Adesso pretendiamo di essere coivolti. Dopo la nostra reazione del 9 Settembre a quanto appreso dai giornali sulle intenzioni dei Comuni Trento, Rovereto e Vallagarina, prendiamo atto in primis che il consigliere Andrea Robol ha ascoltato la nostra voce (che non è altro che quella dei lavoratori quindi cittadini) mediante un’interrogazione posta in consiglio comunale. In secondo luogo, a seguito della calendarizzazione di tale interrogazione otteniamo finalmente una risposta dal sindaco presso la seduta del 9 ottobre del consiglio comunale di Trento.

Il Sindaco di Trento nella risposta sostiene che il mandato dato a chi si occupa di gestione, era quello di creare una società per entrambi gli ambiti dei comuni di Trento e Rovereto.

Prosegue dicendo che reputa difficile per la questione delle reti idriche ma cosa più semplice per la gestione della raccolta dei rifiuti per la Vallagarina, Rovereto e Trento con dei numeri che vanno intorno ai 200.000 utenti. (120.000 abitanti di Trento, 40.000 di Rovereto, 40.000 della Vallagarina) La disponibilità della Vallagarina, la non volontà di primeggiare ma anzi la volontà di lavorare insieme ha reso più ipotizzabile un percorso che porti alla creazione di una società unica entro gennaio 2021 e che si occupi del servizio della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti.

Noi della Uiltec eravamo presenti come Segreteria, come delegati Rsu e con alcuni nostri iscritti e abbiamo appreso questo cambiamento di direzione rispetto alla delibera di indirizzo precedente nella quale si tracciava una rotta che portava ad una società unica per la gestione di entrambi i servizi.

Con la conferma di fatto di ciò che veniva detto nei precedenti articoli sulla stampa non possiamo non accusare i Sindaci di Trento e Rovereto e la Comunità della Vallagarina di non averci informato preventivamente, dando ancora una volta per scontato, come fanno tante aziende, che il ruolo del sindacato è ostativo ai processi decisionali o che comunque non ha diritto a sapere preventivamente cosa avviene nelle aziende in cui sono coinvolti, lo ricordiamo, lavoratori quindi famiglie.

Adesso, pretendiamo di essere coinvolti in tempi brevi in modo da apportare tutto ciò che la nostra esperienza possa dare e soprattutto i nostri lavoratori ci daranno. L’altra riflessione è su ciò che abbiamo detto in precedenza, che viste le dimensioni provinciali sarebbe secondo noi giusto avere una unica società che si occupi della gestione dei servizi della distribuzione delle acque e della raccolta e smaltimento dei rifiuti essendo più efficiente e dal nostro punto di vista, più tutelante per i lavoratori.

Dopo una prima giornata di incontri dedicati al grande tema “Alla scoperta del tempo”, è stato il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, considerato uno dei più grandi pensatori viventi, a inaugurare ufficialmente la tappa trentina del festival con un suo intervento aperto a tutti e dedicato al tempo delle piante, alla loro “sensibilità” e allo straordinario apporto che danno alla vita del pianeta.

Nella giornata di oggi, super ospite l’astronauta Umberto Guidoni, che insieme a Tommaso Ghidini dell’Agenzia Spaziale Europea, ha tracciato un’ipotesi delle scoperte astronomiche che ci aspettano nei prossimi 10 anni, dal ritorno sulla luna all’approfondimento degli studi su Marte. Via anche all’area esterna con decine di installazioni scientifiche aperte a tutti: una grande festa della scienza aperta a tutti, dove adulti e bambini potranno lasciarsi stupire da installazioni ed esperimenti scientifici, partecipare a laboratori interattivi e toccare con mano le tecnologie più avanzate.

Si potrà per esempio “passeggiare” su Marte con visori 3D in assenza di gravità, guardare all’opera il robot chirurgo “Da Vinci” (capace ad esempio di sbucciare con precisione un acino d’uva e poi ricucirne la buccia perfettamente) e andare dietro le quinte dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Ma anche provare in prima persona la sensazione di vivere con i sensi limitati per capire il disagio delle persone ipovedenti e con difficoltà uditive, grazie alla Lega del Filo d’Oro.

