Coronavirus: 4 nuovi decessi. Altri 117 casi nelle ultime 24 ore.

Con l’azienda sanitaria abbiamo impostato un piano straordinario che riguarda tutte le strutture ospedaliere trentine: nei reparti di terapia intensiva, pneumologia e malattie infettive stiamo implementando i posti disponibili, più che raddoppiandoli, per essere pronti ad un eventuale incremento ulteriore dei contagi”: il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, nel corso dell’aggiornamento quotidiano sul Coronavirus ha presentato l’organizzazione sanitaria presente sul territorio, chiarendo anche le modalità operative di Apss, per l’approccio preventivo del fenomeno di ulteriore diffusione del Covid-19 in Trentino.

Il piano prevede l’aumento da 33 a 75 posti per la terapia intensiva, da 71 a123 posti per la pneumologia e l’alta intensità e da 22 a 66 per le malattie infettive, distribuito su tutte le strutture territoriali (Cles, Arco, Tione, Cavalese e Borgo Valsugana), non solo in quelle dei grandi ospedali di Trento e Rovereto. “Ci stiamo preparando a far approdare la nave trentina in approdi sicuri” ha voluto sottolineare il presidente.

Per quanto riguarda i dati odierni della diffusione del contagio, lo stesso presidente Fugatti ha evidenziato che la crescita appare molto più ampia con il passare delle giornate, anche perché vengono conteggiati tra i positivi anche coloro che non sono sottoposti a tampone, ma presentano sintomi dopo aver avuto contatti con soggetti conclamati, proprio al fine di contenere il contagio all’interno della cerchia dei contatti stessi. Questi i numeri alle ore 14 di oggi: 117 i nuovi casi, con 15 persone attualmente in terapia intensiva, 7 guariti mentre i decessi salgono a quota 6. Come spiegato, su 378 contagi, 254 hanno avuto conferma tramite il tampone.

 

 

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Il presidente Fugatti ha rinnovato l’appello a non uscire per motivi non indispensabili: “Ho visto oggi persone a passeggio per le vie del centro o sulle ciclabili, anziani e bambini, questo non va bene, come non va bene andare a fare la spesa in più di una persona per famiglia o più volte al giorno. Ripetiamo che le nostre raccomandazioni sono essenziali per limitare i contagi: bisogna stare in casa, lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri anziani”, ha detto, annunciando maggiori controlli, in accordo con il Commissariato del Governo, in entrata e uscita dei caselli autostradali per evitare gli spostamenti ingiustificati tra i territori, in violazione, tra l’altro, delle disposizioni governative.

L’assessore alla salute Segnana, specificando ulteriormente i dati, è tornata sulla triste notizia dei nuovi decessi, segnalando che oggi sono riferiti alle località di Ledro, Pinzolo, Soraga di Fassa e Trento. Per quest’ultimo caso si tratta di un non residente, Padre Angelico, il frate che aveva accompagnato in pellegrinaggio ad Assisi un gruppo di fedeli trentini.

Per una mappa aggiornata sui casi si veda qui: https://www.apss.tn.it/-/covid19

L’assessore ha poi ringraziato il personale del dipartimento provinciale per le politiche sociali che risponde al numero gratuito 0461.495244, attivato recentemente per il servizio #resta a casa passo io, per aiutare chi ha bisogno con la spesa a domicilio, la consegna farmaci o solo per essere ascoltati.

Anche il direttore generale dell’azienda sanitaria, Paolo Bordon ha ringraziato tutto il personale, in particolare chi in Pronto soccorso intercetta i casi sintomatici, ma anche gli operai, gli ingegneri, gli amministrativi e gli informatici che hanno permesso l’implementazione delle strutture ospedaliere in corso in questi giorni. “Ancora non siamo nella fase del picco, pur con i numeri in crescita, ma Apss cerca in ogni modo di dare risposta massima” ha detto, specificando che gli approvvigionamenti dei prodotti sanitari nelle strutture sono più che sufficienti. “Abbiamo scorte per due settimane, arriveranno altri dispositivi in questa settimana, per dare continuità ai servizi per i prossimi due mesi” ha detto Bordon.
Alla conferenza stampa era presente anche Maria Grazia Zuccali, dirigente facente funzioni per l’Igiene pubblica del Dipartimento di prevenzione dell’Apss e docente di Fondamenti di igiene in sanità pubblica e promozione alla salute nel corso di laurea interateneo in Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro presso la scuola di medicina e chirurgia dell’Università di Verona, con sede a Trento. Zuccali ha ripetuto tutti i consigli fondamentali per evitare il contagio, che in questa malattia avviene per via aerea attraverso le goccioline emesse parlando, tossendo e starnutendo. “È il motivo per cui dobbiamo rispettare le distanze ovunque, in farmacia, nei supermercati, all’aperto” ha detto.

