Mobilitazione dei dipendenti e delle dipendenti del Centro Servizi Culturali Santa Chiara.

Le scriventi Segreterie, congiuntamente alle RSA e su mandato dei lavoratori e lavoratrici sono con la presente a comunicare le iniziative a sostegno della vertenza sindacale come preannunciato.

Le motivazioni della nostra mobilitazione sono dovute alla reiterata mancata risposta da parte dell’Assessorato competente sui punti di seguito elencati:
– Risorse contratto integrativo
– Stabilizzazione personale precario
– Appalto maschere

La mobilitazione prevista per la giornata del 12 Ottobre si articolerà con un ritardo di 30 minuti sullo spettacolo delle ore 17 all’Auditorium Santa Chiara, durante lo spettacolo “Il fenomeno bomber”, con contestuale volantinaggio.

Chiediamo l’autorizzazione a leggere un comunicato al pubblico durante l’effettuazione del ritardo.

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p. SLC-CGIL del Trentino

p. UILCOM-UIL

– In data 11 Aprile 2019 abbiamo incontrato l’Assessore Bisesti che ci aveva promesso delle risposte nel giro di 2 settimane. NESSUNA RISPOSTA
– In data 19 Giugno 2019 abbiamo sollecitato via pec.
NESSUNA RISPOSTA

– In data 04 Ottobre 2019 abbiamo comunicato l’apertura dello stato di agitazione. NESSUNA RISPOSTA
– In data 09 Ottobre abbiamo comunicato le iniziative.
NESSUNA RISPOSTA

I PUNTI SENZA RISPOSTA SONO:

– LE RISORSE DEL CONTRATTO INTEGRATIVO
– LA STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO
– L’APPALTO DELLE MASCHERE TEATRALI

I lavoratori e le lavoratrici del Centro Servizi Culturali Santa Chiara hanno dimostrato professionalità e grande disponibilità ad una produzione artistica di qualità e che ha consentito la crescita culturale del nostro territorio.
Pensiamo quindi che questi lavoratori e le lavoratrici meritino rispetto.

Didacta, riconoscimento al progetto di partenariato strategico internazionale PAL capitanato da IPRASE. Oggi a Firenze la consegna del premio.

“Partnership per un apprendimento eccellente nelle lingue straniere – PAL” è il progetto ERASMUS + di partenariato strategico internazionale promosso da IPRASE, premiato oggi a Firenze, nell’ambito di Didacta 2019, la fiera dedicata all’innovazione scolastica. Il progetto ha visto coinvolti IPRASE in qualità di soggetto capofila, in rete con alcune scuole secondarie di secondo grado della Provincia autonoma di Trento, unitamente a tre partner europei leader mondiali nel campo della formazione e promozione delle lingue straniere. Il partenariato ha sviluppato indicazioni e strumenti dedicati a sostenere le scuole e i docenti nell’insegnamento/apprendimento delle lingue inglese e tedesco.

Il progetto di partenariato strategico internazionale ERASMUS + 2014-2020 “Partnership per un apprendimento eccellente nelle lingue straniere – PAL” coordinato da IPRASE e realizzato in partnership con NILE Norwich – Institute for Language Education, Goethe-Institute, BELL Educational Services LTD Cambridge, è stato premiato oggi dall’Agenzia Nazionale Erasmus+ INDIRE come buona pratica, in virtù della qualità delle attività realizzate e dei risultati conseguiti.

La cerimonia di premiazione è avvenuta a Firenze, in occasione della Fiera Didacta. La commissione esaminatrice ha conferito ai referenti IPRASE la targa di riconoscimento assegnata agli istituti coordinatori dei progetti KA1 e KA2 dei settori Scuola ed Educazione degli adulti.

Il partenariato ha agito per favorire l’innovazione della didattica del tedesco e dell’inglese e per migliorare le esperienze di insegnamento/apprendimento delle due lingue straniere, nelle scuole secondarie di secondo grado, con riferimento agli indirizzi liceali, tecnici e dell’istruzione e della formazione professionale.

Le principali aree di intervento del Progetto hanno riguardato: la messa a punto di un modello per innovare la didattica delle lingue inglese e tedesco; la promozione di buone pratiche per lo sviluppo organizzativo (Academic Management) e lo sviluppo professionale continuo del docente di lingua straniera; il rafforzamento delle competenze linguistiche per la comunicazione lo studio e il lavoro; l’estensione dei luoghi e delle modalità per l’apprendimento dell’inglese e del tedesco.

In prima Commissione: audizioni e approvazione del disegno di legge a tutela del lavoro negli appalti pubblici

La prima Commissione permanente, organismo presieduto da Vanessa Masè (Civica), ha ospitato questa mattina le audizioni ed approvato il disegno di legge 29 (proponente Presidente Fugatti) che integra l’articolo 32 della legge provinciale di recepimento delle direttive europee per il rafforzamento della tutela del lavoro negli appalti pubblici.

Dalle audizioni sono emerse richieste di modifica sostanziali, in particolare da parte di Sindacati e Imprenditori. A termini di regolamento, per permettere di portare la discussione del testo in aula il 22 ottobre serviva concludere l’esame delle norme nella giornata di oggi. C’è stato un confronto fra i commissari su come elaborare le eventuali proposte emendative, a seguito delle osservazioni emerse nel corso delle audizioni. Non è stata accolta la proposta della presidente Masè di un incontro informale nel quale confrontarsi sulle possibili modifiche oppure di stabilire fin da subito un momento di illustrazione degli emendamenti da parte della Giunta, prima della scadenza del termine per la consegna degli stessi. La Giunta si farà carico delle valutazioni e delle modifiche e se ne parlerà in Consiglio provinciale.

 

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Sindacati: corretta la ratio, ma l’articolo va riscritto
Per le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, Uil e Fenalt sono intervenuti rispettivamente Maurizio Zabbeni, Michele Bezzi, Stefano Picchetti, Maurizio Valentinotti e Patrizia Emanueli.