 

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IL PROGRAMMA DI DOMANI
Mentre all’esterno rimangono ancora aperte a tutti le installazioni scientifiche, nel main stage all’interno del MUSE, tra gli altri troveremo: alle 10, il premio Nobel Riccardo Valentini, tra i massimi esperti di cambiamenti climatici, per un dialogo sulla terra, l’umanità e il tempo; alle 11 un curioso incontro con il neuroscienziato Giorgio Vallortigara per conoscere “il senso del tempo negli animali”; alle 15 l’appuntamento è con Cristina Cattaneo e Massimo Picozzi, tra i più importanti criminologi italiani, per capire come capire “il tempo del delitto” e ricostruire una scena del crimine; alle 16, spazio poi al “paradosso dell’orizzonte” con Vanni De Luca, vero fenomeno del mentalismo con una spettacolare dimostrazione delle capacità della mente umana.

Grillo e l’abolizione del voto agli anziani, Cia (AGIRE): “Chi non sa apprezzare il valore di queste persone non può rappresentare i cittadini”.

Sono rimasto a dir poco basito dalle recenti dichiarazioni di Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 stelle. ll comico genovese, infatti, propone suo blog il tema dell’abolizione del diritto di voto agli anziani i quali, cito testualmente, “saranno meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani”. Una dichiarazione che parrebbe essere l’inizio di un suo spettacolo comico, se non fosse che è il “capo ombra” di quel partito che ha la maggioranza relativa in Parlamento e che si è sempre eretto a baluardo della democrazia e dell’uguaglianza. Una provocazione, è certo, ma il ragionamento stona pensando alla squadra di giovani che ha portato in Parlamento… evidentemente non sono stati in grado di portare il cambio di visione tanto auspicato, oppure anche i suoi giovani parlamentari erano già “vecchi dentro”.

Eppure Grillo è determinato: agli anziani andrebbe tolto il voto in quanto non in grado di essere al passo con i tempi, con il mondo multiculturale o con la tecnologia (forse non saper accedere alla piattaforma Rousseau?). Tra le varie “colpe” dei più anziani, elencate sul blog del leader 5 stelle, vi è ad esempio avere più probabilità di essere contrari ai matrimoni gay, o di essere pro-Brexit, oppure di essere tendenzialmente contrari alla legalizzazione della Marijuana. E il Premier Conte cosa fa? Invece di rispedire al mittente l’ennesima boutade, ironizza proponendo di fare “dei sondaggi”!

Agli anziani, ai nostri véci, non può essere chiesto di ragionare come un millennials, perché non ne sono in grado, e non hanno motivo per dover ragionare in modo uguale. Credo che la generazione che il comico vorrebbe socialmente annichilire ha ben altre qualità, dalle quali dipende il presente che noi tutti, Grillo compreso, viviamo: i nostri anziani portano sulle spalle anni di sudore, di lotta, di conquiste e di umiltà. Ci ricordano di quando il lavoro era bello perché c’era e di come fosse difficile vivere al tempo della guerra, e di quanto si siano sacrificati per garantirci quelle libertà e quel benessere di cui oggi, nonostante tutto, beneficiamo.

Se Grillo vuole toglierci le nostre radici e i nostri valori noi dobbiamo rispondere che gli anziani hanno diritto di vivere il presente, senza che un cabarettista in delirio di onnipotenza pretenda da loro una visione del futuro diversa da quella che ci hanno già donato. Il volto di queste persone è espressione di chi ha vissuto, espressione di chi ci ha consegnato un Trentino prospero e di chi ha fatto questo Paese. Gli anziani rappresentano un patrimonio inestimabile per noi e per i nostri figli e privarli del voto, oltre che incostituzionale, significherebbe annullarli socialmente, toglier loro il diritto di parola, abbandonarli ad un mondo che non li ascolta e che non li vuole.

