Oggi, al Festival dell’Economia, la conferenza del professor Enrico Moretti, docente in economia del lavoro e delle città a Berkeley. “Il telelavoro è stato lo shock maggiore per imprese e dipendenti durante il Coronavirus”.

“La pandemia Covid e il conseguente lockdown ha provocato uno shock mai visto prima nel mercato del lavoro. Il telelavoro ha portato dei cambiamenti che avranno conseguenze di lungo periodo. Le città potrebbero perdere, almeno in parte, quella centralità economica e finanziaria per guadagnare in vivibilità e sostenibilità”. L’analisi è di Enrico Moretti, professor of Economics all’Università della California, Berkeley, oggi ospite del format “L’economia ai tempi del Covid”, condotto dal direttore scientifico del Festival dell’Economia, Tito Boeri. Esistono due scenari legati al telelavoro: il primo vede le grandi città in declino con una sorta di esodo di lavoratori verso i centri minori, dove migliore è la qualità della vita e minori sono i costi; il secondo, più conservativo, con il telelavoro riconosciuto per un paio di giorni a settimana e, di conseguenza, con la conferma della centralità delle grandi città. Queste ultime ne potrebbero trarre vantaggio grazie alla minor pressione dovuta al calo degli spostamenti da lavoro e con migliori condizioni in termini di vivibilità. “Il secondo scenario – ha concluso il professor Moretti – mi pare il più verosimile, anche perché le professioni più dinamiche e alte hanno bisogno di presenza e contaminazione con colleghi e clienti”.

La ricerca del professor Moretti si è concentrata in questi anni sui settori dell’economia del lavoro e dell’economia urbana: due aspetti profondamente interessati dalla pandemia da Coronavirus e dagli effetti del lockdown.

“La diffusione del Coronavirus – ha esordito Moretti – ha portato ad una profonda riorganizzazione sui luoghi di lavoro con effetti a lungo periodo. Il cambiamento più importante è stato il telelavoro che permette ai colletti bianchi di lavorare da casa, modello scarsamente diffuso per numero e giornate fino a qualche mese fa. E questo nonostante la tecnologia, che permette il telelavoro, fosse già presente sul mercato”.

Secondo Moretti, conseguenze profonde sono attese per il futuro delle città, “perché il telelavoro rescinde il nesso tra luogo del lavoro e luogo di residenza”. “Le città americane e le grandi capitali europee – ha continuato Moretti – sono cresciute moltissimo per reddito procapite, innovazione e dinamismo, grazie alla presenza di un tessuto economico e una geografica economica rilevanti”.

Cosa succederà, una volta superato il distanziamento sociale, nelle grandi città?

Sempre Moretti ha tratteggiato due scenari: il primo con cambiamenti più radicali nel tessuto produttivo ed economico, il secondo caratterizzato da cambiamenti più contenuti ma più interessanti.

Andiamo con ordine. “Nel primo scenario – ha prefigurato Moretti – il telelavoro riguarderà una quota importante di lavoratori con vantaggi significativi per imprese e lavoratori”. Già prima del lockdown, il 60 per cento dei lavoratori americani volevano il telelavoro. In queste settimane, i colossi della Silicon Valley (Apple, Google e Facebook) hanno annunciato una nuova organizzazione del lavoro, basata su almeno il 50% dei dipendenti in telelavoro. La decisione nasce dalla verifica che, durante il lockdown, la produttività dei lavoratori, in attività da remoto, è aumentata.

“Se questa ipotesi si dovesse avverare – ha spiegato Moretti – una parte significativa di famiglie potrebbero lasciare le grandi città a favore di quelle più piccole, dove il costo della vita è minore e la qualità superiore. Con un ulteriore vantaggio: il salario sarebbe in ogni caso quello delle grandi città”.

Il primo scenario vuole il declino del numero dei lavoratori nelle grandi città, con effetti moltiplicatori sull’economia urbana: discesa del prezzo delle abitazioni e degli uffici, e perdita di ruolo vitale delle grandi città in un modello economico fino ad oggi basato sugli agglomerati finanziari ed economici.

Il secondo scenario appare meno apocalittico: i vantaggi dell’agglomerazione economica non spariranno e la forza lavoro, soprattutto quella alta e creativa, rimarrà nelle città, cuore pulsante dell’innovazione e dello sviluppo. “Non c’è ragione di pensare – ha osservato a questo proposito Moretti – che le forze economiche accettino il declino delle città e, implicitamente, di un modello che le vede vincenti. Inoltre, appare improbabile che i lavoratori, trasferiti nelle aree rurali, rimangano attivi e creativi nel lungo periodo, rispetto a quelli che vivono nelle grandi città”.

