«Se avessi di fronte Del Grosso lo ammazzerei con le mie mani». «Anastasya e Princi hanno portato alla morte Luca e non glielo perdono. La nostra vita è distrutta: ci hanno tolto il sole».

L’intervista di Gianluigi Nuzzi al papà e alla mamma del ragazzo ucciso il 23 ottobre 2019.

“Quarto Grado” – nella puntata in onda questa sera, venerdì 8 maggio, su Retequattro – ha realizzato una lunga intervista esclusiva a Tina e Alfonso, i genitori di Luca Sacchi, il ragazzo freddato con un colpo di pistola alla testa, la sera del 23 ottobre, a Roma. In carcere per l’omicidio, Valerio Del Grosso con Paolo Pirino e Marcello De Propris.

La vicenda – una mancata rapina finita in tragedia – presenta molti ancora da chiarire. A partire dal ruolo della fidanzata Anastasya, accusata di detenzione di stupefacenti ma che si è dichiarata parte lesa, e di Princi, amico d’infanzia di Luca e accusato dalla stessa ragazza di essere la mente della rapina. Il prossimo 18 maggio ci sarà la prima udienza per il processo, presso il tribunale di Roma.

Di seguito, alcuni stralci dell’intervista realizzata dal conduttore Gianluigi Nuzzi.

 

Anastasya continua a dire che è una vittima. Ha indossato una maschera?
T: «Per me non è una vittima. Sembrava una brava ragazza ma dopo aver letto le intercettazioni per me è colpevole insieme a Princi, perché hanno portato Luca in quel posto. Lei mi ha tolto la vita e questo se lo deve ricordare per sempre. Del Grosso ha sparato a Luca e se ce l’avessi qui lo ammezzerei con le mie mani, perché mi ha distrutto la vita. Chi ha portato mio figlio là sono stati Anastasya e Luca Princi. E questo non glielo perdonerò mai. Ultimamente le interessava più Princi che Luca: il bravo ragazzo non le interessava più, non le faceva più comodo. Anastasya ha fatto stare male Luca negli ultimi mesi: è una maledetta; non si deve permettere di dire certe cose; ci ha portato via il sole. Non ce la faccio più a vedere che fa la santa… ma non lo sa che mi ha rovinato l’esistenza? Avrebbe dovuto baciare la terra dove camminava e mi ha portato via Luca. Spero che neanche il cielo le dia ragione».

 

Anastasya e Princi avevano una relazione pericolosa?
T: «A lei era antipatico all’inizio, poi ha cambiato idea. Mio figlio aveva la testa sulle spalle e faceva tutto per me. Perché Anastasya non l’ha lasciato, se le dava tanto fastidio?».

 

Queste settimane di lockdown hanno rispolverato qualche ricordo importante in vista del processo?
A: «Questo periodo è stato ancora più duro, lo è stato per tutti gli italiani, figuriamoci per noi. Non riesco più a dormire ultimamente, ho anche pensato di andare al lavoro per fare qualcosa, ma col ristorante non si può ancora fare. Nessun parente degli imputanti o nessun anonimo ci ha portato delle testimonianze. Solo Anastasya, Princi e Munoz (un amico in comune ndr), che era lì con loro, sanno i particolari che mancano a noi».

 

Volete fare un appello ad Anastasya?

T: «In questi anni l’ho trattata come una figlia e se lei voleva bene a Luca e a noi doveva venire qui a dirci la verità. Invece ha parlato male di me e di Luca e questa cosa non gliela perdono. Penso a Luca ogni minuto. Lei non lo sa come si sta in questa situazione. Lei e la sua famiglia non hanno fatto niente, mandato un messaggio, una lettera».

 

Cosa sperate che esca fuori dal processo?
T: «Deve uscire che Luca non c’entra niente con queste persone. Poi voglio giustizia per mio figlio, che non me lo ridà nessuno. Stiamo malissimo, come tutti i genitori che perdono i figli. L’ho salutato quella sera, l’avrei rivisto dopo un’ora e invece non l’ho più visto. Al processo non crederò a nulla di quello che diranno. Per come si è comportata, Anastasya secondo me si è già dimenticata di Luca».

