Allego nota predisposta dal sen. Renzo Gubert in merito alla posizione assunta dalla Democrazia Cristiana in merito alla competizione elettorale in oggetto.

Vito Bertè – Segretario politico provinciale

 

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La DC in Trentino e le prossime elezioni comunali. Comprensibilmente gli esponenti più autorevoli di “Si può fare” hanno espresso valutazioni negative sulla decisione della Direzione provinciale della DC di sostenere la candidatura a sindaco di Trento di Marcello Carli, dopo che, prima della crisi del corona virus, la stessa Direzione aveva scelto di appoggiare la candidata di “Si può fare”, avv. Silvia Zanetti.

“Poca serietà” ha commentato qualcuno di “Si può fare”. Per questo sono utili alcune spiegazioni.

La DC si ritrova, dopo quasi trent’anni, a riattivarsi dopo che è stata emessa sentenza definitiva che essa non era mai stata in effetti legittimamente sciolta. In questi trent’anni sono stati attivate varie esperienze di ispirazione democratico cristiana, che hanno voluto testimoniare questo legame o con evocazione del termine “democratico cristiano” o del termine “popolare” e col simbolo dello scudo crociato in forme varie. Per dare concretezza al progetto di riattivazione, il primo passo è stato quello di ricostruire rapporti di collaborazione fra queste esperienze. Ed è nata tra la maggior parte di esse una Federazione, che tra un paio di settimane sceglierà il proprio simbolo, che non potrà essere che lo scudo crociato.

Il primo banco di prova in Trentino saranno le lezioni comunali, specie nella città capoluogo. Qualche mese fa l’unica occasione possibile per evitare tentativi velleitari era quella offerta da “Si può fare”, lista civica che vedeva convergere una parte della “Civica Trentina”, “Progetto Trentino” ed alcuni esponenti del mondo autonomista, e che aveva scelto l’avv. Silvia Zanetti quale candidata sindaco. E così la DC trentina con l’accordo di esponenti dell’UDC scelse di aderire.

I mesi passati dopo lo spostamento delle elezioni hanno visto fatti nuovi e tra questi l’autocandidatura a sindaco di Marcello Carli, già esponente di rilievo della DC (“gruppo giovani”) e poi dell’UDC e già consigliere regionale. Sul suo nome si sono ritrovati non solo “Agire” di Claudio Cia, ma anche esponenti storici della DC, che vedono in Carli una persona capace e motivata, per di più portatore di un’identità che è la medesima alla quale si rifà il progetto di riattivazione di un partito di esplicita e prevalente ispirazione cristiana.

Qualcuno, come Andrea Brocoli, a suo tempo stretto collaboratore dell’avv. Mengoni (già Presidente DC della Provincia) e poi figura di riferimento dell’UDC ed ora nella Direzione della riattivata DC, ha visto nella nuova candidatura un’opportunità per rafforzare il progetto e il 3 giugno scorso la Direzione, unanime, ha condiviso la proposta di prendere contatti con Marcello Carli per verificare le condizioni e il programma, contatti poi avvenuti con esito positivo.

Per chi ora rappresenta in Trentino la DC riattivata cosa vuol dire “serietà”? Rimanere fermi su quanto deciso in condizioni diverse o fare la scelta che va nella direzione di aiutare la ricostruzione di una presenza politica? Rimanere fermi ci avrebbe portato ad entrare in una lista civica con una candidata sindaco civica. Aderire alla candidatura di Carli aumenta la probabilità di riuscire a mettere in campo una lista della Federazione popolare dei democratici cristiani. Sarebbe stato serio non tener conto del fatto nuovo intervenuto, danneggiando la ragione stessa della ripresa di attività della DC?

L’auspicio, ovvio, è che tra “Progetto Trentino” e la parte di Civica Trentina presieduta da Francesco Agnoli, con la candidata Silvia Zanetti da un lato e la coalizione che sostiene Marcello Carli, con in primis Carli stesso, si possano trovare le convergenze utili per una più larga coalizione che unisca le due e la scelta della DC riattivata vuole anche essere uno stimolo in tale direzione. Un “ticket” Carli – Zanetti sarebbe certamente attrattivo di un ampio elettorato di centro. Il segnale lanciato da Marino Simoni, segretario di “Progetto Trentino” volto a ripensare la situazione è importante e contribuisce a rendere razionali le scelte, superando comprensibili delusioni.

