Massimo sostengo ai dipendenti delle ditte Waris e Schlafer nella tutela dei loro diritti e della dignità del loro lavoro. Oggi i lavoratori delle ditte Waris e Schlaefer, entrambe domiciliate a Storo, sono stati ascoltati dai consiglieri provinciali in merito alla difficile situazione da loro vissuta a seguito della crisi che ha colpito le imprese presso le quali erano impiegati.

Si è trattato di un passo necessario per portare all’attenzione del Consiglio una vicenda oggettivamente grave nella quale risulta essere parte in causa, tramite le sue controllate, anche lo stesso ente provinciale.

Nello specifico delle 2 imprese, che posseggono legami noti a tutti, oggi si è evidenziato come troppi soggetti vantino crediti verso aziende che paiono gestite con le modalità tipiche di quei “prenditori” che con rapacità carpiscono risorse pubbliche per poi sottrarsi agli impegni sottoscritti, mentre al loro interno gestiscono con malcelato disprezzo i rapporti con lavoratori e fornitori.

Il Trentino, e nel caso specifico la valle Chiese, meritano molto di più e di meglio. Meritano lo sviluppo di attività economiche dove si produca valore aggiunto e non ci si limiti, ad esempio, a cambiare le etichette di prodotti provenienti dalla Cina facendoli passare per “Made in Italy”. Imprese dove la manodopera sia remunerata e valorizzata sulla base della competenza e della disponibilità al lavoro. Ciò che invece non serve sono soggetti che ottengono sostegno pubblico per poi chiedere rinunce e sacrifici ai loro dipendenti i quali finiscono con l’essere pagati in ritardo, oppure col non esserlo affatto!

Noi consiglieri presenti all’incontro odierno concordiamo sul fatto che la situazione di Waris e Schlaefer sia incresciosa e vada risolta. Trentino Sviluppo e sindacati promuoveranno le azioni legali necessarie a recuperare canoni e stipendi non versati, mentre i consiglieri che oggi hanno incontrato i lavoratori si sono assunti l’impegno di fare in modo che il lavoro e il sudore versato dai lavoratori ricevano il pagamento dovuto e mai versato, tramite la messa a disposizione di tutti gli strumenti di legge già utilizzati in passato per dare soluzione a situazioni analoghe.

Oltre a questo, da parte mia posso senz’altro assicurare che il M5S contribuirà fattivamente affinché la vicenda si risolva nel modo meno dannoso possibile per lavoratori e creditori e per far sì che i comportamenti più irresponsabili siano sanzionati con rigore e fermezza. Chi si comporta in una certa maniera non può continuare per sempre a farla franca.

 

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Alex Marini (M5S)
Consigliere della Provincia autonoma di Trento

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Udine restituiscono all’Arcidiocesi di Trento un dipinto del XIX secolo rubato nel 1978 nella chiesa della SS. Trinità di Borgo Sacco a Rovereto (TN).

Il 25 settembre scorso, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Udine, la cui competenza territoriale dall’aprile del 2016 si estende anche sulla Provincia Autonoma di Trento, hanno restituito alla locale Arcidiocesi un’opera pittorica – del tipo olio su vetro – raffigurante la “Madonna Ausiliatrice”, che era stata rubata da ignoti nel lontano 1978 dall’interno della Chiesa della SS. Trinità di Borgo Sacco a Rovereto.

I militari del reparto dell’Arma specializzato nella prevenzione e nella repressione dei reati commessi in danno del patrimonio culturale, nell’ambito del costante monitoraggio condotto sulle piattaforme commerciali di vendita on-line di opere d’arte, avevano notato sul sito web di un negozio antiquariale del capoluogo trentino l’annuncio di vendita di un olio su vetro di chiara origine chiesastica, condizione tale da farlo pienamente rientrare tra i beni tutelati dal Codice del Beni Culturali e del Paesaggio.

L’ex voto rubato nel 1978 riconsegnato dai Carabinieri operanti all’Arcidiocesi di Trento

I successivi accertamenti, svolti anche con la preziosa collaborazione della Stazione Carabinieri di Trento e degli esperti della locale Arcidiocesi, avevano consentito al Nucleo TPC operante, da un lato di ricostruire la vicenda giudiziaria legata al dipinto, dall’altro di accertarne il pregio artistico contestualizzandone la provenienza.
L’olio su vetro era stato donato nei primi anni del XX secolo da una famiglia originaria del Fieracolo alla Chiesa di Borgo Sacco di Rovereto, come ex voto e, in quanto tale, esposto all’interno del luogo sacro.

