I tre segretari generali dei Sindacati pensionati del Trentino Ruggero Purin SPI CGIL, Tamara Lambiase FNP CISL e Claudio Luchini UILP si sono incontrati martedì 9 con i vertici di UPIPA, sigla che raccoglie la quasi totalità delle RSA provinciali.

Da questo incontro né sono usciti con un’unità di intenti poiché il dialogo è stato costruttivo. Per primo si è affrontato il punto dell’apertura delle RSA alle visite dei parenti che il comunicato stampa della provincia fissa al 15 giugno come da DPCM di marzo: in realtà l’apertura avverrà in tempi diversi entro la fine di giugno, poiché non tutte le struttura sono pronte e le modalità saranno dettate dalle peculiarità di ogni RSA, in particolare dagli spazi e dal personale a disposizione. Principio unico sarà la sicurezza assoluta per ospiti e per parenti.

Altro punto sono state le scelte politiche ed amministrative che in questi ultimi mesi sono state prese. Un particolare di estrema importanza va segnalato dai sindacati : nelle “linee guida per le RSA”, che il 4 giugno Fugatti e l’assessora alla Sanità hanno inviato a tutte le RSA (non con un decreto o una legge ma con un semplice invio) senza aver fatto l’ultimo passaggio con gli enti e le parti sociali coinvolte salta all’evidenza che non esiste l’obbligo di sottoporsi al tampone per il personale delle RSA, ed ad oggi abbiamo segnalazioni di lavoratori che si rifiutano di sottoporsi al controllo. Questa è una gravissima falla nel sistema di prevenzione. Dopo aver contato centinaia di morti nelle RSA ed essere finiti sulle cronache nazionali per questo record negativo ci troviamo che la politica non sa prendere questa decisione per la tutela dei nostri anziani più fragili.

Una ricaduta sarebbe imperdonabile sia rispetto alle legittime aspettative di tornare ad incontrarsi di anziani e dei loro familiari. Ciò che va superata è una contrapposizione di diritti e di tutele: i diritti dei familiari e degli anziani di rincontrarsi in un contesto di massima sicurezza e le necessarie tutele che vanno garantite a tutti gli ospiti, ai familiari e al personale. Gli strumenti ci sono per rispettare questi diritti e queste necessità, purché da parte di ognuno si affrontino i problemi con il dovuto equilibrio e la necessaria assunzione di responsabilità.

Anche l’UPIPA concorda sull’evidenza che le contraddizioni e le fragilità del sistema dei servizi agli anziani emerse in questa triste vicenda impongono ora una accelerazione per realizzare in maniera organica il nuovo Welfare Anziani – SPAZIO ARGENTO che se fosse partito nei tempi programmati per il 2019 avrebbe già potuto essere in fase di attuazione e di verifica.

Vanno altresì ridisegnate e implementate le funzioni dei medici di base , le modalità di presenza del medico all’interno delle RSA, l’ assistenza a domicilio, le convenzioni con gli specialisti, in modo che la medicina di base sia coerentemente organizzata. Sanità ed assistenza vanno ripensate ed integrate, rafforzandone la funzione preventiva. Per l’invecchiamento attivo ci si deve chiedere se sia stata posta in essere un’ organizzazione sufficientemente adeguata, ma purtroppo i fatti parlano da soli .

Anche le RSA vanno ripensate, potrebbero essere piccole aziende Sanitarie Territoriali, aperte agli esterni, con servizi di medicina per la copertura specialmente nelle zone più periferiche

Cassa integrazione. La Provincia autonoma di Bolzano estende di 8 settimane la cassa Covid. Alla firma in queste ore l’accordo tra le parti sociali istitutive del Fondo di solidarietà di Bolzano. Cgil Cisl Uil: serve subito un accordo analogo anche in Trentino per dare sicurezza alle aziende.

Grazie all’intervento dell’assessore provinciale al lavoro Philipp Achammer, che stamattina ha incontrato a Bolzano sindacati e associazioni datoriali, si è sbloccato il confronto in Alto Adige per l’estensione della cassa integrazione per le piccole imprese del Sudtirolo. In queste ore è prevista infatti la firma di un accordo tra le parti istitutive del Fondo di solidarietà di Bolzano, grazie al quale saranno garantite ulteriori 8 settimane di cassa integrazione alle aziende aderenti al fondo con risorse stanziate sul bilancio della Provincia autonoma di Bolzano.