 

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Renzo Gubert

L’economista Carlo Cottarelli, la sottosegretaria allo Sviluppo economico Alessia Morani (Pd) e il leader di Azione Carlo Calenda saranno tra gli ospiti di Nicola Porro domani, lunedì 8 giugno, in prima serata su Retequattro, nel nuovo appuntamento con “Quarta Repubblica”, che dedicherà un’ampia pagina alla crisi che sta investendo l’Italia dopo il lockdown per l’emergenza Coronavirus.

Nel corso della serata, tanti i servizi e i temi al centro del dibattito: dal salasso fiscale per famiglie e imprese, che a giugno dovranno pagare circa 29 miliardi di tasse, alle incognite che ancora pesano sulla scuola; dalla vicenda del sequestro a Roma della sede del movimento di estrema destra Casapound, agli incendi di Lampedusa che hanno distrutto i barconi usati dai migranti per raggiungere l’isola, fino agli annosi problemi delle infrastrutture, come il viadotto chiuso dall’Anas pochi giorni fa per ragioni di sicurezza all’uscita del casello di Orte al confine tra Lazio e Umbria.

Spazio anche ad un reportage dallo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli – la cui riapertura che era prevista per lunedì è invece stata rinviata a data da destinarsi – e a un viaggio nel distretto della ceramica di Modena, il primo in Europa per fatturato, dopo i tre mesi di sospensione di ogni attività.

Tra gli ospiti anche gli eurodeputati Massimiliano Salini (FI) e Fabio Massimo Castaldo (M5S), l’imprenditore Marcello Di Caterina, Alessandro Sallusti, Piero Sansonetti, Gianni Barbacetto, Francesca Fagnani e Daniele Capezzone.

Storie maledette. St 2020 – Quello scotch che sigilla un segreto – Francesco Rocca. Siamo a Gavoi, nel cuore della Barbagia. Protagonista della vicenda, Francesco Rocca, rinomato dentista, 38 anni all’epoca dei fatti. Sua moglie è Dina Dore e ha 37 anni. La sera della tragedia, Dina rientra a casa con la sua auto, ha con sé la sua bimba di soli otto mesi. E’ nel garage di casa che il 26 marzo del 2008 si consuma un dramma che sembra riaprire la buia pagina dei sequestri.

Dina viene ritrovata all’interno del portabagagli, soffocata dallo scotch che le ha chiuso per sempre il respiro. Le indagini, per quattro anni, seguono prevalentemente la pista del sequestro di persona finito in tragedia; ma portano anche a scoprire l’affaire sentimentale del rinomato dentista con la sua assistente di studio: Anna Guiso. Sarà un clamoroso colpo di scena a determinare la svolta, che porterà sul banco degli imputati Francesco Rocca come mandante dell’omicidio della moglie. Condannato all’ergastolo in tre gradi di giudizio, il dentista di Gavoi si dichiara innocente e ripercorre la sua vicenda in un’intervista esclusiva rilasciata a Franca Leosini.

Ad “Agorà” tutti gli aggiornamenti su Coronavirus e fase 3. Su Rai3 Serena Bortone intervista Matteo Renzi. Anche lunedì 8 giugno, in diretta dalle 8 su Rai3, Agorà continuerà a occuparsi della ripartenza in fase 3 con gli aggiornamenti in diretta, gli esperti e i collegamenti dal territorio. In scaletta anche un’intervista a Matteo Renzi.

Tra gli ospiti di Serena Bortone: Matteo Ricci, sindaco di Pesaro; Massimiliano Bitonci, Lega; Giovanni Donzelli, Fratelli D’Italia; Nicola Fratoianni, Sinistra Italiana – LEU; Matteo Renzi, Italia Viva; Fabrizio Barca, economista; Maurizio Molinari, direttore La Repubblica; Agnese Pini, direttrice La Nazione; Massimo Galli, direttore Malattie Infettive Ospedale Sacco di Milano; Sveva Casati Modignani, scrittrice.