L’altra modalità è la trasmissione per contatto, perché le stesse goccioline possono depositarsi sulle superfici e permanervi per alcune ore, per questo viene raccomandato di non stringersi le mani e non portarle a bocca, naso, occhi. Per quanto riguarda le mascherine chirurgiche, esse hanno il significato di proteggere gli altri, per cui vanno indossate solo in presenza di tosse, non rappresentando una protezione per le persone sane. Diverso il caso di chi presta assistenza alle persone, anche senza sintomi, od opera nei servizi. “Se ci sono stati contatti con un caso positivo, è raccomandato di indossare la mascherina chirurgica, con un successivo test mediante tampone a 4 giorni dal contatto” ha detto Zuccali.
Rispondendo a molte domande dei giornalisti, il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria trentina, Antonio Ferro, ha specificato che c’è tutto l’interesse a ricostruire i contagi. “L’idea di mettere a tampone le polmoniti in fase inziale è stata strategica per intercettare i casi. Il rischio di fare moltissimi tamponi a tappeto, inducono falsa sicurezza nelle persone, che potrebbero infettarsi successivamente” ha detto, anticipando che è in previsione la strutturazione di un sistema di intercettazione di tutte le sindromi influenzali in atto, per fare da filtro con azioni di sanità pubblica in chi potrebbe propagare il contagio.

Puntata del 15 marzo. Canale 5. I conduttori ci mostrano il meglio dei servizi della nostra penisola con curiosità su tradizione e ingegno.

 

LINK VIDEO

https://www.worldometers.info/coronavirus/

 

Dall’ultima settimana di gennaio fatto tutto il possibile per potenziare le scorte dei dispositivi di protezione individuale nonostante le difficoltà generali di reperimento

In merito all’articolo pubblicato oggi su un quotidiano locale sulla necessità da parte delle istituzioni di proteggere il personale sanitario fornendo i dispositivi di protezione individuale e sospendendo le visite ambulatoriali, Apss evidenzia che la sicurezza e la protezione del proprio personale è sempre stata una delle priorità dell’Ente assieme alla tutela della salute pubblica.

In particolare Apss in accordo con la Protezione Civile del Trentino si è attivata, già a partire dall’ultima settimana di gennaio, per potenziare le scorte di Dpi e reperire sul mercato il maggior numero possibile di dispositivi.

Nel dettaglio da fine gennaio al 13 marzo sono state ordinate 450mila mascherine chirurgiche di cui consegnate a magazzino 275mila, 43mila mascherine FFP2 (il facciale filtrante che deve essere indossata dagli operatori nelle attività assistenziali di pazienti individuati come casi Covid_19), di cui consegnate 17mila (oltre alle 17mila che la Protezione civile ha fornito ad Apss), 7mila mascherine FFP3, che vanno indossate dagli operatori nelle manovre invasive (consegnate 5.800), 47mila camici chirurgici idrorepellenti (consegnati 22mila), 2.500 protezioni visive pluriuso (consegnate 2 mila).

In questi due mesi sono stati interpellati direttamente i fornitori tenendo conto che la maggior parte dei Dpi non è di produzione nazionale ma estera e che si sono verificati blocchi dell’importazione da Cina, Germania, Francia e Svizzera. Apss ha inoltre effettuato acquisti in piena collaborazione con la Protezione Civile provinciale, per garantire prodotti con caratteristiche idonee alla protezione degli operatori e reali possibilità di consegna.

A partire dai primi di marzo la distribuzione dei Dpi è stata effettuata privilegiando le realtà con casi sospetti e conclamati in corso per evitare utilizzi inappropriati che avrebbero portato all’assenza dei dispositivi nelle reali situazioni di necessità e per evitare usi impropri o inefficaci in una fase ancora prematura dell’epidemia.

