Loppio-Busa, incontro con i sindacati e visita al cantiere. L’assessore al lavoro: “Vicini ai lavoratori, verifiche in corso”.

“La Provincia autonoma di Trento è vicina e sostiene le istanze dei lavoratori impegnati nella realizzazione della Loppio-Busa. Chi lavora in Trentino deve essere tutelato, così come è previsto dalle regole”. Lo ha detto l’assessore provinciale al lavoro e allo sviluppo economico, oggi in visita al cantiere, che ha incontrato i sindacati e il responsabile del cantiere, Alberto Perretta. Ad accompagnarlo sul posto, era presente il dirigente dell’Unità di missione strategica Grandi opere e ricostruzione, Raffaele De Col. La consegna dell’opera è prevista nel dicembre 2021.

“E’ fondamentale che le operazioni proseguano secondo la tabella di marcia. I tempi sono stretti, ma con una migliore organizzazione e più mezzi, i lavori potreanno subire un’accelerazione – ha evidenziato l’esponente dell’esecutivo provinciale -. Allo stesso tempo, pretendiamo il rispetto dei contratti e delle regole da parte dei titolari del cantiere nei confronti dei lavoratori. Sul nostro territorio non sono ammesse violazioni o allargamenti di maglia rispetto a certi modi di operare: le verifiche sono in corso e qualora accertassimo eventuali situazioni anomale, l’amministrazione assumerà i necessari provvedimenti”.

Sopralluogo della ministra De Micheli al Centro idrogeno di Bolzano. La ministra ai trasporti ed alle infrastrutture, Paola De Micheli, ha visitato questo pomeriggio il Centro idrogeno di Bolzano, un vero e proprio modello a livello internazionale.

Dopo il sopralluogo al cantiere del tunnel di base del Brennero a Fortezza, la ministra dei trasporti e delle infrastrutture, Paola De Micheli, ha visitato oggi pomeriggio (14 febbraio), il Centro per l’idrogeno a Bolzano Sud. Nel corso della visita la ministra, accompagnata dal presidente della Provincia, Arno Kompatscher e dall’assessore provinciale alla mobilità, Daniel Alfreider, si è informata in merito alle esperienze maturate a livello provinciale nel campo della tecnologia dell’idrogeno e delle celle a combustibile e sul loro potenziale per quanto riguarda la mobilità sostenibile. La visita è stata organizzata da Stefan Pan, imprenditore bolzanino e vicepresidente di Confindustria.

“Si tratta di un importante progetto che può essere considerato un modello nel settore della mobilità ad emissioni zero a livello nazionale” ha affermato la ministra Paola De Micheli. “L’asse del Brennero deve divenire un vero e proprio ‘green corridor’. Questo obiettivo ora è raggiungibile se ci impegniamo in vari settori e portiamo avanti i nostri sforzi parallelamente” ha affermato a sua volta il presidente della Provincia, Arno Kompatscher. In quest’ambito la produzione e l’utilizzo dell’idrogeno svolgono un ruolo importante e contribuiscono a far sì che la mobilità altoatesina, soprattutto lungo l’asse del Brennero, si sviluppi in maniera sostenibile e ad emissioni zero.

“Le tecnologie si sviluppano molto rapidamente ed è importante che anche l’Italia vada in questa direzione ed offra le diverse forme di energia adatte alla mobilità del futuro” ha affermato l’assessore Daniel Alfreider nel corso del colloquio con la ministra.

La base di questo know-how, maturato a livello provinciale, è rappresentata da una serie di importanti progetti pilota grazie ai quali, ad esempio, rispettivamente già dal 2013 e dal 2014 sulle strade altoatesine circolano autobus e veicoli azionati da celle a combustibile.

“Vogliamo dare il nostro contributo per la tutela del clima e la mobilità priva di emissioni è un elemento importante. Con la produzione di idrogeno presso il Centro di Bolzano saremo in grado in futuro di contribuire alla diffusione anche un traffico pesante privo di emissioni e quindi sostenibile per l’ambiente” ha concluso Alfreider. In questo modo si avvicina indubbiamente l’obiettivo di un “green corridor” lungo l’asse del Brennero.