Nel documento consegnato ai commissari, condiviso in maniera unanime dalle sigle sindacali intervenute, è stato espresso parere positivo sulla ratio della legge che intende chiarire la corretta applicazione della clausola sociale, ritenuta “opportuna e coerente con i principi comunitari e giuridici consolidati”, pur osservando che, per coerenza, serve un intervento di carattere generale e complessivo sull’intero articolo 32 e non esclusivamente sulla clausola rafforzata.

Occorre cioè mettere insieme un’intera filiera che richiami i concetti fondamentali della base d’asta congrua rispetto alla qualità del lavoro e qualità dei servizi e la corretta interpretazione della clausola sociale da non applicare dal punto di vista letterale e semantico, ma all’interno del contesto dell’appalto stesso e del contratto di riferimento. I sindacati hanno dunque riformulato l’intero articolo 32, prevedendo indicazioni di applicazione della clausola rafforzata, valorizzando il confronto sindacale tra le parti e l’assunzione di responsabilità delle stesse all’interno di un percorso di contrattazione preventivo, introducendo l’obbligo di applicare l’articolo 32 a tutti gli affidamenti e non solo in caso di gara ecc. In subordine, qualora ci si concentrasse esclusivamente sul comma 4, il documento consegnato dai sindacati contiene anche una proposta d’integrazione dei commi in modo tale che vengano ripresi gli aspetti fondamentali considerati irrinunciabili. In particolare, il comma 4ter è peggiorativo dell’attuale comma 4, tradendo la ratio del legislatore.

La ratio è quella che i lavoratori passino da una ditta all’altra a parità di condizioni, ha osservato Stefano Picchetti della Uil, un ragionamento già riconosciuto corretto dai giudici, ha proseguito e non vorremmo arrivare a ricorrere nuovamente a strumenti giuridici per tutelare qualcosa che la legge già tutela.
Maurizio Valentinotti di Fenalt ha aggiunto che c’è un concetto di fondo sancito dalla Costituzione che è quello della retribuzione proporzionata, che va tutelato dai sindacati, ma anche dai datori di lavoro. Il lavoro non è una merce, ha detto e questo è un principio del quale troppo spesso ci dimentichiamo.

Paolo Ghezzi (Futura) ha osservato che un aspetto importante di cui tenere conto è la preoccupazione espressa dai sindacati sul comma 4ter, che così come è formulato appare una clausola molto debole e rischia di vanificare la modifica del legislatore. Inoltre, Ghezzi ha chiesto se questo disegno di legge non possa involontariamente far sì che la gara sia suggerita come lo strumento privilegiato, nel senso che diventa meno faticoso e complicato da gestire, oltre che legittimato da queste clausole rafforzate.
Non abbiamo analizzato la questione da questo punto di vista, hanno osservato i sindacati e oggettivamente non crediamo che questo possa accadere. Tuttavia sarà oggetto di riflessione ed approfondimento.

Alex Marini (5 Stelle) ha detto che raramente si parla di qualità dei servizi prima di affidarli e questo potrebbe essere un aspetto di cui tenere conto perché in qualche modo potrebbe essere collegato ai lavoratori e alla loro valorizzazione. Il consigliere ha anche chiesto ai sindacati se ci sia mai stato un confronto con gli imprenditori per invitare congiuntamente la Giunta a legiferare in maniera meno affrettata e con minore urgenza, sotto il profilo del metodo.
Lo stesso articolo 32, hanno risposto i sindacati, è frutto di una volontà politica di sintesi a fronte di posizioni emerse nel tavolo degli appalti tra sindacati e imprenditori, ha risposto il sindacato che ha detto che questo confronto è avviato da anni. Qui si tratterebbe, hanno aggiunto, di interpretare l’articolo con una ratio che rispetti la volontà del legislatore.

 

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Imprenditori: con questo intervento non si tengono in equilibrio i diversi interessi
Per il Coordinamento imprenditori hanno partecipato alle audizioni Marco Segatta e Marzia Albasini (Associazione artigiani), Fausto Manzana e Roberto Busato (Confindustria), Ferruccio Veneri e Mauro Bonvicin (Confcommercio), Alessandro Ceschi (Cooperazione). Un tema molto tecnico e delicato, ha esordito Fausto Manzana di Confindustria. Qui abbiamo tre o quattro attori in gioco, i lavoratori, gli enti, le imprese e l’utente al quale andiamo a derogare il servizio.

Con questo intervento però non si tengono in considerazione tutte le componenti e in equilibrio i diversi interessi. Nessuno mette in discussione i diritti dei lavoratori, però ci sono aspetti che devono essere valutati dall’eventuale subentrante e da una nuova impresa che dovesse aggiudicarsi l’appalto. Credo che la ratio sia far rispettare i contratti sottoscritti dalle associazioni sindacali e datoriali, ha aggiunto: ferma la retribuzione lorda e l’anzianità, gli ad personam vanno lasciati liberi all’attività imprenditoriale. Questo perché le cose cambiano e l’ente ha diritto di modificare gli obiettivi dell’appalto. L’ente che emette il bando deve avere la possibilità di rivalutare le esigenze ed introdurre degli elementi di variazione, innovare qualora lo ritenga opportuno. Questo disegno di legge è necessariamente emendabile perché possa reggere, ha concluso.

