Link articolo. – Quanto sarà effimero il movimento delle “sardine”? O fino a che punto si moltiplicherà per contagio e si radicherà per organizzazione? Lo vedremo presto con i prossimi flashmob di Modena e Firenze. Intanto l’exploit di Bologna ha dimostrato una verità politica, o meglio l’ha ribadita in forma perentoria: per dar vita a una mobilitazione democratica (di “sinistra”, insomma) bisogna prescindere dai partiti. Quattro amici e un appello progressista sul web possono creare un’iniziativa, se avessero voluto coinvolgere un partito (il Pd, ormai) immaginando di avere il valore aggiunto di una forza organizzata, si sarebbero assicurati un flop. Il Pd, per una mobilitazione democratica, non costituisce un valore aggiunto ma la macina al collo, un handicap che garantisce il fallimento.

Per un motivo assai semplice: il Pd, come insieme dei suoi dirigenti, anche locali, come apparato nel senso più ampio e articolato del termine (decine di miglia di persone) è totalmente screditato sotto un profilo democratico progressista, è vissuto (lucidamente o inconsciamente, ma comunque giustamente, esattamente) come parte integrante dell’establishment, come un “loro” estraneo alla cittadinanza attiva, un pezzo della Casta, insomma. Gettando un alone negativo e un’ombra di vituperio anche sugli eventuali quadri di base che magari vivono coerentemente l’impegno democratico progressista d’antan.

Il movimento delle “sardine” (d’ora in avanti senza virgolette), se anche Modena e Firenze saranno un successo (è una concreta speranza), costituiranno l’ultimo episodio di una lunga serie di protagonismo auto-organizzato della società civile progressista, quella che prende più che mai sul serio i valori della Costituzione repubblicana. Un fenomeno oramai quasi ventennale, dove ciascun episodio ha le sue assolute specificità, ma che evidenzia un filo rosso da analizzare. Anno Domini 2002, i Girotondi. A seguire “Il popolo viola” (due volte, se non ricordo male), poi le donne di “Se non ora quando”, poi le mobilitazioni anti legge bavaglio (e a inframmezzare, qualche ondata di lotte studentesche), solo per ricordare le tappe più rilevanti di grandi piazze gremite.

Nell’età dell’amnesia che è la nostra, queste vicende, che pure hanno avuto carattere di massa perfino grandioso (la manifestazione dei Girotondi a Roma, san Giovanni, il 14 settembre 2002 dilagò in un intero quartiere coinvolgendo quasi un milione di persone) vengono dimenticate già l’indomani. Oltre all’azzeramento dello spessore storico che il mondo dei social ha ormai nebulizzato nelle due generazioni più giovani, ha però giocato un altro elemento: nessuna di queste mobilitazioni ha lasciato traccia, è diventata movimento, ha sedimentato in presenza politica. Una fiammata, anche ciclopica, sempre entusiasmante, che un deposito lo lascia certamente negli animi dei partecipanti, ma politicamente parlando poi più nulla.

Tutte queste mobilitazioni della società civile, in sostanza, erano affette da un limite, che politicamente ha pesato come menomazione insormontabile e dissipativa. Hanno sempre oscillato tra l’idea di costituire un pungolo di rinnovamento (anche radicale, ma possibile) dei partiti della sinistra esistenti (in primis i Ds>Pd) o di doverne rappresentare un’alternativa, data l’irrecuperabilità degli apparati.

La prima ipotesi è stata sistematicamente vanificata dai Ds>Pd stessi, il cui apparato non hai mai tollerato innesti dalla società civile che intaccassero anche marginalmente il sistema interno di potere. La seconda ipotesi non ha potuto vedere la luce neppure in forma embrionalissima per la catafratta Nolontà di questi di partecipare in modo costruttivo e progettuale alla vita politica, che in una democrazia parlamentare significa dar vita a liste elettorali.

Il M5S è nato, e ha dominato per dieci anni la vita politica della protesta popolare, esattamente per quel vuoto, perché ha evitato di cadere nell’illusione di un rinnovamento/palingenesi del Pd, e perché molto rapidamente ha accompagnato le sue mobilitazioni di protesta con la presentazione di liste locali e infine nazionali nelle competizioni elettorali. Per questo, del resto, ha drenato in più occasioni milioni e milioni di voti del Pd (altri milioni sono finiti nell’astensione). Altri errori, però – anzi vera e propria tabe originaria bicorne – hanno segnato la fine del M5S, come ho ricordato nel mio precedente articolo: il rifiuto di riconoscere l’antagonismo (valoriale e di interessi sociali, non di schieramenti tutti ormai partitocratici) tra destra e sinistra, e la demenziale e avvilente selezione dei candidati attraverso provini da “reality” e voti-like da amici di facebook.

Due foto di piazza Maggiore a Bologna evidenziano plasticamente, carnalmente, il declino irreversibile del M5S: Beppe Grillo dentro un canotto sopra una folla debordante (2010), 15 mila cittadini in gioioso ritrovarsi progressista col tam tam digitale di quattro amici, e un M5S che in piazza non porterebbe nessuno e medita addirittura di disertare le urne.

L’inaspettato e galvanizzante esito di massa del flashmob delle sardine palesa perciò che esiste la SINISTRA SOMMERSA, una sinistra nella e della società civile, totalmente autonoma dal Pd. Magmatica, ma profondamente radicata nelle coscienze, nella capacità di indignazione, nella volontà e aspirazione ad un impegno concreto per “giustizia-e-libertà”, sempre più “giustizia-e-libertà”, per l’attuazione integrale della Costituzione, insomma.

Che spesso esercita questi valori quotidianamente, nel volontariato, nella serietà professionale, nel rigore della ricerca.

Magmatica, ma soprattutto carsica: sembra scomparire, ma sta semplicemente scorrendo sotto terra, custodita in milioni di coscienze, pronta a riemergere non appena si presenti l’occasione, quando in modo per lo più imprevisto un evento o un gruppo di amici fanno da catalizzatore a questa massa di energie egualitarie e libertarie diffuse, anche se troppo spesso frustrate. E quando una nuova generazione prende il testimone si ritrova accanto quelle scese in piazza dieci, venti, trent’anni prima.

