Ora che il famigerato plantigrado M49 è stato catturato, famoso attore di una rocambolesca evasione dal carcere di “ Casteller “ e di una conseguente lunga latitanza comprensiva di varie scorribande, un orso definito problematico ma che di fatto non aveva nessuna intenzione di fare l’orso peluche ma quello insito nel suo dna, la provincia di Trento si sta adoperando per trovare altra collocazione.

Sono già state adottate procedure, tramite canali diplomatici, per inserirlo in altri parchi europei o addirittura in centri faunistici fuori dalla stessa provincia Trentina.
Direi che non c’è nulla di più errato, sarebbe un mero regalo , forse più costoso del Taj Mahal che il sovrano Shah Jahan, fece costruire in memoria della sua amata moglie Mumtaz Mahal.

Sorvoliamo pure sui costi del ” progetto live ursus ” per l’inserimento dei plantigradi in Trentino, cosi pure per le spese di gestione, e nello specifico dei veniali danni causati da M49, ma ora che l’irascibile orso è agli arresti domiciliari al “ Casteller “ esso e diventato di fatto una opportunità da remunerare.

Una delle migliori collocazioni è senza dubbio il nuovo centro, in fase di ultimazione , denominato “Parco faunistico di Giustino”: esso è inserito nell’area delle ex cave Armani e Maffei, nei comuni catastali dell’alta val Rendena di Giustino e Massimeno.

Il centro ha una morfologia, cioè barriere naturali, che si adattano alla perfezione per M49 il suo “ naturale catino della ex cava Maffei “ ha dimensioni ciclopiche che ben si assestano a qualsiasi orso problematico per il suo benessere psico fisico.

Per la contingente crisi, sarebbe un progetto strategico per tutto il territorio si valorizzerebbe il Trentino con una proposta turistica innovativa, l’area è uno stadio naturale che favorirebbe percorsi didattici e di avvistamento dell’orso in una modalità selvaggia e affascinante per la naturalità del contesto, sicuramente unico al mondo nel suo genere.

Tale parco faunistico potrebbe diventare un’appetibile esca per fotografi naturalisti  scolaresche, turisti di ogni nazione, o più semplicemente per l’innata curiosità di ogni individuo di avvicinarsi in tutta sicurezza, magari accompagnati da esperti del Parco Adamello Brenta, all’incontro con l’orso nel suo più che naturale ambiente e non in quei penitenziari denominati zoo.

Una proposta unica che favorirebbe pure l’annosa problematica della destagionalizzazione, quindi cosa aspettiamo a trasformare un problema in una opportunità?

 

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Alessandro Giacomini

Cosa centrano le educatrici professionali dei nidi con l’assistenza nelle RSA? Per quale motivo un’Educatrice d’asilo nido dovrebbe fare il lavoro degli operatori sanitari? Da quando l’assistenza prestata nelle RSA è uguale all’attività educativa dei nidi?

Se lo chiedono Marcella Tomasi, Segretaria della UIL FPL Enti Locali, e Giuseppe Varagone Segretario della UIL FPL Sanità, dopo aver letto in un quotidiano locale, che alcuni consiglieri del Comune di Riva del Garda, in accordo con la Comunità di Valle, avrebbero chiesto al Comune di essere capofila di un progetto che integra il personale della RSA con quello dei nidi.

Da quanto riportato la proposta prevederebbe che le Educatrici dei nidi “Lago Blu” e “S. Alessandro”, al fine di aiutare il personale sanitario operante nella locale RSA, prestasse servizio nell’Ente, in particolare durante i pasti, nell’assistenza ai residenti, e solo con tampone negativo.

Pur consapevoli del periodo emergenziale, riteniamo tale proposta irricevibile nella sua follia e offensiva nei confronti della professionalità delle educatrici, specializzate nelle attività socio pedagogiche con i bambini nella fascia d’età 0-3, offensiva per gli operatori sanitari che operano nella struttura, professionisti del socio sanitario dediti alla loro attività, e offensiva nei confronti dei residenti che meritano di essere assistiti con alta professionalità e competenza.

Questo bieco Populismo, che sta prendendo il sopravvento all’interno della nostra classe politica, ritiene che per assistere un anziano sia sufficiente avere manovalanza, in particolare quella femminile, senza distinguere le professionalità necessarie nell’assistenza dei residenti delle RSA.

