Porta a Porta. Ospite Matteo Salvini. Domani, martedì 22 ottobre, su Rai1 alle 23.30 il segretario della Lega Matteo Salvini sarà ospite di Porta a Porta, intervistato da Bruno Vespa.

Illustrato il programma alla presenza dell’assessore allo sport Roberto Failoni e della presidente del CONI Paola Mora. Presentata ufficialmente l’attività sportiva scolastica per l’anno in corso.

Giovedì 17 ottobre è iniziata ufficialmente l’attività sportiva scolastica con la consueta riunione tecnico-organizzativa con i docenti di Scienze motorie in Aula Magna del Palazzo Istruzione, alla presenza della presidente CONI Trento Paola Mora, e dell’assessore allo sport Roberto Failoni.

Ha aperto la riunione la presidente del CONI Paola Mora con un intervento in cui ha sottolineato l’importanza della collaborazione istituzionale tra il sistema scolastico e il sistema sportivo. A seguire il Coordinatore di educazione fisica e sportiva prof. Giuseppe Cosmi, dopo aver evidenziato il numero sempre crescente delle adesioni da parte delle scuole, ha relazionato sui dati relativi all’anno scolastico 2018/2019 e successivamente ha illustrato le attività in programma per l’anno scolastico appena iniziato. Cosmi ha spiegato che è previsto l’inserimento di nuove discipline, soprattutto per quanto riguarda le categorie dei più giovani (5^ primaria e 1^ media).

Vengono inoltre confermati i Progetti di Alfabetizzazione motoria (classi 1 e 2 scuola primaria) e di Alfabetizzazione sportiva (classi 5 scuola primaria), i Campionati Studenteschi per gli Istituti del 1° e del 2° grado (stima di coinvolgimento di circa 25.000 studenti) e il progetto Scuola e Montagna, ideato per promuovere le attività in ambiente naturale. Proseguono infine le attività a supporto dei Licei Scientifici Sportivi (Student’s staff), il tutoraggio per gli studenti/atleti di livello eccellente e i progetti di supporto sul tema dell’alternanza Scuola-Lavoro.

Da sottolineare lo svolgimento dei Campionati nazionali Sport invernali, in programma in Val di Fiemme nella terza settimana di marzo.

In chiusura un forte richiamo da parte dell’assessore Roberto Failoni che, salutando i docenti, ha sottolineato l’importanza di promuovere l’attività sportiva nelle scuole, come strumento per la crescita complessiva del futuro cittadino e per la cura di sé, sia dal punto di vista fisico, psichico, etico che relazionale. Maggiori informazioni sono reperibili al link:

Sospeso il ddl Olivi per incentivare lo sci tra i giovani. Si farà una gruppo di lavoro per scrivere una norma condivisa.

Il ddl Olivi (Pd), su richiesta dello stesso proponente, è stato sospeso oggi in Terza commissione, presieduta da Ivano Job della Lega, perché verrà creato un gruppo di lavoro per arrivare ad una norma che affronti in maniera organica il tema del drastico calo della pratica dello sci da parte dei giovani. Il Ddl, nella prima stesura, prevedeva l’accesso gratuito ai minorenni agli impianti di risalita, ma lo stesso Olivi stamattina ha presentato in commissione un emendamento che conferma, coinvolgendo anche la scuola, l’obiettivo di incentivare gli sport della montagna e lo sci da parte dei giovani, affidando alla Giunta la possibilità di calibrare questo incentivo anche in base a questioni giuridiche e di sostenibilità, introducendo tariffe agevolare per gli skipass che possono arrivare fino alla gratuità. Gratuità, ha ribadito l’esponente Pd, che non è l’obiettivo della proposta: il target principale è quello di mettere nero su bianco una norma condivisa che codifichi il principio che la Pat deve farsi carico di una questione, qual è il calo di interesse delle nuove generazioni per lo sci, molto seria per un territorio come il nostro. Problema che non è solo di soldi e di costi ma soprattutto culturale. L’elemento della gratuità non è, quindi, il fine ultimo ma un mezzo per sollevare un tema che dev’essere affrontato con un impegno pubblico attraverso una norma di legge. Del gruppo di lavoro, oltre ad Olivi e a Job, farà parte l’assessore Failoni, i soggetti ascoltati oggi in commissione e un rappresentante della scuola.

Il Cal: gli skipass gratis non risolvono il problema.