Dal 2013 opera a Bolzano il Centro idrogeno, una delle prime strutture produttive di questo tipo a livello nazionale che viene gestita dall’Istituto per le Innovazioni Tecnologiche – IIT.

Bed manager, Sonographer, tele cardiologia: parole che sembrano proiettarci nel futuro, ma che di fatto fotografano il presente. Oggi la nostra salute è sempre più supportata dall’innovazione tecnologica, grazie alla quale si stanno facendo passi da gigante in campo medico, con l’introduzione nella pratica clinica di straordinarie possibilità di cura, inimmaginabili fino a poco tempo fa. A fronte di cambiamenti così rapidi è necessario però fermarsi a ripensare questa evoluzione, per capire da dove si è partiti, dove si è arrivati e dove si vuole andare. Proprio con questo obiettivo è stato organizzato l’incontro «Porte aperte in cardiologia.

L’innovazione nella cura delle malattie cardiovascolari tra tecnologia, organizzazione e comunicazione», domani dalle 9 in poi nell’auditorium dell’ospedale Santa Chiara. La giornata, aperta alla cittadinanza, vede la partecipazione di diversi professionisti dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

Il convegno sarà l’occasione per fare il punto sulle novità e i risultati nel campo delle malattie cardiovascolari e conoscere la passione e l’impegno che sono alla base di questi successi: si parlerà di quanto di nuovo e positivo si può fare oggi e di quanto ancora rimane da studiare e approfondire per migliorare la salute di chi soffre di patologie cardiovascolari, la principale causa di mortalità nei paesi occidentali. Sarà un momento di confronto importante non solo per i professionisti e gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto per i pazienti.

In un mondo sempre più complesso si sente la necessità di innovare, non solo gli strumenti classici di cura (farmaci e interventi con nuovi dispositivi), ma anche gli strumenti organizzativi e di comunicazione, mezzi altrettanto fondamentali e potenti per raggiungere l’obiettivo di migliorare le cure dei pazienti. Il convegno vuole affrontare l’innovazione nel senso più ampio del termine: oltre alle testimonianze delle associazioni dei cardiopatici in Trentino ci sarà anche un momento dedicato all’etica, fondamentale guida nelle scelte di salute.

 

Programma porte aperte cardiologia

A Striscia la notizia (Canale 5, 20.35) continua la staffetta dei conduttori. Da lunedì 2 a sabato 7 marzo sarà la comica Francesca Manzini a debuttare dietro al bancone del Tg satirico di Antonio Ricci.

L’attrice, approdata a Striscia nei panni di una esplosiva e irriverente Mara Venier in uno dei deepfake più divertenti di questa stagione, condurrà in coppia con Gerry Scotti.

Nata a Roma nel 1990, Francesca Manzini è un’attrice e conduttrice radiofonica di RDS. Nel 2018 recita nel film Benedetta follia di Carlo Verdone. Partecipa a diversi programmi Tv tra cui Avanti un altro!, Vieni da me, Matrix Chiambretti, Grand Hotel Chiambretti – Gente che va e gente che viene dall’Isola e Mai dire Talk, dove si è fatta apprezzare con le imitazioni di Simona Ventura, Asia Argento, Mara Venier, Maria De Filippi e tanti altri personaggi dello spettacolo. Nel 2019 prende parte alla prima edizione di Amici Celebrities nelle categorie canto e ballo. Dallo scorso 2 febbraio è nel cast di Enjoy – Ridere fa bene, il nuovo show comico di Italia 1.

Ala, Elezioni comunali – La posizione del Partito Democratico del Trentino. Il Partito Democratico di Ala non correrà alle prossime elezioni comunali con la coalizione guidata dal sindaco Soini.

