Il Partito Democratico del Trentino è da sempre favorevole ed impegnato nella ricerca di soluzioni in grado di garantire una miglior regolazione dei tempi di lavoro e di conciliazione degli stessi con i tempi della famiglia. Parla per noi il lavoro svolto nelle scorse legislature in tema di lavoro, commercio, famiglia e servizi di conciliazione.

Crediamo in un modello commerciale di stampo mitteleuropeo ed alpino, capace di temperare e conciliare la libertà e il pluralismo del fare impresa con la qualità del lavoro e della vita e con la conciliazione dei tempi lavoro-famiglia. Questi sono valori che un riformismo maturo deve riuscire a fare stare assieme e che noi per primi abbiamo tentato di tenere assieme con la cosiddetta “legge Olivi” nella scorsa legislatura, e non abbiamo di certo cambiato idea.

Siamo però altrettanto convinti che questo settore non può essere normato con leggi unilaterali calate dall’alto, non condivise né con le parti sociali né con i territori. Serve un processo che parta dal basso, con quello spirito concertativo che è stato per anni uno dei tratti distintivi della cultura di governo e amministrativa della nostra Provincia. Serve una norma quadro in grado di disciplinare il settore e di garantire poi la condivisione di patti virtuosi tra istituzioni provinciali, parti sociali ed enti locali. Gli emendamenti proposti dal PDT in commissione – accolti nella proposta di legge – vanno proprio in questa direzione: più concertazione, più partecipazione delle parti sociali, più ascolto dei territori e maggiore considerazione delle loro esigenze specifiche.

Come diciamo spesso, non esistono soluzioni semplici – o peggio semplicistiche – a problemi complessi e di solito le scorciatoie in politica non portano mai a risultati trasversali, virtuosi e sostenibili nel lungo periodo. Con questa legge la Giunta Fugatti e la maggioranza consiliare vanno esattamente nella direzione opposta, calando dall’alto una proposta non condivisa, che mette contro le parti sociali e che esclude completamente i territori dal processo decisionale. La maggioranza leghista non sta facendo una legge che in precedenza non si è voluta fare, ma sta facendo una legge che ieri come oggi non si può fare, al solo scopo di alimentare una campagna elettorale permanente giocata sulle spalle dei lavoratori.

A ciò si aggiunge un grave difetto di certezza del diritto. Innanzitutto perché oggi il Consiglio provinciale ha approvato una legge che non si sa a chi e come sarà applicata, visto che i criteri applicativi saranno definiti nei prossimi giorni dalla Giunta provinciale e si applicheranno quindi qui e non là sulla base di un indice di turisticità che sarà la Giunta stessa a definire. Trento si o Trento no? Rovereto si o Rovereto no? Chi vivrà vedrà, alla faccia della programmazione e della pianificazione del settore del commercio.

Non si può infine tacere sul profilo di incostituzionalità di questa legge. Esiste infatti un parere del servizio legale del Consiglio provinciale che dice che la Corte Costituzionale si è già espressa molte volte a ribadire la competenza esclusiva dello Stato su questa materia. A dimostrazione di ciò ricordiamo che già sette volte la Corte ha bocciato proposte normative regionali di questo tipo. Ciò che è peggio è che la Giunta ne è pienamente consapevole, come dimostra la richiesta fatta pervenire dai Presidenti Fugatti e Kompatscher alla Commissione dei Dodici per sollecitare una norma di attuazione in materia di regolazione commerciale.

Se nel merito siamo d’accordo con l’obiettivo perseguito con questa legge non possiamo che dichiararci completamente in disaccordo ed estranei al metodo scelto da questa maggioranza, che rinnega il confronto ed esclude le parti sociali ed i territori e che illude i lavoratori con un’iniziativa legislativa messa in capo senza nemmeno averne la competenza. Si sarebbe potuto coinvolgere l’intero Consiglio nell’adozione di un atto di indirizzo volto a chiedere al Governo l’avvio nei tempi più rapidi possibili dell’iter per l’adozione di una norma di attuazione in grado di riconoscere la piena competenza della Provincia su questo settore. La maggioranza come spesso accade ha invece scelto una soluzione unilaterale ed escludente, incapace a nostro avviso di fare il bene del Trentino.

 

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Per il Gruppo consiliare del Partito Democratico del Trentino
La Capogruppo – Cons.a Sara Ferrari

Abbiamo bisogno di comunità. Ne abbiamo necessità urgente, proprio ora, dopo mesi di isolamento e di comunicazioni a distanza, dopo una ripresa dei contatti che è segnata per molti da forti timori e molta prudenza a cui fanno da contraltare tante persone pervase da un desiderio di buttarsi tutto alle spalle, come nulla fosse accaduto.

Eppure è accaduto qualcosa di molto significativo, che ha aumentato le distanze non solo sociali, ma soprattutto quelle concrete, in termini di aspettative, di possibilità, di lavoro, di reddito, di inclusione.

Lo scorso anno abbiamo messo al centro della settimana le solitudini; avevamo l’ambiziosa idea di interrogarci e provare a prospettare idee su come prendersi cura di questa dimensione, che spezza legami, atomizza il corpo sociale, sfibra la comunità.

La pandemia ha enfatizzato in molti casi questa condizione; ma ha anche messo in luce persone, associazioni, lavoratori, volontari capaci di prendersi cura, farsi carico, sacrificarsi per un’ideale di umanità, di comunità. Ci ha insegnato che nessuno si salva da solo.

