Giovedì 16 gennaio, in prima serata, nuovo appuntamento con “Dritto e rovescio”, il programma di approfondimento e inchiesta condotto da Paolo Del Debbio.

In apertura, con la candidata del Centrodestra Lucia Borgonzoni e il Sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico Alessia Morani (Pd) ci si domanderà se l’esito delle elezioni in Emilia-Romagna cambierà gli equilibri all’interno del Governo. Al centro dell’analisi anche i temi di più stretta attualità come le tasse, la crisi nel mondo del lavoro, l’emergenza autostrade e l’immigrazione.

Nel corso della serata, si affronterà il tema dell’antirazzismo: partendo dal rifiuto della senatrice Liliana Segre di partecipare al convegno sull’antisemitismo organizzato da Matteo Salvini, si discuterà della vicenda con i deputati Alessandro Morelli (Lega), Emanuele Fiano (Pd) e il senatore Maurizio Gasparri (FI).

Spazio anche al dibattito, tornato agli onori delle cronache, sul celibato dei sacerdoti: interverranno Giuseppe Cruciani, Mario Adinolfi e alcuni esponenti religiosi.

Tra gli altri ospiti della serata: l’assessore all’istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan (FdI), il direttore de “La Verità” Maurizio Belpietro, Maurizio Ferrini, le giornaliste Claudia Fusani e Karima Moual.

La sesta sezione del Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento sanzionatorio emesso a suo tempo dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti della Federazione Trentina della Cooperazione. Annullata la multa da 600mila euro.

Nessuna violazione della concorrenza da parte della Federazione. Con la sentenza n.369/2020, pubblicata il 14 gennaio, la sesta sezione del Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento sanzionatorio emesso a suo tempo dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti della Federazione Trentina della Cooperazione.

Il provvedimento annullato contestava alla Federazione una presunta violazione antitrust nel settore del credito – coordinamento illecito dei tassi sui mutui per acquisto prima casa da parte delle Casse rurali associate – irrogando una sanzione che ammontava a circa 600.000 euro.

“La pronuncia – afferma il direttore generale della Federazione Alessandro Ceschi – ha accolto totalmente le istanze difensive dell’ente, stabilendo la correttezza dell’operato della Federazione, che aveva adottato la condotta contestata dall’AGCM al solo fine di supportare le Casse rurali associate nell’adeguarsi ai principi contabili internazionali.

Un ringraziamento particolare ai colleghi Samuel Cornella, Michela Zanolli, Andrea Porcelli ed Enzo Morandi che hanno seguito e supportato l’attività di difesa della Federazione fino all’esito odierno”.

Il progetto implementato dall’allora Settore Casse Rurali è stato quindi giustamente riconosciuto come scevro da ogni implicazione anticoncorrenziale o ricaduta di mercato avversa in danno dei consumatori. Una interpretazione che trova oggi un giusto quanto tardivo riconoscimento pubblico e giudiziario.

A livello più generale, la pronuncia riconosce la specificità del modello bancario cooperativo trentino e le sue radici raiffeiseniane, i cui elementi costitutivi sono il localismo e la mutualità prevalente a favore dei soci. Caratteristiche che non consentono a queste banche di operare in un unico mercato ma in distinti mercati delimitati dai rispettivi territori di operatività.

Non resta ora che avviare il processo di recupero delle somme versate a suo tempo per pagare la sanzione.

Festa di San Romedio, in migliaia al santuario per la fiaccolata e la Messa. Vescovo Lauro: “Non lasciatevi portare via il nome di Gesù”.

(San Romedio, 15 gennaio 2020) “Meraviglioso Dio di Gesù di Nazareth scuoti questa Chiesa, scuoti il Trentino e fa’ che gli uomini, prima di abbandonarti, ti diano un ultimo sguardo per accorgersi che quell’Uomo da duemila anni continua a segnare la storia. Tutto è saltato – imperi, sistemi economici – ma continua a esserci il nome di Gesù di Nazareth, testimoniato dai tanti ‘Romedio’ nascosti che, vivendo di Cristo, sfidano la storia e le regalano un futuro”.

La voce dell’arcivescovo Lauro si appassiona più del solito all’apice dell’omelia nel giorno della festa di San Romedio, nella chiesa più elevata dell’eremo noneso, in una giornata tersa e con il termometro ben al di sotto dello zero.

Preceduta ieri sera dai tre chilometri di emozionante fiaccolata notturna da Sanzeno al santuario, con quasi duemila persone coinvolte in preghiere e riflessioni (quest’anno in particolare sul rapporto giovani-adulti), la festa conferma come l’eremita di Thaur, le cui spoglie sono conservate nel sacello più alto del santuario, sia tra le figure più amate dalla religiosità popolare non solo in Valle di Non ma in tutto il Trentino e pure fuori confine. Lo testimoniano i tanti accenti diversi che accompagnano le strette di mano a don Lauro, salito anche quest’anno al santuario per presiedervi la Messa “grande” delle ore 11 (le altre alle 9 e alle 16). Ma lo prova anche l’interesse dell’emittente dei vescovi TV2000, impegnata quest’anno in una lunga diretta nazionale dal santuario.

