Da giugno a settembre, esclusa la pausa d’agosto, il Festival dell’Economia di Trento propone due giorni alla settimana, in diretta streaming alle ore 18, due format di conferenze: “L’Economia ai tempi del coronavirus” (mercoledì’) ed “Intersezioni” (giovedì). Oggi ha preso il via la prima conferenza in diretta web del ciclo “Intersezioni”, condotta da due dei “padri” del Festival, il professor Innocenzo Cipolletta, già presidente dell’Università di Trento, e l’editore Giuseppe Laterza, in dialogo con il professore Stefano Mancuso, uno dei neurobiologi più famosi a livello internazionale, autore recentemente anche del libro “La nazione delle piante”. All’origine dell’incontro, una domanda: cosa possono insegnarci le piante e in generale gli altri sistemi biologici, in particolare per quanto riguarda il rapporto con l’ambiente e la gestione delle risorse?

L’uomo ritiene di essere superiore a ogni altra forma di vita, ha detto Laterza, introducendo il primo appuntamento del Festival dell’Economia online del ciclo “Intersezioni”. Ma è davvero così? “E’ un’idea davvero immarcescibile – ha risposto Mancuso. – Nessun uomo negherebbe che le capacità umane sono incommensurabilmente diverse rispetto a quelle degli altri esseri viventi. Nessun animale o vegetale, direbbe ciascuno di noi, è in grado di partorire ad esempio una Divina Commedia o una Teoria della Relatività. Ma in termini biologici questo giudizio non ha senso. Ogni organismo si definisce infatti in base all’obiettivo che si prefigge. E l’obiettivo più importante è la propagazione della specie, per ogni specie. Se questo è l’obiettivo, l’uomo come si colloca in questa sorta di ‘gara’ alla sopravvivenza? Consideriamo che la vita media di una specie sulla terra è di 5 milioni di anni. La specie umana, intesa come Homo Sapiens, è sulla terra da soli 300.000 anni. Per arrivare alla media delle altre specie viventi dovremmo vivere dunque per altri 4.700.000 anni. Siamo certi di riuscire a farcela? Quasi tutti diremmo di no. La quantità di disastri che abbiamo combinato e continuiamo a combinare all’ambiente è tale che difficilmente ce la faremo”.

L’idea di fondo dell’uomo è che la competizione giovi alla specie in quanto tale. E’ un’idea che l’economia ha contribuito a rafforzare e divulgare. Di nuovo: è davvero così? “L’economia ritiene che la competizione possa fare emergere le soluzioni migliori, di cui poi si avvantaggiano tutti – ha chiosato Cipolletta, – ma nel 700 si riteneva anche che l’economia fosse utile nel momento in cui consentiva di produrre beni richiesti dagli altri. Questo ci conduce ad un’idea di interdipendenza che è a sua volta molto presente nella scienza economica, e ad una visione maggiormente ‘ecologica’, secondo la quale in un sistema tutto si tiene”.

Economia ed ecologia hanno una radice – linguistica – comune, e rispondono alle stesse leggi. Moltissimi fra i primi darwiniani avevano una formazione economica o anzi econometrica. L’oggetto dei loro studi è l’evoluzione e l’evoluzione ha come obiettivo trovare le soluzioni di volta in volta migliori. A volte queste soluzioni possono arrivare attraverso la competizione, ma spesso sono il frutto di unioni e fusioni. Per Mancuso “lo straordinario insegnamento della biologia è questo. L’unione di due cellule, di due elementi diversi, produce un organismo più complesso, una cellula eucariota. L’evoluzione in ambito biologico è prevalentemente un prodotto di unione, di simbiosi”.

Venendo agli scenari attuali, la pandemia di Covid-19 ha dimostrato che il concetto di nazione non esiste, è puramente artificiale. Il virus è partito da una città cinese e oggi lo si ritrova ovunque, grazie ad una diffusione che è stata rapidissima. Questo sembrerebbe deporre a favore di un approccio ai problemi maggiormente basato sulla cooperazione e, appunto, l’unione. “Ma le nazioni – ha chiosato Cipolletta – non sono consapevoli di questo. La crisi non sta producendo un nuovo governo mondiale. L’Oms, un organismo sovranazionale, è stata fortemente delegittimata dagli Usa. La ricerca scientifica viene sviluppata all’interno delle singole nazioni con l’obiettivo di produrre un vaccino che serva in primo luogo ai propri cittadini. Il sovranismo spinge a chiudere i confini non solo nazionali ma regionali”. L’idea di un governo globale, in grado di rispondere efficacemente a crisi come questa, è insomma più che mai lontana.