Ci ha insegnato che l’altro è parte costitutiva della mia stessa libertà. E’ emersa un’idea di fratellanza come fatto non di sangue o di stirpe, ma come sentimento profondamente umano dell’essere sempre in relazione con l’altro. La pandemia, il virus ci hanno insegnato l’importanza insostituibile della relazione, del rapporto, di sentirsi comunità.

Una lezione che non va dimenticata.

Abbiamo capito tutti di aver bisogno di una comunità pensante, riflessiva, sapiente, tollerante e attenta. Di una comunità di persone che sappiano prendersi cura di se stesse e degli altri.

A partire da questa riflessione CNCA, Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza del Trentino Alto Adige propone la sua Settimana dell’accoglienza, la sesta, consapevole delle difficoltà nella organizzazione e gestione degli eventi che in essa sono contenuti, ma allo stesso tempo convinta che mantenere nonostante tutto l’appuntamento sia davvero importante.

E’ importante infatti in questo delicato momento riaffermare i valori e le pratiche che la Settimana promuove ed evidenziare il ruolo fondamentale che le reti solidali, formali e informali, hanno avuto e stanno avendo in questa fase di emergenza per garantire coesione sociale e attenzione ai più fragili.

E’ importante porre all’attenzione di tutti l’urgenza di ritessere fili, relazioni, legami, connessioni e provare a ripartire, per un nuovo modo di stare insieme, di contare e contarci, di guardare alle persone come soggetti portatori di diritti inalienabili e non come consumatori, come cittadini responsabili e non come individui alla ricerca del proprio particolare. Di prendersi cura di se stessi, degli altri, del bene pubblico, in altre parole della qualità complessiva della vita. Parole come relazione, spazi di vita, salute e ambiente sono parole chiave per ridare un senso, un significato al nostro vivere collettivo, e sono anche le parole chiave della nostra settimana.

Relazioni come fattore determinante per una comunità che sappia riconoscere il valore di ciascuno e sia accogliente con tutti, sia capace di valorizzare quanto di straordinario è stato fatto in questi mesi da moltissime persone nel campo sanitario, educativo, dell’assistenza, dei servizi essenziali, del volontariato e farne tesoro.

Queste trame che si sono materializzate nell’emergenza devono rimanere, devono essere accresciute, devono essere lo stimolo per comprendere quanto la vita di una comunità è dipendente dall’impegno, dal coraggio, dal senso forte di appartenenza. Quando le persone vivono relazioni positive di scambio, si modifica il significato stesso che esse attribuiscono alla loro condizione. Molte barriere, minacce, paure, identificazione di nemici, difficoltà, inadeguatezze, insoddisfazioni che logorano le persone in tutti i loro ambienti di vita, sono socialmente costruite, nascono dal modo di agire e di vedere la realtà che si sono affermati in una determinata comunità.
Occorre ri-creare quindi spazi di vita ove le relazioni fra le persone possano realizzarsi. Spazi di socialità, di incontro, di scambio, di espressione culturale, di creatività.

Questi spazi chiedono di essere profondamente ridisegnati e resi significativi, con una visione politica e sociale che sappia ri-connettere, coinvolgere attori pubblici e privati, scuole e territorio, associazioni e istituzioni. Una comunità che cresce nell’agorà, nella piazza, nel confronto. Una piazza reale, non quella virtuale dei social, una piazza diffusa e non solo vissuta nel salotto buono dei centri storici. Non è utopia, è condizione per ridisegnare una nuova modalità di stare assieme. La riconfermata sindaca di Parigi ne ha fatto programma elettorale e su questo ha vinto.

La “città del quarto d’ora”, la città dove ognuno nel raggio di 15 minuti abbia la possibilità di lavorare, imparare, fare la spesa, condividere, stare all’aria aperta, acculturarsi e spendersi nel sociale, farsi curare, fare esercizio fisico. Non sulle paure, non sulle chiusure, non sulla differenziazione, sulla diffidenza, ma sull’inclusione, sullo scambio, sulla reinvenzione di una qualità urbana che metta al centro le persone e non gli interessi, i bisogni e non gli affari.

Vogliamo ragionare su questo, sulla necessità di prendersi cura soprattutto delle periferie, urbane e di valle, di ripensare alle persone che le abitano, alle loro problematiche, alle loro necessità.

Fra le quali c’è sicuramente la salute, diritto fondamentale dell’individuo, che deve essere garantito a tutti (cittadini italiani e stranieri) e interesse della collettività. Come sta scritto nell’art. 32 della Costituzione. Salute intesa “non come semplice assenza di malattia, ma come stato di completo benessere fisico e psichico”. La giurisprudenza ha iniziato a considerare il diritto a un ambiente salubre come premessa necessaria per rendere effettivo il diritto alla salute. Garantire la salute e la qualità dell’ambiente è garantire la tenuta di una comunità. Sono elementi che si intrecciano e che vedono le realtà di CNCA muoversi con una visione di prospettiva e con una dimensione di concreta presa in carico.

Riconosciuta pochi giorni fa anche con un premio per quanto fatto in questa fase della pandemia, ma che non rappresenta un’eccezione ma la regola di associazioni e cooperative che hanno ben presente il legame tra diseguaglianze sociali e diseguaglianze della salute; tra interventi di sola medicalizzazione e la necessità di un sistema di relazioni che sgretolino il muro di solitudine e povertà; tra la distanza dei protocolli e la prossimità. Spesso è proprio l’accompagnamento a fare la differenza in molte situazioni: rende cioè possibile la cura.

E hanno ben presente i gruppi di CNCA anche la sfida grandissima che riguarda l’ambiente, da quello globale, a quello del proprio microcosmo, come condizione necessaria, indispensabile per favorire uno sviluppo di comunità e una qualità del benessere.