Marco Segatta (Artigiani) ha espresso la preoccupazione che possano emergere delle difficoltà per le piccole imprese, nel passaggio dell’appalto da un’azienda all’altra. Alessandro Ceschi (Cooperazione) ha premesso che la mediazione su questo tema all’interno del Coordinamento non è stata facilissima. Il direttore della cooperazione ha rivolto un plauso alla Giunta che si è fatta carico del problema pur con evidenti criticità dal punto di vista giuridico. La norma, così come pensata tutela i lavoratori e rafforza anche la capacità delle aziende di rendersi concorrenziali, ha detto. Occorre tuttavia mettere in equilibrio la tutela di imprese e lavoratori, lasciando nel contempo degli ambiti di autonomia organizzativa all’impresa che deve subentrare. Una modifica a suo avviso sarebbe dunque necessaria per le aziende oltre che opportuna dal punto di vista della sostenibilità giuridica.
Roberto Busato (Confindustria), pur comprendendo la ratio del provvedimento, ha raccomandato la salvaguardia dell’ente che deve essere libero di muoversi.

Questo disegno di legge deve essere meglio equilibrato per l’ente, per l’utente e per l’impresa. A suo avviso, la spending review va letta per intero: da un lato occorre fare saving, ma dall’altro occorre anche dare qualità utilizzando meglio le risorse interne e questo aspetto va presidiato con estrema attenzione.
Il consigliere Paolo Ghezzi (Futura) ha ringraziato per la chiarezza ed ha interrogato gli imprenditori sul comma 4ter che potrebbe di fatto svuotare le garanzie oggi previste. Infatti, se si parla di esuberi di fatto si introduce la possibilità di derogare al vincolo del livello occupazionale. Una norma che i sindacati chiedono di stralciare, ma che potrebbe per contro garantire gli imprenditori nelle preoccupazioni rappresentate.

Ugo Rossi (Patt) ha definito questo un tema di straordinaria importanza e delicatezza. Si possono fare tutte le norme possibili in questo settore, ha detto, ma poi occorre fare i capitolati e prendere decisioni organizzative. Se assumessimo il principio per cui dal punto di vista organizzativo tutto è immodificabile, in caso di riduzione delle risorse si dovrebbero tagliare i servizi. Una clausola sociale deve tenere conto della tenuta del sistema, oltre che della libera concorrenza. Forse, ha aggiunto, dal punto di vista tecnico, anche per evitare rischi di sostenibilità giuridica, occorrerebbe essere più prudenti nelle norme e un po’ più coraggiosi nei regolamenti.

Giorgio Tonini (PD) ha osservato che qui occorre armonizzare diversi principi e la legge deve essere sufficientemente flessibile per garantire questo equilibrio, introducendo lo strumento della contrattazione nel momento di snodo tra la legge e il capitolato degli appalti.
Alex Marini (5 Stelle) ha osservato che il rischio nell’affidare determinati appalti è di lasciare lavoratori a casa. Da un lato avremo un risparmio di risorse, ma dall’altro dei costi sociali. Alessandro Ceschi ha replicato che occorre tracciare un confine tra appalti di servizi e forniture e affidamento dei servizi socio assistenziali. Su questi ultimi l’appalto è una possibilità, ma la sollecitazione forte è che si tengano aperte altre modalità di affidamento perché a volte, sopratutto in certi contesti, buttarla prevalentemente sul prezzo rischia di fare dei danni enormi.

Il Presidente Maurizio Fugatti ha ringraziato il Coordinamento per il prezioso apporto. Noi siamo ben consapevoli che si tratta di un disegno di legge particolare, che cerca di mettere insieme libertà d’impresa e tutela del lavoro, ha chiarito. Sappiamo che si tratta di un tema in divenire a livello nazionale e scrivere delle norme su qualcosa in movimento non è certo semplice, ma anche la l’interpretazione sarà altrettanto in movimento: credo che questa norma sia sostenibile giuridicamente, ha rassicurato, e che l’interpretazione delle leggi cambi anche a seconda dei tempi in cui la discussione si svolge. Concordo con chi ha detto che fare spending review significa anche tagliare, ma se andrà in porto il bando dei 95 milioni dovremo comunque intervenire con gli ammortizzatori sociali e questo intervento va letto anche in quell’ottica. Abbiamo raccolto gli spunti e li analizzeremo, ma lo sforzo che stiamo facendo con questa norma, ha ribadito, deve essere interpretato a 360 gradi nell’ambito del sistema degli ammortizzatori sociali.

 

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Consiglio autonomie: parere sostanzialmente positivo
Paride Gianmoena e Marco Riccadonna sono intervenuti per il Consiglio delle autonomie locali. Lo scopo dell’intervento, hanno detto, è innegabilmente condivisibile e il parere è complessivamente positivo. Paride Gianmoena ha evidenziato alcune osservazioni sugli aspetti di praticabilità della soluzione proposta dal punto di vista delle stazioni appaltanti, meglio specificati in un documento consegnato ai commissari. All’articolo 4bis non c’è l’identificazione del momento contrattuale a cui fare riferimento, una data certa che è invece fondamnetale. Nel 4quinquies occorre chiarire se vale anche per le concessioni, oltre che per gli appalti. Richiamando i commi 4ter, quarter e sexties, si è rilevata l’opportunità di meglio precisare alcune espressioni, come l’oggetto dle nuovo appalto nel caso in cui si differenzi. Infine, nella fase delle delibere applicative c’è la richiesta di coinvolgimento da parte del Consiglio delle autonomie.

 

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La votazione
La proposta è stata messa ai voti ed approvata con il sostegno di Masè, Savoi, Dalzocchio e Moranduzzo e l’astensione di Ghezzi, Marini, Rossi e Tonini.
Bene aver presentato queste norme ed aver dato loro carattere d’urgenza, ha detto Giorgio Tonini (PD). Il suo voto di astensione è giustificato dall’aver ascoltato stamane le osservazioni e i dubbi dei soggetti intervenuti in audizione e dalla necessità di apportare delle modifiche che ne tengano conto.