ANITA denuncia continui blocchi da parte austriaca dei passaggi al Brennero.

Oggi venerdì 8 maggio assistiamo di nuovo all’ennesima colonna chilometrica sul versante sud del Brennero per i mezzi pesanti, che costringe gli autisti a sostare ai bordi dell’Autostrada A22, oltre a tutti gli atri disagi derivanti dall’emergenza Coronavirus.

“Non riusciamo a capire come mai nonostante l’intervento di Bruxelles, che con i “green corridors” ha raccomandato a ogni Stato membro di garantire che i mezzi per il trasporto delle merci non subiscano ai confini soste oltre un massimo 15 minuti per i necessari controlli Covid, al Brennero continuano ad esserci rallentamenti che fanno sostare i mezzi pesanti per ore e ore” – dichiara Thomas Baumgartner, Presidente di ANITA.

Occorre un intervento radicale e risolutivo.

“E’ singolare che non appena aumenta il flusso del traffico merci al Brennero, in uscita dall’Italia, riprendano i controlli sanitari a tappeto, su tutti gli autisti, da parte austriaca – prosegue Baumgartner – il che fa pensare ad una strumentalizzazione dell’emergenza per bloccare l’economia italiana, così come ha fatto finora, utilizzando la motivazione ambientale. Ciò non è più tollerabile e merita una risposta altrettanto forte da parte del nostro Governo, per scardinare entrambe”.

L’emergenza COVID-19 ha messo in evidenza quanto sia importante l’autotrasporto per l’economia e la collettività del Paese, svolgendo un servizio di interesse generale. Un settore che va salvaguardato e messo al riparo da ogni forma di pretestuosi impedimenti da parte austriaca, che – all’interno dell’Unione Europea – infrange di continuo le regole sulla libera circolazione e la concorrenza.

Chiediamo che la Ministra De Micheli intervenga affinché vengano ripristinate l’osservanza delle raccomandazione europee sui controlli sanitari ai confini e che vengano eliminate definitivamente tutte le limitazioni poste dal Tirolo al transito delle merci su strada, a partire dai divieti di transito di sabato, dal divieto di transito notturno al divieto settoriale.

Occorre abbassare anche il pedaggio notturno dell’autostrada austriaca dal Brennero a Innsbruck al livello permesso dalle normative europee. Questo permetterebbe diluire il traffico sull’intero arco delle 24 ore facendo diminuire i picchi nelle ore mattutine.

Da domani, rispettando protezioni e distanziamento, spesa e sport individuali liberi in tutto il Trentino-Alto Adige. Coronavirus: trentini siate responsabili, si entra in una nuova fase.

Un decesso, due nuovi contagi, con sintomi insorti negli ultimi 5 giorni, più altri 28 casi che includono anche positività individuate tramite i test sierologici. I tamponi effettuati sono stati 1602. Questo il bilancio sul Coronavirus nelle ultime 24 ore, presentato nel pomeriggio dall’assessore provinciale alla salute, Stefania Segnana. La persona deceduta si trovava all’Ospedale di Rovereto, proveniente da una RSA. Il totale delle persone contagiate in Trentino sale a quota 5039, di queste 2976 sono guarite, di cui 197 clinicamente, con doppio tampone e 440 decedute. Le persone in cura a casa sono 933. L’assessore Segnana ha poi annunciato che l’Azienda sanitaria invierà una lettera a tutte le persone guarite, maggiorenni, per chiedere di farsi donatori per le cure con plasma che saranno sperimentate anche in Trentino.

Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti ha poi illustrato la nuova ordinanza, in vigore da domani, che prevede alcune importanti novità sul fronte delle libertà di movimento, che riguardano in particolare le attività sportive, la spesa alimentare e le seconde case.

Anzitutto sarà consentito lo svolgimento individuale di attività sportiva o motoria all’aperto in tutto il territorio della Provincia e, più in generale, della Regione Trentino-Alto Adige, mantenendo comunque la distanza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività. L’attività sportiva individuale è permessa anche presso impianti o centri sportivi, dove sono previste specifiche prescrizioni e linee guida.