La seconda ipotesi è quindi la più probabile per Moretti. Certo, il telelavoro aumenterà ma al contempo le imprese chiederanno ai dipendenti di andare in ufficio, concedendo loro di rimanere a casa per qualche giorno. “Il contatto diretto con cliente e colleghi – ha spiegato il docente di Berkeley – appare ancora oggi fondamentale, soprattuto per le carriere più attraenti che richiedono maggiore dinamicità”. Il nuovo assetto non porterebbe quindi al declino delle grandi città. Queste, al contrario, ne trarrebbero vantaggio in termini di diminuzione di traffico e congestionamento urbano, a favore della migliore vivibilità e crescita sostenibile”.

Entrambi gli scenari mantengono delle zone grigie comuni, quali ad esempio la qualità del lavoro domestico, soprattutto se svolto in spazi ridotti, il carico di lavoro delle donne o le opportunità di crescita di coloro che, a diverso titolo, optassero per il telelavoro.

Assestamento di Bilancio: l’assessore Gottardi a confronto con il Consiglio delle Autonomie locali.

Continua il percorso della manovra di assestamento di Bilancio, qeust’anno particolarmente delicata a seguito degli effetti della pandemia di Coronavirus sul pil e sulle entrate provinciali. Oggi pomeriggio, l’incontro fra l’assessore agli enti locali Mattia Gottardi e il Cal-Consiglio delle Autonomie locali, in vista dell’avvio dei lavori delle Commissioni consiliari, previsto per la prossima settimana. I Comuni, come spiegato dal presidente del Cal Paride Gianmoena, hanno già inviato una nota alla Giunta con i punti considerati più significativi, a partire dalla destinazione delle risorse messe a disposizione dallo Stato agli enti locali, questione che in Trentino, in virtù dello Statuto di Autonomia, investe direttamente la Provincia, che ha anche la titolarità dei rapporti con Roma. Si parla di 30 milioni di euro per compensare la mancanza di entrate nelle casse comunali generata dal Covid. Inoltre il documento tocca i temi del personale, del lavoro agile, e del possibile utilizzo degli avanzi delle Comunità di valle, circa 15 milioni di euro.

L’assessore Gottardi ha confermato l’impegno della Provincia a stanziare innanzitutto a sostegno delle finanze dei Comuni altri 20 milioni che si aggiungono ai 20 del primo semestre. A questi se ne aggiungeranno ulteriori 15, portando il totale a 35. Ed ancora: altri 5 milioni verranno stanziati per far fronte ad eventuali necessità di parte corrente dei Comuni e per garantire gli equilibri di bilancio e vi sarà un rafforzamento del fondo di riserva, con ulteriori 2 milioni.
Infine, è possibile un ulteriore stanziamento di parte statale in favore delle Autonomie locali.

Il quadro generale è naturalmente molto complicato per effetto del Covid-19. Il Patto di garanzia a suo tempo approvato dalle Giunte di Trento e Bolzano lega le risorse a disposizione dei Comuni all’andamento del Pil delle due province, che per effetto della pandemia andrà incontro ad una forte contrazione. Le difficoltà contingenti spingono anche a considerare l’utilizzo del Fim-Fondo investimenti minori, una misura di per sé eccezionale.

Le prime stime prevedono un “calo” di risorse considerevole, come confermato dall’assessore Gottardi nel suo intervento: “Per riportare il bilancio provinciale in equilibrio servono circa 400 milioni. Alcune delle questioni poste dal Cal vanno nelle direzione di rafforzare il rapporto interistituzionale, e se necessario di ricalibrare la destinazione finale dei finanziamento statali. Al netto di questi aspetti, rimane l’impegno politico sul raddoppio delle risorse destinate nel primo semestre”.

Rimane aperta la partita delle procedure d’appalto, che dovrebbero essere ulteriormente semplificate. Se a livello nazionale si darà corso a questa prospettiva, il Trentino ne approfitterà, per poter spendere ancora più velocemente le risorse a disposizione.

Infine, è possibile che i fondi per le Autonomie speciali messi a disposizione dallo Stato vengano aumentati, ma questo potrebbe verificarsi dopo l’approvazione dell’assestamento di Bilancio.

L’altra partita rilevante riguarda le entrate comunali generate da Tosap e Cosap e la probabile esenzione dell’Imis per le strutture alberghiere, che generano la necessità di mettere in campo politiche compensative in favore dei Comuni. Le stime di Bankitalia prevedono un calo di entrate per 22 milioni. Con i 30 messi a disposizione dello Stato il gap potrebbe essere coperto, ma bisognerà attendere comunque le cifre finali. In merito al personale, non si potrà che prorogare fino alla fine dell’anno la situazione esistente. Infine, per quanto riguarda gli avanzi delle Comunità, l’ipotesi è di trasformare gli avanzi in ulteriore budget a disposizione dei Comuni.