A partire dal 2 marzo al 12 marzo sono stati distribuiti alle strutture Apss 110mila mascherine chirurgiche, 21mila cuffie, 8.500 FFP2, 3.900 FFP3, 7.900 camici, 435 occhiali/maschere riutilizzabili. Le difficoltà di reperimento dei Dpi permangono ma il personale Apss con la Protezione Civile provinciale lavora costantemente per garantire il reperimento e la consegna di qualsiasi prodotto che possa assicurare la protezione di chi lavora in prima linea.
Per quanto riguarda le prestazioni ambulatoriali vengono garantite soltanto le visite nei casi con elevata priorità clinica mentre sono state sospese tutte le altre ed è stata altresì fermata l’attività libero professionale.

In questo periodo e fino a fine emergenza sarà possibile prenotare solamente utilizzando il call center telefonico, che risponderà agli usuali numeri telefonici (848 816 816 da telefono fisso e 0461 379400 da telefono cellulare) mentre il sistema di prenotazione Cup-online è stato temporaneamente sospeso; le persone già in possesso di una prenotazione verranno contattate dagli operatori.

Coronavirus: i comuni di Riva e Arco mettano a disposizione i loro tesoretti per le aziende locali.

In questi giorni si è a lungo parlato di aiuti fiscali alle aziende italiane che sono costrette a rimanere chiuse. Interviene a proposito CasaPound Riva del Garda.

“Molte di queste aziende a Riva e ad Arco, lavorano tantissimo con beni altamente deperibili e con la stagionalità – queste le parole in nota di Matteo Negri, responsabile cittadino di CasaPound – stagionalità che rende mesi come marzo e aprile un periodo strategico che incide in maniera notevole sul fatturato annuale. La gran parte degli acquisti fatti da queste attività, prima del momento della chiusura imposta dal governo, sono inoltre altamente deperibili e creano un debito importante per queste aziende, che al momento della riapertura si troveranno sicuramente in difficoltà, rischiando addirittura la chiusura definitiva”.

“I comuni di Riva del Garda e di Arco, che sommando l’avanzo di bilancio possono mettere insieme una cifra che si avvicina ai 30milioni di euro, si potrebbero assumere il costo della merce che verrà buttata, al momento della riapertura delle attività evitando la chiusura delle aziende che si troveranno più in difficoltà, sommando alla buona volontà dei comuni, ovviamente, gli aiuti statali e provinciali dal punto di vista fiscale, altrimenti il disastro economico e lavorativo anche per l’Alto Garda sarà inevitabile”.

Coronavirus: parere dell’ISS per il trattamento dei rifiuti. È giunto all’Azienda sanitaria il parere dell’Istituto superiore di sanità sul trattamento dei rifiuti extraospedalieri da abitazioni di pazienti positivi al Covid-19 in isolamento domiciliare.

L’Istituto superiore di sanità, in risposta alla richiesta avanzata all’Azienda sanitaria, ha inviato un parare in merito allo smaltimento dei rifiuti extra – ospedalieri da abitazioni di pazienti positivi al Covid-19 in isolamento domiciliare. Il parere si basa sull’esigenza di dettare modalità operative per la gestione dei rifiuti urbani improntate al principio di cautela su tutto il territorio nazionale, in base a quanto previsto dal DCPM 9 marzo 2020.

 

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Rifiuti prodotti in case con persone positive o in quarantena obbligatoria

In questo caso i rifiuti andrebbero considerati equivalenti a quelli che si possono generare in una struttura sanitaria. Nella consapevolezza che tale procedura potrebbe essere di difficile attuazione “si raccomandano le seguenti procedure che si considerano sufficientemente protettive per tutelare la salute della popolazione e degli operatori del settore dell’igiene ambientale”.

Nel parere “si raccomanda che nelle abitazioni in cui sono presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria, sia interrotta la raccolta differenziata, ove in essere, e che tutti i rifiuti domestici, indipendentemente dalla loro natura ed includendo fazzoletti, rotoli di carta, i teli monouso, mascherine e guanti, siano considerati indifferenziati e pertanto raccolti e conferiti insieme”.

Per la raccolta dovranno essere utilizzati almeno due sacchetti uno dentro l’altro o in numero maggiore in dipendenza della resistenza meccanica dei sacchetti, possibilmente utilizzando un contenitore a pedale. Si raccomanda di chiudere adeguatamente i sacchi utilizzando guanti monouso; non schiacciare i sacchi con le mani; evitare l’accesso degli animali da compagnia ai locali dove sono presenti i sacchetti di rifiuti; smaltire il rifiuto della propria abitazione quotidianamente con le procedure previste nei vari territori.