Per svolgere l’attività sportiva o motoria all’aperto, compreso il raggiungimento di impianti o centri sportivi, è consentito anche spostarsi con mezzi pubblici o privati. L’attività sportiva o motoria può essere svolta con accompagnatore nel caso di persone non completamente autosufficienti e per i minori.

Sul fronte delle seconde case, il presidente ha annunciato che sarà possibile raggiungerle e restarci anche più giorni, con i propri famigliari e su tutto il territorio provinciale e regionale. Per seconde case si intendono anche camper, roulotte o imbarcazioni. Le secondo case, ma solo per attività di manutenzione straordinaria e solo per una giornata, si potranno raggiungere anche con due persone non appartenenti al nucleo famigliare. L’altra importante novità riguarda la spesa alimentare. Da domani sarà possibile approvvigionarsi presso le attività di vendita di generi alimentari su tutto il territorio provinciale e regionale. Stesso dicasi per l’attività di vendita d’asporto. Infine gli orti ed i terreni agricoli. Ci si potrà andare, liberamente e non solo una volta al giorno, con i propri famigliari. Anche le visite ai cimiteri, di tutta la regione, sono considerate fra gli spostamenti consentiti.

Il presidente ha poi ringraziato la popolazione dei 5 comuni più colpiti dal virus per l’alta partecipazione ai testi sierologici in corso. “I test avranno un valenza scientifica – ha detto – molto importante non solo per noi, ma anche a livello nazionale. Noi siamo al primo posto per numero di tamponi effettuati in percentuale rispetto alla popolazione residente – ha detto ancora il presidente – e intendiamo continuare su questa linea, anche se, obiettivamente, per ragioni tecniche, non possiamo pensare di fare un tampone a tutti i trentini”.

Il presidente Fugatti, infine, ha ricordato di essere in attesa della risposta del Governo rispetto alle richieste avanzate ieri dalla Province autonome e dalle Regioni, ovvero di poter riaprire l’11 maggio i negozi al dettaglio ed il 18 maggio bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti. “Noi siamo pronti e questa previsione è contenuta nel disegno di legge che domani sarà esaminato dal Consiglio provinciale. La nostra volontà è quella di non andare allo scontro con il Governo, ma visto il progressivo calo del contagio, crediamo che si possa procedere con le riaperture”.

Il dottor Antonio Ferro, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Apss, confermando il trend positivo dei dati sul contagio (1% di positività sui tamponi effettuati), evidenziato anche da una serie di parametri aggiuntivi a quelli statali messi in campo dall’Azienda sanitaria, ha comunque esortato i trentini a continuare a mantenere il distanziamento sociale, ad utilizzare le mascherine ed a rispettare le regole sanitarie, come quella di lavarsi spesso le mani. “Questo è fondamentale – ha detto – proprio in vista della nuova fase di riaperture e di diminuzione delle misure restrittive alle libertà di spostamento”.

 

 

Foto: archivio Agenzia Opinione

 

 

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In Valsugana i lidi privati sono pronti per offrire le spiagge in sicurezza! I laghi di Caldonazzo e Levico, entrambi Bandiera Blu per la qualità delle acque e dei servizi offerti da parte dei comuni, stanno pensando come accogliere al meglio gli ospiti in sicurezza.

Se da un lato è in fase di definizione un protocollo di gestione delle spiagge pubbliche da parte delle diverse amministrazioni comunali con la Provincia e l’Azienda Sanitaria, dall’altro i privati stanno facendo le prove di simulazione su come potranno essere gestiti gli spazi di loro competenza andando a ridurre sensibilmente il numero di presenze al fine di garantire la massima sicurezza per tutti.

“Siamo molto soddisfatti delle scelte (sofferte) effettuate da parte dei nostri gestori che preferiscono offrire sicurezza e dare fiducia ai loro avventori pur sacrificando le loro entrate. Siamo in perfetta sintonia, puntando anche noi come APT su attività a numero chiuso da effettuare all’aperto e offrendo escursioni e attività nel Gruppo del Lagorai o sull’Altopiano di Vezzena” esordisce così Stefano Ravelli direttore APT Valsugana.