Il presidente Silvio Berlusconi ha ricevuto la lettera di invito a Palazzo Chigi inviata dal presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Forza Italia è naturalmente, come sin dall’inizio della crisi, disponibile al confronto: parteciperà all’incontro insieme a Lega e Fdi e consegnerà al governo un corposo dossier di proposte ideate per far ripartire il Paese e per utilizzare al meglio le ingenti risorse europee messe a disposizione dell’Italia.

Trento è una città che gode di una qualità di vita alta, però, sul tema della sicurezza è necessario lavorare molto di più. Questa mattina è stata arrestata una banda di spacciatori e resto particolarmente stupito nel sapere che sono tutti minorenni. Bisogna aprire gli occhi ed intervenire di fronte ad una triste evidenza: i parchi e le piazze, ormai, non sono più sicuri e questo è dovuto a tanti individui, sia adulti che giovani, che vendono droghe ai ragazzi in difficoltà. Forza Italia Giovani ha sempre evidenziato l’importanza di contrastare questi fenomeni ed ora più che mai è fondamentale scavare fino alle radici di questo problema, offrendo vere e proprie soluzioni.

I giovani, che fanno uso di tali sostanze, sono infelici e cercano solo di contrastare questo stato d’animo. Hanno bisogno di qualcuno che stia al loro fianco e che dia loro la possibilità di riscattarsi, quindi, di tornare a credere nella propria persona. Per questo motivo, chiediamo di trovare un’occupazione ai tossicodipendenti che, sorvegliàti ed educati, dovranno imparare a rispettare le regole attraverso dei compiti socialmente utili. Sarà, inoltre, opportuno organizzare delle attività a scopo educativo ed informativo, rivolte agli spacciatori e ai loro “clienti”.

Anche le scuole dovranno intervenire, offrendo molteplici lezioni agli allievi, così da prevenire possibili rischi di spaccio o di acquisti illegali. Allo stesso tempo, bisogna aumentare i controlli nei luoghi a rischio, a partire dalla stazione e senza dimenticare le periferie. FI Giovani ha già inserito questo punto nel programma per le prossime elezioni amministrative e spera che si possa intervenire il prima possibile, perché questi sono gli effetti di una generazione lasciata sola in mezzo alle tante difficoltà in famiglia e non solo.

 

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Gröbner Lukas
Forza Italia Giovani Trentino

La mozione di sfiducia al presidente del Consiglio provinciale, presentata dalle minoranze (meno Alex Marini), con Paola Demagri prima firmataria, è stata respinta dall’aula alle 18 di oggi, con 20 no e 11 sì. Il presidente Walter Kaswalder e Marini (Gruppo Misto) non hanno partecipato al voto.

In apertura di discussione – stamane – Ugo Rossi (Patt) aveva proposto al presidente di passare al vicepresidente Alessandro Olivi la conduzione dei lavori durante la discussione della mozione. E’ intervenuto Alessandro Savoi (Lega) auspicando che Kaswalder restasse invece al suo posto. Il presidente ha risposto che avrebbe presieduto la seduta, considerato che nella storia del Consiglio ci sono state altre situazioni analoghe e i predecessori Carlo Alessandrini (Pds, 1993-1996) e Mario Cristofolini (Civica Margherita, 1998-2003) rimasero al proprio posto durante l’esame della mozione di sfiducia nei loro confronti. Solo Marco Giordani (Gruppo misto, 1996-1998) scelse di non presiedere il dibattito.

Ecco a seguire una sintesi degli interventi di oggi in Consiglio, prima del voto finale, in cui è mancata in aula la maggioranza semplice necessaria per far scattare la sfiducia al presidente.

 

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Paola Demagri.
La prima firmataria della mozione ha spiegato perché le opposizioni non si sentono più tutelate dal presidente in carica. La consigliera del Patt ha parlato di “inaccettabile vicinanza alla maggioranza politica” e ha detto che le rassicurazioni date più volte da Kaswalder non sono state seguite dai fatti. Il suo intervento pubblico sul tema dei rapporti finanziari Pat-Stato – ha aggiunto – ha rotto l’unanimità raggiunta in aula sulle posizioni da assumere nei confronti del Governo. E’ seguita la citazione della vicenda del segretario particolare licenziato dal presidente.

 

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Paolo Ghezzi.
Ha espresso con un personale abbecedario – dalla A alla Z – la serie di appunti rivolti alla conduzione dell’assemblea da parte di Kaswalder, verso il quale ha detto di non avere alcuna antipatia personale. Il capogruppo di Futura ha citato la sentenza del giudice di lavoro Flaim, ha poi contestato al presidente di intendere il Consiglio come la casa dei “fugattisti” invece che “heim” per tutti. Il presidente vedrebbe le minoranze “come un dio minore” e si muoverebbe di fatto come un assessore aggiunto della Giunta.

In dichiarazione di voto il consigliere ha contestato a Kaswalder di non aver risposto nel merito dei rilievi. A Cia: guardi che noi di Futura e Marini auspichiamo che ci siamo le dimissioni delle minoranze dall’Ufficio di Presidenza.

