Seduto sul monte, davanti alla folla, Gesù proclama i suoi discepoli “sale e luce”, mostrando nei loro confronti una straordinaria fiducia: “Voi siete”.

Gesù utilizza due elementi comuni, forniti dalla natura, per indicare la missione dei discepoli: essere sale e luce.

Il sale sparisce negli alimenti e la luce non può venir catturata.

Nessuno dice che è buono il sale, ma la pietanza nella quale il sale si scioglie per esaltarla. Nessuno loda la luce, bensì la bellezza delle cose che essa mette in evidenza.
La natura di questi due elementi è l’essere per altro, non per se stessi.

Essere per gli altri è stata il desiderio e la passione di Chiara. La straordinaria fecondità del suo carisma, di cui anche voi, cari vescovi amici del Movimento, siete conferma, è figlia di questo anelito che ha condiviso con le sue prime compagne di avventura, mentre le bombe cadevano sulla nostra città di Trento.

Lo Spirito la raggiunge con la forza della Parola e le fa scoprire che, nella misura in cui si diventa spazio vuoto per accogliere l’altro, si comincia ad esistere; in perfetta linea con il sale che, mentre si scioglie, dà sapore.

Al pari, quando si evidenzia e si gioisce per il bene dell’altro, vengono creati i presupposti per la sinfonia della comunione, nella linea della luce che disegna la realtà illuminandola.

Se Gesù avesse voluto una Chiesa al centro non avrebbe usato l’immagine del sale e della luce. Siamo Chiesa e vescovi “per” gli altri. La Lumen Gentium esprime questa visione quando afferma che la Chiesa è “sacramento, segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano“. (LG n.1)

La Chiesa è dunque un mezzo, non un fine. Il fine è l’unità con Dio e tra gli uomini.

A volte si ha l’impressione che nelle nostre comunità cristiane – e anche tra noi vescovi – si ponga maggiore attenzione alla saliera rispetto al sale, al lampadario più che alla luce. Si spendono infatti molto tempo ed energie per curare strutture e organizzazione e si trascurano le relazioni.

C’è un’altra caratteristica comune a sale e luce: la necessità di un adeguato dosaggio, altrimenti diventano insopportabili e dannosi. Se il sale è troppo abbondante, il cibo diventa immangiabile; se troppo scarso, risulta insipido. Se la luce è troppo abbagliante appare fastidiosa, se è tenue impedisce di vedere le cose.

La testimonianza cristiana non deve mai assumere i tratti dell’arroganza e dell’imposizione, dell’attacco al mondo come fosse il nostro nemico.

Su queste corde si è mossa Chiara, come dimostra la sua efficacia del dialogo tra cristiani e tra religioni diverse.

Personalmente, continua ad affascinarmi l’esperienza mistica di Chiara sulle orme del Cristo abbandonato, in perfetta sintonia con Paolo che scrivendo ai Corinti afferma di “non sapere altro se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1Cor 2,2).

Chiara, in maniera sorprendente per la teologia del tempo, scopre nel morire di Gesù la potenza e la bellezza dell’amore trinitario, che svela all’uomo la grande notizia dell’amore gratuito di Dio.

Potente chiamata, per la Chiesa, a lasciarsi avvolgere da questo amore, realizzando la provocazione dei Padri ad essere Chiesa luna che prende luce dal sole ed evitando il tragico errore di pensare di essere noi, come Chiesa, il sole.

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arcivescovo Lauro

Leggo che l’ex presidente Rossi si è innervosito perché ho detto ciò che tutti sanno ovvero che durante la sua Presidenza nulla fu fatto per il Bondone e per la Funivia.

Sostiene che siano “falsità”: gli chiedo quindi che indichi esattamente, senza giri di parole o indugio, quali atti amministrativi ha varato per il Bondone e per la funivia in 5 anni.

Rossi cita uno studio di fattibilità (uno studio di fattibilità non si nega a nessuno su nulla) di Trentino Sviluppo che non ha voluto lui e infatti non lo ha mai voluto presentare nonostante le mie insistenze.

Tale Studio è rimasto in un cassetto per tre anni (!) fino a febbraio 2019 allorquando fu presentato in commissione consiliare comunale con il benestare del presidente Fugatti.

Avere barattato l’appoggio a Ianeselli per un posto Roma non cancella quindi la sua totale inconsistenza sull’argomento Bondone-Funivia.