Chi non sa apprezzare il valore di queste persone, a parer mio, non è in grado di essere rappresentante i cittadini perché, se è vero che il giovane corre più veloce, il vecchio conosce la strada.

 

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Cons. Claudio Cia – AGIRE per il Trentino

Il Paradiso delle Signore – Daily – S4E5. È il giorno del matrimonio più atteso dell’anno, quello di Marta e Vittorio. Durante il ricevimento, al circolo, Cosimo approfitta del fatto che Salvatore si è allontanato per invitare Gabriella a ballare, suscitando la gelosia del giovane Amato mentre Angela risponde ad un a telefonata di Nicoletta, rimasta a casa, agitatissima perché Margherita sta male, Riccardo la intercetta e corre in suo aiuto. Durante il twist delle Veneri, la giovane Barbieri esce dal locale per incontrarsi con un uomo misterioso.

 

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Tale e Quale Show. St 2019 – Puntata del 18/10/2019. La sesta puntata della nuova edizione dello show musicale di Rai 1 condotto da Carlo Conti in cui 12 celebrities si sfidano tra loro trasformandosi ogni settimana in un’icona musicale differente. Una serata ricca di emozioni e colpi di scena per i 12 protagonisti del programma, ma soprattutto, un appuntamento decisivo: soltanto i migliori sei di loro passeranno alla fase finale che inizierà venerdì 25 ottobre e proseguirà per tre puntate sino fino all’8 novembre. I sei concorrenti si contenderanno infatti il titolo di “Campione di Tale e Quale Show 2019″e con loro ci saranno i migliori sei artisti della passata edizione, quella del 2018. Fatti i conti, in questa sesta puntata, tutti si giocheranno le ultime carte a disposizione con l’obiettivo di conquistare quei punti che consentirebbero loro di proseguire l’avventura (partecipando al torneo dei migliori).

Tutto, ovviamente, dipenderà da come riusciranno a interpretare le star della musica nazionale e internazionale chiamati a imitare. Ecco gli accoppiamenti: Flora Canto sarà Anna Oxa, Sara Facciolini se la vedrà con Malika Ayane, Eva Grimaldi prenderà le sembianze di Sophia Loren, Jessica Morlacchi si metterà nei panni di Christina Aguilera, Lidia Schillaci ricorderà il mito di Maria Callas, il vincitore della quinta puntata Davide de Marinis (con Vasco Rossi) proverà il bis onorando la memoria di Lucio Battisti, Tiziana Rivale interpreterà Anastacia, Gigi & Ross vestiranno i panni di Claudio Baglioni e Gianni Morandi (il voto sarà uno solo per entrambi), Francesco Monte si metterà alla prova con Michael Bublé, Francesco Pannofino celebrerà la leggenda jazz di Louis Armstrong, Agostino Penna porterà in scena Fausto Leali e David Pratelli Adriano Celentano.

 

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Prima puntata. 18 ott. Canale 5. Pietro salva una neonata da un incendio. Durante le indagini per trovare la madre della bimba e chi abbia appiccato le fiamme, Elena deve fare i conti con un pesante lutto.

 

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Chi ha detto che le imprese non vengono mai ispezionate? Tra Inps, Inail, Ispettorato Nazionale del Lavoro, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Guardia di Finanza, Aziende/Unità sanitarie locali, Vigili del Fuoco, Camere di Commercio, Autorità garante della Privacy, Carabinieri forestali, NAS[1], NOE[2], Siae[3], etc., le Pmi rischiano, potenzialmente, 122 controlli all’anno da parte di 19 Enti pubblici diversi.