“Serve subito un accordo analogo anche in Trentino – incalzano i segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. Tramite il fondo di Solidarietà del Trentino si può infatti realizzare una misura identica a quella di Bolzano. Bisogna infatti garantire almeno la possibilità giuridica di estendere anche in Trentino la copertura degli ammortizzatori sociali per i prossimi mesi alle aziende e ai lavoratori che ne hanno bisogno, considerato che alcune attività economiche, come quelle turistiche o della ristorazione, sono ripartite sì ma a ritmi ridotti”.

In pratica, con l’accordo che verrà firmato nelle prossime ore, la Provincia autonoma di Bolzano garantisce 8 settimane di cassa integrazione in più rispetto alle 18 settimane fissate, fino ad oggi, dal decreto Rilancio Italia, offrendo così alle aziende e ai lavoratori altoatesini delle piccole imprese la copertura con gli ammortizzatori sociali almeno fino a settembre.

“In attesa che il Governo nazionale decida finalmente di investire nuove risorse nella cassa integrazione Covid-19 – avvertono Grosselli, Bezzi e Alotti – è fondamentale che l’assessore provinciale al lavoro Spinelli convochi le parti istitutive del Fondo di Solidarietà per replicare l’accordo di Bolzano rapidamente. E’ un passaggio necessario per verificare poi, dati alla mano, se sia necessario dare operatività all’estensione della cassa integrazione anche in Trentino. Senza l’accordo tra le parti non si potrà intervenire in alcun modo”.

Operazione “Eat Enjoy”. È in corso una vasta operazione di Polizia Giudiziaria contro un sodalizio criminale dedito al narcotraffico internazionale di cocaina ed eroina condotta dalla Polizia di Stato a seguito di articolate indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trieste.

Sin dalla prima mattinata di oggi, è in corso di esecuzione un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Trieste nei confronti di numerosi soggetti sedenti in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Umbria e Liguria, nonché in Olanda indagati a vario titolo dei delitti di associazione, importazione, trasporto e detenzione a fini di spaccio di cocaina.

Perquisizioni anche in Lombardia.

Le indagini sono state svolte dalle Squadre Mobili di Trieste e Udine con il Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato e con la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga.

Nell’operazione sono coinvolte le Squadre Mobili delle Questure di Trieste e Udine, il Servizio Centrale Operativo con il supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (con il dipendente Esperto per la Sicurezza nei Paesi Bassi), nonché delle Squadre Mobili delle Questure di Gorizia, Perugia, Genova, Imperia, Grosseto, Pordenone, Savona, Lucca, Vicenza, Treviso; contestualmente sono in corso perquisizioni da parte delle Squadre Mobili delle città di Milano, Brescia e Piacenza.

 

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Smantellata organizzazione internazionale dedita al narcotraffico di cocaina ed eroina. Le indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Trieste e svolte dalla Polizia di Stato hanno consentito al G.I.P. del Capoluogo giuliano di emettere Ordinanza applicativa della custodia cautelare a carico di 26 soggetti, parte dei quali all’estero, indagati a vario titolo di associazione per delinquere e detenzione a fini di spaccio di considerevoli quantità di cocaina ed eroina.

È l’importante bilancio di oltre due anni di indagini svolte dalle Squadre Mobili delle Questure di Trieste e di Udine, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo e della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno; le investigazioni sono state dirette dalla Procura Distrettuale di Trieste nell’ambito di un fascicolo processuale per traffico transnazionale dall’Olanda all’Italia di cocaina ed eroina.

Nel corso delle prime ore della mattinata odierna, in esecuzione di ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal G.I.P. di Trieste dr. Massimo TOMASSINI su richiesta del P.M. della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste dr. Massimo DE BORTOLI, titolare del fascicolo, sono scattati gli arresti eseguiti dalle Squadre Mobili di Trieste ed Udine, unitamente al Servizio Centrale Operativo e al Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (con il dipendente Esperto per la Sicurezza nei Paesi Bassi), con il supporto delle Squadre Mobili delle Questure di Perugia, Genova, Gorizia, Imperia, Grosseto, Pordenone, Savona, Lucca, Vicenza, Treviso; contestualmente sono state effettuate perquisizioni nei confronti di altri soggetti dalle Squadre Mobili delle città di Milano, Brescia e Piacenza.
Sono 26 gli indagati colpiti da ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari. Tra questi alcuni si trovano all’estero; uno dei capi dell’organizzazione è stato arrestato in Olanda.