Speriamo che le sardine dilaghino a macchia d’olio. Se accadrà, è sperabile che non commettano il duplice errore con cui, dai Girotondi in poi, le mobilitazioni della società civile si sono sempre esaurite: immaginare di trasformare i partiti della sinistra, rinunciare al momento della verità dell’alea elettorale. Che è un salto mortale, ovviamente, senza il quale, tuttavia, di una grande ondata di mobilitazione democratica, che a Bologna speriamo abbia avuto solo il suo esordio, non resterebbe nulla, una volta di più.

Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa non ameranno ricevere consigli, come quasi sempre accade a chi realizza una iniziativa politica inedita. In parte a ragione, perché la tentazione di “recuperare” una mobilitazione, “metterci il cappello”, e insomma farla lavorare per un proprio progetto, non solletica solo i partiti ma può albergare anche negli intellettuali.

E tuttavia qualche consiglio lo darò, perché in realtà è un auspicio, una speranza, o forse un wishful thinking, quello di vedere finalmente una mobilitazione progressista che non sia solo entusiasmo coinvolgente ma effimero, che metta invece radici e possa invertire la tendenza (non solo italiana) secondo cui ormai le masse vanno a destra (destra, cioè establishment, di cui molta “sinistra” è parte integrante).

Avete registrato il marchio, siete quindi consapevoli che può avere un valore, che in politica significa avere un futuro. Lo avete già concesso a chi sta promuovendo analoghe mobilitazioni a Modena e Firenze, e avete dichiarato che “siete subissati di richieste”. Arricchitelo con un progetto programmatico, almeno con il suo scheletro, perché non resti un movimento solo “contro” (identificare i nemici è importante, sia chiaro), ma anche “per”.

I materiali di analisi per un programma di sinistra non mancano, anzi abbondano. I più recenti sono quelli elaborati dal seminario contro le diseguaglianze coordinato da Fabrizio Barca. MicroMega vi ha dedicato due interi corposissimi volumi, nel 2011 e nel 2018, più una quantità di saggi sparsi lungo oltre trent’anni di vita (mediamente quella delle quattro Sardine, lo dico con ammirazione, il contrario del paternalismo).

L’abbondanza di analisi ha bisogno di tradursi in un programma politico. Per approssimazioni successive, ovviamente. Cominciate a realizzare questa traduzione. Parallelamente alla mobilitazione, coinvolgete quanti nelle varie città si dimostreranno, con l’azione, sulla vostra stessa lunghezza d’onda, anche nella comune elaborazione di un programma. Per punti essenziali, ma non generici (quali misure per combattere la diseguaglianza? Quali capisaldi per una riforma della giustizia? E per la guerra alla grande evasione? Ecc.). Naturalmente senza trasformarvi in professionisti della politica, che non solo vi muterebbe umanamente, esistenzialmente, ma vi impoverirebbe anche politicamente.

A enunciarla sembra la quadratura del cerchio, e invece fa parte dell’orizzonte del possibile. Auguri, allora, perché il vostro successo e il vostro futuro ci riguarda tutti.

 

 

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di Paolo Flores d’Arcais

 

 

(illustrazione tratta da articolo Micromega)

Il bollettino delle ore 18.30. Maltempo, situazione sotto controllo e migliora la viabilità. Le frane nel fondo valle e le valanghe in alta quota sono le situazioni monitorate con maggiore attenzione dalla Protezione civile del Trentino con i servizi della Provincia autonoma di Trento ed vigili del fuoco. Nel pomeriggio alcuni massi si sono staccati dalla parete del Monte Brione (nella foto) e hanno provocato la chiusura precauzionale della strada statale e la pista ciclabile in località Linfano, tra Riva del Garda e Arco. Nel corso della giornata alcune strade sono state riaperte e complessivamente la situazione non presenta criticità. Di seguito la situazione aggiornata alle ore 18.30.

 

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Strade sett 1 – ALTA VALSUGANA

Strade percorribili senza problematiche di rilievo.

Si raccomanda di fare attenzione lungo la SS 47 della Valsugana per possibile formazione di ghiaccio e buche.

 

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Strade sett 4 – TRENTO – MONTE BONDONE – PAGANELLA

Chiusa la bretella di svincolo di Trento Est-Ponte Alto SS 47 direzione Trento per smottamento e chiusa la ex-SS47 delle Laste dalla rotatoria di San Donà alla rotatoria di Ponte Alto (provenendo da Trento, Pergine Valsugana è raggiungibile solo utilizzando la Galleria di Martignano, in senso opposto provenendo da Pergine Valsugana direzione obbligatori verso Trento Nord). Questa chiusura permarrà almeno fino a mercoledì. A causa di questa chiusura i mezzi che trasportano materiali infiammabili lungo la SS 47 sono stati deviati nella galleria di Martignano in deroga al divieto.

Sono chiuse, per pericolo caduta piante:

la SP 25 di Garniga da Garniga Vecchia a loc. Viote;

la SP 64 di Fai da loc. Santel ad Andalo;

SP 131 in direzione Verla da Maso Roncador a Ville di Giovo per frana.

Le altre strade percorribili senza problemi di rilievo.

 

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Strade sett 8 – VALLAGARINA E ALTOPIANO DI FOLGARIA

Non sono segnalati problemi significativi alla rete stradale di questa zona.

Si rammenta le chiusure stagionali della SP 3 del Monte Baldo da loc. San Valentino a confine di provincia e della SP 138 del Passo della Borcola da loc. Incapo a Terragnolo.