Ugo Rossi, pur condividendo a pieno gli obiettivi di straordinaria importanza richiamati dalla Giunta nella relazione illustrativa a questo disegno di legge, ha giustificato il suo voto di astensione con le esigenze di ulteriore riflessione emerse dalle audizioni odierne. La norma arriverà in aula con delle modifiche che saranno oggetto di una nostra valutazione, ha aggiunto e l’auspicio è che il voto di astensione si tramuti a quel punto in voto favorevole, ha concluso.
Paolo Ghezzi (Futura), nel legittimare il voto di astensione, per motivi “tecnici”, ha lamentato l’espressione “cinema sui giornali” irrispettosa nei confronti dei giornali e dei consiglieri, utilizzata dal Presidente Fugatti nel respingere la proposta della Presidente Masè di un incontro informale con i commissari per confrontarsi sulle eventuali modifiche che la Giunta elaborerà al testo.

Il consigliere Alex Marini (5 Stelle) ha osservato che siamo di fronte ad un problema emergenziale che giustamente la Giunta ha affrontato. Tuttavia non gli è piaciuta l’adozione della procedura d’urgenza che rischia di compromettere la bontà del provvedimento: l’auspicio è che in futuro si assicuri un certo tempo tra consultazioni e approvazione del disegno di legge, per poter valutare le proposte e le osservazioni in maniera “meno preoccupata”.

“Qui è racchiusa la storia degli alpini, di ieri, di oggi e di domani”. Nei frenetici giorni dell’Adunata la posa della prima pietra. Poi, il progetto si bloccò per via dei ritrovamenti archeologici riaffiorati durante gli scavi sul Doss Trento, la “montagna della memoria”. Domenica 13 ottobre, però, dopo lunghi mesi di lavoro, la struttura del Museo Nazionale Storico degli Alpini verrà inaugurata. Una corsa contro il tempo. Ma, come recita la scritta impressa sulla parete rocciosa, presa anche a motto dell’indimenticabile Adunata nazionale di Trento 2018, “Per gli alpini non esiste l’impossibile”.

“Il museo – spiega il presidente della Sezione Ana di Trento Maurizio Pinamonti – aprirà ufficialmente al pubblico in primavera, per dare tempo alle ultime rifiniture e a tutti gli allestimenti, ma per noi era importante inaugurarlo in questa giornata: il 12 ottobre del 1872 vennero fondate le truppe alpine. Noi aspetteremo il giorno dopo visto che è una domenica: un tassello importante non solo per la nostra associazione ma per tutta la città. Qui tutto parla di storia”.
Una data, e un avvenimento, che rimarranno sicuramente negli annali dell’Ana.

E che questo fine settimana richiameranno a Trento il Consiglio direttivo nazionale al gran completo: venerdì sera si riunirà il Consiglio di presidenza; sabato l’intero direttivo per una seduta d’eccezione. Il giorno seguente, infatti, si salirà sul Doss Trento per l’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale Storico degli Alpini. Un progetto ambizioso – frutto di una significativa sinergia tra Associazione Nazionale Alpini, Difesa, Comune e Provincia di Trento ed Associazione Amici del Museo – che consegna di fatto alla grande famiglia alpina e a tutta la città uno spazio espositivo quadruplicato.

Dove la struttura originale, mantenuta nelle sue linee antiche, incontra la modernità di nuovi spazi luminosi realizzati con ampie vetrate. E dove, nel giro di qualche mese, verranno esposti i reperti e i cimeli più rilevanti della collezione del Museo in un coinvolgente itinerario, con installazione anche interattive e multimediali, che coprirà idealmente la storia delle truppe alpine. Non solo. Parte dell’ala nord del nuovo complesso sarà riservata ai recenti ritrovamenti archeologici.

“La storia della città inizia su questo dosso, non dimentichiamocelo. Ci auguriamo, quindi, che la sua piena valorizzazione possa ripartire proprio dal nuovo Museo nazionale degli Alpini, che va inserito all’interno della rete provinciale dei musei», è l’auspicio del vicepresidente vicario della Sezione di Trento Paolo Frizzi. Un Museo che guarda all’ambiente, con soluzioni a basso impatto energetico, e al km0, con materiali e ditte locali e una sfilza di volontari che si sono alternati, in questi mesi, per dare manforte alle ditte incaricate e al 2° Genio Guastatori Alpini. Enorme, in questo senso, lo sforzo messo in campo dai volontari dell’Ana, oltre un centinaio e arrivati da tutt’Italia, che del tutto gratuitamente si sono occupati dei lavori non strutturali: cartongesso, piastrelle, pitture ed esterni.

“Sono arrivati a darci una mano dalle Sezioni dell’Aquila, Acqui Terme, Bergamo, Brescia, Monte Suello, Bassano, Como, Pavia, Vallecamonica, Verona, oltre ai nostri alpini trentini – racconta il vicepresidente dell’Ana di Trento Renzo Merler che ha coordinato i volontari assieme a Dino Cagol e Bruno Franceschini -. A tutti loro va il nostro ringraziamento per averci aiutato a rendere il Museo più bello e più grande: è anche grazie a loro che siamo riusciti a realizzare la struttura in tempi eccezionali”.

Un percorso museale all’avanguardia, merito di un grande sforzo congiunto, che domenica verrà presentato per la prima volta alla comunità: alle 9.30 è in programma l’ammassamento al Mausoleo di Battisti, con la deposizione di una corona e l’onore a tutti i caduti. Poi sfilamento fino al Museo e taglio del nastro. Oltre ai vertici provinciali dell’Ana, del governo locale e il nuovo direttore del Museo il tenente colonnello Giulio Lepore, saranno presenti il presidente nazionale Sebastiano Favero, il generale Claudio Berto, comandante delle Truppe Alpine, il generale Massimo Scala, Direttore della direzione dei lavori del Demanio della Difesa. È stato invitato anche il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini.

