Nota di presentazione del disegno di legge presentato da Alex marini (5 Stelle) per istituire presso il Consiglio provinciale un osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e per la promozione della trasparenza e della cittadinanza consapevole.

Sarà la Prima Commissione permanente del Consiglio ad esaminare il disegno di legge 34 proposto il 30 ottobre scorso da Alex Marini del Movimento 5 Stelle. Il testo prevede di istituire inserendo un’apposita norma nella legge provinciale 15 del 2011 dedicata alla “promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile per la prevenzione del crimine organizzato”, un “osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e per la promozione della trasparenza e della cittadinanza consapevole”.

 

*

Tre compiti: raccogliere dati, elaborare proposte e assistere gli enti pubblici.

L’osservatorio andrebbe incardinato presso il Consiglio provinciale per svolgere tre tipi di attività. La prima è la raccolta e l’analisi dei dati riguardanti la presenza della criminalità organizzata in Trentino e sulle iniziative pubbliche o private intraprese per contrastarla anche con la creazione di sistemi digitali per la raccolta di informazioni. In secondo luogo l’osservatorio sarà chiamato ad elaborare e proporre al Consiglio e alla Giunta provinciale azioni idonee a rafforzare gli interventi di prevenzione e contrasto alla criminalità, soprattutto con misure per la trasparenza e la legalità realizzate anche attraverso la rete internet, segnalando alle autorità competenti le situazioni problematiche e tenendo conto dei settori economici e amministrativi più esposti alle infiltrazioni criminali individuati nei rapporti delle autorità inquirenti e delle forze dell’ordine. Terzo impegno dell’osservatorio: assistere gli enti a ordinamento provinciale e i comuni trentini, a loro richiesta, nell’analisi del contesto esterno a fini di contrasto della corruzione.

 

*

Cinque componenti esperti in questo settore.

Il disegno di legge di Marini stabilisce che l’osservatorio sia formato da cinque personalità di riconosciuta esperienza nel campo del contrasto al crimine organizzato e della promozione di legalità e trasparenza, che assicurano indipendenza di giudizio e azione rispetto alla pubblica amministrazione e alle organizzazioni politiche, sindacali e di categoria. Per ogni giorno di effettiva partecipazione alle sedute dell’osservatorio, ai suoi componenti spetta un compenso di 140 euro, oltre al rimborso delle spese di viaggio sostenute per lo svolgimento dell’incarico, in misura analoga a quanto previsto per i consiglieri provinciali. I componenti dell’osservatorio sono nominati dall’ufficio di presidenza del Consiglio provinciale e non possono essere immediatamente rieleggibili. Sono individuati con un sorteggio, a cura del segretario generale del Consiglio provinciale, un membro effettivo e un membro supplente nell’ambito di ciascuna delle terne proposte dai presidenti della corte d’appello di Trento, della sezione di controllo della corte dei conti di Trento, del tribunale amministrativo regionale di Trento e del Consiglio delle autonomie locali e della terna proposta dal rettore dell’Università degli studi di Trento. Infine il ddl fissa in cinque anni la durata in carica dell’osservatorio.

 

*

La relazione illustrativa: il Trentino non è un territorio immune dal fenomeno.

Nella relazione illustrativa che introduce il disegno di legge, Marini ricorda che al riguardo il 26 luglio scorso il Consiglio provinciale aveva approvato un ordine del giorno che impegnava la Giunta in due direzioni: a predisporre entro due mesi una comparazione tra i quadri normativi esistenti in materia di organismi regionali, provinciali e locali per il monitoraggio del fenomeno della criminalità organizzata; e ad istituire appunto un osservatorio (entro il 31 dicembre 2019), per contribuire alla raccolta e all’analisi di dati ed informazioni al fine di predisporre le politiche pubbliche necessarie per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la corruzione nel territorio Trentino. Il 24 settembre scorso la presidenza della Provincia ha mantenuto il primo impegno segnalando come nelle Regioni dove è presente un osservatorio del genere, questo venga incardinato presso il Consiglio regionale e formato alternativamente o da esponenti di maggioranza e minoranza, garantendo così un’equa partecipazione delle forze politiche, oppure da professionalità esterne di comprovata esperienza in materia di criminalità organizzata.

