Ascoltata la voce degli ambientalisti e di Futura: l’area di canto del gallo cedrone a Paneveggio è salva. La giunta provinciale ferma lo scempio.

Nel Parco di Paneveggio le ruspe si fermano, speriamo per sempre. La paventata strada forestale camionabile che avrebbe dovuto unire malga Crel, a quota 1577 metri, a malga Scanaiol, a quota 1745, non si farà.

La vicenda è nota. L’Ufficio Distrettuale forestale del Primiero, venendo incontro alle richieste del Comune, ha utilizzato l’escamotage della legislazione in deroga del post-Vaia, per riproporre il collegamento stradale, evitando di dover sottoporre il progetto a valutazione d’incidenza ambientale. Un progetto già in precedenza proposto ma bocciato e stralciato dal piano di assestamento per l’opposizione del Parco.

La strada si sarebbe inserita in area protetta, in zona di doppio vincolo ai sensi della direttiva europea “Habitat”, una delle zone più vocate per la conservazione del gallo cedrone, specie animale pregiata e protetta. Avrebbe devastato quattro chilometri di foresta tra Fiera di Primiero e San Martino di Castrozza. Su quel versante si trova una straordinaria arena di canto con oltre dieci galli. Sempre su quel versante le femmine nidificano e allevano la prole.
Il Gruppo Futura ha recentemente presentato una interrogazione con la quale ha denunciato lo scempio stradale e ambientale che si stava prospettando, chiedendo lo stop dei lavori.

Alla nostra denuncia si sono unite altre voci della politica e del mondo civile e ambientalista.

Oggi la buona notizia. La Provincia, dopo gli opportuni sopralluoghi e verifiche, ha escluso la prosecuzione della costruzione della strada forestale a Crel in Primiero, riconoscendo di fatto il valore di una zona che ricade nelle aree di vincolo di Natura 2000 ed è classificata sia come ZSC, ovvero Zona Speciale di Conservazione, sia come ZPS, ovvero Zona di Protezione Speciale. Insomma, una blindatura che deve essere e restare inattaccabile.

Il Parco di Paneveggio, già negli ultimi mesi attaccato pesantemente da mega concerti e gare di quod, per questa volta è salvo e così i galli cedroni che vi dimorano.
Manterremo sempre alta l’attenzione sulla salvaguardia del nostro territorio, che ricordiamo deve essere preservato e rispettato e trasmesso il più possibile intatto alle future generazioni.

 

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Paolo Ghezzi
Lucia Coppola

consiglieri provinciali FUTURA

 

Il Trentino investe nel Parco nazionale dello Stelvio, modello di sviluppo economico e naturale. Approvata oggi dalla giunta provinciale la delibera a firma del vicepresidente Mario Tonina sul Programma di interventi 2020 – 2022.

Il Parco nazionale dello Stelvio rappresenta per il Trentino un patrimonio naturale unico e al contempo un’opportunità di crescita economica e sociale, in particolare per le popolazioni locali. E’ questo lo spirito della delibera, approvata stamani dalla giunta provinciale su iniziativa del vicepresidente e assessore all’ambiente Mario Tonina, che assegna investimenti per circa 4,6 milioni di euro all’attuazione del Programma di interventi 2020 – 2022 nella parte trentina della grande area protetta.

L’investimento consentirà di proseguire l’attività di ricerca scientifica, di attuare, grazie all’assunzione di 27 lavoratori stagionali, le opere di conservazione e valorizzazione del territorio (rete sentieri, segnaletica e aree di sosta), l’affidamento di opere quali la ristrutturazione della foresteria di Rabbi e la riqualificazione delle Fonti di Rabbi; avviare la collaborazione con l’ApT delle Valli di Sole, Pejo e Rabbi per campagne di comunicazione e attività a favore dello sviluppo turistico sostenibile, attività riconosciuta a livello internazionale dalla Carta Europea del Turismo Sostenibile. L’emergenza Covid-19 ha fatto slittare per quest’anno il servizio bus navetta che aveva incontrato il successo di pubblico negli scorsi anni ed aveva risolto la pressione del traffico veicolare all’interno del Parco.