Paride Gianmoena, presidente del Cal, ha detto che i dati sul calo dei giovani nello sci alpino ma anche in quello nordico sono evidenti. Però il Consiglio delle autonome non è d’accordo sulla gratuità, perché, ha detto Gianmoena, ciò che è gratis non ha valore. C’è poi il problema, ha aggiunto, che con la gratuità di sposterebbero sciatori sui grandi caroselli sciistici a scapito dei piccoli impianti. La scuola, invece, potrebbe avere un grande ruolo, imitando il modello delle settimane dello sci alle elementari in Alto Adige – Sudtirol. Infine, per il Cal, la regia deve rimanere nelle mani della Pat perché non si può spostare la gratuità sui gestori con il rischio di creare diseguaglianze tra territori. Job ha ricordato che ci sono già esperienze di convenzioni e contributi nei comuni per la riduzione dei costi dello sci e, su questo, ha chiesto a Gianmoena se realmente poi gli skipass vengono usati dai ragazzi. Il presidente del Cal ha ribadito che la gratuità non funziona anche perché far pagare qualcosa responsabilizza e motiva.
Olivi ha affermato ricordato che in Val d’Aosta, dove gli impianti sono tutti in mano alla Regione, lo skipass è gratis fino a 10 anni (da noi ci si ferma a 8) e fino ai 18 anni costa solo 50 euro. Il consigliere Pd ha ribadito la necessità di ragionare affinché con la regia della Pat perché la Giunta stabilisca le tariffe.
Pietro De Godenz (UpT) ha apprezzato l’intervento di Gianmoena, in particolare il richiamo all’esperienza di Bolzano. Per contrastare il calo di appeal tra i giovani dello sci, secondo l’esponente dell’UpT, serve un progetto globale, magari copiando le buone pratiche come quelle attuate in Provincia di Bolzano. De Godenz ha espresso dubbi sul possibilità che la Pat stabilisca le tariffe degli skipass, sia dal punto di vista giuridico che da quello della libertà di impresa. La carta che va giocata, invece, è quella della diffusione della cultura della montagna nelle scuole.

Anef: le risalite gratuite peserebbero troppo sulle aziende.

La seconda audizione è stata quella di Eduard Martinelli, direttore nazionale dell’Anef, l’associazione nazionale esercenti funiviari, il quale ha detto che c’è condivisione per la promozione tra i giovani della cultura della montagna, ma ci sono questioni di carattere fiscale e giuridico che pongono dubbi sulla gratuità, che andrebbe, tra l’altro, in contrasto con la direttiva Bolkestein che ammette interventi di questo tipo solo per i trasporti pubblici. Inoltre, una gratuità obbligatoria comporta comunque il versamento Iva sugli abbonamenti e le società quindi si troverebbero a far fronte ad una riduzione di fatturato, complessivamente attorno al 10%, al quale si dovrebbe aggiungere il costo dell’Iva. Inoltre, non è pensabile motivare una limitazione della libertà delle imprese con il fatto che il settore, strategico per la nostra economia, ha avuto un sostegno pubblico. Secondo Martinelli ci sarebbe la possibilità che l’ente pubblico rimborsi gli skipass gratuiti ma ci si troverebbe comunque di fronte alla Bolkestein; l’altra strada, più percorribile, sarebbe quella di rapportarsi con gli istituti scolastici per sviluppare un percorso culturale a favore dello sci e della montagna con la partecipazione degli impiantisti, scuole di sci e docenti. Rispondendo a Lucia Coppola (Futura), il direttore di Anef ha detto che in Val d’Aosta si è scelta la strada dello stagionale scontato, ma è una soluzione non percorribile da noi. Lo soluzione, invece, dovrebbe trovata nella scuola con accordi tra società e scuole, come si è fatto il Lombardia. La disponibilità delle aziende a mettersi in gioco su questo, ha concluso, c’è come dimostra, ad esempio, l’esperienza in Trentino del Free ski day, una giornata di accesso alle piste per i minorenni.

Olivi ha detto di apprezzare la posizione Anef e ha ricordato che l’emendamento va nella direzione di un’apertura alle ragioni del settore. Sulla Bolkestein ha aggiunto che qualche spazio c’è ed ha ricordato che i giovani che vanno a sciare sono un investimento per la società destinato a dare frutto anche se, nell’immediato, può esserci dal punto di vista contabile qualche perdita. Il tema della formazione degli sciatori, che avviene spesso su piccoli campi, considerate strutture pubbliche, va a vantaggio anche dei grandi impiantisti.
Pietro De Godenz, condividendo la posizione di Anef, ha detto che al centro va posto il tema della cultura della montagna. Cultura che va diffusa, perché la realtà parla chiaro: i bambini, che sia alpino o nordico e al di là dei costi, non vanno più a sciare. In questo la scuola deve giocare un ruolo fondamentale e si deve creare un obbligo per la diffusione, in generale, della cultura degli sport legati alla montagna. Anche perché l’ esperienza del biglietto gratis, ha concluso, è fallita ovunque.
L’assessore Failoni, non condividendo il tema della gratuità, ha detto che da parte dell’assessorato allo sport e quello all’istruzione si sta affrontando con impegno il rapporto tra scuola e sport che troppo spesso però è drammatico a causa dell’autoreferenzialità della scuola. Sullo sci si stanno mettendo in campo iniziative per avere giornate dedicate agli sport della neve ma, più in generale, ha aggiunto, si deve capire perché i ragazzi fanno sempre meno sport, o smettono a 14 anni come dimostra, drammaticamente, l’indagine realizzata del Coni.

La Fisi: il calo dei giovani sulle piste da sci è pesante.

Per la Fisi è intervenuto il presidente Tiziano Mellarini il quale ha detto che, nonostante gli 8 mila iscritti, il calo dei giovani sciatori è evidente in tutta Italia. La Fisi sta cercando di mettere in campo incentivi, anche con la scuola vista anche l’importanza dello sci per il nostro territorio. Le agevolazioni da parte degli impiantisti, ha ricordato Mellarini, ci sono, gli atleti che fanno parte del Comitato, dai 18 ai 25 anni, hanno accesso gratuito agli impianti. Ma il costo dello sci è elevato e la proposta Olivi di creare un gruppo di lavoro con la Fisi e l’Anef e Maestri di sci può essere utile per trovare una soluzione uniforme sul territorio con ulteriori agevolazioni rivolte al settore giovanile.
Rispondendo a Lorenzo Ossanna (Patt) il presidente ha detto che la Fisi non può dire per principio no alla gratuità egli skipass, anche se per gli agonisti i costi, si arriva a 15 mila euro all’anno, sono alti per altri motivi. Comunque, ha concluso Mellarini, un’azione va fatta per avvicinare i ragazzi allo sci.