Ripeto ciò che mi disse:

“Finché il Sindaco non me lo chiede io non posso fare nulla per la Funivia.” non voleva forzare la mano con il Pd per paura di non essere ricandidato? Autorevole non c’è che dire.

Fatto sta che qualche anno dopo riprovai con il nuovo presidente, Maurizio Fugatti: dopo quattro mesi era già pronto il piano guida della Destra Adige con partenza della funivia inclusa, realizzato su sua indicazione dai principali dirigenti provinciali. E ovviamente subito reso pubblico lo studio di Trentino Sviluppo.

Altroché benestare del Sindaco!
La funivia Trento Bondone e’un infrastrutture di interesse provinciale che non necessiterebbe neppure di una pianificazione comunale!

Quindi Rossi potevafare tutto e non ha fatto nulla. Ma nulla proprio.

Questi i fatti e poiché il tempo delle chiacchere e del fumo negli occhi è abbondantemente finito, è giusto raccontare la verità alle persone.

Verità facilmente dimostrabile consultando la cronaca politica di questi due anni dalla quale si evince l’atteggiamento (anche solo delle dichiarazioni) diverso dei due presidenti su questo argomento fondamentale per Trento e il suo sviluppo economico-turistico.

E se vi fossero ancora dei dubbi sono pronto a sfidare in un dibattito pubblico sul tema “Bondone e funivia” tutti i vertici del Patt: Rossi, Pattini, Marchiori, Stanchina….

4 contro 1, va benissimo non sarà un problema. Non servirà neppure il moderatore: basterà infatti chiedere loro cosa hanno fatto di concreto (e di dimostrabile!) per il Bondone per ottenere il silenzio assoluto.

 

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Dario Maestranzi

Pubblicità discriminatoria di Apss. Riteniamo oltre modo offensive e fuori luogo, in un momento in cui i medici di medicina generale sono impegnati nel picco influenzale e nella prevenzione da coronavirus, le dichiarazioni rese oggi a mezzo stampa dal dott. Bordon, pubblizzando un solo gruppo di medici di base di Trento rispetto ad altri cento delle valli del Trentino; riguardanti la presunta colpa imputata a Cisl medici di non aver dato la possibilità ai cittadini di Trento di avere un servizio dai medici di base 12 ore al giorno in Viale Verona, ma solo di dieci ore.

Costituendosi un gruppo colà che, al di là del nome nuovo, comprende gli stessi sette medici che si erano messi insieme a febbraio 2019 nella pseudoAFT di Viale Verona,con un’ora in piu di ambulatorio, rispetto ai tanti medici delle valli che di ore ne fanno molte di più in molti ambulatori secondari di prossimità alle persone anziane e non autosufficienti.

Ricordiamo che ci sono due sentenze, una di primo grado ed una di appello, nota nelle motivazioni da pochi giorni, che hanno definitivamente affossato la presunta AFT di Viale Verona non per colpa del sindacato di maggioranza assoluta della medicina generale ma per scelta consapevole dell’Azienda che ha per dodici mesi, senza passare dai comitati aziendali e provinciale preposti alla definizione della materia, retribuito 7 medici di famiglia come se fossero in AFT H24, concedendo loro ciò che è previsto solo per chi rientra in tale norma contrattuale, ovvero ambulatori gratuiti, personale dipendente e indennità ulteriori, alla faccia degli altri 16 medici di base di quella zona e ai 25000 cittadini esclusi dai privilegi

Ricordiamo che a margine di due sentenze ineccepibili, venute dopo l’illegale interpretazione della materia da parte di APSS, il Governatore Fugatti ha disposto, nella legge finanziaria provinciale di dicembre 2019, che anche chi non è in AFT ma è solo in gruppo (attualmente 8 ore al giorno retribuite extra contratto nazionale) possa chiedere un ambulatorio gratuito, purchè si impegni a lavorare colà due ore al giorno in più (totale dieci) rispetto alle ventiquattro obbligatorie dell’AFT.

La vertenza, promossa da alcuni medici e sostenuta da Cisl medici anche con lo sciopero di un anno fa, tendeva invece a dimostrare l’illegittimità di tale struttura come AFT.

