L’Associazione magistrati della Corte dei conti esprime viva preoccupazione per la proposta di riforma della normativa delle province autonome di Trento e Bolzano con la quale viene prevista sia la nomina di magistrati indicati dalle Province stesse sia il passaggio alle medesime del personale in servizio presso le locali Sezioni della Corte dei conti.

L’Associazione, nell’evidenziare come la proposta non solo appaia palesemente contraria ai principi costituzionali di autonomia ed indipendenza della magistratura contabile ma sia, altresì, fonte di un evidente conflitto di interessi tra controllore e controllato, confida che il Governo si opponga ad una simile ed incostituzionale modifica della vigente normativa.

Roma, 3 luglio 2020

07.03_CorteConti

Gentile Direttore;

dopo quattro mesi di separazione ci dicono che dobbiamo aspettare ancora. E anche oggi, ancora una volta solo un piccolo schermo ci ha permesso di salutare la mamma di 88 anni: non vi auguro di trovarvi di fronte a vostra madre che cerca di accarezzarvi toccando il tablet che ha di fronte.

Ci dicono che presto si potrà tornare a vedersi di persona…, ma solo a debita distanza, alzando la voce perché l’udito è quello che è, arrivando a mani vuote e soprattutto senza toccarci. Ma qualcuno si rende conto che così non si può andare avanti? Mia madre è viva, non se n’è andata per il Covid, si trova solo a pochi chilometri di distanza e lei lo sa.

Vorremmo tornare ad accarezzarla, a mostrarle qualche bella foto delle persone che conosce (anche perché non riesce ad usare il cellulare), a mangiare un dolcetto, a raccontarle quello che facciamo là fuori, a commentare le nuvole nel cielo o il tg, a farle sentire l’affetto dei suoi figli, forse l’unico che le interessa a questo punto…

E tutto questo senza essere costretti a interpretare i silenzi da lontano, o a cambiare discorso con leggerezza davanti ad un’operatrice che si trova ad entrare, senza volerlo, nelle pieghe della nostra famiglia. Ci attenderanno turni pazzeschi: ogni familiare potrà prenotare una visita ogni 10 giorni e, dunque, se siamo più di uno, serviranno settimane…

Ancora attendere. Non so se lei potrà farlo. E soprattutto se riuscirà a perdonarci. Eppure questo deserto per qualcuno è cosa da poco. Mentre sono diritti negati. Ancora e sempre per questione di soldi? Soldi che devono promuovere ogni obiettivo, tranne che il benessere degli anziani? Mi chiedo se non basterebbe una spesa limitata per attrezzarci con le tute e il disinfettante, per pagare qualche ora di lavoro in più ad alcuni operatori esperti, per liberare qualche percorso sicuro, per offrire più tecnologia… E perché non coinvolgere e responsabilizzare di più proprio i parenti? È ancora così povera di democrazia autentica la nostra città?

Se chi governa, se i nostri amministratori locali non si renderanno conto presto di questo drammatico impoverimento dei legami sociali e delle ripercussioni che tutto questo avrà sulla vita delle nostre famiglie e sul tessuto delle nostre città, se non facciamo di tutto per dimostrare coi fatti che chi invecchia resta al centro della società, tra qualche anno ci ritroveremo a vivere in un lager… Anche in questo Trentino ben pasciuto, dove c’è chi continua a chiudere gli occhi perché pensa che il problema non lo tocchi. E non si rende conto che gli piomberà addosso molto presto.

Ma noi trentini stiamo alle regole e, dal momento che ci hanno detto di pazientare, abbiamo inghiottito e pazientiamo… Chi, intanto, muore di solitudine non siamo noi, sono i nostri genitori che se ne andranno, dopo aver evitato il peggio. Ma che società vogliamo? Gli anziani, i bambini, le donne, gli stranieri, i disabili… sono sempre in fondo alle scelte pubbliche quando il sistema si sgretola, i primi ad uscire e gli ultimi a rientrare.

Questa è una società malata.  Per questo non ci siamo accampati davanti al cancello della RSA con i cartelli e i megafoni, perché i nostri antagonisti non sono lì.

Chi vorremmo scuotere non sono solo i nostri rappresentanti politici (che sanno che tanti dei nostri anziani non votano più!), ma anche quei dirigenti e funzionari della pubblica amministrazione che hanno perso il senso della prossimità e della cura sociale. Possibile che non si riescano a progettare e articolare risposte più coraggiose?