Le Educatrici dei nidi vengono considerate come una sorta di “mamme surrogate” senza riconoscerne invece la grande professionalità e competenza nella crescita evolutiva dei bambini.

Chiediamo a questi Consiglieri se, consapevoli della pandemia che stiamo tutti vivendo, hanno capito la delicatezza del mondo delle RSA e della fragilità degli ospiti che in esse risiedono. Le vittime di questo mostruoso virus chiamato COVID-19 sono soprattutto all’interno delle RSA e in esse devono concentrarsi tutti i nostri sforzi per fare in modo che l’emergenza rientri: serve personale preparato e tutelato non “manovalanza”!

Invitiamo l’Assessore Segnana affinché intervenga a stoppare questa folle idea, e al Sindaco di Riva del Garda perché non tenga conto della proposta dei suoi Consiglieri.

 

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Marcella Tomasi
Segretaria provinciale UIL FPL Enti Locali

Giuseppe Varagone
Segretario Provinciale UIL FPL Sanità

Segnana, dall’ospedale S. Chiara un grazie a tutti gli operatori della sanità. “Grazie a chi lavora anche oggi, nella festa dei lavoratori: un doveroso e giusto ringraziamento, a quanti, appartenenti a tutto il mondo sanitario, stanno lavorando anche più duramente in questo periodo di emergenza”. Così l’assessore alla salute Stefania Segnana, dallo spazio antistante l’ingresso dell’ospedale S. Chiara, simbolo dell’impegno trentino a contrastare il Covid-19, ha voluto ringraziare chi “sta lavorando con dedizione, senso di responsabilità e soprattutto con tanta umanità, nell’approccio a pazienti e familiari”.

“Ricevo tantissimi messaggi di chi mi chiede di ringraziare gli operatori sanitari per la loro vicinanza, il loro voler supportare con spirito di dedizione i pazienti che non possono avere i parenti accanto”, ha proseguito l’assessore. “È un bellissimo segnale di come tutto il nostro personale sanitario, medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, amministrativi, personale delle pulizie, lavori quotidianamente per garantire ai nostri pazienti e alle loro famiglie il massimo possibile.

Questo di oggi è un ringraziamento doveroso, perché solo uniti potremo porre fine all’emergenza. La pandemia ci ha colto di sorpresa, ma tutti insieme cercheremo di uscirne, dando il nostro meglio: so che state lavorando con il cuore e fate di tutto per stare vicino a noi cittadini, ai malati e alle loro famiglie. Oggi voglio ricordare anche tanti altri che quotidianamente lavorano per la nostra sicurezza e ci aiutano ad avere una vita quanto più normale in questo momento di crisi: lavoratori dei supermercati, autotrasportatori, forze dell’ordine. Grazie a tutti voi”.

 

Oggi, 1° maggio, sono complessivamente 4.759 le persone che in Trentino hanno contratto il Coronavirus di cui 2.416 sono guarite e 1.294 sono casi complessivi nelle RSA. Purtroppo si registrano 5 decessi, di cui 2 riguardano persone ospiti delle RSA. Le persone decedute dall’inizio dell’emergenza salgono a 423. I nuovi contagi sono 18, di cui 16 verificati con tampone; fra questi vi è un minorenne e 6 ospiti di RSA. Anche oggi si registra un calo nei ricoveri: i pazienti in terapia intensiva sono 19, a cui si aggiungono 146 persone in altri reparti e 1.096 in isolamento fiduciario a casa. Il numero complessivo di tamponi effettuati nelle ultime 24 ore è pari a 1.203 (595 letti da Apss, 576 da Cibio e 32 da Fem).

Cinghiali: la Provincia non si è dimenticata del problema e non è stata ferma. Replica dell’assessore provinciale Giulia Zanotelli.

A seguito di alcune osservazioni comparse oggi sulla stampa che riferiscono di un presunto immobilismo della Giunta sul tema dei cinghiali, l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste e fauna, Giulia Zanotelli replica ricordando quali sono state al contrario le azioni messe in campo in questi primi due anni di Legislatura.

“Va detto subito – esordisce l’assessore – che il problema del cinghiale, della sua vasta diffusione e dell’impatto pesante sull’agricoltura trentina, non è nato certo negli ultimi 24 mesi e tutti sono consapevoli che l’eradicazione di questa specie non è di fatto possibile.

