Il Consiglio dei Ministri ha deciso di non impugnare la legge provinciale n. 4/2020 con la quale la Provincia ha dato avvio alla Fase 2. Kompatscher: “Una conferma della nostra autonomia”.

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di non impugnare la legge provinciale “Misure per il contenimento del virus Sars-CoV-2 nella fase della ripresa dell’attività”, n .4/2020, con la quale la Provincia, all’inizio di maggio, ha dato autonomamente avvio alla Fase 2 dopo il lockdown causato dall’emergenza Coronavirus. “Una buona notizia e un’importante conferma della nostra autonomia“, commenta il presidente Arno Kompatscher.

La competenza sulla Sanità delle Regioni deve venire meno in caso di pandemia e di situazioni di emergenza nazionale, perché serve una catena di comando unica e in capo allo Stato. Durante il Coronavirus, il Governo non ha applicato il Piano pandemico, che prevedeva la regia centralizzata ed avrebbe garantito soluzioni all’emergenza, preferendo la soluzione politica, finalizzata ad ottenere il consenso da parte dei governatori e delle Regioni”. Due dei maggiori esperti italiani in tema di Sanità – il professore e consigliere del ministro della Salute per l’emergenza Covid-19, Walter Ricciardi, e il professore di Scienza delle Finanze dell’Università Cattolica di Milano, Gilberto Turati – concordano su una delle questioni più dibattute durante il lockdown, ovvero il ruolo dello Stato per garantire ai cittadini risposte uniformi di fronte all’emergenza Coronavirus. Il dibattito è andato in onda, in diretta streaming, nel pomeriggio di oggi durante il Format Intersezioni del Festival dell’Economia di Trento, condotto da Laura Berti, giornalista scientifica del Tg2.

L’emergenza Coronavirus è stato uno shock per il sistema sanitario italiano. L’Italia ne è uscita, indicando anche delle buone pratiche per altri Paesi, ma ha evidenziato delle lacune su cui è opportuno lavorare. Al Festival dell’economia di Trento è stato il giorno di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l’emergenza Covid-19, e di Gilberto Turati, docente dell’Università Cattolica di Milano, intervistati dalla giornalista del Tg2 Laura Berti sul tema economia, salute e sistema sanitario.

Secondo Gilberto Turati, i bisogni sanitari sono differenziati sul territorio italiano perché le patologie non sono distribuite in modo omogeneo, con differenze importanti tra Nord e Sud, e tra le diverse classi sociali. Una posizione condivisa anche da Ricciardi, secondo il quale però “va garantita omogeneità di erogazione del servizio sanitario sul territorio nazionale. E su questo punto l’Italia non è omogenea”.

Una delle componenti che può incidere sul livello di erogazione è la diversa capacità finanziaria delle Regioni, grazie alla raccolta fiscale. Su questo punto, il professor Ricciardi ha aggiunto: “Se le regioni non garantiscono un livello omogeneo di servizi, è necessario introdurre dei meccanismi correttivi, non solo di natura finanziaria. Ad esempio, in alcuni Paesi europei, è il caso del Regno Unito, squadre di intervento, coordinate a livello centrale, possono ripristinare l’ordinaria amministrazione e risolvere situazione critiche. Questo, attualmente, non può accadere in italia. L’emergenza Covid – ha spiegato Ricciardi – ha visto la Regione Lombardia in difficoltà ad arginare la pandemia, pur avendo maggiore disponibilità finanziaria rispetto ad altri territori”.

Un altro aspetto di criticità evidenziato dal Coronavirus – secondo il professor Turati – ha riguardato il mancato un coordinamento tra realtà sanitarie nell’attività di informazione dei pazienti sulla presenza, ad esempio, del Covid negli ospedali: “Non capisco perché il Piano pandemico, con una regia centralizzata, non è stato tirato fuori dal cassetto, eppure avrebbe garantito soluzioni all’emergenza”.

La discussione si è poi spostata sulla sanità del territorio. Turati: “In mancanza di specializzazione resta problematico spostare la cura e le terapie dagli ospedali al territorio perché ciò implicherebbe la presa in carico dei pazienti e lavorare con un network di specialisti”. La posizione è condivisa dal professor Ricciardi, il quale ricorda che “l’Italia è l’unico Paese in Europa dove la formazione dei medici di base non è standardizzata a livello universitario ma a livello provinciale. Inoltre il rapporto tra medico di base e il sistema sanitario è reso ancora più complesso in quanto questi ultimi sono di fatto dei liberi professionisti”.

