Mense e ristorazione: anche per i privati più prodotti di qualità e a “filiera corta”. Ampliato il raggio di azione del Programma per l’orientamento dei consumi e l’educazione alimentare.

Più prodotti “certificati” e a “filiera ” corta” – quindi locali – nella ristorazione collettiva gestita da privati in convenzione con la Provincia e gli enti locali: questa la decisione assunta oggi dalla Giunta, in preadozione, a conferma di un indirizzo già dato con l’adozione, nel 2017, del Programma per l’orientamento dei consumi e l’educazione alimentare. I contenuti del Programma verranno in questo modo estesi anche a soggetti privati che nelle proprie mense, e nell’ambito di rapporti in essere con l’amministrazione, saranno tenuti a garantire l’approvvigionamento dei prodotti agro-alimentari necessari alla predisposizione dei pasti secondo le regole già applicate alla ristorazione gestita direttamente o in appalto dagli enti pubblici, in particolare in scuole, asili, strutture socio-assistenziali e sanitarie.

Ciò con particolare riferimento ai prodotti dotati di certificazione DOP-IGP-STG, ai prodotti biologici o da produzione integrata, ai prodotti tipici e tradizionali, di qualità riconosciuta e certificata (es: Marchio Qualità Trentino), prodotti che comunque per il 60% devono essere a basso impatto ambientale e cioè provenire da luoghi distanti non più di 70 km dal luogo di utilizzo.

Più spazio dunque ai prodotti di qualità e di provenienza locale nelle mense degli istituti scolastici o delle strutture assistenziali a carattere residenziale. Una decisione che conferma l’orientamento della Giunta verso politiche attente da un lato alla sostenibilità ambientale (i prodotti a “filiera corta” fanno meno strada per arrivare nei nostri piatti, il che significa meno traffico, meno emissioni ecc.), dall’altro alla valorizzazione delle produzioni locali, specie quelle tradizionali e qualità certificata. I soggetti tenuti a questo nuovo obbligo e a cui si estendono dunque i contenuti del Programma per l’orientamento dei consumi e l’educazione alimentare già adottato due anni fa sono i seguenti:

a) soggetti privati affidatari di servizi socio assistenziali in convenzione o appalto da rendere in forma residenziale o semiresidenziale con servizio di ristorazione per gli utenti, o per la gestione di mense per persone svantaggiate;

b) soggetti privati affidatari di servizi socio educativi ed educativi realizzati con finanziamento pubblico anche non prevalente (asili nido – scuole dell’infanzia – scuole professionali – scuole primarie, secondarie e superiori – colonie);

c) soggetti privati affidatari di servizi sanitari e socio sanitari con servizio di ristorazione per gli utenti in regime di accreditamento e convenzionamento.

La delibera prevede tre anni di tempo per l’integrale adeguamento alle nuove regole.

In via Segantini si sono festeggiati stasera i 50 anni dei Giovani Cooperatori trentini. Tonina ai giovani cooperatori: “Adoperatevi per il bene della collettività con intraprendenza e passione”.

Una ricorrenza di particolare significato i cinquant’anni dei Giovani Cooperatori Trentini che sono stati celebrati oggi in via Segantini in occasione dell’assemblea dell’associazione, alla presenza del vicepresidente e assessore alla cooperazione della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina e di numerosi giovani associati. “Grazie per il vostro impegno e di essere qui a festeggiare. Un compleanno deve essere un momento di festa e di riflessione e se voi siete qui oggi è perché siete stati “contaminati”, in senso buono, dal modo particolare di fare impresa che rappresenta la forma cooperativa” ha detto il vicepresidente. Citando i principi che stanno alla base dell’aggregazione cooperativa Tonina ha sottolineato che si tratta di “un modo efficace di fare impresa, basata da un lato sull’imprenditoria economica e dall’altro sui i valori della socialità e dell’attenzione alla persona”. Ciò che contraddistingue una società cooperativa, ha detto ancora Tonina, è l’obiettivo di fondo che persegue: l’utile non è il fine, ma il mezzo attraverso il quale soddisfare i bisogni degli associati. “Voi rappresentate il futuro e noi contiamo su di voi, quindi vi chiedo di continuare ad adoperarvi per il bene della collettività con intraprendenza e passione. Sono certo che da voi arriveranno stimoli importanti. Noi come Provincia e come Federazione trentina della cooperazione vi accompagneremo in questo percorso di crescita”, ha concluso il vicepresidente.