Inoltre, va considerato che l’emergenza Covid-19 ha portato in questi mesi al blocco totale delle azioni di controllo che, compatibilmente con l’allentamento delle misure, sarà possibile riprendere con la fattiva collaborazione della componente venatoria”.

“Nei primi mesi di insediamento – prosegue Zanotelli – è stato istituito un Tavolo composto da sindacati agricoli, Associazione Cacciatori e Provincia. Questo ha dato esito alla nuova disciplina per il controllo dei cinghiali, volta a semplificare alcune procedure amministrative e a potenziare l’intervento dei controllori, per rendere più incisiva ed efficiente l’azione di controllo (delibera n. 1183 del 1 agosto 2019 e n. 1322 del 30 agosto 2020).

A testimonianza dell’efficacia dell’azione messa in campo e dell’impegno assicurato dalla componente venatoria, mi preme ricordare che nel corso del 2019 sono stati abbattuti 583 cinghiali, risultato massimo mai raggiunto fino ad oggi. Nel frattempo, in queste settimane il Servizio foreste e fauna ha lavorato insieme all’Associazione cacciatori per un’ulteriore semplificazione delle procedure; cosa che sarà oggetto di una delibera della Giunta provinciale nelle prossime settimane. Inoltre si è dato incarico ai forestali di intervenire nei luoghi maggiormente colpiti dalla presenza del cinghiale, tanto è vero che negli scorsi giorni il Dirigente del Servizio foreste e fauna ha anche contattato alcune amministrazioni comunali per informarle delle iniziative messe in cantiere”.

“Stupisce inoltre – conclude l’assessore – che proprio Flavio Sandri dichiari “stiamo sollecitando un intervento risolutore ma finora i risultati tardano ad arrivare”. Infatti proprio mercoledì vi è stata una videoconferenza del Tavolo verde durante la quale, tra i vari argomenti trattati, tra cui la presentazione del disegno di legge n. 55 di iniziativa della Giunta provinciale legato alla pandemia, si è entrati nel merito del problema cinghiali spiegando le azioni messe in atto dalla Provincia (poc’anzi descritte) con la collaborazione dei diversi soggetti.

Una soluzione definitiva purtroppo non esiste, come già ribadito più volte anche agli agricoltori interessati dal problema incontrati durante gli scorsi mesi. Infatti, non è di fatto possibile prevedere un’eradicazione completa, e, quindi, con la collaborazione di tutte le componenti, cacciatori e agricoltori in primis, si deve dare continuità alle azioni già programmate volte a contenere sia la crescita numerica di questa specie, sia la sua diffusione territoriale. A questo proposito, colgo l’occasione per ringraziare nuovamente sia i forestali sia i cacciatori per lo sforzo costante sul controllo del cinghiale, certa che la responsabilità di tutte le parti coinvolte proseguirà in questa direzione”.

 

Colpito dalla vibranti parole che il Presidente della Provincia (pur sbagliando clamorosamente i dati) ha riservato ai lavoratori della Sanità, della Protezione Civile, della Scuola chiamati a rinunciare alle risorse accantonate per il loro contratto, ritengo che anche chi gode di trattamenti privilegiati  debba dare l’esempio e possa sostenere la causa.

Per questo ho depositato un emendamento al disegno di legge con cui la Giunta del Centrodestra taglia (tra l’altro) 20 milioni (e non 15 come sparato dal Presidente) per ridurre le indennità aggiuntive della Giunta provinciale e le indennità degli amministratori delle società partecipate per la durata dell’emergenza.

Mi permetto l’iniziativa considerato che dal dicembre 2013 ad oggi ho sempre rinunciato all’indennità di Segretario questore del Consiglio.

Le risorse potranno essere destinate al fantomatico riconoscimento economico per i lavoratori impegnati sul fronte del Covid per i quali la Giunta dei sacrifici non ha stanziato nemmeno 1 euro.

 

Illustri Presidenti e Governatori, siamo stati annichiliti da un’onda inaspettata e abbiamo reagito affidandoci e aspettando. Per quanto tempo rimarremo sospesi nell’incertezza, però, non ci è dato sapere.

Si comprende la necessità e la ritrosia di alcune Regioni che chiedono prudenza, non chiedo che queste si aprano se non lo ritengono utile ai loro cittadini. Ma non posso guardare inerme i miei concittadini che vedono le loro imprese morire.