Il Programma di interventi triennali (2020 – 2022) definisce le strategie e le attività che caratterizzeranno la valorizzazione della porzione trentina del Parco nazionale dello Stelvio. La delibera, a firma del vicepresidente ed assessore all’ambiente Mario Tonina, assegna le risorse per la realizzazione concreta del programma: 1,98 milioni di euro per il 2020; 1,80 milioni nel 2021; e 1 milione di euro per l’anno 2022.

 

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Le linee strategiche

Il Piano di Parco della parte trentina dell’area protetta, adottato dalla Giunta provinciale nel 2019, individua le quattro aree tematiche strategiche: ricerca scientifica e monitoraggio; comunicazione, educazione e formazione; sviluppo locale sostenibile; conservazione, manutenzione e valorizzazione del territorio.

Le attività di ricerca scientifica e di monitoraggio delle risorse naturali rappresentano una finalità riconosciuta per l’assetto istitutivo e gestionale del Parco. “Esse costituiscono – spiega il vicepresidente Tonina – le basi essenziali per la conservazione della diversità biologica e culturale del territorio e ambiti dove si esprime l’esigenza di unitarietà dell’area protetta”.

In particolare, la ricerca scientifica si articola in numerosi progetti finalizzati al monitoraggio e allo sviluppo di programmi per la conservazione e gestione della biodiversità. I costi delle attività di monitoraggio, ricerca applicata e conservazione sono coperti sia dalla Provincia autonoma di Trento che dal Ministero dell’Ambiente, in accordo anche la Regione Lombardia e la Provincia autonoma di Bolzano, gli altri due ambiti su cui si estende il Parco Nazionale.

In tema di comunicazione il Programma triennale continuerà a promuovere l’educazione orientata alla sostenibilità e alla formazione come strumenti indispensabili per rafforzare un legame positivo fra la popolazione e il territorio, per favorire la conoscenza dei valori naturalistici e storico-culturali, per orientare i comportamenti alla sostenibilità ambientale, e recuperare il patrimonio identitario delle comunità, oltre a favorire la crescita di un’identità comune di Parco Nazionale. Il territorio del Parco è il luogo privilegiato delle attività educative e formative e occasione per un apprendimento basato sull’esperienza.

Il Parco dello Stelvio è anche un’opportunità di sviluppo locale sostenibile, grazie all’approccio trasversale e integrato fra conservazione e sviluppo socio-economico quale strumento determinante per la competitività e l’attrattività del proprio territorio, nonché per la qualità della vita delle proprie comunità. “Il successo del Parco e l’accettazione dello stesso da parte delle popolazioni locali – aggiunge l’assessore provinciale Tonina – passa anche attraverso il dialogo e la collaborazione con i settori produttivi coinvolti nella gestione, valorizzazione e promozione del territorio per contribuire ad uno sviluppo socio-economico dei territori alpini all’insegna dell’uso sostenibile delle risorse, in modo da bilanciare gli obiettivi di tutela con le esigenze di sviluppo della collettività locale”. Un esempio è il rapporto con l’agricoltura estensiva, rispettosa della biodiversità e del paesaggio, promuovendone e sostenendone le attività, l’attenzione agli elementi dell’architettura rurale e del paesaggio tradizionale, peculiari delle comunità locali.

Il quarto, fondamentale, filone strategico è rappresentato dalla conservazione, manutenzione e valorizzazione del territorio. “Il Parco, nell’ambito delle proprie funzioni e attività, – sottolinea Tonina – riconosce alle politiche e alle azioni di conservazione una posizione fondante e primaria. Conservazione intesa nella sua accezione più ampia come insieme di azioni volte alla salvaguardia di specie e di habitat, a garantire gli equilibri e la connettività ecologica e i servizi eco sistemici e, in ultima analisi, a tutelare la biodiversità”.

 

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Gli interventi

Coerentemente con gli indirizzi strategici, anche i finanziamenti sono rivolti alle quattro aree. Nel settore della ricerca, il programma triennale assegna risorse ai progetti di rinaturalizzazione del torrente Rabbies e alla Pineta di Peio Fonti (28 mila euro nel 2020), così al progetto Cervo (65 mila euro in tre anni), allo studio sugli effetti della predazione del lupo (30 mila euro) e al monitoraggio della Foresta di Frattasecca.