IL PROGRAMMA DI DOMENICA 13 OTTOBRE

Dalle 8.30 sarà attivo il servizio navetta dal piazzale Zuffo

ore 9.30 Ammassamento davanti al Mausoleo di Battisti sulla sommità del Doss Trento
ore 10.00 Inizio cerimonia: Alzabandiera
a seguire
– Onore ai Caduti con deposizione corona nel Mausoleo di Battisti
– Predisposizione sfilamento ed inizio sfilamento in direzione Museo
– Discorsi ufficiali
– Benedizione e taglio del nastro
– Visita guidata in gruppi alla struttura
– Buffet allestito nelle sale del Museo

SCHEDA DEI LAVORI

Data inizio lavori: gennaio 2019
Superficie complessiva: 2.400 metri quadrati
Progetto/direzione lavori: Architetti Tomasi Andrea & Alessia; Direttore lavori Ing. Canestrini Gianfranco
Ditte impegnate: Covi Costruzioni, Girardi impianti Idraulici, Battisti carpenteria, Elettroluce, Rossi lattonerie, Consorzio Artigiano Porfido – Lases, Ialc Vetrate strutturali e Serramenti, Fontana l’Arte del Verde, Rios Jose’ & Castro Herno, Corona Calcestruzzi.
Costo complessivo dei lavori: circa 2 milioni di euro

BREVE STORIA DEL MUSEO

Il Museo Nazionale Storico degli Alpini, inaugurato nel 1958 in occasione della 31ª Adunata nazionale svoltasi proprio a Trento, mantiene vive e tramanda le tradizioni e le gesta degli Alpini, rappresentando un riferimento di alta valenza storico – culturale che, una volta terminate le attività di riqualificazione, andrà ad arricchire la rete storico – artistica trentina della quale entrerà a far parte. Il cantiere era stato inaugurato in occasione dell’Adunata nazionale di Trento nel maggio 2018 in forza del Protocollo d’Intesa sottoscritto da Associazione Nazionale Alpini, Esercito, Comune e Provincia. I lavori di riqualificazione ed ampliamento vennero però sospesi dopo poco in seguito al ritrovamento di una necropoli longobarda. A gennaio di quest’anno, avuto il via libera delle autorità, l’attività è ripresa: a marzo sono state completate le fondamenta, in luglio il tetto, gli impianti e gli esterni, mentre gli allestimenti saranno portati a termine nei prossimi mesi.

Aziende agricole e accesso al credito. Zanotelli: “Agricoltura strategica non solo per l’economia del Trentino, ma anche per il paesaggio e la coesione sociale”.

Il settore agricolo ha un ruolo fondamentale non solo per l’economia del Trentino, ma anche per il mantenimento degli assetti paesaggistici e degli equilibri idrogeologici ed ecologici, nonché per la coesione sociale.

È partita da questo assioma l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, caccia e pesca, Giulia Zanotelli, accompagnata dal dirigente generale del Dipartimento Agricoltura, Foreste e Difesa del Suolo, Romano Masè e dagli altri responsabili delle strutture tecniche provinciali, per illustrare alcuni percorsi in via di definizione che miglioreranno l’accesso al credito da parte delle imprese agricole provinciali. Accanto all’assessore Zanotelli, oggi durante la conferenza stampa, vi erano il presidente, Renzo Cescato, e il direttore di Cooperfidi, Michele Sartori, il direttore generale di Cassa del Trentino Lorenzo Bertoli, nonché i referenti del Tavolo Verde provinciale.

Come spiegato dall’assessore Giulia Zanotelli, il sistema pubblico comunitario, statale e provinciale mette a disposizione importanti risorse per promuovere la qualità e la sostenibilità, l’innovazione, la formazione e la ricerca, l’insediamento di nuovi giovani, per sostenere nuove iniziative progettuali e per compensare i costi aggiuntivi connessi alla produzione in aree di montagna svantaggiate.

“Sappiamo però che le risorse della prossima programmazione agricola comune saranno destinate a contrarsi, per questo, in stretta collaborazione con il sistema sindacale e produttivo provinciale, sono stati avviati alcuni percorsi volti ad introdurre strumenti finanziari innovativi e ad agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese agricole provinciali – ha proseguito Zanotelli – . Abbiamo quindi chiesto il supporto di Cassa del Trentino, società interamente controllata dalla Provincia, per migliorare l’accesso al credito del settore che presenta delle forti specificità rispetto agli altri settori economici”.

Al riguardo, vale la pena evidenziare come, in base ai dati aggregati di Banca d’Italia, il settore agricoltura ha mostrato una tenuta, in controtendenza rispetto alla grave crisi che ha colpito le imprese degli altri settori per quanto riguarda l’andamento del valore aggiunto del settore. Ci sono però dei segnali di attenzione fra cui i cambiamenti climatici e i danni provocati da eventi atmosferici imprevedibili sempre più frequenti che pregiudicano redditi e investimenti, la generale contrazione delle risorse pubbliche e poi la prossima fase di transizione tra la programmazione dello sviluppo rurale in essere, 2014 – 2020, con la nuova programmazione 2021 – 2027.

Di qui l’avvio di un confronto con il sistema bancario, nell’ambito di un processo complessivo già avviato per aiutare le imprese agricole a superare i momenti di difficoltà, ma anche affiancarle nel percorso di innovazione per aumentare la produttività, la qualità, la sostenibilità e la difesa dagli eventi esterni.

In coerenza con questi obiettivi è stato avviato un primo confronto conoscitivo per verificare la sensibilità delle banche che operano sul territorio rispetto al settore dell’agricoltura. L’esito è stato ampiamente positivo, in quanto già esistono una serie di strumenti dedicati all’agricoltura ed essendo emersa la piena disponibilità da parte degli Istituti di credito ad intraprendere un percorso congiunto con gli attori del settore e la Provincia per contribuire a dare risposte alle nuove esigenze e a migliorare la conoscenza degli strumenti a disposizione, avviando un ciclo virtuoso ed un processo che assume anche una forte valenza culturale.