Il Governo centrale ci inonda di messaggi, spesso contraddittori, e ci confonde, ci inibisce. Il 4 maggio, pareva si potesse ricominciare a vivere, seppur con delle limitazioni, invece sta risultando una situazione impossibile da interpretare.

Le limitazioni, però, non sono amiche della ricchezza e della prosperità, ma servono spesso per controllare e deprimere, prima che sanare.
Siamo terre di imprenditori, di piccola e grande imprenditoria che per prosperare necessita di movimento e di relazioni ad ampio raggio. Non di sussidi, infatti nessun imprenditore chiede di essere finanziato per stare immobile, ma libertà personale ed economica, per altro garantita dalla nostra Carta Costituzionale.

Attualmente viviamo in condizioni di incertezza, iniziamo ad aver paura di uscire più per le sanzioni che per il contagio.

Tra qualche giorno potremo, dalle notizie che si leggono, avere la possibilità di muoverci all’interno della nostra Regione, o Provincia Autonoma, ma questo, da cittadino, amministratore, lavoratore o imprenditore, per il motore economico italiano non basta. Dobbiamo chiedere di più, dobbiamo allargare i nostri confini e ritornare a lavorare insieme senza timori. Con attenzione, certamente, ma senza le limitazioni che ci vuole imporre il Governo centrale.

Prendiamo esempio dall’Alto Adige, che ha già aperto in parte e si sta preparando per la stagione estiva e la ripartenza economica e sociale.
Questo è quello che occorre fare, subito, con il coraggio degli Statisti. Milano è il centro, il luogo simbolo della nostra economia, in cui confluiscono milioni di persone per parlare, discutere, progettare. I nostri porti, Genova e Trieste, devono poter accogliere non solo merci, ma anche persone.

L’economia non prospera attraverso videoconferenze, ma con strette di mano, modificate magari dalla necessità, guardandosi negli occhi, esprimendo fiducia reciproca. Da piemontese trapiantato in Trentino, non posso pensare un Nord Italia diviso, mi inorridisce non poter circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale . Da liberale non posso credere a muri e confini che separano imprenditori potenziali.

Se questo dramma ci deve insegnare qualcosa è che gli uni senza gli altri non progrediamo, ma anzi muoriamo. Dobbiamo iniziare un nuovo corso che probabilmente durerà fino all’anno prossimo inoltrato. Non solo le imprese manifatturiere del Nord Italia hanno bisogno di scambi: anche l’industria del turismo non può permettersi di rimanere ferma.

Abbiamo coste magnifiche: Liguria, alto Adriatico, quelle del Lago di Garda e dei laghi minori. Catene montuose, come le Dolomiti o il massiccio del Monte Bianco, che il mondo di invidiano. Ma rischiamo di vanificare gli sforzi di migliaia di imprenditori – albergatori, ristoratori, baristi… – a causa di uno Stato che ci impone confini interni che non sentiamo nostri.

Quest’anno i mari, così come i laghi e le montagne del Nord Italia non avranno il normale tipico afflusso turistico nazionale ed estero a causa di scelte scellerate del Governo centrale. Le notizie stampa si rincorrono e si sente già parlare di “corridoi sanitari sicuri” tra la Germania e la Croazia, per catturare l’inevitabile necessità dei cittadini del nord Europa di passare serenamente le proprie vacanze evitando l’Italia che, autonomamente, ha scelto di definirsi infetta e instabile politicamente.

Se spostassimo il confine di sicurezza non più tra di noi, ma in una linea immaginaria che ci permetta di muoverci liberamente all’interno delle otto Regioni del Nord Italia, daremmo immediata soluzione alle preoccupazioni degli imprenditori turistici e nuovo immediato slancio all’economia manifatturiera e alimentare. Il morale dei cittadini verrebbe spinto alle stelle, con la possibilità di fruire in sicurezza di un ampio e variegato territorio spaziante dai mari Ligure e dell’alto Adriatico alle montagne delle Alpi.

I ragazzi potrebbero continuare a seguire le lezioni scolastiche on-line e finalmente ritemprarsi dopo mesi di quarantena, con progetti di accoglienza in totale sicurezza. Gli imprenditori, compresi anche quelli potenziali, e i lavoratori potrebbero muoversi per cercare nuove prospettive.
Se questo scenario si concretizzasse, all’interno del Nord Italia avremo la possibilità di movimento totale, dopo poco tempo risulterebbe incomprensibile la limitazione territoriale tra di noi.