 

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Strade sett 5 – VAL DI NON E SOLE

A seguito delle abbondanti precipitazioni nevose che hanno interessato l’intera val di Sole e buona parte della val di Non, sono ancora in attività alcuni cantieri per il taglio e la messa in sicurezza delle piante che risultano in condizioni di precario equilibrio, lungo alcune arterie viarie della valle di Non e della Val di Sole. Sono inoltre stati avviati alcuni lavori per la sistemazione di frane e smottamenti puntuali registrate lungo alcune tratte stradali in val di Non.

Al momento sono chiuse per pericolo caduta alberi e per consentire il taglio delle piante instabili le seguenti arterie:

– ex S.S. 43 tra intersezione con la S.P. 73 a Moncovo e località Sabino,

– S.P. 28 dir Frari tra l’abitato di Rumo e l’innesto sulla S.P. 28 di Tregiovo fino al confine con la provincia di Bolzano.

Inoltre è chiusa per pericolo caduta sassi e piante la S.P. 14 di Tovel dal km 1,600 a fine strada.

E’ chiusa per pericolo slavine la S.S. 42 nel tratto tra Vermiglio e P. Tonale.

E’ chiusa per smottamento franoso la S.P. 74 nell’abitato di Revò, con deviazione su strada comunale.

Per pericolo valanghe rimane chiusa la S.P. 141 dir Montes. Su questa strada è consentito il transito solo nelle fasce orarie: 07:00-08:30, 12:00-13:30 e 18:00-19:00 sotto la sorveglianza dei Vigili del Fuoco volontari.

Si segnala inoltre la chiusura per pericolo valanghe della S.S. 42 tra P. Mendola e Appiano, in provincia di Bolzano.

 

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Strade sett 6 – VALLI GIUDICARIE – VAL RENDENA

Al momento non si registrano anomalie di rilievo sulle strade di questa zona, salvo qualche puntuale restringimento per smottamenti localizzati.

 

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Strade sett 7 – ZONA ALTO GARDA, VAL DI LEDRO E VAL DI GRESTA

Chiusa la SS 240 di Loppio e Val di Ledro, tra l’abitato di Riva del Garda e l’intersezione con la SS 249 in località Lido di Arco, per frana.

Non sono segnalate criticità per le altre strade di questo Settore.

 

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Strade sett 2 – BASSA VALSUGANA E PRIMIERO

Permangono le chiusure di :

Passo Rolle per pericolo valanghe da San Martino di Castrozza a Passo Rolle loc. parcheggi Segantini.
chiusura stagionale della S.P.31 del Passo Manghen da località Baessa (km 15+500) a località Ponte Stua nel Comune di Castello-Molina di Fiemme (km 32+500).
Chiusa la :

SP 79 al km 3+650 nel comune di Imer nei pressi della località Gobbera per cedimento di un muro in sassi;
SP 239 dir al km 4+700 per frana in località Berni;
SP 79, già chiusa per esbosco, due frane di cui una monitorata dal S. Geologico della PAT al 17+100 e 19+200;
Limitazioni al transito:

SP 60 dir nei pressi di Castel Ivano per piccolo scodellamento;
SP 39 di Samone restringimento di carreggiata per cedimento della banchina;
SP 65 in loc. Montebello km 4+700 circa per frana;
Si segnala la formazione generalizzata di buche lungo tutta la SS 47 (inserito sui PMV messaggi informativi).

 

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Strade sett 3 – VALLI DI FIEMME E FASSA

Precipitazioni assenti.

Permangono le chiusure di

Passo Pordoi e Passo Sella dalla fine del centro abitato di Canazei;
Passo Lavazé chiusi sul lato della provincia di Bolzano entrambi raggiungibili dal territorio trentino;
Passo Fedaia dalla località Penia km 4+050, fino al confine provinciale, per pericolo valanghe;
Chiusa la SP 102 delle Piramidi per pericolo caduta massi;
Chiusa SP 31 del Passo Manghen tra loc. Piazzol e loc. Canton, versante Val di Fiemme;
Chiusa SP 81 del Passo Valles, lato Belluno.
Circonvallazione di Predazzo con deviazione all’interno del centro abitato.
Strade di montagna percorribili con attrezzatura da neve.

Traffico molto contenuto.

Cedimento della banchina sulla SP 126 prima dell’abitato di Carano nei pressi dell’intersezione con la strada comunale per il villaggio Veronza.

Cgil Cisl Uil bocciano la trasformazione di Cinformi. “Scelta miope e divisiva che danneggia non solo gli stranieri, ma tutta la comunità”.

“La giunta punta a trasformare il Cinformi in uno sportello unico del cittadino. Nella discussione sulla finanziaria in cui scarseggiano le idee e progetti, non mancano invece le intenzioni discriminatorie e cattive. Lo è quella per le famiglie in Itea che perderanno gli alloggi a causa dei figli delinquenti e lo è questa del Cinformi che punta solo a togliere un servizio utile agli extracomunitari a danno dell’intera collettività, che avrà in questo modo una burocrazia più lenta e uffici più intasati”. Per i segretari generali di Cgil Cisl Uil il cambio di mission del Cinformi prospettato dalla giunta, e ampiamente annunciato durante la campagna elettorale, è coerente alla logica dell’Esecutivo che punta a contrapporre il “noi trentini” agli stranieri.

“Una visione miope e dannosa non solo per quelle persone, appunto gli stranieri, che facevano riferimento ad un servizio di qualità per il rinnovo delle pratiche di permesso di soggiorno, come peraltro discusso in un recente incontrop tra Questura e sindacato, ma anche per la comunità trentina. Tagliare sull’integrazione, cambiando il ruolo del Cinformi o rinunciando alle risorse europee, è un danno alla nostra collettività, con cui gli stranieri faranno sempre più fatica a relazionarsi, ma anche della nostra economia. Se ne rendono conto non solo i trentini schierati ancora dalla parte dell’umanità, ma anche gli imprenditori che conoscono il valore indispensabile dei lavoratori stranieri, se ben integrati”.

Cgil Cisl Uil bocciano dunque l’idea dell’Esecutivo. “Scelte che puntano ancora a discriminare brandendo come egualitarie misure che sono invece solo divisive”.