Viste le dichiarazioni di Bordon e l’àncora di salvezza che gli ha gettato Fugatti e la Giunta Provinciale, ci aspettiamo ora che qualcuno si chieda se debbano essere rimborsati alla comunità trentina i soldi spesi per dodici mesi da APSS, durante i quali si è ristruturata e tenuta in piedi una struttura invalida con una attività ambulatoriale di nove ore anziché dodici, retribuita come una struttura concepita per attività H24, sette giorni alla settimana anche di notte, con personale fornito gratuitamente a sette liberi professionisti mentre gli altri 353 devono pagarsi tutto e di più.

Cisl medici, infine, rimarca il fatto che non la Cisl medici ma Fugatti e la sua parte politica, hanno disciplinato in una Legge provinciale l’uso dei soli locali pubblici per i medici di famiglia rendendoli gratuiti a tutti i gruppi del Trentino purchè, lì, diano la disponibilità per almeno dieci ore di attività, togliendo quindi due ore alla possibilità dei cittadini di venire visitati dai nostri medici.Tutto il resto della gratuiticità, legato alle AFT, rimane invariato purchè i medici, nelle AFT, lavorino dodici ore al giorno come medici di famiglia e 12 ore di notte come guardie mediche, senza prenotazioni di pazienti e con personale di studio messo a disposizione grauitamente dall’APSS di Trento.

 

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Dott. Nicola Paoli
Segretario generale Cisl medici del Trentino

“Nella cabina di regia contiamo anche noi”. Saranno coinvolti anche i rappresentanti degli anziani e dei pensionati nella cabina di regia provinciale che avrà il compito di valutare l’andamento e l’esito della sperimentazione dello Spazio Argento in Valle dell’Adige, Giudicarie e Primiero. Il loro reale coinvolgimento nei tavoli di confronto è stato inserito nella delibera approvata il 30 gennaio scorso dalla Giunta provinciale in attuazione di quanto disposto dalla Legge provinciale 16 novembre 2017, n. 14.

In questa fase di sperimentazione si legge nel documento “Il Dipartimento Salute e Politiche sociali istituirà e coordinerà un Tavolo tecnico provinciale con compiti di monitoraggio e composto da PAT, APSS, UPIPA, Comunità interessate, Cooperazione trentina e le organizzazioni sindacali dei pensionati maggiormente rappresentative, avvalendosi del supporto tecnico della Fondazione Demarchi e che potrà, di volta in volta, essere opportunamente integrato da altri soggetti a seconda delle specifiche tematiche affrontate”.

Ereditata dalla precedente legislatura, la riforma welfare anziani era stata inizialmente “congelata” dalla Giunta attuale e aveva escluso chi rappresenta anziani e lavoratori all’interno del comitato di valutazione e avvio della sperimentazione della durata di 12 mesi.

“Non possiamo che accogliere con favore questo cambio di rotta nel metodo – commenta Tamara Lambiase, segretaria della FNP Cisl del Trentino – un passaggio formale atteso da tempo, dopo diversi appelli e sollecitazioni per una compartecipazione nelle decisioni anche da parte dei sindacati dei pensionati e anziani, che di fatto unitariamente hanno avuto un ruolo attivo nel percorso che ha portato al varo della legge sul welfare anziani con l’istituzione di Spazio Argento”.

I tre territori interessati entro il 1° maggio 2020 dovranno individuare il modello organizzativo di Spazio Argento e predisporre i relativi progetti, entro 4 mesi dalla conclusione della sperimentazione saranno adottate le linee di indirizzo per la costituzione in ogni Comunità del modulo organizzativo.

“Da parte del sindacato dei pensionati della Cisl la richiesta è quella di partecipare non solo ai tavoli di verifica finale – sottolinea Tamara Lambiase – ma anche nelle fasi di monitoraggio e valutazione delle proposte in tutti e tre i tavoli di zona, Valle dell’Adige, Primiero e Giudicarie. Pronti con i sindacati dei lavoratori a presidiare sui contenuti in modo costruttivo a sostegno dei diritti e dei bisogni degli anziani e delle loro famiglie che rappresentiamo”.

 

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Tamara Lambiase
Segretario Generale
FNP CISL del Trentino

Ricostruire Comunità rappresenta il percorso partecipato di sviluppo di azioni generative di solidarietà, mutuo aiuto e sviluppo sostenibile avviato da qualche anno nella Piana Rotaliana e, più recentemente, nel Primiero.