L’Italia potrà rimanere unitaria solo se il motore economico del Paese è messo in grado di esprimere tutto il suo potenziale: Altrimenti si rischia di essere soggiogati, anche all’interno del sistema europeo. Il Nord Italia ha porti, aeroporti, agricoltura, industria, turismo.

Piemonte, Val d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, possono ambire ad essere un’unica forza economico-sociale per la rinascita dell’Italia.

Illustri Presidenti e Governatori, aderendo a questo manifesto vi unite a fare fronte unico nei confronti del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio e del Governo al fine di istituire, dopo il 4 maggio, la libera circolazione delle persone in tutto il Nord Italia per iniziare la ricostruzione economica e sociale del Paese, anche in forma di atto di autonomia regionale.

 

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Paolo Vergnano
Consigliere comunale Rovereto (Tn)

Coordinatore Forza Italia Rovereto

 

Appello ai Presidenti di Regioni no contatti

Lo ha stabilito la Giunta provinciale. Progetto “MoVE mobilità verso l’Europa” annullate le iniziative per il 2020.

La situazione di emergenza sanitaria in atto a livello mondiale, dovuta alla diffusione del virus Covid19, ha imposto importanti restrizioni alla mobilità delle persone, sia nell’ambito domestico, che internazionale. A causa di tali limitazioni e a tutela della salute dei cittadini trentini, l’Amministrazione provinciale si vede costretta a sospendere, per l’anno in corso, tutti gli interventi di mobilità verso i Paesi esteri rivolti alla popolazione adulta previsti nell’ambito del progetto MoVe – “Mobilità verso l’Europa”. Il programma comprendeva full immersion linguistiche e tirocini formativi in Paesi di lingua inglese e tedesca.

Il programma MoVE – Mobilità verso l’Europa è un’iniziativa della Provincia autonoma di Trento nell’ambito del Programma Operativo FSE 2014-2020. È cofinanziato dall’Unione Europea – Fondo sociale europeo, dallo Stato italiano e dalla Provincia autonoma di Trento. L’iniziativa, rivolta alla popolazione trentina di età compresa tra i 25 e i 65 anni, è finalizzata al miglioramento delle competenze linguistiche, con lo scopo di rafforzare le possibilità occupazionali dei partecipanti attraverso l’innalzamento delle capacità necessarie per lavorare in contesti sempre più internazionali.

Purtroppo, in questa fase di incertezza sanitaria, le misure di contenimento dell’epidemia e le norme a tutela della salute pubblica che limitano la mobilità intraeuropea, hanno costretto il Servizio provinciale competente ad annullare l’intero programma per l’anno 2020. Il progetto sarà riproposto nel 2021 con nuove scadenze per l’adesione.

L’importo stanziato per l’iniziativa, pari a 700.000 euro, verrà reimpiegato in favore di politiche attive e passive del lavoro nella provincia di Trento.

 

“Certo, si fa presto a dire «ci vogliono più soldi»; soprattutto, si fa presto a far paragoni con l’Alto Adige ma forse, prima, servirebbe guardarsi allo specchio. E’ un commento che mi sorge spontaneo vedendo quanto dichiarato in questi giorni dai consiglieri provinciali di opposizione Olivi e Rossi i quali, criticando il disegno di legge “Programma Covid 19”, affermano che occorrono «più soldi» e che bisogna mettere sul piatto 200 milioni «come fa Bolzano». Osservazioni che trovo fuori luogo e del tutto inopportune.

Fuori luogo perché comunque, con gli interventi della Giunta Fugatti, vengono messi in circolo nell’economia trentina 850 milioni di euro – non esattamente, direi, una somma trascurabile -; inopportune perché, prima di fare qualsivoglia paragone con Bolzano, Olivi e Rossi dovrebbero spiegarci come mai dal 2010 al 2018 – quando cioè alla guida della Provincia, in vesti di Assessore e nel caso di Rossi prima di Assessore e poi di Presidente – il pil dell’Alto Adige, da pressoché sovrapposto che era, ha progressivamente e nettamente staccato quello del Trentino. Come mai ciò è accaduto?
Olivi e Rossi potrebbero chiarirlo, tanto più che, al tempo, non v’era alcuna pandemia che bloccasse per mesi le attività produttive. Invece non solo preferiscono non chiarire questo aspetto – il che è comprensibile, altrimenti dovrebbero dismettere i comodi panni di professorini, riconoscendo la loro bella quota di responsabilità -, ma si limitano a dire «occorrono più soldi»: il che, si converrà, è un po’ troppo comodo, specie per chi, come i miei interlocutori, non è esattamente un debuttante della politica, essendone piuttosto un veterano con, oltretutto, parecchie primavere di responsabilità amministrative alle spalle.