La Settimana dell’Accoglienza del 2020, con i limiti nostri e quelli imposti dalle necessarie regole, va nella direzione di costruire occasioni di riflessione complessiva sulla fase che stiamo vivendo, sul futuro prossimo, ma anche su quello a lungo termine. Occasioni anche per costruire reti, valorizzando tutto ciò che di notevole e straordinario in questi mesi è stato messo in campo; per elaborare progetti che vadano nella direzione di una comunità che sia cooperativa, solidale, responsabile, ecologica, aperta. Altrimenti come dice Piero Piro su Vita, non sarà.

Una comunità in definitiva che si assume il compito di costruire relazioni, spazi, qualità della vita, con singoli, associazioni, gruppi, istituzioni di base che si prendono cura di se stesse e degli altri, contrastando la deriva individualistica, la rottura delle relazioni, la conflittualità micro e macro, il fastidio di occuparsi del bene pubblico.
Su questo vogliamo interrogarci, di questo vogliamo discutere, cercando proposte , alleanze, entusiasmi.

Siamo “idealisti concreti”, o “sognatori con i piedi nel fango”, come ama dire l’ex presidente nazionale di CNCA Armando Zappolini. Altrimenti non saremmo qui.

“Da roveretana prima ancora che da esponente e amministratore leghista, ammetto di aver appreso con una certa sorpresa del comunicato con cui il consigliere di Futura Paolo Ghezzi afferma che «la giunta Fugatti non vuol bene a Rovereto» in quanto «non solo vuole regalarle la Valdastico, non solo le ha negato dignità con il disegno di legge sulla riforma delle Apt ma nega alla seconda città del Trentino, nonostante il Mart e tutto il resto, lo status di centro turistico strategico per il nostro territorio».

Il mio stupore rispetto a questa uscita consiste nel fatto che sono anni che, non certo isolata, denuncio come grave il fatto che, a Rovereto, non si sia mai puntato al turismo come settore trainante, che avrebbe peraltro potuto ammortizzare la crisi economica industriale. Anni in cui, confesso, non ricordo l’interessamento del consigliere di Futura sul destino della Città della Quercia; ma non intendo polemizzare. Mi preme invece ricordare, come dicevo poc’anzi, che la questione è sul tappeto da davvero parecchio tempo; motivo per cui non si può certo pensare di risolverla con una disputa sullo status di centro turistico.

A rendere turistica una città, infatti, non sono attestati riconosciuti o negati né timbri ma, molto banalmente, i turisti. E se in questi anni la pur splendida città di Rovereto ne ha attratti assai di meno di quanti avrebbe potuto non è certo a causa di decisioni provinciali, bensì per via della miopia delle amministrazioni di centrosinistra che si sono succedute alla guida cittadina. Anche per questo ritengo che alle elezioni comunali del prossimo autunno i roveretani non avranno esitazioni di sorta nel voltare pagina, premiando la coalizione di centrodestra che sostiene la candidatura a sindaco di Andrea Zambelli”.

È quanto affermato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Mara Dalzocchio.

Festival dell’Economia: l’impatto del Coronavirus sul mercato del lavoro e sulle famiglie.

L’importanza dei servizi di cura, di politiche che favoriscano la condivisione con un coinvolgimento più attivo dei padri e politiche con le imprese volte alla trasparenza e al controllo sui dati inerenti le retribuzioni sono dei diversi punti di attacco che potrebbero aiutarci a ridurre il gender gap nel mercato del lavoro.
Sono alcune delle riflessioni emerse queste pomeriggio nel dialogo tra la sociologa Chiara Saraceno e l’economista Alessandra Casarico, moderate dalla giornalista del Corriere della Sera Paola Pica nell’ambito degli ormai consueti appuntamenti del Festival dell’economia in versione digitale.

Per capire un po’ gli effetti della crisi e come questa abbia colpito maggiormente le donne è utile partire da un dato: a gennaio 2020 – quindi prima dell’inizio della crisi – il tasso di occupazione femminile era del 50%. Una donna su due in Italia lavorava. Su questo terreno si è innestata la crisi del Coronavirus.

“Sul tema dell’occupazione vanno considerati quattro diversi fattori – ha spiegato Alessandra Casarico – la dimensione geografica, ovvero la differenze tra Nord e Sud Italia. Se il Nord è in linea con i Paesi Ocse, i dati del Sud ci dicono che 1 donna su 3 lavora. Altra dimensione è l’età, le donne più giovani partecipano di più al mondo del lavoro. Terzo fattore è l’istruzione. E qui i dati mostrano che le donne più istruite partecipano di più al mercato del lavoro. Ultimo tassello la presenza di carichi famigliari. Su questo fronte la maternità è un fattore determinante, un ostacolo a volte insormontabile per la partecipazione delle donne al mondo del lavoro”.

Ma se in passato le crisi colpivano maggiormente gli uomini, in quanto coinvolgevano settori in cui essi erano maggiormente presenti, questa volta le attività più colpite sono state quelle associate a servizi ove vi è una presenza maggiore di donne. “Altro elemento chiave della crisi – ha proseguito Casarico – è stata la totale chiusura dei servizi di cura. Chiusura che ha comportato un impatto forte sul tempo delle famiglie e ancora di più su quello delle donne”.