Sotto questo profilo, si ritiene di valorizzare il ruolo strategico di Cooperfidi – al quale aderiscono 1.407 soci, di cui 1.043 sono imprese agricole – e questo anche in relazione al percorso di crescita che lo ha contraddistinto in questi anni nel suo ruolo di assistenza nei confronti delle imprese agricole e al riconoscimento di “confidi agricolo” (uno dei due ad oggi operanti in Italia!) che gli consente un significativo ampliamento dell’operatività.

Le garanzie rilasciate dal consorzio, ivi comprese le garanzie statali fornite dal Fondo Centrale di Garanzia (che escludevano fino ad oggi le imprese agricole), contribuiscono, infatti, a colmare il difetto di una adeguata rispondenza patrimoniale di alcune aziende e rendono possibili ristrutturazioni finanziarie che altrimenti avrebbero difficoltà per ottenere un finanziamento bancario.

Il riconoscimento di “confidi agricolo” di Cooperfidi si integra e viene potenziato dal processo di istituzione di una Sezione Speciale del Fondo di Garanzia statale, processo che è in avanzata fase di realizzazione e che, una volta terminato, permetterà di ottenere percentuali di copertura e controgaranzia più elevate e più estese.

A fianco dell’attività diretta di contribuzione e finanziamento pubblico fornita dalla Provincia, sono state, quindi, individuate tre principali iniziative che forniranno un sostegno forte al mondo dell’agricoltura nel favorire l’accesso al credito:

Anticipo dei premi di insediamento dei giovani: grazie ad un accordo con l’Assessorato provinciale all’agricoltura Cooperfidi provvederà, per chi ne farà richiesta, ad anticipare l’erogazione della prima tranche dei contributi di insediamento.
Utilizzo delle garanzie di Cooperfidi su tutta la gamma di operazioni di credito: da ora in poi con il supporto del Fondo Centrale di Garanzia che rende ancora più semplice ed efficace la concessione dei prestiti da parte delle banche.

Diminuzione dei costi commissionali da parte di Cooperfidi per le operazioni controgarantite dal fondo statale.
Accanto a queste prime iniziative concrete a favore del settore, Provincia, Rappresentanti delle categorie, Cooperfidi e Cassa del Trentino – a seguito della ricognizione condotta – avvieranno un confronto con le Banche, istituendo un tavolo di lavoro ad hoc, al fine d’individuare ulteriori azioni specifiche per favorire l’accesso al credito, anche attraverso la ricerca di misure dedicate per l’imprenditorialità del settore agricolo trentino.

Gli esiti delle ricerche empiriche dell’ultimo decennio. in una ricognizione del Servizio Analisi Economica e Statistiche Creditizie di Federcasse.

Qual è la “giusta” dimensione di una banca nell’era dell’Unione Bancaria? O quale la più conveniente? Per gli istituti bancari la ricerca di maggiore efficienza appare oggi come una condizione essenziale per rimanere sul mercato. In questa prospettiva, il Servizio Studi di Federcasse (la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali) ha condotto un’analisi della letteratura specializzata per verificare quali sono i principali risultati delle ricerche empiriche effettuate nell’ultimo decennio.

Una recente analisi pubblicata dalla Banca Centrale Europea (Financial Stability Review, maggio 2018) ha registrato un livello di efficienza delle banche cooperative e delle casse di risparmio superiore a quello delle banche commerciali, generalmente di maggiore dimensione.

Il modello di banca locale e territoriale ha inoltre svolto un ruolo rilevante nel sostenere l’economia italiana, come puntualmente registrato da studi pubblicati negli ultimi anni nelle Collane di ricerca della Banca d’Italia (2015 e 2016) 1. Ciò ha favorito lo sviluppo locale, come mostra ancora un’analisi svolta congiuntamente da due accademici (l’italiano Paolo Coccorese e lo statunitense Sherrill Shaffer) sui comuni italiani 2. I risultati indicano che la presenza di Banche di Credito Cooperativo (BCC) ha giocato un ruolo positivo nella crescita del reddito, dell’occupazione e delle imprese.

“Le economie di scala – ottenibili attraverso la crescita dimensionale, possibilmente tramite fusioni e acquisizioni che riducano il numero di banche – sono spesso indicate come lo strumento più adeguato a recuperare competitività e redditività”, osserva il responsabile del Servizio Analisi Economica e Statistiche Creditizie di Federcasse, Juan Lopez, che ha coordinato la ricognizione della letteratura più recente. “Vengono così in genere considerati come obsoleti quei modelli organizzativi differenti che hanno coniugato la dimensione locale e l’efficienza.

Un’esperienza tipicamente europea è quella dei network di banche locali (casse di risparmio, cooperative popolari, cooperative mutualistiche, ecc.) che mettendo in comune elementi di costo (come back office, consulenza, ricerca) e fattori di ricavo (prodotti e servizi comuni) riescono a coniugare il mantenimento dei centri decisionali nei territori, l’efficienza operativa e la ragionevole redditività in un quadro culturale e valoriale condiviso, volto a generare un impatto trasformativo nei territori stessi”.

Anche la Banca Europea degli Investimenti (2016) ha messo in luce la rilevanza delle banche cooperative e delle piccole banche nello sviluppo locale e in particolare nel

1 Demma C. (2015), Localismo bancario e crisi finanziaria; Questioni di Economia e Finanza Banca d’Italia n. 264, marzo 2015 Stefani M.L. e Vacca V. (coordinatori) (2016), Le banche locali e il finanziamento dei territori: evidenze per l’Italia (2007-2014);
Questioni di Economia e Finanza Banca d’Italia n. 324, marzo 2016
2 P: Coccorese e S. Shaffer “Cooperative banks and local economic growth” Working Paper Crawford School of Public Policy

sostegno alle PMI3. Infine, la stabilità dei network e dei gruppi cooperativi veniva considerato un fattore positivo nel contesto più generale come hanno a loro volta dimostrato due analisti del Fondo Monetario Internazionale 4 (2007).