I corrieri di droga, entrambi italiani (un 40enne di origini campane ed un 62enne friulano) rispettivamente residenti nelle provincia di Trieste e di Udine facevano capo ad un’organizzazione albanese la cui sede di smercio della droga è stata individuata nella città di Rotterdam e con cellule sparse in diversi centri italiani; lo stupefacente, introdotto in territorio nazionale occultato in vetture attrezzate con doppi fondi, veniva poi consegnato in ragione delle necessità “di mercato” presso i vari referenti territoriali che si occupavano di spaccio.

Di nazionalità albanese le cellule operanti in Italia destinatarie della droga da spacciare nei territori di competenza; tutte ad eccezione di due italiani, uno ligure e l’altro calabrese, individuati ad Arma di Taggia (IM).

Oltre alla cessione di diversi chilogrammi di stupefacente ai vari destinatari facenti parte del circuito albanese, i due corrieri italiani residenti nel Friuli hanno gestito autonome reti di spaccio a favore di fidati clienti residenti nella provincia di Trieste e nelle provincie di Vicenza, Treviso e Pordenone.

Le indagini sono state avviate a seguito delle dichiarazioni rese nel gennaio 2018 dal corriere di origini campane, coniugato con una donna albanese (anch’essa sottoposta, nell’operazione in questione, alla misura degli arresti domiciliari) entrambi residenti in Duino (TS); il corriere, preoccupato dall’accusa dell’organizzazione criminale, a suo dire infondata, d’essersi appropriato di un carico di 14 kg. di cocaina, dopo esser stato trattenuto a Rotterdam ed “interrogato” con metodi brutali dai suoi complici, intenti a scoprire la fine del carico sparito, tornato in Italia (avendo i di lui familiari albanesi acquisiti, garantito per lui rifondendo, la perdita del carico di cocaina, il sodalizio criminoso con qualche centinaio di migliaia di euro), su consiglio di un proprio congiunto estraneo al sodalizio criminoso, si portava alla Questura di Udine dove raccontava oltre all’episodio di cui era stato vittima in Rotterdam, gran parte della propria attività criminale del precedente 2017 quale corriere dell’associazione dedita al traffico di cocaina/eroina.

Forniti dettagli in merito al contesto criminale in seno al quale aveva operato, sono state avviate immediate attività investigative da parte delle Squadre Mobili delle Questure di Trieste e di Udine a riscontro delle dichiarazioni del campano, che peraltro apparivano sostanzialmente verosimili sin dall’inizio, atteso che l’uomo si autoaccusava d’avere introdotto in Italia, per conto dell’organizzazione albanese, circa 750 kg tra cocaina ed eroina a fronte di considerevoli somme di denaro spostate in Olanda quali provento della vendita dello stupefacente; i trasporti dello stupefacente e dei corrispettivi in denaro venivano effettuati all’interno di doppifondi ricavati in vetture preparate dalla medesima compagine criminale, utilizzate dai corrieri ed intestate agli stessi.

Estromesso tale soggetto, le investigazioni hanno dimostrato come il suo posto sia stato preso da un suo complice, un uomo di sessantadue anni residente a Latisana (UD), il quale fattosi avanti, otteneva dalla medesima associazione per delinquere due vetture con doppifondi utili per il trasporto droga/denaro.
L’attività illecita posta in essere in solitaria da parte di quest’ultimo, portata avanti con grande determinazione e capacità delinquenziale, ha avuto inizio nel corso del 2018, allorquando, a decorrere dal mese di aprile, ha cominciato ad effettuare viaggi dall’Italia all’Olanda, sempre presso la medesima officina, dove recuperava lo stupefacente da consegnare alle cellule residenti in Italia, prelevando da queste le somme di denaro destinate alla base olandese.