L’emergenza Coronavirus consentirà, in ogni caso, all’Italia di migliorare il sistema sanitario, completando la copertura dei servizi sul territorio. “La medicina – hanno concluso i due esperti – sarà sempre più digitale e l’emergenza Covid fornirà al sistema la spinta necessaria all’innovazione”.

 

Al via l’incentivo per i trentini che faranno le vacanze in Trentino. Una misura che vuole incentivare i cittadini residenti in Trentino a scegliere il Trentino stesso come meta per le proprie vacanze: annunciata nel pomeriggio di oggi, durante la conferenza stampa tenutasi nella sede di Piazza Dante, è attualmente in corso di predisposizione da parte degli assessori provinciali al turismo Roberto Failoni e allo sviluppo economico Achille Spinelli. L’incentivo per una vacanza in Trentino è dedicato ai trentini che decideranno di soggiornare sul nostro territorio dal 1 luglio al 30 novembre 2020.

Stimolata del presidente Maurizio Fugatti, la proposta degli assessori prevede un contributo di 50€ a persona pagante per un soggiorno/pernottamento di almeno 3 notti; cifra che diviene di 100€ a persona pagante per un soggiorno/pernottamento di almeno 7 notti.

“E’ una novità molto forte, una misura che vuole incentivare i trentini a visitare le nostre valli, i laghi e le città, un aiuto all’economia reale”, ha commentato l’assessore Failoni, precisando che è allo studio una modalità semplicissima che permetterà a tutti di usufruire dell’incentivo per una vacanza sul nostro stesso territorio.

“In questi giorni ho avuto modo di visitare diverse strutture ricettive del nostro amato Trentino e mi sono accorto che quest’anno – a causa del Covid-19 – c’è un grande interesse per la cosiddetta vacanza di vicinato, a km 0”, ha detto ancora l’assessore.

Rio Cadino, nuova modifica del piano di gestione della pesca. Con un provvedimento proposto dall’assessore Giulia Zanotelli, la Giunta provinciale ha deciso di modificare la zona “pronta pesca” nel Rio Cadino. A seguito della deliberazione approvata oggi è consentita l’immissione “pronta pesca” nel tratto compreso fra l’ultima briglia situata a monte del ponte dei Zocchi fino alla confluenza del rio delle Stue.

La concessione di questo tratto “pronta pesca” ha carattere transitorio, per un periodo di tre anni, che è considerato necessario alla ricostituzione della popolazione ittica naturale. La quantità massima di trote adulte per ogni singola immissione non potrà superare i 50 chilogrammi.

Il piano di gestione della pesca del Rio Cadino era stato adottato nel 2012. Nel 2019 è stato modificato, individuando un tratto da dedicare alla pronta pesca, per consentire l’esercizio della pesca, fortemente penalizzato per mancanza di pesce in conseguenza della tempesta Vaia. All’interno del tratto pronta pesca individuato nel 2019, è stato avviato un cantiere del Servizio Bacini montani. Con il provvedimento adottato oggi viene compensato il tratto interdetto alla pesca a causa dei lavori, con un prolungamento verso monte di analoga lunghezza.

L’Associazione pescatori Castello e Molina di Fiemme, concessionaria delle acque del Rio Cadino, ha recentemente evidenziato che il tratto pronta pesca consolidato con briglie è impraticabile, a causa dei lavori di sistemazione idraulica che sono in corso. L’associazione ha chiesto, pertanto, di poter compensare la perdita di questa zona prolungando verso monte il tratto “pronta pesca” per una lunghezza analoga.

“Questa misura transitoria – evidenzia l’assessore – consente ai pescatori sportivi di Castello e Molina di non rinunciare del tutto alla pesca, in attesa che il Rio Cadino possa tornare ad esprimere appieno la propria produzione ittica naturale”.

Opportuno anzi necessario l’intervento del ministro all’Ambiente Costa che si è detto disponibile a valutare l’impugnazione dell’ordinanza, lui che è custode della biodiversità e rappresenta gli interessi del patrimonio indisponibile dello Stato quale è la fauna selvatica, bene di tutti i cittadini italiani.

Apprezziamo quindi in modo particolare la contrarietà del Ministro ad ogni misura ingiustificata, crudele e improvvisata nella gestione della situazione. Da sempre ricordiamo alla Provincia Autonoma di Trento i doveri che abbiamo nei confronti dell’Europa e delle sue politiche di tutela di tutte le specie, anche in virtù dei fondi europei che la Provincia ha ricevuto proprio per la reintroduzione degli orsi.