Dopo i saluti istituzionali, a cui hanno preso parte il presidente dell’associazione Luca Riccadonna e la presidente della Federazione Trentina della Cooperazione Marina Mattarei, sono stati proposti alcuni momenti tra storia, attualità e futuro dei Giovani Cooperatori Trentini, che dal 1969 si pongono l’obiettivo di diffondere e far conoscere ai giovani tra 16 e 35 anni i principi di mutualità e di solidarietà alla base del movimento cooperativo. Partendo dagli albori dell’associazione, la serata è continuata con un focus dedicato ai giovani Cooperatori oggi e con l’illustrazione del progetto Cooperazione 2040. Molte le testimonianze di giovani e meno giovani con esperienze di cooperazione e la presentazione di un progetto vincitore di una borsa di studio. A seguire, la tavola rotonda dal titolo “Giovani imprenditivi”, coordinata dal sociologo Flaviano Zandonai.

“Giovani ricercatori cercansi!”, approvato l’accordo di collaborazione tra i partner del concorso. Fino al 29 novembre sono aperte le iscrizioni al concorso transfrontaliero per i giovani talenti in ambito scientifico.

La Giunta provinciale, ritenendo che ricerca e innovazione siano aspetti strategici per lo sviluppo sociale ed economico, su proposta dell’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli, ha approvato oggi lo schema di accordo che definisce gli aspetti organizzativi e i reciproci impegni degli enti coinvolti nel concorso 2019-2020 “Giovani ricercatori cercansi!”, promosso dalla Provincia autonoma di Trento in collaborazione con l’Accademia Europea di Bolzano (EURAC), la Junge Uni Innsbruck e il Schweizerisches Alpines Gymnasium Davos (Grigioni).

Con il provvedimento di oggi viene offerta una cornice istituzionale alla fattiva collaborazione tra le parti, già concretizzata negli anni scorsi, nell’ambito delle azioni per promuovere l’interesse dei giovani per la ricerca e l’innovazione ed offrire loro occasioni per sperimentare in prima persona che cosa significa lavorare con la scienza e le sue applicazioni. La firma dell’accordo sarà il momento conclusivo di un lungo lavoro con i partner esteri, legato anche alla necessità di aggiornamento giuridico alle normative europee e di allineamento alle singole normative nazionali.

Il concorso è rivolto a giovani del Trentino Alto Adige, Tirolo e Grigioni di età compresa tra i 16 e i 20 anni ed è aperto alla partecipazione individuale o in piccoli gruppi di massimo 5 persone. È possibile iscriversi entro il 29 novembre prossimo. In palio ci sono premi in denaro da 1.000 a 3.000 euro. L’evento finale è previsto a Trento, presso il MUSE, il 23 e 24 aprile 2020.

I giovani ricercatori hanno l’opportunità di presentare studi o lavori di ricerca di base o applicata, o progetti finalizzati allo sviluppo sperimentale o di prodotto, vivendo autonomamente esperienze di ricerca, ma con la possibilità di confrontarsi a livello provinciale e internazionale con esperti e coetanei nell’ambito delle scienze naturali e dell’innovazione. Università di Trento, FEM, FBK e MUSE hanno già segnalato la loro disponibilità a collaborare con questa iniziativa. I progetti dovranno presentare un’impostazione scientifica, nonché uno svolgimento metodologicamente rigoroso e verranno valutati da esperti in merito all’originalità, all’approccio metodologico o allo svolgimento del lavoro.

 

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Le scadenze

– 29 novembre 2019: termine iscrizione presso la segreteria del concorso della regione di appartenenza; i partecipanti trentini dovranno inviare l’iscrizione tramite pec all’indirizzo: umse.industriaricerca@pec.provincia.tn.it.