Nel 1978 fu oggetto di furto mai denunciato ad opera di ignoti, aspetto che – come si può facilmente immaginare – ha reso particolarmente complessa la ricostruzione della vicenda. Soltanto grazie alle indicazioni fornite da una persona del posto, che ricordava la presenza del dipinto e che forniva utilissime informazioni utilizzate dagli investigatori per lumeggiare quello che a tutti gli effetti si può definire un cold case, si era in grado di riferire quanto appreso alla Procura della Repubblica di Trento. La conseguente attività delegata consentiva ai Carabinieri del Nucleo TPC di Udine di sequestrare tempestivamente l’opera anche per evitare eventuali dispersioni del bene culturale successive ad una potenziale vendita, mentre il titolare dell’esercizio antiquariale è indagato per il reato di ricettazione.

L’ex voto veniva infine restituito alla comunità dei fedeli trentina nella persona del Vicario Generale della locale Arcidiocesi, Don Marco Saiani.

L’evento testimonia la costante presenza fisica e il quotidiano monitoraggio condotto sul fiorente mercato virtuale che con sempre maggiore frequenza viene utilizzato anche per la compravendita di beni culturali, posti in essere dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Udine sul territorio trentino nonché la fattiva collaborazione intercorsa con i colleghi dell’Arma territoriale e con tutte le Istituzioni pubbliche ed ecclesiastiche a vario titolo competenti nella tutela e valorizzazione del preziosissimo patrimonio culturale locale.

Gran Radunanza: più collaborazione tra Comun general e comuni. Nell’incontro del 7 ottobre a Soraga il presidente del consei general Francesco Pitscheider, in accordo con la procuradora Elena Testor, ha indicato alcune modifiche da apportare allo statuto e diversi amministratori hanno individuato nel rapporto
tra Consei de procura e Consei di ombolc il nodo da sciogliere per migliorare l’attività dell’ente

Dibattito interessante, tra amministratori della Val di Fassa, quello emerso in occasione della Gran Radunanza, il 7 ottobre alla Gran Ciasa di Soraga. Il confronto è seguito alla relazione presentata, in accordo con la procuradora e senatrice Elena Testor, dal presidente del Consei general Francesco Pitscheider che in apertura ha ricordato ai presenti, tra cui il presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder e il consigliere provinciale ladino Luca Guglielmi, come la riunione abbia l’intento di valutare, assieme alle diverse rappresentanze amministrative di Fassa, l’attuazione dello statuto del Comun general.

Pitscheider ha posto subito l’attenzione sulle problematiche insorte dopo la fusione dei Comuni di Pozza e Vigo che ha determinato una diminuzione dei rappresentanti dei comuni (due per amministrazione): va variato il numero dei consiglieri (mantenendo gli equilibri con quelli eletti col suffragio universale), riducendo quelli designati dai comuni da 14 (come è ora nello statuto) a 12 e comprendendo sempre il sindaco tra i due. Altra questione riguarda la nomina del vice-procurador che anziché tra il Consei di ombolc, come disposto dall’articolo 15 comma 2, andrebbe scelto tra i membri della giunta esecutiva, ovvero il Consei de procura.

Analizzate, poi, le norme sulle pari opportunità, definite nell’articolo 8: si sta finalmente lavorando all’istituzione della consulta relativa, con “funzioni di promozione, proposta e consulenza degli organi del Comun general”, ma va cambiato il comma 3 dell’articolo che assicura la prevalenza dei componenti di genere femminile, rivelandosi così incoerente se non addirittura anticostituzionale. Altro aspetto dello statuto da riconsiderare è il valore legale della Gran Radunanza che non ha mai registrato un’alta partecipazione, anche per la sua valenza solo consultiva, ecco perché potrebbe trattare temi di interesse valligiano. La bandiera ladina dai sette colori è l’ultima questione presentata da Pitscheider e affrontata dalla Commissione del Comun general per gli affari istituzionali. La Commissione ha elaborato una proposta di successione di colori ben precisa che verrà sottoposta al Consei general, aggiungendo nello statuto la specifica di affiancare sempre a tale bandiera quella ladina dai tre colori.

Alla relazione di Pitscheider, è seguita la mozione di Giulio Florian, sindaco di San Giovanni di Fassa – Sèn Jan, che per superare il complicato rapporto tra Consei de procura e Consei di ombolc, spesso in disaccordo con le proposte del consiglio esecutivo, ha proposto di unirli. Florian, che sostiene la scelta del vice-procurador tra i sindaci, ha invitato al passaggio di alcune competenze dai Comuni al Comun general: «Sarebbe tutto più semplice in termini di urbanistica, edilizia, piano territoriale e di comunità, che ancora manca, se noi sindaci trasferissimo, con senso di responsabilità, queste competenze all’ente sovracomunale». Florian ha poi proposto di istituire un’indennità per i sindaci per il lavoro al Comun general, nonché una contribuzione pensionistica durante gli incarichi. Il conseier de procura Gianluigi De Sirena ha ricordato come il piano territoriale sia già stato depositato e come la mancanza di continuità tra Consei de procura e Consei di Ombolc sia stata dettata dall’assenza di posizioni univoche, che avrebbero anche potuto convergere in un piano regolatore o in una commissione edilizia di valle.