Alle ore 17 il corpo dei vigili del fuoco volontari di Riva del Garda è stato allertato per una frana che ha interessato la paramassi e la ciclabile che poco prima, costeggiando il lago, transita nei territori di Riva del Garda, Nago-Torbole ed Arco nei presso dell’hotel Baia Azzurra.

 

Sul posto si è portato il corpo di Riva del Garda col supporto del corpo di Arco.

E’ stato subito verificato che sotto i massi non vi fossero pedoni o ciclisti.

La strada statale (SS240) in questo momento è ancora chiusa al traffico in via precauzionale.

La ciclabile è chiusa in quanto interessata dalla scarica di massi.

I massi si sono staccati dale pendici del monte Brione nei pressi del sentiero della pace.

Il sentiero della pace è stato chiuso.

Sul posto sono presenti, oltre ai corpi volontari sono presenti il vicesindaco di Riva del Garda, gli assessori del comune di Arco, Il geologo della PAT, le forze dell’ordine e il servizio gestione strade.

Domenica 1 dicembre 2019 presso la palestra delle scuole medie “Damiano Chiesa” si svolgerà la 2^ gara sociale denominata “KUNG FU ALA CUP”.

KUNG FU – ALA è un’Associazione Sportiva Dilettantistica che si occupa della patica delle Arti Marziale Vietnamite e offre corsi a bambini, ragazzi e adulti. E’ nata nel 2010 stabilendosi nel territorio di Serravalle e raccogliendo iscritti anche nelle zone circostanti quali Ala, Avio, Marco, Chizzola e Santa Margherita. Da quest’anno offriamo corsi anche nelle zone di Villa Lagarina, Nogaredo e Pomarolo.

Attualmente la scuola può contare 65 atleti praticanti divisi tra le varie fasce di età.

La gara che si svolgerà domenica 1/12 è rivolta a tutti gli atleti minorenni dai 6 ai 17 anni e prevede 3 tipologie di competizione:
– Il combattimento
– Le forme tradizionali a mani nude
– Il percorso del piccolo guerriero

Durante la competizione verrà eseguita anche un’esibizione da parte dell’equipe dimostrativa di Kung Fu – Ala per intrattenere il pubblico e mostrare ad atleti e parenti tutte le sfumature di questa Arte Marziale.

Alla gara dello scorso anno, hanno partecipato una quarantina di atleti e la manifestazione si è svolta nel migliore dei modi ottenendo riscontri positivi che hanno spinto l’Associazione a ripeterla anche in questa stagione.

 

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Lorenzo Adami

Nel pomeriggio in prima Commissione le audizioni alla manovra di bilancio. Dopo aver ascoltato gli assessori nella giornata di ieri e nella mattina di oggi, la prima Commissione permanente, organismo presieduto da Vanessa Masè (Civica Trentina), ha ospitato nel pomeriggio le audizioni alla manovra di bilancio della Giunta Fugatti, che il Consiglio provinciale discuterà nel mese di dicembre. Di seguito diamo una sintesi delle posizioni emerse dall’ascolto dei soggetti consultati.

 

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Consiglio autonomie locali
Il Presidente del Cal Paride Gianmoena ha esordito evidenziando i temi strategici di questa manovra. Primo tra tutti, quello del protocollo di finanza locale, approvato la scorsa settimana e frutto di un importante lavoro, che ha messo in evidenza il senso di responsabilità dei comuni, introducendo nuove modalità di trasferimento dei fondi che comportano una rivoluzione rispetto al passato. L’idea che si è fatta strada è quella di togliere i vincoli e dare maggiore libertà ai comuni, tuttavia serve a suo avviso incentivare chi sposa l’idea di collaborare nella gestione associata. In quest’ottica è importante proseguire il confronto tra Giunta e comuni e conoscere gli investimenti provinciali per comprendere com’è inserito il protocollo all’interno della programmazione provinciale.

Altro tema rilevante messo in evidenza e contenuto nell’articolo 14 e rispetto al quale è stato espresso disaccordo con la Giunta, riguarda la norma sugli alloggi Itea. Gianmoena ha rilevato delle perplessità sul meccanismo, considerato ingiusto, della perdita dell’alloggio Itea da parte dell’intera famiglia in caso di condanna, ad esempio di un figlio, ad una pena superiore a 5 anni. Infine, buona l’idea di agevolare i negozi periferici e con riferimento a questo argomento è giunta dai comuni la richiesta di trovare delle risorse per ristrutturare un immobile a disposizione ed affidarlo ad un soggetto che ne garantisca la gestione.

Paolo Ghezzi (Futura) ha ringraziato Gianmoena per l’accenno esplicito ed esauriente all’articolo 14. Giorgio Tonini (PD) si è associato, condividendo le obiezioni a quella norma che diventerebbe di fatto una pena accessoria a carico dei familiari del condannato. La questione del superamento delle gestioni associate, invece è a suo avviso poco chiara: rimuovere il vincolo giuridico senza una reale autonomia dei comuni diventa un po’ difficile ha osservato.

I modelli organizzativi sono sostanzialmente due, ha replicato Gianmoena: le fusioni e le gestioni associate. Le norme sulle prime sono rimaste identiche, mentre le gestioni associate non sono altro che convenzioni in cui si cerca di organizzare la struttura dei comuni. Gianmoena ha ricordato che la norma, allorché fu introdotta nel 2015, era inserita in un contesto difficile a a budget zero, senza possibilità di sostituire i dipendenti. Gli ambiti di quella norma erano troppo grandi, ha aggiunto e ha ribadito come oggi in un mutato contesto sia opportuno incentivare e agevolare le gestioni associate in forma libera e con la possibilità di assumere.