I maestri di sci: sempre meno ragazzi ritirano gli skipass scontati.

Per il Collegio dei maestri di sci è intervenuto Mario Panizza affermando che il problema è sempre più grave e lo spirito del ddl è condivisibile, perché l’abbandono dei ragazzi della montagna è generale e non riguarda solo gli sport invernali. Ma il problema va al dì la della gratuità. A Vermiglio, ha ricordato, sugli impianti del Tonale tutti i ragazzi del posto fino a 16 anni sciano gratis da 40 anni. Ma, fino al 2000, il 70% ritirava lo skipass, lo scorso anno questa percentuale si è ridotta al 30%. Quindi, il tema è più vasto. I maestri di sci, ha aggiunto Panizza, hanno dato già in passato la disponibilità ad aprire una discussione, e rispondendo a Olivi, ha detto che il coinvolgimento nelle scuole sulla sicurezza dello sci, sul modello della Val d’Aosta, in base alla disponibilità del dirigente scolastico, c’è da tempo.
Lucia Coppola (Futura) ha sottolineato che evidentemente c’è una disattenzione anche da parte delle famiglie che vanno stimolate e si dovrebbero prevede dei momenti scolastici obbligatori per far conoscere lo sci e la montagna perché la situazione sta diventando emergenziale. Alessio Manica del Pd ha detto che il ddl ha portato in evidenza il tema del disamore dei giovani rispetto allo sci. Interessante sarebbe sapere se questo calo si trova anche in altri sport. Così come sarebbe interessante capire se i nostri giovani hanno una visione della montagna rispetto ai modelli turistici tradizionali. Rimanendo allo sci l’obiettivo del gruppo di lavoro dovrebbe essere quello di arrivare ad una norma omogenea, di sistema per tutto il territorio trentino che ponga la questione sotto la regia pubblica.

Trentino Sviluppo: le piccole società sarebbero le più penalizzate.

Per la Trentino Sviluppo è stato ascoltato il vicepresidente Fulvio Rigotti il quale ha ricordato che il settore è composto da 230 impianti, produce un fatturato di 130 milioni, che muovono, con l’indotto, un miliardo di euro. Ts interviene attualmente in 16 società, rispetto alle 21 del 2014. Rispetto al passato Trentino Sviluppo privilegia, rispetto alle partecipazioni dirette, gli asset, acquistando impianti e bacini di innevamento. Quindi, più proprietà e meno gestione. Rigotti, presentando l’attività di Ts, negli impianti ha ricordato che oggi le partecipate, quasi tutte medio – piccole, rispetto alle perdite di 8 milioni del 2014, hanno i bilanci in pareggio o in utile. Rispondendo a Job ha poi ricordato che la società della Pat ha investito negli impianti più di un centinaio di milioni. Nello specifico della proposta Olivi, il vicepresidente della spa ha detto che sono condivisibili le finalità, ma grosse perplessità ci sono invece sulle modalità di intervento. Prima di tutto la gratuità che porterebbe un calo di fatturato, comporterebbe comunque il pagamento dell’Iva, oneri di controllo sulle tessere gratuite.

Un onere stimato attorno ai 10 milioni di euro, 300 mila euro solo per il Bondone. Un peso che si concentrerebbe sulle stazioni minori, quelle che si occupano dell’avviamento allo sci. Anche Rigotti si è chiesto se davvero operare solo sui costi può essere utile. Le esperienze dicono di no, ha ricordato, anche perché i veri costi dello sci non sono quelli dello skipass. Quindi, per le società se non c’è una compensazione, la norma non sarebbe sostenibile anche dal punto di vista della direttiva Bolkestein. Meglio sarebbe, invece, intervenire su trasporti o le assicurazioni per gli accompagnatori scolastici dei ragazzi per incrementare la sensibilità della scuola nei confronti dello sci. Il vicepresidente di Ts ha detto però che c’è la necessità di una perequazione tra le piccole società che formano i ragazzi e le grandi stazioni di alta quota.
Rispondendo a De Godenz, Rigotti è entrato nello specifico dell’impatto che la skipass gratuito per i minorenni avrebbe sulle società partecipate da Ts: si andrebbe dal 10% al 60% del fatturato. Bolbeno subirebbe un impatto di più 50%, così come la Panarotta e Folgaria dove le piste sono frequentate da tanti bambini. Olivi ha ribadito di essere pienamente cosciente che parlare solo di bilanci non risolve il problema che va affrontato complessivamente.

Annunciato oggi a Castel Belasi un nuovo percorso partecipato per le politiche del territorio. Bisesti: “Dagli orientamenti per le politiche culturali, i nuovi Stati Generali della Cultura”

Una riflessione a tutto tondo sulle politiche culturali e su tematiche relative al management culturale, ciascuno per il proprio ambito di competenza: il prestigioso panel di esperti che oggi si è riunito a Castel Belasi, splendido maniero recentemente aperto al pubblico a Campodenno, ha affrontato una serie di argomenti validi a livello generale, ma che possono offrire occasione di confronto e spunti di valutazione per la nascita di un vero e proprio sistema trentino della cultura. Lo ha auspicato l’assessore provinciale Mirko Bisesti, che stamattina ha preso parte ai lavori, per poi presentare pubblicamente una sintesi di quanto è emerso nei mesi scorsi dal Forum della cultura, a cui hanno partecipato gli stessi esperti presenti oggi a Campodenno.