L’uomo, particolarmente accorto e smanioso di effettuare viaggi e consegne droga/denaro allo scopo di ottenere sempre maggiori guadagni ricavati in percentuale dai carichi consegnati, al fine di eludere eventuali controlli anche all’estero, si spacciava quale rappresentante di prodotti italiani e, in occasione delle trasferte illecite, applicava sugli sportelli delle vetture in uso dei pannelli pubblicitari con l’insegna “Eat Enjoy”, caricando nell’abitacolo del mezzo una divisa da cuoco e prodotti alimentari della tradizione italiana.
In tale contesto, dalle investigazioni svolte, è emerso come in più circostanze, dall’aprile al luglio del 2018 tale ulteriore corriere abbia introdotto in Italia e recapitato ai vari destinatari circa 32 kg di cocaina, a fronte di una somma complessiva di 500.000 € consegnata ai vertici dell’organizzazione.

Via via è stato possibile identificare i diversi destinatari della droga in occasione delle varie consegne effettuare a Foligno (PG), Perugia, Marina di Grosseto (GR), Toirano (SV), Genova, nelle Provincie di Vicenza e Treviso, nonché ad Arma di Taggia (IM); proprio in tale ultimo centro, in data 16.07.2018, a riscontro delle investigazioni, sono stati sequestrati circa 5 kg di cocaina ad elevatissimo grado di purezza destinata al mercato locale. Giova al riguardo precisare che il destinatario di tale considerevole quantità di cocaina è a capo dell’unico/a gruppetto/cellula di italiani al quale sono stati effettuate le consegne di stupefacente, rispetto a tutte le altre formate da soggetti di nazionalità albanese.
Non solo, in una circostanza, proprio a seguito dei dissapori sorti all’interno dell’organizzazione a causa del sequestro di tale quantitativo di coca, il sessantaduenne friulano, allo scopo di chiarire la vicenda con il sodale calabrese operante ad Arma di Taggia, è stato fermato in autostrada mentre si recava in Liguria per un incontro chiarificatore; nel contesto si faceva accompagnare da due suoi fidati complici, uno dei quali, trovato in possesso di una pistola, è stato tratto in arresto.

Parallelamente, è stato altresì documentato come il corriere di origini campane residente a Duino e la moglie albanese, anch’ella colpita dalla misura degli arresti domiciliari, dopo l’esclusione del primo dal contesto criminale, si siano comunque dedicati allo spaccio di cocaina a favore di consolidati clienti residenti a Trieste e Duino, i quali a loro volta alimentavano autonome reti di spaccio. In particolare la donna, mostrando a tratti un certo astio nei confronti del marito oramai bandito dall’associazione e privata dei proventi economici ottenuti per i servizi resi, ha cominciato a gestire in prima persona lo spaccio della cocaina che erano rimaste nella loro disponibilità, anche al fine di recuperare quanto più denaro possibile, in parte destinato a pagare all’organizzazione albanese la somma pretesa a ristoro della perdita della partita di cocaina del dicembre 2017 (attribuita dai capi dell’organizzazione al di lei marito). La donna, incurante delle possibili conseguenze penali, ha personalmente curato più consegne di cocaina a fidati clienti, cercando di scongiurare eventuali controlli di polizia portando con se, in alcuni casi, la figlia in tenera età (all’epoca quattro anni).

Infine, si è accertato come il corriere di Latisana, la cui moglie è stata sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari, oltre a rifornire, come da istruzioni dei soggetti apicali, le varie cellule dell’organizzazione albanese in Italia, sia stato autorizzato a spacciare a sua volta ad alcuni suoi contatti operanti tra il Friuli ed il Veneto.

Emergenza Covid 19. Lavoratori delle mense universitarie senza certezza sul futuro. Sindacati: Risto 3 che ha vinto il nuovo appalto chiede ad Opera di intervenire sul capitolato dello stesso a causa delle mutate condizioni. E’ inaccettabile, si deve garantire continuità occupazionale e retributiva.

Sarà Risto 3 a gestire il nuovo appalto per le mense universitarie, è definitivo, anche il ricorso promosso da Elior, ha confermato tale esito. A pochi giorni dal passaggio di consegne con il precedente appaltatore, la Sma spa, però il futuro dei 48 lavoratori è avvolto nella totale incertezza.