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA che ha aggiornato la periodica elaborazione sui possibili controlli che una Pmi può incorrere durante l’anno. Come si è giunti a questo risultato? Innanzitutto, il quadro legislativo generale è stato suddiviso in quattro grandi aree. Successivamente, per ciascuna di esse è stato calcolato il numero dei principali controlli che una piccola azienda può incorrere a seguito dell’attività ispettiva realizzata dagli enti preposti. In estrema sintesi, riportiamo più sotto i 4 settori, il numero di potenziali ispezioni e le strutture pubbliche coinvolte:

· Ambiente e sicurezza nei luoghi di lavoro: quest’area è la più a “rischio”: è interessata da 60 possibili controlli che possono essere effettuati da 11 enti ed istituti diversi;

· Fisco: in questo ambito il numero dei controlli è pari a 30 e sono 6 le agenzie e gli enti coinvolti;

· Contrattualistica: nell’area lavoro il numero dei possibili controlli si attesta a 21, mentre gli istituti e le agenzie interessate sono 4;

· Amministrativo: questo settore registra 11 controlli che sono ad appannaggio di 7 diversi enti ed istituti (vedi Tab. 1).

“Con un coacervo di norme spesso incomprensibili e in parecchi casi in contraddizione fra loro – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – qualsiasi imprenditore, soprattutto se piccolo, corre il pericolo di non essere mai in regola con la legge. Pertanto, l’ipotesi di un controllo viene vissuto dal titolare dell’attività come un incubo che rischia di gettare nel panico chiunque. Per superare questa situazione è auspicabile la riduzione del quadro normativo generale, rendendo altresì più semplici e comprensibili le leggi, i decreti, le ordinanze, le circolari e i regolamenti attuativi. Altrimenti, la forte discrezionalità che tutt’oggi beneficiano coloro che sono chiamati ad eseguire le attività ispettive non verrà mai meno. Dove è possibile, infine, va incrementato il numero dei controlli formali, cioè quelli eseguiti in remoto per via telematica, alleggerendo così l’oppressione burocratica che incombe sulle imprese”.

Nonostante gli annunci e le promesse sbandierate ai 4 venti da tutti gli esecutivi che hanno governato il Paese negli ultimi 10 anni, dalla CGIA ricordano che il numero complessivo dei potenziali controlli è rimasto pressoché lo stesso. Oltre all’azione ispettiva, non va nemmeno dimenticato che il peso generale della burocrazia costituisce un costo economico importante che sottrae risorse alla crescita e all’occupazione.

“In linea generale – afferma il Segretario Renato Mason – agli uffici pubblici viene sempre più richiesta l’erogazione di servizi in tempi ragionevolmente brevi. Purtroppo, la presenza di tantissimi lacci e lacciuoli decisi da apparati centrali autoreferenti e lontani dal territorio, costituiscono il principale ostacolo contro il quale sono costretti a misurarsi i dipendenti pubblici. Il venir meno di tante norme, eccessivamente complesse e spesso inutili, potrebbe liberare tantissime energie e risorse nel Paese, aiutando le imprese e i cittadini a svincolarsi dagli ostacoli tesi da norme spesso indecifrabili, semplificando, allo stesso tempo, anche il lavoro di chi è costretto ad applicarle e farle rispettare”.

· Ambiente e sicurezza: il settore più a rischio controlli
Come era facilmente prevedibile, tra i 4 settori analizzati quello a più alta “densità” di potenziali controlli è l’area ambiente e sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono 60, infatti, i principali controlli che una piccola attività può incorrere durante l’anno. Le voci più a “rischio” riguardano la conformità/mantenimento dell’efficienza degli impianti (elettrici, idrici, gas, etc.), il rispetto delle norme sugli scarichi, sulla corretta gestione dei rifiuti e sulle misure antincendio. In tutte le circostanze sono 6 diversi enti che hanno specifiche competenze in materia di controllo. Le più coinvolte sono le ASL/ULSS, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, i NAS, i NOE e la Polizia Municipale. Altrettanto “impegnative” sono la presenza e il rispetto delle prescrizioni riferite alle emissioni in atmosfera, gli obblighi formativi in materia di sicurezza sul lavoro, i piani di sicurezza e la valutazione dei rischi.