“La sostenibilità e la certificazione che abbiamo ottenuto ci permette di avere più credibilità in quanto parte della nostra cultura come residenti e dalla visione aziendale che ci ha portati già da 7 anni ad ottenere la prima certificazione di Bandiera Blu del lago di Levico, il primo a livello nazionale, che poi è stata seguita da Caldonazzo.
Dobbiamo oggi più che mai garantire sicurezza per fare in modo di trasferire fiducia ai nostri possibili ospiti. Siamo in perfetta sintonia con i gestori dei nostri 4 lidi (un unicum a livello provinciale ) che in questi giorni stanno ridefinendo le regole di uso degli spazi a loro disposizione avendo già predisposto dei loro protocolli interni in attesa delle linee nazionali e provinciali, a cui dovranno sottostare” spiega Denis Pasqualin Presidente Apt Valsugana.

Massimo Oss: (lido di San Cristoforo) ci siamo organizzati prevedendo uno spazio più ampio a disposizione di ogni ospite per poter garantire così la massima sicurezza. Abbiamo già ipotizzato e simulato la predisposizione di due aree nettamente separate tra gli stagionali e chi invece verrà da noi solo per la giornata. In ogni caso abbiamo ridotto la presenza complessiva degli utenti che passerà dalle 2.000 persone del 2019 a meno di 500 ospiti per l’imminente stagione estiva.

Matteo Ciola: (lido di Caldonazzo) Lo Stabilimento Balneare, sorvegliato e costudito dagli assistenti bagnanti e assistenti di spiaggia del Lido può ospitare normalmente fino a circa 1000 persone su una superficie di circa 30.000 metri quadrati, divisi tra spiaggia, prato, boschetto e giardino. Quest’anno, nella fase iniziale della riapertura, al fine di garantire la massima sicurezza, l’ingresso sarà riservato ai soli abbonati stagionali con cabina, circa 250 persone massimo: una riduzione di circa il 75% rispetto allo scorso anno.
Nel corso della stagione, valutando l’evoluzione dell’emergenza, vi potranno essere delle aperture maggiori per ospiti giornalieri, sperando di ritornare gradualmente alla normalità sanitaria.

Gino Antoniolli: (lido di Levico) stiamo ultimando gli ultimi preparativi per fare trovare a tutti una struttura ben organizzata in grado di mantenere le aspettative rispetto a quanto sempre proposto negli ultimi anni. Al momento abbiamo sospeso la pianificazione e organizzazione di eventi speciali in attesa di disposizioni chiare in merito agli assembramenti di persone. Per la stagione abbiamo previsto l’entrata a numero chiuso in maniera da poter garantire la massima sicurezza ai nostri ospiti.

Franco Pedrotti: (La Taverna Levico) anche noi siamo pronti, già da diversi anni stiamo lavorando a numero chiuso e con la prenotazione obbligatoria e continueremo su questa strada anche per il 2020 in attesa di capire le indicazioni che saranno date. Ad ulteriore garanzia dei nostri ospiti gli ombrelloni sono conficcati nel terreno e quindi non possono essere rimossi avendo così la certezza del rispetto delle distanze.

Gara d’appalto a maggio, seguiranno progettazione esecutiva e lavori. Il nuovo centro rappresenterà, anche negli spazi, un moderno modello di benessere termale.

In un periodo di incertezza economica e sociale come quello che stiamo attraversando c’è chi continua a guardare al futuro con impegno e ottimismo. La buona notizia per le Giudicarie esteriori e l’intero sistema Trentino arriva dalle Terme di Comano, il cui importante progetto di riqualificazione del centro termale ha ricevuto l’approvazione sia dal comitato tecnico della Provincia autonoma di Trento sia da parte del Consiglio d’Amministrazione e dell’Assemblea dei soci dell’Azienda Consorziale, composta dai cinque sindaci dei comuni proprietari: Bleggio Superiore, Comano Terme, Fiavè, San Lorenzo Dorsino e Stenico.