“Una festa – sottolinea monsignor Tisi al microfono dell’inviato Enrico Selleri, prima di vestire gli abiti liturgici – che richiama tre dimensioni a cui porre urgente attenzione: la capacità di porsi in ricerca, sul modello di Romedio uomo in perenne ricerca; la fraternità, come quella che anima le migliaia di pellegrini che salgono al santuario; infine il rispetto del creato – qui splendidamente richiamato dal suggestivo contesto ambientale in cui sorge il santuario, nota anche il giornalista – di cui l’uomo è parte integrante.”
Il saluto ai pellegrini, che affollano non solo la chiesa superiore ma tutto il santuario, spetta in apertura dell’Eucarestia a padre Giorgio Silvestri, priore del santuario, accanto agli altri frati conventuali di Sant’Antonio (la piccola comunità nonesa, con alcuni confratelli saliti per l’occasione dal Veneto), ai parroci e ai sindaci della zona.

Nell’omelia, l’Arcivescovo rilancia la provocazione di “riappropriarsi del silenzio come bisogno umano, necessità per dare qualità al vivere. Mancando il silenzio si diventa estranei a noi stessi”. “Oggi – rileva don Lauro – abbiamo un bisogno irrefrenabile di riscoprire l’amore ma per fare questo dobbiamo conoscerci. Se non ti conosci, non hai la gioia di essere custodito da qualcun altro”. Di qui, secondo Tisi, che cita anche Bonhoeffer, la necessità di recuperare la dimensione del silenzio che “appartiene all’uomo non alla religione. Il silenzio serve per una sana vita umana. Senza silenzio la parola diventa inefficace. Per stare con te stesso hai bisogno del silenzio”.

“Noi – approfondisce l’Arcivescovo – abbiamo un nome che può diventare il nostro silenzio: l’umanità di Gesù di Nazareth che senza imbarazzo si è fatto dare la parola da Maria e Giuseppe e ci ha raccontato la bellezza di Dio: un Padre che ha commozione per noi, ci aspetta e non punta il dito, è il pastore folle che lascia un intero gregge per una sola pecora perduta.”

“Quanto soffro – si rattrista don Lauro – vedendo tanti uomini e donne che stanno lasciando le nostre comunità, dicendo baldanzosamente di non avere più nulla a che spartire con Dio e con questa Chiesa. La sofferenza si fa grande, perché in verità lasciano un Dio contraffatto, raccontato male, testimoniato talvolta peggio. Lo lasciano senza averlo conosciuto. Per questo dico con profonda convinzione: prima di lasciare Dio, consultate Gesù Cristo! Non fermatevi al fatto che nelle stanze ecclesiali non si trovi sempre il meglio. Anzi, potreste anche provare orrore. Ma non lasciatevi portare via il nome di Gesù, che è bellezza e vita e permette al tuo cuore di abitare la vita, attraverso la via dell’amare e dell’essere amati”.

“Signore – implora l’Arcivescovo di Trento –, donaci il silenzio. Ti chiedo per questa Chiesa di essere consapevole della responsabilità di raccontare solo il tuo nome, di raccontare Gesù di Nazareth, non un Dio contraffatto, degli apparati e delle filosofie, Ma il Dio che scalda ancora il cuore agli uomini perché è il Dio che ti dà pace, futuro, gioia. Perdonate la passione ma sento che non c’è più tempo da perdere!”.

La liturgia prosegue animata dal coro giovanile di Livo, che intona anche un nuovo inno a San Romedio: “Fa’ che noi seguiamo il tuo cammino e impariamo da te la strada per giungere a Lui!”.

Poco dopo mezzogiorno termina la Messa, non la festa, alimentata dal piatto della tradizione romediana, a base delle immancabili trippe: agli alpini dei Nuvola il compito di distribuirne a tutti i pellegrini ben 1 quintale e mezzo. Ottimo viatico prima di riprendere il cammino verso casa.

Borsa di studio prof. Claudio Dematté: 12^ edizione. Un premio di 25mila euro per finanziare il progetto più meritevole in qualsiasi area disciplinare e con ricadute di carattere socioeconomico, manageriale e aziendalistico. Il riconoscimento è riservato a giovani talenti trentini ovvero iscritti all’Università di Trento che intendano sostenere un’esperienza di specializzazione all’estero. Scadenza per le domande: 30 aprile 2020.

Imprenditorialità, innovazione e sostenibilità sono alcuni dei temi considerati prioritari dalla Commissione di Selezione che anche quest’anno assegnerà il prestigioso premio Demattè. La borsa di studio, promossa dall’Associazione Amici di Claudio Demattè, in collaborazione con l’Università di Trento, è volta a finanziare un’esperienza internazionale di approfondimento presso università, centri di ricerca pubblici e privati e istituzioni straniere ed è destinata a giovani laureati che vogliano completare il loro percorso formativo con un’esperienza all’estero.