La gestione degli orsi del Trentino ormai coinvolge e appassiona tutti i cittadini italiani che ne seguono con preoccupazione gli esiti anche per questo speriamo come abbiamo più volte detto in passato che presto venga affidata al Ministero dell’Ambiente.

 

Foto: archivio Pat

Strutture sociosanitarie residenziali e semiresidenziali: disposizioni sui requisiti per l’autorizzazione e l’accreditamento. A causa dell’emergenza epidemiologica viene permesso di derogare al possesso di requisiti “non essenziali”.

Come è già successo nella “fase 1” della pandemia Covid-19, anche durante la “fase 2” l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo dell’infezione nelle strutture sociosanitarie residenziali sta comportando, inevitabilmente, un impatto sull’organizzazione delle attività assistenziali, della gestione degli spazi e dei percorsi e sulle dinamiche socio-relazionali e comunitarie. Le necessarie misure intraprese impediscono la piena conformità ai requisiti minimi per l’autorizzazione all’esercizio e ai requisiti ulteriori di qualità richiesti per l’accreditamento delle strutture.

Una delibera approvata oggi dalla Giunta provinciale, su proposta dell’assessore alla salute Stefania Segnana, fermo restando la necessità di aderire ai protocolli specifici di sicurezza, autorizza tutte le strutture sociosanitarie residenziali e semiresidenziali, in particolare quelle rivolte alle persone anziane, con disabilità e con patologie terminali, a poter derogare al possesso dei requisiti e dei criteri strutturali, tecnologici e organizzativi, purché essi non rientrino tra quelli “essenziali”.

Con la decisione assunta oggi viene anche prorogata, fino al 31 gennaio 2021, la validità dei provvedimenti di accreditamento istituzionale delle strutture accreditate, mentre vengono sospesi, fino alla stessa data, i procedimenti di autorizzazione all’esercizio, quelli di accreditamento istituzionale e quelli di rinnovo.
Le procedure – e le verifiche del possesso dei requisiti richiesti – saranno riavviate una volta rientrata l’emergenza epidemiologica.

In allegato alla deliberazione sono elencati i requisiti che la Commissione provinciale tecnica per l’accreditamento ha valutato essere “essenziali” e pertanto inderogabili, anche nel contesto emergenziale e che le strutture sono comunque tenute a presidiare. Tra questi, i requisiti generali organizzativi, strutturali e tecnologici, le attività clinico-assistenziali che devono essere coerenti con le linee della programmazione sanitaria provinciale, come anche le modalità di funzionamento, la dotazione organica e i livelli di prestazione del personale, a garanzia di un’assistenza di qualità, in funzione dei bisogni dei pazienti.

Anche le responsabilità clinico-assistenziali devono essere definite e formalizzate con incarichi nominativi; nel documento vi sono poi considerate le prestazioni e i servizi, la sicurezza delle cure e la garanzia di un approccio alla pratica clinica e assistenziale, che deve essere orientato all’appropriatezza organizzativa e professionale: gli ospiti delle strutture necessitano di essere curati nelle modalità più adeguate, attivando eventualmente competenze specialistiche. Un impegno comune a tutte le strutture sanitarie, e che dunque riguarda anche quelle residenziali e semiresidenziali, è il rendere i luoghi di assistenza e i programmi diagnostici e terapeutici quanto più possibile orientati alla persona, considerata nella sua interezza fisica, sociale e psicologica.

La Provincia è autorizzata, per le strutture nelle quali è stata accertata o sospettata la presenza di ospiti od operatori affetti da Covid-19 e, in definitiva, per tutte quelle dove è necessario attuare misure di prevenzione, a concedere deroghe fino al termine massimo di sei mesi a decorrere dalla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica, proprio per prevenire e ridurre il rischio di contagio nelle residenze per anziani e nelle altre strutture socio-sanitarie residenziali e, al contempo garantire la necessaria continuità assistenziale.

A questo scopo, sono stati già emanato due protocolli specifici per le strutture sociosanitarie: le “Linee di Indirizzo per l’erogazione in sicurezza dei servizi socio-assistenziali e sociosanitari in ambito domiciliare, semi-residenziale e residenziale nella “fase 2” della pandemia Covid-19” e le “Linee Guida per le Residenze Sanitarie Assistenziali – Indicazioni per l’erogazione in sicurezza delle attività nelle strutture residenziali socio-sanitarie nella “fase 2” della pandemia Covid-19”.