 

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Sara Ferrari.
La nuova capogruppo del Pd ha detto di non avere nulla contro la persona, ma di dover rilevare che il presidente non si è fin qui preoccupato di rappresentare tutta l’aula. L’episodio più grave – ha detto – è la condanna ricevuta dal giudice del lavoro, che lei presidente ha scaricato sui trentini. Le dimissioni sgraverebbero il Consiglio di una macchia ed eviterebbero che il denaro pubblico venisse usato per difendere il presidente da un suo errore personale. Respingendo la mozione – ha detto in dichiarazione di voto – la maggioranza fa male a questa istituzione.

 

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Alex Marini.
Come esponente del Movimento 5 Stelle non parteciperò al voto, nonostante le dimissioni del presidente siano secondo me doverose.
In realtà l’Ufficio di Presidenza ha appoggiato Kaswalder, ratificando le sue scelte sbagliate e l’incarico legale per la difesa in giudizio. Oggi dovrebbero per questo lasciare il ruolo anche i colleghi che si sono resi corresponsabili di quanto accaduto, ossia il pagamento con i soldi di tutti dei capricci della politica.
Il consigliere ha parlato di danno d’immagine per il Consiglio e di forte danno subito dal dipendente, licenziato senza nessun tentativo di conciliazione. Non sento più il Consiglio come la casa di tutti – ha infine dichiarato Marini – qui nessuno chiede scusa, c’è un degrado istituzionale in atto, che rischia di produrre una logica sociale devastante. Marini ha lamentato anche di non avere ricevuto la documentazione richiesta formalmente a palazzo Trentini, accusa di opacità respinta dal presidente.

 

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Lucia Coppola.
Nessuna ostilità alla persona e imbarazzo anzi per la situazione venutasi a creare. Un tempo dicevamo che “il personale è politico”, nel senso che ogni comportamento dell’eletto coinvolge l’istituzione che rappresenta. La sentenza Flaim pesa, ha provocato un danno d’immagine per l’assemblea e un grave danno al dipendente. Mi ha molto colpito pure il silenzio assordante della Giunta, senza nemmeno una parola per prendere le distanze.

 

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Ugo Rossi.
Nel 2018 votai per Kaswalder presidente, concorrendo alla sua elezione. Mi sbagliai nel credere che fosse la figura giusta. In realtà le è mancato il coraggio di prendere decisioni davvero indipendenti. Ricordo ad esempio quando qui dentro non mi tutelò da un insulto rivoltomi da un consigliere. Un altro esempio di stretta attualità: sta per arrivare in aula un disegno di legge palesemente incostituzionale e lei non ha eccepito nulla. Lei non sta esercitando le sue prerogative. Un mese fa le chiedemmo che intenzioni aveva, ci disse che ci avrebbe informato, ma non l’ha fatto. Le chiedo per il futuro di metterci più coraggio nel decidere a tutela dell’assemblea tutta. In dichiarazione di voto finale Rossi ha fatto presente a Kaswalder che da oggi gode della fiducia solamente della maggioranza, mentre va riguadagnata quella perduta delle minoranze.

 

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Filippo Degasperi.
Anch’io le accordai fiducia, poi sono seguite molte scelte, legittime ma secondo me inadeguate. Un caso: quando si vota e la maggioranza rumoreggia per capire gli ordini di scuderia, lei non interviene e svilisce così il ruolo dei consiglieri. Un altro episodio: la seduta virtuale del Consiglio, celebrata on line perché lei ha seguito le pressioni del momento. Ancora: in aprile si vota sulla legge Covid e io presento un emendamento per far chiudere i negozi di domenica e nei festivi. Mi si vota contro, lo boccia anche lei, poi adesso arriva un disegno di legge della Giunta identico e lei non solo lo ammette, ma lo porta avanti con procedura d’urgenza.
Sulla sentenza Flaim: il costo del processo non deve gravare sul Consiglio ed essere sottratto dalla somma risparmiata dall’ente e destinata alle famiglie bisognose, per questo mi batto in Ufficio di Presidenza.

 

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Michele Dallapiccola.
Io dico che la presidenza Kaswalder è il minore dei mali che possano capitare in questa legislatura. Prenda questa discussione come un check up di metà mandato, che può suggerirle nuove modalità di gestione della presidenza. Lei nella scorsa legislatura invocò le mie dimissioni, perché colpevole dell’orso aggressore, ora ecco il contrappasso.

 

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Alessandro Olivi.
La Presidenza del Consiglio richiede autorevolezza, imparzialità, garanzia di un dibattito realmente plurale e dialettico. Non basta schermirsi con il rispetto dei regolamenti, il problema è che lei non è per noi un punto di riferimento. La vicenda del licenziamento: lei ha fatto tutto da solo e ora dovrebbe andare avanti da solo, tenendo esente il Consiglio dalle conseguenze della condanna.