All’incontro erano presenti anche l’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli, il dirigente generale del Dipartimento istruzione e cultura Roberto Ceccato e il responsabile del Servizio attività culturali Claudio Martinelli.

Un primo risultato del percorso del Forum è il documento presentato dall’assessore Bisesti: il contenuto degli orientamenti definiti sarà condiviso e servirà a formulare le nuove linee guida per le politiche culturali della Provincia. “Invito tutti gli operatori culturali del territorio, che svolgono la loro attività in ambito museale, bibliotecario, musicale, dello spettacolo e dei beni culturali in generale, anche all’interno dell’associazionismo e del volontariato, a offrire il proprio prezioso contributo. Insieme possiamo generare una nuova idea di cultura come sistema, aperto al di fuori dei nostri confini provinciali e allo sviluppo di un’industria culturale che guardi soprattutto ai giovani e a nuove professionalità” ha detto l’assessore nel corso della conferenza stampa che si è svolta a margine dell’incontro. “Il risultato di questa condivisione e partecipazione confluirà negli Stati Generali della Cultura del prossimo 22 novembre”, ha annunciato Bisesti.

Il percorso formativo del Forum, innovativo nella sua forma condivisa, ha portato specialisti di massimo livello e caratura nazionale ad incontrare dirigenti e direttori della Provincia del settore culturale, con l’obiettivo di lavorare in modo sinergico a costruire orientamenti per le politiche culturali del Trentino. Gli orientamenti emersi, come già detto, vengono da oggi resi accessibili online, così da permettere a quanti vogliono dare il proprio parere, di interagire nella costruzione di specifiche linee guida. È possibile offrire il proprio contributo compilando il form a questo link:

Il documento

Gli “Orientamenti per la stesura delle linee guida per le politiche culturali della Provincia autonoma di Trento si aprono con una panoramica sullo scenario attuale e sul sistema della cultura in Trentino. Sono sei gli ambiti formatisi in connessione ai processi storici e normativi dell’Autonomia: il sistema museale, con i principali musei provinciali, i musei privati e i siti archeologici, oltre agli ecomusei e ad Arte Sella, che raggiunge nel complesso 1 milione e 600 mila visitatori all’anno; il sistema bibliotecario trentino, con 86 biblioteche comunali e un patrimonio documentale di oltre 3 milioni e 700 mila volumi; il sistema della formazione musicale, che raggiunge 8 mila alunni e comprende il conservatorio Bonporti; il sistema dello spettacolo che come punti focali il centro servizi Culturali Santa Chiara, il coordinamento Teatrale Trentino e importanti festival d’arte di fama nazionale e internazionale; l’associazionismo culturale, che ha da sempre una notevole importanza per la vita sociale e civile delle nostre comunità e annovera corpi bandistici, cori, filodrammatiche e gruppi folcloristici; il patrimonio culturale tangibile, sul quale la Soprintendenza provinciale esercita funzioni di ordinamento, tutela, vigilanza, conservazione e manutenzione e comprende le aree archeologiche e migliaia di beni immobili e mobili sotto tutela.

Le considerazioni svolte in sede di Forum hanno evidenziato che esiste un’ampia varietà di iniziative e di eventi, anche di qualità, che riguardano tutti questi ambiti. Lo sforzo deve andare nella direzione di superare i rischi di frammentazione, introducendo nel sistema culturale, in analogia ai settori economia e ricerca, logiche di open innovation e di apertura alla digitalizzazione. Serve anche maggiore capacità di proporsi al di fuori dei confini provinciali, oltre che di concepire un nuovo sistema che eroghi servizi in una catena di valori immateriali. È perciò necessario innovare focus, benchmark e governance del sistema culturale trentino, rispetto al comportamento dei suoi attori sul campo al criterio delle sue politiche. La Provincia, in un nuovo modello, dovrà esercitare funzioni di coordinamento e impulso offrendo gli indirizzi generali utili a far crescere il territorio. Strategici, perciò, saranno la valorizzazione del patrimonio, la propulsione di industrie culturali e creative, l’investimento sui giovani, intesi non solo come fruitori, ma soprattutto come produttori di azioni culturali, una formazione di eccellenza per le professioni della cultura, una governance efficace.

L’incontro di oggi a Castel Belasi, dal titolo “Ripensare le politiche culturali oggi”, è stato organizzato da tsm-Trentino School of management, smtc-Scuola di Management del Turismo e della Cultura, in collaborazione con l’assessorato all’istruzione, università e cultura della Provincia autonoma di Trento. Con il coordinamento di Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, sono intervenuti Corinne Baroni, della Fondazione Teatro Coccia di Novara, Edoardo Dallari, giornalista e scrittore, Paola Fandella, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Stefano Lombardi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Davide Rondoni, poeta e scrittore e Renato Troncon, dell’Università di Trento.

