Consiglio, sì alla mozione contro la violenza sulle donne; bocciata quella per favorire il lavoro nel turismo e in agricoltura. Sì al voto al Parlamento e al Governo a favore del popolo curdo.

Nella seduta del pomeriggio il Consiglio ha approvato all’unanimità la mozione contro la violenza sulle donne di Lucia Coppola di Futura e ha bocciato quella di Michele Dallapiccola del Patt che chiedeva interventi per fare fronte alla carenza di lavoratori nel settore agricolo e turistico. Sì unanime al voto al Parlamento e al Governo, primo firmatario Alessio Manica del Pd, a favore del popolo curdo. Dopo una breve conferenza dei capigruppo è stato modificato l’odg.

E’ stata anticipata la discussione della relazione conclusiva della commissione sulla tempesta Vaia (è iniziata oggi e continuerà domattina), alla quale seguirà quella della mozione di Vanessa Masè sui servizi della prima infanzia. Poi, salvo ulteriori decisioni dei capigruppo, si continuerà con ddl sugli agriturismo dell’assessora Giulia Zanotelli e infine il ddl Fugatti sugli appalti. Il Consiglio riprenderà domattina alle 10.

 

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Lucia Coppola (Futura)
Giornata contro la violenza sulle donne  la Giunta promuoverà un evento
Approvata all’unanimità la mozione proposta da Lucia Coppola, di Futura, il cui dispositivo è stato riscritto d’intesa con l’assessora Segnana e ha un obiettivo di fondo: lanciare un segnale forte in occasione del 25 novembre, Giornata contro la violenza sulle donne. La versione concordata impegna la Giunta ad organizzare, il 25 novembre, in una sede delle istituzioni provinciali, la presentazione ufficiale dei dati relativi alle denunce per violenza di genere rilevati annualmente nell’ambito della collaborazione istituzionale tra Pat, Commissariato del governo, forze dell’ordine, Procure della Repubblica di Trento e Rovereto e Consorzio dei Comuni trentini. L’evento dev’essere finalizzato ad informare e sensibilizzare la popolazione rispetto alla rilevanza e gravità del fenomeno della violenza di genere rispetto alla necessità che le vittime di violenza facciano emergere gli abusi subiti denunciando le violenze. In secondo luogo la mozione impegna la Provincia a promuovere la diffusione degli eventi organizzati sul territorio provinciale il 25 novembre contro la violenza di genere, e ad informare e sensibilizzare anche i rappresentanti politici delle istituzioni trentini a partecipare direttamente agli eventi in programma. Terzo e ultimo impegno previsto dal dispositivo: in attuazione della legge provinciale contro la violenza sulle donne e nel rispetto dell’autonomia scolastica, promuovere l’organizzazione nel corso dell’anno scolastico di specifiche iniziative culturali e di momenti informativi volti a sensibilizzare gli studenti rispetto al fenomeno della violenza di genere e al significato assunto dalla Giornata internazionale annualmente dedicata a questo drammatico problema.

Vanessa Masè della Civica, ha presentato un emendamento, concordato anche questo con Lucia Coppola, perché venga allestito il “posto vuoto” all’interno delle sedi del Consiglio. Posto vuoto che sta a significare l’assenza – presenza delle donne uccise. Un posto che avrebbe potuto essere occupato da donne come Eleonora o Alba Chiara, due vittime trentine del femminicidio. L’importante, ha detto la consigliera ricordando l’invito dei genitori di Alba Chiara, è parlare di questo dramma, per aumentare l’educazione, per fronteggiare un clima che vede gli uomini non accettare il ruolo della donne. Donne che spesso vivono la violenza in solitudine dalla quale possono uscire attraverso una rete di sostegno.

Sara Ferrari del Pd, ricordando che l’assessora Segnata 9 mesi fa respinse una mozione come questa, ha detto che il Trentino da 10 anni a questa parte, con la legge del 2010, rappresenta anche in questo campo un’eccellenza. Ferrari ha detto che finalmente ci si rende conto che c’è un enorme questione culturale che si affronta con l’educazione e la prevenzione. Questa mozione prevede impegni che già la legge impone di fare, appunto educazione e formazione. Due strumenti prioritari i quali però, in questi mesi, sono stati messi in dubbio. Rivolgendosi a Masè, la consigliera Pd, ha suggerito di contattare Marinda Loro che ha promosso l’iniziativa. Che consigliò, ha ricordato, di coinvolgere i sacerdoti per mettere in evidenza il fenomeno nascosto, più grave dei 638 di denuncia in Trentino. Basti pensare che secondo l’Istat l’emerso rappresenta solo il 10%. Sara Ferrari ha detto che si deve mettere in evidenza che la violenza di genere è un fenomeno pubblico, anche se si genera nelle dinamiche di coppia, e quindi vanno fatti investimenti pubblici, rendendo il più possibile pubblici i dati che emergeranno.

Stefania Segnana, annunciando il sì alla mozione da parte della Giunta, ha detto che della violenza di genere si deve parlare tutto l’anno e si deve far sentire alle donne che non sono sole. La Giunta sta lavorando in questa direzione e le istituzioni devono fare la loro parte sul piano della prevenzione. L’assessora ha ringraziato per quanto è stato fatto su questo tema e ha rilevato che c’è una buona base e persone che si impegnano. Dopo il fatto di Nago – Torbole c’è stato un confronto che ha fatto emergere quanto si è fatto, un lavoro riconosciuto anche dalla commissione del Senato che è venuta a farci visita. Nel protocollo con l’Università, ha ricordato ancora Stefania Segnana, verrà inserito un accordo per l’elaborazione dei dati.

Katia Rossato a nome del gruppo della Lega, ricapitolando i passi fatti a favore dei diritti delle donne anche a livello internazionale nella quale si inserisce la Giornata del 25 novembre, ha aggiunto che però non bastano perché la violenza, anche in Trentino, continua. Il tema è quello di una crescita culturale contro tutti gli abusi che vengono fatti alle donne. A partire dalle mutilazioni corporali, che è magari politicamente scorretto evidenziare, ma che si manifestano anche nella nostra società. Inoltre, c’è il triste fenomeno dell’utero in affitto, un affare da oltre 6 miliardi di dollari in tutto il mondo.