Per tornare alla biologia, in una comunità di piante le conoscenze, le informazioni di cui dispone ogni singolo elemento sono comparabili con quelle di tutti gli altri. Nessuna singola pianta ne possiede “in più” rispetto alle altre. Quindi, in effetti, in natura, “uno vale uno”. Nella teoria economica classica, quando si presuppone che ogni homo oeconomicus disponga delle stesse risorse ed informazioni per competere liberamente sul mercato, ci si avvicina a questo modello. Ma quando dalla teoria si passa alla realtà, è evidente che ad esempio il gestore di una banca sa di finanza molto di più di un qualsiasi risparmiatore, così come è ovvio che un medico dispone di un bagaglio di conoscenze specifiche molto maggiore rispetto a quello di un paziente.

Così, non solo gli uomini sono diversi, ma se ci spostiamo nell’universo della biologia l’uomo non è uguale alle altre specie, è un superpredatore, che consuma una quantità infinitamente superiore di risorse. “Noi stiamo consumando risorse che sarebbero toccate alle generazioni future – ha detto ancora Mancuso. – La terra è un sistema chiuso. E se in un sistema chiuso continuiamo a consumare senza misura, le risorse finiranno. Nessuna altra specie lo farebbe. Nessuna comunità di piante consumerebbe tutte le risorse che le sono necessarie”.

La soluzione non è né il “pessimismo radicale” né il ritorno al Medio Evo. La tecnologia, ha osservato Cipolletta, offre una risposta a questi problemi basata sull’efficienza. Tuttavia l’efficienza delle tecnologie aumenta a sua volta la domanda di beni e di materie prime da consumare. La soluzione, quindi, secondo Mancuso, non può fondarsi sulla mera efficienza tecnologica. Sembra inevitabile che metta al centro dell’attenzione l’organizzazione dei rapporti fra le comunità umane e fra l’uomo e le altre specie viventi.

Le dirette streaming sono visibili nella sezione live del sito ufficiale (https://2020.festivaleconomia.eu/programma/live) e sui canali social del Festival: Facebook, Twitter, Instagram e YouTube.

La riapertura del traffico passeggeri non residenti, da e per la Sardegna, avverrà a partire da venerdì 5 giugno. In principio, stando a specifiche richieste giunte tramite lettera al Mit da parte della Regione Sardegna, la riapertura sarebbe avvenuta venerdì 12 giugno.

La ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, valutato il flusso di passeggeri dal giorno 3 giugno e considerata la presenza di collegamenti marittimi aggiuntivi anche su linee di traffico non soggette a onere di servizio pubblico e che operano a libera prestazione, ha ritenuto in accordo con la Regione Sardegna di anticipare al 5 giugno la riapertura dei collegamenti marittimi, oltre che quelli aerei, per tutti i passeggeri.

Opere pubbliche, alla giunta manca visione e coraggio. Cgil Cisl Uil: il Piano di gestione è un elenco di opere già note, molte anche lontane nel tempo. Si investa in sanità, green economy e infrastrutture telematiche.

“Nel pieno di questa difficile crisi economica e con il bisogno estremo di investimenti strategici per sostenere la crescita economica del Trentino ci saremmo aspettati dalla Giunta provinciale un piano di sviluppo più coraggioso e innovativo. Constatiamo invece che il Piano di gestione che con gli interventi per traghettare il Trentino fuori dalla pandemia è un insieme di opere pubbliche programmate da anni, idee trite e ritrite, alcune delle quali anche lontane nel tempo come realizzazione. Come dire niente di nuovo sotto il sole. Ci saremmo aspettati uno scatto in più”.

Per i segretari provinciali di Cgil Cisl Uil manca una visione strategica e manca qualsiasi riferimento alla sanità e alla infrastrutturazione tecnologica del territorio così come alla green economy. “Investire in sanità non è solo la realizzazione del NOT –insistono Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. L’emergenza coronavirus ha dimostrato che la salute pubblica deve essere una delle priorità su cui puntare. Che vuol dire infrastrutture adeguate ad una nuova medicina del territorio che non sia più incentrata solo sull’ospedale, ma anche reti telematiche per favorire lo sviluppo della telemedicina e ancora risorse per la medicina di prevenzione accanto a quella ad alta specializzazione”.