Il Segretario Provinciale UIL FPL Sanità Giuseppe Varagone interviene in merito all’indennizzo del premio COVID-19 erogato tramite delibera provinciale DDL 55. Fin dall’inizio come sindacato eravamo intervenuti contestando il criterio di assegnazione del premio visto che escludeva il 70% dei Professionisti della Sanità Pubblica e il 100% dei Professionisti della Sanità Privata. Personale che in questi mesi si è messo a disposizione per fronteggiare questa emergenza.

Oggi con l’arrivo del cedolino di giugno moltissimi Operatori Sanitari (Infermieri, Ostetriche, Tecnici Sanitari, Oss ecc..) sono rimasti amareggiati per non aver ricevuto nessun compenso economico, pur avendo lavorato direttamente ed indirettamente a contatto con i Pazienti COVID, spesso in condizioni critiche, trasferiti di urgenza in altre Unità Operative per potenziare dove veniva richiesto o sostituire i tanti colleghi che nel frattempo si sono ammalati.

La cosa più ingiusta che abbiamo appreso è quella che, gli Operatori Sanitari che si sono ammalati durante il servizio sono stati beffati per ben due volte. La prima perché ad alcuni non è stato nemmeno riconosciuto l’infortunio sul lavoro, la seconda perché sono stati esclusi dal premio COVID.

Come UIL FPL Sanità chiediamo al Presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti di rimediare immediatamente l’errore commesso nell’escludere tutti questi Operatori Sanitari, stanziando nuovi fondi economici da destinare a chi è stato escluso, visto che il decreto “Rilancia Italia” alla Provincia Autonoma di Trento ha già destinato decine di milioni di euro.

Come UIL FPL Sanità ci sembra opportuno invitare l’Assessore alla Salute e Politiche Sociali Stefania Segnana di dimettersi da tale incarico perché il ruolo da Lei ricoperto non ha dimostrato alcun interesse nel rappresentare e sostenere i tanto acclamati EROI, che ad oggi sono stati presi in giro dalla Giunta di Maggioranza di cui la Stessa fa parte.

Invitiamo i Consiglieri Provinciali di Minoranza a sostenere quanto da noi detto, presentando una mozione di sfiducia per l’Assessore alla Salute e Politiche Sociali.

Il Segretario della UIL FPL Sanità conclude dichiarando da subito lo stato di agitazione di tutto il Personale della Sanità Pubblica e Privata Trentina e di riservarci per ulteriori azioni di protesta.

 

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Giuseppe Varagone

Segretario Provinciale UIL FPL sanità

RipartiTrentino: sostegno al reddito per gli imprenditori e bonus assunzioni per l’estate 2020. Un sostegno al reddito per gli imprenditori che hanno cessato la propria attività, il pagamento dei contributi a fondo perduto di Riparti trentino e un bonus assunzioni per l’estate 2020 per i settori commercio, turismo e benessere.

Sono 3 degli strumenti attivati e in fase di definizione dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli, in parte in attuazione della legge 3 “Riparti trentino” o che saranno inseriti nella prossima legge di assestamento.

“Sono molti i messaggi positivi di oggi – spiega l’assessore Spinelli – abbiamo approvato un sussidio, una specie di Naspi, rivolto agli imprenditori e liberi professionisti che hanno cessato la propria attività a causa del Covid19. Si tratta di 900 euro al mese per 4 mesi, per sostenere l’economia famigliare con ulteriori incentivi per coloro che troveranno un’occupazione. Per questo strumento abbiamo messo in campo 7 milioni di euro”.

“Riparti trentino – ha proseguito l’assessore – il contributo a fondo perduto, sta prendendo piede e proprio in questi giorni stanno partendo i pagamenti che avverranno secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande. Siamo felici per coloro che riceveranno il giusto sostegno”.

“E se da un lato – ha concluso Spinelli – chiediamo di garantire l’occupazione per ottenere i contributi a fondo perduto dall’altro lato, chiudiamo il cerchio, mettendo in campo un bonus assunzioni per l’estate 2020. Nel prossimo assestamento di bilancio sarà inserito un intervento destinato agli imprenditori del settore turistico, del commercio e del benessere che riusciranno a mantenere l’occupazione. Il limite massimo del bonus sarà di 40.000 euro per richiedente, 15 i milioni di euro stanziati”.

In allegato scheda su “Sostegno al reddito per gli imprenditori che hanno cessato la propria attività”

 

nota pat inviata.pdf

 

 

Foto: archivio Opinione

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