Paola Demagri del Patt ha affermato che la strada che stiamo seguendo è quella giusta perché, per quanto il fenomeno rimanga grave, i numeri stanno migliorando. Attenzione però che i tipi di violenza stanno cambiando (si pensi allo stalking informatico) e si deve stare sempre all’erta educando i giovani al rispetto. Alex Marini di 5 Stelle ha ricordato che la violenza non è solo fisica, ma può essere subdola come le umiliazioni che escludono le donne dalla vita lavorativa.

Luca Guglielmi della Lista Fassa, è intervenuto sulla polemica nata dal detto ladino stampato su una bustina di zucchero, affermando che per la val di Fassa non è un’offesa perché è un’orgogliosa terra matriarcale dove gli uomini andavano all’estero per guadagnarsi il pane e le donne lavoravano e tiravano su la famiglia. Il detto, ha affermato, va contestualizzato, perché faceva riferimento all’importanza, in epoche di fame e fatica, di godere di un benessere fisico che era sinonimo di forza e abbondanza. Ci si attacca ad una bustina di zucchero, ha concluso, a fronte di problemi gravi, come l’anoressia.

Lucia Coppola, in replica, ha ricordato che la parola femminicidio esiste solo in Italia perché qui il problema particolarmente grave. L’esponente di Futura, come ha fatto Sara Ferrari, ha auspicato che la diffusione dei dati e delle iniziative venga il più possibile divulgata. Infine, ha ricordato il dramma delle famiglie colpite da questo triste fenomeno: le nonne che spesso devono allevare i figli delle donne uccise. La sedia vuota, infine, dovrebbe essere presente ovunque.

Ugo Rossi del Patt ha detto di essersi ritrovato in un passaggio di Katia Rossato, riguardo le violenze causate dal fanatismo religioso, che non riguardano però solo gli immigrati. Rivolto a Gugliemi ha detto che la storia nobilissima della Val di Fassa è però simile alle altre valli, anche loro un tempo di stampo matriarcale. Curioso, ha aggiunto, che la frase apparsa sulle bustine in sé non è sessista ma un supplemento di riflessione ci voleva.

Sara Ferrari ha ricordato che fino ad oggi sul tema della violenza di genere si sono coinvolti docenti e genitori mentre la mozione parla solo di studenti e quindi ci potrebbe essere il rischio di un passo indietro. Infine, ha ricordato che il tema dell’utero in affitto, sollevato da Katia Rossato, non ci riguarda perché in Italia è vietato così come le mutilazioni femminili, fenomeno, peraltro, che purtroppo emerge poco.

Claudio Cia di Agire ha ricordato che c’è anche un integralismo laico e ha ricordato che l’educazione deve essere al rispetto delle persone in quanto tali a prescindere dal loro status di genere, di razza o religione. L’utero in affitto poi non è certo un esempio di rispetto, anche se da noi è vietato. Tra l’altro ci sono italiani e trentini che vanno all’estero a comprare questi figli e ci sono proposte, come quella della Boldrini, per legalizzare anche da noi questa pratica da condannare perché rappresenta una grave violenza.

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Michele Dallapiccola (Patt) Carenza di lavoratori la proposta Patt non passa

Bocciata con 18 no e 14 sì la mozione di Michele Dallapiccola del Patt che riguardava le politiche per contrastare la carenza di lavoratori nel settore agricolo e turistico impegnando la Giunta a fare squadra con la Provincia di Bolzano per incidere maggiormente sullo Stato perché si arrivi ad un modifica del decreto flussi anche nell’interesse delle imprese locali; a migliorare i servizi per il mercato del lavoro e a rafforzare le competenze della Pat su questa materia e a riferire alla commissione competente. Nell’estate scorsa, ha ricordato Dallapiccola, nei campi e negli alberghi la carenza di personale si è evidenziata in modo netto e i tentativi di connessione tra l’offerta e la domanda messi in atto dalla Pat non hanno funzionato. Su 15 mila impiegati nell’agricoltura le poche centinaia di trentini che hanno aderito agli inviti sono servite a poco. La Giunta, ha affermato ancora, dovrebbe avvertire questo problema come grave anche se gli spazi di manovra della Pat non sono ampi. L’assessore Spinelli ha detto che la Pat ha richiesto e ottenuto quote sufficienti al fabbisogno. I dati dicono che nel turismo e in agricoltura i posti di lavoro coperti risultano in crescita, ma l’aumento delle richieste è aumentato del 20%. Il dato complessivo è stato di 1900 unità di ingressi, il 70% hanno trovato occupazione in agricoltura autunno e il rimanente nel turismo. A giugno, ha ricordato Spinelli, l’Agenzia del lavoro ha sottoscritto un protocollo col mondo agricolo che ha fato i suoi risultati. Nelle liste si sono iscritti 1400 lavoratori e i centri per l’impiego hanno supportato gli imprenditori per contattare i lavoratori. Un analogo protocollo si sta ultimando nel settore del turismo. Sul lato della formazione, infine, si stanno studiando moduli ad hoc. Quindi, pur mantenendo alta la tensione, secondo Spinelli non pare necessario che la Giunta debba assumersi ulteriori impegni.

Alessandro Olivi del Pd ha detto di essere sorpreso dal parere negativo della Giunta ad un dispositivo tanto asciutto e che aveva l’obiettivo di rafforzare gli interventi in materia di lavoro. Il tema dei servizi pubblici all’impiego e l’innovazione istituzionale, ha detto, dovrebbe incoraggiare chi sta muovendo i primi passi in questo mercato per dire che si doveva fare di più e che sull’incontro tra domanda e offerta c’erano spazi maggiori. Anche se, ha aggiunto, il Trentino è stato un avamposto di sperimentazione in materia di politiche del lavoro. Dalla Giunta ci si poteva aspettare un atteggiamento diverso nei confronti del timido dispositivo della mozione. Filippo Degasperi di 5 Stelle ha detto che Spinelli ha dato un paio di notizie: la Giunta ha aumentato del 20% il numero di stranieri che possono venire in Trentino. Un evoluzione rispetto a quando la maggioranza diceva che gli stranieri portavano via il lavoro ai trentini. Seconda notizia, che non sussistono problemi per il reclutamento di manodopera. Quindi, ci si aspetta di non vedere più prese di posizione per l’assenza di lavoratori, magari formati, come nel caso del turismo. La Giunta, ha aggiunto, non a caso dimentica la leva scolastica perché i numeri della formazione alberghiera sono in caduta libera e quindi non rimarrà che passare dal 20 al 40% di stranieri.