“L’Italia è uno dei Paesi in cui la presenza di figli minori incide di più sulla vita di una donna – ha esordito Saraceno – Il 75% delle dimissioni volontarie in Italia riguardano motivi famigliari. Fare famiglia per una donna è un rischio altissimo per restare nel mercato del lavoro”. E anche qui il punto di partenza pre crisi sono le politiche di conciliazione molto ridotte, nonché disuguali rispetto ai territori. “Lo tsunami – ha sottolineato Saraceno – ovvero la chiusura delle scuole ha significato anche per le donne che potevano lavorare da casa la doppia presenza in contemporanea. Un’intensificazione quindi altissima del lavoro, che ha visto per le donne, oltre alla cura dei figli anche l’attività didattica a distanza. Le indagini ci dicono che le madri hanno aumentato il proprio impegno e anche se i padri sono stati più presenti, questo non ha compensato il lavoro materno. Molte donne si sono trovate con un sovraccarico di lavoro non sostenibile”.

Per aiutare le famiglie il Governo ha messo in campo congedi parentali, bonus baby sitting. “Ancora una volta il congedo parentale – ha spiegato Saraceno – è stato preso di più dalle madri che dai padri. Una volta però esaurite le ferie, i congedi, i permessi molte donne hanno dovuto rinunciare volontariamente al lavoro per far fronte al bisogno di cura dei propri figli. Abbiamo una società che si lamenta dei bambini che non nascono ma poi non fa nulla per ampliare i gradi di libertà per chi i figli vorrebbe averli”.

Altro tema emerso nel dibattito è stato quello del diritto dei bambini. Rinchiusi per mesi in casa, con una didattica esclusivamente a distanza. “Nell’emergenza non si poteva fare altro – ha spiegato Saraceno – ma bisogna ricordare che i bambini e i ragazzi hanno bisogno di socialità. Anche il loro bisogno di spostamento è stato soppresso. Molte ricerche iniziano a mostrare i danni psicologici e sullo sviluppo dei bambini dovuti al lockdown. Si tratta di regressioni nell’apprendimento linguistico, di dipendenza dai genitori. Senza contare gli effetti negativi che la lunga pausa estiva avrà sulla loro istruzione, specialmente per chi a scuola fa più fatica. Questo andrà ad incidere sulla dispersione scolastica”.

Come strategia per rompere il cosiddetto “soffitto di cristallo” il Governo ha proposto di sostenere un master formativo per 500 donne manager con un sostegno economico. “Nelle intenzioni questa proposta doveva andare ad attaccare il tema della carenza di donne nei vertici delle aziende – ha spiegato Casarico – ma qui il tema non è il grado di istruzione. Il 57% dei laureati è donna, poche però intraprendono discipline scientifiche. Le ragioni ci portano a stereotipi all’interno delle famiglia e all’interno delle scuole. C’è un tema legato al mercato del lavoro e ai carichi di cura, che non dipendono da quello che hanno studiato o il loro grado di istruzione. Le donne lavorano un numero minore di ore, hanno remunerazioni inferiori. Se dobbiamo pensare ad avere donne manager forse abbiamo degli snodi più strutturali su cui lavorare”.

Il divario economico accanto a quello occupazionale è una delle dimensioni del gender gap. Le donne in Italia mediamente guadagnano il 20% in meno rispetto agli uomini. “Su questo tema nel tempo è diventato importante concentrarsi sulle imprese – ha spiegato Casarico – a loro viene chiesta più trasparenza nei dati e quali sono le remunerazioni. Questo per aiutarle ad assumere una maggiore consapevolezza e ad individuare discriminazioni”.
“L’importanza dei servizi di cura – ha concluso Casarico – di politiche che favoriscano la condivisione con un coinvolgimento più attivo dei padri e politiche con le imprese volte alla trasparenza e al controllo sui dati inerenti le retribuzioni sono dei diversi punti di attacco che potrebbero aiutarci a ridurre il divario”.

È possibile rivedere la conferenza a questo link:
https://2020.festivaleconomia.eu/live?encoder=en03&stream=Intersezioni0207

Ammonta a 8.178.136,32 euro l’avanzo di amministrazione del Consorzio Bim Adige relativo alla gestione 2019.

L’assemblea generale del Bim convocata per la seconda volta consecutiva in videoconferenza ha approvato il rendiconto della gestione 2019.

Su proposta del presidente Donato Preti, degli oltre 8 milioni di avanzo, l’assemblea ha deciso di destinare ben 5.178.136,32 euro ai comuni consorziati divisi nella vallate del Noce, dell’Adige e dell’Avisio.

Questi gli ambiti di intervento, oltre ai trasferimenti in parte corrente: Piano Scuola (interventi di edilizia scolastica), interventi sulle strutture sportive e interventi relativi all’emergenza Covid.

“Abbiamo voluto inserire questa nuova tipologia di intervento relativa all’emergenza Covid -ha spiegato il presidente Preti- che si affianca ai già presenti capitoli di edilizia scolastica e sportiva, poiché riteniamo che in questo momento i comuni possano avere delle esigenze diverse rispetto a quelle pianificate in fase di bilancio di previsione, legate ovviamente alla gestione dell’emergenza sanitaria.

Abbiamo cercato di vincolare il meno possibile le risorse che vengono ora trasferite ai comuni proprio per permettere alle amministrazioni dei vari territori di intervenire laddove esista una reale necessità di risorse da impegnare.

In un momento come questo è necessario dare autonomia e operatività agli amministratori locali”.

I rimanenti 3 milioni di euro verranno utilizzati per l’acquisto di azioni della Dolomiti Energia spa, operazione che verrà portata avanti in sinergia con gli altri 3 Bim della Provincia autonoma di Trento: Consorzio dei Comuni compresi nel Bacino Imbrifero Montano del fiume Brenta , Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano del Chiese, e Consorzio dei Comuni Bim Sarca Mincio Garda Provincia di Trento.