E’ una scelta a lungo meditata, che in parte evidenzia alcune difficoltà del percorso comune fatto sin qui, ma che soprattutto nasce da una profonda divergenza su principi e valori fondanti, sulla scelta di una chiara linea politica.

E’ scontato che ci accuseranno di aver fatto una scelta ideologica, di esserci arroccati sul simbolo e di averne fatto una discriminante. In realtà la discriminante sul simbolo l’ha posta Soini, prima velatamente poi come un aut aut. Abbiamo certo chiesto di presentarci con il simbolo del PDT, per una questione di pari dignità con le altre forze politiche e per i valori che rappresenta.
Ma in realtà non abbiamo mai considerato il simbolo un totem da difendere ad ogni costo.

Ciò che abbiamo sempre chiesto con forza di condividere è una linea politica chiaramente ed esplicitamente alternativa a metodi e scelte della destra a trazione leghista, e da parte di tutte le componenti dell’eventuale coalizione.

Ma su questo fronte abbiamo registrato solo grandi silenzi e assoluta vaghezza.

Soini afferma che non c’è più né destra né sinistra, che il il panorama politico è “ondivago e fluido”. E allora evidentemente vuole “galleggiare”, cercando soprattutto di non disturbare i “capitani della nave”.

Soini non si riconosce più nell’UpT e in una linea di centro sinistra; e allora via con un progetto civico che definisce “innovativo”. L’innovazione sembra però esaurirsi nel taglio del simbolo del PDT, e poi “dentro tutti” con “valori simili”.

Crediamo anche noi nel possibile apporto di forze civiche, ma vorremmo capire, e non ce lo spiegano, cosa siano questi “valori simili”.
Nell’attuale situazione politica, non solo nazionale ma provinciale e locale, di fronte a una destra che ha lucrato sui sentimenti di disagio e insicurezza della gente dando la miccia e legittimità politica anche ai peggiori istinti, ad una miscela di rabbia, violenza, non si può stare a guardare o minimizzare.

E una destra leghista che sorvola, quando non si accoda, su pulsioni neofasciste e xenofobe. Le scelte di questa destra le abbiamo già viste, qui, nella nostra realtà provinciale: scelte che contraddicono o negano valori popolari e civici radicati nella storia e nella cultura trentina, scelte che sminuiscono e ledono, in una deriva nazionalistica etero-dipendente, i principi, l’autentico spirito e l’impianto stesso della nostra Autonomia.

Di fronte a questa destra e a queste scelte chiedevamo una risposta netta e inequivoca, da parte di tutta una coalizione, da parte di Soini e di quei cittadini che, al di là di specifiche casacche di partito, vogliono impegnarsi per il bene comune. Ma con chiarezza, non in maniera indifferenziata, non con “valori simili”, non rischiando di “abitare una zona grigia” che può significare connivenza, che può diventare deviazione opportunistica.

Questa risposta non l’abbiamo avuta. Di qui la nostra scelta, chiaramente antitetica e alternativa alla destra leghista, schierata su una linea politica di centro sinistra autonomista, aperta alle forze e ai cittadini che su questa linea ritengano, con altrettanta chiarezza, di riconoscersi.

 

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Partito Democratico del Trentino
Circolo di Ala

Inaugurata la Fondazione che porta il nome del giornalista ucciso nell’attentato terroristico di Strasburgo. Il presidente della Provincia: “Impegno civile nel nome di Antonio Megalizzi”.

Dare forma a un progetto che scommetta sulla formazione e l’informazione intorno all’Europa e agli europei. Promuovere una comunicazione trasparente, curiosa e appassionata nelle scuole e non solo, con l’obiettivo di formare le coscienze e promuovere l’impegno civile, al di là dei confini nazionali. Era il sogno di Antonio Megalizzi, del quale la Fondazione che porta il suo nome vuol raccogliere il testimone.