Il premio, intitolato al compianto professor Claudio Demattè, è volto a promuovere lo sviluppo accademico e professionale di giovani talenti di primissimo livello. Giunto ormai alla sua 12^ edizione, è indirizzato a laureandi, laureati o dottorandi di qualsiasi area disciplinare dell’Università di Trento o laureandi, laureati o dottorandi presso altro ateneo italiano o straniero, purché residenti in Trentino.

I progetti potranno riguardare tematiche legate a tutte le aree scientifiche, purché in possesso di una declinazione di carattere economico, manageriale e aziendalistico, nel senso più ampio del termine. I temi ritenuti chiave dalla Commissione di Selezione si riferiscono all’imprenditorialità, in particolare a quella sociale, all’innovazione sociale e al social care, al fintech e all’innovazione finanziaria, alla coesione sociale, alla sostenibilità e alle energie rinnovabili, all’approccio umanistico e alle basi filosofiche a supporto delle decisioni economiche, ai nuovi paradigmi economici e modelli di business.

Una media degli esami di almeno 27/30 (per gli studenti che si laureeranno entro marzo 2020) e un punteggio di laurea non inferiore a 100/110 rappresentano i requisiti minimi per la partecipazione al bando, oltre ad una conoscenza certificata della lingua inglese o del paese di destinazione.

Il riconoscimento, del valore massimo di 25mila euro (al lordo delle ritenute di legge), sarà assegnato al progetto vincitore, che dovrà avere una durata compresa tra 9 e 12 mesi. Il premio non è cumulabile con altri finanziamenti. Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il 30 aprile 2020.
Per tutte le altre informazioni relative alla modalità di partecipazione, alla selezione e all’erogazione della borsa è possibile consultare la pagina dell’Associazione Amici di Claudio Demattè dedicata al bando (http://www.amicidematte.org/bando-attivo/) o telefonare al numero 0461/282140.

 

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In vincitori della scorsa edizione
Dedicato all’area economica, il premio negli anni è stato assegnato anche alle aree biologica, sociologica, giuridica, degli studi internazionali e filosofica. Ilenia Paparella, con un progetto sull’efficacia di uno spot pubblicitario e Stefano Nones, con uno studio sulle strategie di difesa per la quercia da sughero minacciata da un coleottero, sono i due vincitori della scorsa edizione del Bando Demattè.

A conclusione di articolate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo e del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal GIP del Tribunale di Palermo nei confronti di 15 soggetti, responsabili a vario titolo di traffico illecito di rifiuti, emissione di fatture false e occultamento di documentazione contabile, operanti nel settore dello smaltimento di rottami metallici.

Gli accertamenti svolti dalle Fiamme Gialle, attraverso l’approfondimento di segnalazioni per operazioni sospette e l’ausilio di verifiche fiscali condotte parallelamente ad intercettazioni telefoniche, hanno permesso di disvelare un complesso meccanismo fraudolento finalizzato alla gestione di rifiuti metallici al di fuori del circuito legale, mediante l’utilizzo di false fatturazioni. L’illecito traffico, intercettato già dal sistema antiriciclaggio – nel cui ambito sono state prodotte oltre 45 segnalazioni per operazioni sospette sulle principali persone fisiche e giuridiche oggetto di indagini, così confermando la validità e l’efficienza di tale presidio di prevenzione – ha poi determinato l’avvio di più penetranti investigazioni di natura penale.

In particolare, le indagini hanno fatto emergere un articolato sistema criminale, attraverso il quale piccoli imprenditori titolari di ditte individuali – evasori totali e privi di autorizzazione ambientale – hanno movimentato, nel periodo dal 2014 al 2017, solo cartolarmente merce per 3,5 milioni di euro, in realtà non corrispondente a effettivi conferimenti di materiale.

La principale funzione di tali ditte, infatti, è stata quella di creare fatture false da consegnare a 6 società specializzate nella raccolta e trattamento dei rifiuti, con sede a Palermo, Carini (PA) e Capaci (PA), che a loro volta avevano la necessità di fornire giustificazione documentale al materiale acquistato di fatto a prezzi più convenienti da canali non ufficiali, e che una volta lavorato sarebbe stato rivenduto a prezzo di mercato.
Il meccanismo fraudolento è stato posto in essere mediante i seguenti passaggi:

– i piccoli imprenditori appartenenti al “primo livello” della filiera, cc.dd. “cenciaioli”, recuperavano i rifiuti metallici del tipo rame, ferro, ottone, alluminio, ecc.., provvedendo al successivo conferimento presso le “piattaforme di raccolta” (c.d. “secondo livello”);

– a fronte dei conferimenti venivano emesse fatture – i cui importi non venivano dichiarati al fisco – per quantitativi di materiale ferroso di gran lunga superiori, tuttavia, a quelli effettivamente ceduti dai “cenciaioli”. Ciò, al fine di consentire alle società conferitarie di avere una giustificazione cartolare a importanti disponibilità di merce in realtà provenienti da un parallelo circuito illecito;

– il pagamento delle fatture avveniva attraverso bonifici/assegni bancari nei confronti dei “cenciaioli” i quali poi prelevavano in contanti le somme ricevute che provvedevano a restituire alle “piattaforme di raccolta”, trattenendo solo una minima parte a titolo di compenso.