L’assemblea ha inoltre deliberato di ratificare di ratificare la deliberazione del Consiglio direttivo n.
n. 23 del 25 maggio 2020, avente ad oggetto “Variazione urgente al bilancio di previsione 2020 – 2022”, che prevedeva, tra l’altro, lo stanziamento del contributo che il
Bim Adige, unitamente ai Bim della provincia di Trento, ha deciso di erogare in favore dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari per contribuire con un concreto supporto finanziario alla gestione dell’emergenza Covid19 da parte dell’Azienda stessa.

Quattordici escursioni con accompagnatori straordinari e nove film al margine del bosco. È questo il programma di Superpark. Scoprire la bellezza del Parco Naturale Adamello Brenta.

Quattordici personaggi d’eccezione – chef, illustratori, scrittrici, sportivi, registi e registe, alpinisti e musicisti – attraverseranno i sentieri dell’area protetta alla scoperta dei suoi angoli nascosti nelle vesti di originali accompagnatori. Le rocce, le piante, i prati, i sassi, i torrenti saranno la scenografia dei loro racconti.

Il bosco di sera sarà la cornice di una rassegna di nove film che promette di fondersi e intrecciarsi con la natura, senza disturbarla: le proiezioni saranno alimentate dalla luce del sole immagazzinata durante il giorno e saranno silenziose grazie all’uso delle cuffie.

Il progetto che attraverserà tutta l’estate è promosso dal Parco Naturale Adamello Brenta, curato da Impact Hub Trentino, sostenuto dalla Provincia Autonoma di Trento e da tutte le Aziende per il turismo e Consorzi interessati dalla presenza del Parco.
Il progetto nasce quest’anno ed è volto a valorizzare le bellezze naturali espresse dal territorio, lungo sentieri e boschi per vivere in modo inedito il Parco, i suoi beni naturali, ed esaltare la natura in modo innovativo.

“Da sempre – commenta il presidente del Parco, Joseph Masè – al Parco siamo convinti che la migliore forma di tutela sia la conoscenza. Anche i momenti di incontro con i fruitori, apparentemente di svago, possono in realtà rappresentare importanti occasioni per contribuire alla diffusione di una coscienza ambientale collettiva. Ed è in quest’ottica che le proposte di Impact Hub Trentino hanno subito colto il favore del Parco. I temi trattati sono in piena sintonia con la nostra mission, ma per la prima volta vengono comunicati con formule innovative che, sono certo, colpiranno i nostri ospiti che avranno l’occasione, attraverso accompagnatori straordinari, di osservare la natura da un’ottica diversa da quella tradizionale e di vivere il bosco nell’inedita veste di cinema sotto le stelle.”.

Saranno 14 gli appuntamenti delle “Escursioni con accompagnatori straordinari” – un paio a settimana dal 4 luglio al 29 agosto – ed attraverseranno tutte le aree del Parco tra le Dolomiti e l’Adamello: Altopiano della Paganella, Terme di Comano, Giudicarie Centrali, Valle del Chiese, Val Rendena, Val di Sole e Val di Non.

Occasioni per attraversare il territorio e vederlo con occhi altrui, attraverso gli sguardi di professionisti in settori diversi. Punti di vista differenti che possono aprire nuovi orizzonti nel segno dell’ibridazione di storie, professioni e linguaggi. Tratto caratteristico degli eventi che Impact Hub organizza sul territorio.
Si indagherà la montagna, la natura e l’ambiente nei suoi differenti aspetti, anche grazie alla collaborazione con il Trento Film Festival.

“Storie di baci e altri mal di pancia” sarà il tema di esordio con il poeta e libraio Alessandro Barbaglia. L’autrice e curatrice Roberta Bonazza ci guiderà in una camminata dentro la montagna con lo sguardo aperto e l’immaginazione pronta allo stupore. Lo chef stellato Alfio Ghezzi invece sarà accompagnatore in un’esplorazione della natura attraverso il gusto. Un’escursione alla scoperta dei suoni della natura sarà quella con il sound artist Federico Ortica. Il regista Andrea Segre invece sarà guida tra malghe, pascoli, boschi e viste mozzafiato.

Osservare la natura e riflettere sugli auspici naturali e vitali post pandemia sarà l’obiettivo della regista Elena Goatelli. L’esploratore Franco Michieli introdurrà alla lettura del paesaggio e dei riferimenti naturali che permettono di orientarsi grazie alla relazione con l’ambiente, senza bisogno di tecnologie.

Con la giornalista “di montagna” Linda Cottino andremo alla scoperta della selvaggia Val Gelada, tra suggestioni letterarie e visioni alpinistiche.
Un viaggio nel paesaggio sonoro tra ambiente naturale e presenza dell’uomo sarà quello con il musicista Marco Dalpane. Ripercorreremo il viaggio avventura dal Trentino fino in Cina a cavallo di una e-bike con Yanez Borella. Cercheremo di catturare emozioni in compagnia del fotografo Fabio Pasini. L’errare si farà modello di vita e camminare diventa un atto creativo in compagnia di Simone Sbarbati. Guidati dalle parole dello scrittore Davide Sapienza percorreremo un cammino geopoetico. Impareremo a lasciare inciampare lo sguardo e a camminar disegnando con l’illustratore Alessandro Bonaccorsi.

Le escursioni mattutine (con partenza alle 9 e rientro verso le 13) vedranno sempre la presenza delle guide del Parco che potranno raccontare natura e paesaggio. Si chiederà ai partecipanti di uscire dalle logiche di una passeggiata in montagna e di aprirsi a visioni e conoscenze nuove.
È necessario riservare il posto con la prenotazione presso le Apt di riferimento. Il costo è di 10 euro a persona.