– 31 gennaio 2020: consegna del progetto.

– 23 e 24 aprile 2020: finale del concorso presso il MUSE di Trento

Maggiori informazioni al link:

 

Questa mattina una delegazione di esercenti e di residenti del quartiere attorno a Piazza Portela, con alcuni rappresentanti di quartieri limitrofi, ha incontrato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal Commissario del Governo a seguito della lettera inviatagli, corredata di oltre 200 firme.

A dare ascolto e attenzione ai cittadini intervenuti, erano presenti, oltre al Commissario del Governo, anche il Questore, i rappresentanti della Polizia stradale, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia municipale, assieme ai rappresentanti del Comune di Trento, della Provincia e del Parlamento.

Residenti ed esercenti hanno potuto illustrare estesamente i motivi del disagio legato allo spaccio di droga e ai fenomeni di degrado che da anni vivono quotidianamente, spiegando casi e situazioni legate non solo all’area Portela/via Prepositura/piazza Da Vinci, ma anche ad altri quartieri del centro di Trento dove si stanno espandendo gli stessi fenomeni.
In risposta si sono succeduti i vari interventi dei rappresentanti delle forze dell’ordine, i quali hanno descritto le azioni di contrasto intraprese nell’ultimo anno (denunce ricevute, pattugliamenti, arresti, sequestri di sostanze stupefacenti, indagini su larga scala sul traffico internazionale di droga, controlli su esercizi, ecc.) ed hanno ringraziato i cittadini per la loro presenza, sollecitandoli a contribuire quanto più possibile con le segnalazioni, le quali consentono ad ogni forza azioni collegate, secondo competenza.

Sia i cittadini che i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle istituzioni hanno valutato come molto positivo l’aver potuto interfacciarsi ad un unico tavolo, cosa che ha permesso di comprendere le reciproche posizioni. Dal lato dei cittadini si è vista la rabbia, il senso di frustrazione e di impotenza, assieme alla volontà di non arrendersi alla criminalità e di difendere i propri quartieri, per ridargli la dignità e la sicurezza che meritano. Dal lato delle forze dell’ordine, si è dimostrata la determinazione a fare fronte a questa situazione, grazie anche alla collaborazione dei cittadini, con organizzazione di azioni specifiche e mirate, di cui alcune sono già in svolgimento e altre avverranno nelle prossime settimane e prossimi mesi.

L’incontro si è concluso con uno spirito di reciproca fiducia ed impegno alla collaborazione di tutte le parti per il bene della città.

 

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On. Martina Loss

Un successo il primo corso dell’Academy dedicata agli amministratori locali e conclusa oggi a Terzolas. Fugatti: “Formazione indispensabile alla crescita dell’autonomia trentina”.

“L’autonoma trentina ha bisogno di rigenerarsi. Fare l’amministratore in Trentino è diverso rispetto al resto d’Italia perché siamo un piccolo Stato. La nostra specificità ci costringe, ed è una fortuna, a cercare un rapporto diretto con i cittadini ed il territorio, a cui dobbiamo risposte concrete. Abbiamo aperto la nostra legislatura con gli Stati generali della montagna, laboratorio di ricerca dell’identità con un forte senso di territorialità. Fare l’amministratore oggi è complesso perché spesso si è oggetto di responsabilità, intese come rischio, eccessive e di una cultura del discreto del ruolo pubblico. A voi chiedo, al contrario, di riscoprire la consapevolezza che il ruolo di amministratore e sindaco è importante, così come è importante il forte radicamento sul territorio”. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha chiuso così il primo corso della Academy per giovani amministratori locali del Trentino. Da lunedì ad oggi, negli spazi del convento dei frati cappuccini di Terzolas, una ventina di responsabili degli enti pubblici hanno approfondito un tema di stretta attualità: “Politiche e progetti per lo sviluppo locale sostenibile”. Il bilancio dell’Academy è positivo e la conferma arriva dagli stessi partecipanti: “Da Terzolas ci portiamo via – spiega Edoardo Felicetti, sindaco di Moena – due parole chiave: qualita ed identità. Qui abbiamo avuto la conferma dell’importanza di costruire lo sviluppo del territorio puntando sulla qualità, e non la qualità, delle azioni che mettiamo in campo, tenendo presente l’identità distintiva dei singoli territori”.