Vendite al dettaglio, crollo ad aprile. Renato Villotti: serve un piano Marshall per il commercio.

È crollo delle vendite al dettaglio ad aprile, con le conseguenze del lockdown che emergono in maniera sempre più forte e chiara: su base annua dopo la discesa repentina di marzo (-18,4%) arriva il crollo ancor più grave di aprile (-26,3%) purtroppo prevedibile considerando che le giornate di chiusura hanno riguardato l’intero mese.

Per alcuni prodotti, in particolare l’abbigliamento (-83,4%) e le calzature (90,6%), con aprile si palesa la perdita dell’intera stagione primavera-estate, mentre si verificano anche forti accumuli di scorte. C’è una netta divaricazione tra i prodotti alimentari e non, con i primi che registrano un +6,1% tendenziale e i secondi -52,2%. Le vendite di generi alimentari si sono mantenute positive, i pasti in casa hanno infatti sostituito quelli fuori guadagnando di fatto quote di mercato di bar e ristoranti.

Si evidenzia anche una profonda divergenza nelle forme distributive, con i negozi di vicinato che ad aprile hanno segnato un calo delle vendite del 37% mentre la grande distribuzione registra un -16,4%, oggettivamente rilevante ma più contenuta. Nuovi segnali drammatici per imprese e famiglie che cercano di adattarsi ad un contesto davvero molto incerto. Nel lockdown le intenzioni di spesa per beni durevoli ma in generale per la maggior parte dei prodotti, sono state riviste e di fronte al razionamento amministrativo della domanda non è chiaro cosa succederà con le riaperture, se il recupero sarà completo o solo parziale.

I dati confermano un paese più povero, dove il risparmio precauzionale potrà portare ad un calo della spesa da un punto di vista qualitativo e quantitativo, probabilmente con una maggiore incidenza dei prodotti di base, dei formati distributivi più economici, e la contestuale accelerazione delle vendite online (il +27,1 ad aprile rappresenta la variazione più alta degli ultimi 2 anni, se si esclude dicembre 2019).

Renato Villotti, presidente di Confesercenti del Trentino, commenta i dati sulle vendite al dettaglio diffusi dall’Istat: “Serve un piano Marshall per il commercio di prossimità. Serve un piano di rilancio per promuovere il consumo locale.  Servono strumenti su misura per gli esercizi di quartiere, ad esempio detrazioni ad hoc per questa tipologia di attività sia da parte della Provincia che al livello Comunale – e un intervento nazionale significativo sulla web tax per favorire un riequilibrio della concorrenza tra i canali distributivi. Il tutto in un quadro più ampio di recupero e rilancio della vivibilità e di freno alla desertificazione di centri storici e periferie.

Occorre favorire la formazione degli imprenditori e la modernizzazione della rete, dalla creazione di piattaforme online evitando doppioni o piattaforme già esistenti che permettano alle imprese di vicinato di ricevere prenotazioni ed effettuare vendite senza costi aggiuntivi ad incentivi più sostanziosi e diffusi per la moneta elettronica senza costi per le imprese.

Allo stesso tempo, dobbiamo cambiare passo sulla burocrazia, accelerando e semplificando le procedure: la liquidità e gli stanziamenti a fondo perduto per le PMI devono avere disponibilità immediata, insieme all’estensione degli ammortizzatori sociali e dei periodi di cassa integrazione. Le imprese – e i lavoratori – non possono più aspettare”.

“E’ a rischio – conclude Villotti – la tenuta del tessuto di esercizi di vicinato, un valore economico e sociale. Per questo, tamponata l’emergenza, chiediamo un piano di rilancio dedicato al commercio di prossimità”.

Dicono che alcune persone, dopo la quarantena, hanno paura di uscire di casa e vivono una sorta di sindrome di Stoccolma, detta sindrome della capanna.

La suddetta sindrome deve aver colpito anche il nostro brillante ministro Lucia Azzolina, che ha così deciso di inscatolare milioni di ragazzi in appositi box di plexiglass che dovranno essere forniti, poi, anche di ricetrasmittenti e megafoni, per la comunicazione in entrata ed uscita.