Everness ha depositato oggi presso il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento tramite il proprio legale Avv. Davide Lo Presti il ricorso contro APT Trento e Comune di Trento per la realizzazione dei Mercatini di Natale 2019 a Trento.

Sono state richieste al Tribunale le misure cautelari affinché siano annullati d’urgenza i provvedimenti comunali relativi all’occupazione del suolo pubblico in Piazza Fiera e Piazza Battisti negati ad Everness ed emessi a favore dell’APT.

Oltre 500 mila Euro la richiesta di risarcimento del danno, calcolato in base alla differenza tra gli incassi dagli sponsor e dalle quote di partecipazione dichiarate dall’APT nel proprio disciplinare (oltre 700 mila Euro) e le spese organizzative (circa 200 mila Euro).

 

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Everness

Agostino Carollo

Foto: archivio Opinione

Poste Italiane comunica che da domani, martedì 22 ottobre, sarà nuovamente operativo l’Ufficio Postale di Borgo Valsugana in Piazza De Gasperi, chiuso in seguito all’evento criminoso dei primi giorni di settembre.

La sede tornerà disponibile per i cittadini con i consueti orari: dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.35; il sabato fino alle 12.35.

Avvicendamento in Segreteria UIL del Trentino: Marcella Tomasi riceve il testimone da Silvia Bertola.

Si è svolto martedì 15 ottobre il Consiglio Confederale della Uil del Trentino, appuntamento particolarmente importante per la Organizzazione sindacale di via Matteotti a Trento.

All’ordine del giorno anche la proposta avanzata dal Segretario Alotti di avvicendamento nella Segreteria Regionale confederale della storica Segretaria Silvia Bertola con Marcella Tomasi. La staffetta è stata accolta con un’unanime applauso da parte di tutto l’organismo che ha espresso un caloroso saluto di ringraziamento a Silvia Bertola che, pur mantenendo incarichi di rappresentanza anche confederale, lascia la Segreteria e l’Esecutivo della Uil del Trentino.

Marcella Tomasi era già Segretaria generale della Uil FPL –Enti Locali, incarico che continuerà a mantenere, pur ricevendo le deleghe Confederali (pubblico impiego, pari opportunità, terzo settore, enti locali e Welfare) che la Segreteria le ha assegnato.

In Segreteria, a cinque, la new entry affiancherà quindi Gianni Tomasi, Pietro Di Fiore, Alan Tancredi e Walter Alotti.

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Walter Alotti
Segretario
Uil del Trentino

Donne con assegni pensionistici medi dimezzati rispetto agli uomini. Al via la quinta edizione degli Equal Pension Days in Regione.

La pensione è lo specchio della vita lavorativa di una persona. Per i diversi percorsi di vita e familiari le donne percepiscono in media una pensione molto più bassa rispetto agli uomini. Più precisamente l’importo medio mensile della pensione di vecchiaia è pari a 735 euro per le donne rispetto ai 1.433 euro per gli uomini. Con l’introduzione del nuovo sistema di calcolo delle pensioni basato esclusivamente sui contributi previdenziali versati nel corso della vita lavorativa è sempre più indispensabile provvedere per tempo al proprio futuro. Per sensibilizzare le donne a questa tematica prendono il via oggi gli Equal Pension Days, giornate di informazione e confronto sul tema della disparità pensionistica fra uomo e donna. La giornata di apertura prevede due tavole rotonde a Bolzano e a Trento sul tema dell’educazione finanziaria e della previdenza al femminile.

La differenza tra uomo e donna in tema di pensioni si spiega facilmente. Il gap salariale tra donne e uomini e le lacune previdenziali riconducibili a periodi di astensione totale dal lavoro o con forme di lavoro a tempo parziale per maternità, per la cura dei figli o dei familiari sono motivo di un futuro economico incerto per molte donne. Ricordiamo che più del 40% della popolazione femminile in Regione lavora con contratti di lavoro a tempo parziale!
Il gap salariale ha immediate ripercussioni sulle pensioni. Nella nostra Regione la pensione di vecchiaia media delle donne è pari a 735 euro, contro i 1.433 euro degli uomini.
Allegato di posta elettronica
Fonte: Osservatorio INPS sulle pensioni vigenti – anno 2019

Proprio per questo motivo la sicurezza economica della donna risulta essere una tematica di fondamentale importanza e attualità. La popolazione femminile deve essere informata in merito all’abolizione della pensione minima e agli effetti delle riforme pensionistiche sull’ammontare della pensione finale. Con l’introduzione del sistema di calcolo contributivo la pensione dipende infatti esclusivamente dai versamenti effettuati nel corso della vita lavorativa. Ciò significa che contratti di lavoro atipici, interruzione dell’attività lavorativa per la cura dei familiari, lavoro part-time e maternità hanno una ripercussione diretta sulla pensione percepita.

Per richiamare l’attenzione della collettività sui temi dell’equità fra i generi e in particolare sulla situazione di disparità previdenziale esistente fra uomini e donne, nel 2015 è stato istituito in Regione l’Equal Pension Day grazie alla collaborazione tra i principali referenti delle pari opportunità sul territorio e Pensplan.

Il 21 ottobre Pensplan dà il via alla quinta edizione dell’iniziativa con con due eventi alle 11 e alle 18:30 rispettivamente a Bolzano e a Trento dove si riflette e ci si confronta con relatori di spicco sul tema della previdenza complementare e dell’educazione finanziaria quali strumenti per favorire la parità di genere e per costruire una maggiore sicurezza economica per le donne.