 

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Rifiuti urbani prodotti nelle altre abitazioni

In questo caso rimangono in vigore le procedure normali anche per quanto riguarda la raccolta differenziata “a scopo cautelativo fazzoletti o rotoli di carta, mascherine e guanti eventualmente utilizzati dovranno essere smaltiti nei rifiuti indifferenziati”. Inoltre dovranno essere utilizzati almeno due sacchetti uno dentro l’altro o in numero maggiore in dipendenza della resistenza meccanica dei sacchetti. Si raccomanda di chiudere adeguatamente i sacchetti utilizzando guanti monouso, senza schiacciarli con le mani utilizzando legacci o nastro adesivo e di smaltirli come da procedure già in vigore.

Vengono inoltre previste una serie di raccomandazioni tecniche riguardanti gli operatori del settore dell’igiene ambientale e dei volontari.

Il presidente Fugatti ha firmato l’ordinanza questo pomeriggio. Coronavirus: chiusura dei cantieri con personale privo del medico di base in Trentino.

Il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha firmato un’ordinanza che prevede la chiusura di quei cantieri che per proseguire l’attività necessitano di personale che non dispone del medico di base sul territorio provinciale, in quanto non residente sul territorio.

L’ordinanza prende in considerazione l’evolversi della situazione epidemiologica e il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia, che ha visto in questi giorni un incremento dei casi sia a livello nazionale che locale e pertanto cerca di ridurre il più possibile la mobilità delle persone al di fuori dei proprio comuni di residenza.
A partire da oggi, la prosecuzione dei lavori nei cantieri che presentano le caratteristiche dette è ammessa limitatamente al tempo strettamente necessario per le operazioni legate alla loro chiusura.
Dal provvedimento sono esclusi i cantieri impegnati nella realizzazione di opere necessarie ad assicurare la fornitura di servizi pubblici essenziali alla popolazione, al ripristino di strutture o alla sanificazione di impianti a seguito di eventi o malfunzionamenti.

La verifica del rispetto delle condizioni stabilite verrà effettuata attraverso l’anagrafe sanitaria. Per l’esecuzione delle misure previste dall’ordinanza il presidente della Provincia potrà avvalersi anche delle forze di polizia e, dove occorra, del concorso dei corpi dei Vigili del fuoco e della polizia locale.

 

 

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“A Milano campeggia su un muro l’augurio che il covid ammazzi ‘gli sbirri’. Il primo nostro pensiero va a chi, tragicamente, piange già tanti, troppi morti: tra la cittadinanza in conseguenza del virus, e sempre in conseguenza dell’adempimento del dovere. Il secondo pensiero è che non c’è odio che, purtroppo, riesca più a scandalizzarci. Siamo abituati a confrontarci con il peggio della società ogni giorno, con pericoli, orrori, insensatezze di ogni genere, con ogni stortura e ogni possibile debolezza che si traduce nel più vile dei comportamenti, e cioè l’aggressione agli altri. Quindi leggere scritte così oscene contro i poliziotti al tempo del coronavirus non ci sposta più di tanto.

L’unica vera risposta possibile è ribadire che donne e uomini in divisa ci sono, e ci saranno sempre, anche per gli incivili senza cuore né cervello che hanno vergato questa poetica scritta. Oggi, in un momento di emergenza legato alla diffusione del Covid19, gli operatori in divisa stanno dando tutto, stanno rischiando tutto, stanno mettendo in discussione la salute propria e delle rispettive famiglie da cui tornano senza sapere cosa portano con sé. Non lo ribadiremo mai abbastanza il grazie dovuto a tutti loro. Certo, l’indignazione per quel che è apparso sui muri a Milano la vorremmo però sentire da altri. Non vorremmo che, ancora una volta, si dessero per scontati i poliziotti, i rischi che debbono subire, e il servizio che rendono al Paese”.

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, dopo che su un muro di Milano, zona Corvetto, è apparsa la scritta “Covid, ammazza gli sbirri, dai”.

Non tutti hanno ben chiaro il dovere a cui siamo chiamati: restare a casa! Non è ammesso alcun movimento, che non sia strettamente motivato da una delle tre necessità dichiarate nel decreto del D.P.C.M..

È un atto d’amore verso se stessi, i nostri cari e tutto il trentino.

La situazione sanitaria come detto dai tecnici è in forte evoluzione e per questo tutti dobbiamo fare la nostra parte, restando a casa.
È un sacrificio ma ne vale la pena. Torneremo a goderci il nostro meraviglioso trentino. Ma oggi, proprio per tornare a goderci le nostre montagne, si resta a casa!