Questa nuova realtà – nata grazie all’impegno di tanti attori istituzionali e privati e per volontà della famiglia del giornalista ucciso assieme al collega Bartosz Orent-Niedzielski nell’attentato terroristico di Strasburgo l’11 dicembre 2018 – è stata inaugurata oggi nella sala Depero del Palazzo della Provincia autonoma di Trento, alla presenza del presidente del Parlamento europeo, del governatore del Trentino, dei rappresentanti istituzionali locali e del mondo dell’informazione. “La Fondazione nasce da un impeto civile, del tutto spontaneo, che rappresenta una sorta di eredità che Antonio ci ha lasciato, perché la sua tragica vicenda, che ha scosso le coscienze di tutti noi, si è trasformata in un impegno, che ha dato vita a svariati progetti, tutti ispirati dalla figura e dai sogni di un giovane” sono state le parole del presidente della Provincia autonoma di Trento.

La Fondazione, che avrà sede in via Zanella a Trento, sarà presieduta dalla fidanzata del giornalista, Luana Moresco: “Da oggi questa realtà inizia a dare il suo contributo, per offrire quelle opportunità che Antonio e Bartek avrebbero desiderato. Possiamo dire che Antonio è ancora qui: possiamo realizzare i suoi sogni”.

Nel corso del suo intervento, il governatore ha posto l’accento sulla figura di Megalizzi, che ha vissuto la sua breve vita intrisa di quell’ideale europeo che per lui e per tanti amici si traduceva nella normalità di sentirsi cittadini del mondo. Il giornalista trentino, come riporta la frase sulla stele commemorativa inaugurata ieri presso l’Università di Trento, ha inseguito il sogno di un’Europa giusta, libera e unita nella diversità, attraverso la sua passione per la verità. “Questo è il progetto che dobbiamo fare nostro”, ha evidenziato il presidente ricordando come la Fondazione persegua lo scopo di promuovere e supportare, su indicazione della famiglia Megalizzi, le iniziative tese a perpetuare il sogno di Antonio ed a tutelarne la memoria.

“Un impegno che sarà rivolto soprattutto ai giovani, entrando nelle scuole e nelle università, per confrontarsi e discutere, nel rispetto del pluralismo e per fornire ai ragazzi gli strumenti che possano aiutarli a sviluppare spirito critico e per far loro comprendere i profondi mutamenti in atto nella nostra società. Il Trentino ha sempre creduto nelle ragioni che hanno portato alla nascita dell’Unione europea, ovvero alla necessità di costruire una nuova comunità di popoli, in cui le differenze possano convivere nell’unità. Noi crediamo ancora in questa intuizione – ha concluso il presidente – e scegliamo, come pensava Antonio Megalizzi, di impegnarci per costruire un’Europa più unita, più solidale, più giusta, più forte, capace di affrontare le sfide sociali che sono davanti a noi, che non arretra di fronte alle sue responsabilità e che non soccombe davanti all’odio e alla paura”.

Il presidente del Parlamento europeo, ha indicato Antonio Megalizzi come “il simbolo dell’Europa che vogliamo, un’Europa forte, autorevole, che crede nella giustizia. Antonio ci lascia un’eredità importante, che è quella di costruire un’Europa nella democrazia. Nei suoi racconti, Antonio sosteneva che potremo essere contenti di aver creato veramente l’Europa quando le distanze si accorceranno. Ecco perché c’è bisogno dell’informazione”. Sul tema del contrasto alle notizie false, più volte trattato da Megalizzi, il presidente ha invitato il mondo dell’informazione a fare il proprio lavoro nel rispetto delle regole deontologiche, che “servono per difendere i più deboli”. E ha aggiunto: “Dobbiamo fare una battaglia tutti assieme per dare voce alla radio di Antonio: un’idea di servizio pubblico nuovo. È una sfida interessante. Abbiamo una strada da percorrere, dobbiamo vedere come pavimentarla”.