Anche il conseier de procura Matteo Iori è convenuto sul fatto che il problema di questi anni è stato il difficile rapporto tra i due consigli, anche per l’assenza di una visione valligiana da parte dei sindaci. Iori ha ipotizzato di inserire nelle giunte comunali un assessore alle “politiche di valle” destinato a confrontarsi con il Comun general e si è espresso a favore della cessione di competenze all’ente valligiano per accelerare i progetti. Il sindaco di Soraga Devi Brunel ha spiegato che il fronte compatto tra i sindaci non c’è stato per le diverse posizioni politiche, mentre il consigliere di minoranza Cesare Bernard ha messo in luce come il numero legale nel caso della Gran Radunanza non sia necessario perché non si tratta di un organo deliberativo. Convenendo sull’impasse tra i due Consei, ha poi suggerito una soluzione presente nello statuto: la possibilità per il procurador di ammettere nel consei de procura due membri esterni che potrebbero essere un paio di sindaci. Manca, secondo Bernard, una visione comune per una governo efficace e il coraggio dei comuni di cedere competenze al Comun general, riconoscendo così un ente che altrimenti rischia di esaurire la sua funzione.

Thomas Amplatz ha sottolineato l’importanza di questa Gran Radunanza in cui si è colto il nodo da risolvere tra consei di ombolc, de procura e competenze e la necessità di lavorare con finalità chiare: «Ricordo che anche i “polins de Fascia” sono nati con perplessità, ma la loro unione ora è un successo». Ha puntato l’attenzione sulla governance che deve garantire risultati, al di là delle persone, Luca Guglielmi il quale si è soffermato anche sulla responsabilità dei sindaci di essere parte attiva del Comun general: «Non credo sia necessaria una doppia indennità per i sindaci, quanto piuttosto fare sintesi e lavorare per il bene della comunità».
Per ultima, con l’intento anche di evidenziare i temi principali emersi nella Gran Radunanza, è intervenuta Elena Testor, che dopo aver ringraziato gli intervenuti in particolare Kaswalder e Guglielmi, ha ricordato l’unicità in Italia del Comun General, che va pertanto tutelato in tutte le sue funzioni. «Passando dalla teoria, indicata nello statuto, alla pratica del quotidiano – ha detto la procuradora – sono necessarie piccole correzioni di rotta che riguardano in particolare Consei de procura e di ombolc, il cui equilibrio è affidato al procurador che, sono convinta, debba scegliere il suo vice all’interno del consiglio esecutivo».

Testor ha rammentato come si stia lavorando alla commissione provinciale degli otto per ottenere maggiori competenze, ma anche risorse e personale per espletarle. «È un aspetto importante quello economico: il Comun general per essere efficace nelle sue azioni dovrebbe contare su un’autonomia finanziaria». In tal senso la procuradora ha rimarcato come non siano arrivate le risorse per le gestioni associate e come siano necessarie posizioni ferme da parte del Comun general, specie dopo processi partecipativi come il “piano stralcio” valligiano. «Farò il possibile – ha affermato, infine, la procuradora – per avviare le modifiche indicate oggi allo statuto in modo che nella terza legislatura si possa lavorare al meglio».

 

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Comunicat stampa

Gran Radunanza: maor colaborazion anter Comun general e comuns

Te la scontrèda dai 7 de otober a Soraga, l President del Consei General Francesco Pitscheider, a una co la Procuradora
Elena Testor, l’à portà dant vèlch mudazion da fèr al statut e desvalives aministradores à metù al luster
che ge vel miorèr l raport anter l Consei de Procura e l Consei di Ombolc per miorer l’atività de l’ent

