Matteo Salvini risponde a Luigi Di Maio: “Dice quello che dice Renzi, ancora con questa storia del Papeete. Mica sono un ubriacone, dono il sangue tutti gli anni! Dicevano no su tutto, e che palle! Per questo è caduto il governo”.

 

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Mobilità sostenibile, Corazza (AGIRE): “Una situazione immobile e insostenibile”. Si potrebbe aprire un ampio dibattito sul giudizio da esprimere sulla Giunta comunale guidata dal Sindaco Andreatta che si appresta a governare per gli ultimi mesi di questa legislatura. Alcune cose positive, altre meno come è normale che sia. Di certo, la bocciatura più sonora arriva sicuramente sul tema della mobilità cittadina.

Il fallimento è tale da essere stato riconosciuto persino dallo stesso Sindaco. Il problema principale è che quando si parla di mobilità, in particolare di quella definita “sostenibile”, non ci si deve limitare al pensiero di un autobus o di un tram o altro mezzo di trasporto pubblico piuttosto che la bicicletta. Il progetto di mobilità sostenibile porta con sé indubbi benefici sulla qualità della vita: riqualificazione degli spazi urbani, rivalutazione delle abitazioni e servizi commerciali che si trovano lungo questi percorsi che trovano nuova linfa e, non ultimo, il conseguente approccio positivo di residenti e turisti alla città.

Il fallimento su questo fronte lo possiamo vedere confermato dalla situazione del commercio in centro città con appartamenti sfitti e negozi sempre più in difficoltà e facili prede delle grandi catene. Sembrerà banale, ma se ci troviamo a vivere in luoghi belli e ben curati siamo portati ad impegnarci per lasciarli nello stato in cui li abbiamo trovati. Alternativamente, se frequentiamo luoghi lasciati al degrado, – con sporcizia e scritte sui muri – non avremo particolari sensi di colpa nel gettare una carta per terra piuttosto che una sigaretta o altro.

Nel programma del candidato Sindaco Andreatta del 2009 si parlava chiaramente di progettazione e realizzazione di un metrò di superficie sull’asse nord-sud. Sicuramente ci potranno essere stati problemi nel finanziamento di questa opera, ma sono passati 10 anni e l’unico risultato è che a pochi mesi dalla fine della legislatura viene promosso un bando per la redazione di un biciplan (dopo che ne sono già stati realizzati 60 km!), del masterplan della mobilità e del PUMS del Comune di Trento.

Quanta fiducia si può riporre in un’amministrazione che negli ultimi anni non è riuscita neanche a realizzare un solo km di corsie preferenziali per gli autobus quando città vicine a noi portano avanti questi temi con progetti e opere, forti anche dei numerosi contributi stanziati per chi sviluppa questi sistemi di multimodalità? Si tratta soltanto di avere un po’ di coraggio nel prendere le decisioni, perché la politica ha sempre dimostrato di arrivare a fare ciò che vuole portare avanti, ma forse il problema è proprio questo.

 

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Mauro Corazza – Coordinatore territoriale di AGIRE per il Trentino per la Città di Trento

Si sono concluse nella mattinata odierna le operazioni condotte dai Carabinieri Forestali dei Gruppi di Milano, Lodi, Pavia,Torino, Napoli, Reggio Calabria e Catanzaro che hanno smantellato un sodalizio criminoso dedito al traffico illecito di rifiuti che è si reso responsabile del riempimento di numerosi capannoni abbandonati nel Nord Italia e di tombamento di rifiuti in una cava dismessa in Calabria (Lamezia Terme).

L’attività, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Milano nei confronti di 11 responsabili tutti italiani, alcuni dei quali operanti nel settore dei rifiuti. Sono state eseguite perquisizioni presso nr. 4 ditte e impianti di trattamento rifiuti nelle province di Como, Trento, Napoli, Catanzaro e sono stati sequestrati, ai fini della confisca nr. 4 automezzi utilizzati per la realizzazione del traffico di rifiuti.

L’ indagine della DDA di Milano costituisce la prosecuzione dell’Operazione “Fire Starter” che aveva portato, nell’ottobre del 2018 all’arresto di 6 soggetti responsabili del traffico di rifiuti riferito al capannone di Corteolona (PV) e del gravissimo rogo del medesimo la notte del 3 gennaio 2018. Le indagini riferite ai responsabili del rogo avevano infatti “acceso un faro” su dinamiche criminali di ancor più ampia portata che sono state oggetto degli accertamenti sia di carattere tradizionale che tecnico (intercettazioni telefoniche, telematiche, videoriprese) da parte dei Carabinieri Forestali di NIPAAF di Milano e Pavia.