Risto 3, infatti, fino a questo momento non ha inviato nessuna comunicazione agli addetti, quasi tutte donne e quasi tutti con contratto part time in attesa di capire se con l’Università ci sia spazio di modifica delle condizioni. “Sull’appalto pesano chiaramente le incertezze legate all’emergenza coronavirus che ha spinto l’Opera universitaria a chiudere le mense e i bar – fanno notare Francesca Delai della Filcams, Gabriele Goller e Carlo Monte della Fisascat e Dino D’Onofrio della Uiltucs – e sicuramente non aiuta non conoscere se e con quanti studenti ripartiranno le lezioni a settembre. Dubbi che spingono Risto 3 a prendere tempo. Un atteggiamento attendista che, però, danneggia i lavoratori e le lavoratrici. Non si può in alcun modo scaricare sulle loro spalle questa fase di incertezza”.

Per le tre sigle sindacali devono essere garantite continuità occupazionale e retributiva a tutti gli addetti. Senza alcuna deroga. “Per questa ragione non accetteremo che queste lavoratrici e questi lavoratori restino nel guado -insistono -. L’Opera Universitaria deve farsi carico di questa situazione affiancando Risto 3 per garantire il pieno rispetto di quanto prevede il capitolato d’appalto e il contratto nazionale di lavoro”.

I lavoratori sono stati posti in cassa integrazione con marzo, quando sono state sospese le lezioni. Ad oggi hanno esaurito tutte le quattordici settimane di ammortizzatore con causale Covid 19. “Le norme prevedono inoltre che non possono essere licenziati, almeno fino al 18 agosto. Per questa ragione rischiano di restare a secco, senza nessuna forma di retribuzione né ammortizzatore sociale. Per noi è inaccettabile”.

Purtroppo anche questa vicenda che le aziende, locali o multinazionali, società per azioni o cooperative, si comportano allo stesso modo di fronte ai lavoratori più deboli. “Non possiamo pensare di scaricare sulle condizioni di lavoro di questi addetti il rischio di impresa, non è così che funziona”, insistono ancora i tre sindacalisti che chiedono a Risto3, all’Università, all’Opera universitaria e all’Assessorato all’Istruzione di farsi carico di questa situazione. “Chiediamo che nella valutazioni sulle modalità di riavvio dell’anno accademico si tenga conto anche del destino di queste 48 famiglie”, concludono.

 

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Filcams – Fisascat – Uiltucs

Consumi. Servono misure per sostenere i redditi dei lavoratori. Cgil Cisl Uil: la contrazione della spesa non potrà che peggiorare. Indispensabile adottare misure che tutelino il potere d’acquisto delle famiglie.

Preoccupa la riduzione dei consumi delle famiglie trentine, registrata alla fine del 2019. Le cause di questa situazione non nascono oggi e purtroppo si scontrano con un futuro prossimo decisamente difficile vista la crisi economica innescata dall’emergenza Covid-19. “Se i redditi dei lavoratori restano fermi o addirittura arretrano, è chiaro che la spesa si contrae. Non è un caso che da tempo insistiamo sulla necessità di aumentare i livelli retributivi dei lavoratori dipendenti, attraverso politiche di contrattazione vere nei settori che più sono cresciuti negli anni scorsi – dicono i tre segretari generali di Cgil Cisl e Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. Alla stagnazione dei redditi, che ha portato il Trentino nel 2017 e nel 2018 ad avere retribuzioni medie certificate dall’INPS inferiori a quelle del Nord-Est, si associa purtroppo una prospettiva decisamente preoccupante per l’occupazione e quindi per i redditi delle famiglie in Trentino che risentiranno della recessione innescata dal coronavirus”.

A causa della pandemia molte famiglie hanno visto contrarre il loro reddito, per la cassa integrazione o la contrazione dei posti di lavoro che colpisce stagionali e precari. E’ facile immaginare che la situazione diventi ancora più complessa in autunno, quando si saranno esauriti per tutti gli ammortizzatori sociali Covid 19 e non ci sarà più il blocco ai licenziamenti. “E’ una prospettiva allarmante – ammettono i tre sindacalisti -. E’ anche per questa ragione che dall’inizio di questa crisi abbiamo chiesto alla Giunta provinciale misure coraggiose a sostegno dei redditi delle famiglie e per l’integrazione degli ammortizzatori sociali.