Ugo Rossi (Patt), considerando l’introduzione virtuosa di una premialità per i comuni che si affidano alla gestione associata, ha chiesto quale sia il calo di risorse umane che si osserva nel comparto rispetto al 2015. Inoltre, ha invitato a chiarire, dal punto di vista del messaggio politico, se ad avviso del Cal occorra tornare indietro dalle gestioni associate oppure se sia positivo spingere in quella direzione. Sul primo punto Gianmoena ha detto che “si parla di un di più, ma su un di meno”: abbiamo perso più o meno 400 dipendenti dal 2015 e con questo protocollo la pubblica amministrazione non tornerà ad avere quell’organico, ma sarà fatto comunque un passetto avanti. Quanto alle gestioni associate i comuni non potranno farne a meno perché non abbiamo comuni sufficientemente strutturati per essere in tutto autonomi. La necessità di formazione, di specializzazione, di collaborazione stanno aumentando perchè il sistema è sempre più complesso. L’idea politica è quella di incentivare lo strumento delle gestioni associate, dunque, altrimenti il protocollo non avrebbe ragione di esistere.

Lorenzo Ossanna (Patt) ha chiesto se i 20 milioni di euro per i comuni sono ad avviso della Cal sufficienti. Lo consideriamo un budget semestrale, ha chiarito Gianmoena, che ha osservato che nel 2015 il budget era zero. Nel contesto di una valutazione complessiva 40 milioni di euro potrebbero essere a suo parere una cifra adeguata. Per comprendere l’ordine di grandezza, parliamo di circa 1007120.000 euro per un comune di 900/1000 abitanti, una cifra che permetterà di fare fronte ad alcune piccole opere o manutentare quello che già c’è.

 

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Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura
A seguire sono intervenuti per la Camera di Commercio Giovanni Bort (Presidente), Alberto Olivo (segretario generale) e Massimo Pavanelli (Ufficio studi e ricerche). Bort ha svolto alcune riflessioni a cominciare dalla stagnazione economica e dal rallentamento dell’economia dovuto a una serie di fattori internazionali. Bort ha espresso un sincero apprezzamento per il metodo fortemente orientato al confronto con tutti i soggetti, basato su temi e proposte concrete, adottato dalla Giunta nella costruzione di queste norme ed ha assicurato sinergie e collaborazioni nella formulazione di proposte e indirizzi allo sviluppo. Positivo il parere complessivamente rivolto alla manovra.
Rispondendo ad una sollecitazione di Alex Marini (5 Stelle) e di Sara Ferrari (PD) Alberto Olivo ha detto che il gruppo di lavoro sull’andamento dell’economia e la ricaduta delle politiche economiche annunciato dal presidente Fugatti risponde ad un’esigenza già ravvisata dalla Giunta della passata legislatura. La forma di collaborazione deve ancora essere strutturata e gli strumenti non sono ancora stati individuati e concretizzati, ma la disponibilità a collaborare c’è. Massimo Pavanelli ha notato che valutare tutte le politiche pubbliche è pressoché impossibile, servirà individuarne alcune e mettere a fattore comune tutta una serie di professionalità esistenti per sperimentare una forma di analisi: un esercizio complesso, ambizioso, ma meritevole di attenzione.

 

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Sindacati
Andrea Grosselli (Cgil) ha illustrato il documento unitario che parte da un’analisi del contesto nazionale in rallentamento che incide anche sulle dinamiche economiche ed occupazionali in Trentino. La prima vera sfida dovrebbe dunque essere rinvigorire il tasso di crescita dell’economia e rafforzare il ruolo di supporto della pubblica amministrazione ad aziende e cittadini. Purtroppo, invece di premere sull’acceleratore la Giunta con questa manovra sta prendendo tempo, ha proseguito Grosselli, spostando in là e rimandando scelte che sarebbero strategiche. Ci saremmo aspettati più coraggio e indirizzi di politica più robusti, ha proseguito, perché rimandare le scelte non è mai una buona idea. In generale si chiede un’analisi della domanda di beni e servizi perché da lì passa la capacità di essere innovativi e performanti. Manca in queste norme un disegno complessivo sull’assetto istituzionale del Trentino e si torna indietro su alcune questioni senza una cornice complessiva. Mancano del tutto le risorse minime necessarie per il rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici. Sul welfare c’è un rallentamento dell’attività riformatrice e stiamo in attesa dell’urgente varo della prima sperimentazione dello Spazio Argento. Per il sociale, abbiamo accolto favorevolmente le rassicurazioni sulla copertura dei maggiori oneri derivanti dal rinnovo, dopo otto anni, del contratto collettivo delle cooperative sociali, anche se a bilancio non si vedono. Stiamo aspettando un quadro complessivo sugli affidamenti del terzo settore, mentre va prevista un’estensione del regime transitorio degli affidamenti dei servizi socio-assistenziali.

Manca un riferimento a investimenti in nuove costruzioni da parte di Itea e in questo contesto chiediamo anche uno stralcio dell’articolo 14 che modifica i requisiti di accesso e permanenza negli alloggi a canone sostenibile. Crediamo che debbano essere garantiti i servizi ovunque in Trentino, oltre che gestire le risorse in modo tale che si facciano investimenti anche laddove ci sono reali difficoltà. Sulla famiglia, il bonus nido statale e la quota B2 dell’assegno unico per l’abbattimento delle rette dei nido sono di fatto inconciliabili. Rinunciare alle risorse statali significherebbe fare un torto al Trentino e su questo aspettiamo di poter interloquire con la Giunta. C’è una riduzione dei finanziamenti su lavoro e formazione, quando invece servirebbe uno stanziamento straordinario anche sull’invecchiamento della forza lavoro, sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, sull’occupazione femminile, sulle retribuzioni nel pubblico e nel privato che non garantiscono il potere di acquisto. Serve maggiore equità fiscale e vorremmo ragionare su una diversa modalità per scaglionare le aliquote Irpef. Sullo sfondo il tema dei cambiamenti climatici in atto e il riflesso sulla sostenibilità dello sviluppo: ad un anno da Vaia serve un investimento massiccio e occorre fare molto di più. Infine, serve rilanciare un patto per l’autonomia e una nuova responsabilità, basta con la stagione degli slogan per arrivare ad un impegno concreto e comune per decidere insieme della nostra terra, perché per noi vengono sempre prima il Trentino e la sua Autonomia.