Secondo Marini poi, quanto riguarda la diffusione della corruzione, “non si può fingere che il territorio della Provincia autonoma di Trento ne sia esente. I rapporti annuali delle forze dell’ordine locali parlano quasi esclusivamente di traffico di sostanze stupefacenti e furti e quasi per nulla dei reati contro la pubblica amministrazione, ma il costo aggregato della corruzione si fa sentire anche da queste parti. Da noi, salvo l’ambito delle grandi opere per i grandi assi ferroviari e stradali, forse non ci sarà l’humus per una corruzione politica accentrata ma di certo c’è quello della cosiddetta corruzione politica decentrata e di quella burocratica, che non si manifestano più solo con giri di mazzette in contanti ma soprattutto attraverso altre forme di scambio, cioè tramite incarichi e consulenze di vario tipo forniti in base a rapporti di reciprocità ufficialmente invisibili ma di fatto reali nelle loro conseguenze, laddove queste attività pagate con denaro pubblico diventano esse stesse merce di scambio”.

Sui seggiolini anti-abbandono è il caos più totale. Lo denuncia il Codacons, ricordando che proprio oggi entra in vigore l’obbligo di montare sulle auto che trasportano bambini fino a 4 anni un dispositivo anti-abbandono, per evitare che i bimbi possano essere dimenticati in auto.

“Come al solito un provvedimento importante e utile per la sicurezza dei cittadini si trasforma in un pasticcio a causa della fretta con cui è stata adottata la misura e della mancanza di informazioni alle famiglie – denuncia il presidente Carlo Rienzi – Pochi sono i genitori che conoscono le caratteristiche tecniche che devono avere tali dispositivi, e il rischio è quello di acquistare prodotti non conformi, sprecando soldi e andando incontro a sanzioni”.

“Ma la cosa più grave è che, mentre sui genitori incombe l’obbligo di installare il seggiolino, nulla si sa circa il bonus da 30 euro per l’acquisto del dispositivo inserito del Dl Fisco come incentivo alle famiglie – prosegue Rienzi – Chi avrà diritto a tale bonus e sulla base di quali criteri? E l’incentivo varrà anche su acquisti già effettuati, dal momento che il seggiolino è già obbligatorio?”.

Domande che al momento non hanno risposta e che generano il caos, mentre si profilano numerosi problemi in capo alle famiglie: chi non si doterà del dispositivo rischia infatti multe fino a 326 euro e, in caso di incidente stradale, perde il diritto al risarcimento. Senza contare il rischio speculazioni sui prezzi: l’obbligo darà vita ad una corsa all’acquisto del seggiolino, con i produttori che potranno alzare i prezzi a proprio piacimento speculando sullo stato di necessità dei genitori – conclude il Codacons.

Nella seduta di ieri, 6 novembre, il Consiglio e il Collegio dei revisori dei conti dell’Ordine dei Medici Chirurghi e odontoiatri di Trento ha ritenuto suo dovere dare un segnale di coerenza e di testimonianza a sostegno della vaccinazione anti influenzale anche tra gli operatori sanitari, medici e odontoiatri per primi.

“Non saremmo buoni operatori sanitari se non ci premurassimo di tutelare la salute di chi a noi si affida anche evitando di trasmettere loro il virus influenzale. Lo facciamo con la vaccinazione aderendo convinti alla campagna #iomivaccino promossa dall’APSS.”

Ritengo che la diffusione di questa nostra testimonianza, pur nella sua normalità, possa contribuire a sostenere e credere nella prevenzione, arma imprescindibile a difesa del SSN e di tante sofferenze per il cittadino.

 

*
Marco Ioppi
Presidente ODM

 

*

L’epidemia influenzale a detta degli esperti nel 2020 sarà di media intensità e interesserà oltre 5 milioni di italiani, con un aumento dei casi gravi soprattutto tra le persone più fragili.

Allo Stato e alle famiglie, tra i costi della gestione dei casi più gravi, la perdita di denaro connessa alle assenze sul lavoro e l’esborso per i farmaci da banco l’epidemia influenzale costerà quasi quanto una manovra economica.

Al contrario la vaccinazione anti influenzale, misura di prevenzione di comprovata efficacia, efficienza e sicurezza, si conferma un’arma a basso costo.