Il progetto sarà innovativo non solo dal punto di vista architettonico e funzionale, ma raccoglierà anche la sfida del cambiamento, con il concetto di terapia termale che dovrà necessariamente svestire gli abiti di mera prestazione sanitaria e diventare un’esperienza moderna orientata alla salute della persona. A guidare il passaggio da “cura termale” a “benessere termale” sarà il Metodo Comano, la filosofia che fa leva sugli elementi esclusivi, e quindi difficilmente replicabili altrove, delle Terme di Comano: un’acqua da bere, respirare e in cui immergersi unica al mondo, l’esperienza e la professionalità di specialisti, operatori e ricercatori, e non ultimo l’ambiente esterno, con il parco di quattordici ettari che ospiterà tanti nuovi servizi e fungerà da coadiuvante naturale alle terapie e ai trattamenti del centro.

Il nuovo centro termale rappresenta la volontà e l’esigenza dell’Azienda di consolidare l’attività termale e la propria missione di motore di crescita per il territorio e di sostegno al sistema sociale, che proseguirà in futuro con ulteriori investimenti in prodotti, servizi e infrastrutture. Il restyling introdurrà ampi spazi dedicati al relax, al benessere e alla socialità degli ospiti e aree su misura per i bambini, e valorizzerà gli ambienti con luminose vetrate che lo apriranno in maniera empatica al parco e alla natura circostante, creando un equilibrio unico tra l’esterno e l’interno. A giovarne saranno anche accessibilità e funzionalità, grazie a sistemi di automatizzazione per la prenotazione e l’erogazione di cure e servizi.

La riqualificazione rappresenta un importante volano per l’intero Trentino dal punto di vista economico: l’entità dell’investimento, pari a 20,3 milioni di euro, vuole ricadere positivamente sul territorio, anche grazie alla valorizzazione di una filiera corta e alla particolare attenzione rivolta alla catena di fornitura locale. L’Azienda procederà con la gara d’appalto entro il mese di maggio, con l’aggiudicazione negli ultimi mesi dell’anno e il conseguente avvio della progettazione esecutiva e dei lavori.

“Il rilancio del settore termale passa anche attraverso il coraggio e una programmazione consapevole. In un momento di difficile contingenza economica e sociale siamo orgogliosi di poter lanciare un segnale di fiducia e ottimismo” è il commento del Presidente dell’Assemblea Alberto Iori. “Il progetto di riqualificazione del centro termale è il nostro modo di rispondere con una certezza all’incertezza. Le Terme di Comano non si fermano, anzi corrono spedite verso il domani. A tal proposito, ritengo doveroso un ringraziamento alla Provincia autonoma di Trento per la collaborazione con la quale ha lavorato assieme all’Azienda termale per raggiungere questo risultato velocemente”.

Contestualmente l’Azienda continua a lavorare assieme a Federterme e all’Associazione Terme del Trentino per l’avvio della nuova stagione, che dovrebbe coincidere con l’inizio dell’estate. L’obiettivo è quello di garantire tutte le prestazioni in totale sicurezza, grazie agli ampi e numerosi spazi che le strutture mettono a disposizione e alle forti competenze tecnico scientifiche dell’organizzazione. In più, prendono vita proprio quest’anno tante nuove possibilità di trascorrere del tempo all’aperto, con le nuove attività “Natural Wellness” nel parco termale.

L’Azienda Consorziale Terme di Comano, di proprietà dei Comuni di Bleggio Superiore, Comano Terme, Fiavè, Dorsino San Lorenzo e Stenico, opera in tre settori. Quello sanitario, con l’ampia proposta di terapie termali a scopo curativo delle Terme di Comano, centro di riferimento italiano per la cura delle patologie della pelle. Quello ricettivo, con i servizi di ospitalità, cura e benessere del Grand Hotel Terme di Comano, struttura 4 stelle Superior. Quello della cosmesi termale, con la linea di prodotti a base di acqua termale utilizzati per la cura e la bellezza quotidiana della pelle.

Premio sanità, Cgil Cisl Uil: “Fugatti si fa beffe anche dei lavoratori impegnati contro il Covid”. Comunicazione dell’assessora Segnana ai sindacati. Neppure un euro aggiuntivo, ma solo risorse già assegnate al comparto. Per i sindacati “è l’ennesimo scippo. Dalla Giunta nessuna disponibilità alla contrattazione”.