Walter Alotti (Uil) ha rimarcato la parte del bilancio che riguarda le entrate: oltre a rimodulare l’Irap si dovrebbero aumentare le tasse di concessione provinciale come acque termali, cave, miniere e impianti funiviari e piste da sci. E’ possibile risparmiare andando a rivedere la gestione del debito provinciale e lavorando sullo spread applicato ai tassi d’interesse sui prestiti acquisiti sul mercato europeo. Una proposta lanciata dalla Uil è quella di attivare il corpo di polizia municipale dei nuclei specializzati e il corpo forestale rispetto alla sicurezza sul lavoro. Infine, un’osservazione rispetto alla questione casa: il taglio di investimenti sull’edilizia pubblica è un segnale negativo sul quale si auspica si faccia marcia indietro: l’edilizia può essere un importante volano economico rispetto agli investimenti, al lavoro e alle imprese.

Due note ad integrazione le ha poste per la scuola Michele Bezzi (Cisl) che ha sollevato il problema di rinnovo dei contratti, invitando la Giunta a stanziare almeno la quota del 3,5% dell’Ipca: in questo contesto per la prima volta nella storia arriviamo dopo anche il livello nazionale. Di pari passo alla trattativa economica si dovrebbe inoltre aprire anche la partita ordinamentale e giuridica, oltre che dare una continuità didattica e dei servizi e garantire la stabilizzazione del precariato.
Ci ha molto colpito, ha aggiunto Franco Janeselli (Cgil), oltre all’assenza di risorse per il rinnovo dei contratti e alle poche idee contenute nella manovra, leggere nel documento di economia e finanza che ci rassegniamo ad avere 10 punti base di crescita ulteriore nei prossimi anni rispetto ad una crescita già asfittica per l’Italia. Questo è molto preoccupante, ha osservato, non per una parte politica, ma per l’intera comunità.

Maurizio Valentinotti (Fenalt) ha fatto un accenno a Sanifonds che fatto così com’è serve a poco o a niente: visto che l’amministrazione decide ancora adesso di investirci faccia in modo da condizionare le scelte e da farlo diventare una cosa seria. L’articolo che riguarda l’inserimento dei giornalisti nel contratto delle autonomie locali è pasticciato: sono un sostenitore del fatto che questa categoria debba essere contrattualmente autonoma, ha aggiunto. Assurda e non costituzionale la norma 14 sull’Itea. Ennio Montefusco (Satos) ha evidenziato le contraddizioni del comparto scuola che per come sono attualmente messe le cose, per 5 anni avrà zero aumenti. Non parliamo del personale Ata, gli “invisibili”, gli ultimi degli ultimi, per i quali servirebbe maggiore attenzione: all’articolo 17 si propone una piccola modifica con l’introduzione di medesime modalità di concorso per personale che fa parte dello stesso comparto.

Antonella Chiusole (Dirpat) ha osservato che questa manovra non valorizza il personale della pubblica amministrazione. Rinnoviamo la scelta di escludere il ricorso a dirigenti esterni quando vi sono dirigenti messi a disposizione e senza incarico, ha detto.

Ugo Rossi (Patt) ha chiesto il parere dei sindacati rispetto al tema della definizione degli strumenti di agevolazione, ai fini della sostenibilità del bilancio. Grosselli ha replicato che la revisione delle aliquote Irap non è una novità e Janeselli ha detto che l’associazione artigiani ha comunicato che c’è un tavolo in atto per rivedere il sistema delle agevolazioni nel quale i sindacati non sono coinvolti. Sull’Irap Walter Alotti ha rilevato l’incertezza di un “bilancio preventivo provvisorio”: sarebbe stato il caso di pensare ad interventi rispetto alle entrate facendo un prelievo fiscale su quelle categorie che hanno maggiormente beneficiato dell’intervento pubblico nel corso degli anni.

In sintonia con la preoccupazione espressa per la crescita si è detto Giorgio Tonini (PD) che ha chiesto un’opinione sulle imprese con riferimento al tasso di apertura ai mercati internazionali particolarmente basso in Trentino. Janeselli ha risposto che è evidente la scarsa apertura del nostro sistema all’internazionalizzazione che comporta un rallentamento della crescita e il posizionamento delle imprese locali nelle catene produttive del valore: per questo è molto preoccupante la tendenza al disinvestimento nelle politiche del lavoro e nella formazione continua, ha aggiunto.

 

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Imprenditori, Ance, Agricoltori
Per il Coordinamento provinciale Imprenditori, Fausto Manzana ha evidenziato l’aspetto delicato di questa manovra che risiede nella contrazione delle risorse che renderebbero necessaria una razionalizzazione della spesa corrente e degli investimenti che questa manovra non contiene. Tuttavia è impossibile valutare compiutamente questo progetto di bilancio senza poter ragionare sull’assestamento e con un tempo superiore rispetto ai pochi giorni che abbiamo avuto a disposizione in questa occasione. Ai fini di comprendere meglio la manovra sarebbe necessario conoscere come questa si declina nei diversi capitoli, già integrati delle ipotesi dell’assestamento: avere un’idea di quanto accadrà a valle sarebbe particolarmente rilevante. Allentare i vincoli di bilancio in capo ai comuni con il superamento delle gestioni associate, del turn over del personale desta non poca preoccupazione, ha osservato. Bene il fondo sulla green economy, mentre non c’è traccia del fondo per il sostegno alla crescita delle imprese e questo appare emblematico.