Nel corso della cerimonia, ha preso la parola anche l’ex presidente del Parlamento europeo, che conosceva personalmente Megalizzi: “I messaggi di Antonio sono arrivati e sono rimasti: la forza di voler fare informazione, di volere un’Europa più integrata, hanno vinto. Ha vinto la forza dell’uomo che ci credeva”. Il sindaco di Trento ha parlato della reazione forte e imprevedibile suscitata dalla morte del giornalista trentino: “Il dono più grande che ci ha lasciato Antonio sono i suoi sogni. A questo servirà la Fondazione, a continuare a sognare con lui.” Il rettore dell’Università degli studi di Trento Paolo Collini ha tracciato un ritratto di Antonio Megalizzi: “Due passaggi fondamentali hanno caratterizzato il processo della conoscenza di Antonio: essere informati e informare. Lui era sicuramente europeista, ma era soprattutto europeo. Faceva parte di una generazione inevitabilmente europea, perché fatta di nativi europei. E non lo dava per scontato: ci ha insegnato a fare ognuno la propria parte e a guardare criticamente all’Unione”.

“Vogliamo parlare ai nostri coetanei – sono state invece le parole della responsabile editoriale del network di radio universitarie con cui collaborava Megalizzi, Amanda Luisa Guida – Vogliamo continuare a incontrarci con le nostre voci, senza barriere fisiche, perché la radio è diversità ma anche uguaglianza. È libertà, sperimentazione e innovazione.” A testimonianza del sostegno e del grande interesse verso questa iniziativa da parte della Rai, è intervenuto anche il direttore generale corporate, Alberto Matassino: “Antonio ha lavorato in Rai. Oggi il servizio pubblico vuole fare di più per lui attraverso la fondazione, partendo dalla radio e dalla formazione, le cose che Antonio amava di più” sono state le sue parole.

Infine, il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Giuseppe Giulietti, ha fatto notare come Megalizzi non fosse solo un giovane animato da passione, ma un vero professionista: “Aveva quella cura artigianale per la connessione tra parole e cose; sosteneva la necessità di giustificare con dati ed elementi concreti le tesi e le critiche rispetto all’Unione europea”. Ed ha ammonito: “Stiamo attenti a non sovrapporre i nostri interessi ai sogni di Antonio. Il ruolo dei soci della Fondazione deve essere di supporto, perché questa realtà deve proseguire un viaggio che parte dalla comunità radiofonica, di amiche e amici, di studentesse e studenti”.

La cerimonia si è aperta con un omaggio ad Antonio e ai ragazzi di Europhonica, che hanno letto insieme un racconto scritto dallo stesso Megalizzi, “Cielo d’acciaio”, testimonianza viva della creatività e della passione di Antonio e di quanto il suo pensiero possa continuare a vivere, che può essere ascoltato integralmente a questo link: https://www.raduni.org/podcast/cielo-dacciaio-di-antonio-megalizzi/.

Traffico: una soluzione comune per il corridoio del Brennero. Si è svolto oggi il sopralluogo al cantiere BBT di Fortezza con Kompatscher, la ministra alle infrastrutture, De Micheli, e la commissaria UE, Vălean.

La commissaria ai trasporti ed al traffico dell’Unione Europea, Adina Vălean, e la ministra alle infrastrutture ed ai trasporti, Paola De Micheli, hanno visitato questa mattina (14 febbraio) il cantiere del tunnel di base del Brennero a Fortezza. Hanno preso parte al sopralluogo il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, e l’assessore alla mobilità, Daniel Alfreider, il parlamentare europeo, Herbert Dorfmann ed il commissario del Governo, Vito Cusumano

“I lavori per la realizzazione del tunnel di base del Brennero procedono secondo i programmi e siamo lieti che la Commissione Europea attribuisca una grande importanza a questo progetto. Per noi lo sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria rappresenta l’aspetto centrale della politica dei trasporti lungo il corridoio del Brennero. Questa politica comprende anche una gestione attiva dei flussi di traffico lungo l’A22. In questo contesto la gestione dell’autostrada del Brennero da parte dell’ente pubblico riveste un’importanza strategica per poter avere successo” ha affermato il presidente della Provincia, Arno Kompatscher.”