Complessivamente sono 146 le persone a vario titolo indagate nell’ambito dell’inchiesta svolta dalla Guardia di Finanza sotto la direzione della Procura della Repubblica di Palermo, per reati ambientali e tributari.

Sulla scorta degli elementi raccolti, la Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal GIP del Tribunale di Palermo nei confronti di 15 soggetti, titolari delle “piattaforme di raccolta” e per i cc.dd. “cenciaioli”.

L’operazione eseguita dalla Guardia di Finanza si inserisce nel quadro delle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare l’azione di contrasto ai contesti di illegalità economico-finanziaria connotati da maggiore gravità, a tutela delle imprese che invece operano nel rispetto della normativa ambientale e fiscale.

Presentata a Milano la nuova edizione del premio letterario dedicato alla letteratura di montagna. Entra nel vivo la 46° edizione del Premio ITAS del Libro di Montagna, il premio letterario italiano dedicato alle pubblicazioni in cui si celebra la montagna.

La qualità, la quantità delle opere, sempre più numerose di edizione in edizione, e l’attenzione crescente da parte del pubblico verso l’editoria di montagna hanno spinto la giuria e il comitato organizzatore del Premio a rinnovarne la struttura introducendo novità importanti: il numero delle categorie delle opere in concorso, che passano da tre a cinque, e la proclamazione di un vincitore assoluto per la migliore opera.

Il Premio si articola nelle categorie:

Libri per ragazzi: romanzi, racconti, manuali, guide testi illustrati pensati per i più giovani;
Alpinismo e sport di montagna: narrazioni e descrizioni di imprese alpinistiche e sportive nello scenario montano;
Vita e storie di montagna: narrativa, biografie, reportage, poesia, che raccontano o descrivono anche con tecniche visuali (foto, graphic novel) il quotidiano vivere nelle terre alte;
Ricerca e ambiente: ricerche storiche, sociologiche e antropologiche, indagini scientifiche su aspetti naturalistici e ambientali;
Guide e mappe: manuali e materiali per muoversi in ambiente montano fra alte vie, sentieri e percorsi anche in arrampicata, con gli sci, in bicicletta.

Per la prima volta nella storia del Premio, saranno proclamati un vincitore assoluto, che vince la sua sezione e il Premio ITAS, e i quattro vincitori delle sezioni rimanenti. Una segnalazione particolare verrà inoltre riservata all’opera che valorizzerà gli autori o l’editoria del Trentino a cui sarà assegnata la ˝Menzione speciale Trentino˝.

Il vincitore assoluto si aggiudicherà un premio di 5.000 euro, mentre al vincitore di ogni sezione sarà corrisposto un premio di 2.500 euro.

Enrico Brizzi, presidente di giuria del Premio afferma: “La nuova struttura del Premio permette una ancora più attenta e precisa lettura del mercato librario dedicato alle Terre Alte, cui stanno dando sempre maggiore spazio gli editori italiani a fronte di un sempre più attento interesse da parte dei lettori. Questo perché la Montagna è lo spazio più sensibile ai mutamenti che stanno riguardando il nostro pianeta: uno spazio fragile e per questo ancora più bello, che va compreso, studiato, amato in tutte le sue sfaccettature. Edizione dopo edizione, il Premio Itas del libro di montagna è diventato nel panorama culturale un punto di incontro interessante tra l’amore per la montagna e la passione per la lettura, in un percorso fatto di parole, racconti, avventure, natura e poesia”.

La scorsa edizione del Premio ha riscosso grande successo non solo per le pubblicazioni ricevute da oltre 50 case editrici, ma anche per la qualità dei volumi premiati, tra i quali ha spiccato Il legame di Simon McCarteney, vincendo nella sezione migliore opera narrativa.

Nato nel 1971 per rendere omaggio e diffondere la cultura e la magia delle vette raccontando esperienze di vita, oggi, quindi, il Premio si rinnova per continuare a promuoverla e divulgarla al meglio con lo spirito e l’obiettivo, immutati nel corso degli anni, di condividere i diversi aspetti dello spettacolo che la natura sa offrire.