A conclusione della Academy per giovani amministratori locali del Trentino, il programma ha proposto nel pomeriggio di oggi la tavola rotonda sul tema “Lo sviluppo e la coesione delle comunità e dei territori: quali sfide tra locale e globale”. All’incontro hanno preso parte Paride Gianmoena, presidente del Consorzio dei Comuni Trentini; Fausto Manzana, presidente di Confindustria Trento; Paolo Reboani, direttore generale del Ministero del lavoro e membro del comitato direttivo Ocse Leed; l’assessore all’autonomia e cultura della Regione Lombardia, Stefano Bruno Galli; e l’assessore provinciale agli enti locali, Mattia Gottardi. E proprio l’assessore Gottardi traccia la linea di una nuova amministrazione pubblica che ha nel locale le proprie radice e nel contesto globale le sfida da cogliere: “Il Trentino, così come qualsiasi altro contesto locale, ha bisogno di una nuova classe dirigente e la formazione è il migliore investimento per garantire il futuro ai nostri territori. Amministrare è complesso e richiede preparazione e competenza, come conferma la tavola rotonda di oggi. Nulla è facile perché la realtà presenta una varietà di aspetti che richiedono ai nostri amministratori competenza e multidisciplinarietà. A Terzolas abbiamo aperto un ciclo che in futuro proporrà nuovi momenti di formazione ma anche occasioni, per coloro che hanno già partecipato, di continuare il percorso iniziato in queste prime cinque giornate”.

Moderato da Alberto Faustini, direttore dei quotidiani l’Adige e Alto Adige, il seminario conclusivo ha rappresentato un momento di riflessione e di confronto tra visione politica e prospettive tecniche sui temi dello sviluppo locale in contesti montani alpini. In particolare, i relatori hanno discusso di sviluppo sostenibile nel quadro delle tendenze globali che condizionano e determinano in larga misura i destini delle comunità locali. Studi e ricerche recenti dell’OCSE enfatizzano – lo ha confermato nella sua relazione introduttiva, Alessandra Proto, responsabile del Centro OCSE di Trento per lo sviluppo locale – l’importanza di rafforzare a livello locale la capacità di adattamento e di resilienza rispetto alle modificazioni in atto. Nel corso del dibattito, è emersa l’esigenza di una governance rafforzata e di una risposta proattiva da parte dell’ente locale anche rispetto alle opportunità che questi cambiamenti possono offrire. “La montagna – come ha ribadito l’assessore lombardo Stefano Bruno Galli – non ha bisogno di assistenzialismo ma di opportunità che l’uomo con le sue virtù può cogliere. E la soluzione potrebbe essere il principio della sussidiarietà”. Ciò rappresenta una sfida complessa, che mette alla prova le capacità innovative dell’amministrazione locale.

“È perciò indispensabile – ha spiegato l’assessore Gottardi -, da un lato, generare nuove capacità nell’amministrazione pubblica locale, sia a livello di competenze individuali dei funzionari che degli amministratori, dall’altro individuare soluzioni organizzative. Il compito della politica è quello di favorire la spinta propositiva che arriva dalla nuova classe dirigente, della quale abbiamo uno splendido esempio qui a Terzolas, che deve essere messa nella condizioni di esprimere il meglio. Oggi l’amministratore rischia di rispondere di un marciapiede fatto male e di un ciclista che cade sulla ciclabile”.