In apertura dei lavori il presidente provinciale delle Acli Luca Oliver ha affermato che Ricostruire Comunità rappresenta una prima esperienza destinata ad affermarsi come un vero e proprio modello di riferimento per dare vita a processi di riscoperta dei valori della comunità, della solidarietà sociale, della cooperazione delle origini al fine di creare le condizione per l’autoriforma degli enti intermedi e del Terzo settore.

La proposta si basa sul principio della partecipazione e del pieno coinvolgimento di tutti i rappresentanti della comunità: dal pubblico al privato. Al centro dell’attenzione c’è il tentativo di sviluppare nuove opportunità per generare azioni rivolte al bene comune nella consapevolezza che solo assieme è possibile uscire dalla crisi economica e dai punti critici che coinvolgono oggi le parti più fragili della nostra società e dei nostri territori.

Il convegno, ha spiegato Stefano Sarzi Sartori, consulente e accompagnatore del percorso partecipato, intende proporsi quale momento di bilancio dell’esperienza, ma soprattutto di individuazione delle prospettive future di un progetto che punta all’adeguamento degli enti intermedi e delle forze del volontariato alle nuove sfide rappresentate dalla “società liquida”.

Il percorso di Costruire Comunità delle Rotaliana, ha spiegato l’esperta di partecipazione Claudia Giglioli, ha coinvolto circa 200 soggetti fra associazioni, enti e singoli cittadini e viene portato avanti in collaborazione con i comuni di Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige, la Comunità di Valle della Rotaliana e la Cassa rurale della Rotaliana e Giovo.

Al centro dell’attenzione il cosiddetto “codice dialogico” che caratterizza questa esperienza attraverso il quale i soggetti vengono coinvolti per sviluppare una reciproca contaminazione volta a sviluppare nuove occasioni, azioni ed opportunità di generatività sociale. Il tentativo, in questo caso, è soprattutto quello di cogliere le specifiche potenzialità partecipative insite in ognuna ed ognuno di noi per inserirle in un progetto condiviso e capace di cogliere le sfide del nostro tempo.

Gino Mazzoli, ricercatore sociale e consulente in progetti di welfare di comunità, si è soffermato sulla necessità della cura delle relazioni affermando che questo è il tempo dove deve vincere il cuore, la solidarietà, l’approccio dialogico e coinvolgente affinché la comunità diventi il luogo della cura, del “noi inclusivo” e del benessere della persona attraverso le relazioni.

E’ quindi intervenuto Kai Alhanen, del Centro Nazionale di Ricerca e Sperimentazione sulle politiche sociali della Finlandia al cui modello è ispirata l’esperienza di Ricostruire Comunità.

Alhanen si è soffermato sul valore del dialogo come elemento fondamentale per superare i conflitti e dare vita a forme inclusive di cooperazione sociale.

Roberto Rossini, Presidente nazionale delle Acli, ha affermato che l’associazione ha dato vita ad una proposta formativa rivolta specificatamente agli animatori di comunità proprio per sviluppare un intervento “orizzontale” sui territori al fine di incentivare nuove proposte di azione sociale rivolte alla valorizzazione dei beni comuni.
L’assessore provinciale alle Politiche sociali Stefania Segnana ha apprezzato l’iniziativa delle Acli mettendo a disposizione i servizi provinciali per ulteriori iniziative di questo tipo nei diversi territori.

E’ seguito il confronto a più voci sulla proposta di estendere il modello partecipativo di Ricostruire Comunità a tutto il territorio provinciale attraverso il pieno coinvolgimento degli attori locali disponibili ad avviare dal basso processi di inclusione e nuova solidarietà.

Sono intervenuti Christian Girardi, sindaco di Mezzolombardo, Andrea Brugnara, sindaco di Lavis, Isabella Caracristi, Assessore alle politiche sociali del comune di Lavis e Gianluca Tait, Presidente Comunità Rotaliana Koenigsberg.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Puntata del 7 febbraio. Rete 4.  Approfondimento giornalistico su alcuni dei gialli irrisolti della cronaca piu’ recente e di quella forse troppo in fretta dimenticata.

 

LINK VIDEO

Dallo Stato 269.406,50 euro per il sottopasso ciclopedonale di piazzale Orsi a Rovereto. Sicurezza della circolazione ciclistica cittadina, approvato uno schema di convenzione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Oltre ai 5.780.863,36 euro a carico della Provincia autonoma di Trento, arriverà anche un contributo dello Stato, per 269.406,50 euro, assegnato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla Provincia autonoma di Trento, per la realizzazione del sottopasso ciclopedonale nei pressi della stazione ferroviaria di piazzale Orsi a Rovereto.