L’ordine dei Medici della provincia di Trento aderisce e sostiene la campagna di vaccinazione antinfluenzale promossa dall’Azienda Sanitaria e lo fa con il dichiarato obiettivo di sensibilizzare ancora di più gli operatori sanitari che sono a maggior rischio di contrarre il virus per il quotidiano contatto con i pazienti. Se non vaccinati, possono a loro volta trasmettere l’influenza ai propri familiari, ad altri operatori sanitari e soprattutto ad altri pazienti, i quali possono andare incontro a forme gravi, se non addirittura letali.

Nella nostra provincia il numero degli operatori sanitari che aderisce alla vaccinazione antinfluenzale è circa del 30% e, pur essendo in aumento, è ancora troppo basso. Per testimoniare l’importanza di questa arma di prevenzione e sensibilizzare i propri iscritti alla campagna di vaccinazione anti influenzale il Consiglio Direttivo e il Collegio dei Revisori dei Conti dell’Ordine dei Medici della provincia di Trento ha deciso di dare, per primo, esempio di responsabilità e coerenza e il 6 novembre ha aderito in blocco alla vaccinazione

Il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza di Roma, ha concluso una sofisticata indagine tecnica nel mondo del Dark Web individuando gli amministratori del noto Berlusconi Market, una piattaforma di vendita on-line di ogni genere di merce illegale, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Brescia. L’indagine, avviata nello scorso mese di maggio con l’operazione Darknet.

Drug, aveva consentito di identificare in Barletta (BT) un vendor di sostanze stupefacenti, noto nell’ambiente del Dark Web come g00d00, e di trarlo in arresto unitamente ad un altro soggetto trovato in possesso di armi da sparo. Nel corso dell’operazione erano stati sequestrati anche 2,2 Kg. di sostanza stupefacente (cocaina, ketamina, MDMA) pronta per essere commercializzate su Internet, 163 pasticche di ecstasy già pronte e 78 francobolli impregnati di LSD. Inoltre, era stato sottoposto a sequestro un locale commerciale, sito in Barletta (BT), in cui veniva esercitata l’attività di exchange di Bitcoin, la moneta virtuale molto diffusa nel mondo dell’illegalità connessa ai traffici illeciti nel Dark Web.

I personal computer, notebook e smartphone sequestrati nel corso dell’operazione sono stati esaminati secondo le migliori tecniche di analisi forense per risalire agli amministratori del Black Market denominato Berlusconi Market, un luogo virtuale di vendita di merce illegale con guadagni di migliaia di euro mensili.
Come noto, i Black Market del Dark Web sono risorse informatiche accessibili solo utilizzando browser che consentono di navigare in rete in completo anonimato (browser TOR con dominio.onion). Le risorse del Dark Web non vengono indicizzate dai comuni motori di ricerca e non sono registrate presso i pubblici registri dei domini in quanto finalizzate a garantire l’anonimato degli utenti che vi navigano. Per ottenere questo risultato la connessione viene fatta “rimbalzare” tra più server, ubicati in Stati diversi, chiamati nodi, in modo da rendere pressoché impossibile rintracciare la sua reale origine. Inoltre, i dati scambiati vengono criptati tra un nodo e l’altro. L’accesso non è libero ma ristretto agli utenti accreditati.

Grazie alla perizia e all’intuito degli investigatori nel corso dell’analisi forense dei dispositivi sequestrati ai soggetti arrestati, è emerso che i due soggetti erano coinvolti anche nella gestione del Blak Market del Dark Web denominato Berlusconi Market.

Berlusconi Market si presenta come un vero e proprio mercato on-line in cui i numerosi venditori (vendor) pubblicizzano e propongono in vendita merci e servizi illegali. Berlusconi Market era gestito da due “nickname” di cui uno – VladimirPutin – con il ruolo di amministratore e l’altro – EmmanuelMacron – quale moderatore. A partire da gennaio 2019, Berlusconi Market ha rappresentato il più importante mercato del Dark Web, sia per quantità di oggetti in vendita, sia per il volume degli scambi con oltre 100.000 annunci di prodotti illegali. Berlusconi Market funziona con le stesse modalità di un normale sito di e-commerce, con la differenza che gestisce e promuove la vendita di prodotti di natura illecita, sfruttando l’anonimato del protocollo Tor, caratteristico del dark Web.