Dallapiccola ha detto che il problema è stato sollevato dalle categorie ma la Giunta afferma che si può affrontare con quello che già c’è, assumendosi, di conseguenza, una grave responsabilità.
Ugo Rossi ha detto che gli operatori dicono che c’è un problema, Spinelli ha spiegato cosa è stato fatto, mentre la mozione chiede di fare come Bolzano, di premere sul governo. Rossi ha proposto che almeno venisse votato il dispositivo, aggiungendo il riconoscimento di quanto fatto dalla Giunta. Proposta inutile, per il capogruppo del Patt, perché la maggioranza dice sì o no alle proposte in base a chi le fa.

 

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Alessio Manica (PD) Il Consiglio a fianco del popolo curdo sì unanime al voto al governo e Parlamento

Si è passati poi al voto, approvato all’unanimità, che impegna il Consiglio a chiedere al governo ed al Parlamento a far sentire in ogni sede istituzionale e con ogni mezzo necessario l’appoggio alle istanze di autonomia del popolo curdo; di attivarsi affinché, anche attraverso le istituzioni europee e atlantiche, si esprima il totale dissenso per la decisione che la Turchia sta assumendo nell’area e si valuti l’opportunità di misure di sostegno umanitario; di usare tutti i mezzi politici disponibili – a partire dallo stop all’esportazione di armi verso la Turchia – per agire a tutti i livelli per proteggere la vita, la dignità e la libertà del popolo curdo. Il primo firmatario, Alessio Manica del Pd, ha ricordato che l’azione militare turca ha rimesso in fibrillazione un territorio che sembrava avviarsi ad un periodo di relativa calma. Il popolo curdo è stato per l’ennesima volta tradito, anche dall’occidente che se n’è servito nella guerra contro l’Isis. Oltre alle vittime civili, c’è la distruzione di un esperimento di democrazia, partecipazione, uguaglianza anche tra i sessi e convivenza. Per questo una terra autonoma come la nostra, ha affermato, deve condannare la guerra e l’invasione e esprimere una vicinanza autonomistica a questo popolo. Autonomia che i curdi chiedono da anni, da quando i confini vennero tracciati in modo arbitrario dallo stesso occidente. Infine, Manica ha ricordato che a Kobane c’è una scuola che la Provincia ha sostenuto.

Il presidente Fugatti ha ritenuto doveroso l’intervento del nostro Consiglio a favore del popolo curdo anche rilevando che questi atti messi in atto dalla Turchia mettono in evidenza i dubbi sull’ipotesi di una presenza di questo stato nella Ue. Alex Marini di 5 Stelle ha condiviso il documento perché il popolo curdo ha il diritto di essere popolo. Ma ha ricordato la responsabilità del governo D’Alema nella cattura del leader curdo Ocialan e ha chiesto di poter inserire un riferimento a questa vicenda. La distruzione dei curdi, ha aggiunto, fa comodo a tanti, anche alle democrazie occidentali, perché rappresentano un’avanguardia democratica.

Claudio Cia di Agire ha detto che questa mozione, seppur condivisibile e bella, ha un peso che è quello che è anche se è giusto condividere le istanze autonomiste di un popolo. I curdi, ha aggiunto, sono perseguitati da sempre. Una popolazione non araba, molto diversa dagli altri dell’area, divisa in quattro nazioni che li hanno sempre sterminati, anche con le armi chimiche, o usati. Ora tocca il turno della Turchia che il centro sinistra voleva in Europa. Un pericolo, ha ricordato, che papa Ratzinger ha avuto il coraggio di sollevare. Infine ha ricordato che a Erdogan l’Europa ha già dato 2 miliardi e 600 milioni per contenere l’afflusso di profughi che ora minaccia di lasciare fluire verso un’Europa debole e impaurita. L’embargo delle armi italiane verso la Turchia sarebbe comunque inutile, vista la potenza raggiunta dall’esercito turco.

Alessia Ambrosi della Lega, condividendo il voto al Parlamento, ha ricordato che però manca qualcosa in questo documento, cioè la condanna delle milizie islamiche che massacrano le popolazioni siriane e la difesa dell’indipendenza stessa della Siria. Nelle milizie mobilitate dai turchi ci sono estremisti islamici responsabili delle stragi di siriani (Manica, con un emendamento, ha aggiunto al dispositivo la difesa dei curdi anche dalle milizie islamiste). Il Pd, ha detto ancora la consigliera leghista, ha sostenuto i ribelli anti Hassad e quindi con questa mozione piange lacrime di coccodrillo. Bersani, ha ricordato, apparve su un palco con i ribelli anti Hassad. Un atteggiamento ambiguo che si è ripetuto nei confronti della dittatura di Maduro in Venezuela.

Ugo Rossi del Patt, rivolgendosi a Alessia Ambrosi, ha ricordato che il voto chiede di difendere le istanze di autonomia del popolo curdo e una condanna dell’azione curda, a favorire il sostegno umanitario e di bloccare la vendita di armi italiane. Impegni che non si possono associare direttamente al Pd. Non ha senso quindi dovere per forza fare distinzioni rispetto a governi di un passato più o meno lontani. Il tema, ha sottolineato, sono i crimini nei confronti di un popolo che ha sempre avuto un anelito di autonomia. Il Patt, ha concluso, chiede che quanto chiesto da questo documento venga attuato senza se e senza ma. Anche perché ai curdi può fare del bene sentire un po’ di calore che viene da un’istituzione autonomistica.