· Salvo sovrapposizioni, nel 2018 il fisco ha controllato 2,9 milioni di contribuenti
Solo in materia fiscale, nel 2018 sono stati effettuati:

· 520.878 controlli strumentali dalla Guardia di Finanza[4];

· 404.355 accertamenti ordinari e parziali automatizzati[5] dall’Agenzia delle Entrate;

· ulteriori 106.798 verifiche e controlli dalla Guardia di Finanza;

· ulteriori 31.798 verifiche, controlli e accesso ai documenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Oltre a queste iniziative, l’Agenzia delle Entrate ha trasmesso 1.901.138 lettere per l’attivazione della compliance (richieste di chiarimenti su irregolarità riscontrate o potenziali).

Possiamo pertanto affermare che, salvo sovrapposizioni, i contribuenti “avvicinati” dal fisco sono stati 2,9 milioni e nella stragrande maggioranza dei casi questi soggetti erano titolari di una partita Iva (imprese, artigiani, commercianti, liberi professionisti, etc.).

In merito all’intervento degli Ispettori del lavoro, dei Carabinieri per la tutela del lavoro e del personale Inps ed Inail, invece, l’anno scorso l’attività di vigilanza ha interessato complessivamente 164.655 aziende.

Per quanto riguarda la filiera dell’alimentare, infine, sempre nel 2018 gli interventi dei NAS presso le aziende di questo comparto sono stati 31.479 a cui si aggiunge l’attività ispettiva nel settore della ristorazione (pizzerie, trattorie, bar, gastronomie, fast food, etc.), che ha interessato 11.954 attività (vedi Tab. 2).

 

Senza titolo

Rai 1. Carlo Conti, Alessandro Siani, Elena Santarelli e Francesco Renga ospiti di Mara Venier.

La sesta puntata di “Domenica In”, in onda domenica 20 ottobre alle 14.00 su Rai1, in diretta dagli Studi “Fabrizio Frizzi” di Roma e condotta da Mara Venier, si aprirà con un’ampia intervista a Carlo Conti, nella quale il popolare ed amatissimo conduttore di Rai1 si racconterà tra carriera, affetti e nuovi progetti televisivi.
Alessandro Siani interverrà in studio per presentare il suo nuovo film “Il giorno più bello del mondo” ed insieme al cantante Clementino si esibirà con il brano rap “Cos, Cos, Cos”, scritta dallo stesso Alessandro Siani con Clementino, già disco di platino.

Roberto Farnesi e Alessandro Tersigni saranno in studio per “Il Paradiso Delle Signore” e saranno protagonisti di un divertente gioco musicale.
Elena Santarelli sarà intervistata da Mara Venier a proposito del suo nuovo libro appena uscito e già in vetta alle classifiche.

Quindi ancora spazio alla musica con Francesco Renga, che canterà uno dei suoi ultimi successi “Prima o poi”, mentre l’attrice Barbara De Rossi si racconterà parlando dei suoi nuovi progetti, che la vedono impegnata come attrice e conduttrice di programmi dedicati alle donne.
La puntata si concluderà con l’ingresso di una torta in studio per il compleanno di Mara Venier.

Domenica 20 ottobre 2019, in prima serata su Canale 5, sesto appuntamento con “LIVE – NON È LA D’URSO” il programma di VideoNews condotto da Barbara d’Urso.

Tanti ospiti ed interviste esclusive: Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, insieme alle sue tre figlie, sfideranno 5 agguerritissime sfere.

Ai microfoni di Barbara d’Urso, Morgan racconterà la sua battaglia per riavere la casa da cui è stato sfrattato lo scorso 25 giugno.

E ancora, Rocco Siffredi e il figlio Lorenzo, per la prima volta insieme in studio, si scontreranno con chi critica il mondo del porno.

Inoltre, a “LIVE NON È LA D’URSO”, Adriano Panzironi, il guru della dieta più contestata del momento, si difenderà da nuove accuse e inedite testimonianze.