Cgil Cisl Uil ricordano che su questo settore ci sono anche importanti risorse stanziate a livello dell’Unione Europea. “La scommessa è riuscire ad intercettare parte di questi soldi e farli arrivare anche sul nostro territorio”.

Altro fronte è quello del cambiamento climatico che impone di ragionare su parametri nuovi, rispettosi dell’ambiente e dell’ecosostenibilità. Un importante terreno per muoversi in questa direzione potrebbe essere il turismo. “Anche su questo ci attendiamo una spinta maggiormente propositiva”. E sull’economia sostenibile aggiungono: lo Stato sta puntando con determinazione su questo fronte, anche attraverso importanti sgravi fiscali ai cittadini sul risparmio energetico. Anche il Trentino punti all’ammodernamento delle su infrastrutture in chiave green. Non serve solo programmare lavori pubblici, serve dirottare le risorse nella realizzazione di opere che creino valore”.

“Stop subito alla discriminazione dell’Austria verso l’Italia. Inaccettabile l’idea di riaprire le frontiere tra alcuni Paesi mantenendo invece la chiusura nei nostri confronti”.

Lo dichiara la senatrice della Lega, Elena Testor, che ha presentato un’interrogazione urgente al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.  E nel primo pomeriggio in Commissione Schengen, si è svolta l’audizione del sottosegretario al Ministero degli Esteri, Ivan Scalfarotto,  richiesta dai parlamentari leghisti del Trentino-Alto Adige Testor e Maturi e subito accolta dal Presidente Eugenio Zoffili sul tema dei corridoi turistici.

“È urgente ripristinare in sicurezza il normale funzionamento dello spazio Schengen di libera circolazione che deve essere affrontato in modo coordinato.
La mancata riapertura delle frontiere tra gli Stati sarebbe penalizzante per il Trentino e conseguentemente per tutto il Valico del Brennero, da cui dipende un ecosistema cruciale per tutta l’Italia.

Il ministro Di Maio – conclude Testor – adotti subito tutte le misure necessarie per evitare qualsiasi discriminazione”.

LA POLITICA NON HA BISOGNO DI TIFOSERIE – La vicenda del licenziamento (illegittimo) di Walter Pruner costringe a una seria riflessione sulla politica e sulla partecipazione alla stessa in Trentino.

Al di là dei risvolti legali, nei quali non vogliamo entrare, è il dato politico ad emergere in tutta la sua preoccupante gravità. Il giudice del lavoro, infatti, nel condannare il Consiglio provinciale, nella figura del Presidente Kaswalder, ha chiaramente evidenziato come l’illegittimità stia nella motivazione del licenziamento, attribuibile alla partecipazione di Walter Pruner al congresso del PATT. S

orvolando sul fatto che il congresso fosse quello del nostro Partito, non può passare il messaggio che la semplice partecipazione di una persona, tra l’altro in qualità di osservatore, ad un incontro di Partito diventi motivo di ritorsione. In un’epoca in cui sempre più la politica viene percepita come distante, tanto che uno dei principali partiti è stato per un periodo un movimento contro il sistema e contro la politica stessa, messaggi ed azioni come il licenziamento di Walter Pruner vanno ad aggravare il quadro.

La democrazia può permettere ancora ai cittadini d’informarsi, ascoltare e partecipare o ci stiamo pericolosamente avvicinando a sistemi di tipo autoritario?

È vero che ultimamente la politica, purtroppo anche quella provinciale, ci ha insegnato che non esiste limite al peggio, tuttavia auspichiamo, da parte dei trentini, una sempre maggiore attenzione ad episodi di questo tipo.

Tanto per citare un altro esempio, un assessore comunale evidenzia le difficoltà nel riuscire a rispettare le tempistiche calate dall’alto dalla Provincia per la riapertura delle scuole dell’infanzia, risulta quantomeno ridicola la reazione stizzita della capogruppo del primo partito del Trentino che corre ad incensare l’operato provinciale scaricando le colpe sui comuni che, in questa emergenza sanitaria, hanno già dovuto fare molto di più di quanto sarebbe di loro competenza.