Purtroppo le nostre richieste sono state accolte solo parzialmente e con grave ritardo, ma ci auguriamo che Piazza Dante attui rapidamente ma soprattutto in modo efficace, le misure di sostegno al reddito previste dalla legge provinciale 3 e individui nuove risorse nel prossimo assestamento di bilancio per sostenere la ripresa economica sul lato degli investimenti che sono ad oggi i grandi assenti sia sul lato pubblico che sul lato privato. Serve un piano serio di rilancio per creare nuovi sbocchi occupazionali e per dare l’opportunità alla contrattazione di innalzare le retribuzioni di chi lavora e con esse la produttività generale. Dalla crisi non si esce se non si rilanciano occupazione e redditi”.

Ad incidere in modo pesante sulla spesa media dei trentini e sulla conseguente riduzione di reddito disponibile è anche il costo dell’affitto. “Abbiamo chiesto misure straordinarie per sostenere le famiglie che si trovano in difficoltà a pagare l’affitto, per facilitare la rinegoziazione dei canoni. Anche su questo però nessun riscontro”, concludono i tre segretari.

Al termine di un’articolata indagine durata oltre un anno, la Polizia di Stato è riuscita a dare un volto ad alcuni componenti di un sodalizio criminale dedito ai reati di abusiva attività finanziaria, truffa, riciclaggio ed estorsione.

L’attività investigativa, svolta dalla Polizia Postale e delle comunicazioni, è nata dalla denuncia sporta nel 2018 da un cittadino sardo il quale, dietro la garanzia di cospicui rendimenti è stato convinto da sedicenti promotori finanziari ad eseguire cospicui investimenti su una falsa piattaforma di trading on line.

La vittima, che operava su una piattaforma raggiungibile all’indirizzo internet https://globalfxm.com , pensando di effettuare l’acquisto di cripto valuta ha investito somme per una importo pari ad € 380.000,00, attraverso l’esecuzione di bonifici bancari a favore di un conto corrente estero ubicato in Repubblica Ceca.

Resosi conto del raggiro il denunciante ha manifestato ai pseudo broker finanziari la volontà di rientrare del capitale investito, ed a questo punto è stato anche oggetto di vere e proprie minacce per indurlo a versare ulteriori somme per sbloccare il rimborso.

Il coordinamento internazionale posto in essere dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha permesso nell’immediatezza della denuncia, attraverso l’indispensabile cooperazione di Europol presso la quale è stato attivato il gruppo di lavoro J-CAT (Joint Cybercrime Action Taskforce), di interessare il collaterale Organo di polizia ceca che ha accertato come il danaro in questione fosse stato trasferito ad altri due conti correnti bancari, in essere sempre presso istituti di credito cechi, sui quali è stato possibile reperire la somma totale di circa € 226.000,00, ancora giacente, che è stata prontamente bloccata.

Di concerto con la Procura della Repubblica di Cagliari, nell’ambito della cooperazione in materia di assistenza giudiziaria penale tra i Paesi membri della UE, è stata avviata la procedura per l’inoltro di un Ordine di Indagine Europeo diretto all’A.G. della Repubblica Ceca, al fine di acquisire elementi di prova all’estero da utilizzare per le indagini in corso, che ha permesso di identificare e segnalare due donne di nazionalità ucraina e armena, risultate le amministratrici delle società intestatarie dei conti correnti esteri e titolate a disporre degli stessi, e di ottenere il sequestro preventivo della somma di danaro disposto dal G.I.P. di Cagliari, inoltrato alle Autorità ceche.

La Polizia Postale al riguardo consiglia di:

1) Verificare che il soggetto che propone il trading on line (ad es. su operazioni su forex) sia autorizzato, visitando i siti web della Consob e della Banca d’Italia;

2) Consultare la sezione “WARNING AND PUBLICATIONS FOR INVESTORS” dell’ESMA (la CONSOB europea) e verificare se, nei confronti del trader, altre autorità europee omologhe alla CONSOB, hanno pubblicato un avviso agli utenti (warning);

3) Verificare, attraverso i motori di ricerca sul web, la presenza di eventuali blog o forum sulla società di trading o del sito internet;

4) Diffidare di quei broker che offrono un rendimento fuori mercato (prospettando un ritorno economico in percentuali di elevata entità);

5) Fare trading con broker e su piattaforme conosciute e di provata affidabilità;

6) Non cadere nell’ulteriore trappola dei frodatori che, con il pretesto di sbloccare i rimborsi di quanto già “investito”, richiedono il pagamento di ulteriori somme di danaro: si tratta di una vera e propria estorsione.