Le relazioni sono la rete che regge e dà qualità al nostro welfare: in questi mesi la pandemia ce lo ha ricordato con violenza. Ci deve pur essere il modo per restituire concretezza a queste relazioni, è questa la vera battaglia che dobbiamo fare, è questa la prima opera pubblica di una politica sana. Ma abbiamo poco tempo: nessuno lo vede?

 

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Silvia Ropelato

“Ciclabili: il sindaco si arrampica sugli specchi – Quando venne presentato il progetto di Via Dante fui tra coloro che si astennero dal commentare.

La sperimentazione di convivenza tra pedoni, cicli e auto nella stessa strada era troppo importante per essere approvata o contrastata sul momento.
Ricordo che quella idea venne all’assessore in seguito alla conferenza che feci approvare nel 2015 sul tema della mobilità sostenibile. L’inviato della Giunta, olandese, ci spiegò come fosse possibile la convivenza delle tre modalità di spostamento.

Ricordo però, come fosse ieri, che ci illustrò delle vie secondarie di accesso a singoli quartieri e non vie di attraversamento come, appunto, Via Dante.
Leggendo le parole del Sindaco, risulta evidente che la sperimentazione abbia ottenuto dei risultati.

Il primo è che l’utilizzo di questa modalità non è applicabile a vie che sono ritenute di attraversamento dai cittadini. Via Dante, oggi, è questo, seppur in modalità di bassa velocità e di accesso al centro storico. Che i cittadini non siano in grado di coesistere è però falso, e in questo il Sindaco sbaglia. Via Mazzini e Via Garibaldi, con Via Mercerie fino a Piazza Malfatti, ne sono un esempio.

Certo, qualche volta si riscontra qualche insofferenza o mal interpretazione di tutti. Ma di qui a vietare tali strade a specifiche categorie ce ne vuole. Qualche ciclista va troppo veloce? Forse. Qualche automobilista non si ferma allo stop di Via Roma? Quasi tutti. Qualcuno usa il pass per traversare la città usando il centro storico? Certamente. Ma questo non può essere un valido motivo per vietare a tutti di utilizzare tali vie.

Comunicare meglio, indicando, per esempio, di tenere una velocità prossima al passo d’uomo per i ciclisti e introdurre la norma per far utilizzare la via più breve per raggiungere il proprio stallo/garage/abitazione alle auto, sarebbero due provvedimenti semplici e risolutivi.

Per Via Dante, risulta d’obbligo suddividere fisicamente la carreggiata dalla ciclabile e il marciapiede. Semplici pali di acciaio, eleganti e sicuri, che indichino chiaramente ai ciclisti il percorso e impediscano alle auto di invaderla, renderebbero più sicura e fruibile la via, con un costo limitato. Inoltre sarebbe d’obbligo un raccordo di segnaletica orizzontale tra la ciclabile oltre Via Cavour, che oggi è utilizzabile solo se si pensa allo strabismo ciclistico.

Per quanto riguarda le ciclabili cittadine, devo ricordare al Sindaco che questa Giunta non ha inciso in modo significativo nei percorsi ciclabili. Se qualcosa è stato fatto a Marco, probabilmente per una maggiore sensibilità territoriale dell’Assessore, nulla è stato fatto nelle altre Circoscrizioni, pur in presenza di innumerevoli petizioni.

Non si confondano rifacimenti di ciclabili esistenti, o raccordi di qualche decina di metri, con un piano di mobilità. Siamo a fine consiliatura e possiamo dire che per migliorare la mobilità cittadina la Giunta sia riuscita solo a rifare l’esistente, spesso peggiorandolo.

Quindi mi pare inutile che si voglia scaricare la responsabilità delle scelte, incoerenti e caotiche, sui cittadini, solo per “lisciare il pelo” a qualche mugugno sui social cittadini.

 

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Paolo Vergnano
Consigliere comunale Forza Italia

 

 

 

 

Foto: di archivio

In riferimento alle dichiarazioni rese a mezzo stampa da Mauro Larcher (direttore della Scuola di Formazione in Medicina Generale di Trento), oggi, Cisl medici del Trentino precisa che spetta alle OOSS della medicina generale concertare in Comitato provinciale ex art.24, con un confronto propositivo tra noi e la parte pubblica,gli accorgimenti e le soluzioni che possano portare soddisfazione e vantaggi sia ai cittadini che ai nostri medici.