In comunicazione e divulgazione culturale, la parte trentina del Parco investirà oltre 300 mila euro nel 2020. I finanziamenti saranno dedicati all’educazione ambientale, al personale dei centri visita, guide ed accompagnatori, alla gestione dell’area faunistica, oltre alla stampa di depliant e alla cartellonista, a cui si aggiunge il piano di comunicazione.

Una cospicua parte di investimenti sul 2020, poco meno di 2 milioni di euro, è riservata alla conservazione, manutenzione e valorizzazione del territorio. Le squadre dei 27 operai stagionali si occuperanno della vasta rete sentieristica, della manutenzione di antichi manufatti (segherie veneziane, fonti termali, ricoveri) o della realizzazione di percorsi specifici (Il bosco degli urogalli a malga Talè di Peio) e della manutenzione di strade forestali. In appalto a ditte esterne sono due gli interventi rilevanti programmati per quest’anno: la realizzazione di passerelle sul torrente Rabbies (220 mila euro) e la ristrutturazione della foresteria di Rabbi Fonti. Oltre a queste vedranno la realizzazione una tettoia-magazzino per la Segheria di Cogolo e una nuova Sala didattica presso l’area faunistica di Peio, già finanziate a fine 2019.

INAIL chiarisce: contagio Covid-19, il datore di lavoro responsabile solo se c’è dolo. Niente causa civile o penale. CNA Trentino Alto Adige ritiene “positiva la nota diffusa oggi dall’Inail nella quale si chiarisce esplicitamente che l’infortunio sul lavoro per Covid-19 non assume alcun rilievo per sostenere l’accusa in sede penale e/o in sede civile nei confronti dell’impresa e che il datore di lavoro è responsabile solo se c’è dolo”.

Un chiarimento che conferma quanto sostenuto dalla CNA nazionale e dalla CNA regionale: prevedere la copertura dell’Inail in caso di contagio a garanzia dei lavoratori non può trasformarsi nella colpevolizzazione degli imprenditori rispetto a una fattispecie come il Covid-19.

“Questo contagio non può essere assimilato a un normale rischio lavorativo – ribadisce la CNA – tenuto conto della situazione di pandemia. Le imprese, naturalmente, continueranno a mettere in atto tutte le misure necessarie a contrastate il contagio sui luoghi di lavoro”.

CNA però ritiene necessario che l’indicazione dell’Inail venga ulteriormente rafforzata da un intervento legislativo “in modo da prevenire possibili derive interpretative e porre fine all’incertezza giuridica che oggi grava sui datori di lavoro”.

Coronavirus (15 maggio): nessun nuovo caso, nessun decesso da 7 giorni. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 924 tamponi, nessuno dei quali è risultato positivo. Nessun nuovo decesso: l’ultimo risale a una settimana fa. Calano a 3 i ricoveri in terapia intensiva.

I laboratori dell’Azienda sanitaria altoatesina nelle ultime 24 ore hanno effettuato 924 tamponi, nessuno dei quali è risultato positivo al Coronavirus Covid-19. Si tratta del secondo giorno dall’inizio della pandemia nel quale non si registrano nuovi contagiati.

Sulla base di questi dati, comunicati dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, il numero delle persone positive al test del Coronavirus rimane a quota 2.578. A livello provinciale l’Azienda sanitaria ha effettuato finora complessivamente 52.939 tamponi su 23.969 persone.

 

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Persone ricoverate

Nei normali reparti dei sette ospedali dell’Azienda sanitaria, nelle cliniche private e nella base logistica dell’Esercito appositamente attrezzata a Colle Isarco sono ricoverati complessivamente 55 pazienti affetti da Covid-19. Altre 36 persone assistite dall’Azienda sanitaria sono casi sospetti. Sono 3 le persone ricoverate nei reparti di terapia intensiva.

Attualmente vi sono 2 pazienti altoatesini ricoverati in reparti di terapia intensiva in cliniche in Austria.

 

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Persone decedute

Il numero dei decessi legati a Covid-19 negli ospedali è di 173 persone. Il numero dei decessi nelle case di riposo è di 117 persone. Sono quindi complessivamente 290 le persone decedute in Alto Adige a causa del Covid-19.

