi della sostenibilità ambientale, della tutela dell’agricoltura di montagna e della tipicità, come dimostra anche il recente ottenimento della certificazione IGP “Mele del Trentino”. Il convegno ha indicato i propri candidati per il consiglio della Federazione.

A distanza, ma presenti. Ha preso il via, stamani alla Sala della Cooperazione a Trento, il ciclo di convegni di settore della Cooperazione Trentina in previsione dell’assemblea annuale della Federazione in calendario a fine luglio. Il primo dei cinque appuntamenti calendarizzati da oggi a venerdì prossimo ha visto protagonista il settore delle cooperative agricole. L’appuntamento ha presentato il quadro economico del comparto e ha eletto i candidati (rappresentanti del mondo agricolo cooperativo) per il Consiglio di amministrazione della Federazione.

“In un clima di grande cambiamento e di difficoltà, con il Pil del Trentino che secondo la Banca d’Italia rischia di crollare a meno 10% – ha detto in apertura la presidente del Collegio sindacale Patrizia Gentil – serve una nuova visione di prospettiva, il rafforzamento del patto associativo con codice etico condiviso, un potenziamento dei rapporti con l’Europa.

Quindi bisogna chiedersi qual è il ruolo della Federazione in un contesto così mutato ed incerto. Sarà una bella sfida per il prossimo Consiglio di Amministrazione”. La presidente del Collegio sindacale ha evidenziato che il Collegio ha sempre operato in stretta collaborazione con la Direzione Generale e con l’intera struttura operativa della Federazione, ed ha espresso apprezzamento per la professionalità, motivazione e senso del dovere di tutto il personale dell’azienda in questo momento così particolare.

 

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I numeri generali della Cooperazione agricola

Complessivamente la cooperazione agricola che, in Trentino vanta la leadership in tutti e tre i comparti (vitivinicolo, ortofrutticolo, lattiero-caseario e allevamento) conta 88 società. Nel dettaglio: 17 in quello vitivinicolo, 32 nell’ortofrutta, 18 nel lattiero.caseario, 2 nel comparto zootecnico, 19 sono le cooperative di servizio.

I soci conferitori sono 17.977. Le collaboratrici e i collaboratori sono 3266. Gli ettari coltivati totali sono 19.033 con 8,2 milioni di quintali prodotti sommando ortofrutta, vitivinicolo e lattiero caseario.

Nello scorso esercizio, il 2018/2019, il fatturato consolidato (cooperative agricole e società controllate) ha raggiunto 1 miliardo 168 milioni di euro, in crescita del 12,6% nel confronto con lo stesso dato del 2018. Patrimonio complessivo: 438 milioni di euro, in crescita del 3,54% (corrispondente a un incremento di 15 milioni di euro). Il liquidato ai soci ha toccato la cifra di 430 milioni di euro.

 

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I settori agricoli

La presentazione è stata curata da Michele Girardi, responsabile del Settore Cooperative Agricole della Federazione Trentina della Cooperazione.

Il comparto vitivinicolo e, quindi, le Cantine sociali possono contare su 6421 viticoltori soci, con 882 collaboratrici e collaboratori. Il fatturato consolidato dell’intero settore (comprese le società controllate) è stato di 532 milioni di euro (+4% rispetto al 2018). L’uva conferita nella vendemmia 2018 ha raggiunto 1 milione 300 mila quintali.

Liquidato ai soci: euro 108,04 a quintale per l’uva conferita. La resa a ettaro è in aumento del 17,8% e ha raggiunto il valore medio di 16 mila 420 euro rispetto ai 13 mila 935 euro dell’esercizio precedente.

Le cooperative dell’ortofrutticolo (6313 soci e 1856 collaboratrici e collaboratori) hanno fatturato 464 milioni di euro, in aumento del 27% rispetto all’esercizio precedente che, va segnalato, era stato pesantemente colpito dalle gelate.

La quantità conferita di frutta è stata di 5,6 milioni di quintali con una resa ettaro media di euro 20.334.

A caratterizzare e arricchire l’ortofrutticolo sono anche i piccoli frutti (592 ettari coltivati con 77.000 quintali di prodotto), patate (115 ettari coltivati, con 30.000 quintali prodotti), ortaggi (90 ettari coltivati, con 17.000 quintali prodotti), mais di Storo (343 ettari coltivati, 15.000 quintali prodotti), olio di oliva del Garda (200 ettari coltivati, 11.000 quintali di prodotto lavorato).

Il lattiero caseario conta 812 soci e 360 collaboratrici e collaboratori. Fatturato: 125 milioni di euro (+6,8% nel confronto con lo stesso dato dell’esercizio precedente). Liquidato soci (media provinciale): il prezzo medio del latte a grana riconosciuto ai soci ha raggiunto euro 0,615 a litro (rispetto a euro 0,600 del 2018).

Meritevole di una sottolineatura l’allevamento di bovini (se ne contano 24.123). A questi si aggiungono ovini, caprini, equini, conigli. I soci di questo settore sono 1128 e aderiscono alla Federazione Provinciale Allevatori.