Apprezzato l’aumento dell’aliquota Irap agevolata al 2,68, mentre si chiede l’eliminazione della maggiorazione per le holding industriali penalizzate in Trentino rispetto ad altri territori del paese. Si lamenta la difficoltà di reperimento di risorse umane per le imprese, quindi si cheide di essere maggiormente inclusivi nei confronti di coloro che desiderano integrarsi nella comunità e il sostegno a politiche attive del lavoro. Abbiamo apprezzato gli stati generali della montagna e il forum della ricerca, ha dett manzana, ma ci piacerebbe capire quali risorse si intendano dare all’innovazione. Quanto al ruolo della Camera di Commercio, va potenziato il Centro studi per trovare le risposte necessarie sul funzionamento delle misure, sopratutto in un contesto di ristrettezza di risorse. Sarà anche importante confrontarsi con il governo per discutere il nostro contributo alle risorse finanziarie e contestualmente capire quante sono le risorse europee di cui potremo disporre. In sintesi Manzana ha fatto rimando alle proposte specifiche di modifica e integrazone elaborate e contenute in un documento consegnato ai commissari. La presidente della Federazione cooperazione Marina Mattarei ha ribadito la difficoltà di fare sintesi nella ristrettezza di tempi in cui ci sie è trovati ad elaborare le osservazioni.

Il presidente dell’Ance Giulio Misconel ha espresso preoccupazione per la flessione di risorse complessiva di quasi 500 milioni di euro di qui al 2022. Tuttavia, senza investimenti non si va da nessuna parte ed occorre dunque tenerne conto, anche considerando che nel 2026 ci attendono le Olimpiadi e gli investimenti al riguardo occorre pensarli subito, ha aggiunto. Sul tema appalti pubblici servono a suo avviso una maggiore efficienza e un testo normativo serio e condiviso, che premi le aziende con mezzi propri e attrezzature. Bene lo stanziamento dei 10 milioni per l’abbattimento dei mutui, gli stanziamenti per Itea per la riqualificazione energetica e la semplificazione amministrativa nel cambio di destinazione d’uso, così come positiva è la riconduzione alle finalità originarie del Progettone e sono apprezzabili il mantenimento dell’Irap e l’estensione delle agevolazioni sull’Imis. Iniqua invece appare la misura che prevede l’abbattimento degli oneri assicurativi dei familiari a favore esclusivamente dei dipendenti pubblici.

Per Codiretti il direttore Mauro Fiamozzi ha rilevato l’incertezza in merito alla Pac. Sono condivise le osservazioni contenute nella Nota di aggiornamento per il settore agricolo sulle linee guida e interventi nel medio e lungo periodo che rispondono alla visione di Coldiretti per il settore. Si confida che le risorse stanziate siano sufficienti. In particolare, l’obiettivo di realizzare un progetto di razionalizzazione dell’utilizzo dell’acqua in agricoltura in val di Non con l’utilizzazione di tecnologie innovative, deve diventare occasione e opportunità di fare sistema per ottenere ricadute positive all’intero comparto. Infine, Fiamozzi ha evidenziato il ruolo sempre più importante dei giovani agricoltori, nell’ottica di una politica agricola legata all’innovazione. L’agroalimentare, ha concluso, è un pilastro fondamentale che se vale il 25% a livello nazionale, in Trentino vale sicuramente qualcosa in più.

Paolo Calovi (CIA) ha rilevato l’importanza delle risorse idriche anche in relazione ai cambiamenti climatici. Servono impianti di nuova generazione, rispondenti a tecnologie all’avanguardia e vanno creati dei bacini di accumulo. Per le aziende zootecniche serve un ragionamento serio, così come appena possibile sono auspicabili nuovi fondi per il settore.

Il presidente degli allevatori trentini Mauro Fezzi ha evidenziato la necessità di avere garanzie sul 2020 per le misure del piano di sviluppo rurale. In una situazione tutto sommato positiva perché il mondo del latte sta dando buone risposte si auspica che proseguano gli interventi legati alla promozione dei prodotti e alla green economy di presidio delle valli. Senza allevamento e agricoltura in montagna muore tutto, ha detto. Tutti i fondi messi a disposizione per mantenere il presidio della montagna sono a suo avviso fondi investiti bene.

Ugo Rossi (Patt) ha notato che stiamo discutendo il bilancio con continui rimandi all’assestamento. Come giustamente rilevato dagli imprenditori servirebbero dunque maggiori dettagli sull’assestamento, sopratutto considerando che i dati di Banca d’Italia evidenziano che c’è necessità di mantenere la massima continuità possibile. C’è la possibilità nelle norme, ha aggiunto, di anticipare sul bilancio di previsione ciò che sarà nell’assestamento e occorre essere lungimiranti e strategici per utilizzarle in tal senso: questa è la prima risposta da dare, anticipando nel bilancio di previsione gli investimenti su tutti i capitoli e programmando in maniera completa e compiuta. Altra questione strategica a suo parere, vista la carenza di risorse e aldilà delle Olimpiadi, la leva del debito. Chi riduce il debito può farne a meno e dunque strategicamente l’impegno della Provincia è andare a modificare quelle norme. Serve un patto forte su questo aspetto, ha concluso.

Giorgio Tonini (PD) ha fatto un rilievo sul metodo che ha molto a che vedere con la qualità della produzione legislativa: da domani dovremo votare tutta questa massa di materiale in una sola giornata. In seconda battuta ha rilevato l’aspetto della crescita, un tema posto a suo parere non con la necessaria consapevolezza della drammaticità del passaggio. In base ai dati di previsione dell’andamento della nostra economia noi saremo l’ultima regione del Nord e appena sopra la media nazionale e questo non può essere accettato e subito, ma vanno messe in campo tutte le risorse a servizio di un obiettivo programmatico diverso dal tendenziale.

Manzana ha replicato sulla questione debito ritenuta preoccupante: senza gli investimenti il declino è facilmente prevedibile, ha detto. Va prestata la massima attenzione alla spesa corrente, ha aggiunto, e va immaginata una provincia che investe di più, adesso, sulle infrastrutture turistico alberghiere e che innova sull’ospitalità che muove un indotto incredibile. Ci aspettiamo di poter dare il nostro contributo, ha concluso.

Finanziaria, la giunta promette meno case per tutti. Cgil Cisl Uil: le politiche abitative dovrebbero essere una priorità, invece ci sono solo tagli a danno della collettività.