In riferimento a quanto dichiarato dal direttore della Scuola sui tamponi, ricordiamo che l’Assessore Segnana ha già considerato oltremodo positiva la convergenza con le OOSS che rappresentano tutti i medici di medicina generale in attività, stabilitasi un mese fa sui testi sierologici che pratichiamo nei nostri studi. Nonchè quanto attivato per i successivi tamponi gratuiti,previa informativa all’Ufficio igiene del distretto, da parte nostra qualora le IgM siano positive “per fronteggiare l’epidemia di Covid19 che ha duramente colpito il nostro territorio”.

Auspichiamo quindi la ripresa della trattativa su questo ed altri temi fondamentali per il nostro settore, compreso quello delle vaccinazioni anti-influenzali, prendendo in considerazione nelle trattative le istanze presentateci da tutti i 355 medici di medicina generale della provincia di Trento che si sono duramente impegnati sul territorio in questi mesi di contagio.

Infine, come Cisl medici del Trentino non riteniamo affatto necessario avere una infermiera e ulteriori risorse a disposizione solo per evitare che i cittadini consegnino un semplice tampone al distretto.

Piuttosto abbiamo bisogno di servizi per i medici:personale di studio per il carico di lavoro iperburocratizzante decuplicato in tempi di covid19; personale infermieristico di famiglia per i device da attivare presso i nostri pazienti pluripatologici, fragili o cronici o terminali in assistenza domiciliare, con l’intento di rafforzare il lavoro dei medici USCA e delle guardie mediche sul territorio; telemedicina e piattaforme performanti di nostra proprietà; integrazione tra noi,gli specialisti ambulatoriali,i medici USCA attraverso la rete delle aggregazioni funzionali territoriali o delle Unita complesse di cure primarie.

Oltre, beninteso,quanto già previsto dal decreto legge Rilancio per la medicina generale.

 

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Dottor Nicola Paoli
Segretario generale Cisl medici del Trentino

Autostrade per l’Italia, dati i rilevanti disagi sulle tratte liguri generati dalla concentrazione di attività di ispezione e manutenzione delle gallerie – necessaria per ottemperare alle prescrizioni del MIT di fine maggio – ha stabilito da oggi un’ulteriore estensione delle esenzioni tariffarie rispetto a quelle già in essere dallo scorso 2 giugno.

Oltre alle gratuità già attive per il traffico locale sulla rete ligure, da sabato 4 luglio entreranno in vigore anche le seguenti agevolazioni, valide per tutti i veicoli, indipendentemente dalla provenienza, che percorrono i seguenti tratti in entrambe le direzioni:

1. Esenzione totale dei tratti dell’A12 e dell’A7 da Lavagna a Genova Ovest a Vignole Borbera.
2. Esenzione totale del tratto dell’A10 da Varazze a Genova Aeroporto.
3. Esenzione totale del tratto dell’A26 da Ovada all’allacciamento con l’A10.

Attraverso questo amplia ento, oltre al traffico locale, le esenzioni interesseranno anche gli automobilisti e i mezzi pesanti provenienti da fuori regione. Complessivamente i km di autostrada per il quali non viene richiesto il pagamento del pedaggio sono circa 150. Le esenzioni, attuate in accordo con il MIT e la Regione Liguria, resteranno in vigore fino a quando permarranno condizioni di rilevante disagio sulla rete ligure a causa delle prescrizioni ministeriali a cui ASPI deve ottemperare.

Costanti aggiornamenti sulla situazione della viabilità e sui percorsi alternativi sono diramati tramite i collegamenti “My Way” in onda su Sky Meteo24 (canale 502 Sky), su Sky TG24 (canali 100 e 500 Sky e canale 50 del digitale terrestre), su La7 e La7d (canale 7 e 29 del digitale terrestre), sulla App My Way scaricabile gratuitamente dagli store di Android e Apple. Sul sito autostrade.it, su RTL 102.5, su Isoradio 103.3 FM, attraverso i pannelli a messaggio variabile e sul network TV Infomoving in area di servizio.

La programmazione e gli aggiornamenti dei lavori nelle gallerie liguri sono disponibili sul canale Telegram “Autostrade per l’Italia – Liguria”. Per ulteriori informazioni si consiglia di chiamare il call center Autostrade al numero 840.04.21.21, attivo 24 ore su 24.

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Coronavirus: monitoraggio stretto per il focolaio scoperto nella comunità kosovara.