La creazione di un account su tale portale è impostata su username e password, in totale anonimato. Considerando la peculiarità della merce posta in vendita, l’utilizzo del Market rende estremamente pericolosa la risorsa in questione, poiché si rivolge ad una vasta platea di acquirenti e venditori, essendo accessibile da soggetti di tutto il mondo. I prodotti in vendita sono organizzati nelle seguenti categorie:

– servizi relativi ai cosiddetti “Bank Drops”, servizi per i quali un intermediario si offre di effettuare una transazione su un conto corrente indicato dal cliente, dietro pagamento di una commissione pari ad una certa percentuale della transazione effettuata. Tale servizio viene generalmente richiesto quando si vuole celare la provenienza di una certa disponibilità finanziaria (anche in bitcoin) che verrà inviata all’intermediario, il quale provvederà a recapitare la somma al destinatario finale tramite un tradizionale bonifico bancario da un conto corrente “pulito” a sua disposizione;

– annunci relativi a documenti di identità, nazionali ed esteri, riportanti i segni distintivi dei rispettivi Paesi. Vi sono diverse tipologie di documenti posti in vendita, materiali o digitali. Nel caso dei documenti di identità digitali, vi è la possibilità da parte dei clienti di acquistare cosiddetti template, ovvero veri e propri file editabili sui quali inserire dati anagrafici e fotografie a piacimento degli utilizzatori finali, per poi stampare un numero illimitato di documenti falsi.

– più di 30.000 annunci di vendita relativi a farmaci e sostanze stupefacenti suddivisi in: Benzos (psicofarmaci), Cannabis &Hashish, Dissociatives (allucinogeni dissociativi), Ecstasy (MDMA o ecstasy), Opioids (oppioidi), Prescription (medicinali soggetti a prescrizione medica), Steroids (steroidi), Stimulants (stimolanti), Psychedelics (sostanze pischedeliche), Pharaphernalia (strumenti per l’alterazione e prodotti per il trattamento delle sostanze stupefacenti), Other (sostanze e farmaci non categorizzate), oltre alla cocaina e all’eroina;

– 600 annunci riguardanti la vendita di oro, argento ed altri prodotti di gioielleria, verosimilmente di provenienza illecita o contraffatti;
– più di 5.000 gli annunci relativi alla vendita di armi, esplosivi e munizionamento, tra cui armi da guerra tipo Kalashnikov;
– software comprendenti diverse categorie di applicativi di carattere dannoso (virus informatici), tra cui: Botnet, Malware ed Exploits;
– Security &Hosting, ove si possono rinvenire utilità di controllo remoto e VPN utili a celare il proprio indirizzo IP, tutti strumenti volti ad incrementare le misure di sicurezza in termini di anonimato online, al fine, generalmente, di camuffare la propria identità virtuale per il compimento di scopi illeciti o bypassare blocchi governativi.

Nell’ambito dell’analisi forense sono emerse le conversazioni scambiate tramite applicazioni di messaggistica istantanea con un terzo soggetto, il quale riusciva ad esercitare una sorta di controllo sui proventi legati alla piattaforma di vendita Berlusconi Market in qualità di amministratore del market stesso. L’abilità degli investigatori ha consentito quindi di identificare il terzo soggetto, ugualmente residente in Puglia.

Dal complesso degli approfondimenti tecnici esperiti è emerso che i tre soggetti, hanno costituito tra loro una associazione a delinquere per l’amministrazione della piattaforma Berlusconi Market, poiché:
– hanno sostenuto le spese relative al suo funzionamento;
– hanno preso le decisioni relative alla gestione;
– erano in possesso delle credenziali di amministratore;
– hanno suddiviso tra loro i proventi illeciti maturati per circa 41 bitcoin, pari a circa 400.000,00 euro a fronte di un volume complessivo di transazioni annue pari a circa 2 milioni di euro.