 

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Persone in quarantena

1.036 persone attualmente si trovano in quarantena obbligatoria o in isolamento domiciliare. 9.503 sono le persone che hanno già concluso la quarantena e l’isolamento domiciliare. Finora sono 10.539 i cittadini ai quali sono state imposte misure di quarantena.

Finora sono risultati positivi al test del Coronavirus 235 operatori dell’Azienda sanitaria, 211 di questi sono guariti. A questi si aggiungono 12 medici di medicina generale e 2 pediatri di libera scelta (tutti guariti).

 

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Persone guarite

Sono 1.929 le persone guarite dal Covid-19 (+21 rispetto a ieri). A queste si aggiungono 705 persone che avevano un test dall’esito incerto o poco chiaro e che in seguito sono risultate per due volte negative al test. Il numero complessivo dei guariti fra sicuri e sospetti si attesta a 2.634 (+27 rispetto al giorno precedente).

Le tabelle relative ai casi positivi, alle persone in quarantena ed ai decessi saranno allegate appena verranno fornite dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.

I numeri in breve:

tamponi effettuati ieri (14 maggio): 924

nuovi tamponi positivi: 0

numero complessivo dei tamponi effettuati: 52.939

numero delle persone sottoposte al test: 23.969

numero delle persone positive al Coronavirus: 2.578

pazienti Covid-19 ricoverati nei normali reparti ospedalieri, nelle cliniche private ed a Colle Isarco: 55

numero di pazienti Covid ricoverati in reparti di terapia intensiva: 3

numero di pazienti Covid-19 ricoverati in reparti di terapia intensiva in Austria: 2

casi sospetti: 36

decessi negli ospedali dell’Azienda sanitaria: 173 (+0)

decessi nelle case di riposo: 117 (+0)

decessi complessivi (incluse le case di riposo): 290 (+0)

persone in isolamento domiciliare: 1.036

persone che hanno concluso la quarantena e l’isolamento domiciliare: 9.503

persone alle quali sinora sono state imposte misure di quarantena obbligatoria o isolamento: 10.539

persone guarite: 1.929 (+ 21 rispetto al giorno prima). A queste si aggiungono 705 persone che avevano un test dall’esito incerto o poco chiaro e che in seguito sono risultate per due volte negative al test. Totale: 2.634 (+ 27)

collaboratori dell’Azienda sanitaria positivi al test: 235 (211 guariti)

medici di medicina generale e pediatri di libera scelta positivi: 14 (14 guariti)

Proporrò fra i vari nel Dl cosiddetto “Rilancio”, un emendamento propedeutico a qualsiasi proposta per supportare e salvaguardare il settore turistico italiano: allungare la stagione a fine settembre.

Seguendo l’esempio del calcio che è un’altra risorsa economica fondamentale per il nostro Paese. E trasecolo innanzi al fatto che il governo e in particolare il Ministro delegato Franceschini non ci abbia pensato, considerato che in genere la stagione turistica italiana di massa si conclude a fine agosto.

E’ la cosa prioritaria e più sensata se si vuole salvare la stagione turistica: recuperare il mese perso a maggio con settembre, mese spettacolare in Italia dal punto di vista climatico.

Ovvio che bisognerà riflettere sulla riapertura delle scuole ad ottobre così com’era in passato e magari chiudere le fabbriche – qualora chiudessero quest’anno – da dopo ferragosto.

Il turismo si sbracciano tutti nel ricordare che rappresenta oltre il 13 % del nostro Pil, ergo per recuperarne una parte dobbiamo dare fondo a tutta la fantasia, la creatività e il buon senso italico.

Bisogna prorogare la stagione per salvare i lavoratori stagionali, gli italiani possano scaglionare le loro ferie senza il limite del full Booking e aspettare che con la riapertura dei confini i turisti che amano il bel Paese tornino ad affollare godere delle nostre spiagge, le nostre montagne, i nostri borghi, i nostri alberghi , agriturismo, ristoranti , bar musei almeno fino a fine settembre.