Manica, in replica, ha detto che questo voto serve anche a dire alla nostra comunità da che parte stiamo. Consci che questo voto non cambierà il mondo ma un’istituzione dell’importanza del Consiglio deve affrontare questi temi proprio perché siamo una terra autonoma. Se si seguissero poi i mea culpa di occidente e oriente non la si finirebbe più. La condanna riguarda l’aggressione ad uno stato vicino per risolvere un problema come viene ritenuto il popolo curdo. La condanna delle milizie islamiste va fatta, ricordando che tutto in Siria si sta scompaginando.
Alessandro Savoi della Lega ha detto che il suo partito si sta battendo contro la Turchia da anni, per dire no a questo paese nella Ue. Uno stato islamico, ha aggiunto, nemico della nostra storia e cultura che la sinistra e l’Europa dei burocrati voleva e vuole far entrare nell’Unione. L’Italia dovrebbe fare un embargo durissimo contro uno stato che rappresenta i nemici islamici dell’Europa cristiana. Mai la Turchia in Europa!

Giorgio Tonini del Pd ha detto di aver avuto qualche perplessità su questo documento perché non siamo competenti in politica estera che non si può ridurre a tifoserie. Le questioni che abbiamo di fronte stanno tenendo in scacco le cancellerie e quindi serve umiltà. La Turchia è stata un’occasione persa perché si dovrà arrivare ad una conciliazione tra islam e democrazia e la Turchia era e si spera rimanga un laboratorio importante. I curdi sono un popolo senza stato e ha ricordato che quelli iracheni avevano conquistato una considerevole autonomia. Curdi iracheni che non avevano mai chiesto l’indipendenza, ora irraggiungibile, ma un’autonomia come la nostra per costruire una sorta di Euregio tra le quattro comunità curde. Per questo il tema, ha detto Tonini, ci riguarda. Perché possiamo proporre una soluzione che noi abbiamo trovato per gestire la difficile frontiera del Brennero.

Filippo Degasperi di 5 Stelle ha affermato che c’è un aggressore e un aggredito e si deve riconoscere che il documento riguarda anche il nostro sentire autonomista, così come è stato già fatto, in passato, per lo Yemen e la Catalogna.

 

 

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Tempesta Vaia, via alla discussione sul documento conclusivo della commissione speciale.

La conferenza la dei capigruppo, che si è riunita per pochi minuti, ha deciso di anticipare il punto 8 dell’odg, cioè l’approvazione della relazione conclusiva della commissione sulla tempesta Vaia. Il presidente della commissione, Ivano Job della Lega, ha affermato che il Trentino ha mostrato che le strutture, da quelle della Pat ai volontari, messe alla prova dall’evento meteo di un anno fa hanno lavorato bene e hanno permesso di contenere il più possibile i danni. La commissione, da dicembre a oggi, ha rafforzato la sensibilità, al di là delle differenze politiche, e le strategie di sicurezza e ha contribuito a mostrare al resto d’Italia quanto sia importante la nostra autonomia.

Ugo Rossi del Patt (sua la proposta della commissione) ha ricordato che ci sono stati effetti collaterali della tempesta Vaia che sono contenuti in molte lettere mandate dagli assessori ai sindaci per comunicare sospensioni di investimenti. Questo è accaduto perché non si è voluto attivare Cassa del Trentino senza distogliere finanziamenti e, ha aggiunto, perché questa Giunta ha approfittato della tempesta per rivedere scelte del precedente governo. Rossi ha portato l’esempio del trampolino di Pellizzano sul quale era stato preso un accordo col Coni due anni prima. Il capogruppo Patt ha auspicato che queste sospensioni, ad un anno dalla tempesta, cessino immediatamente. Oltre ad auspicare che non tutte le piante schiantate vengano reimpiantate, Rossi è tornato sul campeggio di Dimaro dicendo che Vaia è servita da schermo per cercare di bypassare anche il buon senso. Ricordando che è stata necessaria una battaglia, perché almeno una parte del finanziamento venga destinato ad un rinvestimento nei territori di Dimaro e della Valle di Sole.

Lucia Coppola di Futura, riconoscendo lo stile della presidenza Job, ha detto di condividere le criticità rilevate da Rossi e ha sottolineato l’importanza degli investimenti per la difesa del territorio di fonte ai cambiamenti climatici che colpiranno duro, come sta dimostrando in questi giorni la vicenda del Piemonte e della Liguria. Vaia, ha affermato, dimostra che i cambiamenti climatici sono qui e non riguardano solo il sud del mondo. Vaia dice inoltre che il mondo va decarbonizzato e ci richiama alla nostra responsabilità nei confronti delle giovani generazioni. Il paesaggio Trentino con Vaia è cambiato e lo sarà per lungo tempo, e si deve fare in modo che il grido di dolore della natura venga ascoltato. Alex Marini di 5 Stelle, ha ricordato che la commissione avrebbe dovuto lavorare anche sulla parte programmatica del dopo Vaia.

Marini ha ricordato che lacune nel sistema ci sono, dalle carenze di personale dei Bacini montani, al sistema del coordinamento, ai sistemi di allarme, basti pensare, ha ricordato, che il tavolo dell’emergenza si è riunito solo il lunedì e le scuole, contrariamente al Veneto, sono state chiuse solo il martedì lasciando aperte quelle serali, nelle ore in cui il fenomeno ha toccato l’apice. Interrogativi che sono stati oggetto di interrogazioni che non hanno avuto risposte, come quelle che riguardavano i vigili del fuoco volontari. Senza risposte anche le interrogazioni sull’incidenza dei cambiamenti climatici sulla salute. La commissione, ha aggiunto Marini, avrebbe dovuto interessarsi anche della questione di Dimaro. Le mancate decisioni di oggi, ha concluso, verranno pagate caro in futuro e la consapevolezza rispetto a questa problematica non pare sufficiente alla sua gravità.