Debatit enteressant, chel stat anter i aministradores de Fascia en ocajion de la Gran Radunanza dai 7 de otober te la Gran Ciasa de Soraga. L confront l se à orì dò da la relazion metuda dant, a una co la Procuradora e Senatora Elena Testor, dal President del Consei General Francesco Pitscheider che, al scomenz de la radunanza, l ge à recordà a duc chi che à tout pèrt – anter chi che l’era ence l President del Consei Provinzièl Walter Kaswalder e l Conseier provinzièl ladin Luca Guglielmi – coche la scontrèda l’à l fin de valutèr, a una coi aministradores de Fascia, se l Statut del Comun General l vegn metù en doura a na vida percacenta.
Pitscheider l’à metù al luster dantdaldut la costions entravegnudes dò da la fujion anter i Comuns de Poza e Vich, che l’à fat smendrèr l numer di raprejentanc di Comuns (doi per ogne Aministrazion): ge vel mudèr l numer di Conseieres, zenza tocèr l’equilibrie con chi lité te la litazions, smendran chi nominé dai Comuns da 14 (descheche perveit ades l Statut) a 12, tolan semper ite l’Ombolt anter i doi.

N’autra costion l’é la nomina del Vizeprocurador che l fossa da cerder fora, empede anter l Consei di Ombolc, descheche perveit l’articol 15, coma 2, anter i componenc de la jonta esecutiva, donca del Consei de Procura. L’é stat dapò vardà fora ence la desposizions dintornvìa la valiva oportunitèdes, defenides te l’articol 8: zacan se é dò a lurèr per meter en esser la consulta de referiment, con “funzions de promozion, proponeta e consulenza di orghegn del Comun General”, ma ge vel mudèr l coma 3 de l’articol olache vegn pervedù che sibie n numer de femenes maor che chel di omegn e che l se palesea coscita incoerent, se no adertura anticostituzionèl. N auter aspet del Statut da vardèr fora l’é l valor legal de la Gran Radunanza, a chela che no à mai tout pèrt n gran numer de persones, ence percheche l’à demò funzions consultives, che la podessa fèr fora argomenc de enteress per la Val. La bandiera ladina coi set colores l’é l’ultima costion metuda dant da Pitscheider, jà vardèda fora te la Comiscion istituzionèla del Comun General de Fascia. La Comiscion l’à lurà fora na proponeta per loghèr i colores un dò l’auter che la ge vegnarà portèda dant al Consei General, jontan ite tel Statut ence la prezisazion che chesta bandiera la va semper metuda fora apede chela ladina coi trei colores.

Sobito dò dal referat de Pitscheider l’é stat metù dant la mozion de Giulio Florian, Ombolt de Sèn Jan che, per miorèr l raport anter l Consei de Procura e l Consei di Ombolc, che tropa outes no l’é a una co la proponetes del consei esecutif, l’à proponet de i meter ensema. Florian, che l sostegn la proponeta de cerder fora l Vizeprocurador anter i Ombolc, l’à envià a passèr vèlch competenza dai Comuns al Comun General: “Fossa dut più sorì per chel che vèrda l’urbanistica, l’edilizia, l pian teritorièl e de comunità, che l’é amò da fèr, se nos Ombolc ge passassane, con spirit de responsabilità, chesta competenzes a l’ent soracomunèl”. Florian l’à ence proponet de ge dèr fora na endenità ai Ombolc per sie lurier te Comun General e de perveder n contribut per la penscion endèna l trat de temp de sia encèries. L Conseier de Procura Gianluigi De Sirena l’à recordà coche l pian teritorièl l sie jà stat deposità e coche la mencianza de leam anter l Consei de Procura e l Consei di Ombolc la vegne ca da la mencianza de posizions valives che les aessa ence podù portèr a n pian regolator o a na comiscion de frabica de val. Ence l Conseier de Procura Matteo Iori l’à dit che l problem de chisc ultimes egn l’é stat l raport senester anter i doi Consees, ence percheche l’é mencià na vijion de val da pèrt di Ombolc. Iori l’à metù dant la proponeta de meter ite te la Jontes de Comun n assessor a la “politiches de val” co la encèria de se confrontèr col Comun General e l’à dit de esser a una per ge zeder competenzes a l’ent de val per fèr jir più en prescia i projec.

L’Ombolt da Soraga Devi Brunel l’à dit che i Ombolc no se à troà a una per via de la desvaliva posizions politiches. L Conseier Cesare Bernard l’à dit che l numer legal per la Gran Radunanza no l’è de besegn, per via che no l’é n orghen deliberatif. A una dintornvìa i problemes per cordèr l lurier di doi Consees, l’à metù dant na soluzion che la é jà tel statut: l Procurador l’à l met de tor ite tel Consei de Procura doi componenc che no fèsc pèrt de l’ent, che podessa apontin esser doi Ombolc. Mencia, a dir de Bernard, na vijion generèla per n goern percacent e l coraje da pèrt di Comuns de ge zeder competenzes al Comun General e de recognoscer coscita n ent che, senó, l risia de fenir sù sia funzions. Thomas Amplatz l’à sotrissà l’emportanza de chesta Gran Radunanza, olache l’é vegnù al luster la costions da fèr fora anter l Consei di Ombolc, l Consei de Procura, la competenzes e l besegn de lurèr con obietives chières: “Voi recordèr che ence canche l’é stat metù en esser i “Polins de Fascia” l’era vèlch dubie, ma ades sia union l’é n suzess”. Luca Guglielmi l’à sotrissà l besegn de meter en esser na governance che la cogn arsegurèr de bogn resultac, sorafora la persones, e l’à ence rejonà de la responsabilità di Ombolc de esser componenc atives del comun General: “No cree che sie de besegn de na endenità dopia per i Ombolc, ma piutost de la capazità de sintetisèr la costions e lurèr per l ben de la comunità”.