“Ricerche e analisi autorevoli – conclude Lopez – dimostrano quindi che il modello di banca locale, rivisitato anche alla luce dei nuovi modelli organizzativi che si sono affermati in Italia, ad esempio nel settore delle BCC, è in grado di offrire un valido sostegno alla crescita economica inclusiva e partecipata, pure nei territori marginali. I Paesi che dispongono di questo asset dovrebbero valorizzarne le potenzialità”.

CNA Fita Trentino Alto Adige apprezza le parole del sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut, secondo il quale il Dl Clima, all’esame del Consiglio dei ministri, non contiene il progressivo taglio dei cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi. Tra questi figura il rimborso delle accise sul gasolio a favore delle imprese di autotrasporto merci.

CNA Fita ricorda che “non si tratta di un privilegio ma di una misura per limitare gli svantaggi competitivi nei confronti della concorrenza di operatori esteri che godono di costi molto più favorevoli rispetto alle imprese italiane. Tra l’altro continua a gravare sulle accise sul gasolio un lungo elenco di componenti come il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935 e la crisi di Suez del 1956”.

“Artigiani e piccole imprese – afferma Piero Cavallaro, referente regionale di CNA FIta – condividono i valori dello sviluppo sostenibile e dell’economia circolare e sono pronti a fare la loro parte per promuovere politiche ambientalmente sostenibili. Tuttavia, riteniamo che tempi e modalità siano un fattore determinante per definire percorsi virtuosi verso la sostenibilità ambientale. La progressiva trasformazione delle attività economiche deve necessariamente individuare punti di equilibrio per non penalizzare interi settori produttivi che sono fondamentali per l’economia e la società italiana e, nel nostro caso, regionale”.

Centro per la cooperazione internazionale: verso un nuovo corso. Assemblea dei soci ieri pomeriggio con la partecipazione dell’assessore Spinelli.

“La Provincia non vuole ritirarsi da questo settore e non ha intenti soppressivi nei confronti del Centro per la cooperazione internazionale (CCI). Abbiamo certamente posto un freno rispetto ad una crescita dimensionale che non era più sostenibile e che non aveva confronti anche nei territori vicini. Riteniamo però che una realtà come quella del CCI possa avere un ruolo per la comunità, se saprà diversificare le sue partnership e le sue fonti di finanziamento, coinvolgendo maggiormente il settore privato e fungendo da volano per l’internazionalizzazione del sistema Trentino nel suo complesso.

Come Provincia possiamo immaginare di svolgere una funzione di stimolo in questa direzione, ad esempio immaginando una revisione dei criteri per l’accesso agli appalti pubblici, avvantaggiando l’impresa che dimostra di avere investito nella cooperazione allo sviluppo. Tutto questo potrà anche essere oggetto di un accordo di programma trilaterale fra Provincia, Centro e le stesse associazioni imprenditoriali”.

Questi in sintesi i concetti espressi dall’assessore provinciale Achille Spinelli, intervenuto nel pomeriggio di ieri all’assemblea dei soci del Centro per la cooperazione internazionale. Positiva la reazione del tavolo, al quale sedevano, oltre al presidente del Centro Mario Raffaelli, i rappresentanti dei Comuni di Trento e Rovereto, con i sindaci Valduga e Andreatta, l’Università di Trento, con il Rettore Collini, e degli altri associati che afferiscono al Centro di vicolo San Marco.

Se il timore dei vertici del Centro, punto di riferimento per il vasto arcipelago di associazioni trentine – oltre 260 – che operano nel mondo della cooperazione allo sviluppo, era quello di una prossima “chiusura”, l’incontro di ieri ha aperto dunque nuove prospettive. Tuttavia un cambio di rotta si impone, ha sottolineato l’assessore Spinelli. Da un lato, sono state confermate le decisioni già annunciate dalla Giunta sul versante di una riduzione del finanziamento provinciale, nei prossimi tre anni. D’altro canto, e in maniera ancor più significativa, si pone la questione della mission dell’istituzione, dei ruoli e delle funzioni che andrà ad esercitare. In questo senso, è emersa in primo luogo la sfida di una più stretta collaborazione fra i settori profit e non profit.

L’invito della Provincia, che ha trovato positivo riscontro negli interventi che si sono susseguiti nel corso della riunione, è dunque quello di avviare un approccio e una strategia diverse rispetto al passato.

Sarà senza dubbio importante diversificare le fonti di finanziamento (si è parlato non solo di privati ma anche di fondi europei) ma soprattutto fare del centro uno snodo di reale, concreta interconnessione con il mondo esterno, ed un produttore di conoscenza, formazione e informazione che deve essere messa a disposizione di tutti, dalle associazioni di volontariato, che restano un interlocutore fondamentale, ai diversi settori dell’economia trentina, in particolare quelli il cui business si rivolge maggiormente al panorama internazionale.

Determinante in questa strategia anche accrescere le sinergie con altre realtà che operano in questi settori, interni ed esterni all’amministrazione. In seno alla Provincia il principale punto di riferimento continuerà ad essere il Servizio attività internazionali, ma sarà rafforzato anche il rapporto con l’ufficio di Bruxelles e il Servizio Europa.

Solidarietà alle comunità ebraiche tedesche. I Verdi del Trentino sono solidali con le comunità ebraiche e in particolare con quella di Halle, cittadina della Sassonia (ex Germania dell’Est), colpite in queste ore da un brutale attacco antisemita, ed esprimono la propria vicinanza alle famiglie delle persone barbaramente assassinate ed ai feriti nell’attentato.

