Nuova ordinanza del presidente Maurizio Fugatti. Cibi e bevande d’asporto: ok al consumo all’aperto, ma rispettando le distanze.

Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha firmato oggi una nuova ordinanza, la 23^ dall’inizio dell’emergenza, che prevede alcune novità rispetto alle misure introdotte in Trentino per il contenimento del Coronavirus. La novità più importante e attesa, soprattutto dai gestori di bar, gelaterie, pasticcerie, ristoranti e pizzerie al taglio, riguarda la possibilità di consumare all’aperto le bevande o il cibo d’asporto acquistato, rispettando le distanze e senza creare assembramenti.

Dunque gli alimenti o le bevande di immediato consumo, come ad esempio caffè, gelati, pasticceria o snack, potranno essere consumati all’aperto, nel rispetto del mantenimento delle misure di sicurezza, ovvero distanziamento interpersonale di almeno tre metri, tranne che tra congiunti conviventi ed evitando in modo assoluto di formare assembramenti. La mascherina dovrà essere reindossata immediatamente una volta completato il consumo.

Ecco la nuova ordinanza.

 

 

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«Migliaia di parrucchieri ed estetisti rischiano in questi giorni la chiusura definitiva della propria attività. Il Governo dia loro la possibilità di riaprire dal 18 maggio, rispettando le dovute disposizioni anti-contagio, o sarà complice di un’ecatombe di intere categorie lavorative. Servono risposte immediate prima che sia troppo tardi».

Lo scrive il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

 

Famiglia, serve garantire strumenti di conciliazione a tutti i genitori lavoratori. Sindacati: servizio babysitting e voucher sono primo passo. Sperimentare anche servizi innovativi. Ingiusto escludere chi è impegnato nello smart working. Preoccupazione per i Bes.

Sono due mesi che le scuole e i nidi di infanzia sono chiusi. E le aule rimarranno inaccessibili ancora per un bel po’, mentre molti genitori hanno cominciato a rientrare al lavoro o lo faranno nelle prossime settimane e moltissimi, invece, continuano ad essere impegnati nel lavoro agile, che non vuole dire meno lavoro. “In questo quadro – fanno notare i segretari generali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti – la proposta dell’assessora Segnana di attivare un migliaio di babysitter previo indicatore Icef e l’integrazione ai voucher nazionali è un primo passo, ma non è ancora sufficiente per dare risposte alle famiglie messe a dura prova da questa situazione. A nostro modo di vedere vanno messe in campo sperimentazioni valorizzando il contributo anche delle cooperative sociali e del personale educativo”.

Cgil Cisl Uil chiedono in particolare di non limitarsi alla logica del voucher, ma di pensare con più coraggio all’attivazione di servizi innovativi per anticipare quanto potrà succedere a settembre in asili nido e scuole per l’infanzia. “Bisogna utilizzare questi mesi – ribadiscono i sindacati – per programmare, anche con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, le attività autunnali e costruire servizi che diano la massima sicurezza al personale educativo, ai bambini e alle loro famiglie. La stessa sicurezza che deve essere garantita anche nell’accesso al servizio di babysitting e a servizi simili”.

Le tre confederazioni puntano, poi, il dito contro la scelta di escludere chi è in smart working. “Ci auguriamo si sia trattato solo di una svista – incalzano -. Le lavoratrici e i lavoratori in smart working hanno gli stessi problemi di conciliazione di chi opera fuori casa. Non vederlo tradisce l’idea che lavorare da casa equivale a non lavorare o a lavorare meno. Non è così, anzi spesso è esattamente il contrario”.

Infine resta totalmente irrisolta la questione dei bambini e dei ragazzi che hanno bisogni educativi speciali. “Per loro e le loro famiglie vanno riattivate da subito delle proposte educative in presenza. Rischiamo che i passi avanti compiuti fino ad oggi da questi bambini e ragazzi vengano vanificati e l’emarginazione di questi soggetti e delle loro famiglie diventi enorme”, concludono.

Fase 2. Cgil Cisl Uil: “Bene il reddito di attivazione, si riunisca la Commissione per l’impiego”. Per i sindacati la Giunta provinciale deve dare massima attenzione ai cassaintegrati che non hanno ancora ricevuto l’assegno Inps.