L’Autorità Giudiziaria ed i CC Forestali sono quindi riusciti ad individuare una organizzazione criminale capeggiata da soggetti di origine calabrese, tutti con numerosi precedenti penali, i quali attraverso una complessa struttura fatta di impianti autorizzati complici e trasportatori compiacenti, società fittizie intestate a prestanome e documentazione falsa, gestiva un ingente traffico di rifiuti urbani e industriali provenienti da impianti campani (in perenne condizione di “sovraccarico”) i quali, attraverso una vorticosa serie di “passaggi” tra impianti a volte reali a volte fittizi, finivano in capannoni abbandonati in diverse aree industriali del Nord Italia che venivano riempiti e poi chiusi saldandone addirittura le porte. È stata, altresì, documentato dagli investigatori attraverso monitoraggio GPS dei camion e pedinamenti a distanza, l’interramento di un carico di 25 tonnellate di rifiuti presso una cava dismessa di Lamezia Terme, reato poi interrotto in flagranza.

I rifiuti provenienti da impianti dell’hinterland Napoletano erano intermediati da una società di Acerra la quale si occupava di individuare destini “apparentemente leciti” a rifiuti non trattati come dovuto. Ciò avveniva grazie alla disponibilità di trasportatori “di fiducia” ed al ruolo fondamentale svolto da un impianto di trattamento autorizzato in provincia di Como il quale fungeva da reale “snodo” del traffico, garantendo al sodalizio criminale un “destino formalmente corretto” dei vari trasporti. In realtà i rifiuti solo apparentemente venivano trattati presso l’impianto comasco, in realtà venivano destinati tal quali a riempire capannoni dismessi, ad essere abbandonati in ex aree industriali, ad essere interrati. I trasportatori compiacenti venivano scortati di volta in volta da apposite staffette che li guidavano nel sito abusivo “del momento”.

A disposizione del sodalizio anche una professionista in campo ambientale di Como, la quale, dietro compenso, prestava la sua preziosa consulenza tecnica per la “creazione” del complesso sistema documentale utilizzato per “schermare” il traffico. Il tutto nella piena consapevole del profilo criminale dei suoi clienti.
Grazie all’opera di “raccordo” condotta dalla DDA di Milano, singoli e diversi fascicoli penali relativi ad episodi di abbandoni o discariche di rifiuti in tutto il nord Italia sono stati analizzati in maniera unitaria e ne è stata individuata la riconducibilità al sodalizio criminale. Con riferimento al solo hinterland milanese sono state ricondotte all’operato degli indagati i capannoni colmi di rifiuti sequestrati a Gessate, Cinisello Balsamo e area Ex Snia di Varedo.
Oltre all’impianto SMR Ecologia di Como, vero snodo del traffico, sono stati individuati e sequestrati già nei mesi scorsi gli impianti Salcon Sas di Como, Tecnometal di Trento e Eco.Lo.Da. di Lamezia Terme quali siti illeciti di destino di rifiuti. Lo stesso sito della Eco.Lo.Da. sequestrato nel giugno del 2018 si era presentato come un semplice capannone privo di qualsivoglia dispositivo per il trattamento di rifiuti.
Il destino “calabrese” dei rifiuti, che ha interessato l’area del Lametino notoriamente caratterizzata da forte radicamento di cosche di ‘ndrangheta, ha riguardato anche una cava dismessa ove i rifiuti venivano interrati, cava in passato già oggetto di una sequestro perché utilizzata per l’occultamento in fusti di armi e droga.

Nel momento in cui i numerosi sequestri di siti di stoccaggio illeciti nel nord Italia hanno “allarmato” il sodalizio criminoso e reso più complesso il reperimento di siti abusivi al nord, si è assistito pertanto ad una “inversione di flusso” e, grazie a contatti con le cosche del territorio lametino, sono stati individuati i destini illeciti utili a proseguire la frenetica attività di smaltimento illecito di rifiuti ed i connessi profitti.
Ciò in virtù del fatto che, offrendo agli impianti in difficoltà, costi di smaltimento inferiori a quelli elevatissimi delle discariche o degli inceneritori, la domanda di mercato gestita dall’associazione criminale era praticamente inesauribile.