“Il successo del Premio è testimoniato dai numeri e dai nomi che hanno fatto la sua storia. Oltre 80 sono i volumi e quasi altrettanti sono gli autori che hanno partecipato al Premio nell’ultima edizione, mentre sono circa una cinquantina gli editori presenti in media ad ogni edizione, con i quali il Premio da tempo ha ormai avviato un percorso di dialogo e di reciproco ascolto” ha commentato Lorenzo Carpanè, coordinatore del Premio ITAS. “Allo stesso modo, dal 2020 si rinforza la collaborazione con due partner storici del Premio, quali il Festival Pordenonelegge e il Trento Film Festival, con i quali si sta mettendo a punto un piano pluriennale di partnership, per sviluppare tutte le sinergie di promozione della cultura della montagna”.

Possono partecipare a questa edizione le opere edite dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019 in lingua italiana da parte di scrittori viventi. C’è tempo fino al 31 gennaio 2020 per inviare le opere. Il vincitore verrà premiato, come da tradizione, a Trento, nell’ambito della settimana cinematografica del 68° Trento Film Festival (25 aprile – 3 maggio 2020).

Tutte le informazioni, il regolamento, le categorie e i relativi premi sono consultabili al sito: www.premioitas.it

 

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Premio ITAS del Libro di Montagna. Istituito nel 1971, in occasione dei 150 anni di vita di ITAS Assicurazioni, il Premio ITAS del Libro di Montagna è il primo concorso italiano in assoluto dedicato alla letteratura alpina. Nel corso degli anni ha contribuito a far conoscere i libri di scrittori di montagna già noti o che, grazie al premio, lo sono diventati, come per esempio: Messner, Zoderer, Unsworth, Camanni, Cassin, Rigoni Stern, Urubko, Casella, Howard e Macfarlane.

ITAS Mutua festeggerà nel 2021 i 200 anni di storia e di attività. É la più antica impresa assicuratrice italiana. Il Gruppo ITAS fa parte dei top 20 del mondo assicurativo in Italia ed ha conservato integra, nel tempo, la sua natura mutualistica e la sua assoluta indipendenza. www.gruppoitas.it

Nel 2019 la Giunta provinciale di Trento ha promosso gli Stati generali della montagna che doveva rappresentare un processo partecipativo dedicato al futuro della montagna trentina.  Tale azione doveva mirare a raccogliere le istanze dei territori per elaborarle in un piano di proposte strategiche per la valorizzazione della montagna.

Dal 2016, nelle valli dell’Avisio e città di Trento, Transdolomites aveva avviato un simile percorso centrato sul tema dei trasporti con lo sguardo rivolto al futuro delle aree di montagna e di fondovalle. Un percorso partecipativo complesso ed esaustivo in quanto parlare di mobilità significa abbracciare tanti settori; urbanistica, ambiente, energia, politica sociale, turismo, internazionalizzazione delle aree di montagna attraverso la programmazione strategica delle infrastrutture affinchè esse siano maggiormente connesse con il resto del mondo.

Questo percorso è stato caratterizzato da un’azione politica che attraverso petizioni e mozioni si è rivolto a tutti i Comuni e Comunità di Valle delle valli di Fassa, Fiemme, Cembra, città di Trento. Ancora prima di tutto ciò, fu il Consiglio provinciale di Trento ad entrare nel merito della questione approvando all’unanimità la mozione numero 38 « Interventi a sostegno dell’attività di studio e progettazione relativa alla realizzazione di una ferrovia delle Valli dell’Avisio», nella seduta del 12 giugno 2014.

Ciò che è emerso tra il 2016-2017 nel solco dell’iniziativa di Transdolomites, è stato un chiaro indirizzo politico ove la maggior parte delle istituzioni locali ha chiesto alla Giunta Provinciale dell’allora Presidente Ugo Rossi, di avviare il percorso di progettazione della ferrovia Trento-Penia via Valle di Cembra e di promuovere successivamente il confronto con le comunità locali. Le istituzioni pubbliche di questa importante parte del Trentino orientale chiedono sia promossa una migliore conoscenza dei contenuti della proposta della nuova ferrovia delle Valli dell’Avisio.

La montagna, dunque, già da allora aveva indicato le sue strategie per la sua valorizzazione e sviluppo per il futuro.

La Giunta provinciale della passata legislatura e quella attualmente in carica non hanno dato seguito alle richieste in oggetto. Hanno ignorato la voce delle istituzioni del Trentino, hanno ignorato anche la voce dei cittadini che in una petizione popolare attivata da Transdolomites nelle 8.000 firme raccolte tra il 2011-2012 chiedeva alla PAT di attivarsi attraverso la progettazione della Trento-Penia .