In sostanza, hanno allestito l’infrastruttura informatica allo scopo di gestire il Black Market, che si rivolgeva a utenti di tutta Europa e del mondo (USA, Canada, Australia), e quindi consumare una serie indeterminata di delitti in concorso con i terzi vendor, quali la vendita di armi da guerra, di sostanze stupefacenti per ingenti quantitativi e di valuta contraffatta, la ricettazione consumata mediante l’offerta in vendita di carte di credito contraffatte, documenti di identità contraffatti, di codici e credenziali relativi a carte di credito o home banking carpiti mediante accesso abusivo a sistemi informatici, tutti delitti aggravati dalla transnazionalità della condotta. La condotta degli amministratori del Black Market agevolava quindi, in maniera determinante, la commissione dei reati in concorso con i vendor mediante la concessione di uno spazio web (vetrina) sul proprio store (negozio) virtuale, unitamente alla gestione dei pagamenti (in criptovalute), al fine di conseguire un profitto per tale attività illegale.

Gli elementi raccolti grazie alle minuziose attività investigative svolte dal personale specializzato del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, con il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Brescia, hanno portato all’emissione di misure cautelari personali della custodia in carcere a carico di tre soggetti (G.D.M. e G.R., residenti in Puglia e L.D.V. residente in Puglia e domiciliato a Torino). Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria appartenenti al predetto Nucleo Speciale hanno dato esecuzione alle misure disposte, eseguendo altresì 5 perquisizioni domiciliari in Barletta (BT), Andria (BT), Putignano (BA) e Torino.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati numerosi dispositivi tecnologici (personal computer,notebook, memorie digitali e smartphone) sui quali verrà successivamente svolta l’analisi forense, anche per risalire ai vari vendor del Black Market. Sono stati altresì sottoposti a sequestro un bilancino di precisione e numerose confezioni di presunti medicinali e farmaci illeciti, che saranno sottoposti ad analisi tecnica.

Dal momento dell’esecuzione delle misure cautelari il Berlusconi Market ha interrotto l’operatività. Dopo le operazioni dell’FBI statunitense e della polizia olandese nei confronti dei Black Market “Silk Road”, “Alfa Bay” e “Hansa Market”, Berlusconi Market costituisce il quarto esempio al mondo di Black Market del Dark Web reso non più operativo.

La Polizia di Stato di Ancona congiuntamente alla sezione di Polizia Giudiziaria della locale Polizia Municipale, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona, hanno eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di un dipendente pubblico in servizio presso il Comune di Ancona e n. 4 imprenditori del settore edilizia ritenuti responsabili di corruzione aggravata.

L’articolata e complessa attività investigativa, iniziata nell’autunno del 2018, ha visto come principale protagonista il pubblico ufficiale del Comune di Ancona il quale, violando quelli che sono i principi cardine del buon andamento della pubblica amministrazione, ovvero il principio di trasparenza, economicità, correttezza, nonché inosservante del rispetto del principio di rotazione degli inviti e delle assegnazioni dei lavori, ne liquidava il compenso in modo diretto e sistematico sempre alla stessa rosa di ditte “amiche” comprese in un vero e proprio “cartello”, una moltitudine di lavori in gran parte mai eseguiti e, in altri numerosi casi eseguiti solo in parte e per un valore di gran lunga inferiore a quello corrispondente al denaro pubblico erogato.

In cambio il dipendente pubblico riceveva dagli “imprenditori amici” ogni forma di illegittima utilità riscontrata durante l’attività di indagine.

Nel corso dell’attività investigativa sono emersi altri fatti delittuosi che hanno coinvolto altre 30 persone, indagate, a vario titolo per i reati di:

• ABUSO D’UFFICIO

• FALSITA’ MATERIALE E IDEOLOGICA IN ATTI PUBBLICI

• TURBATA LIBERTA’ DEGLI INCANTI ED IN MATERIA AMBIENTALE

• TRUFFA AGGRAVATA AI DANNI DELLO STATO FINALIZZATA AL CONSEGUIMENTO DI EROGAZIONI PUBBLICHE

• RIFIUTO DI ATTI D’UFFICIO

Sono tutt’ora in corso anche n.10 perquisizioni locali delegati dall’Autorità Giudiziaria a carico di parte degli indagati implicati a vario titolo nella vicenda giudiziaria.