 

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Michaela Biancofiore
Membro del coordinamento nazionale

Green Jobs premia l’imprenditorialità green degli studenti. Il team Woodcard del Liceo Rosmini di Rovereto si è aggiudicato la vittoria nella finale virtuale provinciale trentina.

Si è tenuta oggi in un’inedita edizione virtuale, che ha contato quasi 200 partecipanti collegati mezzo web, la finale provinciale di Green Jobs Trentino, evento che ha visto sfidarsi diversi ragazzi provenienti dalle scuole del territorio.

Green Jobs, nato in Lombardia da Fondazione Cariplo, è promosso in Trentino da Fondazione Caritro e realizzato con JA Italia e InVento Innovation Lab con l’obiettivo di coinvolgere i giovani delle scuole superiori in un percorso sfidante di autoimprenditorialità green, finalizzato a promuovere le competenze trasversali legate alla sostenibilità ambientale e coerenti con gli SDGs, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, e a mettere a contatto i giovani con le realtà produttive, sociali e istituzionali del territorio.

A partire dal 2018 il progetto si è esteso su tutto il territorio nazionale, interessando 157 classi e più di 3.000 studenti, grazie al coinvolgimento di altre 8 Fondazioni di origine bancaria aderenti all’ACRI, tra cui: Fondazione CRT, Compagnia di San Paolo, Fondazione Carispezia, Fondazione Cariparo, Fondazione Caritro, Fondazione CR di Perugia, Fondazione Tercas e Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana.

Oggi, una giuria di esperti, rappresentata da ospiti illustri, composta da: Alessandro Lunelli – Vice Presidente Confindustria Trento, Rita Ruffoli – Segretario Generale di Fondazione San Zeno, Prof. Dino Zardi – dell’Università degli Studi Trento e Presidente Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia e presidiata da Carlo Schönsberg – Consigliere del Consiglio di Gestione di Fondazione Caritro, ha valutato le 5 mini-imprese GJ ideate e realizzate, decretando il vincitore: il team Wooscard della classe 4G del Liceo Rosmini (Rovereto), per il progetto Smart Wood Card che utilizza il legno proveniente dagli alberi caduti durante la Tempesta Vaia dell’ottobre 2018 per produrre una smart card che possa sostituire le tessere in plastica.

La classe è stata coordinata dalla docente Prof.ssa Lucia Candioli, gli esperti green di InVento Innovation Lab – Claudio Avella e Bianca Russo – e il Dream Coach Filippo Galeotti.

Alla mini-impresa che rappresenterà il nostro territorio alla finale nazionale è stato omaggiato da parte di Fondazione Caritro un cubo di design VAIA: un amplificatore naturale interamente realizzato dal legno di alberi colpiti dalla tempesta Vaia, quindi in piena armonia con il senso del concorso.

Ricordiamo tutte le mini-imprese e gli istituti coinvolti in questa progettualità, oltre alla mini-impresa vincitrice:

Ecopouf: Istituto G. Floriani (Riva del Garda), Dolomiti Games: Istituto G. Marconi (Rovereto)

Electrix: Istituto Fontana (Rovereto), Firecube: Istituto Buonarroti (Trento), che hanno portato progetti innovativi e si sono cimentati in questa nuova modalità di presentazione. A loro Fondazione Caritro ha deciso di omaggiare, tramite ogni istituto, un buono libro del valore di 750 € (ad istituto), per tenere viva ed alimentare questa attenzione e sensibilità nei confronti dell’ambiente.

La finale arriva al termine di un percorso che si è articolato attraverso lezioni in aula e soprattutto online durante le quali i ragazzi hanno imparato a trovare soluzioni concrete in risposta ai problemi ambientali, a conoscere i modelli organizzativi e di gestione imprenditoriale, a scoprire le professionalità coinvolte nel mondo produttivo green percorrendo tutti gli step del percorso che trasformano un’idea in un’attività imprenditoriale, a valorizzare la creatività individuale e collettiva.

L’interesse di Fondazione Caritro non è solo quello di supportare un’iniziativa di questo calibro, ma di esserne parte attiva e promotrice, perché l’ambiente, la sostenibilità e i processi produttivi, sono elementi importanti per ognuno di noi – soprattutto per le prossime generazioni – che devono essere quotidianamente sensibilizzate e sollecitate da stimoli esterni per farne parte.