Tinultima, ence per ressumèr i argomenc prinzipèi vegnui fora endèna la Gran Radunanza, à tout la parola Elena Testor che, dò aer rengrazià chi che à tout pèrt, e soraldut Kaswalder e Guglielmi, l’à recordà che l Comun General l’é n ent unich te la Tèlia e donca ge vel l stravardèr te duta sia funzions. “Passan da la teorìa, metuda dant tel Statut, a la pratica de duc i dis – l’à dit la Procuradora – ge vel fèr vèlch mudament, soraldut per chel che vèrda l Consei de Procura e l Consei di Ombolc: l’equilibrie de chisc doi organismes l’é te la mans del Procurador che, son spervaja, l cogn se cerder fora sie vize anter l consei esecutif”. Testor l’à recordà coche se é dò a lurèr te la comiscion provinzièla di 8 per ciapèr maor competenzes, ma ence ressorses e personal per les meter en esser.

“L’é n aspet de emportanza chel economich: l Comun General, per esser percacent te sia azions, l cognessa poder aer na autonomìa finanzièla”. En cont de chest la Procuradora l’à remarcà coche no sie ruà la ressorses per la gestions sozièdes e coche sie de besegn che l Comun General l’abie posizions chières e segures, soraldut dò che l’é stat metù en esser prozedures de partezipazion desche l “pian spezifich” de val. “Fajaré l possibol – l’à dit, tinultima, la Procuradora – per envièr via i mudamenc al statut proponec anché, a na moda che te la terza legislatura se posse lurèr più delvers”.

Nigeriano tenta di sfilare pistola a poliziotto e lo aggredisce. Paoloni (Sap): «Sfiorata ennesima tragedia»

«Avrebbe potuto prendere un’altra e ben tragica piega quello che è accaduto ieri a Roma in zona Esquilino. A pochi giorni dall’immane tragedia di Trieste, un altro collega ha rischiato la vita a causa di un nigeriano che lo ha aggredito tentando di sottrargli la pistola di ordinanza. Solidarietà al collega e complimenti per la prontezza con la quale ha affrontato la situazione».

Lo dichiara Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap).

«Non c’è rispetto per la vita umana. L’intento di sottrarre l’arma a un poliziotto, presuppone l’intenzione di uccidere. Il mio collega ha avuto 10 di prognosi ed è riuscito ad evitare il peggio. Abbiamo bisogno di tutele per chi è operativo in strada. Il taser – prosegue – avrebbe sicuramente evitato un contatto ravvicinato e avrebbe permesso di immobilizzare il balordo. Se fosse riuscito a sottrarre l’arma e avesse sparato? Oggi piangeremmo l’ennesimo collega».

 

Biancofiore. FI – taglio parlamentari: si per spirito unitario e volontà gruppo, ma centro destra masochista. Si al referendum a scegliere sia popolo.

Voterò il taglio dei parlamentari che ritengo un errore madornale che porterà alla gemmatura di un’élite oligarchica, per spirito di gruppo al quale appartengo da 26 anni e per responsabilità verso la salvaguardia dell’unità della coalizione.

Ritengo però che il centro destra stia sbagliando completamente strategia, l’opposizione se è opposizione deve fare opposizione soprattutto nei confronti di un governo abusivo e contrario alla volontà degli italiani, nato su due presupposti: la sterilizzazione dell’ Iva e il taglio dei parlamentari.

E noi che facciamo ? Diamo l’assist per il goal inatteso ad una maggioranza bolsa, brocca, con numeri risicati, agli antipodi e litigiosa.

Assist e autogoal, un capolavoro di masochismo pari quasi alla crisi di ferragosto, in una partita che secondo me oggi interessa zero agli italiani, preoccupati invece di mettere insieme il pranzo con la cena. Un enorme defibrillatore per i 5 stelle divisi e esanimi.