Invece, malgrado la fitta rete di controlli, che tutte le Compagnie e le Stazioni Carabinieri, stanno facendo senza soluzione di continuità, con enorme slancio:

– tre ragazzi, a Trento, erano serenamente a passeggio nel parco di Piazza Venezia, tra l’altro anche in possesso di stupefacenti e verranno segnalati quali assuntori;

– a Roverè della Luna, un residente a Mezzocorona si era recato nel paese per incontrarsi con un conoscente;

– a Civezzano, una coppia di Pergine Valsugana ha riferito falsamente di esser fuori di casa per andare a lavoro;

– nei pressi delle Sarche di Madruzzo, un uomo di Trento è stato trovato a passeggiare senza alcun motivo;

– a Moena, 4 persone di un altro comune hanno raggiunto il centro per fare la spesa poiché abituati a recarsi in un supermarket del paese, pur consci delle restrizioni in atto;

– a Predazzo, verso l’una di notte, un giovane del posto è stato controllato e si era recato da un amico;

– a San Giovanni di Fassa, un medico originario del pavese, proprietario di una seconda casa a Pozza di Fassa, veniva controllato e stava tranquillamente girando per il paese,
tutti sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per inosservanza dei provvedimenti e invitati a tornarsene direttamente a casa, per uscire soltanto se supportati da ragioni di stretta necessità.

Se ciò non bastasse, a Pinzolo, un forestiero 50enne, noto in paese, è stato controllato e ha giustificato la sua presenza in trentino per motivi di lavoro, dichiarando di essere giunto prima dell’emanazione del decreto che limita gli spostamenti. Ma i Carabinieri della Stazione, verificando quanto dichiarato, anche attraverso i sistemi di videosorveglianza, hanno appurato che l’uomo era giunto soltanto il 12 marzo e, dunque, lo hanno denunciato anche per falsa attestazione.

I Carabinieri, come tutte le forze dell’ordine, continueranno a vigilare sul rispetto dell’obbligo di restare a casa, come sempre, nonostante la non facile situazione e non smetteranno di essere vicini alla gente, per tutelare con ogni attività necessaria coloro che si impegnano per superare questi giorni, soprattutto le fasce più deboli, poiché solo insieme ce la possiamo fare e certamente andrà tutto bene.

#possiamoaiutarvi.PossiamoAiutarci #iorestoacasa #carabinieriTrento

EMERGENZA SANITARIA: IL GRANDE IMPEGNO DELLA POLIZIA LOCALE. In strada e senza DPI (Dispositivi protezione individuale) a fermare chi disubbidisce.

“Restate a casa” è il mantra che tutti i giorni ci sentiamo ripetere: programmi televisivi interrotti da vademecum di regole sanitarie, spot di personaggi famosi, messaggi dei più disparati attraverso i social.

Qualcuno però è per strada a controllare che queste indicazioni vengano rispettate, al fianco della Polizia di Stato e dei Carabinieri: sono gli Agenti dei Corpi di Polizia Locale che tutti i giorni presidiano il nostro territorio.

Mancano indicazioni sanitarie, mancano i DPI, manca un vero riconoscimento del grande servizio che queste persone tutti i giorni fanno sul territorio.

Prendiamo inoltre atto che le indicazioni dei Protocolli nazionali e locali creano non poche difficoltà nell’applicazione pratica in questo settore, perché sono assenti le indicazioni specifiche che dovrebbero venire dai Comuni di appartenenza.

Chiediamo con forza ai Sindaci trentini di farsi carico della sicurezza di questi loro dipendenti che tutti i giorni, compresi questi di grande emergenza sanitaria, sono sulle strade della nostra Provincia a presidiare la sicurezza di tutti noi.

Da stigmatizzare l’uso improprio che un sindaco (fortunatamente solo 1) ha fatto della mascherina: un pessimo esempio di come sprecare un presidio sanitario in questo momento preziosissimo.

Chiediamo una grande attenzione per questo personale che non può “stare a casa” ma che deve essere in servizio, e la fornitura di informazioni e DPI adeguati alla loro attività.

Chiediamo fin d’ora agli Enti un impegno finanziario importante per riconoscere a tutto il personale che ha operato nell’emergenza sanitaria un rinconoscimento economico dignitoso.

 

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Luigi Diaspro

Per la FP CGIL

 

Beppe Pallanch
Per la CISL FP

 

Marcella Tomasi

Per la UIL FPL

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