Inizialmente si pensava di realizzare l’evento in modalità live, presso la sede di Trentino Sviluppo a Rovereto, con diverse testimonianze di giovani imprenditori e start up del mondo green, ma poi l’emergenza Covid-19 ci ha decisamente preso in contropiede, ma non fermato. Ringraziamo Luca Mich – Direttore Marketing Operations La Sportiva, che ha portato la sua testimonianza ed è stato intervistato da un brillante Claudio Ruatti che ha moderato tutta la mattinata.

I ragazzi hanno lavorato sotto la supervisione di Junior Achievement Italia, che ha curato i contenuti imprenditoriali e il coordinamento didattico nonché il supporto alla classe da parte dei Dream coach aziendali, e di InVento Innovation Lab, che si è occupata della creazione e implementazione nelle classi della metodologia per costruire imprese resilienti e in linea con gli SDGs e del coordinamento dell’ente green.

I team vincitor delle competizioni regionali avranno la possibilità di partecipare all’evento finale nazionale che si terrà in diretta streaming il 21 maggio 2020, dove saranno chiamati a raccontare il proprio progetto a tutta la Community Green Jobs, ma anche l’esperienza di resilienza vissuta in questi mesi di emergenza.

Le misure di sostegno al reddito finora messe in campo dal Governo si sono rivelate del tutto insufficienti (le risorse sono terminate e pochi giorni fa l’INPS ha dichiarato il blocco delle erogazioni dal FIS, negando quindi il diritto ad un reddito di sopravvivenza a chi era ancora in attesa) e gravemente inadeguate, poichè non prendevano in considerazione la totalità dei contratti di lavoro esistenti, lasciando esclusi ad esempio gran parte dei lavoratori della cultura e dello spettacolo ed escludendo dal proprio perimetro di applicazione tutto il panorama precario dei lavoratori intermittenti, già gravemente colpiti dal lockdown ed impossibilitati ad accedere ad altre misure quali la cassa integrazione o NASpI, poichè formalmente ancora dipendenti ma senza uno stipendio.

Con il decreto del 13 maggio 2020 la situazione non è migliorata. Oltre a riconfermare le insufficienti ed inadeguate misure anzidette ed a introdurre alcune misure dirette esclusivamente alle PMI ed ai lavoratori dipendenti, il Governo ha istituito per il mese di maggio il REM (Reddito di Emergenza). Si tratta di un sostegno destinato ai nuclei familiari erogato dall’INPS in due quote, ciascuna pari ad €400, ma incompatibile con tutte le altre indennità già previste, con il reddito di cittadinanza e con un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore a €800. È evidente che potrà accedere a questo sostegno solo una piccola parte della popolazione e, dati i motivi di esclusione ed i requisiti richiesti (residenza in Italia, reddito familiare nel mese di aprile inferiore a €800, ISEE inferiore ad €15.000), stiamo parlando di persone in difficoltà economiche molto serie: dare loro €800 (al massimo) significa fare l’elemosina.

È palese inoltre come l’impalcatura di sostegni al reddito creata dal governo sia totalmente inadatta ad affrontare sia l’emergenza attuale, sia le sue conseguenze che vedremo nei prossimi mesi, quando cominceranno i licenziamenti e finiranno i risparmi delle famiglie.

In questo panorama, assistiamo ad un inqualificabile immobilismo della Giunta provinciale, pronta a scalmanarsi in grandi proclami quando è il momento di parlare e completamente incapace ed incompetente quando è il momento di agire.

La situazione economica e sociale che stiamo vivendo non è dovuta unicamente all’emergenza sanitaria: è la diretta conseguenza di anni di distruzione del welfare e delle politiche sociali del Paese. È necessaria una radicale riforma del sistema, partendo dallo stanziamento di un Reddito di base incondizionato, per tutte e tutti, che garantisca la possibilità di un’esistenza libera e dignitosa.