Una s. Messa per le vittime migranti. L’arcivescovo Lauro Tisi domani, venerdì 8 novembre, alle ore 18.30, a Trento nella chiesa del seminario diocesano di corso Tre Novembre. Messa del vescovo Lauro per tutte le vittime migranti domani (8 novembre) in Seminario (ore 18.30), dopo presentazione del libro sui corridoi umanitari.

Una s. Messa per le vittime migranti. La presiede l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi domani, venerdì 8 novembre, alle ore 18.30, nella chiesa del seminario diocesano di corso Tre Novembre. L’Arcivescovo ha fortemente voluto questo momento di preghiera, pensando non solo ai troppi morti in mare, ma a tutti coloro che hanno perso la vita nel tentativo di trovare un approdo di speranza, fuggendo spesso da guerra e fame.

Prima della s. Messa, monsignor Tisi sarà alla libreria Ancora di via s. Croce a Trento, alla presentazione del libro di Mario Marazziti «Porte aperte. Viaggio nell’ Italia che non ha paura» (Editore Piemme), dedicato all’esperienza dei corridoi umanitari che in questi ultimi anni ha visto realizzarsi un canale preferenziale pure con il Trentino.

Questo anche grazie all’apertura della Diocesi che ha messo a disposizione gratuitamente fin da subito le proprie strutture, in particolare a San Nicolò sulla collina del capoluogo, per ospitare alcune famiglie di profughi siriani.

Biancofiore. Alto Adige: Intervenga la Procura. Südtirol Freiheit incita all’odio razziale, partito fuori dall’arco costituzionale.

Qualcuno apra gli occhi su quello che quotidianamente accade nella mia terra, nell’Alto Adige, autonomia dell’Italia, paese fondante dell’Unione Europea. il mio è un urlo di dolore e una richiesta di aiuto. Nell’inesistenza dell’Unar, utile solo al poltronificio nazionale, il caso vada immediatamente al vaglio della commissione Segre, appena varata dal Senato e della “No hate Parlamentiary Alleance” del Consiglio d’Europa.

Ma soprattutto intervenga la Procura della Repubblica di Bolzano, Südtirol Freiheit è un partito che deve essere dichiarato fuori legge perché fuori dall’arco costituzionale democratico italiano. Mi riferisco all’ultimo caso del più basso e schifoso incitamento all’odio razziale, discriminazione etnica, persecuzione contro lo stato italiano, la comunità italiana, messo in scena dal partito dei nipotini della Klotz con una manifesto affisso davanti all’ospedale e in tutto l’Alto Adige che rappresenta la foto di un cadavere sulla barella, morto secondo la loro intenzione, a causa del fatto che il medico era italiano e non sapeva il tedesco.

Questo perché in Alto Adige nel 2020 in barba allo Statuto che prevedeva la fine dalla proporzionale etnica nel 2000, i medici non vengono scelti per meriti ma per la lingua che parlano. Forza Italia proporrà un’azione penale in merito, mi auguro di concerto al Ministero della sanità, all’assessore alla sanità e all’ordine dei medici sia a Bolzano che alla procura della Repubblica di Roma.

Dopo lo sciacquone sull’inno d’Italia, dopo la scopa che spazza via il tricolore, dopo i manifesti che incitano alle bombe sui tralicci, qualcuno che ha il potere di farlo si muoverà finalmente contro un partito di ispirazione neonazista,secessionista,offensivo che porta aventi costantemente atti e manifestazioni di esplicito odio e persecuzione contro l’Italia, e una capillare diffusione attraverso vari mezzi di comunicazione di disprezzo delle persone, dei professionisti e della minoranza italiana?

E il paradosso è che i consiglieri di Südtirol Freiheit vivono e scialacquano contro l’Italia, grazie agli stipendi e ai fondi erogati al gruppo , dallo stato italiano. Se si lascia passare anche questa speculazione sui morti e sulla sanità, non lamentiamoci più se il nostro Paese viene considerato debole, senza identità e orgoglio nazionale.