La politica è partecipazione, incontro e anche scontro, ma non dovrebbe essere tifoseria. Chi ha la responsabilità di amministrare dovrebbe farlo nel bene di tutti, accettando anche chi la pensa diversamente, anzi cercando di rispondere proprio a questi ultimi. Se, invece, chi la pensa diversamente è un elemento da mettere in disparte, se chi si interessa di cosa pubblica deve farlo solo seguendo le idee di chi comanda pena licenziamento\ritorsione\esclusione, allora significa che tempi bui attendono l’Autonomia del Trentino.

Con buona pace di chi, un tempo, lanciava strali contro la cosiddetta “magnadora” invitando i sindaci a opporsi al potere provinciale e ora, passato dall’altra parte della barricata, da opposizione a governo, segue proprio quei principi.

 

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Segreteria politica Patt (Partito autonomista trentino tirolese)

La Camera di commercio chiede l’apertura immediata dei confini anche con l’Alto Adige.

La chiusura dei confini con l’Austria è fatale per l’Alto Adige, per il turismo altoatesino e di conseguenza per tutta l’economia locale. La decisione del governo austriaco di aprire da oggi le frontiere con la Germania, il Lichtenstein, la Svizzera, la Repubblica Slovacca, la Repubblica Ceca e l’Ungheria ma non con l’Italia è un duro colpo per l’Alto Adige e una decisione poco comprensibile. La Camera di commercio di Bolzano si è attivata a livello europeo, nazionale e regionale per ottenere il più presto possibile l’apertura dei confini verso l’Austria.

Il fatto che i controlli di frontiera e sanitari dell’Austria verso l’Italia sono gli unici tra i suoi Paesi confinanti a proseguire è in contrasto con la Joint European Roadmap, la procedura di riapertura coordinata presentata dalla Commissione europea.

Sulla base dei dati epidemiologici registrati in Alto Adige, ma anche in altre regioni d’Italia, la decisione dell’Austria non è comprensibile. L’incidenza dei 7 giorni in Alto Adige è di 0,9 ogni 100.000 abitanti. Ciò significa che l’Alto Adige negli ultimi 7 giorni ha registrato solo 5 nuovi contagi a fronte di poco più di 531.000 abitanti. Vienna, in confronto, con quasi 2 milioni di abitanti ha un valore di incidenza dei 7 giorni di 7,4 (141 nuovi contagi), ossia otto volte più alto di quello in Alto Adige. Il valore della Baviera attualmente è di 3,4 (442 nuovi contagi) e quello del Baden-Württemberg di 1,9 (214 nuovi contagi).

“La Camera di commercio di Bolzano si è appellata ad Eurochambres, l’associazione europea delle Camere di commercio, che rappresenta 20 milioni di imprese con sede in 43 Paesi, pregandola di intervenire in merito”, informa Michl Ebner, Presidente della Camera di commercio di Bolzano e Vicepresidente di Eurochambres.

Inoltre, la Camera di commercio di Bolzano ha chiesto al governo austriaco e a quello tedesco di aprire almeno i confini con l’Alto Adige, dato che la nostra Provincia registra buoni dati epidemiologici, simili a quello di Austria e Germania.

Valutando in modo oggettivo questi dati dovrebbe essere concessa fin da subito la libertà di spostamento tra territori di confine che dimostrano una buona situazione nella lotta alla pandemia da Covid-19.

 

Domani -venerdì 5 giugno dalle 15.00 alle 17.00- si terrà una manifestazione di protesta e flash-mob in piazza Dante a Trento sotto il Palazzo della Regione Trentino Alto Adige.

Parteciperanno infermieri e dipendenti dell’Azienda sanitaria trentina, per rappresentare il grave momento di difficoltà e disagio che hanno vissuto e che tuttora stanno vivendo nelle realtà lavorative in seguito alla pandemia da Coronavirus

Ho raccolto questo disagio ed ho organizzato il presidio di protesta.

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Cesare Hoffer
Coordinatore Nursing up Trento

La risposta dell’assessore Failoni a un’interrogazione della consigliera Coppola. Dai ritiri di grandi club del calcio costati 4.250.000 euro tra il 2015 e il 2019, ricadute per 10 miloni all’anno.