Oggi 15 maggio in molte città italiane scendono in piazza le lavoratrici ed i lavoratori della cultura e dello spettacolo per rivendicare il loro diritto ad essere considerati dei lavoratori a tutti gli effetti, nonostante le diverse tipologie di contratti di lavoro (talvolta inusuali, talvolta ibridi, ma comunque sempre precari!) e di percepire un sostegno al reddito tale da permettere loro di continuare a svolgere le proprie professioni, fondamentali per lo sviluppo culturale ed economico del Paese. Non sappiamo quando potranno riaprire i musei, le gallerie d’arte, i teatri; non sappiamo quando potremo assistere di nuovo a un concerto dal vivo, ma temiamo che, mancando un supporto economico degno a queste persone, alla riapertura di questi luoghi non ci saranno più i lavoratori specializzati per farle funzionare e vivere al meglio.

Come Centro sociale Bruno riconosciamo la fondamentale importanza del settore della cultura e dello spettacolo e da sempre ci adoperiamo per dargli il miglior sviluppo possibile all’interno dei nostri spazi. Non possiamo quindi rimanere impassibili davanti ai rischi che la cultura corre in questo periodo. Siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori per richiedere diritti e dignità per tutte e tutti!

Il 2020 sarà un anno di 300 giorni. Mancano all’appello i due mesi di chiusura forzata e questo si ripercuoterà inevitabilmente sulle aziende. Oggi è il giorno in cui tutti gli esercizi commerciali che non erano stati aperti gradualmente nelle scorse settimane, potranno riaprire le serrande, sancendo di fatto per il Trentino l’avvio della fase 2, quella della ripartenza. Una ripartenza che le Associazioni dei commercianti al dettaglio e dei Grossisti e Pmi hanno voluto salutare con una conferenza stampa convocata – con tutte le accortezze previste dai protocolli – in presenza nella sede di Confcommercio Trentino. I rispettivi presidenti Massimo Piffer e Mauro Bonvicin hanno voluto evitare di utilizzare sistemi di videoconferenza per lanciare un messaggio di speranza per la categoria e l’intero territorio trentino.

Ad aprire i lavori il direttore di Confcommercio Trentino Giovanni Profumo che ha ricordato l’incessante lavoro di interpretazione e comunicazione ai soci dei moltissimi provvedimenti nazionali e provinciali: «Finché la curva della pandemia non dava segni di calo nessun ha chiesto di riaprire. Oggi invece è il momento di ricominciare, in tutta sicurezza e seguendo i protocolli, ma le imprese chiedono di tornare a lavorare».

«Innanzitutto – ha premesso Massimo Piffer – un ringraziamento va agli operatori della comunicazione che hanno garantito un bene prezioso come quello dell’informazione. Quest’anno sarà un anno di 300 giorni: mancano 60 giorni che le imprese dovranno trovare il modo di mettere comunque a bilancio. Siamo soddisfatti di essere qui oggi a poter finalmente dire che tutta la categoria può rialzare le serrande e riaprire le porte, pur con le cautele e le precauzioni che abbiamo condiviso anche noi sui tavoli di lavoro con la Provincia. Sarebbe stato bello poter essere in piazza a lanciare anche un messaggio di vicinanza simbolica con tutti i centri della nostra provincia, ma le condizioni metereologiche lo hanno impedito».

«Per le imprese del commercio – ha spiegato Mauro Bonvicin – valgono i due documenti di riferimento: quello generale per tutte le imprese e quello specifico per le imprese del commercio. Esistono infatti una serie di comportamenti da seguire per fare in modo che operatori e clienti possano interagire in tutta sicurezza. Rimane una criticità che è quella del contagio da Covid-19 equiparato ad infortunio sul lavoro: in realtà si tratta di una previsione ancora peggiore, se possibile, perché un lavoratore contagiato (e può succedere anche al di fuori dei locali aziendali) rischia di mettere in seria difficoltà l’intera azienda».

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il presidente di Confcommercio Trentino Giovanni Bort e l’assessore provinciale Roberto Failoni.
«Sono contento di poter essere qui – ha detto Bort – ad annunciare la riapertura. Gli effetti di questo blocco sono stati anche molto gravi sulle imprese del settore: nei provvedimenti provinciali ci sono misure a sostegno delle attività ma vista la pesantezza inaudita di questa crisi occorrerà monitorare sul lungo periodo l’evoluzione».
«La parola d’ordine – ha commentato Failoni – è sicurezza. Anticipiamo rispetto al piano nazionale per due motivi: il primo per dare un segnale di vita, di speranza, all’intero comparto.