Il rapporto quotidiano dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari oggi parla di 6 nuovi casi positivi al Covid 19. Ma 5 di questi hanno un unico filo conduttore. Appartengono cioè ad un gruppo di kossovari sui quali sta effettuando uno stretto monitoraggio l’Apss a seguito di un caso i cui dettagli sono stati illustrati oggi nella conferenza stampa post giunta con l’assessore Stefania Segnana e il dottor Antonio Ferro.

Si tratta di una vicenda iniziata il 17 giugno scorso quando un operaio è rientrato in Trentino dopo un soggiorno nel suo paese d’origine. È la stessa azienda sanitaria che sta verificando se tale rientro è avvenuto nel rispetto dell’obbligo di comunicazione e successivo isolamento per 14 giorni. “Una misura fondamentale quest’ultima – ha spiegato Ferro – perché chi non la segue, ritenendo di non essere ammalato, espone incautamente a rischio tutte le persone con cui viene a contatto.

Cosa che a quanto pare deve essere avvenuta perché il soggetto in questione si è sentito male il 21 giugno, è risultato positivo al tampone, come pure due suoi contatti stretti nel frattempo sottoposti ad accertamenti dalle autorità sanitarie”. L’indagine epidemiologica è in corso ed oggi infatti sono stati riscontrati altri 5 positivi, tutti presenti ad un ritrovo di questa comunità organizzato la sera del 21 giugno scorso.

Uno dei kossovari si trova ricoverato in ospedale, pertanto oggi il numero di ricoveri Covid sale a 2.

Sul versante tamponi, ieri ne sono stati analizzati 1342 di cui 477 da Apss, 621 dal Cibio e 244 dalla Fem.

Quanto ai controlli delle forze dell’ordine, questi i dati forniti dal Governo: controlli su 951 persone e 195 esercizi commerciali, nessuna sanzione.

Oggi l’assemblea dei soci della società in-house della Provincia che conferma il ruolo strategico. Patrimonio del Trentino, approvato il bilancio 2019 e rinnovati gli organi societari.

L’assemblea dei soci di Patrimonio del Trentino ha approvato stamani il bilancio 2019 ed ha provveduto al rinnovo della cariche sociali: consiglio di amministrazione, collegio sindacale e organismo di vigilanza. L’esercizio chiude con un utile di 2,47 milioni di euro, risultato di una gestione caratterizzata dal consolidamento delle locazioni e dalla riduzione dei costi di produzione per le minori svalutazioni di immobili e costi operativi esterni, oltre che per l’apporto positivo della gestione finanziaria. I soci hanno deciso di destinare l’utile per il 5% a riserva legale (euro 123 mila euro) e per la restante quota (2,350 milioni di euro) a dividendo all’azionista.

Per la prima volta, la società in-house procederà oltre alla distribuzione dei dividendi anche della riserva straordinaria per un importo di 2 milioni di euro: le risorse – 4,35 milioni di euro – saranno destinate dalla Provincia autonoma di Trento a finanziare la ripresa del Trentino investito dalla crisi Covid-19. Ai lavori ha partecipato l’assessore provinciale allo sviluppo economico e al lavoro, Achille Spinelli: “Le nuove nomine garantisco alla società competenze tecniche e professionali utili alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico del trentino. Il ringraziamento personale e della giunta ai precedenti organi sociali che hanno lavoro per il bene della società, aumentandone il valore”.

 

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Le nomine.

L’assemblea dei soci ha nominato il nuovo Consiglio di amministrazione. Ne fanno parte 5 cinque componenti: Andrea Maria Villotti (presidente), Andrea Merler, Cesare Scotoni, Barbara Balsamo e Michela Noletti. Il loro mandato sarà di tre anni, duranti i quali il presidente percepirà un compenso annuo lordo di 30 mila euro, mentre ai consiglieri saranno riconosciuti 5 mila euro.

 

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Il Collegio sindacale sarà composto da Mariangela Sandri (presidente), Patrizia Filippi e Stefano Schwarz (sindaci effettivi), Michele Cavalieri e Maura Dalbosco (sindaci supplenti). Al presidente sarà riconosciuto un compenso annuo lordo di 14 mila euro mentre ai sindaci effettivi andranno 10,5 mila euro. La durata del mandato è sempre di 3 anni.