​Ammonta in tutto a 4.250.751 euro l’investimento sostenuto dalla Provincia attraverso Trentino Marketing/Sviluppo per ospitare nel nostro territorio tra il 2015 e il 2019 i ritiri estivi di squadre di calcio del calibro di Napoli, Fiorentina, Roma, Chievo Verona, Hellas Verona, Venezia, Cagliari, Bologna, Parma, Bari e Spal. La cifra emerge sommando gli importi indicati nella risposta data dall’assessore al turismo e allo sport Roberto Failoni a un’interrogazione di Lucia Coppola, che chiedeva conto della spesa sostenuta dalla Pat per i ritiri delle formazioni di serie A in rapporto alle ricadute economiche sul nostro territorio di questa forma di “ospitalità”.

Failoni risponde segnalando che “le ricadute in termini economici per il territorio trentino, in particolare la Valle di Sole negli anni 2014, 2015 e 2016 ed alla sola attività di ritiro della prima squadra del Napoli, sono stimate in circa 5.900.000 di euro sulla base delle presenze registrate nel periodo considerato. Per tutti i club è stato stimato un ritorno economico medio di 10 milioni di euro annui, sulla base delle presenze dei tifosi generate dai ritiri (circa 100.000 tifosi con spese media pro capite di 100 euro). Il calcolo è stato effettuato in particolare per l’anno 2017.

Per quanto riguarda il numero dei tifosi che hanno assistito agli allenamenti ed alle partite amichevoli, l’assessore informa che il numero di 100.000 è stato determinato in alcuni casi con il conta-persone disposto all’accesso dell’area di gioco, in altri in relazione alla capienza della struttura sportiva interessata. Si tratta di 19 squadre per un totale di 249 giorni di ritiro. Per quanto riguarda la spesa media pro capite, la stima in 100,00 euro risulta supportata anche dall’Osservatorio Nazionale sul Turismo che indica, per il turista sportivo, l’importo medio di 113,16 euro. L’assessore cita un passo di questo studio, secondo cui “i turisti sportivi si caratterizzano per capacità di spesa elevata e per tempi di permanenza medi più lunghi rispetto ad altre categorie. (…) Inoltre, una volta rientrati nel loro Paese/città di origine, sono soliti raccomandare alla loro rete di conoscenze le mete dei loro recenti viaggi”.

 

 

Nella foto (archivio Pat) –  La prima squadra del Napoli a Dimaro, in val di Sole

 

 

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Per dare una risposta concreta alle imprese trentine, che dal 9 marzo scorso sono state colpite dalla chiusura forzata della loro attività, la Giunta della Camera di Commercio, attraverso un’azione condivisa con la Provincia autonoma di Trento, si è attivata per concorrere a realizzare iniziative di sistema in grado di attenuare gli effetti negativi prodotti dall’emergenza sanitaria in atto.

Lo scopo è quello di collaborare con l’Ente provinciale, evitando sovrapposizioni di interventi e dispersione di potenzialità, per sostenere l’imprenditoria del territorio e creare i presupposti essenziali su cui fondare il rilancio dell’economia.

A riguardo, la Giunta camerale ha stanziato 1.500.000 euro – 300mila a supporto del settore agricolo e 1.200.000 euro a favore degli altri settori economici – per l’integrazione e il rafforzamento delle misure provinciali, come ulteriore contributo al finanziamento straordinario destinato a contrastare la diffusione del Covid-19 nelle imprese e per promuovere e sostenere la competitività del sistema trentino (art. 4 della recente Legge provinciale n. 3 del 13 maggio 2020).

L’intervento camerale è diretto alle imprese che sostengono costi per progetti di riorganizzazione aziendale, finalizzati all’implementazione delle misure di sicurezza, idonee a garantire il contenimento della diffusione dell’epidemia sul luogo di lavoro, di digitalizzazione (sviluppo del commercio on line, fornitura di servizi in remoto, riconversione digitale), di ricerca e di sviluppo anche in materia di Coronavirus e di riconversione produttiva.