All’evento della mattina a Bolzano dal titolo “Gender pension gap: come colmare il divario? Previdenza complementare ed educazione finanziaria quali strumenti per favorire la parità di genere” intervengono accanto al Presidente della Regione Arno Kompatscher e alla Presidente di Pensplan Laura Costa: la Vicepresidente della Commissione provinciale pari opportunità di Bolzano Donatella Califano, la Consigliera di parità Michela Morandini, Elisabetta Giacomel, membro del Comitato nazionale per l’educazione finanziaria, la Presidente di Global Thinking Foundation Claudia Segre e Claudia Curi, ricercatrice della Libera Università di Bolzano.

A Trento Claudia Segre è la relatrice principale della serata sul tema “Educazione finanziaria: strumento di stabilità economica per le famiglie e le donne. Le iniziative sul territorio e il ruolo cruciale della previdenza” e viene affiancata dalla Presidente di Pensplan e dai referenti provinciali delle pari opportunità Stefania Segnana, Paola Maria Taufer e Matteo Borzaga, rispettivamente Assessora competente, Presidente della Commissione provinciale pari opportunità e Consigliere di parità.
Il Presidente della Regione Arno Kompatscher e la Presidente di Pensplan Laura Costa ricordano come sia stato recentemente approvato un disegno di legge che assegna a Pensplan Centrum – per gli anni 2019 e 2020 – le risorse necessarie per la realizzazione di studi di fattibilità finalizzati allo sviluppo di progetti, in stretta collaborazione con le due Province, nell’ambito della non autosufficienza e dell’educazione finanziaria. Per quanto riguarda quest’ultima, l’obiettivo è quello di promuovere e implementare uno specifico programma di sensibilizzazione e informazione rivolto alla popolazione.

“I risultati finora raggiunti in termini di promozione dell’educazione al risparmio tramite il progetto Pensplan ci rendono orgogliosi” – dichiara la Presidente di Pensplan Centrum Laura Costa. “Essi sono prova della lungimiranza del legislatore in un settore molto delicato e importante”.

“È però nostro dovere” – continua il Presidente Kompatscher – “continuare a migliorare e valorizzare gli strumenti che l’Autonomia ci mette a disposizione, con l’obiettivo di proporre politiche pubbliche innovative e prospettiche a vantaggio delle nostre comunità e dei nostri cittadini. Riteniamo infatti di straordinaria importanza, per poter continuare a garantire un orizzonte positivo alla nostra popolazione e per sostenere con rinnovato vigore le fasce più deboli, promuovere percorsi di sensibilizzazione e formazione anche in tema di educazione finanziaria, nonché introdurre strumenti innovativi e complementari di sostegno nell’ambito della non autosufficienza”.
Nel corso della settimana dal 21 al 25 ottobre vengono organizzati altri eventi formativi e di sensibilizzazione alla tematica previdenziale rivolti alle donne in collaborazione con i partner strategici del Progetto Pensplan e in particolare, per questa quinta edizione degli Equal Pension Days, i movimenti Donne Impresa della Coldiretti e dell’Associazione Artigiani di Trento e la rete dei Centri Genitori Bambini dell’Alto Adige (Elki).

Le attuali regole per rendere più trasparente il tema dei soldi alla politica non funzionano: dati inutilizzabili e informazioni inaccessibili, rendendo il sistema vulnerabile. Ecco come risolvere questo problema.

Negli ultimi anni il finanziamento ai partiti ha subito una vera e propria rivoluzione. Con la graduale abolizione del finanziamento pubblico, e il passaggio ad un sistema principalmente incentrato su quello privato, le regole del gioco sono cambiate.

Tutto questo in un periodo storico in cui il tema della trasparenza appare sempre più centrale. Non a caso in questa stessa fase sono state approvate numerose leggi per aumentare gli obblighi di comunicazione e rendicontazione economica sia per i partiti che per gli eletti. Molte operazioni che a vario modo hanno cercato di rendere più comprensibile il flusso di denaro, in entrata ed in uscita, intorno alla politica.

L’attuale sistema di rendicontazione è anacronistico. Implementare soluzioni migliore è facile: perché non farlo?

Ma queste operazioni sono state fallimentari. Le attuali norme obbligano il sistema politico a comunicare una serie di informazioni, ma i modi e le tempistiche in cui vengono fornite rendono tutti questi tentativi inutili. Dai rendiconti delle spese elettorali dei parlamentari, alle loro dichiarazioni patrimoniali, passando per i bilanci dei partiti: tante le nozioni che in teoria vengono rese disponibili, ma che in pratica non aiutano il monitoraggio della materia. Risolvere il problema sarebbe facile, e costerebbe anche poco.
Il contesto, la rendicontazione di partiti e parlamentari

Prima di entrare nella specificità dei problemi, capiamo un po’ meglio quali sono gli attuali obblighi di trasparenza sul tema dei soldi alla politica.