È nostro dovere ricordare che dalla fine del 2016 alla primavera 2018 le petizioni sono state discusse e deliberate favorevolmente dalle seguenti amministrazioni;

–          Comunità della Valle di Cembra

–          Comunità Territoriale Valle di Fiemme

–          Comun General de Fascia

–          Comune di Pozza di Fassa

–          Comune di Soraga

–          Comune di Moena

–          Comune di Predazzo

–          Comune di Ziano

–          Comune di Cavalese

–          Comune di Castello-Molina

–          Comune di Capriana

–          Comune di Altavalle

–          Comune di Cembra Lisignago

–          Comune di Giovo

–          Comune di Segonzano

–          Comune di Trento

 

Le ultime due Giunte provinciali, indifferenti a tutto ciò sono andate proponendo delle soluzioni di mobilità pubblica (vedi la proposta del Brt, Bus Rapid Transit) che sempre più destano diffidenza nelle valli. Eppure il senso della proposta della ferrovia delle Valli dell’Avisio è di divenire un tassello importante del progetto europeo del tunnel di base della Ferrovia del Brennero. Cosa che nel caso Brt non avrebbe alcun senso ed efficacia.

Una dimenticanza o superficialità grave in quanto nel corso dell’affinamento del progetto del Brennero e parallelamente con la redazione del Piano urbanistico provinciale degli anni scorsi, in Trentino era andata consolidandosi l’ipotesi di creare una rete ferroviaria provinciale di collegamento intervallivo in grado di connettere tra loro le principali realtà del territorio e di migliorare l’accessibilità al corridoio del Brennero.

Trattasi per la cronaca dell’idea di progetto denominata “ Metroland”.

Il tutto, si scriveva nel 2008: «Sempre nell’ottica dell’integrazione e dello sviluppo bilanciato delle valli il piano provinciale della mobilità dovrà considerare tracciati derivati dallo studio approfondito delle caratteristiche  strutturali, economico-sociali e ambientali dei territori interessati. Dovrà inoltre valutare la possibile previsione dei raccordi e delle connessioni con il sistema infrastrutturale collaterale all’asse principale di ciascun corridoio, in particolare per l’accesso alle località turistiche».

Transdolomites da allora ad oggi ha sempre dichiarato a lavorato nel solco di queste enunciazioni malgrado tra il 2009-2013 da parte dell’esecutivo retto dall’ex presidente Lorenzo Dellai vi fosse stato un totale rigetto al confronto.

A seguito di un periodo di mancato confronto tra la Pat e Transdolomites , una prima svolta si ebbe con la mozione numero 38 del 12 giugno 2014 del Consiglio provinciale per iniziativa dell’allora vicepresidente Diego Mosna. In quell’occasione era dato leggere: «Acquisita l’evidenza che il Progetto Metroland non appare ad oggi realizzabile, a causa della contrazione del bilancio provinciale che comporta un ridimensionamento nel piano delle opere pubbliche, si sta manifestando da parte della Giunta provinciale, e in particolare del Presidente Rossi e dell’Assessore Gilmozzi, un’attenzione seria e costruttiva nei confronti dell’operato e delle proposte dell’Associazione Transdolomites. Ciò porta a ribadire la centralità dell’investimento su rotaia, ma in un quadro di maggior sostenibilità economica e ambientale. Si stanno gettando le basi per una nuova modalità di rapporto tra Associazione e Provincia che, conseguentemente, apre ad una collaborazione con i comuni di Fassa, Fiemme e Cembra».

 

Da qui, la posizione all’unanimità scaturita in Consiglio della Pat.

 

“IL CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

impegna la Giunta provinciale ad avviare nel più breve tempo possibile lo studio di fattibilità di una ferrovia che colleghi Trento con le valli dell’Avisio, approfondendone, tra l’altro, gli aspetti finanziari;

a coinvolgere nella redazione dello stesso le istituzioni del territorio e le associazioni di cittadini costituite per questo scopo, in particolare valorizzando l’attività di studio ed approfondimento realizzati in questi anni dall’associazione Transdolomites.

Nei fatti le cose non si svilupparono in questo senso tanto che con la Determinazione del Dirigente (ing Raffaele De Col)  N. 236 del 19 dicembre 2016 per l’affidamento all’Università di Trento , Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale  e Meccanica ,nella persona del professor ingegnere Marco Tubino direttore del Dipartimento Ingegneria civile ambientale e meccanica, e del professor ingegnere Raffaele Mauro, quale responsabile scientifico, dell’incarico di redazione studio a supporto della valutazione tecnico-economica per la fattibilità e sostenibilità dei costi di costruzione e gestione degli interventi ferroviari riguardanti la mobilità su ferro, risultò evidente tentativo di ridimensionare e di svincolarsi dalla  proposta ferroviaria di Transdolomites.

Ciò però che troppi non conoscono, è che nello studio del Dicam si è insistito nel valutare il treno come un servizio a sé stante, non permeabile alla mobilità dei territori e chiuso dalle proprie biglietterie in un contesto di competizione con la macchina e con gli altri mezzi, come i minibus, con cui vengono spostati i turisti. In altre parole, si è voluto limitare la sua potenzialità al servizio degli attuali pendolari e utenti dei bus più una piccola quota di automobilisti che potrebbero decidere di passare al treno.

Transdolomites, nelle corso di questi anni ha invece ha fatto ben altro.