Il contributo è previsto nell’ambito del piano di riparto delle risorse destinate alla progettazione e alla realizzazione di interventi per la sicurezza della circolazione ciclistica cittadina: lo prevede lo schema di convenzione col Ministero, approvato oggi dalla Giunta provinciale.

Le risorse saranno quindi utilizzate nell’ambito della realizzazione del sottopasso ciclopedonale nei pressi della stazione ferroviaria di piazzale Orsi a Rovereto (Unità funzionale 1 – che prevede un importo complessivo di 6.050.269,86 euro, sui quali è previsto il finanziamento statale di 269.406,50 euro, mentre la parte restante, di 5.780.863,36 euro, è a carico della Provincia autonoma di Trento).

Nello schema di convenzione sono definite le modalità di erogazione del contributo e e gli impegni che la Provincia si assume, sia con riferimento agli adempimenti esecutivi sia in relazione ai tempi del loro svolgimento.

E’ passato quasi un anno dal ritrovamento del lupo privo di testa e zampe nel torrente Avisio. Dopo l’iniziale tentativo di nascondere la realtà dei fatti la Provincia aveva dovuto far conoscere particolari che lasciano pochi dubbi sul fatto che il predatore sia rimasto vittima di un atto di bracconaggio.

Trascorre qualche mese e tocca a un privato cittadino mettere a repentaglio la sua tranquillità sostituendosi a chi sarebbe tenuto a vigliare e portare alla luce la vicenda di diversi cervi vittime anch’essi dei bracconieri.

Considerato che il tempo sembra scorrere inutilmente e che non ci sono ad oggi novità, considerato anche che è inaccettabile che i delinquenti responsabili di simili atti continuino a circolare indisturbati in una delle più belle valli del Trentino il gruppo di Onda Civica Trentino ha deciso di destinare 3.000 euro delle restituzioni messe a disposizione del consigliere Degasperi come ricompensa da dividere tra chi, entro 30 giorni, fornirà informazioni determinanti per l’individuazione dei responsabili.

Prevenendo i “benaltristi” che sicuramente si diletterebbero nel suggerire destinazioni alternative, ricordiamo che dei 130 mila euro restituiti finora circa 40mila sono rimasti direttamente nelle casse del Consiglio e dei rimanenti la quota maggiore è già stata destinata ad iniziative di sostegno ad anziani, disabili e famiglie in difficoltà.

 

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ONDA CIVICA TRENTINO

Come si comporta il coronavirus, come approcciare gli eventuali casi sospetti, probabili o confermati e quali le misure da adottare per proteggere la popolazione e i professionisti dal nuovo Coronavirus. Questi i principali argomenti affrontati nel corso dell’incontro che si è tenuto oggi al Centro per i servizi sanitari di Trento con i referenti della task force coronavirus dell’Apss e i medici di medicina generale, di continuità assistenziale e i pediatri di libera scelta.

Quello di oggi è stato uno degli incontri organizzati sul territorio dopo che, venerdì 31 gennaio, sono state capillarmente fornite a tutti medici convenzionati con il servizio sanitario provinciale le indicazioni sulle procedure volte a garantire ai professionisti un’adeguata conoscenza dello schema organizzativo e dei percorsi operativi per fronteggiare questa prima fase dell’emergenza.

Ad introdurre la giornata è stato il direttore sanitario di Apss Pier Paolo Benetollo che ha ringraziato tutti i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e i medici di continuità assistenziale per l’impegno, in stretta collaborazione con i servizi di Apss, ad affrontare nel modo migliore possibile l’emergenza coronavirus. Benetollo ha inoltre ricordato la preziosa e costante collaborazione con la comunità cinese del Trentino alla quale ha rivolto un particolare ringraziamento.

«Una mattinata importante – ha detto Benetollo – per mantenere il massimo di unità fra tutti i sanitari, anche sul piano comunicativo, per cercare di arginare l’effetto confusivo che, sulla popolazione ma anche sui professionisti, rischia di essere indotto dal frenetico succedersi di informazioni, non sempre del tutto esatte e a volte addirittura vere e proprie fake news».