Fumata nera sul premio per gli operatori sanitari trentini. Si è svolto oggi il primo confronto tra i sindacati e la giunta provinciale e l’esito è stato negativo. Piazza Dante, per bocca dell’assessora provinciale alla salute, Stefania Segnana, ha comunicato, infatti, l’intenzione di non stanziare nemmeno un euro in più per finanziare il premio. Le risorse – quindici milioni di euro – vengono recuperate da alcune code contrattuali, dunque da stanziamenti che erano già previsti e che dovevano andare già a tutti i dipendenti dell’Azienda sanitaria, compreso il personale sanitario e infermieristico impegnato nei reparti Covid.

“Siamo di fronte ad una presa in giro – dicono i segretari generali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti, con i segretari delle categorie del comparto, Luigi Diaspro Fp Cgil, Beppe Pallanch Cisl Fp e Giuseppe Varagone della Uil sanità -. La giunta Fugatti ha il solo scopo di farsi bella agli occhi dell’opinione pubblica. La verità che qui si azzerano le risorse contrattuali destinate a tutti i dipendenti, ad esclusione dei dirigenti medici, vendendole come premio per gli eroi della sanità. Da un parte quindi si prende, e dall’altra parte si dà. Ma non è più nemmeno i, gioco delle tre carte, si tratta di un vero e proprio scippo. il gioco infatti ha una somma negativa. E’ fondamentale premiare anche coloro che non sono dipendenti dell’Azienda sanitaria – dal pulimento alla logistica, passando per medici di base e personale delle Apsp, ma non lo si può fare scippando dei loro soldi i dipendenti della Apss. E’ assurdo”.

Per i sindacati la strada era fare come stanno facendo in altre regioni d’Italia, ad esempio Toscana e Emilia Romagna. “Nessuno contesta l’opportunità di premiare il personale che ha operato a tutti i livelli durante l’emergenza Codi. Ma riteniamo che vada finanziato con risorse aggiuntive. In più questo premio deve essere riconosciuto non solo al personale sanitario che è stato in prima linea, ma a tutti i dipendenti della Apss che con il loro lavoro hanno supportato questi colleghi”.
“Se l’esecutivo ha realmente intenzione di riconoscere l’impegno di queste lavoratrici e di questi lavoratori, oltre la demagogia, – concludono i sindacalisti – allora misuriamoci sui fatti. Noi siamo pronti a discutere, come stanno facendo in Alto Adige, ma solo se la Giunta metterà risorse aggiuntive vere e se ci sarà una reale disponibilità a recepire anche le nostre proposte”.

Oggi il sindacato Fenalt e tutti gli altri sindacati della sanità a seguito di una richiesta unitaria di incontro urgente al Presidente Fugatti, ha incontrato l’Assessora Segnana, il dott. Nicoletti e il dott. Fedrigotti. Il tema era poter incidere sulle risorse destinate dall’articolo 31 del Disegno di Legge 55, 27 aprile 2020 prima che arrivasse in aula domani 9 maggio.

Il D,L. all’articolo 31 destina un importo di 15 milioni di euro al personale dell’APSS, APSP, Medici e Medici di Medicina Generale, come riconoscimento per il lavoro svolto in questo periodo di emergenza.

Il problema è che le risorse messe in campo sono troppo poche rispetto all’alto numero di lavoratori che vi afferiscono.

Si prospettano al momento due possibilità: da una parte corrispondere il riconoscimento economico soltanto ad un piccolo numero di lavoratori, quelli direttamente impegnati nelle unità Covid, dall’altra, se non si vuole dimenticare la maggior parte dei lavoratori, si arriverà a dare un obolo simbolico più che un attestato di stima e ringraziamento per il lavoro svolto.

Abbiamo fatto presente all’Assessora che ci rendiamo conto della difficile situazione finanziaria della Provincia, ma se l’obbiettivo del proponente del D.L. è quello di testimoniare la stima al personale dell’APSS facendo così paradossalmente si sortisce l’effetto contrario

Come è possibile dimenticarsi di tutti quei sanitari ed oss che hanno visto stravolgere i propri luoghi di lavoro e gli orari di lavoro, come è possibile dimenticarsi di tutti quei tecnici che pur non facendo assistenza hanno modificato il volto degli ospedali in pochi giorni, impiantando rianimazioni nuove in poche ore?