Il presidente di Confindustria Trento, Manzana, è partito dagli amministratori: “Sono soggetti che si mettono in gioco e, nel caso di quelli locali, si mettono in relazione con il proprio territorio. Ancora oggi però, al centro sta il processo amministrativo burocratico e non l’uomo. Questo è un aspetto borbonico che frena lo sviluppo e il fare impresa soprattutto nelle valli, e va superato. Così come – ha continuato Manzana – deve tornare d’attualità il tema della natalità che è l’unica che può far ritornare l’uomo nelle nostre valli”.

Di globalizzazione e comunità ha parlato invece Paolo Reboani, direttore generale del Ministero del lavoro e membro del comitato direttivo Ocse Leed: “Il fenomeno della globalizzazione deve essere sempre relativizzato. Ha fatto salire il benessere di tante persone e, al contempo, ha penalizzato il ceto medio dei paesi sviluppati, determinando una frattura sociale. Da qui la crisi economica e sociale molto profonda a cui non hanno saputo rispondere gli Stati e la struttura pubblica, incapaci di percepire il disagio, e nemmeno i mercati, incapaci di generare meccanismi correttivi dei fenomeni negativi. Allo stesso tempo è stata dimenticata la comunità, il terzo pilastro, a cui sono legati il territorio, il principio della sussidiarietà e la coesione”.

Academy, la scelta giusta

Oltre 20 tra incontri e seminari in cinque giorni, riassunti nella sintesi presentata nella mattinata di oggi: l’agenda ha coinvolto in maniera totalizzante la ventina di partecipanti alla prima Academy, organizzato presso il convento Cappuccini di Terzolas (in val di Sole). Tra loro c’è Patrizio Andreatta, assessore al turismo del Comune di Borgo Valsugana: “Avere la possibilità di approfondire il tema dello sviluppo locale con esperti rappresenta per noi amministratori sicuramente un’opportunità di crescita. Da tempo avvertiamo la necessità di approfondire le nostre competenza per garantire ai nostri territori la governance di processi di sviluppo”

Il successo dell’Academy lo si deve agli organizzatori: la Provincia autonoma di Trento, la sede di Trento dell’Ocse e la Trentino School of management (Tsm). “L’Academy nasce – spiega Giovanni Gardelli, dirigente dell’Unità di missione strategica coordinamento enti locali, politiche territoriali e della montagna – per offrire ai partecipanti gli strumenti necessari a maturare una visione strategica, oltre che il quadro di conoscenza e il metodo, delle politiche di sviluppo del territorio. Agli amministratori offriamo la possibilità di comprendere l’architettura delle politiche, delle istituzioni e dei programmi provinciali, nazionali e comunitari, così da cogliere le opportunità che queste offrono per lo sviluppo locale”.

 

 

 

Conferenza stampa NOA31

Pubblicato da Coordinamento NO Valdastico Nord – A31 su Venerdì 8 novembre 2019

 

 

 

Alex Marini: Ho visitato l’istituto don Milani di Rovereto. È una scuola che sta facendo la sua parte per combattere violenza e bullismo. Qualche giorno fa la stampa aveva dato grande risalto ad alcuni fatti di violenza avvenuti all’istituto don Milani di Rovereto. Avevo preso subito posizione in merito, ritenendo che la scuola dovesse intervenire per affermare con forza da che parte stesse la ragione e dove invece fosse il torto sottolineando l’assoluta inammissibilità di certi comportamenti. Dopo aver visitato la scuola ed incontrato il dirigente scolastico posso dire di aver trovato che le mie preoccupazioni erano condivise e che il don Milani è un’ottima scuola, dotata di un corpo studentesco sano e di eccellenti insegnanti che hanno ben chiara la strada da seguire per risolvere con giustizia la grave situazione verificatasi loro malgrado.

Nel corso dell’ultima settimana ho visitato 2 volte il don Milani. La prima volta ho avuto un incontro col dirigente scolastico che mi ha illustrato le procedure che la scuola può e deve mettere in campo per attivare provvedimenti disciplinari e sanzionatori.

Proprio oggi sono invece stato invitato ad una discussione informale per approfondire il tema del bullismo e per studiare eventuali accorgimenti normativi e pratiche di prevenzione. Alla discussione hanno partecipato anche la deputata Emanuela Rossini, che sta lavorando su una proposta di legge in materia di bullismo, il dirigente scolastico e le insegnanti che lavorano quotidianamente su questi temi.