Essendo pertanto orgogliosamente popolana, popolare e populista ante litteram, apporrò la mia firma al referendum affinché sia il popolo a scegliere se consegnare la democrazia ad una ristretta cerchia controllabile e perciò rischiosa per la democrazia.

 

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Michaela Biancofiore, parlamentare FI e
coordinatrice regionale del Trentino Alto Adige

Trasporti, prosegue il confronto con le parti sindacali. In relazione a quanto riportato ieri dalla stampa su dichiarazioni sindacali relative alla asserita mancata attenzione da parte della Giunta provinciale alle istanze delle organizzazioni sindacali in materia di trasporti pubblici, interviene oggi il Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti per confermare la volontà della Provincia di proseguire in un percorso di confronto costruttivo.

“Raccolgo con attenzione – sottolinea il presidente Fugatti – i segnali manifestati in relazione al processo di concertazione sul miglioramento della piattaforma contrattuale, per confermare che la Provincia e la Giunta provinciale non hanno mai ignorato le istanze rappresentate dalle organizzazioni sindacali fin dall’insediamento dell’esecutivo.

Non è un caso se da subito abbiamo incontrato le organizzazioni sindacali e registrato l’esigenza forte di migliorare la sicurezza dei lavoratori. Basta ricordare che in pochi mesi abbiamo completato la messa in sicurezza del posto di guida degli autisti, allestito tutti gli autobus urbani con le telecamere, attivato il pulsante di emergenza e presidiato i servizi ferroviari e i servizi extraurbani più a rischio con personale della vigilanza privata. Ma, nei diversi incontri che abbiamo avuto, non ci siamo limitati a presidiare il profilo della sicurezza, ma abbiamo consolidato, in un percorso niente affatto scontato, l’affidamento diretto in house a Trentino Trasporti dei servizi per i prossimi cinque anni, eliminando così in radice ogni problematica relativa a possibili cambi di gestori del trasporto, con ricadute delicate sul personale coinvolto.

Le deliberazioni di affidamento diretto dei servizi extraurbani e di quelli urbani, per oltre 400 milioni di euro da qui al 2024, a far data dal primo luglio scorso, stanno a testimoniare l’attenzione di questa Giunta verso i lavoratori e verso chi li rappresenta. Non si sono ignorate nemmeno, in questo contesto di affidamento in house le istanze dei lavoratori, in particolare del personale di guida, circa un miglioramento delle condizioni economiche e giuridiche. Non solo si è accompagnato questo percorso con l’attivazione di corsi abilitanti alla professione, ma si è anche ipotizzato con Trentino Trasporti e con le organizzazioni sindacali, in tutti gli incontri che si sono avuti (1 aprile, 23 luglio, 6 e 29 agosto, 13 settembre, 19 settembre), di incrementare i livelli retributivi mettendo a disposizione un maggior ammontare di risorse per circa due milioni di euro annui, al contempo avviando un percorso pluriennale per l’aumento dei servizi di trasporto prevedendo nel bilancio le relative risorse.

Preme ricordare infine, come è stato evidenziato dai rappresentanti della Provincia davanti al rappresentante del Governo in sede di procedura di conciliazione, che operiamo in un contesto che obbliga ad un confronto permanente tra le migliori realtà del trasporto, anche sul fronte del trattamento giuridico economico, pena gravi profili di danno erariale ove si elargissero risorse non congruenti rispetto ad altri contesti territoriali. Nonostante questo si conferma la disponibilità delle citate risorse per valutare insieme all’azienda una piattaforma di rinnovo che, anche se non pienamente rispondente alle integrali richieste dei lavoratori, possa apportare miglioramenti anche economici rispetto ai livelli stipendiali attuali”.

Trentino Trasporti, sciopero venerdì 11 ottobre dalle 11.00 alle 15.00. Non saranno assicurate le corse dei bus urbani ed extraurbani nella fascia di mezzogiorno.

Venerdì 11 ottobre, dalle 11.00 alle 15.00, ci sarà uno sciopero del personale viaggiante e degli addetti alle biglietterie di Trentino Trasporti S.p.a.. Non saranno assicurate le corse dei bus urbani ed extraurbani nella fascia di mezzogiorno. I servizi saranno riprogrammati sulle linee ferroviarie della Valsugana e della Trento Malè. Saranno regolari i servizi di Trenitalia sia sulla linea del Brennero che sulla Valsugana.

Le corse iniziate prima delle ore 11:00 e non ancora ultimate, verranno effettuate con le seguenti modalità:

-Servizio Urbano: prosecuzione fino al capolinea;
-Servizio Extraurbano/Ferroviario (ferrovia Trento-Malè-Mezzana e Trento-Borgo-Bassano): prosecuzione fino al completamento della corsa.