 

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Luca Zeni.
Ricordo l’inizio della legislatura, quando lei fece entrare il vicepresidente del Senato Calderoli in visita a palazzo Trentini, accompagnato solamente da esponenti leghisti, al di fuori dal protocollo istituzionale. Ancora: sul ddl 18/XVI noi minoranze dovemmo uscire dall’aula per protestare contro il suo via libera a un emendamento palesemente inammissibile promosso dalla sola maggioranza. Molti altri episodi ricorrono, rammento il finanziamento della Presidenza all’inaugurazione di palazzi in via Manci, la prassi dei singoli consiglieri presenti in occasioni pubbliche in nome di assessori, oppure le troppe interrogazioni lasciate senza risposta della Giunta. Speriamo che cambi questa situazione.

 

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Claudio Cia.
Non condivido tutti questi interventi di minoranza. Mi chiedo: perché Olivi, Dallapiccola e Degasperi non si dimettono dall’Ufficio di Presidenza? Sulla sentenza Flaim: solidarizzo umanamente con il dipendente rimasto senza lavoro, ma ribadisco: la palla è nel vostro campo, signori della minoranza.

 

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Luca Guglielmi.
Le accuse di parzialità delle minoranze sono davvero improbabili. Vi leggo molta tracotanza politica e un clima da resa dei conti, avallata da tutti voi con la lodevole eccezione di Lorenzo Ossanna e con il distinguo di Alex Marini. Io dico che Kaswalder è un gentiluomo, ha accettato le vostre scorrettezze anche nella scorsa discussione di bilancio qui dentro. Questa è una mozione di sfiducia grottesca. I ripetuti episodi citati esistono solo nel vostro utilizzo distorto dei fatti, io riconosco invece al presidente la piena legittimazione a guidare l’aula. Ricordo quando l’avete accusato di avere presenziato all’incontro della Giunta nella sua Vigolo Vattaro. Ebbene, Kaswalder è il presidente di tutti, ma anche storico esponente autonomista, che non può essere chiuso dentro palazzo Trentini. Sul tema delle finanze Pat: Kaswalder ha detto la pura verità e valorizzato l’assemblea legislativa con il suo intervento pubblico, segnalando che in passato l’assemblea non fu coinvolta nell’elaborazione dei patti con lo Stato. La vicenda del licenziamento: occorre aspettare la sentenza definitiva. E ricordiamo che il segretario viene licenziato un mese e mezzo dopo il congresso Patt, che viene però capziosamente indicato come la causa dell’allontanamento. Nessuno dice per contro dei grossi risparmi conseguiti dalla gestione Kaswalder sul bilancio consiliare. Pessimo infine l’esempio dato da Olivi firmando la mozione da vicepresidente e da Dallapiccola e Degasperi come segretari questori in carica del Consiglio.

 

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Gianluca Cavada.
Dichiaro la profonda stima per il presidente Kaswalder e per il suo operato nell’interesse del Trentino. Viene messo in croce per una causa di lavoro che davvero non ha nulla da spartire con l’imparzialità del suo ruolo. In passato avete cacciato il presidente dalla vostra coalizione e ora proseguite nell’ostilità preconcetta. Kaswalder sta lavorando con 2 collaboratori contro i 5 della scorsa legislatura. Avete accusato di aver tagliato le attività culturali a palazzo Trentini per pagare la causa di lavoro, quando invece è notorio che è l’emergenza sanitaria ad averle frenate nel 2020.

 

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Devid Moranduzzo.
Kaswalder è un autonomista genuino, persona vera e di parola, sincero e corretto. La sua conduzione d’aula è sempre stata rispettosa e aperta al confronto. Sono orgoglioso di questa sua Presidenza autonomista e amareggiato per questa vicenda inopportuna e ingiustificata.

 

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Roberto Paccher.
Discutiamo una mozione di sfiducia povera di argomenti, un castello fragile costruito sulla sentenza Flaim. Ossia su un giudizio di primo grado, che riguarda un rapporto contrattuale fiduciario, non certo frutto di concorso pubblico. Dov’è il garantismo nel centrosinistra?
Sulla condotta d’aula di Kaswalder io dico che è stato anche troppo tollerante verso le minoranze, come quando si è lavorato per tutta la notte nonostante si dovesse chiudere nella precedente serata. Ricordo la ventina di mozioni che il presidente Giovanni Kessler presentò rivolgendosi a se stesso su temi politico-amministrativi, per dire dell’attività “extrapresidenziale” dei presidenti. Ancora: 20 febbraio 2016, Dorigatti partecipò a una catena umana al Brennero organizzata dal Pd e non condivisa dalla Lega. L’intervento pubblico di Kaswalder sui patti finanziari, poi: nulla di scandaloso, anzi è stata una difesa dell’aula consiliare, in cui quei patti dovevano essere discussi preventivamente.