Purtroppo non c’è limite al peggio, e il Governo che, dopo averci rassicurati, è arrivato a fornire in gran ritardo un po’ di semplici mascherine, corre ora disperatamente per prevenire una seconda ondata che potrebbe arrivare come no.

Sarebbe bello che approfittando della nostra autonomia, la Provincia di Trento provasse ad immaginare soluzioni meno demenziali e deleterie.

Ne proviamo a proporre una, tra le tante possibili: molti licei della nostra città, dal Prati al Da Vinci, dal Galilei allo Scholl e così via, sono dotati di corridoi piuttosto ampi, che fiancheggiano le classi.

Perché non utilizzarli, insieme a tutti gli altri spazi disponibili, per raddoppiare le classi a disposizione, garantendo così il distanziamento, senza imprigionare milioni di innocenti?

 

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Francesco Agnoli e Giuseppina Coali, docenti

“Si può fare!”

Il presidente: “Da parte della Provincia il massimo impegno affinchè non ci siano ulteriori ritardi nella consegna dell’opera”. Ex Bimac di Rovereto; sopralluogo di Fugatti e Spinelli dopo i vandalismi.

“Con i tecnici stiamo valutando quanto ci vorrà prima che l’intera struttura possa essere consegnata ma sicuramente da parte della Provincia ci sarà il massimo impegno affinchè non ci siano ulteriori ritardi.” Queste le parole del presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, che oggi pomeriggio si è recato a Rovereto per verificare di persona quanto avvenuto l’altra notte nell’area dell’ex Bimac interessata da un furioso incendio nella zona dei garages e nel contempo vandalizzata ad opera di ignoti. Il presidente Fugatti era accompagnato, tra gli altri, dall’assessore allo Sviluppo Economico, Achille Spinelli, dal presidente dell’ITEA, Salvatore Ghirardini, e dal sindaco di Rovereto, Francesco Valduga.

“Da un lato stupore per quanto accaduto – ha affermato il presidente – e dall’altra parte fiducia nelle autorità competenti perchè sono sicuro che presto sapranno dare una risposta a questo brutto episodio. VoleV amo renderci conto di persona l’entità di questi gravi fatti – ha proseguito Fugatti – che mettono a rischio nell’immediato la consegna di un’opera molto attesa da Rovereto. È importante capire i motivi di questi vandalismi. Un compito affidato a chi di compentenza, ma è ovvio che la preoccupazione è tanta”

Il sopralluogo è iniziato nel garage, dove i danni sono particolarmente ingenti perchè le fiamme, oltre ad annerire l’intero ambiente, hanno interessato la struttura del solaio. Nella palazzina danneggiata dai vandali sono state divelte molte porte, scardinati i termosifoni e distrutti diversi sanitari. Il tutto proprio nel momento in cui il cantiere, che negli anni ha subito vari ritardi, era a buon punto e mancava davvero poco per la consegna. In questa zona, ai margini del rione di Santa Maria, l’ITEA sta realizzando nuovi uffici per l’Azienda sanitaria e nel contempo alcuni appartamenti da affittare a canone moderato.

L’incendio dell’altra notte è stato contenuto e spento in fretta grazie al pronto intervento dei Vigili del fuoco di Rovereto. L’indomani, nel sopralluogo dei tecnici per la conta dei danni, ci si è resi conto che non sono state solo le fiamme a provocare danni, ma che prima del rogo alcuni vandali erano entrati nella palazzina. Alle forze dell’ordine ora il compito di fare luce sui due episodi nella speranza di dare un nome a responsabili di questo episodio che al momento presenta molti lati oscuri.

Carenza di liquidità e calo dei consumi hanno rappresentato il principale ostacolo all’attività di impresa durante l’emergenza sanitaria mettendo in difficoltà il 60% delle imprese del commercio e della ristorazione; quasi il 30%, invece, tra burocrazia e le necessarie procedure di sanificazione, igienizzazione e altri protocolli di sicurezza, ha visto incrementare i costi; ma c’è anche un 11% di imprese che indica nella criminalità un ulteriore, pericoloso ostacolo allo svolgimento della propria attività; in particolare, circa il 10% degli imprenditori, in questo periodo, risulta esposto all’usura o a tentativi di appropriazione ‘anomala’ dell’azienda, ma la percentuale cresce fino a quasi il 20% per quegli imprenditori che sono molto preoccupati per il verificarsi di questi fenomeni nel proprio quartiere o nella zona della propria attività; i due terzi delle imprese giudicano comunque efficaci le azioni di contrasto delle forze dell’ordine e della magistratura e ritengono fondamentale ricorrere alla denuncia, ma ancora oggi quasi 1 impresa su 3, di fronte a questi fenomeni criminali, non sa cosa fare.