Negli studi finora promossi o sostenuti dall’associazione ci si è preoccupati di valutare la sostenibilità dei costi di gestione della nuova linea, anche nel caso in cui il volume turistico delle valli dell’Avisio restasse lo stesso di oggi (siamo invece convinti che la realizzazione della ferrovia sarà un volano per la sua crescita soprattutto al di fuori dei periodi di alta stagione, oggi già congestionati). Infatti, partendo dalle attuali presenze turistiche delle tre valli, circa sette milioni, e ipotizzando ad esempio una tassa di soggiorno di due euro a persona (cosa del tutto normale, visto che in altre parti d’Italia si arriva a molto di più) verrebbe coperto il 90% delle spese di gestione. Per il restante 10% sarebbero sufficienti i contributi oggi pagati per il servizio bus di linea principale (non quelli locali) e gli abbonamenti pagati dai residenti e dai proprietari di seconde case.

Cosa significa -tra l’altro- questo?

Essere sicuri della copertura dei costi e disporre di un treno “senza biglietteria” (= tutti i viaggiatori hanno un diritto di libera circolazione per tutto il giorno) al servizio di chi soggiorna nelle valli per turismo o per residenza. Una stranezza? No, su scala diversa questo sistema è in uso in molte città estere, ad esempio tedesche e svizzere e anche in Fiemme in estate. Paradossalmente, quindi, la gestione della ferrovia sarebbe sostenibile, anche se i treni viaggiassero vuoti!

Nella conferenza stampa che ha avuto luogo a Trento ieri alle 15.00 e trasmessa in diretta video dall’Agenzia giornalistica Opinione (qui il link) noi abbiamo denunciato pubblicamente l’assenza di riscontro della Giunta Provinciale di Trento rispetto alle richieste di incontro che dal gennaio 2019 abbiamo inoltrato sul tema della ferrovia Valli dell’Avisio, il progetto di Museo all’aperto dedicato alla ex Ferrovia Ora-Predazzo ed il tema della sicurezza stradale nelle valli di Fiemme e Fassa.

Nella lettera inviata ieri al Presidente Maurizio Fugatti abbiamo espresso un profondo disappunto per questa mancanza di dialogo e restiamo fermi nella convinzione che Transdolomites potrà contribuire a dare costruttività e sostanza al confronto sulla proposta ferroviaria.

Allo stesso tempo abbiamo rinnovato   la nostra richiesta ad un incontro di confronto con il Presidente, con  l’assessore  Roberto Failoni e l’assessore Mario Tonina per un incontro congiunto. Allo stesso tempo abbiamo ribadito l’impegno di Transdolomites nella difesa di quanto è emerso in questi anni dalle mozioni dei Comuni, Comunità di valle e Consiglio provinciale con la richiesta a giungere alla stesura dello Studio di fattibilità della Trento-Penia via Val di Cembra.

A tutto ciò, nel dicembre 2019 si aggiunge un altro elemento di novità.

Si tratta dell’ ordine del giorno numero 109 «Nuovo sistema di trasporto pubblico nelle valli dell’Avisio», approvato dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento nella seduta del 13 dicembre 2019, in relazione ai disegni di legge n. 36: «Legge collegata alla manovra di bilancio provinciale 2020″, n. 37 – Legge di stabilità provinciale 2020 e n. 38 “Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2020-2022».

In esso il Consiglio della Provincia autonoma di Trento impegna la Giunta provinciale al finanziamento degli interventi in esame le risorse della competente missione-programma del bilancio della Provincia. Ovvero, qualora la stessa non presenti risorse disponibili, a dare priorità alla creazione di un sistema di trasporto basato sulla tecnologia del Bus Rapid Transit per quanto riguarda il territorio della Val di Fiemme, Val di Fassa e Val di Cembra, compatibilmente con il quadro finanziario che caratterizzerà la finanza provinciale anche a seguito delle manovre di finanza pubblica nazionale.

La nostra osservazione nei riguardi dei consiglieri provinciali della legislatura del 2014 riguarda l’assenza di memoria storica per quanto coloro avevano approvato nella precedente Mozione N.38. Il richiamo a tale modus operandi che è che chi è attivo in politica ha dimenticato di essere al servizio della comunità e retribuito con i soldi dei cittadini ha dunque il dovere di lavorare in funzione delle indicazioni che giungono dal basso e non può permettersi di voltare la faccia in altra direzione incurante delle richieste ufficiali che gli pervengono. Se non opera in questo senso, come avviene per il dipendente inadempiente, andrebbe licenziato

L’altro significato nella conferenza di ieri sta nel fatto che alcuni Comuni delle Valli dell’Avisio hanno e stanno deliberando sostegno economico per il nuovo studio ferroviario. Hanno doppiamente desiderio di conoscere e non di accantonare.

Lo studio che abbiamo in programma di assegnare vuole essere funzionale per essere presentato in futuro  al Ministero dei Trasporti, alla Commissione Europea e agli investitori. Una volta ultimato ci piacerebbe fosse presentato in anteprima a Zurigo innanzi ad una platea di imprenditori e investitori, per poi fare questo percorso anche in Trentino.