Lo “smaltimento” in realtà si tramutava nella realizzazione di discariche abusive per oltre 14.000 tonnellate di rifiuti di ogni natura, il volume complessivo di illeciti profitti è stato stimato in oltre 1.700.000 euro con riferimento all’anno 2018.
I profitti illeciti poi, transitati presso i conti delle società coinvolte ed apparentemente riconducibili a prestazioni nel settore dei rifiuti venivano “drenati” attraverso significativi prelevamenti in contante e ricariche su carte postepay utilizzate ad hoc, evitando cosi la tracciabilità dei flussi di denaro.

A connotare l’atteggiamento spregiudicato della banda anche un tentativo di sequestro di persona, accertato nel corso delle indagini, ai danni di un imprenditore campano per ottenere il pagamento immediato di trasporti illeciti di rifiuti effettuati per suo conto.

L’indagine che sin da subito ha visto coinvolti in ruoli chiave del sodalizio criminoso soggetti calabresi pluripregiudicati ed uno dei quali già coinvolto nelle operazioni contro la ndrangheta quali “Tenacia” e “Infinito Crimine”, ha altresì evidenziato un caso di infiltrazione criminale nella stessa società SMR Ecologia di Como da parte dei calabresi i quali intercettati la definivano il loro “Feudo”.

Partendo da una forma di illecita collaborazione con l’impianto di trattamento rifiuti di Como per agevolare l’abnorme flusso di rifiuti gestiti, gli indagati calabresi hanno adottato atteggiamenti sempre più “invasivi” sulla società arrivando ad utilizzare personalmente gli uffici della ditta, i mezzi, il carburante e le autorizzazioni. Ciò ha determinato poi la proprietà della ditta, un imprenditore lombardo fiaccato anche da problemi economici e giudiziari, alla cessione della stessa al gruppo criminale attraverso l’intestazione ad un prestanome appositamente designato.
Altamente significativa dello stato di soggezione dell’imprenditore lombardo e delle modalità di infiltrazione utilizzate dagli indagati è la stessa definizione che ne dà l’imprenditore ovvero “gente che viene a casa tua e anche se non ti trova, si mette lì e dice : ora io DEVO mangiare la pastasciutta con te”.

Emblematico della vicinanza agli ambienti di ‘ndrangheta anche la conversazione tra due pregiudicati calabresi i quali discutendo animatamente su una controversia legata a somme di denaro ne rimandano la definizione a quando “saranno a tavola con i cristiani di Platì e San Luca e si vedrà chi ha ragione e chi ha torto”.

 

Nella scorsa nottata veniva tratto in arresto un quarantasettenne di Pergine Valsugana (Tn), resosi responsabile della detenzione, coltivazione e spaccio di sostanza marijuana.

L’indagine nasce dalla stretta collaborazione tra il Corpo forestale Pat (Nosf, Nucleo operativo specialistico forestale) di Levico Terme e la stazione carabinieri di Caldonazzo, della  stazione di Levico terme e la stazione Carabinieri di Caldonazzo, a seguito di un’attività di controllo ed osservazione del territorio.

Nella fattispecie gli operanti avevano scoperto una grande piantagione della suddetta sostanza composta da circa cento piante con fusto alto due metri, il principio attivo di circa cinquanta volte il consenstito.

Per tali motivi nelle ultime due settimane intensificavano particolarmente i controlli installando specifiche fotocamere (trappola) adatte all’esigenza investigativa, risalendo cosi’ all’autore del fatto.

La difficoltà delle indagini è consistita nel fatto che il reo alternava frequantemente gli orari di raccolta nella piantagione, preferendo orari di scarsa luminosità.

L’acume investigativo e la tenacia degli agenti forestali e dei carabinieri della stazione di Caldonazzo, della compagnia Cc di Borgo Valsugana, consentivano di sorprendere in flagranza di reato il quarantasettenne proseguendo in un’attività di perquisizione nell’abitazione, ove venivano rinvenuti 25.800 euro in contanti provento dell’attività illecita e -complessivamente- kg 94 di marijuana, di cui 33 stipati in cucina in vari sacchi da spazzatura ed altri in cassette da frutta, kg 22 in un essiccatoio compopsto da varie mensole della lunghezza di mt. 3 per un’altezza di 2 e kg 38 ancora non raccolti.