La parola è poi passata a Lucia Collini biologa dell’Unità operativa di microbiologia e virologia dell’ospedale Santa Chiara che è intervenuta sulle caratteristiche del virus e sulle complesse tecniche di laboratorio disponibili per individuarlo, a Luca Fabbri coordinatore del Comitato per la sorveglianza e il controllo delle Infezioni correlate ai processi assistenziali (Cipass) dell’Apss per la parte sui dispositivi di protezione individuale (DPI) e ad Arrigo Andrenacci direttore del Servizio territoriale, che ha illustrato l’organizzazione e le azioni a supporto dei medici di famiglia. A chiudere la mattinata in rappresentanza del Dipartimento di prevenzione è intervenuta Mariagrazia Zuccali medico di igiene che ha illustrato le modalità di presa in carico e monitoraggio delle persone in isolamento volontario nella struttura di Sardagna.

Nel corso dell’incontro i medici sono stati informati che Apss è riuscita ad acquisire gli unici kit diagnostici attualmente disponibili sul mercato, che possono fornire una risposta sulla presenza del virus nel giro di poche ore. Si tratta di strumenti diagnostici molto sofisticati che, naturalmente, possono essere utilizzati solo in laboratori altamente specializzati, quali il Laboratorio di microbiologia e virologia del Santa Chiara che in questa fase è allertato 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Sono state ribadite le raccomandazioni già divulgate nei giorni scorsi a cominciare dal fatto che le misure precauzionali per evitare il diffondersi del Coronavirus, sono le stesse di una serie di altre malattie respiratorie: l’igiene delle mani lavandole spesso con acqua e sapone o con soluzioni idroalcoliche, l’uso di fazzoletti di carta che devono essere buttati dopo l’utilizzo, lo starnutire o tossire in un fazzoletto o nel gomito flesso.
Nel caso di persone che rientrano dalla Cina, studenti compresi, è stato confermato l’invito a osservare un periodo di isolamento fiduciario per due settimane da effettuare a domicilio o in un centro di accoglienza.

Durante il periodo di isolamento domiciliare fiduciario le persone vengono contattate telefonicamente due volte al giorno dal personale sanitario dell’Apss, per verificare l’eventuale insorgenza di sintomi quali febbre, tosse, mal di gola. Al termine del periodo di isolamento, Apss rilascia a ciascuna persona un’attestazione che certifica l’avvenuto isolamento domiciliare fiduciario senza manifestazione di sintomi della malattia, e quindi la piena sicurezza del rientro in comunità.

Tra le indicazioni date ai medici nel caso in cui vengano a conoscenza di un “caso sospetto” l’invito è di contattare il medico referente del proprio ambito territoriale, reperibile ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, che organizzerà la visita a domicilio insieme al medico di famiglia, fornendo al professionista sia i kit dei dispositivi di protezione individuale sia il materiale per eseguire, secondo i protocolli previsti, i tamponi nasofaringei da inviare al laboratorio Apss e all’ospedale Spallanzani di Roma per gli esami necessari. Fatto questo, nel giro di poche ore, si potrà avere l’esito.

Elezioni amministrative del 3 maggio 2020: il suicidio annunciato del centrodestra?

Analisi con dati ufficiali della miopia e della scarsa lungimiranza dei dirigenti politici di quei partiti che rinunciano ad un’autentica competizione, consegnando già alla partenza la vittoria alle sinistre

La vittoria del Dem Stefano Bonaccini alle recentissime regionali in Emilia Romagna dove il leader della Lega Matteo Salvini è uscito platealmente sconfitto non ha evidentemente insegnato nulla ai dirigenti del centro destra trentino ed in particolare alla Lega di Bisesti & Fugatti: gli elettori non cambiano i loro governatori se questi hanno lavorato bene per la comunità e chi pensa che si possa vincere professando il cambiamento, la faccia nuova, la fedina penale pulita si sbaglia di grosso.

Quella che sembra nascere in queste ore è una strategia palesemente perdente per il centrodestra trentino! Le chiavi della città non si danno ad una persona del tutto avulsa dal contesto politico come Baracetti, che non ha mai avuto esperienza politica e mai amministrato nulla se non la tesoreria dell’ordine professionale cui appartiene.