La nostra Amazzonia. E’ davvero incredibile che a distanza di un anno dalla terribile tempesta Vaia, l’evento tragico che ha interessato il Trentino alla fine di ottobre del 2018, vi sia un assessore provinciale della Giunta Fugatti che, dalle pagine de L’Adige, nega i cambiamenti climatici! Vaia segna infatti un punto di non ritorno, una linea di demarcazione netta tra un prima, un po’ inconsapevole e ottimista, e un dopo in cui tanti di noi, scientemente e con grande preoccupazione, hanno compreso che il problema del riscaldamento globale ci riguarda in prima persona.

La tempesta Vaia ha compromesso pesantemente il patrimonio boschivo e forestale che copre, o per meglio dire, copriva, il 63 % del nostro territorio e rappresenta una risorsa fondamentale di ossigeno, salute, impulso all’economia, parte fondante del paesaggio montano e della sua bellezza e preziosità. Il disastro ha interessato una superficie complessiva di quasi 20 mila ettari con più di 4 milioni di mc di legname schiantato.

Più di 200 sono stati i corsi d’acqua interessati con picchi notevoli riguardanti l’Avisio, il Brenta e il Noce, per non parlare del rio Rotian che ha causato la distruzione del campeggio e le abitazioni costruite sul conoide di Dimaro, in Val di Sole, e la perdita di una giovane mamma. Purtroppo questo governo provinciale non sta dando segnali di particolare attenzione all’ambiente, nonostante molti annunci e una presenza costante sul territorio certamente apprezzabile. La Valdastico è ancora saldamente nell’Agenda del presidente Fugatti anche se resta la strada più inutile, dannosa e costosa in termini di ambiente, distruzione di paesaggio e sorgenti, con costi enormi, spreco di suolo e di risorse, altro che tutela del paesaggio e delle sue risorse e attenzione al benessere delle popolazioni!

La questione dei concerti, e non mi riferisco ai Suoni delle Dolomiti, preziosità di nicchia e valorizzazione delle montagne in chiave culturale e artistica, ma di eventi di grandi dimensioni, sia dal punto di vista dell’accesso di migliaia di persone che della tipologia di suono, come il concerto di Moroder, peraltro un flop, a Cima Tognola, 2200 m, nei pressi di San Martino di Castrozza, in un ambiente naturale di grande valenza ambientale, antropologica, archeologica e storica.

Ricordo poi la performance “Rap on the top”, sul ghiacciaio Presena, 2600 metri, ad opera di Jack la Furia, tutto un programma, e quella di Bob Sinclaire sul Monte Spinale a Madonna di Campiglio e del concerto di Jovanotti a Plan De Corones. Parliamo di migliaia di persone.

Le norme che valgono per le città non valgono paradossalmente in zone di alta quota, neppure nel delicatissimo periodo riproduttivo degli urogalli, dei galli cedroni e galli forcelli. E questo vale anche per lo sci in notturna sul Monte Bondone, luci accecanti e frastuono insopportabile.

Nel 2017 aveva preso avvio un programma di riduzione del traffico automobilistico sui passi dolomitici. Tra il 5 luglio e la fine di agosto il passo Sella restò chiuso per 9 mercoledì dalle 9 di mattina alle 16; naturalmente erano consentiti transiti di biciclette, pedoni e mezzi di trasporto pubblici o privati elettrici.

L’anno successivo si cambiò, dal 23 luglio al 31 agosto per salire a Passo Sella ci si doveva prenotare via app con accesso controllato e registrazione delle targhe.
Nel 2019 l’attuale Giunta ha posto uno stop alle limitazioni del traffico sul Sella e sugli altri passi Dolomitici per non danneggiare gli operatori economici che avevano presentato due ricorsi al Tar. Ricordo che le Dolomiti sono Patrimonio Mondiale Unesco e che l’invasione di moto ed auto, di smog e rumore non è certo un’attrattiva per un turismo che si vorrebbe sostenibile e di qualità.