Inoltre venivano rinvenuti oggetti per il confezionamento tra cui buste, bilancini ed in particolare kg 1,1 di sostanza gia’ confezionata e pronta per la vendita, suddivisa in pacchetti da gr. 100 ciascuno.

 

15^ Wagner Cup-6° Trofeo Bertamini classe Dragoni a “RUS 76”. Condizioni spettacolari con “vinessa” oltre i 20 nodi e onda nei primi due giorni.

A fine ottobre la chiusura della stagione regate del Circolo Vela Torbole con l’affollatissima Halloween Cup Optimist.

Dopo otto impegnative regate si è conclusa la 15^ Wagner Cup-6° Trofeo Bertamini, classico evento di inizio ottobre organizzato dal Circolo Vela Torbole su delega della Federazione Italiana Vela, sul Garda Trentino, riservato all’affascinante classe Dragone, che la prossima settimana festeggerà i suoi 90 anni con la “Dragon 90th Anniversary Regatta” di Sanremo.

I primi due giorni le condizioni sono state dure con vento anche superiore ai 20 nodi e onda formata. La prima giornata è stata la più spettacolare con cielo terso e una mattinata di vento da nord forte, che non faceva sperare un gran che per il primo pomeriggio, momento in cui sono scese in acqua le barche. Invece poco dopo il calo del vento da nord è entrato poderoso il vento opposto. Da lì lo spettacolo è andato via via aumentando con l’aumento delle onde e i bordeggi dei Dragoni con le loro eleganti linee d’acqua, che non possono lasciare indifferenti.

Fin dalle prime prove l’equipaggio russo formato da Samokhin-Kirilyuk-Harsberg non ha sbagliato una prova e con una successione di tre primi, un secondo, due terzi e un quarto (con scartata l’ultima prova in cui non sono partiti) si è tranquillamente aggiudicato la manifestazione con 7 punti di vantaggio sui tedeschi Nicola Friesen-Borkowski-Hoesch; Ad ulteriori 9 punti gli altri tedeschi a bordo di “Ingrind” con al timone Dirk Pramann insieme a Markus Koy e all’olimpionico Fredrik Lööf (1 oro e due bronzi classe Star rispettivamente a Londra, Sydney e Pechino). Al Circolo Vela Torbole la stagione prosegue con la Seascape Cup il prossimo week end e soprattutto l’Halloween Cup della classe Optimist a fine ottobre, una chiusura all’insegna dei giovanissimi, che lo scorso anno si sono ritrovati in oltre 400 per un gran finale.

Il vicepresidente e presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO Tonina a Longarone al Dolomiti Show. Responsabilità, ambiente e squadra, le parole chiavi del triennio di presidenza.

Il vicepresidente della Provincia e presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO Mario Tonina e il direttore Marcella Morandini hanno partecipato al Dolomiti Show, a Longarone, la fiera che valorizza l’offerta turistica dolomitica. Alla terza edizione è il canale ufficiale per le trattative commerciali nel settore ricettivo-turistico. La fiera è uno degli eventi della Rete per il decennale del riconoscimento UNESCO alle Dolomiti. Tre i momenti più significativi che hanno visto il presidente Tonina intervenire: la festa finale della campagna ‘Puliamo i sentieri’, il I° bilancio della raccolta fondi #SOSerrai e l’apertura dello spettacolo ‘Il Futuro sarà un problema, ma anche il presente non scherza’ con Dario Vergassola che ha intervistato Mario Tozzi sulle tematiche legate all’ambiente.

“La solidarietá prevale su tutto”, ha detto il presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO Mario Tonina ritirando l’assegno di 1.961,22 che i rifugisti, attraverso l’associazione MICROART, hanno donato a sostegno dell’iniziativa raccolta fondi promossa dalla Fondazione Dolomiti #SOSerrai. “Un grande grazie a tutti i volontari che hanno lavorato, sappiamo che il volontariato fa sempre la differenza. Questi fondi che si stanno raccogliendo saranno ben impiegati”.