Non mi resta quindi che auspicare, da parte delle minoranze del Consiglio provinciale, più prudenza e maggiore attenzione prima di sparare a zero sull’operato della Giunta provinciale guidata dal Presidente Maurizio Fugatti. Lo dico e lo ribadisco non solo per richiamare un clima di confronto istituzionale all’insegna del rispetto, ma anche perché troppi fra quanti stanno alzando la voce, ergendosi a censori delle scelte altrui, semplicemente non hanno alcun titolo per assumere tale atteggiamento. Si rilassino quindi e diano un contributo costruttivo perché è di questo che ora non la Lega ma il Trentino ha bisogno”.

È quanto affermato in una nota dal consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Mara Dalzocchio

Ripresa Trentino: dal 4 maggio attiva nuova linea di finanziamento. Fino a 25.000 euro e da 300.000 a 1.250.000 euro, info su https://ripresatrentino.provincia.tn.it.

A partire da lunedì sarà attiva la nuova linea di finanziamento per gli operatori economici che hanno subito un impatto negativo legato all’emergenza Covid-19. In seguito all’esaurimento del plafond Fondo Strategico Trentino Alto Adige le imprese più strutturate possono accedere ad un’altra linea di importo superiore ai 300.000 euro e fino a 1.250.000 euro con garanzia Confidi. Le domande vanno presentate attraverso la piattaforma online dedicata https://ripresatrentino.provincia.tn.it a partire dal 4 maggio.
Gli operatori economici che hanno già presentato domanda e ricevuto riscontro dal Fondo Strategico Trentino Alto Adige con indicazione dell’esaurimento del plafond, saranno contattati da Cassa del Trentino al fine di procedere con l’individuazione della Banca presso cui intendono perfezionare l’operazione.

Inoltre gli operatori economici potranno ottenere, previa istruttoria della Banca, la linea di finanziamento (fino a 25.000) garantita dal Fondo Centrale di garanzia nazionale, anche relativamente alle domande Linea Banche 2 già inserite in Piattaforma Ripresa Trentino.
La copertura degli interessi per 24 mesi delle linee di finanziamento Ripresa Trentino sarà a carico della Provincia, l’iniziativa è promossa dalla Provincia e da Cassa del Trentino S.p.A., Banche, Intermediari finanziari, Fondo Strategico del Trentino Alto-Adige e Confidi.

 

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Queste le principali novità per Ripresa Trentino:

Linea Banche 2 (già presente): fino a un massimo di 25.000 euro, è stata prevista la possibilità di rateizzare il rimborso in 6 anni anziché in 5 anni.

Linea Banche 2-bis (nuova): è prevista la possibilità per le Banche di attivare la misura con garanzia gratuita al 100% del Fondo Centrale di Garanzia, ma ad un tasso massimo dello 0,60% per i primi 2 di anni; al fine di non gravare di eccessivi oneri i Confidi locali, le banche procedono direttamente con il Fondo Centrale di Garanzia. L’importo del finanziamento della linea Banche 2-bis è pari a 25.000 euro, tale importo non deve eccedere il 25% del fatturato.

Linea Banche 3 (nuova): viene introdotta ex novo per compensare l’esaurimento del plafond Linea Fondo Strategico Trentino Alto Adige; l’importo minimo e massimo è pari, rispettivamente, a 300.000 euro e 1.250.000 euro, fermo restando, comunque, il limite massimo del 50% del fatturato, con garanzia Confidi all’80%. Rispetto alla Linea Fondo Strategico Trentino Alto Adige, Banche 3 beneficia di una durata per rimborsare il finanziamento più lunga, pari a 6 anziché i precedenti 4/5.

Linea Fondo Strategico Trentino Alto Adige (già presente): in seguito dell’attivazione della nuova Linea Banche 3, l’importo minimo della Linea FSTAA è incrementato da 300.000 euro a 600.000 euro; tale Linea sarà attivata previa conferma circa disponibilità del relativo Plafond da parte di Finint.

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