Questi, in sintesi, i principali risultati che emergono da un’indagine sull’infiltrazione della criminalità organizzata nelle imprese del commercio e della ristorazione durante e dopo il lockdown realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format research (documento integrale disponibile su www.confcommercio.it/ufficio-studi LINK).

I principali risultati dell’indagine
Gli aspetti problematici dell’attuale frangente sono ben presenti agli imprenditori (tab. 1). La tabella 1 chiarisce che le questioni strettamente economiche sono le più importanti per l’equilibrio aziendale e quindi per la vitalità dell’attività produttiva: liquidità e calo di domanda.

Il 30% delle risposte punta, invece, al tema dei costi: la solita burocrazia e le pure necessarie procedure di sanificazione, distanziamento, igienizzazione e altri protocolli di sicurezza che comunque costituiscono un incremento dei costi fissi dell’imprenditore. Completa il quadro degli ostacoli auto-percepiti il tema della criminalità. Che aggreghi l’11% delle risposte è, da una parte, garanzia di affidabilità dei risultati nel senso che le domande sono state ben comprese e che la paura è controllata sul piano macro-settoriale; dall’altra, è piuttosto grave vedere comparire la criminalità tra gli ostacoli all’attività d’impresa
Le domande in relazione all’usura e ai tentativi subdoli di appropriazione dell’azienda da parte di soggetti criminali sono state poste con riferimento all’eventuale conoscenza dei fenomeni sperimentati da altri, distinguendo i diversi canali attraverso cui la notizia è pervenuta (figura 1 e figura 2).

Naturalmente, nella figura 1 è la conoscenza personale – mi è stato raccontato, ne ho sentito parlare – quella che conta. È un risultato notevole che questa forma di conoscenza sia più diffusa rispetto all’acquisizione della notizia attraverso i mezzi di comunicazione. Anzi, questi ultimi sembrano trattare l’argomento meno di quanto dovrebbero se la stima del 9,8% di soggetti che ne ha conoscenza diretta è verosimile. A nostro avviso lo è, visto che se ne ha riscontro nell’analoga frazione di risposte sulla criminalità come problema nella gestione attuale delle imprese.
Pertanto, il 9,8% può essere acquisito non come stima del tasso di vittimizzazione, ma come indice della potenziale gravità del fenomeno nel senso dell’esposizione all’usura delle micro e piccole imprese del terziario di mercato in questo frangente storico.
A fronte di una media del 9,8% sul totale campione, il 13,1% dei ristoratori e dei proprietari di bar dichiara di avere sentito personalmente notizie di pressioni usuraie su imprese del proprio settore e della propria zona. Anche quest’evidenza è coerente con le attese a priori: più fragile è l’impresa, più elevata è la pressione. E i settori del food away from home sono certamente quelli che più hanno sofferto e più stanno soffrendo perdite di fatturato e di reddito, diventando così più esposti alle pressioni della criminalità.

Una percentuale analoga (8,8%; fig. 2) a quella registrata per l’usura si rileva rispetto alla notizia acquisita attraverso canali personali per quanto riguarda le imprese che hanno subito dei tentativi di essere acquisite per un prezzo fuori mercato, ossia molto inferiore o molto superiore a quello reale, sempre nella medesima zona dove operano con la propria attività. La notizia di accadimenti del genere è stata appresa in prevalenza, anche in questo caso, attraverso il passaparola tra imprenditori.
Non deve stupire la formulazione della domanda nei termini di “prezzi fuori mercato”. Prezzi troppo bassi o troppo elevati indicano un’anomalia nel libero gioco delle forze imprenditoriali; prezzi troppo elevati, per esempio, tradiscono sovente l’intento acquisitivo di attività reali finalizzato al riciclaggio, un tema, purtroppo, non nuovo nel panorama italiano.