La legge per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive risale al 1982. In particolare stabilisce che i parlamentari (tra gli altri) sono tenuti a consegnare alla camera di appartenenza la dichiarazione patrimoniale, la dichiarazione dei redditi e i contributi ricevuti per la campagna elettorale. Nella XVI Legislatura – anche grazie alla campagna di sensibilizzazione di openpolis – gli uffici di presidenza di camera e senato hanno istituito un sistema di pubblicazione volontaria sul web delle dichiarazioni per i parlamentari che davano il consenso. Pubblicazione che dal febbraio del 2014 è diventata obbligatoria. Il tutto poi che per il “decreto trasparenza” (dlgs 14 marzo 2013 n.22), deve essere in formato aperto, per facilitarne il riutilizzo.
Bilanci 2018 dei partiti, la nostra analisi

“Partiti deboli, democrazia fragile”

Per quanto riguarda i partiti le ultime modifiche in termini di trasparenza sono state apportate con la legge anticorruzione del governo Conte I, approvata a fine 2018. Sul tema dei contributi è previsto per i partiti l’obbligo di annotare – entro il mese successivo a quello della percezione – in un apposito registro, per ogni contributo ricevuto, l’identità dell’erogante, l’entità del contributo e la data dell’erogazione. I medesimi dati devono essere riportati nel rendiconto del partito e contestualmente pubblicati sul relativo sito internet. Bilanci che vanno resi disponibile online entro il 15 luglio di ogni anno.
Perché queste informazioni sono inutilizzabili

Se in teoria il quadro delle norme nel nostro paese potrebbe sembrare avanzato, in realtà è ben lontano dell’esserlo. Per capire lo stato dell’arte può essere utile entrare nel caso specifico, facendo esempi concreti di che cosa si ha a che fare quando si analizza questa materia.

In un sistema che si sta muovendo sempre più nella direzione del finanziamento privato, il tema dei contributi ricevuti dagli eletti sta crescendo in importanza. Appare evidente però che non vengano utilizzati, quando c’è l’obbligo di pubblicazione, formati che rendano i dati pienamente accessibili, consultabili e riutilizzabili. Al contrario, si tratta per lo più di documenti scritti a mano, poi scansionati e infine inseriti in formato pdf (con il risultato che alcune parti sono illeggibili).

Qui per esempio quanto comunicato dal deputato Emanuele Fiano sul sito di Montecitorio nella sezione dedicata ai contributi ricevuti. Al di la di quanto riportato nel documento, sembra essere fuori dal tempo la qualità della documentazione fornita. Non solo si è in completa mancanza di dati riutilizzabili, come prescritto dalla legge, ma quanto reso disponibile non è assolutamente leggibile. È difficile sostenere che un membro del parlamento non abbia la capacità, nonché i mezzi, per fornire queste informazioni in un formato migliore. Al tempo stesso nessuno all’interno delle istituzioni si prende la responsabilità di verificare, e quindi condannare, tali comportamenti.

I casi sono numerosi, e coinvolgono politici di tutti gli schieramenti in parlamento. Perché pure nei casi in cui le parole e i numeri sono leggibili, sono scritti a mano, e sta quindi alla libera interpretazione del cittadino comprendere la grafia del parlamentare di turno. Qui per esempio la documentazione ufficiale consegnata dal senatore Casini riguardo le spese sostenute in campagna elettorale. Ancora una volta sembra irreale che nel 2019 la soluzione scelta dalle istituzioni per comunicare questa tipologia di nozioni sia la seguente.

Un’altra questione ricorrente è quella delle pecette, situazioni in cui la documentazione viene consegnata e, leggibile o meno che sia, alcune parti vengono coperte intenzionalmente. Fino alla scorsa legislatura l’obbligo di pubblicità per le donazioni ricevute era per qualsiasi somma superiore ai 5.000 euro (attualmente abbassata a 500). La maggior parte delle informazioni riguardanti i donatori vengono però coperte dagli eletti con delle pecette. Un conto è cancellare aspetti sensibili, un altro è rendere la presentazione del documento inutile.

Riportiamo due casi, ma se ne potrebbero anche citare altri, delle onorevoli Meloni e Boschi. Quest’ultima tra l’altro, oltre a coprire la maggior parte del testo, cancella a penna l’importo ricevuto e ne riscrive uno più basso a mano. Coprendo così tanti elementi “l’obbligo di pubblicità” per le donazioni superiori ad una determinata cifra di fatto sparisce, diventando uguale alle comunicazioni sulle piccole donazioni.

Durante la scorsa legislatura con il progetto Patrimoni trasparenti avevano denunciato i tanti problemi con l’attuale sistema di rendicontazione per deputati e senatori. Incongruenze su cui nessuno verificava, tra cui l’alto numero di parlamentari, ben 266, che dichiarava di non aver avuto spese né contributi di nessun tipo per la campagna elettorale: fatto poco verosimile. Con l’attuale legislatura nulla è cambiato, e la finta trasparenza sul tema continua.
La situazione per i partiti

Gli obblighi di trasparenza per i partiti ormai sono molto ampi. Oltre a bilanci e rendiconti, sui siti internet delle strutture deve essere pubblicato l’elenco dei donatori che hanno elargito complessivamente una cifra superiore ai 500 euro su base annua. I documenti nel caso dei partiti sono più facilmente rintracciabili, ma il problema, ancora una volta, riguarda il modo in cui vengono messi a disposizione.

Ogni partito adotta dei modelli di bilancio differenti, rendendo a volte complicato il confronto tra i diversi documenti. Ma questa sembra essere la complicazione minore, visto che i documenti vengono rilasciati in formati non riutilizzabili, con i dati non facilmente estraibili, se non manualmente. Qui per esempio una parte del bilancio 2018 della Lega.