Dal 12 al 14 luglio San Martino di Castrozza ha ospitato il Camp Jeep 2019 e circa 600 jeep si sono radunate a Ces della Tognola, in Primiero, in una zona montana di grande pregio, dopo che il bellunese, dove solitamente si teneva il raduno, devastato a sua volta dalla tempesta Vaia, si è rifiutato di consentire un’ ulteriore devastazione. Così si è consentito di tenere il Camp Jeep proprio sotto le Pale, montagne sacre, creazioni naturali spettacolari dove è stata montata una ruota panoramica e si sono lasciate scorrazzare 600 jeep violando il regolamento del Parco Paneveggio Pale di San Martino.

Il danno al patrimonio silvo pastorale è stato notevole, 600 mq circa di cotico erboso del pascolo distrutti, 900 mq di suolo forestale intaccato, 26 alberi pesantemente danneggiati. Oltretutto i mezzi, serenamente, hanno potuto circolare in zone non autorizzate. Ancora non sappiamo se e quali sanzioni sono state comminate né se il territorio sia stato ripristinato.
Le nostre montagne sono sotto attacco, basti pensare alla richiesta della Funivia Madonna di Campiglio spa di rivedere il PUP nell’ottica di ampliamento delle zone sciistiche di 45 chilometri, nonostante la già ampia offerta che il territorio garantisce per il turismo invernale. L’area che sarebbe interessata è di grande pregio dal punto di vista paesaggistico e ambientale grazie anche alla presenza dei Cinque Laghi di origine glaciale.

Il presidente del Parco ha dichiarato la sua contrarietà perché l’obiettivo primario è la tutela ambientale.
Secondo il “Rapporto Clima” del Centro di Ricerca Eurac di Bolzano le Alpi sono e saranno sempre più colpite di cambiamenti climatici: basta vedere lo stato pietoso in cui versa ciò che resta dei nostri ghiacciai, per i quali recentemente si è ascoltato il Requiem di Mozart e si sono celebrati addii dolorosi.
Qui nelle Alpi il riscaldamento medio misurato negli ultimi anni è doppio rispetto alla media europea di circa + 2 gradi.

La fanno da padrone le emissioni di gas serra, disastrose per l’ambiente alpino. Entro il 2050 si calcola che, di questo passo, vi sarà un aumento variabile tra + 1,2 e + 2,7 gradi centigradi e le conseguenze sarebbero disastrose. E vogliamo parlare degli elicotteri a scopo turistico che sorvolano cime e pareti preziosissime senza mantenere le distanze di sicurezza previste e dei droni per i quali non è prevista alcuna regolamentazione?

Alle Viote del Monte Bondone si pensa di costruire, in un biotopo di impareggiabile bellezza, zona tutelata, l’ennesimo laghetto per l’innevamento artificiale. Ben sapendo che ormai le stazioni sciistiche fino ai 2000 metri hanno il destino segnato e meritano una decisa riconversione. Ricordo solo che per produrre due mc di neve artificiali occorrono 1000 litri di acqua e che servono 20mila mc per innevare artificialmente una pista di medie dimensioni, di 1600 metri. Un dispendio di risorse idriche folle, di energia elettrica per far funzionare i cannoni, l’inquinamento atmosferico dei camion che devono trasportare la neve tecnica, nonché il massiccio utilizzo di additivi inquinanti che hanno pesanti ricadute sulla fauna e sulla flora alpina.

Anche noi, dunque, abbiamo la nostra piccola Amazzonia da proteggere, riserva di acqua dolce, di aria pulita, di ghiacciai che si stanno ritirando a velocità supersonica, di boschi e foreste, di roccia e cielo, di biodiversità, ed è importante che vi sia una presa di coscienza collettiva e un’ assunzione di responsabilità che partendo dai governi sovranazionali a quelli nazionali, fino alle amministrazioni locali ed ai comportamenti individuali dei singoli cittadini possa invertire questa deriva pericolosissima che mette a rischio il futuro delle nuove generazioni. Una lotta impari, forse, ma che con l’impegno di tutti possiamo ancora vincere. Ne vale la pena. Per i nostri figli e nipoti.

 

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Lucia Coppola
consigliere provinciale di Futura

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