Dichiarazioni di Andrea Grosselli, Lorenzo Pomini e Gianni Tomasi, rappresentanti di CGIL CISL UIL del Trentino nel consiglio di amministrazione di Agenzia del Lavoro.

“La proposta del presidente di Agenzia del Lavoro, Riccardo Salomone, uscita dal tavolo degli esperti, è ragionevole. Applicare il Real, il reddito di attivazione al lavoro, oggi sospeso e non attivato per decisione della Giunta provinciale, a chi decide di cogliere l’opportunità di occuparsi a termine nel settore dell’agricoltura, ha il merito di superare la logica esclusivamente punitiva più volte enunciata dall’assessora provinciale Zanotelli e adattare uno strumento incentivante che ha già dato risultati molto positivi nelle sperimentazioni realizzate negli anni scorsi. Ciò servirebbe ad agevolare tra l’altro la capacità del sistema di incontro domanda e offerta di lavoro di orientare il personale disoccupato di settori in crisi verso ambiti di lavoro in cui le occupazioni sono instabili e precarie e spesso per questo poco attrattive per chi cerca occasioni di lavoro più stabili, richiamando invece in Trentino numeri consistenti di lavoratori da paesi esteri che nei prossimi mesi difficilmente potranno raggiungere la nostra provincia per le conseguenze della diffusione del virus SARS-CoV-2.

In questa fase poi è fondamentale che la Giunta provinciale sostenga le lavoratrici ed i lavoratori delle piccole imprese che non ricevono ancora l’assegno Inps per la cassa integrazione. In questi giorni infatti il Fondo di solidarietà del Trentino sta autorizzando i pagamenti ma il processo di trasmissione delle domande delle aziende a Roma è ancora molto lento e molti cassaintegrati di bar, negozi e ristoranti chiusi per Covid sono ancora privi di sostegno al reddito.

Per gestire la difficile fase del mercato del lavoro locale, serve anche prioritariamente un progetto complessivo che riguardi tutti gli aspetti delle politiche del lavoro, a partire dai sostegni al reddito e dei meccanismi di tutela dell’occupazione già previsti dal Documento di interventi di politica del lavoro approvato solo pochi mesi fa. Serve a questo proposito che Agenzia del Lavoro cominci ad abbozzare delle proposte su come monitorare le dinamiche occupazionali e quali interventi rendere prioritari, così da poter anche definire quante risorse servono davvero per sostenere il lavoro. Ad oggi la Giunta ha destinato ad Agenzia solo 2 milioni di euro per l’emergenza.

All’assessore Spinelli chiediamo infine di convocarea breve una riunione della Commissione provinciale per l’impiego per fare un’analisi della situazione del mercato del lavoro e delle sue prospettive rispetto alla crisi economica in atto. Sarà quella l’occasione per esaminare con tutte le parti economiche e sociali i primi interventi da mettere in pratica e gli strumenti più utili per tutelare i soggetti più deboli del mercato del lavoro locale – stagionali, precari, somministrati, collaboratori e partite iva monocommittenti – e per sostenere l’occupazione nei settori economici dove l’emergenza Covid-19 mette più a rischio i posti di lavoro (turismo, pubblici esercizi, commercio al dettaglio)”.

Covid-19 . Cgil Cisl Uil: “Doveroso per l’Inail poter configurare l’infortunitunio sul lavoro”. Dichiarazioni di Manuela Faggioni (CGIL), Milena Sega (CISL) e Alan Tancredi (UIL).

“Che il contagio da coronavirus e la sindrome Covid-19 possano essere considerati infortunio sul lavoro da parte dell’Inail è doveroso e per certi versi normale. Non stravolge infatti nessuna delle prassi adottate dall’istituto negli anni passati o per vicende simili. Se così non fosse ritenuto infatti, nessun lavoratore, in particolare quelli che come sostiene l’Inail sono più a rischio – operatori sanitari e lavoratori a contatto con utenti esterni – godrebbe di alcuna tutela. La sindrome da Covid-19 non è un semplice raffreddore ma una patologia molto grave e complessa che ha gravi conseguenze sulla salute.

Per questo l’Inail prevede che, nel caso di operatori dell’ambito sanitario e a quelli che hanno contatti con clienti e utenti, il contagio da SARS-CoV-2 possa essere individuato in automatico come infortunio sul lavoro, con tutte le tutele che ne conseguono ma anche con tutti gli obblighi alla prevenzione che si pongono in capo al datore di lavoro. In questo caso i datori di lavoro non avrebbero conseguenze dirette sui premi Inail da pagare singolarmente, perché l’aumento delle tariffe viene mutualizzato a livello nazionale.