Entrate da record per la stagione 2018/19 delle società calcistiche europee prima dell’impatto COVID-19. Stagione 2018/19 – Key findings dello studio Deloitte “Annual Review of Football Finance 2020”:

Secondo lo studio Deloitte “Annual Review Football Finance 2020”, il mercato calcistico europeo ha generato ricavi per 28,9 miliardi di euro nella stagione 2018/19;
I “big five” dei campionati europei hanno generato un fatturato record di 17 miliardi di euro nella stagione 2018/19, con un aumento del 9% rispetto all’anno precedente;
I “big five” dei campionati hanno generato utili operativi aggregati di 1,4 miliardi di euro per la stagione 2018/19, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente;
I ricavi dei club della Premier League sono saliti a oltre 5,9 miliardi di euro, con un incremento del 7%, trainati dalla crescita delle distribuzioni UEFA ai club inglesi;
I club della Liga spagnola hanno generato entrate complessive per 3,4 miliardi di euro nella stagione 2018/19, la seconda crescita assoluta più elevata tra i campionati “big five”, superando la Bundesliga (3,3 miliardi di euro) in termini di entrate;
In Serie A (2,5 miliardi di euro) e Ligue 1 (1,9 miliardi di euro), si è osservata una forte crescita dei ricavi, rispettivamente con aumenti dell’11% e del 12%.

 

 

 

 

La stagione 2018/19 ha registrato nuovi record finanziari per il calcio europeo

Secondo la 29° edizione dello studio “Annual Review of Football Finance” redatto dallo Sports Business Group di Deloitte, i campionati europei “big five” hanno generato un fatturato record di 17 miliardi nella stagione 2018/19, in aumento del 9% rispetto all’anno precedente.

Il mercato europeo del calcio nel suo insieme ha generato un record di 28,9 miliardi di euro per la stagione 2018/19. La crescita è stata trainata dai “big five” dei campionati europei, che hanno beneficiato di ulteriori 700 milioni di euro distribuiti dalla UEFA.

I ricavi complessivi dei club della Premier League hanno superato i 5,9 miliardi di euro nella stagione 2018/19, con un aumento su base annua del 7%. In termini di entrate, la Premier League supera del 73% il suo concorrente più vicino, la Liga spagnola.

La crescita delle entrate dei club della Premier League nel 2018/19 ha permesso di spendere risorse aggiuntive per i talenti. Il rapporto salari-ricavi complessivi dei club della Premier League è aumentato dal 59% al 61%, mentre gli utili operativi sono diminuiti del 5% nel 2018/19 fino ad arrivare a 935 milioni di euro, comunque il terzo livello più alto mai registrato. Ciononostante, i club della Premier League hanno registrato una perdita al lordo delle imposte di 187 milioni di euro nel 2018/19 – una riduzione di circa 670 milioni di euro rispetto all’anno precedente – a causa della diminuzione degli utili di scambio dei giocatori e delle crescenti spese di ammortamento.

 

La polarizzazione delle entrate tra e all’interno dei campionati di calcio europei continua a crescere. Questa tendenza sarà probabilmente aggravata dalla pandemia di COVID-19, poiché i club più grandi saranno potenzialmente più protetti dal punto di vista contrattuale rispetto ai club minori, che dipendono molto di più da entrate di giornate di partite e dagli accordi commerciali della singola stagione.

I club della Liga spagnola hanno generato entrate complessive per 3,4 miliardi di euro nel 2018/19. La crescita del fatturato registrata di oltre 300 milioni di euro (10%) nella stagione 2018/19, è la seconda più alta tra i “big five” dei campionati, permettendo a La Liga di superare la Bundesliga (€ 3,3 miliardi) in termini di entrate.

I club della Bundesliga hanno conseguito un’impressionante crescita dei ricavi di 177 milioni di euro (6%) per la stagione 2018/19, a seguito dell’aumento dei ricavi delle trasmissioni (19%) poiché la lega ha beneficiato di un aumento delle entrate contrattuali annuali per i diritti interni.

Tuttavia, il ritorno precedente alle partite in Bundesliga durante l’interruzione della stagione 2019/20 vedrà probabilmente il campionato tedesco registrare ricavi più alti rispetto alla Liga. Si prevede che la Liga tornerà a essere il secondo campionato d’Europa in termini di entrate dal 2020/21, grazie all’aumento delle entrate per diritti di trasmissione.