La ministra Paola De Micheli al termine del sopralluogo al cantiere BBT di Fortezza ha dichiarato “ho potuto constatare con orgoglio che i lavori per la realizzazione del tunnel di base di Brennero sul versante italiano sono addirittura in anticipo rispetto al cronoprogramma. Se ci saranno ritardi sarà necessario intensificare i nostri sforzi”.

Anche la commissaria europea ai trasporti ed al traffico Adina Vălean ha affermato che “il ruolo della Commissione Europea è quello di assicurare le condizioni quadro affinché questa importante opera di collegamento venga realizzata e sia finanziata”. Ha quindi sottolineato l’importanza di una politica dei trasporti comune, transfrontaliera e proiettata verso il futuro. Per la commissaria Valean si è trattato del primo viaggio all’estero dopo l’elezione della nuova Commissione europea avvenuta nel novembre 2019. Secondo Adina Vălean il corridoio del Brennero è un importante componente della rete europea del traffico. È quindi un obiettivo dell’Europa quello di alleggerire questo tratto del traffico europeo spostando parte dei trasporti su reti parallele. “Sono in contatto con tutti gli Stati coinvolti nel progetto e sono state proposte varie soluzioni che ora verranno valutate” ha concluso la commissaria europea.

Per quanto riguarda il divieto di transito notturno introdotto sul versante austriaco la ministra De Micheli ha ribadito la posizione del Governo italiano “decisioni unilaterali non sono né produttive né accettabili. Devono essere rispettati i principi europei di libera circolazione delle persone e delle merci”. Ha quindi proposto la costituzione di un tavolo di lavoro per l’elaborazione di proposte e soluzioni che possano essere condivise da tutti i Paesi interessati.

Il presidente Kompatscher ha così sintetizzato i risultati emersi dall’incontro odierno “L’obiettivo è quello di trovare soluzioni condivise nel segno di una comune politica dei trasporti, alla quale aderiscano le regioni limitrofe ed il maggior numero possibile di partner”. Kompatscher ha inoltre espresso comprensione per la posizione del governo tirolese “sinché non vi sono alternative concrete. E proprio per questo ora è necessario elaborare delle soluzioni transfrontaliere”.

Dopo la sua realizzazione il tunnel di base del Brennero dovrà contribuire in maniera significativa a risolvere l’attuale problematica del traffico. Negli anni che precedono l’ultimazione del tunnel si dovrà quindi lavorare intensamente agli accessi ed alle soluzioni per le arterie stradali. In relazione a ciò è inoltre importante decidere prima possibile in merito alla futura gestione della A22. “Quando la Commissione Europea ed il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture troveranno un accordo in merito alla questione della composizione societaria, non vi saranno più ostacoli alla firma della concessione. Non appena verrà fatto questo passo potremo adottare ulteriori misure per ridurre l’onere per l’ambiente, per elevare la qualità della vita delle persone che vivono lungo il corridoio del Brennero e, nel contempo, per garantire la sicurezza della pianificazione per l’economia” sottolinea Kompatscher.

 

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Limiti di velocità e precedenza ai mezzi meno inquinanti.

Tra le concrete misure menzionate dal presidente Kompatscher vi sono, ad esempio, una regolazione dotata di controllo digitale del numero di veicoli pesanti che possono transitare ogni ora lungo il corridoio del Brennero o una riduzione dinamica della velocità per evitare la formazione di code lungo l’autostrada. Ogni anno il valico del Brennero è attraversato da circa 2,5 milioni di mezzi pesanti in quanto viene considerato il percorso più economico per superare le Alpi. “Dobbiamo pensare in maniera innovativa ed orientata a soluzioni concrete e sfruttare appieno anche le opportunità offerte dalla digitalizzazione” ha concluso Kompatscher.