Cosa diversa per le occupazioni in cui il rischio non è così alto e dove non c’è contatto diretto con soggetti esterni al proprio luogo di lavoro. In questo caso per un lavoratore colpito da Covid-19 si può sempre aprire una procedura di infortunio sul lavoro, ma va dimostrato, come in tutti gli altri casi, che il contagio è avvenuto nello svolgimento delle proprie mansioni o per omissioni del datore di lavoro, che non ha attuato tutte le misure preventive necessarie ad abbattere il rischio.

Sul tema Covid-19 e infortunio sul lavoro quindi la situazione non è tanto dissimile all’esposizione ad altri rischi. Quindi ci pare del tutto impropria la levata di scudi di chi sostiene che il contagio non debba essere considerato un infortunio sul lavoro.

Considerato il fatto che fino a poche settimane fa, il numero di tamponi effettuato dalla Provincia in Trentino è stato molto ridotto rispetto ad altri territori, e che si consideravano affetti da Covid-19 i sintomatici anche senza alcun test, sarà difficile per i lavoratori dimostrare l’infortunio. Per Inail infatti l’unica prova del contagio e quindi del possibile infortunio sul lavoro è la certificazione di un tampone.”

Continua l’impegno del Dipartimento nelle attività di coordinamento di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile.

In particolare, nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 6 maggio, il totale delle persone che hanno contratto il virus è 214.457, con un incremento rispetto a ieri di 1.444 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 91.528, con una decrescita di 6.939 assistiti rispetto a ieri.

Tra gli attualmente positivi 1.333 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 94 pazienti rispetto a ieri.

15.769 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 501 pazienti rispetto a ieri.

74.426 persone, pari al 81% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Rispetto a ieri i deceduti sono 369 e portano il totale a 29.684. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 93.245, con un incremento di 8.014 persone rispetto a ieri. Il numero così alto dei pazienti dimessi e guariti è dovuto ad un aggiornamento dei dati della Regione Lombardia riferiti anche ai giorni precedenti.

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 31.753 in Lombardia, 14.858 in Piemonte, 8.391 in Emilia-Romagna, 6.789 in Veneto, 5.088 in Toscana, 4.433 nel Lazio, 3.306 in Liguria, 3.236 nelle Marche, 2.903 in Puglia, 2.340 in Campania, 2.201 in Sicilia, 1.791 in Abruzzo, 982 nella Provincia autonoma di Trento, 962 in Friuli Venezia Giulia, 644 in Calabria, 623 in Sardegna, 579 nella Provincia autonoma di Bolzano, 179 in Molise, 172 in Basilicata, 171 in Umbria e 127 in Valle d’Aosta.

 

Lorenzo Ossanna (PATT): pensiamo anche ai proprietari di seconde case.

Il Consigliere Autonomista Lorenzo Ossanna ha presentato in data odierna un’interrogazione affinché venga considerata la possibilità di permettere ai proprietari di seconde case il pernottamento presso la seconda abitazione.

La nuova ordinanza emanata dal Presidente della Provincia consente, a partire dal 4 maggio, ai residenti nel territorio provinciale lo spostamento individuale nell’ambito del territorio della Provincia e, più in generale, della Regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol per raggiungere le seconde case per lo svolgimento di attività di manutenzione necessaria per la tutela delle condizioni di sicurezza e conservazione dell’immobile.

Tuttavia, l’ordinanza in oggetto presenta una limitazione: l’impossibilità per il proprietario di pernottare presso la seconda casa e l’obbligo di rientrare presso il luogo di residenza. Questo obbligo di rientro comporta inesorabilmente un esodo giornaliero di molte persone che si vedono obbligate a rientrare alle proprie residenze per poi ritornare il giorno successivo per proseguire l’attività concessa.

Altre regioni come il Veneto, hanno optato per una maggiore libertà, permettendo ai proprietari delle seconde case di pernottare; questo al fine di evitare continui spostamenti di persone e allo stesso tempo di favorire il distanziamento sociale per chi altrimenti vive e si sposta in città.