Il servizio riprenderà con le corse in partenza successivamente alle ore 15:00.

Sciopero del personale del trasporto regionale di Trenitalia S.p.A. in Veneto. Per i treni regionali, in Veneto e nelle regioni limitrofe, possono verificarsi cancellazioni o variazioni.

Il Servizio trasporti pubblici della Provincia comunica che dalle ore 21.01 di sabato 12 alle ore 21.00 di domenica 13 ottobre 2019 è indetto uno sciopero del personale del trasporto regionale di Trenitalia S.p.A. nella regione Veneto. Per i treni regionali, in Veneto e nelle regioni limitrofe, possono verificarsi cancellazioni o variazioni.

L’agitazione sindacale può comportare modifiche al servizio anche prima dell’inizio e dopo la sua conclusione.

 

I consiglieri provinciali solleciteranno la Giunta a risarcire i lavoratori della Schlaefer che da mesi sono senza paga. Serve una soluzione urgente perché gli operai della Schlaefer, ex Waris, di Storo senza paga né contributi, ottengano la retribuzione e gli arretrati cui hanno diritto e che l’azienda invece nega. Nega al punto che 15 di loro dall’inizio dell’anno si sono licenziati per giusta causa non ricevendo lo stipendio da tre mesi. I lavoratori che dal 2017 si sono licenziati per questa ragione sono così saliti a 30 su un totale di 36 dipendenti. I consiglieri provinciali presenti all’incontro avvenuto oggi alle 13.00 – oltre al presidente Kaswalder hanno partecipato Dalzocchio, Olivi, Tonini, Degasperi, Marini e Cia – con sei rappresentanti dei lavoratori guidati da Enrico Albertini, della Fiom Cgil, impiegati nell’impresa che ha sede in un capannone di proprietà della Trentino Sviluppo spa (TS), si sono impegnati a sollecitare la Giunta perché risponda al più presto, con strumenti adeguati, all’emergenza economica di queste persone.

Introducendo l’incontro il presidente Kaswalder ha ricordato che la Schlaefer non paga più da tempo neppure l’affitto a Trentino Sviluppo, presente alla riunione con il direttore operativo Nicola Polito, violando l’accordo sottoscritto con la società della Provincia che nel 2011 aveva investito un milione e mezzo di euro per ristrutturare l’immobile messo poi a disposizione della Waris, azienda produttrice di pannelli solari e rubinetteria cui dal 2018 era subentrata la Schlaefer, il cui titolare, Ermanno Pizzini, era uno dei tre fratelli proprietari della ditta precedente.

Dopo il riassunto fornito da Albertini dei torti subiti dai lavoratori che più volte hanno scioperato anche ad oltranza per indurre l’azienda a pagare il proprio personale, l’ex assessore provinciale allo sviluppo Alessandro Olivi (Pd) ha ricordato l’estremo tentativo di intesa con l’imprenditore compiuto proprio un anno dalla Giunta della passata legislatura. Allora era stata accordata ancora fiducia all’azienda alla luce del piano industriale presentato da Pizzini, che solo più tardi si è rivelato non credibile, nel quale si prospettava un’ipotesi occupazionale addirittura espansiva della Schlaefer. L’ex assessore aveva chiesto all’imprenditore di onorare subito gli impegni presi con i lavoratori e TS, altrimenti non sarebbe più stato possibile occupare il capannone della società pubblica. Per tutta risposta, ha concluso Olivi, Pizzini reagì giudicando questo un ricatto al quale avrebbe risposto licenziando i lavoratori.

Per TS spa, Polito ha sintetizzato le tappe che hano portato prima alla concessione del capannone a Pizzini che, in una fase critica per l’economia della valle, quest’impresa era stata l’unica partecipante al bando di gara volto ad assegnare l’immobile di proprietà pubblica. Inoltre, ha aggiunto Polito, il piano industriale presentato pareva convincente anche se poi l’accordo sottoscritto con l’azienda non è stato rispettato. “L’impresa ha dimostrato totale inadempienza dei vincoli occupazionali e gravi irregolarità per quanto riguarda i pagamenti nei confronti del fisco, dei contributi previdenziali, dei lavoratori, dei fornitori e del canone per il capannone”.