Il problema riguarda anche l’elenco dei donatori. Tutti i partiti hanno predisposto una sezione sul proprio sito in cui è possibile navigare l’elenco dei donatori. Ancora una volta però si tratta di lunghi elenchi pubblicati in formato pdf. Il punto è che comunicare questi elementi non basta per fare trasparenza. Bisogna fornire i dati in formati aperti, così da poterli analizzare e confrontare, senza dover intervenire manualmente. Questo per esempio è l’elenco pubblicato dal Partito democratico per le donazioni ricevute nel 2019.
Cambiare le cose costa poco, ma non c’è volontà politica

Anche la commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici pubblica l’elenco delle erogazioni ai partiti e ai movimenti politici iscritti nel registro nazionale. Si tratta di un utile punto di riferimento, che aggrega in un unico posto tutti i dati a disposizione: le strutture coinvolte dalla normativa, i diversi donatori e l’importo in questione.

Donazioni ai partiti
Vedi l’elenco completo.

Le informazioni però, pubblicate così, non sono riutilizzabili, se non intervenendo manualmente. La commissione di garanzia stessa ha più volte lanciato l’allarme sulle poche risorse a disposizione per svolgere il proprio lavoro di vigilanza. Il fatto stesso che all’organo predisposto non vengano forniti i mezzi per fare il proprio lavoro, dimostra che la trasparenza su questo ambito sia un bluff.

C’è bisogno di un sistema centralizzato per la raccolta di questi dati: dai bilanci alle donazioni.

È necessaria quindi l’introduzione di uno strumento unico e centralizzato per l’inserimento dei dati di bilancio per i partiti e, nel caso delle donazioni, anche per i membri del parlamento. Questo permetterebbe una più facile raccolta dati da parte degli organi predisposti, e soprattutto rappresenterebbe una vera azione di trasparenza verso i cittadini. La creazione di tale strumento ha un costo bassissimo, trattandosi di qualcosa facilmente realizzabile, e permetterebbe di risolvere 3 questioni centrali:

l’uniformità dei modelli e dei documenti di bilancio condivisi;
la necessità di avere un quadro unico per la condivisione dei dati sulle donazioni;
la creazione di un sistema che permetta a cittadini, giornalisti, attivisti e ricercatori di avere realmente accesso alla base dati in formato aperto.

Soldi alla politica la sfida della trasparenza
Leggi l’articolo.
Perché tutto ciò è un problema

Come già abbiamo avuto modo di raccontare l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ha di fatto moltiplicato il numero di soggetti coinvolti. Non solo, questa transizione ha dato una nuova centralità al finanziamento privato, che ad oggi può rappresentare una grande opportunità per partiti e movimenti politici. L’assenza completa di un sistema centralizzato e adatto ai nostri tempi per condividere tutte queste informazioni non è accettabile.

Il non riuscire a monitorare la materia rende il sistema più vulnerabile.

Tutto ciò è un rischio perché non permette un reale monitoraggio del tema. Un monitoraggio necessario perché l’unico modo per accertarsi che il finanziamento privato non diventi una via per illeciti, e un mezzo per interferire sui processi democratici del paese. Non avere reali dati a disposizione sul tema dei soldi alla politica rende il sistema più vulnerabili.

Questa pubblicazione è stata prodotta nell’ambito del progetto ESVEI, co-finanziato da Open Society Institute in cooperazione con OSIFE/Open Society Foundations, e promosso da OBC Transeuropa.

«Le liti tra gli alleati del nuovo governo è tra le cose che mi preoccupano di più perché è stata la mia stessa esperienza. Quando in un governo la visibilità diventa l’obiettivo di una parte di coloro che sono al governo, questo è a rischio. Bisogna cambiare strategia. Bisogna cambiare la testa». Queste le parole dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi in un’intervista rilasciata ai microfoni di “Quarta Repubblica”, in onda stasera su Retequattro.

«Ho un’esperienza in materia: al Governo si va per governare insieme e non per rendere visibile il proprio partito o il proprio gruppo. Tutto qua», prosegue Prodi che, alla domanda sulla ipotizzabile durata del Conte bis, risponde: «Io spero che duri molto. Perché credo che l’insegnamento del passato dovrebbe far capire che il Paese ha bisogno di un governo che duri. E poi credo sempre che ci sia un minimo di saggezza nella gente. Oggi sono molto preoccupato perché la visibilità prevale sulla saggezza del governo. La sfida che ha di fronte è una sfida difficilissima. È appena arrivato, vediamo. C’è bisogno di una nuova coscienza civile: dobbiamo tutti capire che con 107 miliardi di evasione fiscale non si va da nessuna parte. Vediamo se riescono a risolvere questo problema».

in merito alla nuova manovra finanziaria, l’ex leader dell’Ulivo, afferma: «Non l’ho studiata, e poi è una manovra abbastanza scontata. Sono appena arrivati, cosa vuole? Il problema è mettere in cammino una strada diversa. C’è bisogno di fare un piano industriale per far rientrare le imprese che sono andate all’estero. C’è bisogno di una durissima lotta all’evasione fiscale. Quando sento dire che il tal partito è il partito delle imposte, eccetera, insomma… Si fa presto a dire: “tu vuoi far pagare le tasse”. Ma dico: la sanità, la scuola, la vogliamo o non la vogliamo? Ecco, questo è il problema che ci poniamo».

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