 

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Katia Rossato.
Riscontro una campagna accusatoria e mediatica contro il presidente. Gli accordo piena solidarietà e fiducia, perché è un politico imparziale e propositivo.

 

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Alessandro Savoi.
E’ molto eloquente il silenzio oggi dell’ex capogruppo pd Giorgio Tonini. Rossi parlava di coraggio, ebbene voi avete quello di don Abbondio, perché non vi siete nemmeno dimessi dall’Ufficio di Presidenza. Niente sarà come prima dopo questa mozione, qui si scherza col fuoco. Sono sceneggiate che incattiviscono il clima politico. Le minoranze usino il regolamento e sappiano che contiene tutte le guarentigie per loro, con l’aggiunta della singolare prassi di godere della maggioranza dell’Ufficio di Presidenza. La sentenza Flaim: voi avete giudicato ancora prima della notifica di una pronuncia di primo grado. L’attacco è politico ed èco di rancori vecchi e mai sopiti. Vergognatevi di attaccare in questo modo una persona per bene come il presidente. Noi andremo avanti a governare e non metteteci in condizione di dover rivedere la composizione dell’Ufficio di Presidenza o di dover reagire a una paralisi del suo funzionamento o dell’aula.

 

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La replica del presidente Walter Kaswalder.
Ho sempre difeso con passione le istituzioni autonomistiche, ho sempre pensato che la democrazia partecipata e autenticamente popolare siano il presupposto stesso dell’autonomia. Credo nel ruolo del Consiglio come espressione diretta della partecipazione e come casa di tutti i trentini. Partendo da questo mio patrimonio ideale, credo di aver dimostrato imparzialità. Gli eventuali errori sono stati commessi in buona fede, sono una persona più passionale che diplomatica. Ho partecipato al noto incontro di Vigolo Vattaro solo perché invitato per un saluto dall’amministrazione comunale da me lungamente retta da sindaco. Non sono un presenzialista, rari sono i miei interventi sulla stampa e l’ultimo tendeva ad aprire un dibattito sulla situazione finanziaria della Provincia, non credo sia stato un atto eversivo. Quanto alla causa di lavoro, non è questa la sede per parlarne, ma il Consiglio ha diritto di pervenire al grado definitivo di giudizio. In questi mesi non ho rimpiazzato il segretario, evitando quindi costi aggiuntivi all’ente. Ho risparmiato cifre a sei zeri nella gestione generale del Consiglio, ho anche ridotto a 2 gli addetti alla Presidenza che prima erano 5. Vi chiedo di votare in coscienza.

 

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Mara Dalzocchio.
La capogruppo della Lega ha chiesto a Kaswalder di pazientare di fronte alla campagna denigratoria delle minoranze, alla loro vocazione ostruzionistica, all’ostilità verso il presidente, alla trasformazione dell’aula consiliare in aula di tribunale. Al di fuori di quest’aula lei presidente ha il diritto di partecipare a quel che crede, come fece anche il presidente Dorigatti, ad esempio quando si unì al gay pride. Sul licenziamento: lei ha fatto una scelta coraggiosa a fronte di una fiducia venuta meno. Si ricordi, verso le minoranze è fin troppo condiscendente.

 

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Giorgio Leonardi.
Fino al terzo grado di giudizio non si giudica. E’ tutta da capire l’esatta natura giuridica della clausola fiduciaria, per cui oggi non me la sento di anticipare conclusioni. Rinnovo la fiducia al presidente, che nel 2018 votai senza precedente conoscenza personale.

 

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Lorenzo Ossanna.
Voterò in dissenso dal mio gruppo, rinnovo la fiducia al presidente.

Oggi il WWF Italia ha inviato una diffida formale al Presidente della Provincia Autonoma di Trento (PAT), Maurizio Fugatti, chiedendo la revoca dell’ordinanza “intervento di monitoraggio, identificazione e rimozione di un orso pericoloso per l’incolumità e la sicurezza pubblica” del 24/06/2020, emessa in seguito al noto episodio dell’incidente avvenuto tra due uomini e un orso sul Monte Peller (TN).

L’Associazione sottolinea come le cause dell’accaduto non siano ancora del tutto chiare, e le informazioni attualmente in possesso delle Autorità non possano ritenersi sufficienti a motivare (dopo il suo riconoscimento e identificazione) l’abbattimento dell’orso, la misura di gestione più estrema prevista dal PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali).

Nella diffida il WWF ribadisce che, per intraprendere eventuali azioni di gestione, è necessario ricostruire la realtà dei fatti e valutare attentamente le ipotesi previste dallo stesso PACOBACE, che distingue il caso di attacco di un orso che difende i piccoli o fonti alimentari dal caso di un attacco senza una preventiva provocazione da parte dell’uomo, oltre a prevedere criteri di proporzionalità tra il comportamento dell’orso e le azioni di gestione messe in campo. L’ordinanza della PAT invece considera direttamente e unicamente l’opzione abbattimento.