Sono rimasto positivamente impressionato dall’impegno e dalla passione con cui il corpo docente svolge la propria funzione educatrice e dai risultati raggiunti fino ad oggi. Un lavoro che non deve passare sotto silenzio o venire oscurato.
Anche leggendo i titoli dei giornali odierni, il timore che mi è sorto è che un singolo fatto, per quanto deprecabile e da sanzionarsi con rigore, rischi di vanificare quanto di buono è stato fatto al don Milani in questi anni. È vero, il fatto avvenuto è grave ma a quanto ho potuto osservare mi pare si tratti di un evento isolato, assolutamente non estendibile all’intera scuola.

È stato senza dubbio giusto dare notizia dell’aggressione avvenuta al don Milani, ma allo stesso tempo ritengo altrettanto giusto dire che approfondendo ci sarebbero anche tantissime buone notizie da dare riguardo a una scuola che in realtà si è dimostrata vigile e attenta sui temi della prevenzione.

Al don Milani ho scoperto una comunità scolastica che sta lavorando su gruppi di pari, mettendo in campo ad esempio il progetto “spazio ascolto” o il gruppo “Omsillub(e)”, cioè “bullismo” ma al contrario e trasformato al femminile, vista la partecipazione di tante ragazze, in cui studenti, professori e genitori si sono impegnati fattivamente negli ultimi tre anni. Al don Milani si è lavorato anche su un gruppo di lavoro dedicato alla partecipazione e alla rappresentanza studentesca nella gestione della scuola. Con buona probabilità ciò ha permesso di disinnescare già in partenza situazioni a rischio.

Sulla base di queste esperienze innovative ora l’intenzione del don Milani è cercare di ottenere una certificazione anti-bullismo. Se questa iniziativa andasse a buon fine il don Milani sarebbe una delle prime scuole d’Italia ad avere un piano antibullismo comprensivo di un sistema sanzionatorio, una codificazione delle procedure per l’individuazione e la gestione delle criticità relative al bullismo, un piano di formazione antibullismo e un’attività periodica di audit antibullismo.

Il mio augurio è pertanto che l’incidente di percorso in cui è incappato l’Istituto don Milani, non sia di impedimento al raggiungimento di scopi che mirano proprio a neutralizzare sul nascere episodi di violenza e sopraffazione verso i più deboli.

 

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Alex Marini (M5S)
Consigliere della Provincia autonoma di Trento

Ho recentemente presentato in Consiglio provinciale una interrogazione e una proposta di mozione su un auspicato progetto di restauro e valorizzazione di Castel Malosco.

Allego la risposta che l’assessore Bisesti ha dato alla mia interrogazione.
Di seguito la mia replica.

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Assessore dott. Mirko Bisesti

Gentile assessore Bisesti,
ho letto attentamente la sua risposta alla mia interrogazione sul restauro di Castel Malosco.

Constato con piacere che lei condivida con me l’importanza di valorizzare il Castello. Infatti nella sua risposta afferma testualmente “Quale privilegiato osservatorio sulla valle, nonostante alcuni importanti limiti funzionali (l’altezza del sottotetto, l’assenza di interrati, la presenza di una sola scala interna, la relativa perifericità, la presenza di ampie offerte concorrenziali), Castel Malosco potrebbe offrire spazi utili per la divulgazione e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico e in generale per la promozione del territorio. La visibilità, la dotazione di parcheggi, e l’ampio parco, la presenza di accessi distinti e autonomi, possono favorire anche l’uso per attività collaterali che concorrano alle proposte di valorizzazione”.

A questo punto mi lascia perplessa la sua affermazione che per i prossimi quattro anni non sono previsti interventi specifici su Castel Malosco, considerata la necessità di riavviare un progetto culturale e gestionale sostenibile e con obiettivi chiari di restauro. Castel Malosco è di proprietà provinciale e di conseguenza è la stessa Provincia, in particolare il suo assessorato, a dover istruire un percorso di restauro che permetta una futura apertura al pubblico.