 

*

Michaela Biancofiore, parlamentare FI e
Coordinatrice regionale del Trentino Alto Adige

Disorganizzazione aziendale sulla campagna vaccinale antiinfluenzale. Cisl medici del Trentino segnala che, nonostante la programmazione provinciale prevedeva a fine ottobre la consegna dei vaccini antiinfluenzali per l’inizio della campagna che doveva iniziare il 4 novembre, ai 370 medici di famiglia che devono vaccinare i propri pazienti adulti, a tutt’oggi, in tutte le valli, ed a Trento, i vaccini antiinfluenzali non sono stati dati in maniera tale da soddisfare tutte le richieste dei pazienti dei medici di famiglia nei rispettivi ambulatori sul territorio, con gravi disagi per medici e pazienti. Disagi che, a volte, sono sfociati in contrasti verbali tra azienda e medici stessi.

L’APSS, cioè, non ha, come pattuito, rifornito al 100% i medici di base, che denunciano una mancanza di dosi che, in alcuni casi, supera anche il 50%.

Ci chiediamo a cosa serve il tanto marketing pubblicitario sbandierato dall’APSS, con manifesti, locandine, annunci alla popolazione di recarsi dal proprio medico di famiglia, spiegando quanto importante sia immunizzarsi contro l’influenza stagionale, se poi non ci forniscono dei quantitativi richiesti in tempi non sospetti,a causa della loro disorganizzazione.

L’obiettivo della medicina generale, controfirmato da un accordo provinciale con l’ex Assessore Zeni, prevedeva di aumentare quest’anno, come l’anno precedente, la copertura vaccinale soprattutto nelle categorie a rischio, tenendo conto che l’influenza può portare a complicanze mortali.

Se invece i vaccini vengono consegnati ai medici di famiglia, per un quarto una settimana, un altro quarto la settimana dopo e il 50% stiamo ancora attendendo che ce li mettano a disposizione, tra l’altro obbligando i medici delle valli a lunghi tragitti a vuoto presso i distretti per la consegna, noi tutti avremo solo un mese e mezzo per realizzare tutto il processo. E questo si ripercuoterà anche sul nostro lavoro negli ambulatori e nelle visite domiciliari, nei confronti di coloro che, infettati in questi giorni, non per colpa nostra ma solamente aziendale, non possono essere vaccinati per tempo.

 

*
Dott. Nicola Paoli
Segretario Generale Cisl medici del Trentino

Pubblicato il Global Collections Report 2019 di CISAC. Il Presidente SIAE Mogol: “Il digitale corre veloce, ma per andare lontano serve la Direttiva Copyright”.

Continua a crescere per il quinto anno consecutivo la raccolta globale del diritto d’autore da parte delle società di gestione collettiva, che nel 2018 hanno incassato complessivamente 9.65 miliardi di euro, registrando un incremento dello 0.9% rispetto ai risultati già positivi dell’anno precedente. È quanto emerge dai dati presenti nel Global Collections Report 2019, pubblicato oggi da CISAC (Confédération Internationale des Sociétés d’Auteurs et Compositeurs).

Rispetto a tutti i Paesi e a tutti i repertori creativi, la raccolta totale conferma un trend positivo che segna un aumento del 25.4% rispetto al 2014, dimostrando ancora una volta che il modello delle società di gestione collettiva come SIAE si conferma vincente a livello internazionale. La Società Italiana degli Autori ed Editori, nella top 10 mondiale, si mantiene stabile al sesto posto, posizione che ha guadagnato nel 2012, mantenendo l’Italia sul gradino più alto del podio per il repertorio lirico e teatrale.

A livello globale il grande balzo in avanti riguarda i proventi da raccolta digitale, che crescono del 29%, arrivando a toccare quota 1.64 miliardi di euro. Nella musica, che rappresenta la quasi totalità degli incassi, si registra un aumento complessivo del 26.8%. Nonostante i riscontri positivi sulla crescita della raccolta digitale, a livello complessivo questa rappresenta soltanto il 17% del totale.

Nel trainare la crescita della raccolta digitale, oltre che l’aumento delle sottoscrizioni ai servizi streaming, significativo è stato lo sforzo continuo delle società di gestione collettiva per stringere e rinnovare gli accordi di licenza con le diverse piattaforme. Il dato italiano sulla crescita è in linea con il contesto globale: la raccolta digitale di SIAE è aumentata del 28.4% rispetto al 2017, registrando un +129% sugli ultimi cinque anni.