La rassegna cinematografica di SuperPark – che prevede 9 proiezioni dal 10 luglio all’8 agosto – per la prima volta in Italia promette di fondersi con la natura, senza disturbarla: le proiezioni saranno alimentate dalla luce del sole e saranno silenziose grazie all’uso delle cuffie, interamente ad impatto zero sull’ambiente e collocate nella natura, per un’esperienza immersiva, totalizzante.
Si parlerà del rapporto tra l’uomo e la natura, di montagna, di catastrofi ambientali e dell’impatto dell’uomo sul mondo che lo circonda, di alpinismo, boschi, riscaldamento globale e del futuro dell’uomo sulla Terra.
Mai come in questo momento ci sembrava opportuno un invito alla riflessione su quello che sta accadendo intorno a noi, da contesti vicini e lontani.

Si parte con due film in anteprima sulla spiaggia di Molveno, proiettate in occasione di MOLVIUS, storie riflesse in un lago l’evento che si svolge a Molveno dal 9 al 12 luglio e ha come protagonista il mostro del lago: NAUSICAÄ NELLA VALLE DEL VENTO di Hayao Miyazaki e LA PRINCIPESSA E L’AQUILA di Otto Bell.

Dal 27 luglio, per due settimane poi ci saranno i 7 film del “Cinema al margine del bosco”, che si guarda seduti sul prato, seduti su una coperta portata da casa.

LUNEDÌ 27 LUGLIO nella VALLE DEL CHIESE La serata inaugurale sarà un omaggio a David Lama, scomparso lo scorso anno, e al Cerro Torre una delle montagne più emblematiche dell’alpinismo, in compagnia di Ermanno Salvaterra e Francesco Salvaterra alpinisti delle Dolomiti di Brenta che, come il conterraneo Cesare Maestri, in epoche diverse, sono stati affascinati dalle asperità del celeberrimo granito patagonico.
Nella serata d’apertura sarà proiettato CERRO TORRE: È LA NATURA A DETTARE LE REGOLE di Thomas Dirnhofer.

 

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La rassegna poi propone:

MERCOLEDÌ 29 LUGLIO in VAL BREGUZZO IL SALE DELLA TERRA di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado

VENERDÌ 31 LUGLIO a STENICO ANTROPOCENE: L’EPOCA UMANA di Jennifer Baichwal, Nicholas De Pencier, Edward Burtynsky

DOMENICA 2 AGOSTO in VAL RENDENA INTO ETERNITY: UN FILM PER IL FUTURO di Michael Madsen

MARTEDÌ 4 AGOSTO in VAL DI NON ALBERI CHE CAMMINANO di Mattia Colombo

GIOVEDÌ 6 AGOSTO in VAL DI SOLE CHASING ICE di Jeff Orlowski

SABATO 8 AGOSTO sull’ALTOPIANO DELLA PAGANELLA IL CASTELLO NEL CIELO di Hayao Miyazaki.

Per la realizzazione del cinema solare itinerante si è coinvolta l’Organizzazione Umanitaria ONG Bambini nel Deserto ONLUS, che dal 2016 porta il progetto “Cinema Du Desert” in giro per il mondo.

Il progetto è promosso da numerosi partner: in primis il Parco Naturale Adamello-Brenta con il sostegno economico della Provincia Autonoma di Trento, organizzato da Impact Hub Trentino in collaborazione con Trento Film Festival, Trentino Film Commission, Alpes e le sette Aziende per il Turismo del territorio che credono nell’interesse turistico e culturale della proposta, in particolare: Apt Madonna di Campiglio – Pinzolo – Val Rendena, Apt Dolomiti Paganella, Consorzio Turistico Giudicarie Centrali, Consorzio Turistico Valle del Chiese, Consorzio Dimaro Folgarida Vacanze, Apt Val di Non, Apt Dolomiti di Brenta – Terme di Comano.

 

 

Volantino SuperPark

Con un’ ordinanza del 29 giugno 2020, che detta misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 – “Ulteriori disposizioni provinciali sul servizio di trasporto pubblico a seguito dell’emanazione del Dpcm 11 giugno 2020…”, la Provincia di Trento, in considerazione della situazione sanitaria da Covid 19 ritenuta in netto miglioramento e la progressiva riapertura delle attività economiche/produttive/sociali, compreso il ritorno al lavoro per la maggior parte dei dipendenti pubblici e il conseguente spostamento dei lavoratori pendolari, ha ridefinito la capienza dei mezzi impiegati nei servizi di trasporto pubblico locale, di linea e non di linea, ferroviario, lacuale e funiviario.

Dal 29 giugno è consentita l’occupazione del 100 per cento dei posti a sedere per i quali il mezzo è omologato, mentre si ritiene ancora opportuno confermare l’obbligo di distanziamento interpersonale di almeno 1 metro per i posti in piedi. Rimane l’obbligo di aerazione del mezzo e l’uso della mascherina.

Ora mi è stato segnalato che, in particolare in determinati orari, alcune linee di trasporto pubblico urbano sono particolarmente affollate e non è assolutamente possibile mantenere il metro di distanza tra le persone in piedi. D’altronde su un autobus o corriera, anche nei doppi posti a sedere, è impossibile mantenere la distanza di almeno un metro.

Nel comunicato dell’ufficio stampa della Provincia del 1° luglio 2020 si legge che anche se i casi positivi al Covid-19 rilevati negli ultimi giorni sono molto pochi, il solo fatto che il virus continui a manifestarsi significa che non è scomparso e quindi si rende necessario mantenere le buone regole, a partire dal distanziamento e dall’igiene.
Ora che le attività produttive ed economiche sono riprese quasi totalmente, il flusso turistico nella nostra provincia sta aumentando, il rischio di contagio potrebbe aumentare.