Le chiedo quindi di riconsiderare il progetto di restauro e valorizzazione, stando alle sue affermazioni e cioè che: “ un eventuale parziale recupero ne consentirebbe la frequentazione più o meno stabile nell’ambito dei percorsi della “Rete” e specificatamente per quelli attivati per la Val di Non che negli ultimi anni hanno conosciuto un significativo sviluppo in termini di numero di siti visitabili e pubblico coinvolto”. Quindi assessore faccia rinascere Castel Malosco, attualmente in stato di abbandono, che è un patrimonio e bene comune, coinvolgendo anche la cittadinanza. Sono certa che saprà raccogliere la mia richiesta, conoscendo l’importanza che lei dà alla diffusione della cultura e al mantenimento delle tradizioni nelle valli trentine.

 

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Cons Lucia Coppola

 

 

Oggetto: Interrogazione n. 730 – Restituiamo al Trentino Castel Malosco. Con riferimento all’interrogazione di data 22 agosto 2019 con la presente si provvede a fornire riscontro ai quesiti sollevati.

Punto 1.
Antecedentemente al passaggio dell’intera proprietà, l’allora Servizio beni culturali aveva già intrapreso opere di messa in sicurezza (posa di tiranti) e successivamente alcuni puntuali interventi di minima manutenzione. Il Castello ora è chiuso e lo stato conservativo non consente l’apertura al pubblico. Il quadro fessurativo evidenzia dissesti in particolare nell’ambito verso valle. In vista della chiusura di alcuni importanti restauri su strutture fortificate e castellari ritenuti prioritari, il Castello di Malosco è stato oggetto a partire dal 2003 di primi studi che hanno portato alla redazione di un progetto preliminare. Tra le indagini e le azioni propedeutiche che la Soprintendenza ha avviato, si ricordano il rilievo geometrico e fotogrammetrico, le indagini georadar, i sondaggi stratigrafici, l’analisi dendrocronologica.

Punto 2.
I costi dell’intervento stimati in fase di progettazione preliminare architettonica, che individuava le destinazioni d’uso richiamate nell’interrogazione, ammontavano a circa sei milioni di euro. Si dava pertanto corso, compatibilmente con le risorse, alla progettazione preliminare e definitiva del solo intervento di consolidamento strutturale, su un importo stimato di circa 900.000 euro. Dal progetto strutturale emergevano alcune criticità in ordine alla stabilità del versante, alla presenza di cospicui riporti interni non indagati ed inoltre all’opportunità di definire l’effettiva necessità di operare un importante intervento per rendere fruibile l’unico vasto locale del Castello, ovvero il sottotetto. Si segnala inoltre che ciò corrispondeva ad una significativa fase di contrazione dei bilanci. Attualmente nel programma di legislatura non sono previsti interventi specifici su Castel Malosco, considerato, come sopra detto, la necessità di portare a termine la fase diagnostica e la necessità di riavviare un progetto culturale e gestionale sostenibile che dia obiettivi chiari al restauro.

Punto 3.
Fermo restando l’ordine di priorità degli interventi, la progettazione del recupero delle superfici di pregio, della dotazione impiantistica e delle finiture dipendono appunto dalla prospettiva di valorizzazione e di gestione che deve indirizzare questa seconda fase. Quale privilegiato osservatorio sulla valle, nonostante alcuni importanti limiti funzionali (l’altezza del sottotetto, l’assenza di interrati, la presenza di una sola scala interna, la relativa perifericità, la presenza di ampie offerte concorrenziali), Castel Malosco potrebbe offrire spazi utili per la divulgazione e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico e in generale per la promozione del territorio. La visibilità, la dotazione di parcheggi, e l’ampio parco, la presenza di accessi distinti e autonomi, possono favorire anche l’uso per attività collaterali che concorrano alle proposte di valorizzazione.

Punto 4.