A fronte di ciò TS aveva ricevuto dall’attuale Giunta provinciale il mandato per avviare un’azione giudiziaria nei confronti di Waris. Azione fermata però per il subentro della Schlaefer. Anche con la nuova azienda, però, i problemi sono rimasti gli stessi. Oggi, ha segnalato Polito, nei confronti di TS la Waris ha accumulato per affitti non pagati un debito di 85.000 euro, cui si sono poi aggiunti 70.000 euro circa della Schlaefer. Non risulta che quest’ultima abbia ancora avviato la procedura fallimentare, mentre la Waris è in default acclarato. “Oggi – ha concluso Polito – non pare proprio che vi siano più margini per ritenere che l’azienda abbia un futuro. Come TS non ci resta quindi che impegnarsi a recuperare al più presto l’immobile cercando di avviare un’attività sostitutiva con imprese locali e di ricollocare il personale attraverso l’Agenzia del lavoro”.

Claudio Cia (Agire) ha ricordato che nella passata legislatura erano state presentate delle interrogazioni sull’impresa in questione. A suo avviso fin dall’inizio era stata data troppa fiducia ad un’impresa che non meritava tutto questo credito. Oggi – ha concluso – siamo arrivati all’auto-licenziamento dei lavoratori per cui ormai possiamo fare ben poco. Polito ha risposto che TS ha fatto tutto quel che doveva fare nei confronti dell’azienda tranne che avanzare la richiesta di fallimento.

Alex Marini (5 stelle) ha sottolineato la necessità di sanzionare comportamenti aziendali come questi vanno sanzionati per una questione di giustizia sociale, aggiungendo che occorre pensare a recuperare subito gli stipendi.

Secondo Kaswalder a questo punto è urgente che TS rientri in possesso del capannone e trovi qualche ditta di qualità per riassorbire i lavoratori.
Olivi ha indicato due possibili strumenti che la Giunta provinciale potrebbe mettere in campo a questo scopo, come già fatto in passato per casi analoghi: la cessione del credito e il Confidi.

Per l’Agenzia del lavoro, Failoni ha ricordato come solo in parte i lavoratori che si sono licenziati per giusta causa prima da Waris e poi da Schlaefer sono riusciti a trovare un’altra occupazione.

Filippo Degasperi (5 stelle) ha giudicato positivo l’investimento fatto dalla Pat sull’immobile che rende oggi riutilizzabile il capannone. “Da parte nostra oggi non possiamo che sollecitare la Giunta a farsi carico della situazione dei lavoratori per quanto riguarda i loro crediti, e TS perché funga da camera di compensazione per gli eventuali errori commessi, impegnandosi per il riutilizzo dell’immobile”.

Anche Mara Dalzocchio (Lega) ha auspicato che la Giunta cerchi una soluzione adeguata per ridurre al minimo i danni causati dall’azienda ai lavoratori, lamentando che sarebbe stato opportuno esigere da Pizzini qualche garanzia in più in termini di coperture e non fidarsi solo del suo piano industriale, dietro al quale c’era il nulla. In questo modo si sarebbe forse potuto trovare prima qualche altra azienda locale interessata.

FIVRA (Fabbriche Isolanti Vetro Roccia Associate), l’associazione dei principali produttori di lane minerali (lana di roccia e lana di vetro per isolamento), in merito all’articolo

condanna l’abbandono di rifiuti e ricorda che gli stessi devono essere gestiti in accordo alle disposizioni legislative; si segnala però che le lane minerali non sono un materiale pericoloso, nemmeno quando diventano un rifiuto.

Infatti la IARC (International Agency for Research on Cancer, massimo esperto in materia ed afferente all’Organizzazione Mondiale della Sanità) ha inserito le lane minerali nel gruppo 3 “non classificabile come cancerogeno per gli esseri umani” (cfr. “insulation glass wool” e “rock (stone) wool” ). link

L’Unione Europea mantiene una classificazione più cautelativa, ma anch’essa riconosce che le lane minerali sono sicure se conformi alla “Nota Q” (ovvero bio-solubili, come quelle prodotte dai soci FIVRA – cfr. pag. 467 e pag. 1380

Come conseguenza di ciò, le lane minerali commercializzate in Europa non hanno associato alcun codice di pericolo.

Tutti i rifiuti da demolizione sono rifiuti speciali; alcuni sono pericolosi, altri non lo sono. Per quanto sopra detto, i rifiuti costituiti da lane minerali dovrebbero essere sempre classificati non pericolosi; a volte sono classificati pericolosi, non perchè lo siano veramente, ma perché si è persa ogni documentazione a riguardo e, per semplicità, si preferisce evitare di svolgere i necessari test per caratterizzare correttamente il rifiuto. In tali casi, in via cautelativa, li si classifica come pericolosi.

Tutto ciò è stato confermato dal documento “Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV) – Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute”, approvato dalla Conferenza Stato/Regioni, su proposta del Ministero della Salute, in data 10 novembre 2016 (link)

 

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FIVRA

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