In Serie A (2,5 miliardi di euro) e Ligue 1 (1,9 miliardi di euro), si è osservata una forte crescita dei ricavi, con aumenti rispettivamente dell’11% e del 12%. In Italia, l’avvio di un nuovo accordo triennale sui diritti dei media ha comportato un aumento delle entrate delle trasmissioni dell’11%. I club francesi hanno generato ulteriori 110 milioni di euro per le entrate della trasmissione grazie al miglioramento delle prestazioni dei club nelle competizioni UEFA.

2019/20 – una stagione senza precedenti

L’analisi di Deloitte Sports Business Group prevede che l’interruzione della stagione 2019/20 ridurrà i ricavi dei club della Premier League di circa 1,1 miliardi di euro. Di questi, circa il 50% è definitivamente perso principalmente a causa della perdita di entrate relative alle giornate delle partite e degli sconti sui contratti di trasmissione e commerciali delle partite posticipate e giocate a porte chiuse. Il resto sarà posticipato fino alla stagione 2020/21, a causa del ritardo di quasi un quarto di quella in corso oltre il 30 giugno. Di conseguenza, e nonostante la potenziale interruzione possa continuare nella stagione 2020/21, si potrebbero registrare livelli record di entrate.

Dan Jones, partner e capo dello Sports Business Group di Deloitte, afferma: “Prevediamo che l’attuale pandemia di COVID-19 provocherà una significativa riduzione delle entrate e perdite operative nel calcio europeo nei risultati finanziari della stagione in corso. I club devono far fronte a molteplici impatti finanziari, tra cui sconti o ritardi di entrate commerciali e di trasmissione, nonché la perdita di entrate giornaliere e altre entrate relative agli eventi”.

“Il ritorno del calcio – in modo sicuro e ragionevole – è chiaramente importante per limitare l’impatto finanziario che la pandemia ha avuto. I campionati di tutta Europa hanno risposto in diversi modi e con ritmi diversi. Il successo del ritorno di ciascuna lega e la forza delle relazioni di ciascuna con le emittenti e i partner commerciali avranno un impatto potenzialmente significativo e duraturo sulla forza finanziaria di club e leghe.”

“Tuttavia, prevediamo che i piani di riavvio per la Premier League e alcuni suoi pari porteranno a un rapido recupero dei risultati finanziari poiché alcuni ricavi delle trasmissioni 2019/20 verranno spinti nell’esercizio 2020/21, il che potrebbe comportare un anno di entrate eccezionali” continua Jones.
“Molto rimane incerto, in particolare per quanto riguarda i tempi e le dimensioni del ritorno dei tifosi negli stadi e l’impatto sulle attività commerciali dei partner commerciali e di broadcaster. L’industria del calcio spera che sia possibile una ripresa V-shape e un ritorno alla relativa normalità finanziaria per la stagione 2021/22”.

Oltre i “big five”

Oltre ai campionati di calcio europei “big five”, la Premier League russa (RPL) ha mantenuto la sua posizione di sesta lega di calcio più ricca, nonostante un calo delle entrate di 61 milioni di euro (8%). La turca Süper Lig ha registrato una crescita dei ricavi limitata del 2% in termini di euro e ha marginalmente chiuso il divario con la Premier League russa.

Le leghe in Belgio, Paesi Bassi e Austria hanno visto aumenti significativi dei ricavi nel 2018/19. I club belgi della Jupiler Pro League hanno registrato una crescita del 16% a 344 milioni di euro, trainati dalla crescita delle entrate trasmesse dal momento che le società belghe hanno beneficiato di una migliore performance collettiva nelle competizioni UEFA per club rispetto al 2017/18.

La stagione 2018/19 ha visto aumentare le entrate del 20% nei club olandesi Eredivisie, mentre la Bundesliga austriaca ha aumentato il numero di squadre concorrenti a 12, incrementando le entrate del 45% a 256 milioni di euro.

Tim Bridge, direttore dello Sports Business Group di Deloitte, ha aggiunto: “Mentre la stagione 2018/19 ha visto una crescita in molti dei campionati più piccoli d’Europa, gli impatti di COVID-19, in particolare su quei campionati con una maggiore dipendenza dalle entrate delle giornate di partite, presenta una grande sfida”.

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