Da parte sua l’assessore provinciale alla mobilità, Daniel Alfreider ha aggiunto “dobbiamo pensare e strutturare il corridoio del Brennero in una logica che sappia coniugare il benessere dei cittadini con quello dell’economia. Non è pensabile proseguire come nel passato. Non sarebbe comprensibile né per la Provincia, né per i Comuni che si trovano lungo l’asse del Brennero”.

Mobilità sostenibile al Brennero: la risposta sta nell’innovazione. Non saranno i divieti ma il progresso tecnologico e gli investimenti in ricerca, sviluppo e mezzi sempre meno inquinanti a rendere la mobilità lungo l’asse del Brennero più sostenibile. Queste misure dovranno essere accompagnate da infrastrutture moderne e da un loro utilizzo efficiente, compreso quello durante le ore notturne. È questa la posizione espressa dalle imprese del Trentino-Alto Adige a margine dell’incontro al Brennero tra la commissaria UE ai Trasporti Adina Valean e la ministra italiana alle Infrastrutture De Micheli.

“Il dialogo aperto con l’Europa è positivo, perché la soluzione lungo l’asse del Brennero non può che essere comune. Decisioni unilaterali come quelle prese dal Tirolo non aiutano l’ambiente, ma creano situazioni di concorrenza sleale a svantaggio delle nostre imprese. Il divieto di transito notturno, ad esempio, ha l’unico effetto di concentrare il traffico su poche ore e non permette di sfruttare appieno la capacità dell’autostrada del Brennero. Quello della mobilità è un tema su cui necessariamente dobbiamo lavorare insieme. Da parte delle imprese c’è piena disponibilità per una soluzione che sia realmente sostenibile sotto tutti gli aspetti: quello ambientale, ma anche quello sociale e quello economico. I divieti creano soltanto un danno enorme alle imprese e all’economia”, afferma il Presidente di Confindustria Trento, Fausto Manzana.

Aggiunge il Presidente di Assoimprenditori Alto Adige, Federico Giudiceandrea: “L’innovazione tecnologica ha comportato un continuo miglioramento in termini di sostenibilità. I TIR moderni consumano molto meno di quelli di 50 anni fa, la logistica è diventata più efficiente ed è stato possibile ridurre i viaggi a vuoto, le emissioni dei singoli mezzi sono state drasticamente ridotte. Questa evoluzione è destinata a continuare anche in futuro: la ricerca e sviluppo in merito all’utilizzo di mezzi a idrogeno, gas metano o elettrici così come nuove tecnologie come il platooning renderanno sempre meno impattante il trasporto merci su strada”.

Indispensabile un investimento anche nelle infrastrutture: “Condividiamo tutti la necessità di puntare sulla ferrovia. È però necessario rendere più competitiva l’offerta del trasporto su ferro. Ad oggi lungo la tratta del Brennero non esiste l’infrastruttura adeguata e non ci sono treni sufficienti a trasportare le merci che viaggiano in autostrada. Dobbiamo quindi potenziare la rete infrastrutturale e garantire un servizio a condizioni competitive anche su rotaia. Investimenti analoghi servono anche lungo l’A22: l’autostrada deve essere attrezzata per rispondere alle nuove tecnologie, ad esempio con l’installazione di punti di rifornimento per l’idrogeno”, concordano gli industriali del Trentino-Alto Adige.

In data odierna è apparsa la notizia sulla stampa locale che la ex Presidente, dott.ssa Luisa Zappini, avrebbe risarcito l’Ordine degli infermieri di Trento nel procedimento penale nel quale si era costituito parte civile al fine di tutelare l’Ordine stesso e l’immagine della professione infermieristica.

L’Ordine degli Infermieri di Trento precisa che non ritiene satisfattiva la somma versata a titolo di danno non patrimoniale, considerato il grave pregiudizio d’immagine patito e si riserva ogni opportuna iniziativa al riguardo.