Dell’Organismo di vigilanza faranno parte, da settembre prossimo, Emanuela Zanolli (presidente), Corrado Ravagni e Michela Lorenzini. I compensi dei componenti dell’organismo di vigilanza sono stati definiti nella misura di 7 mila euro per il Presidente e di 5.250,00 euro per i componenti.

 

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Il bilancio 2019

Nel corso del 2019 la Società ha generato un utile di esercizio pari a 2,47 milioni di euro, frutto di una gestione caratterizzata dal consolidamento delle locazioni (pari a 8,6 milioni di euro) e dei ricavi per vendite per 884 mila euro. Quest’ultima voce è il risultato delle cessione di immobili a Trentino Sviluppo in permuta della partecipazione azionaria di Garniga Terme, e dalla riduzione di costi di produzione per le minori svalutazioni di immobili e dei costi operativi esterni. Resta bassa l’incidenza dei costi fissi in rapporto ai ricavi ricorrenti, incidenza in crescita per i maggiori costi del personale che a fine 2019 conta 25 unità rispetto ai 20 del 2018.

Sotto il profilo gestionale, la società ha proseguito con il programma di investimenti ed in particolare l’attività per la Fondazione E. Mach, la conclusione dei lavori del nuovo presidio Ospedaliero di Mezzolombardo, i lavori propedeutici per la realizzazione del nuovo Palasport e del Palafiere a Riva del Garda, la prosecuzione dei lavori sull’ex asilo S. Martino a Trento e dei lavori per il nuovo Centro Salute Mentale a Trento, l’acquisizione di un immobile presso il Top Center a Trento, i lavori presso l’immobile di Via Borsieri ed il completamento del nuovo magazzino per Azienda provinciale servizi sanitari a Lavis.

Il profilo patrimoniale evidenzia – come ha accertato l’assemblea – l’equilibrio nella composizione delle fonti di finanziamento che vedono la presenza di mezzi propri della società e nella correlazione tra fonti e impieghi. Ciò è dovuto al fatto che gran parte degli investimenti effettuati dalla società sono coperti con finanziamenti della Provincia autonoma di Trento e che gli investimenti, finanziati con risorse proprie, sono coperti prevalentemente con permute, flussi di cassa provenienti da dismissioni di immobili o generati dai flussi di cassa derivanti dai crediti per grandi derivazioni idroelettriche.

 

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L’emergenza Covid.

La crisi da Coronavirus ha investito anche il settore immobiliare pubblico, in particolare quello riservato alle imprese. A tale riguardo, Patrimonio del Trentino e Provincia hanno concordato da tempo una serie di misure di supporto, quali la riduzione dei canoni per immobili locati dalla Provincia, la sospensione dei canoni di locazione nei confronti di aziende privati e la sospensione degli incassi dei canoni di affitto in capo agli operatori economici fino ad agosto 2020. L’incasso degli stessi verrà effettuato entro dicembre di quest’anno, senza l’aggiunta di alcuna mora.

Come anticipato in apertura, l’assemblea dei soci ha disposto la destinazione dei dividendi e di una parte delle riserve straordinarie, per complessivi 4,35 milioni di euro, così da concorrere al finanziamento del piano anticrisi Covid promosso dalla Provincia autonoma, a favore delle imprese e delle famiglie del Trentino.

Ho letto con attenzione l’intervento del Presidente Carlo Andreotti, che ha il merito in breve spazio di avere sintetizzato il legittimo scontento di una certa parte politica.

Mi permetto di dissentire dall’intervento del Presidente Andreotti, limitandomi per quanto lo spazio lo consente ad esprimere alcune osservazioni critiche.

Per quanto quando riguarda il sistema delle casse rurali Trentine, la creazione di un gruppo nazionale con al vertice Cassa Centrale Banca, è una coraggiosa operazione di valorizzazione del sistema del credito cooperativo inaugurato originariamente, con la società Phoneix che ha il merito di avere creato un sistema informatico adottato da altre 140 Banche di credito cooperative su 360 banche di credito cooperativo operanti in Italia.

Appare superfluo sottolineare ancora una volta l’importanza del sistema informatico, all’interno delle banche odierne dove vi è una forte spinta alla digitalizzazione dei servizi.

Il vero nodo che va affrontato, aldilà di un supposto perdita di spirito cooperativo, in ambito meramente bancario è la disciplina dei rapporti che intercorrono tra la capogruppo e le singole casse rurali, che devono per forza restare banche dei territori all’interno di una realtà più grande, con la consapevolezza che il sistema Trentino ha il potere di incidere sulle scelte a livello nazionale da protagonista.