Il settore ittico (trota e salmerino) esprime 31 milioni di fatturato del settore, 50 mila quintali di trote da carne, 40 imprese, 70 impianti, 450 addetti.

 

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I candidati per il cda indicati dal settore agricolo

La parte conclusiva del convegno è stata dedicata all’elezione dei rappresentanti del settore agricolo che saranno indicati quali candidati per il consiglio di amministrazione della Federazione.

Essi sono Lorenzo Libera (presidente di Cavit) in rappresentanza del comparto vitivinicolo, Renzo Marchesi (Contast – Trentingrana) per il zootecnico e lattiero-caseario, Michele Odorizzi (Melinda) e Rodolfo Brochetti (La Trentina) per quello frutticolo.

Il convegno ha anche indicato il candidato in consiglio per la parte riservata ai cosiddetti membri “trasversali”: è Luca Rigotti (Gruppo Mezzacorona), che completa così la rappresentanza del comparto vitivinicolo. In realtà – ha spiegato l’ex vicepresidente Michele Odorizzi – servirebbe una modifica statutaria per dare adeguata rappresentanza al mondo agricolo che è la somma di molte specificità. Nel frattempo, il settore ha assicurato ampio appoggio al candidato Rigotti, ringraziandolo per la disponibilità alla candidatura trasversale, in funzione dell’unità di tutto il settore.

 

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La presentazione del candidato alla presidenza Roberto Simoni (nella foto)

Attualmente per la presidenza della Federazione c’è un unico candidato che ha formalizzato la proposta, Roberto Simoni, presidente di Sait.

Simoni ha potuto quindi presentarsi da solo ai soci (unica occasione in presenza in questo anno particolare), parlando di sé ed esponendo le linee principali del suo pensiero.

“Se sarò eletto mi spenderò per gli altri – ha detto Simoni – soprattutto in questo momento serve coesione e unità. Insieme al prossimo consiglio sarà opportuno trovare i punti in comune e costruire insieme un programma. No ai personalismi e alle acredini.

I consorzi sono anelli importante nel sistema cooperativo, sia per le politiche commerciali delle cooperative sia per la loro capacità di promuovere innovazione. Occorre valorizzarli.

La Federazione – ha proseguito Simoni – dovrà riappropriarsi del proprio ruolo anche nei confronti della politica. Negli ultimi tempi forse c’è stata qualche sottovalutazione.

Uno slogan? Innovazione e sostenibilità. Se una impresa non investe è destinata a fallire. E per farlo occorre una classe dirigente preparata. Ecco perché sarà sempre più importante la formazione: anche per garantire continuità per le generazioni che verranno.

Non sono un rivoluzionario – ha concluso Simoni – e non ho la bacchetta magica. La mia porta sarà sempre aperta per tutti”.

In seguito alla scomparsa, avvenuta la scorsa notte, del Maestro Ennio Morricone all’età di 91 anni, Sky vuole ricordare il grande musicista e compositore con una programmazione di oltre 24 ore su Sky Cinema Due, con una maratona di film che contengono alcuni dei suoi pezzi più memorabili. Si comincia stasera, in prima serata alle 21.15 con uno dei film più celebri di Sergio Leone e con la colonna sonora di Morricone, “C’era una volta in America” con Robert De Niro, James Woods ed Elizabeth McGovern. A seguire sarà la volta di “Novecento” di Bernardo Bertolucci, di cui saranno trasmesse una dietro l’altra i due “atti” di cui si compone, con Robert De Niro, Gérard Depardieu, Burt Lancaster e Donald Sutherland.

Domani, da non perdere, sin dal mattino gli altri due film che compongono la Trilogia del Tempo di Sergio Leone (“Giù la testa” e “C’era una volta il west”), mentre alle 12.10 sempre su Sky Cinema Due il film “The Untouchables – Gli intoccabili” di Brian De Palma con Kevin Costner, Sean Connery e Robert De Niro, seguito dalle 14.10 dalla Trilogia del Dollaro di Sergio Leone: “Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più” e “ Il buono, il brutto e il cattivo”.

In prima serata, domani alle 21.15 su Sky Cinema Due, il film “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino con cui Morricone ottenne il tanto atteso Oscar® nel 2016 per la Miglior Colonna sonora, dopo l’Oscar® alla carriera ottenuto nel 2007. A seguire si chiude con “La chiave” di Tinto Brass, “Nel centro del mirino” di Wolfgang Petersen e “Il mio nome è nessuno” di Tonino Valerii.

Inoltre, stasera alle 21.00 su Sky Cinema Due e su Sky Arte (in replica anche domani alle 21.00 su Sky Cinema Due) verrà riproposta l’intervista del 2016 di Francesco Castelnuovo a Ennio Morricone insieme a Giuseppe Tornatore, definito “amico fraterno” dallo stesso Morricone nel suo auto-necrologio reso noto questa mattina. L’intervista spazierà tra il cinema e la musica che hanno ispirato il grande e indimenticato compositore romano.

Tutti i film trasmessi sono disponibili anche on demand su Sky e NOW TV.

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