I dati elettorali comparati tra centrodestra e centrosinistra dei tre ultimi confronti elettorali relativi al solo comune di Trento (amministrative 2015: – 26%; provinciali 2018: – 12%; politiche 2019 suppletive Merlo – Loss: -10%), confermano l’esistenza gap contrario al centrodestra con una media del – 10%. La città capoluogo, con il suo bacino elettorale che è il più grande di tutta la Provincia con un quinto degli elettori totali, da sempre (compreso anche l’anno scorso) ha dimostrato che il centrosinistra, con una coalizione inclusiva del Patt, parte sulla carta con il 48% del consensi, mentre il centrodestra unito non raggiunge il 38%.

Stanti queste basi incontrovertibili, ho suggerito a tutti i dirigenti del centrodestra che, se volevano partecipare alle elezioni del 3 maggio prossimo con qualche possibilità di vittoria (per non partire già perdenti), dovevano mettere in campo un candidato alternativo a quello proposto dalle sinistre: una figura di grande esperienza politica, magari esponente di quella Lega moderata e governativa, già conosciuto e apprezzato dai cittadini, in possesso di grande autorevolezza. Caratteristiche che paiono totalmente mancati al candidato prescelto dal centrodestra per il confronto elettorale su Trento.

Lo scenario che avevo delineato per il centrodestra era di arrivare secondo al primo turno, staccato di poco (entro un 10%) dal candidato delle sinistre (che quasi sicuramente non centrerà la vittoria secca al primo turno). In questo contesto, con un differenziale contenuto, un candidato serio ed autorevole del centrodestra avrebbe potuto facilmente recuperare puntando sull’elettorato moderato alla ricerca di un amministratore serio e competente. Se il centrodestra insisterà con il proporre l’attuale candidato, Paolo Ghezzi già brinda e fatica non poco a contenere gli entusiasmi della sua parte politica.

La maggiore responsabilità di avere tirato troppo per le lunghe la “cerca” del candidato vincente del centrodestra è da ascriversi interamente al giovane leader della Lega trentina, a quel Mirco Bisesti che, uno dietro l’altro, ha bruciato ben 20 candidati differenti, oltre ad allontanare la possibilità di intercettare nell’alveo del centrodestra quel Patt che, andando a sinistra, quasi certamente sposterà i voti utili alla vittoria delle sinistre, le quali hanno anche tre settimane di vantaggio di campagna elettorale per fare conoscere il proprio candidato, che non è un illustre sconosciuto come quello del centrodestra. Di più, la prospettata lista civica a sostegno del candidato sindaco che avevo prospettato ben difficilmente si potrà fare con quei personaggi di spessore che avevo già individuato – e che mi avevano dato la loro disponibilità ad una candidatura in presenza di un candidato serio ed autorevole – che potevano costituire il valore aggiunto per un centrodestra vittorioso.

Le elezioni amministrative del 3 maggio in Trentino saranno anche un referendum su quanto ha finora fatto la maggioranza di centrodestra alla guida della Provincia. Se, ad urne chiuse, dovesse emergere un sensibile distacco tra centro destra e sinistre a favore di quest’ultime, è evidente che la popolazione sta mandando un chiaro segnale della sua insoddisfazione per come la cosa pubblica è stata gestita in questo anno e mezzo circa dalla giunta Fugatti che, alla prova dei fatti, sembra avere avuto meno capacità programmatica e risultati della giunta Rossi.

Ho provato a testare i due principali candidati finora noti per le elezioni a Trento nel “Candidometro”, il programma che ho elaborato assieme ad alcuni tecnici del settore per valutare lo spessore dei candidati e le loro possibilità di affermazione: il risultato non lascia dubbi circa l’estrema debolezza dell’attuale candidato proposto dal centrodestra rispetto a quello delle sinistre. Tra un mese ripeterò il test, anche alla luce del risultato dei sondaggi sulle intenzioni di voto per valutare lo spostamento degli elettori ad un mese dall’apertura delle urne.

Da quanto detto, rivolgo un appello ai vertici del centrodestra: siete ancora in tempo per evitare di consegnare i principali comuni del Trentino ad un altro quinquennio di potere indiscusso delle sinistre. Cambiate e puntate su cavalli che siano realmente in grado di partecipare alla gara elettorale con qualche possibilità di vittoria, non come semplici piazzati. E il fatto che all’ultimo momento sia stata rimandata a data da destinarsi la conferenza stampa indetta per oggi per presentare il candidato sindaco del centrodestra potrebbe fare presagire un tardivo, ma sempre utile ripensamento.

 

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Gianfranco Merlin
Esperto in comunicazione e strategia politica

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