Il presidente Tonina ha anche ringraziato gli organizzatori di Dolomiti Show, Longarone Fiere, DMO Dolomiti, Regione del Veneto e Provincia di Belluno per il valore dell’iniziativa che vede le Dolomiti protagoniste in primo piano. “Per me oggi è un’occasione molto importante fatta di solidarietà e di vicinanza. – ha detto il presidente Tonina – Il riconoscimento che è stato dato 10 anni fa a Siviglia deve essere motivo di orgoglio per il lavoro importante fatto in questi dieci anni ma deve essere anche occasione per rilanciare l’impegno, per completare un lavoro significativo. E, per le Olimpiadi 2026, ci deve essere ancora maggior sensibilità e responsabilità su temi legati all’ambiente, alla sostenibilità e soprattutto a queste straordinarie bellezze che sono fragili. Tempesta Vaia dello scorso anno ci ha insegnato che dobbiamo adottare e garantire attraverso atti politici specifiche attenzioni.

Chi oggi ha questa responsabilità, io come presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO, ma a vario titolo tutti gli altri, dobbiamo fare delle azioni conseguenti. Il tema legato all’ambiente sarà sempre più importante, garantirà futuro al territorio di montagna: è da evitare, nel modo più assoluto, lo spopolamento. Le iniziative che cercheremo di coordinare e proseguire attraverso il lavoro della Fondazione Dolomiti UNESCO, dovrà tenere in considerazione questo. Dobbiamo rapportarci con coloro che quotidianamente lavorano in questi territori. E, permettetemi di dire che una categoria che ha garantito prospettiva alle zone di montagna è quella degli agricoltori, coloro che difendono il territorio, il paesaggio e la sua bellezza. Ecco quindi che anche le nostre azioni devono andare in questa direzione: questo sarà il nostro impegno, quello del consiglio d’amministrazione della Fondazione Dolomiti UNESCO. Non mi sentirete mai parlare con ‘l’io’ ma con il ‘noi’. Vorremmo garantire un gioco di squadra che tenga in considerazione responsabilità e consapevolezza. Se riusciremo a lavorare in questo modo sono certo che riusciremo a garantire futuro ai territori di montagna”.

Intervenedo alla festa finale della campagna ‘Puliamo i sentieri’ ha ringraziato la presidente dell’associazione MICROART Laura Jaurena per aver coinvolto sin dall’inizio la Fondazione nel progetto di solidarietà dolomitica e per aver donato parte del ricavato a #SOSerrai contribuendo così al progetto di recupero dei Serrai di Sottoguda e i gestori dei rifugi Città di Fiume (Pelmo – BL – gestore Mario Fiorentini insieme a Caterina Berto e Massimiliano Gavagnin), Treviso Canali (Val Canali – TN – gestore Mara Iagher) e Falier (Marmolada – BL – gestore Dante Del Bon) che pure hanno scelto di indirizzare al progetto #SOSerrai il ricavato delle loro donazioni. E’ stata la Fondazione Dolomiti UNESCO al fianco di CAI Veneto, CAI sez. di Cimolais, CAI sez. di Pordenone, SAT Primiero e Associazione Gestori di Rifugio della Regione Veneto a patrocinare l’iniziativa ideata dall’associazione MICROART.

“Mi auguro – ha detto il presidente Tonina facendo riferimento al primo bilancio sulla campagna di raccolta fondi #SOSerrai (in corso fino a fine 2019, le donazioni hanno raggiunto circa la metà dell’obiettivo 1 milione di euro) – che per completare la sfida tutti possano ancora contribuire a partire dalle istituzioni, dalle aziende e dal singolo cittadino. La Fondazione Dolomiti UNESCO auspica che altre realtà seguano l’esempio di MICROART”.

Sono oltre 150 gli eventi che hanno aderito alla Rete degli Eventi per i 10 anni di Dolomiti UNESCO. In queste celebrazioni – come è noto – il Ministero dell’Ambiente ha voluto impegnarsi direttamente nel coordinare gli eventi, riconoscendo che la decennale esperienza della gestione del Bene Dolomiti rappresenta un’eccellenza nazionale di cui andare orgogliosi.