In secondo luogo, abbiamo ritenuto giusto che gli imprenditori possano utilizzare questi giorni per valutare la situazione della propria attività e introdurre i necessari accorgimenti per corrispondere ai protocolli di sicurezza. Confidiamo nel grande senso di responsabilità delle imprese trentine: più della volontà di riaprire, infatti, c’era l’esigenza di sapere come poter riaprire in sicurezza. Grazie ai rappresentanti di Confcommercio Trentino per aver partecipato ai tavoli di lavoro per gestire questa emergenza. Per un po’ di tempo dovremo convivere con questo virus quindi sarà necessario adattarci.

Il presidente Fugatti avrebbe avuto piacere a partecipare a questo incontro ma gli impegni non gliel’hanno consentito: la mia rappresentanza valga come vicinanza di tutto il governo provinciale ad un comparto così importante per l’economia trentina. Oggi faremo una delibera per bar e ristoranti, perché lunedì riapriranno e vogliamo che lo possano fare in sicurezza. Come Provincia abbiamo previsto aiuti diretti ad ognuno, ma anche contributi sugli affitti e semplificazione burocratica».

 

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Nella foto allegata, da destra, Mauro Bonvicin, Roberto Failoni, Massimo Piffer

Continua l’impegno del Dipartimento nelle attività di coordinamento di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile.

In particolare, nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 15 maggio, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 223.885 con un incremento rispetto a ieri di 789 nuovi casi.

Il numero totale di attualmente positivi è di 72.070, con una decrescita di 4.370 assistiti rispetto a ieri.

Tra gli attualmente positivi, 808 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 47 pazienti rispetto a ieri.

10.792 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 661 pazienti rispetto a ieri.

60.470 persone, pari all’ 84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Rispetto a ieri i deceduti sono 242 e portano il totale a 31.610. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 120.205, con un incremento di 4.917 persone rispetto a ieri.

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 27.746 in Lombardia, 11.113 in Piemonte, 6.001 in Emilia-Romagna, 4.439 in Veneto, 3.168 in Toscana, 2.603 in Liguria, 4.088 nel Lazio, 2.795 nelle Marche, 1.736 in Campania, 2.181 in Puglia, 406 nella Provincia autonoma di Trento, 1.760 in Sicilia, 741 in Friuli Venezia Giulia, 1.454 in Abruzzo, 359 nella Provincia autonoma di Bolzano, 90 in Umbria, 461 in Sardegna, 77 in Valle d’Aosta, 505 in Calabria, 227 in Molise e 120 in Basilicata.

 

monitoraggio 15 maggio 2020

D.I., 32enne tunisino, pluripregiudicato, da diversi anni nel capoluogo, si era affermato nell’area della Portela, sul mercato cittadino dello spaccio e nel tempo, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Trento l’avevano già tratto in arresto più volte, denunciandolo parimenti in stato di libertà per spaccio di eroina, cocaina, hashish e marjuana, anche a ragazzi minorenni.

Durante i  servizi di contrasto allo spaccio perciò è stato sempre tenuto sotto costante controllo, registrando le sue abitudini di accompagnarsi con connazionali, ai quali forniva oltre che le sostanze da spacciare, anche indicazioni su come eludere i controlli delle Forze dell’Ordine.

Dallo scorso dicembre poi, anche a seguito di alcuni decessi per overdose, si è trovato spesso tra le attività che la Sezione Operativa ha condotto sui diversi filoni d’indagine, fino a qualche giorno fa, quando grazie a un provvedimento di cumulo pene, emesso dalla Magistratura del capoluogo, al termine di un servizio di osservazione e pedinamento, è stato arrestato dai militari in un appartamento di Ravina di Trento.

L’uomo, che deve espiare nel complesso oltre 5 anni di reclusione, è stato condotto per le formalità di rito presso il Comando Provinciale Carabinieri di via Barbacovi e successivamente trasferito presso la Casa Circondariale di Spini di Gardolo.

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