 

 

 

 

 

comunicato stampa consiglio

“Un anno fa, il 22 ottobre 2018, il risultato delle elezioni provinciali sanciva la vittoria della coalizione del cambiamento, portando ad uno storico cambio alla guida della Provincia autonoma di Trento, da decenni di centrosinistra. Una vittoria che certamente rappresenta un importante tassello nella storia del Trentino e che esprime quella voglia di cambiamento di un popolo stufo di quella politica che purtroppo a Roma è ritornata al potere con un gioco di palazzo che, per quanto legittimo, è contro il voto popolare.

La nostra coalizione, con i partiti storici del centrodestra, è una coalizione che si definì e continua a definirsi giustamente popolare e autonomista. Costruire il futuro in questo periodo storico, con le previsioni di bilancio non rosee, ci porta a lavorare sul concreto basandoci sul Buonsenso. Siamo un popolo tranquillo, laborioso e che intende rispettare quella fiducia accordataci lo scorso anno. Allo stesso tempo assisto con sempre un certo grado di stupore ai toni e contenuti di chi si erge, senza motivo se non il proprio smisurato ego, a paladino locale del bene universale e che trancia giudizi con una modestia mai avuta. Abbiamo iniziato con orgoglio un cambiamento, un cambiamento che tuttavia deve esser portato avanti all’interno della complessa amministrazione provinciale con ancor più decisione e con buonsenso. Del resto è questo che gli elettori trentini ci hanno chiesto un anno fa. Lo ripeto, è solo il primo anno e le priorità sulle quali siamo intervenuti sono state molte ed importanti.

Penso al piano famiglia, alla riduzione delle rette per gli Asili nido, all’importante bonus bebè che partirà da gennaio, al Forum per la ricerca e al Forum per la cultura in Trentino. Penso anche all’attenzioneal mondo della scuola per garantirne il ruolo di presidio del territorio anche nelle realtà più isolate e gli interventi a favore di una maggior qualità, con la diminuzione del numero massimo di studenti per classe e alla modifica del Clil. Il cambiamento ha interessato poi anche i trasporti pubblici, non solo per gli over 70 ma anche per gli studenti dei paesi di montagna, senza dimenticare la lotta per una maggiore semplificazione burocratica e la grande sfida di Vaia.

Ci sono molti altri campi e settori nei quali stiamo intervenendo e sono sicuro che il lavoro costante porterà i suoi frutti. Quel che rimane di quel sistema, che i trentini con il voto libero e democratico hanno deciso di cambiare, usa tutti i metodi in suo possesso per screditare e tentare di salvaguardarsi ma donne e uomini liberi e coraggiosi non si fanno certo spaventare e così abbiamo iniziato in questi primi dodici mesi a metter insieme tutta una serie di iniziative che sono in totale discontinuità con il passato. Rilanciare la natalità è in netta discontinuità con chi vedeva e vede nell’arrivo di immigrati irregolari la soluzione del problema demografico, il rilancio delle opere pubbliche a favore di investimenti, che possano generare una ricaduta reale e concreta sul nostro territorio, è in discontinuità con chi ha bloccato per decenni lo sviluppo di grandi opere.

Una discontinuità che – come dimostrano le elezioni europee e suppletive del maggio scorso, anch’esse vittoriose per la Lega – i trentini hanno dimostrato di apprezzare. La strada comunque è ancora lunga, la difesa dell’autonomia è fatta quotidianamente con scelte di merito reali e ora con questo governo nazionale dobbiamo esser ancor più vigili e attenti. Come Segretario nazionale della Lega Salvini Trentino sono più che mai orgoglioso di come, tutti insieme, si stia lavorando con passione e con determinazione, non per gli interessi di qualcuno ma per l’interesse di tutti i trentini. Un anno è passato, ma l’entusiasmo è lo stesso di quel giorno. La voglia di impegnarsi per il Trentino è, ancora oggi, più grande che mai”.

È quanto dichiarato in una nota dal Segretario nazionale della Lega Salvini Trentino, Mirko Bisesti

QSicurezza è stata la parola chiave al centro dell’incontro di questa mattina tra i Dirigenti della Polizia Stradale e i vertici di Autostrada del Brennero SpA. Una sicurezza che va oltre le dichiarazioni d’intenti e si traduce in iniziative concrete come il Centro di controllo per i mezzi pesanti che sorgerà alla barriera del Brennero a partire dalla prossima primavera: una stazione attiva 24 ore su 24 dedicata ai mezzi in ingresso in Italia alla quale saranno indirizzati i veicoli ritenuti da verificare da un “occhio” elettronico posto qualche chilometro più a nord.

“Quello della sicurezza – osserva l’Amministratore Delegato, Diego Cattoni, – è un tema che va affrontato a tutto tondo. L’eccellenza di A22 viene confermata da uno strumento che permetterà all’intero sistema Paese di avere un maggiore controllo sui mezzi che transitano in Italia”. Sempre nella seduta di ieri, è stato firmato il Protocollo d’Intesa che conferma la sperimentazione degli ultimi anni in materia di mancato pagamento del pedaggio: a chi dimentica di corrispondere il dovuto entro i termini di legge, la Polizia Stradale notificherà una sanzione amministrativa da 85 a 338 euro.

Come ormai d’abitudine, al fine di garantire il miglior coordinamento possibile tra Autostrada del Brennero SpA e la Polizia Stradale, questa mattina l’Amministratore Delegato, Diego Cattoni, e il Direttore Tecnico Generale, Carlo Costa, hanno incontrato i Dirigenti dei Compartimenti di Polizia Stradale per il Trentino Alto Adige e Belluno, per il Veneto, per la Lombardia e per l’Emilia Romagna, rispettivamente il Dirigente superiore dott. Giancarlo Sant’Elia, la 1° Dirigente dott.ssa Cinzia Ricciardi, il Dirigente superiore dott. Roberto Campisi e la Dirigente superiore, dott.ssa Piera Romagnosi.

Il confronto è potuto partire dai dati positivi in materia di incidentalità: nonostante la A22 possa ormai da anni vantare un tasso di incidentalità di gran lunga al di sotto della media nazionale, al 30 settembre 2019 il numero di feriti rispetto al 2018 è sceso del 22% e il tasso di incidentalità (numero di incidenti rapportato ai chilometri percorsi) dell’1,9%. Le iniziative per contenere ulteriormente il numero degli incidenti, però, non si fermano.