Nessuno sa dire se in autunno il virus si ripresenterà o se, come ci auguriamo tutti, scomparirà.
Lascia perplessi che l’unica soluzione trovata per garantire la sicurezza sui mezzi di trasporto pubblico sia quello di tornare alla capienza pre virus!
Si assiste in questi giorni di rientro al lavoro in massa dei dipendenti pubblici, si discute sulle modalità di ritorno a settembre a scuola, all’università, di numeri di studenti per classe, mascherine o non mascherine, utilizzo in sicurezza delle mense, scaglionamenti. I ristoranti e i bar devono mantenere le distanze di sicurezza.

E per un settore importantissimo, strategico e delicato come quello del trasporto pubblico, l’unica soluzione trovata è tornare ad assiepare tutti all’interno degli autobus, che in questi giorni hanno tra l’altro spesso i finestrini chiusi e l’aria condizionata in azione.

Già prima dell’emergenza sanitaria alcune linee di autobus erano sovraccariche e veniva chiesto dall’utenza a gran voce un potenziamento del servizio, a maggior ragione oggi ci troviamo ad affrontare e dover risolvere il vero anello debole che è il trasporto pubblico in sicurezza.

 

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Ciò premesso interrogo il presidente della Provincia di Trento per sapere:

quale sia il criterio che ha orientato la Giunta nel decidere di ripartire con la piena capienza dei mezzi di trasporto pubblico, analogamente al periodo pre Covid-19;
se ritenga che le persone sedute una vicino all’altra o in piedi senza il distanziamento di almeno un metro, come si sta verificando in questi giorni di ripresa alla normalità su alcune linee ed in determinati orari di punta, siano protette dal punto di vista sanitario;

ogni quanto viene areato un autobus tenuto conto che, se fino a poco tempo fa il traffico stradale era molto diminuito e gli autobus, arrivando spesso prima dell’orario nei punti di salita e discesa, venivano arieggiati, ora con il traffico aumentato questo non accade, pena ritardi nella percorrenza;

come la Provincia di Trento intende affrontare il problema del trasporto pubblico in vista dell’autunno, che è alle porte, quando forse il virus sarà ancora presente e agli utenti debba essere garantito di viaggiare in sicurezza;

se si sta prendendo in considerazione la possibilità di incrementare il numero dei mezzi di trasporto pubblico e del personale addetto ai trasporti. Un impegno di spesa certo importante, ma necessario per garantire la sicurezza sanitaria di chi viaggia sui mezzi pubblici, che poi si tradurrebbe in minori costi sanitari. Rinunciamo a spese enormi e inutili come quelle per gli impianti di risalita in luoghi improbabili o per opere pubbliche come la Pirubi. Investiamo in un settore importantissimo e strategico quale è il trasporto pubblico.

 

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Cons. Lucia Coppola

La giunta Fugatti non vuol bene a Rovereto (né alla Vallagarina). Non solo vuole regalarle la Valdastico, non solo le ha negato dignità con il disegno di legge sulla riforma delle Apt ma nega alla seconda città del Trentino, nonostante il Mart e tutto il resto, lo status di centro turistico strategico per il nostro territorio.

E così l’assessore provinciale al turismo mi ha appena annunciato che la maggioranza salvinista affosserà l’ordine del giorno proposto da FUTURA sulla leggina per le chiusure domenicali, che chiedeva tre cose:

1. considerare strategicamente Rovereto non solo come singola realtà municipale-urbana e territoriale ma come centro di servizio dell’intera Vallagarina e snodo economico, culturale e turistico dell’asta dell’Adige e dell’intero Trentino;

2. valutare prospetticamente – commissionando specifici studi e ricerche entro la fine dell’estate 2020 – il ruolo di Rovereto come città di passaggio turistico e lavorativo sull’asse del Brennero e snodo di connessione con il lago di Garda;

3. pianificare le politiche di apertura e chiusura degli esercizi commerciali prevedendo – al più presto – un confronto specifico con l’Apt della Vallagarina, il Comune di Rovereto, la Comunità di Valle e tutti gli operatori e le parti sociali coinvolte.
Tre impegni ragionevoli, quasi innocui.

Eppure Failoni e Fugatti hanno detto: no, Rovereto non è degna di essere considerata una mèta turistica di prima grandezza. Rovereto non passerà.

In allegato l’odg proposto da FUTURA.

 

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IL RUOLO STRATEGICO DI ROVERETO NELLA STRATEGIA ECONOMICA E TURISTICA DELLA PROVINCIA

Premesso che:
per l’applicazione delle deroghe alle chiusure domenicali e festivi la giunta prevede di elaborare un elenco dei Comuni con alta e media intensità turistica;
in epoca pre-pandemia da Covid-19 il trend turistico in Trentino segnava dati lusinghieri pressoché in tutto il territorio provinciale e non solo nelle zone tradizionalmente vocate al turismo;
anche nella città di Rovereto si è registrato un trend di crescita che ha portato a risultati assolutamente lusinghieri e in forte crescita come il resto della Vallagarina come dimostra l’incremento del 5,2 % del settore alberghiero e del 19,7% dell’extra-alberghiero;
l’assessore al turismo e al commercio ha da sempre affermato che l’apporto del settore turistico va ben oltre la logica delle presenze e che va considerata la ricchezza indotta, prodotta sul territorio;
la seconda città del Trentino e capoluogo della comunità della Vallagarina è una città che risponde alle esigenze non solo dei propri abitanti ma dell’intera valle in termini di servizi, occupazione, commercio e cultura;
è anche un centro urbano che, grazie al Mart e al suo polo industriale e della ricerca, ha bisogno di un’attenzione privilegiata nella ripresa dopo il drammatico impatto della pandemia da Covid-19;