Questo ennesimo atto criminale è indice di un antisemitismo mai definitivamente sparito in Europa, malgrado il genocidio degli ebrei attuato sistematicamente dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. E questa è la ragione per la quale non deve calare l’impegno da parte di tutti gli Stati europei per impedire che l’antisemitismo e il “negazionismo” possano impunemente diffondersi in Europa. Su questo i Verdi ribadiscono il proprio impegno politico ad ogni livello.

 

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Lucia Coppola

Portavoce dei Verdi del Trentino

Protezione Civile: aiutiamo davvero le associazioni, promuovendo una sburocratizzazione. Nella seduta di ieri il Consiglio provinciale ha dato il via libera ad una mozione del consigliere Pietro De Godenz, pensata per supportare fattivamente la Protezione Civile trentina.

La mozione affronta la questione della sburocratizzazione a favore delle associazioni impegnate nella PC della nostra Provincia Autonoma con particolare attenzione alla semplificazione delle procedure d’acquisto e richiede che alle suddette venga data la possibilità di derogare al Mepat.
La stessa è stata approvata in forma emendata – aggiungendo la necessità di fare approfondimenti giuridici ma senza intaccarne il significato di concretezza – e impegna la Giunta a eseguire tutte le valutazioni possibili al fine di attuare quanto già è stato realizzato per i Vigili del Fuoco trentini ed estendere quindi a tutte le associazioni che nella nostra Provincia operano a favore della Protezione civile le misure di semplificazione nell’attività contrattuale connessa all’acquisto di beni e servizi .

De Godenz che segue da sempre la Protezione Civile e le associazioni che se ne occupano, come dimostrano i numerosi atti politici presentati negli anni a sostegno di quello che egli definisce un settore “fiore all’occhiello ed esempio per tutta Italia in ogni sua componente, guardato come riferimento anche a livello internazionale” ha incassato con la sua proposta un appoggio diffuso e trasversale; hanno infatti votato a favore 30 consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione con soli due astenuti, i quali hanno comunque riconosciuto la bontà dell’iniziativa.

“Voglio ricordare” ha dichiarato De Godenz nella sua esposizione “come la nostra Protezione civile abbia un incardinamento fortissimo nelle volontarie e nei volontari che vanno sostenuti con forza in ogni modo possibile. Pertanto, non possiamo continuare a parlare di sostegno al volontariato e sburocratizzazione e poi non attuare miglioramenti. Allo stesso modo, proprio per essere concreti sul serio, è bene dire come gli enti pubblici – per i quali è giusto passare per il Mepat – e la moltitudine di associazioni che a vario livello si occupano di volontariato siano su piani diversi e meritino pertanto valutazioni e utilizzo di sistemi diversi.”

“Come ribadito anche da alcuni colleghi, auspico quindi che questo venga capito e la mia mozione possa essere accolta e applicata. Ho accettato l’emendamento della Giunta perché concordo sugli approfondimenti legislativi, fermo restando il punto che vogliamo realizzare: sostenere davvero e fattivamente la nostra Protezione civile e supportare tutti quelli che ne fanno parte rendendo la loro azione, se possibile, più semplice e quindi efficace e diretta.”
Come riportato sopra, l’appello finale del Consigliere della Valle di Fiemme ha avuto successo e la mozione è stata votata ad amplissima maggioranza.

Di seguito copia della mozione, come emendata in accordo con la Giunta.

 

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MOZIONE

Il sistema della Protezione Civile trentina è una straordinaria macchina di soccorso e aiuto che abbiamo avuto modo di vedere in azione anche negli ultimi tragici eventi occorsi sul nostro territorio a ottobre 2018.

La Legge provinciale 9 del 2011 disciplina tutte le attività di protezione civile in provincia di Trento. Per definizione la protezione civile provinciale è costituita dall’insieme dei soggetti pubblici e privati e delle loro strutture operative che hanno, tra le loro finalità, la promozione, l’organizzazione, lo svolgimento, il coordinamento e il controllo della funzione di Protezione Civile e dei servizi antincendi.

Con la delibera provinciale n° 330 del 2014 sono state definite inoltre le modalità e i criteri per poter rientrare con la propria associazione di volontariato nell’attività di protezione civile trentina e ad oggi né fanno parte gli psicologi per i popoli, la croce rossa italiana, il soccorso alpino e speleologo, la scuola provinciale cani da ricerca, i nu.vo.la., i vigili del fuoco volontari e infine il servizio informativo pc.

Le suddette associazioni, per poter operare in emergenza o in caso di calamità hanno bisogno di attrezzature tecniche che non vengono fornite direttamente dal Dipartimento della protezione civile, ma devono essere acquistate autonomamente in seguito a richieste di finanziamento pubblico. La normativa attuale prevede, per gli acquisti sotto soglia europea, l’uso obbligatorio del mercato elettronico della pubblica amministrazione (MEPA e MEPAT) tranne che per i Corpi VVF Volontari per i quali è stato approntata una normativa apposita inserita nell’attuale Legge di semplificazione n° 2 del 2019.

A mio avviso trovo discriminante sburocratizzare solo una associazione a scapito delle altre essendo tutte parte integrante dello stesso sistema, la nostra Protezione Civile.

Ravviso quindi la necessità di ampliare a tutte le associazioni convenzionate con la Provincia tale normativa che, di fatto, va a diminuire l’entità delle incombenze burocratiche che gravano sulle stesse appesantendo in maniera significativa il lavoro a carico dei presidenti.

Tutto ciò premesso,
Il Consiglio Provinciale impegna la Giunta Provinciale ad effettuare tutte le necessarie valutazioni giuridiche e di merito al fine di individuare – anche attraverso un appropriato intervento legislativo – la possibilità di estendere a tutte le associazioni che operano a favore della protezione civile provinciali le misure di semplificazione adottate a favore dei Vigili del Fuoco volontari nell’esercizio dell’attività contrattuale connessa all’acquisto di beni e servizi.

 

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Cons. Pietro De Godenz

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