Tra queste, la realizzazione di una stazione di controllo in ingresso al Brennero per la quale la gara di appalto è già in fase di aggiudicazione e che in primavera vedrà l’inizio dei lavori. Si tratta di un centro dotato di tutti gli strumenti (pese, sistema di controllo di assetto e frenata, sistema di controllo dei fumi, fossa di ispezione, etc…) in grado di garantire un controllo a 360 gradi dei mezzi pesanti in ingresso in Italia.

Sarà operativo 24 ore su 24 e in grado di preselezionare ogni targa già segnalata alle Autorità, così come ogni peso anomalo. “Si tratta di un’iniziativa di livello europeo – sottolinea il Direttore Tecnico Generale, Carlo Costa, che seguito personalmente il progetto – Dal costante confronto con le Forze dell’Ordine è emersa l’opportunità di fare un salto di qualità sul fronte della sicurezza.

Di qui l’idea della stazione di controllo che, preceduta da un modulo di preselezione, sarà in grado di fare uno screening completo del mezzo, quasi fosse un bagaglio destinato ad essere imbarcato su un aereo”. Grande interesse anche per le sperimentazioni, previste in A22 nei prossimi mesi, della guida autonoma e connessa, che in questa prima fase, per ovvie ragioni di sicurezza, vedrà sempre le mani umane sul volante, pronte ad attuare le comunicazioni che il veicolo riceverà dall’autostrada e dagli altri veicoli coinvolti nei test.

“Recependo le preoccupazioni di Confartigianato per le pesanti ripercussioni che artigiani e i piccoli imprenditori subiscono a causa del meccanismo dello sconto in fattura, con i colleghi Toffanin, Floris, Mallegni, Serafini, Paroli, Battistoni, Perosino e Carbone avevamo presentato un emendamento, trasformato poi in ordine del giorno, per abrogare la norma prevista dall’articolo 10 del Decreto Crescita che ha previsto questo meccanismo per i lavori di efficientamento energetico degli edifici e di riduzione del rischio sismico.

L’onere finanziario che deriva dal riconoscere subito lo sconto in fattura e nel recuperare il medesimo nei 5 anni successivi, non può essere assolutamente sostenuto dalle piccole e medie imprese operanti nel settore, proprio per la scarsa liquidità finanziaria in cui versano moltissime micro e piccole imprese, aggravata dal calo del 2,3% del credito alle piccole imprese a marzo 2019.

Molte imprese operanti nel settore rischiano di chiudere i battenti. con i nostri ordini del giorno chiediamo al Governo, per l’ennesima volta, dopo un’interrogazione e un disegno di legge, per abrogare la norma citata,  di valutare la possibilità di adottare iniziative volte a prevedere l’abrogazione del articolo 10 del Dl Crescita nella parte in cui prevede il meccanismo dell’anticipazione delle detrazioni sotto forma di sconto. La norma se non abrogata rappresenterà una situazione estremamente penalizzante per gli artigiani e i piccoli imprenditori, categoria preziosa del nostro sistema economico e molto significativa soprattutto per i territori.

Continueremo a vigilare e a chiedere a gran voce interventi a favore della crescita delle piccole e medie imprese locomotive dell’economia italiana contro le quali, invece, questo Governo si accanisce”.

Il presidente Fugatti: “Il lavoro al centro”. Domani in Consiglio provinciale l’esame della normativa che introduce negli appalti pubblici la clausola “sociale”.

Tutela del lavoratore e libertà di organizzazione dell’impresa, due interessi in gioco da mettere in equilibrio. E’ l’obiettivo del disegno di legge in materia di appalti e contratti pubblici presentato dalla Giunta e approdato in Consiglio provinciale.

“Il testo, da domani all’esame dell’aula – spiega il presidente della Provincia Maurizio Fugatti – con alcuni emendamenti scaturiti anche dal confronto con le parti sindacali e datoriali, interviene sui comportamenti delle imprese, ma anche su quelli delle pubbliche amministrazioni, sia nella definizione delle basi d’appalto sia nell’identificazione delle prestazioni richieste. Fra i fattori determinanti per tutelare i lavoratori, vi è senza dubbio la definizione dei capitolati speciali e, conseguentemente, delle basi d’appalto da parte delle amministrazioni: stanziamenti al ribasso significano in primo luogo, oltre che minor qualità delle prestazioni, meno risorse a disposizione delle imprese per lo svolgimento del servizio e, di conseguenza, minore occupazione”.

“E’ importante – spiega il presidente – che nell’identificazione delle prestazioni richieste venga considerata con la dovuta attenzione la quantità di lavoro umano minimo necessario per svolgere la prestazione messa a gara. La riassunzione dei lavoratori è obbligatoria e le eccezioni – aggiunge il presidente – non possono essere legate alla volontà dell’impresa di ottimizzare l’utilizzo di manodopera, ma solo in caso siano stati offerti miglioramenti tecnologici o che vi siano degli esuberi nell’organizzazione dell’impresa vincitrice.

Per corrispondere alle predette condizioni di appalto, saranno quindi obbligatoriamente assunti i lavoratori dell’appalto appena concluso a meno che l’impresa non evidenzi esuberi nell’ambito della propria organizzazione che altrimenti dovrebbero essere licenziati. In tale ultimo caso, l’evidenza di esuberi che comporti una diminuzione nelle assunzioni dei lavoratori del precedente appalto o una diminuzione delle ore da essi lavorate, dovrà emergere ed essere valutata in modo specifico dall’amministrazione in sede di verifica dell’anomalia dell’offerta sulla base di quanto indicato dall’offerente stesso in gara.

Dopo la stipulazione del contratto, in caso l’offerta comporti una riduzione del personale nel limite delle eccezioni sopra indicate, si attiva, obbligatoriamente, – conclude Fugatti – un processo di confronto con le organizzazioni sindacali che potrà anche portare ad accordi diversi con l’azienda rispetto ai trattamenti economici del personale o al monte ore lavorativo”.