Ciò premesso il Consiglio della Provincia autonoma di Trento
impegna la Giunta provinciale a:

1. considerare strategicamente Rovereto non solo come singola realtà municipale-urbana e territoriale ma come centro di servizio dell’intera Vallagarina e snodo economico, culturale e turistico dell’asta dell’Adige e dell’intero Trentino;
2. valutare prospetticamente – commissionando specifici studi e ricerche entro la fine dell’estate 2020 – il ruolo di Rovereto come città di passaggio turistico e lavorativo sull’asse del Brennero e snodo di connessione con il lago di Garda;
3. pianificare le politiche di apertura e chiusura degli esercizi commerciali prevedendo – al più presto – un confronto specifico con l’Apt della Vallagarina, il Comune di Rovereto, la Comunità di Valle e tutti gli operatori e le parti sociali coinvolte.

Paolo Ghezzi
consigliere provinciale di FUTURA

La presentazione della candidatura di Marcello Carli a sindaco di Trento 2020 è prevista per il giorno sabato 4 luglio, alle ore 11.00, a Trento in piazza Venezia, in prossimità del monumento ad Alcide De Gasperi.

All’incontro parteciperà la coalizione a sostegno del candidato.

 

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Marcello Carli

Risto3: 2019 da record a conferma della costante crescita della cooperativa. Approvato dai soci il bilancio di esercizio 2019: 51 milioni di fatturato con una crescita del 8,3% a riconferma della solidità e della costante capacità di sviluppo della principale cooperativa trentina.

Ancora una volta Risto3 si conferma la più grande cooperativa di produzione lavoro trentina. In costante sviluppo, dopo i brillanti risultati degli scorsi anni, chiude il 2019 con dati da record: 51 milioni di euro di fatturato (+8,3%), 452 soci, 1333 le persone occupate (88% donne), 8,2 milioni i pasti serviti, 282 strutture. Una crescita in positivo che contribuisce allo sviluppo del territorio grazie alla redistribuzione del “valore aggiunto” sullo stesso.

Nella giornata di sabato 27 si è tenuta l’assemblea ordinaria di maggio che, a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria Covid-19, non è stato possibile svolgere in presenza e per la quale si è scelta la modalità del rappresentante designato. Una scelta obbligata per la cooperativa che ha prediletto questa soluzione rispetto ad altre normativamente possibili ma considerate limitanti per garantire la partecipazione alla propria estesa base sociale.

Questo non ha però fermato i vertici della cooperativa che, per garantire un opportuno confronto con i soci, hanno proposto nelle settimane precedenti, delle pre-assemblee in presenza di circa 20 persone (nel pieno rispetto delle restrizioni imposte). Oltre a questi appuntamenti speciali, sono stati organizzati 6 punti soci sparsi sul territorio provinciale per la presentazione delle espressioni di voto, affidando infine alla notaia avv. Nicoletta Anderloni il compito di rappresentate designato.

Un appuntamento di grande peso per la cooperativa che quest’anno ha visto il rinnovo delle cariche sociali. Per il triennio 2020-2023, i soci hanno rinnovato la fiducia nel Consiglio di Amministrazione precedente riconfermando ben 10 componenti e dimostrando quindi di condividere le scelte e la strada percorsa dallo stesso nel mandato appena concluso. I componenti del Consiglio di Amministrazione 2020-2023 sono: Cagol Martina, Calliari Mariarosa (consigliere uscente), Casagrande Martino, Cecco Andrea (consigliere uscente), Corsi Angelina (consigliere uscente), Dapreda Maura (consigliere uscente), Eccheli Donatella, Festini Brosa Bruna (consigliere uscente), Girardi Daniela (consigliere uscente), Magri Stefano (consigliere uscente), Minuz Maja (consigliere uscente), Mongalieri Vanessa, Santagiuliana Busellato Camilla (consigliere uscente), Scandella Daniele, Simonetti Guerrino (consigliere uscente). Nei prossimi giorni i nuovi componenti si riuniranno per definire Presidenza e Vice Presidenza.

Il C.d.A., insieme alla direzione aziendale, avrà fin da subito il compiti di affrontare l’attuale situazione causata dall’emergenza sanitaria Covid-19. I positivi numeri di bilancio 2019 – afferma il direttore generale Stefano Raffaelli – e le promettenti prospettive di inizio 2020, sono stati inesorabilmente frenati ad inizio marzo. La maggior parte delle strutture sono state improvvisamente chiuse con un impatto non indifferente sui tantissimi lavoratori. La cooperativa si è impegnata, e continuerà ad impegnarsi, per garantire il massimo sostegno a soci e dipendenti. – continua il direttore Stefano Raffaelli – Nel pieno dell’emergenza sanitaria, sono stati attivati molteplici interventi per dare un concreto aiuto agli oltre 1300 lavoratori e alle loro famiglie, come ad esempio l’anticipazione della cassa integrazione. La Cooperativa è solida sia dal punto di vista professionale e umano che dal punto di vista patrimoniale e finanziario: tali prerogative ci permetteranno di affrontare questa delicata situazione salvaguardando la continuità aziendale, ma anche le esigenze dei lavoratori. I clienti fidelizzati, la patrimonialità costruita nel corso degli anni e l’impegno costante e sempre dimostrato da soci e dipendenti, saranno ancora una volta le armi vincenti che ci permetteranno di vincere questa nuova sfida.

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