La maggior parte del personale dell’APSS e dell’APSP ha collaborato attivamente: l’escludere qualcuno sarebbe estremamente odioso. Proprio per questo avevamo proposto tre step, tre livelli che comprendessero riconoscimenti diversi.

Visto che questa sarà una lunga battaglia, è sicuramente più saggio far sì che la macchina della sanità si veda riconosciuta gli sforzi fatti e non sviluppi invece un risentimento dovuto all’esclusione dal bonus della maggior parte dei dipendenti.

Se poi a tutto questo aggiungiamo che i dipendenti da 4 anni aspettano la chiusura del vecchio contratto, tutte le indennità promesse dall’Azienda in questo momento sono bloccate per mancanze di fondi, parte del finanziamento di questo Disegno di Legge verrà fatto utilizzando una quota dei soldi previsti per la prossima contrattazione dei dipendenti pubblici e il prossimo contratto chissà quando lo vedremo, la situazione si fa sconcertante.

Paradossalmente la sanità si finanzierebbe parte dei 15 milioni con la propria vacanza contrattuale. Se questo è quello che si riceve ad essere eroi…. Demotivare le proprie truppe non è la migliore strategia per affrontare una lunga guerra. Chiediamo quindi alla Giunta di fare uno sforzo ulteriore per trovare più fondi ed aumentare la platea delle persone che avrebbero diritto al bonus.

Abbiamo proposto anche di aumentare le risorse con parte delle donazioni fatte dai Trentini, in altre regioni questo è stato fatto, credo che i cittadini quando hanno generosamente donato avessero in mente le immagini di quegli operatori bardati di tutto punto che combattevano il virus, non ci pare quindi una bestemmia utilizzare parte di quei fondi proprio per quelle persone.

 

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Paolo Panebianco
Segreteria Fenalt Sanità

Nella riunione (in teleconferenza) di ieri sera (giovedì 7 maggio) dell’ Ente Gestore della Scuola Materna di Nago, su proposta del presidente Luca Rigatti, si è deciso all’unanimità di procedere con la richiesta, alla Provincia Autonoma per un avvio sperimentale della frequenza, nel periodo estivo.

Questa attività giudicata importantissima per il supporto che può offrire alle famiglie che potranno riprendere il lavoro stagionale (e non solo) a breve (si auspica), sarà ovviamente subordinata alle eventuali prescrizioni che saranno predisposte dal servizio responsabile e dalla possibilità di mantenere un equilibrio economico nell’esercizio della funzione estiva.

In un fase di “sondaggio” sono state oltre 20 le famiglie che si sono dichiarate interessate.

Il Presidente ha insistito sulla valenza sociale del servizio estivo, che anche negli anni scorsi era stato molto apprezzato dalle famiglie impegnate nella “stagione”, il periodo per cui la Scuola Materna di Nago chiederà l’autorizzazione (sub judice come scritto sopra alle eventuali prescrizioni) è il mese di luglio fino al 4 agosto ed ha proposto altresì che il servizio sia “gratuito” per i dipendenti della APSS, impegnati nella lotta contro COVID 19 quale tangibile “ringraziamento per lo straordinario impegno prestato nel recentissimo periodo tragico trascorso, questa proposta ha suscitato entusiasmo nell’Ente gestore.

Alla riunione “virtuale” presente anche il parroco don Cristian Moltrer (membro di diritto), che ha sottolineato l’importanza di poter offrire un servizio fondamentale in condizione di ASSOLUTA sicurezza.

 

Salvini: Mes pericoloso e senza certezze.

“Il MES non è un regalo, sono soldi dati in prestito, da restituire a precise condizioni scelte a Bruxelles e non in Italia. La Lega (insieme a tanti economisti italiani) continua a ritenere quella del MES una strada pericolosa e priva di certezze, mentre l’emissione straordinaria di Buoni del Tesoro “Orgoglio Italiano” (garantiti come dovuto dalla BCE) per un importo anche maggiore non avrebbe per l’Italia nessun rischio né condizione”.

Così il leader della Lega Matteo Salvini.

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