Il Disegno di legge che verrà discusso in aula domani, mercoledì 23 ottobre, ci vedrà obbligati a presentare alcuni importanti emendamenti “al buio” vista la richiesta di procedura d’urgenza e la relativa mancanza di tempo che, un tema così delicato, avrebbe invece meritato. Le sorprese, in tal senso, non si sono fatte attendere.

Lo storytelling di questo importante Disegno di legge portava con sé alte aspettative ed è stato accolto, nella sua prima fase di elaborazione, da un positivo sentire da parte delle rappresentanze sindacali perché rispondente alle necessità di maggior tutela dei lavoratori e delle lavoratrici.

Ma quella fiducia è rimasta disattesa nel momento in cui sono stati presentati gli emendamenti “presidenziali” che verranno discussi in aula in questi giorni.

Le tutele si sono alquanto ammorbidite mentre le deroghe hanno trovato maggiore spazio di applicazione, rendendo il testo emendato peggiorativo della situazione attuale.
Oggi, dunque, ci troviamo a dover discutere un testo nuovo, peggiore e dove le garanzie promesse ai lavoratori svaniscono tra un comma e l’altro.

Rimangono e si rafforzano, dunque, i principi che hanno ispirato la nostra attività emendativa. Ribadiamo con forza alcuni punti centrali che determinano per se stessi maggiori tutele per i lavoratori ma anche trasparenza e garanzie per le ditte appaltatrici:

la centralità della concertazione nella fase antecedente l’esecuzione dell’appalto, nel caso di bandi di gara che includano la necessità di riorganizzare gli organici o avere figure professionali differenti;

informazioni precise e puntuali inerenti le situazioni pregresse, rese note dall’ispettorato del lavoro per garantire maggiori tutele all’aggiudicatario entrante e ai lavoratori;
maggior responsabilità della Giunta nel farsi carico di procedure trasparenti e di maggior garanzia.

garanzie di tutela previste dall’art. 2112 del Codice civile esplicitate nel testo.

La tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e il mantenimento del livello del servizio non ledono nessun principio di concorrenza ma difendono il diritto alla dignità del lavoro di tutte e tutti.

Per questi motivi accogliamo e facciamo nostre le critiche dei sindacati che definiscono il DDL emendato un “boccone avvelenato per i più deboli” che toglie, di fatto, le tutele tanto sbandierate da Fugatti.

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Gruppo consiliare provinciale Futura 2018

Oggi è stata approvata all’unanimità dal Consiglio provinciale la mozione di Lucia Coppola: “Quattro impegni per la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. C’è stato un ampio e favorevole dibattito bipartisan con dichiarazioni di impegno su un tema che riguarda la società nel suo complesso e non solo le donne che subiscono violenza o ne rimangono vittime.

Questa mozione vuole rafforzare l’impegno delle istituzioni a rendersi protagoniste, in particolar modo il 25 novembre, di momenti di approfondimento e analisi di questo drammatico fenomeno.

È fondamentale che sia vissuto da tutte e tutti non come una mera celebrazione e ricordo delle vittime che, ad oggi in Italia contano 59 donne, ma come un’occasione per creare rete tra istituzioni e associazioni territoriali di supporto per incidere sull’educazione e la cultura al rispetto e attivare tutte le forme di sostegno alle donne coinvolte.

Sarebbe tutto molto bello se alle parole che hanno accompagnato i rappresentanti e le rappresentanti della maggioranza, compresa l’assessora Segnana, avessimo prova di azioni coerenti e conseguenti.

Ma neanche il tempo di plaudire al sostegno alla mozione Coppola che arriva la doccia fredda attraverso la risposta scritta all’interrogazione di gruppo datata 19 agosto inerente ai tagli della giunta fugattiana all’indennità del Consigliere di parità.

Nascondendo la scelta politica dietro a un inspiegabile concetto di responsabilità amministrativa, non contenta, l’assessora , ci spiega anche che la somma risparmiata verrà impiegata per definire iniziative e progetti di cui, guarda un po’, si dovrebbe fare carico proprio la figura del Consigliere di parità.

Ma il meglio deve ancora venire. Sappiamo che una parte del lavoro del consigliere viene svolta dal medesimo in orario extra, nel proprio tempo libero privato per ottemperare a quanto richiesto dalla definizione dei suoi oneri ma, anche in questo caso, la nostra previdente assessora ha la risposta pronta: si faccia aiutare dagli uffici!

Il ragionamento ragionieristico è semplice nella sua gravità perché sottende un punto fondamentale che, ormai, a noi è chiaro da tempo perché si è già esplicitato nella cancellazione dei percorsi di educazione di genere: tutte (sapere quali sarebbe già qualcosa) le iniziative che si intendono mettere in atto (quando non è dato sapere) per contrastare le discriminazioni di genere, soprattutto nei luoghi di lavoro, le penserà la giunta, infastidita evidentemente da “intrusioni” terze.

Non intendiamo, come gruppo consiliare di FUTURA, indietreggiare di un passo rispetto alla difesa e alla richiesta di potenziamento di figure indispensabili alla difesa delle donne nel campo lavorativo e privato e continueremo a contrastare le storture culturali e politiche di questa giunta che stanno creando danni profondi in un contesto che persino Segnana definisce delicato e importante, ma al quale non vuole dare una risposta sensata e coerente con le sue stesse dichiarazioni.

 

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Gruppo consiliare provinciale Futura 2018

Il Presidente dell’APSA con un’intervista al quotidiano Avvenire smentisce le ricostruzioni giornalistiche che parlano di una Santa Sede sull’orlo del crac

«Qui non c’è alcun crac o default. C’è solo l’esigenza di una spending review. Ed è quanto stiamo facendo. Glielo posso dimostrare con i numeri». Così il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, il vescovo Nunzio Galantino, intervistato dal quotidiano cattolico italiano Avvenire, sdrammatizza le anticipazioni giornalistiche su un nuovo libro sul Vaticano.