L’Associazione ricorda anche che l’eventuale abbattimento dovrebbe in ogni caso prevedere il coinvolgimento dell’ISPRA e del Ministero dell’Ambiente che fino ad oggi, per quanto risulta dalle dichiarazioni del Ministro Costa, è contrario al provvedimento. È importante infatti ribadire che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, e l’orso è considerato specie particolarmente protetta. L’arbitraria uccisione anche di un solo esemplare può quindi configurare il reato di furto venatorio, nonché di uccisione di animale senza necessità (ai sensi dell’art. 544-bis del Codice Penale).

Nel frattempo, a supporto di questa posizione, sono al momento quasi 60.000 i firmatari della petizione online lanciata nei giorni scorsi dal WWF sulla piattaforma change.org, nella quale si richiede il ritiro immediato dell’ordinanza di abbattimento da parte della PAT, mostrando come l’opinione pubblica sia chiaramente schierata a favore della salvaguardia dell’orso e di una più seria valutazione delle cause dell’accaduto.

Il WWF ritiene, inoltre, che sia arrivato il momento per la costituzione di un tavolo tecnico di lavoro per rivedere il PACOBACE (modificato nel 2015 su richiesta della Provincia per lasciare più libertà di azione alla Provincia stessa) affinché, pur garantendo il massimo livello di tutela per la sicurezza della persone che vivono e frequentano l’area di presenza dell’orso, preveda tuttavia opzioni di gestione “meno estreme” e semplicistiche in caso di situazioni problematiche, dando la priorità al monitoraggio intensificato con collari GPS ed altri metodi non letali. A tal fine, il WWF si rende pienamente disponibile per incontrare i responsabili della Provincia, insieme agli esperti di ISPRA e Ministero, per individuare insieme criteri sempre più adeguati, ricordando che l’accettazione si costruisce giorno per giorno con la prevenzione e l’informazione, e non con qualche abbattimento.

 

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Foto: archivio Pat

Golden Power: Conzatti (IV), “Senato al Governo: rafforzare norme Golden Power”. “La Commissione bilancio del Senato ha espresso parere favorevole al Dpcm sulla Golden Power con la richiesta al Governo di integrare fra le definizioni quella di “attività economiche di rilevanza strategica” per rendere più chiara l’applicabilità delle disposizioni ai soggetti che esercitano attività d’impresa e di differenziare i requisiti di fatturato e di dimensioni relativi alle imprese operanti nei settori dell’energia, dell’acqua, della salute e del settore finanziario in ragione delle specifiche condizioni di base dell’offerta dei relativi prodotti e servizi.

Inoltre, il Senato chiede una riduzione delle soglie minime indicate per le imprese che esercitano attività economiche aventi una rilevanza strategica nel settore finanziario, creditizio e assicurativo al fine di ampliare la portata applicativa della disciplina. Infine si chiede di includere tra i beni e rapporti di rilevanza strategica per l’interesse nazionale la disciplina relativa alla libertà e al pluralismo dei media, già prevista al comma 1 dell’articolo 15 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40.” lo dichiara la Senatrice Conzatti, estensore e relatrice del parere al Governo e capogruppo di Italia Viva in commissione bilancio.

Linea Trento-Primolano: domenica 5 luglio sostituiti alcuni treni con autobus. Previste anche corse con bikebus per il trasporto biciclette fino al 6 settembre.

Domenica 5 luglio per lavori di manutenzione straordinaria lungo la Ferrovia della Valsugana, alcuni treni verranno sostituiti con autobus tra le stazioni di Trento e Primolano.

La Ferrovia è attualmente sospesa per lavori nella tratta tra Primolano e Bassano del Grappa e sostituita con autobus.

Considerato che il trasporto bici sui treni in servizio non è previsto, per garantire la piena occupazione dei posti per i clienti, a partire dal 5 luglio e fino al 6 settembre sarà attivo un servizio giornaliero con autobus con carrello per il trasporto delle biciclette come da orario allegato.

Il carrello consente il trasporto massimo di 40 bici al seguito: è suggerita la prenotazione del servizio telefonando al n. 0461/821000 entro le ore 16 del giorno precedente. Ssenza prenotazione non è garantito il trasporto.

La tariffa del servizio giornaliera è pari a 5 euro e comprende anche il trasporto della bicicletta; il servizio è gratuito per i minori trasportati con la bicicletta di un adulto pagante.

 

Orario_Bici_Bus

 

 

 

Come preannunciato nei giorni scorsi, oggi mercoledì 1 luglio sono state consegnate le chiavi alla ditta vincitrice della gara per l’uso dell’area denominata Orto di San Marco (ex Salvaterra). Si tratta della ditta ‘’Lagarina società semplice agricola’’ di Villa Lagarina, aggiudicataria del terreno di via Pasqui per 9 anni.