Un percorso che  in realtà dovrebbe fare un Esecutivo al Governo provinciale. Una sveglia complessiva ed un richiamo che la nostra associazione ha in programma di promuovere con la campagna di azione con due tipi di locandine che verranno esposte pubblicamente nelle valli.

 

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Massimo Girardi

Presidente di Transdolomites

 

 

Al Presidente Maurizio Fugatti (2)

 

N. 38-XV

Firmato il Protocollo sui rinnovi contrattuali Un impegno importante. 4,1% di aumento nel triennio; organizzazione del lavoro; tutela delle retribuzioni più deboli; direttive immediate all’APRaN: sono obiettivi importanti che la UIL ha fortemente voluto.

Dopo quasi due mesi di trattativa sul tavolo presidenziale, finalmente siamo giunti alla firma di un protocollo ovvero di un‟intesa politica che pone impegni al Presidente della Giunta provinciale ed al Sindacato. Il tutto al fine di giungere a tempestivi rinnovi contrattuali.

Fortissimo è stato l ‘impegno della UIL, sia confederale sia delle categorie della funzione pubblica della sanità e della scuola, nel perseguire questo impegno formale del governo provinciale: un impegno che non solo mette al riparo le risorse economiche minime, pari ad un aumento del 4,1%, per il rinnovo triennale 19 – 21, ma soprattutto che dà il via ad una nuova stagione di negoziazione contrattuale volta a rendere sempre più, ed inequivocabilmente, esigibili i diritti delle persone nella convinzione che i lavoratori sono cittadini e non sudditi.

Accogliendo richieste specifiche della UIL:
È stato inserito che “i lavoratori e le lavoratrici sono il motore del buon funzionamento della pubblica
amministrazione”. Dal loro lavoro dipende la buona qualità della macchina amministrativa, della sanità, di una
Scuola di qualità;
Torna ad essere materia di contrattazione “l‟organizzazione del lavoro”, quella che ci è stata progressivamente
negata sia dalle riforme nazionali e provinciali sul pubblico impiego, sia da accordi contrattuali sbagliati firmati nel 2010 e nel 2014. Equità e trasparenza negli orari di lavoro così come nella esigibilità dei diritti delle persone, per noi della UIL sono elementi di straordinaria importanza: ben più di qualche decimale di aumento (magari pari ad un caffè al mese);
È ribadito il principio di un‟attribuzione degli aumenti, con particolare attenzione e tutela alle categorie più deboli, dal punto di vista retributivo;
Davanti alla proposta provinciale di far decorrere l‟aumento complessivo solo al 1 luglio 2021, si sono rimodulati tali aumenti prevedendo l‟attribuzione del 3% già dal prossimo 1 gennaio 2021;

È stato inserito l‟impegno reciproco ad avviare da subito il confronto per i rinnovi dei diversi comparti contrattuali, prima dell‟invio delle direttive in APRaN.

Dopo anni di controversie contrattuali, che hanno visto anche spaccature all‟interno del mondo sindacale, finalmente le progressioni di carriera saranno oggetto di distinto finanziamento. Vengono messi al sicuro sia gli scatti di anzianità dei docenti, martoriati dal 2011 al 2017 – benché tutelati dalle norme di attuazione – sia le risorse relative alle economie di spesa derivanti dalle cessazioni dal servizio per tutto il resto del personale provinciale.

Non è stata solo una questione di soldi, come qualcuno voleva far credere ai lavoratori ed alle lavoratrici: i diritti e la dignità delle persone vengono prima di uno “0 virgola”! Ad ogni buon conto: lo 0,7% viene calcolato da gennaio „19 sino a marzo „20; da aprile si passa all‟1,8%; da gennaio ‟21 viene attribuito il 3% e nel settembre ‟21 si giunge all‟annunciato 4,1%. Il 3 % già da gennaio è proprio una proposta, di mediazione, della UIL. Fermo restando l‟impegno del Presidente Fugatti di adeguare gli aumenti ad eventuali migliori condizioni previste a livello nazionale.

“Non è stato facile giungere alla firma di questo Protocollo, tenuto conto delle condizioni economiche generali del nostro Paese, ma anche in considerazione delle diverse e ripetute invasioni di campo da parte della politica partitica. I rinnovi contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori si giocano su terreni complessi e delicati: meritano attenzione e massima tutela rispetto alle strumentalizzazioni politiche. Ora al Presidente Fugatti ed alla sua Giunta l’obbligo di onorare fino in fondo quanto è stato firmato. Attendiamo tempestive convocazioni, al fine di avviare un percorso costruttivo che punti a far rientrare nel mondo del lavoro la partecipazione, il confronto e la concertazione. È un Protocollo ricco di impegni reciproci importanti: impegni che debbono essere tempestivamente onorati”.

 

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Marcella Tomasi – Giuseppe Varagone – Pietro Di Fiore

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