Dopo aver spiegato da dove derivi il patrimonio gestito dall’APSA – in parte risultante dalla Convenzione finanziaria allegata ai Patti Lateranensi del 1929, Galantino ha detto che «la situazione attuale della amministrazione della Santa Sede non ha niente di differente rispetto a quanto capita in una qualsiasi famiglia o anche negli Stati dei diversi continenti. A un certo punto si guarda a quello che si spende, si vede quello che entra e si cerca di riequilibrare le spese».

A proposito del bilancio dell’APSA, monsignor Galantino ha smentito che il risultato negativo del bilancio sia la conseguenza di «una gestione clientelare e senza regole, di contabilità fantasma e del testardo sabotaggio dell’azione del Papa», come è stato scritto. «In realtà  – spiega – la gestione ordinaria dell’Apsa nel 2018 ha chiuso con un utile di oltre 22 milioni di euro. Il dato negativo contabile è esclusivamente dovuto a un intervento straordinario volto a salvare l’operatività di un ospedale cattolico e i posti di lavori dei suoi dipendenti».

Galantino smentisce inoltre che in APSA esistano conti cifrati o contabilità parallele. «Confermo e ribadisco: l’APSA non ha conti segreti o cifrati. Si provi il contrario. In APSA non ci sono neppure conti di persone fisiche e di altre persone giuridiche, se non i dicasteri della Santa Sede, gli enti collegati e il Governatorato. Uno Stato che non ha tasse o debito pubblico ha solo due modi per vivere. Mettere a reddito le proprie risorse e basarsi sui contributi dei fedeli, anche quelli all’Obolo di San Pietro. Qui si vuole che la Chiesa non abbia niente e poi comunque provveda a dare la giusta paga ai suoi lavoratori e a rispondere a tante necessità, prima di tutto quelle dei poveri. È evidente che non può essere così. C’è la necessità di una spending review, per contenere i costi del personale e gli acquisti di materiali e su questo si sta lavorando con grande cura e attenzione. Quindi nessun allarmismo sull’ipotetico default. Piuttosto parliamo di una realtà che si rende conto che bisogna contenere le spese. Come avviene in una buona famiglia o in uno Stato serio».

Il presidente dell’APSA fornisce i dati sugli immobili gestiti dal suo dicastero: «Si tratta di 2400 appartamenti per lo più a Roma e a Castel Gandolfo. E di 600 tra negozi e uffici. Quelli non a reddito sono o gli appartamenti di servizio o gli uffici della Curia. Quanto al loro valore, di mercato è impossibile fare una stima. Prendiamo i palazzi di piazza Pio XII: quanto valgono in concreto? Se ci fai un albergo extra lusso è un discorso, se ci metti gli uffici della Curia romana, come è adesso, non valgono niente. Inoltre circa il 60 per cento degli appartamenti è affittato ai dipendenti che hanno necessità, ai quali viene riconosciuto un canone di affitto ridotto. Questa è una forma di housing sociale. Se lo fanno le grandi aziende private, sono realtà benemerite che si prendono cura del personale. Se lo fa il Vaticano, siamo degli incompetenti, o peggio, che non sappiamo amministrare il patrimonio».

«Contrapporre il Papa alla Curia – conclude Galantino – è un cliché giornalistico usurato. Stiamo tutti continuando a lavorare per equilibrare entrate e uscite e dunque cerchiamo di fare proprio e soltanto quello che il Papa vuole. Altre letture sanno molto di Codice da Vinci, cioè di un approccio assolutamente romanzato alla realtà».

La volontà era quella di chiedere l’assenso politico relativo ad un semplice intendimento operativo che:

Impegna la Giunta ad accompagnarsi alla provincia di Bolzano per intraprendere tutte le azioni possibili sullo Stato per risultare maggiormente incisivo sulla modifica del decreto flussi anche in funzione di un’utilità locale

Si impegna inoltre il Governo provinciale al miglioramento ed al rinnovo dei servizi relativi al mercato del lavoro, per il rafforzamento della conciliazione e delle pari opportunità, l’Innovazione istituzionale ed infine e soprattutto al rafforzamento delle competenze della Provincia in questo delicato settore.

Ebbene dopo una serie di dati esposti in maniera strumentalmente rassicurante, l’assessore Spinelli escludendo di fatto dal dibattito la l’Assessora Zanotelli e l’assessore Failoni – che hanno assistito al dibattito senza proferire verbo – ha inteso dimostrare che il settore non è per nulla afflitto da questo problema e che non c’è nessuna necessità di modificare gli strumenti che già esistono; strumenti frutto peraltro prevalentemente del lavoro della precedente amministrazione.

Nessuna evoluzione dunque nel settore che mette in rete domanda e offerta di lavoro dalla giunta del cambiamento che respinge al mittente e a chi lo ha stimolato l’impegno di cercare di farsi parte attiva per risolvere quello che ci è stato da più parti segnalato sia a titolo personale sia da rappresentanti di categoria e cioè la carenza di personale soprattutto stagionale nel mondo del turismo e dell’gricotura.

Ci auguriamo che l’evidenza dei fatti e forse un prossimo futuro potranno far cambiare atteggiamento ma soprattutto operatività a quella che, ripetiamo, voleva proporsi come giunta del cambiamento.

 

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cons. Michele Dallapiccola

Giovedì 24 ottobre alle 21.15 su Italia1 andrà in onda “Le Iene presentano: com’è morto Marco Pantani”, speciale dedicato al ciclista Marco Pantani e alla tragica vicenda della sua morte su cui sembra non si sia ancora fatta luce.

Alessandro De Giuseppe si è più volte occupato della scomparsa dell’atleta, trovato senza vita nella camera del residence Le Rose di Rimini, il 14 febbraio 2004. In questo speciale, la Iena affronta con approfondimenti e testimonianze le incongruenze e i punti oscuri emersi dalla ricostruzione ufficiale della sua morte.

In particolare, si assisterà all’incontro esclusivo tra la mamma del ciclista, la signora Tonina, e Fabio Miradossa, lo spacciatore che riforniva Pantani di cocaina e che nello scorso servizio de Le Iene aveva dichiarato con fermezza: “Marco (Pantani ndr.) è stato ucciso”.

LINK anticipazione del servizio di Iene.it

 

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