Erano presenti il Sindaco Francesco Valduga e gli assessori Previdi e Chiesa oltre che le responsabili dei servizi Patrimonio e Progetto Speciale Rilancio Vocazioni della Città che hanno seguito tutto l’iter all’interno del “Progetto seta” del Comune.

Nel lotto si procederà alla reintroduzione in via sperimentale della gelsi-bachicoltura, svolgendo attività didattiche e formative. Sarà un “orto urbano” in piena osmosi con la città: la cittadinanza avrà libero accesso per momenti personali di relax e lettura. L’idea è quella di sperimentare la gelsi-bachicoltura e contestualmente organizzare attività di ricerca e studio, attività didattica e formativa con scuole, famiglie e gruppi, incentrate sul tema del baco e della seta, ma anche sull’agricoltura sostenibile e sulla coltivazione dell’orto.

Nella proprietà comunale verrà avviata la produzione del baco da seta. Prende così corpo quello che dovrebbe diventare il distretto culturale ed economico della seta a cui l’Amministrazione lavora da tempo per valorizzare un patrimonio storico della città in termini culturali, turistici ed economici. Il “progetto seta” ha tra i suoi obiettivi anche la sperimentazione e la ricerca, per sviluppare processi produttivi innovativi con riferimento alla meccatronica, alla robotica, ma anche all’economia circolare.

L’“Orto San Marco” (ex Salvaterra) è posto in prossimità dell’area commerciale e di servizio di via Pasqui, un fondo al momento incolto e inutilizzato oltre che in uno stato di evidente precarietà, situato vicino al cimitero di San Marco.

“Stiamo lavorando per dare concretezza all’Ecobonus sulle ristrutturazioni e i risanamenti di edifici, mettendo in piedi un progetto per la realizzazione del Südtirol Ecobonus, capace di sfruttare la detrazione fiscale al 110% come previsto dal Decreto Rilancio nazionale, con un sistema di cessione del credito d’imposta dalle PMI a istituzioni finanziarie locali, in collaborazione con la Provincia e le eccellenze territoriali in tema di ristrutturazioni, risanamenti energetici e innovazione, in testa l’Agenzia CasaClima e il NOI Techopark.

L’operazione andrebbe a vantaggio delle piccole, medie e micro imprese locali della filiera delle costruzioni, dagli edili tradizionali agli impiantisti, dai serramentisti ai pavimentisti”. Lo afferma Claudio Corrarati, presidente di CNA-SHV Alto Adige e di CNA Trentino Alto Adige.

“Il modello – aggiunge Corrarati – è replicabile in Trentino, utilizzando le stesse istituzioni finanziarie che operano in ambito regionale e coinvolgendo il mondo politico, i cluster imprenditoriali ed i centri di ricerca trentini”.

Il Decreto Rilancio prevede l’entrata in vigore dell’Ecobonus al 110% da oggi, 1° luglio, ma in realtà deve essere ancora convertito in legge dal Parlamento (il termine ultimo è il 18 luglio). A dilatare i tempi è soprattutto l’assenza dei decreti attuativi.

“Non vogliamo che questa chance per le nostre imprese – precisa il presidente Corrarati si perda nei meandri della regolamentazione normativa statale. Abbiamo l’Autonomia e competenze per sviluppare un progetto a livello territoriale, riproponendo un modello di successo che, come CNA, ci ha consentito di aiutare le Province a sviluppare linee guida per la riapertura in sicurezza delle attività dopo il lockdown per l’emergenza Covid-19. Possiamo dare un contributo per la realizzazione di territori ecologicamente sostenibili, la vera Klimaland di cui parliamo da anni, e al contempo garantire lavoro alle imprese”.

CNA sottolinea come “l’Ecobonus sia l’unica misura realmente innovativa prodotta dalla politica negli ultimi anni, sotto la pressione dell’emergenza sanitaria, fuori dai consueti schemi del contributo a fondo perduto o dell’agevolazione per i finanziamenti bancari e della loro asfissiante burocrazia. Un meccanismo che, se ben costruito, può mettere in campo milioni di euro di investimenti. Le piccole imprese, però, non possono farsi carico dello sconto in fattura, incassando zero a fine lavori per poi riprendere le somme in cinque anni.

Occorre, a monte, un accordo con una o più istituzioni finanziarie che dispongano di capitali sufficienti per far sì che le ristrutturazioni e i risanamenti di edifici costino zero ai cittadini e in generale ai proprietari di immobili, anche enti pubblici per il risanamento del patrimonio immobiliare, mentre le aziende incassano subito le spettanze per non andare in crisi di liquidità. Sarà poi l’istituzione finanziaria a recuperare la somma in cinque anni come credito d’imposta. Possiamo muoverci nel quadro della cornice normativa esistente, mettendo in rete le eccellenze territoriali”.

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