Richiamando quanto sopra, è evidente che attualmente il castello non può essere inserito nella “Rete Castelli del Trentino” in quanto non restaurato e non accessibile, ma che un eventuale parziale recupero ne consentirebbe la frequentazione più o meno stabile nell’ambito dei percorsi della “Rete” e specificatamente per quelli attivati per la Val di Non che negli ultimi anni hanno conosciuto un significativo sviluppo in termini di numero di siti visitabili e pubblico coinvolto.
Cordiali saluti.

 

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Assessore dott. Mirko Bisesti

Sanità integrativa, nessun baratto con il rinnovo del contratto dei pubblici. Cgil Cisl Uil: gli accordi scaduti vanno rinnovati “senza sé e senza ma”. Tutto il resto sono inutili polemiche.

Dichiarazioni dei segretari generali Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti.

La disponibilità della Provincia a co-finanziare l’adesione volontaria dei familiari dei dipendenti pubblici al fondo di sanità integrativa provinciale Sanifonds per quanto ci riguarda non è, né sarà mai, merce di scambio contrattuale. Per questa ragione davanti alla posizione di chiusura assunta ieri dai vertici provinciali sui rinnovi contrattuali del comparto pubblico abbiamo ribadito la totale contrarietà a questa scelta che per noi è inaccettabile e siamo pronti a mobilitare i lavoratori e le lavoratrici come opportunamente dichiarato dalle categorie.

Per quanto riguarda le forme di sostegno al progetto di sanità integrativa provinciale, in un recente incontro in provincia Cgil Cisl Uil hanno sottolineato che è interesse del sindacato confederale consolidare lo sviluppo di Sanifonds – che già oggi ha superato i 60.000 iscritti e che deve interessare non solo i lavoratori del pubblico, ma anche i dipendenti dei comparti privati e ai free lance.

Il punto dunque è costruire un sistema integrativo di welfare territoriale per tutta la nostra comunità. Su questo punto, come è nella storia del sindacato trentino, siamo pronti a dare il nostro contributo. Il resto, per quanto ci riguarda, sono polemiche sul nulla costruite con il solo obiettivo di guadagnare un po’ di visibilità.

Il vicepresidente Tonina ai geometri: ”Qualità degli interventi e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente”.

“Qualità degli interventi di trasformazione del territorio e riqualificazione architettonica, energetica e strutturale del patrimonio edilizio esistente: sono alcune delle direttrici secondo cui intendiamo procedere”: il vicepresidente della Giunta provinciale Mario Tonina lo ha sottolineato intervenendo questo pomeriggio, alla sala conferenze di Trento Expo, al convegno dal titolo “Il geometra tecnico della famiglia e figura di collegamento fra cittadino e pubblica amministrazione”.

L’appuntamento è stato organizzato dal Collegio Geometri della provincia di Trento nell’ambito della fiera “Idee Casa Unica”. “Per intervenire sul territorio, patrimonio comune, e sul paesaggio, espressione della comunità – ha aggiunto il vicepresidente Tonina – i geometri sono e saranno ancora chiamati ad essere protagonisti”.

Ricordato l’investimento fatto dalla Provincia attraverso il bando per i centri storici e il fondo del paesaggio, il vicepresidente della Provincia ha ribadito come nella prossima manovra di bilancio sia stata inserita l’istituzione di un fondo per la “Green Economy”, per finanziare investimenti pubblici innovativi e interventi di efficentamento energetico, su infrastrutture, immobili e impianti. E’ stato previsto inoltre, ha aggiunto, l’orientamento delle politiche pubbliche all’equità territoriale. Tonina ha anche affrontato il tema, sfidante per la pubblica amministrazione, della digitalizzazione degli strumenti urbanistici e delle pratiche edilizie.

Tra gli obiettivi, ha spiegato infine, vi è anche l’aggiornamento del Piano urbanistico provinciale, programma impegnativo e ambizioso ma necessario alla luce dei cambiamenti che caratterizzano la società: dal clima a una diversa sensibilità per i temi ambientali, dall’economia alla mobilità.

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