 

Il secondo Rapporto, prodotto congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica e dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), presenta un’analisi della mortalità totale e dei soggetti positivi al Covid-19 deceduti nel mese di aprile 2020 e un aggiornamento delle analisi relative al periodo gennaio-marzo 2020, già oggetto del primo Rapporto. Il maggiore periodo di osservazione permette, infatti, di valutare meglio e su una base dati più consolidata, gli effetti delle misure preventive di sanità pubblica messe in atto in Italia, quali soprattutto l’isolamento dei casi sospetti o positivi e il “distanziamento sociale” a partire dall’11 marzo 2020 (lockdown) ed ancora in atto a fine aprile.

I dati di mortalità totale analizzati si riferiscono ai primi quattro mesi del 2020 e riguardano 7.270 comuni (92% dei 7.904 complessivi, per una copertura del 93,5% della popolazione residente in Italia). La base dati è il risultato di un’integrazione, effettuata dall’Istat, dei decessi di fonte anagrafica (ANPR e comuni) con i dati sui deceduti risultanti all’Anagrafe tributaria.
L’Istituto Superiore di Sanità ha il compito di coordinare la Sorveglianza Nazionale integrata Covid-19, attraverso l’ordinanza 640 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile del 27/2/2020 (Ulteriori interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili).

La sorveglianza raccoglie dati individuali dei soggetti positivi al Covid-19, in particolare quelli anagrafici, il luogo di domicilio e residenza, alcuni dati di laboratorio, informazioni sul ricovero e sullo stato clinico (indicatore sintetico di gravità della sintomatologia), sulla presenza di alcuni fattori di rischio (patologie croniche di base) e l’esito finale (guarito o deceduto).
I dati, relativi a tutti i casi di Covid-19 diagnosticati microbiologicamente (tampone naso-faringeo positivo a SARS-Cov-2) provenienti dai laboratori di riferimento regionali, vengono raccolti dalle Regioni/Province Autonome attraverso una piattaforma web dedicata e aggiornati quotidianamente da ciascuna Regione.

I dati commentati nel Rapporto sono in continua fase di perfezionamento. La scelta di assumere come riferimento il primo quadrimestre 2020 consente di effettuare l’analisi dell’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente su una base dati il più possibile consolidata.

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L’aumento della mortalità totale è massimo a marzo 2020
Una delle conseguenze più drammatiche degli effetti della epidemia riguarda l’incremento complessivo dei decessi. D’altra parte il dato dei morti riportati alla Sorveglianza Nazionale integrata Covid-19 fornisce solo una misura parziale di questi effetti, essendo riferito ai soli casi di deceduti dopo una diagnosi microbiologica di positività al virus. Si tratta, pertanto, di un indicatore influenzato non solo dalle modalità di classificazione delle cause di morte, ma anche dalla presenza di un test di positività al virus.

Una misura più universale dell’impatto dell’epidemia sulla mortalità della popolazione è data dall’eccesso dei decessi, per il complesso delle cause, risultanti dal confronto, a parità di periodo, del dato del 2020 con la media dei decessi del quinquennio precedente (2015-2019). In tal modo si assume implicitamente che la diffusione dell’epidemia produca un aumento dei decessi anche non direttamente riferibili alla sorveglianza Covid-19, ovvero al numero di casi positivi deceduti.

Considerando l’andamento dei decessi per il complesso delle cause nel primo bimestre del 2020 rispetto al 2015-2019, e quello nei mesi di marzo e aprile 2020, si può constatare come a partire da marzo ci sia una importante “rottura” della tendenza alla diminuzione della mortalità ravvisabile a inizio 2020. Anche quando non si ha una netta inversione di tendenza, infatti, la diminuzione dei decessi a marzo 2020 è comunque molto più contenuta rispetto ai due mesi precedenti (Tabella 2).

Tabella 2. Decessi per il complesso delle cause e per Covid-19 nel primo quadrimestre 2020, confronto con la media per lo stesso periodo del 2015-2019, per classe di diffusione dell’epidemia, regione, ripartizione e Italia.

A livello regionale è in Lombardia che si riscontra l’incremento dei decessi più marcato: si passa da una diminuzione del 6,9% nel periodo gennaio-febbraio 2020 – rispetto alla media nello stesso periodo 2015-2019 – a un aumento del 188% nel mese di marzo; seguono l’Emilia-Romagna, con un aumento del 71%, il Trentino Alto-Adige (69,5%), la Valle d’Aosta (60,9%), la Liguria (54,3%), il Piemonte (51,6%) e le Marche (48,9%) (Tabella 2).

 

 

Istat
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