“La nostra vita, oggi, è profondamente legata al digitale, e anche la cultura e le opere creative passano attraverso questi strumenti. L’uso che ne facciamo cresce esponenzialmente, a tutte le età e a tutte le latitudini. Mi chiedo come sia possibile che ci siano ancora dubbi sul fatto che l’unica strada percorribile per garantire il diritto degli autori ad un’equa remunerazione sia attuare correttamente la Direttiva Copyright, per la quale SIAE si è sempre battuta e continuerà a battersi anche in futuro – ha commentato il Presidente SIAE Giulio Rapetti Mogol – A fronte di una così evidente rivoluzione di usi e costumi che per le grandi piattaforme digitali vale profitti enormi, anche il compenso per il lavoro degli autori deve avere un’adeguata remunerazione. Si può, anzi si deve, e al più presto, fare di più.”

La Direttiva Copyright, difatti, stabilisce chiaramente la responsabilità delle piattaforme digitali rispetto ai contenuti protetti da diritto d’autore, superando le deroghe predisposte dal “Safe Harbour” della Direttiva E-commerce del 2000.

Sulla stessa linea di Mogol è il Presidente di CISAC Jean-Michel Jarre: “Il digitale è il nostro futuro, e i proventi per i creativi crescono a ritmi rapidi, ma il digitale ha anche un ‘lato oscuro’, dovuto a un difetto di fondo nel quadro giuridico, che continua a sottrarre valore al lavoro degli autori. Ecco perché la Direttiva Europea sul Copyright è cruciale per gli autori, ovunque essi siano. La Direttiva ha mandato uno straordinario segnale positivo a tutto il mondo, per stabilire un equilibro tra creatori e piattaforme digitali basato sull’equità.”

Con un valore medio pari a 13.587 Euro per addetto nel 2018 gli investimenti totali per addetto sono aumentati del 4,8% rispetto all’anno precedente. Questo risultato è frutto della variazione positiva sia della componente materiale (investimenti fissi lordi), cresciuta del 4,1%, che della componente immateriale, in aumento dell’11,9%.

Dall’indagine congiunturale annuale, curata dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio di Trento, risulta che nel 2018 il 24,6% delle imprese ha effettuato investimenti per un valore superiore ai 10.000 euro per addetto, il 63,2% ha investito meno di 10.000 Euro, mentre il 12,1% non ha effettuato interventi.

A livello settoriale, si distinguono per intensità degli investimenti il settore manifatturiero (23.146 euro/addetto) e il commercio all’ingrosso (16.149 euro/addetto). Il meno dinamico dei settori (4.304 euro/addetto) è risultato invece quello dei servizi alle imprese, comparto nel quale il peso finanziario di attrezzature e macchinari è storicamente piuttosto basso.

La finalizzazione degli investimenti operati nel corso del 2018 riguarda innanzitutto la sostituzione di impianti usurati, guasti e obsoleti (57,6%). Seguono, per frequenza, l’ampliamento della capacità produttiva (24,7%), il miglioramento di qualità rilevanti dei prodotti esistenti (24,5%) e il rinnovamento e miglioramento della flessibilità dei processi produttivi (21,7%).

Le decisioni circa l’entità degli investimenti delle imprese sono state condizionate in primis dall’andamento della domanda (36,2%), ma anche, e in maniera rilevante, dalla disponibilità di condizioni monetarie e finanziarie favorevoli (32,1%), dall’andamento del mercato di riferimento (27,8%) e dal superammortamento/iperammortamento (24,4%).

Altri fattori via via meno incisivi sono rappresentati dagli incentivi e agevolazioni introdotti a livello provinciale (14,0%), dal Piano nazionale Industria 4.0 (8,8%) e dagli incentivi fiscali nazionali (6,7%). Il credito d’imposta per le spese in R&S ha invece influito più marginalmente e, in particolare, per le unità di più piccola dimensione.

Da sottolineare che, a fine 2018, l’occupazione delle imprese esaminate presentava un aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente; tale incremento è determinato dalla crescita occupazionale delle unità di media e grande dimensione, mentre le piccole imprese evidenziano una stabilità di fondo.

Il testo integrale ”Le inchieste congiunturali sugli investimenti 2017-2018”, corredato da numerose tabelle e grafici, è disponibile sul sito istituzionale della Camera di Commercio di Trento.

(Pagina 3 di 5)