Una delle priorità è la questione casa. Scegliere, come annuncia la giunta provinciale, di tagliare sull’edilizia sociale è un errore grave di cui pagheranno le conseguenze per primi i trentini”. Lo dicono i tre segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino commentano la decisione dell’Esecutivo provinciale di non investire nella prossima legge finanziaria sulle politiche per la casa.

“All’incontro con l’assessore Spinelli sulla prossima legge di stabilità avevamo sottolineano che la manovra conteneva un pericoloso vuoto su questo capitolo – proseguono Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti -. Non investire sugli alloggi pubblici, richiesta che più volte abbiamo posto all’attenzione dell’Esecutivo, è non voler prendere atto che la casa rappresenta insieme al lavoro una delle problematiche maggiormente sentite dalla nostra comunità”.

Non è una novità che in Trentino il costo delle abitazioni è tra i più alti d’Italia, lo ha certificato anche la Banca d’Italia, e accedere ad un alloggio è un’operazione molto difficile per tante famiglie. “Per questa ragione abbiamo ribadito che servono risorse che aumentino il numero di alloggi sociali e a canone moderato. E’ solo questa la strada per dare risposte al fabbisogno abitativo e agire per calmierare i prezzi di mercato.

“Al contrario la giunta affronta il tema casa solo sul piano dei criteri di residenza, imponendo l’obbligo dei dieci anni. Una misura che oltre ad essere discriminatoria e molto probabilmente incostituzionale, nasconde solo l’obiettivo di tagliare sugli investimenti accorciando la lista degli aventi diritto a danno dei più deboli. L’ennesimo finto problema dato in pasto all’opinione pubblica per non affrontare la questione vera, il bisogno di nuove case popolari. L’unica volontà della giunta dunque è meno case per tutti”.

Frana al Brione, interrotte la statale 240 e pista ciclabile verso il Linfano. Nel pomeriggio si è verificato il distacco di materiale roccioso che ha interessato anche l’ex albergo Baia Azzurra, abbandonato da tempo.

Nel pomeriggio di oggi si è verificata una frana nella zona di Torbole: dal monte Brione si sono staccati alcuni massi che, cadendo lungo il versante, hanno finito per interessare la strada statale 240, che collega Arco a Riva, nell’area del Linfano. Sul luogo si sono recati i vigili del fuoco e il personale della Provincia autonoma di Trento, in particolare un geologo. Precauzionalmente è stata disposta la chiusura sia della strada statale che della vicina pista ciclabile.

Non si esclude infatti la probabilità di un nuovo distacco di materiale roccioso. Lo smottamento ha interessato marginalmente anche l’ex Albergo Baia Azzurra che da tempo versa in stato di abbandono.

Non si registra il coinvolgimento di persone o mezzi.

 

Questo pomeriggio abbiamo esposto uno striscione dal cavalcavia della tangenziale nella zona del parcheggio Zuffo per denunciare l’emergenza climatica, non più imminente ma ormai chiaramente in atto. Esempio lampante sono state le mareggiate che hanno devastato Venezia e tante altre città italiane.

Il luogo, peraltro, non è stato scelto a caso: quella rotonda è uno snodo centrale del soffocante traffico cittadino che ogni giorno inquina l’aria che respiriamo.

Con questa iniziativa vogliamo lanciare con decisione il quarto sciopero globale per il clima, il 29 novembre, in occasione del quale bloccheremo per tutta la mattinata quella rotonda, immobilizzando la città intera.

Il nome di questa giornata, Block Friday, not Black Friday spiega da solo il senso e la necessità di un blocco. Venerdì 29, infatti, sarà il “Black Friday”, giornata di apoteosi del consumismo mondiale, in cui orde di persone si accalcheranno nei negozi e online a caccia delle offerte più sfrenate. Ebbene questo stesso consumo sfrenato e ingiustificato è una delle principali cause del cambiamento climatico e della devastazione che questo porta con sé e che abbiamo visto in questi giorni a Venezia come nel resto d’Italia e del mondo. Il consumo di beni, a partire dalla loro produzione fino ad arrivare alla consegna a casa ogni giorno inquina e sfrutta territori e persone. È tempo di fermare un tale scempio, è tempo di bloccarlo.

La questione, però, non si ferma qui. Se il blocco si farà in una particolare rotonda fonte della maggior parte del traffico cittadino, si farà anche per denunciare una concezione ormai insostenibile di mobilità che pone al centro il trasporto privato. Concezione tanto cara all’attuale amministrazione provinciale, che ha costruito la propria campagna elettorale sulla costruzione di un’autostrada, la A31 (“Valdastico”), che per collegare in maniera “rapida” il Trentino con il Veneto distruggerebbe intere valli e montagne. È anche contro questa grande opera inutile, come le scorse manifestazioni, che ci mobilitiamo.

L’organizzazione di questo sciopero vuole essere la più chiara e orizzontale possibile.Vogliamo esprimere il nostro dissenso contro un’amministrazione che alle nostre manifestazioni risponde con “amichevoli” pacche sulle spalle, per poi portare avanti progetti di devastazione ambientale come autostrade e bacini idrici artificiali.

Proprio perché vogliamo che quante più persone partecipino all’organizzazione di questo sciopero ci troveremo in un’assemblea pubblica domani (mercoledì) alle 18 allo studentato Mayer.

 

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Fridays For Future Trento

Questa sera a Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35) Max Laudadio torna a occuparsi di sedicenti guaritori: nello specifico di Emilio, un signore che, utilizzando metodi particolari, diagnostica gravi malattie e propone cure molto fantasiose. Il sensitivo, con in mano un’antenna radiestesica (a suo dire l’evoluzione della bacchetta da rabdomante), diagnostica due tumori – inesistenti – all’inviato di Striscia che si è presentato come un anziano malato. Per guarire gli consiglia di coprire gli specchi e di rinchiudersi per tre volte al giorno in una cabina orgonica (una scatola in cui dovrebbe sedersi il paziente).

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