“È da evidenziare – afferma il Consigliere Lorenzo Ossanna – come le seconde case, all’interno del nostro territorio provinciale, assumeranno a breve un ritrovato interesse nelle dinamiche turistiche famigliari; è facile pensare che nell’approssimarsi del periodo estivo tali strutture saranno utilizzate in maniera prolungata dalle famiglie che altrimenti dovrebbero vivere in zone cittadine che rimangono potenzialmente sempre più a rischio per il contagio del Covid19.

L’importanza delle seconde case – conclude Ossanna – e della possibilità di permanervi più di una giornata fin da subito assume una tripla valenza; quella di permettere minori spostamenti di persone, quella d’incentivare il distanziamento sociale e quella di far ripartire una parte importante dell’economia trentina: il turismo”.

 

 

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Sono 1.947 i tamponi effettuati nelle ultime 24 ore in Trentino (1.097 letti da Apss e 850 da Cibio) con 48 nuovi contagi di cui 19 nuovi casi e 29 individuati attraverso screening. Tra i contagiati vi sono 3 minorenni e 5 ospiti di RSA. Anche oggi purtroppo si registrano 4 decessi di persone ospiti nelle RSA, di cui due deceduti in ospedale. Salgono a 438 le vittime dall’inizio dell’emergenza. Continua il trend in calo nei ricoveri: i pazienti in terapia intensiva sono 13, a cui si aggiungono 116 persone in altri reparti e 1.007 a domicilio. Dall’inizio dell’epidemia sono 4.954 le persone che in Trentino hanno contratto il Coronavirus di cui 2.861 sono guarite o clinicamente guarite.

Per quanto riguarda l’indagine epidemiologica attivata nei cinque comuni trentini più colpiti dal Coronavirus nella mattinata di oggi sono stati fatti i primi prelievi del sangue a Pieve di Bono-Prezzo e a Vermiglio e sono stati completati quelli di Campitello di Fassa dove si è registrata un’adesione totale dell’82% su 710 abitanti (eseguiti 589 prelievi in due giorni e 168 tamponi). Negli altri due comuni i prelievi continueranno nei prossimi giorni.

Per quanto riguarda i dati della prima giornata a Pieve di Bono-Prezzo sono stati effettuati 290 prelievi e 110 tamponi e a Vermiglio 300 prelievi e 93 tamponi. Le prossime partenze saranno domani 7 maggio a Canazei e il 12 maggio a Borgo Chiese.

È decollato poco dopo le 15:00 il velivolo KC-767A dell’Aeronautica Militare partito da Pratica di Mare per riportare in Italia un connazionale bloccato in Guinea Equatoriale.
Il volo militare in alto biocontenimento, organizzato su richiesta del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale dal Ministero della Difesa, consentirà di rimpatriare Jesus Jaime Mba Obono, cittadino italiano che versa in condizioni molto critiche nel Paese africano dopo aver contratto il coronavirus. A bordo del velivolo anche il Team di bio-contenimento dell’Aeronautica Militare costituito da medici ed infermieri specializzati nell’assistenza ai pazienti affetti da malattie particolarmente infettive in totale isolamento e sicurezza.

 

 

 

Il trasporto aereo in biocontenimento è, in questa emergenza, una delle capacità peculiari messe a diposizione dal Ministero della Difesa nell’ambito delle attività di contrasto al covid 19 volute dal Ministro Guerini. La capacità dell’Aeronautica Militare è unica insieme alla Royal Air Force del Regno Unito in Europa. L’Aeronautica Militare è in grado di garantire tale capacità con un’ampia gamma di assetti, a seconda del tipo di intervento richiesto, sia con ala rotante (HH-101 del 15° Stormo) che con velivoli da trasporto (KC-767A del 14° Stormo di Pratica di Mare, C-130J e C-27J della 46ª Brigata Aerea di Pisa).

Il 14 febbraio scorso sempre a bordo di un KC-767A, con le stesse modalità è stato rimpatriato da Wuhan il giovane Niccolò, il diciassettenne di Grado rimasto bloccato in Cina. Numerose anche le missioni di trasporto in biocontenimento effettuate dagli elicotteri HH-101 e dai velivoli C-130J dell’Aeronautica Militare, per trasferire in sicurezza pazienti covid positivi da un ospedale all’altro, alleviando così la pressione sui centri di cura del nord Italia.

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