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Daniel Pedrotti

Per il Consiglio Direttivo

Oleg Mandić ai giovani trentini: “Non odiate, l’odio porta a nuove Auschwitz”. Al Teatro Sociale l’intensa testimonianza dell’ “Ultimo bambino di Auschwitz”.

Oleg Mandić, “L’ultimo bambino di Auschwitz”, oggi è un uomo di 87 lucidissimi anni che si è liberato dalle catene dell’odio perchè l’odio – dice ai giovani studenti trentini che hanno riempito oggi il Teatro Sociale per ascoltarlo prima di intraprendere, molti di loro fra una decina di giorni, il “viaggio della memoria” – “porta solo a nuove Auschwitz”. Ad ascoltarlo in platea, con la sovrintendente scolastica Viviana Sbardella ed il dirigente del Dipartimento dell’Istruzione e cultura Roberto Ceccato anche l’assessore provinciale all’istruzione: “Il significato del suo essere qui oggi – ha detto l’assessore – è quello di farci e farvi riflettere sulla nostra vita, queste sono iniziative che ci servono, come ci serve il Treno della Memoria, per condividere esperienze che poi siamo chiamati a rielaborare per costruire una società più giusta e coesa”.

Sul suo braccio sinistro il testimone croato Mandić porta ancora tatuato, dal 12 luglio 1944 quando varcò assieme alla sua mamma i cancelli del campo di sterminio, il numero 189488. Gli istituti scolastici della città, tramite le associazioni Terra del Fuoco Trentino e Treno della Memoria, in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino e il patrocinio della Provincia autonoma di Trento con il Dipartimento dell’Istruzione e cultura, hanno voluto offrire ai propri studenti la sua testimonianza di ex prigioniero nei campi di sterminio nazisti come una straordinaria lezione di civiltà e di cittadinanza consapevole, un racconto sull’orrore che ai ragazzi di oggi può indubbiamente apparire stupefacente e “incredibile”, mettendo a confronto le loro emozioni con l’indicibile al quale “il testimone” Oleg Mandić sta dando voce da oltre sessant’anni.

Una “lezione”, quella di Mandić, che va dritta al cuore del problema, ovvero al rapporto – richiamato dal direttore della fondazione Museo Storico Giuseppe Ferrandi – tra storia e memoria. Conoscere la storia è necessario, ma la storia ha bisogno della testimonianza e della memoria. Ecco allora che quando anche la voce degli ultimi testimoni viventi, come Oleg Mandić e l’italiana Liliana Segre, si sarà spenta, sarà importante che ognuno di noi, ognuno di quei ragazzi che oggi erano al Teatro Sociale e quelli, in particolare, che sono saliti e che saliranno sul Treno della Memoria, diventi a propria volta un testimone.

Il messaggio più forte che Oleg Mandić ha lasciato ai giovani trentini, più forte ancora degli episodi più duri da raccontare di quei terribili mesi trascorsi al campo di Auschwitz, viene però dalla profonda fatica umana vissuta da quest’uomo dopo essere uscito, ultimo bambino prigioniero, dall’inferno di Auschwitz. Un trauma che si è rifiutato per ben dieci anni di affrontare e raccontare, fino al 1955 quando comprese, scrivendo il suo primo articolo, che era un trauma che non apparteneva solamente alla sua vita ma all’intera umanità e che raccontare il Male era un obbligo morale.

“L’odio – ha affermato rispondendo a chi gli ha rivolto questa domanda – è sempre diretto verso gli altri ma raramente soddisfa chi lo esprime, è un sentimento che produciamo da noi stessi e che solo noi possiamo sopprimere dentro di noi. L’odio non ci gratifica, odiare porta a nuove Auschwitz”. Parole di un ex bambino prigioniero nei campi di sterminio nazisti che seppe rimanere amico di un uomo tedesco conosciuto ad anni di distanza anche dopo aver scoperto che era un ex colonnello delle SS e che dopo la liberazione dei campi di sterminio ad opera dei soldati russi si fece 9 anni di Gulag in Siberia.

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