Inoltre il Presidente dimentica le ricadute occupazionali che la presenza della sede della capogruppo può avere a Trento, dando opportunità lavorative qualificate anche a giovani laureati, valorizzando così ulteriormente il territorio e l’università.

In merito al dualismo tra l’identità Trentina e l’identità Sudtirolese, si sono versati fiumi di inchiostro e opinioni storiche, politiche e giuridiche più o meno convincenti.

A questo proposito mi limito a citare le belle parole spese dall’attuale direttore dell’Adige Alberto Faustini in un saggio dal titolo “L’ Autonomia del Trentino” dove si sostiene che dopo la seconda guerra mondiale “per i Trentini l’autonomia torna ad essere una forma di autogoverno il cui fine è il bene comune, per i sudtirolesi diventa prioritariamente una difesa dell’identità nazionale, quindi non una finalità di comunione, ma se non di separazione, certamente di distinzione”.

In Sudtirolo, con un gruppo etnico linguistico omogeno ancorato alla Svp, è più che normale che vi sia un senso di identità molto forte, mentre Trento al contrario (come è stato giustamente notato da Faustini) è un ponte sospeso tra il mondo Mitteleuropeo e il mondo Meditteraneo, e conseguentemente risente della contaminazione di queste due culture.
Da queste due opposte concezione culturali, storico e politiche è necessario partire per bene capire le differenze che incorrono, le due realtà senza incorrere in clamorose semplificazioni storiche e politiche che arrecano più danni che benefici.

La vera sfida per il Trentino di adesso come è emerso in un dibattito all’interno della scuola di politica promossa da Lorenzo Dellai, è quello non di rinchiuderci tra le montagne e le nostre vallate, ma bensì di proporre l’Autonomia un modello di gestione dei servizi a livello statale, costruendo a livello politico una stagione costituente per rimettere mano alla sciagurata riforma 3 del 2001, che tanto contenzioso e tante confusioni sta creando.

Questo ultimo dovrebbe essere uno dei cardini su cui innestare, un vero pensiero autonomista, con la A autonomista.

La cruda realtà dei nostri giorni, ci racconta come il governo della provincia sia governato da una classe dirigente, che si limita ad interventi legislativi spot, che non risolvono alcunché ma che si limitano a disfare ciò che funziona, senza intervenire realmente sui problemi, mentre Trento e Bolzano unite da quel poco che resta della regione navigano sempre più lontane tra loro.

 

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Dottor Gianluca Marches

Assistente amministrativo Comune di Lavis (Tn)

Contro l’ordinanza di abbattimento dell’orso del Monte Peller appena identificato tramite l’esame del dna, l’Oipa Italia e l’Enpa hanno presentato ieri, 2 luglio, una diffida presidente Maurizio Fugatti e alla Procura della Repubblica in cui s’intima la Provincia autonoma di Trento – entro e non oltre 5 giorni dal ricevimento dell’atto – a effettuare il riesame del provvedimento al fine del suo annullamento in autotutela.

Se l’annullamento dell’ordinanza d’abbattimento non arriverà, le due associazioni adotteranno ogni misura, anche di tipo giurisdizionale, a tutela dell’orso ritenuto colpevole di avere aggredito due persone nella Val di Non e degli altri orsi presenti nel territorio della Provincia.

«Se la condanna a morte dell’orso decretata dal presidente Fugatti resterà in vigore, presenteremo anzitutto un ricorso al Tar, poiché l’abbattimento di un orso può avvenire, per legge, solo in caso di comprovata pericolosità nei confronti dell’uomo e quando si sia verificata l’inefficacia di misure alternative incruente», dichiara il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto.

«L’esame del dna confermerebbe che l’orso è una femmina, JJ4 una delle orse più anziane del Trentino, probabilmente una madre con cuccioli. Come hanno raccontato le cronache, inizialmente ha solo digrignato i denti per poi fuggire. Il bosco è la sua casa e anche in quest’occasione chi ha sbagliato è l’ospite umano che, cadendo nel panico, ha innescato una reazione a catena imprevedibile. Questo non sarebbe accaduto nel caso di un corretto comportamento, più volte spiegato dagli esperti e dai forestali. Se nel rapporto uomo-animale vince la ‘legge del più forte’, vuol dire che siamo ancora alla preistoria».

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