Come nel caso dell’usura, gli imprenditori impegnati nella ristorazione o nella gestione di un bar mostrano un’accentuazione significativa nell’autodichiarazione di conoscenza di notizie di tentativi criminali attraverso canali personali: rispetto alla media del campione dell’8,8%, la conoscenza in questo settore raggiunge il 14,5%. La fragilità dell’impresa ne accresce l’esposizione ad acquisizioni da parte di soggetti criminali.
Sintetizzando le risposte sui due fenomeni, il risultato robusto che si ottiene è che una frazione prossima al 10% degli imprenditori appare esposta a pressioni della criminalità, almeno per quanto riguarda i due specifici temi dell’acquisizione anomala dell’attività e del prestito a usura.
Ma, al di là delle modalità con cui gli imprenditori ne sono venuti a conoscenza, circa il 60% degli imprenditori esprime preoccupazione per questi fenomeni, soprattutto in un momento di gravissima crisi economica come quello attuale. E di questi, quasi 1 su 5 è molto preoccupato per il verificarsi di questi atti criminali nel proprio quartiere o nella zona dove svolge la propria attività (figg. 3 e 4).

Il 67,4% delle imprese intervistate ritiene, comunque, “molto” o “abbastanza” efficace l’azione delle Forze dell’ordine e della Magistratura, per contrastare l’azione della criminalità contro le imprese e il 66% del campione ritiene “molto” o “abbastanza” efficaci le diverse forme di collaborazione in atto tra Autorità centrali e locali, Forze dell’Ordine e Magistratura da una parte e Associazioni di categoria degli imprenditori e altre forze della società civile dall’altra per contrastare l’azione della criminalità ai danni delle imprese.

Il 60% circa degli intervistati ritiene che l’imprenditore che si trova alle prese con i fenomeni criminali dell’usura e del tentativo della malavita di impadronirsi delle imprese deve denunciare subito alle Forze dell’Ordine o comunque alla Magistratura il reato del quale è rimasto vittima (fig. 5). Il 33% delle risposte indica un’assenza di strategie rispetto alle pressioni criminali (“non saprei cosa fare”) e solo un’esigua minoranza appare completamente sfiduciata (“non si dovrebbe fare niente poiché è inutile”).

 

Riapre ai visitatori il Castello di Sabbionara. Dopo i musei ed i castelli del Trentino, un altro prestigioso complesso monumentale apre i battenti al pubblico al termine di una lunga parentesi imposta dall’emergenza Covid 19. È il Castello di Avio, il primo grande complesso castellano – geograficamente parlando – a dare il benvenuto in Trentino ai viaggiatori che percorrono da sud le varie arterie che attraversano il fondovalle solcato dal fiume Adige.

Stamattina il maniero, di proprietà del FAI, ha metaforicamente abbassato il ponte levatoio per accogliere i visitatori che stanno iniziando a riappropriarsi delle vecchie abitudini assaporando una vista che rimane tra le più suggestive del repertorio Trentino. Situato sulle pendici del Monte Vignola, il castello offre un panorama che arriva fin quasi a Verona. Imperdibile il colpo d’occhio sull’imponente mastio, la poderosa cinta muraria e le cinque torri.

Tra i primi a varcare nuovamente la soglia stamani anche il presidente della Provincia autonoma di Trento. Maurizio Fugatti, a cui ha fatto da guida Alessandro Armani, responsabile della gestione operativa del Castello di Avio

Un po’ come questo Castello che è sempre stato una sentinella sulla valle -ha commentato Fugatti- anche noi dobbiamo continuare a vigilare perché questo virus è davvero un nemico insidioso. Per questo è opportuno osservare le regole del buon senso. Ma al tempo stesso non possiamo rinunciare a riconquistare la normalità del nostro vivere quotidiano. Facciamolo iniziando dalle cose più vicine a noi, nella consapevolezza che il Trentino in storia, cultura, tradizioni e prodotti, ha moltissimo da offrire. E da riscoprire”.