 

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“PULIAMO I SENTIERI”: la campagna

Microart è un’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, i cui volontari hanno prodotto 10mila ciondoli in legno, utilizzando il legno recuperato dagli alberi schiantati da Vaia. Sui ciondoli è stampata una fotografia a colori di una sezione di roccia dolomitica ingrandita al microscopio. A fronte di una donazione di 3 euro l’escursionista poteva scegliere il suo ciondolo (diverse varienti, si veda sotto esempio). Nel corso dell’estate 2019 i ciondoli sono stati distribuiti in circa 40 rifugi. A seconda della collocazione del rifugio, il ricavato è stato devoluto a diversi soggetti (CAI Veneto, al CAI sez. di Cimolais, al CAI sez. di Pordenone e alla SAT Primiero).

#SOSerrai – cos’è

Il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Dolomiti UNESCO a seguito della tempesta VAIA ha scelto all’unanimità di contribuire al ripristino di uno dei luoghi simboli delle Dolomiti: i Serrai di Sottoguda ai piedi della Regina delle Dolomiti la Marmolada. Si tratta di un luogo che racconta la storia delle Dolomiti, un luogo di sublime bellezza, un bene comune che riassume la storia geologica del nostro Pianeta, la più spettacolare porta d’accesso alla Marmolada, uno dei nove Sistemi del Patrimonio Dolomiti UNESCO. Il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione ha deliberato di devolvere 200 mila euro a sostegno della progettazione di un percorso che possa diventare una buona pratica per l’adattamento ai cambiamenti climatici, accessibile a tutti, che valorizzi la storia delle Dolomiti e il loro eccezionale valore universale.

Omicidio agenti Trieste, Tonelli (Lega): “Lo stato di soggezione in cui operano gli operatori delle forze dell’ordine è qualcosa di drammatico. La domanda che ci facciamo come poliziotti: questa società che difendiamo ci sostiene e ci difende?

Quando si arriva ad atteggiamenti cruenti con persone per strada, le forze dell’ordine montano in macchina e se ne vanno perché rischiano di rovinarsi la vita, finiscono sotto processo, si devono pagare gli avvocati e hanno finito di campare, vengono disumanizzati. In questo caso non ci sono protocolli. Se vi sono giustificati dubbi di pericolosità, gli agenti dovrebbero poter ammanettare il fermato. Servono poche norme e chiare”.

Gianni Tonelli, deputato della Lega e Segretario del SAP, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sull’omicidio dei due poliziotti a Trieste. “Lo stato di soggezione in cui operano gli operatori delle forze dell’ordine è qualcosa di drammatico. La domanda che ci facciamo come poliziotti: questa società che difendiamo ci sostiene e ci difende? Quando si arriva ad atteggiamenti cruenti con persone per strada, le forze dell’ordine montano in macchina e se ne vanno perché rischiano di rovinarsi la vita, finiscono sotto processo, si devono pagare gli avvocati e hanno finito di campare, vengono disumanizzati. In questo caso non ci sono protocolli.

Se vi sono giustificati dubbi di pericolosità, gli agenti dovrebbero poter ammanettare il fermato. Bisognerà individuare delle norme e dei criteri chiari. Non si può però mettere in uno stato di soggezione un’intera categoria. Nella precedente legislatura avevano prodotto un manuale con delle norme folli, compresa quella di dire che l’uso dello sfollagente doveva essere l’extrema ratio e che bisognava colpire solo gli arti inferiori o superiori, evitando le articolazioni. Servono poche norme e chiare.

Noi col governo gialloverde avremmo fatto questo e altro, il problema è che abbiamo avuto poco tempo. In quel poco tempo abbiamo ripristinato una parte degli organici che erano stati tagliati dalla legge Madia”

Patenti facili, indagine polizia stradale: 20 denunciati, contestata l’associazione per delinquere. Una indagine delle sezioni della Polizia Stradale di Verona e Rimini ha permesso di smantellare una vera e propria associazione a delinquere finalizzata a far ottenere in modo fraudolento patenti di guida.

I casi accertati (la punta di un immenso iceberg sospettano gli inquirenti) riguardano le province di Varese, Verona, Vicenza, Modena, Bologna anche se il sospetto è che possano essere state anche altre in passato.

Per avere una idea del giro di affari basti pensare che in alcune intercettazioni gli indagati si vantavano di poter gestire fino a 4 candidati a sessione con un guadagno tra i 2 mila ed i 3 mila per ciascuna patente.

L’organizzazione si occupava di tutta la “pratica”: da certificati medici rilasciati da un medico che è tra gli indagati, alla fornitura di sofisticati kit composti di microtelecamere e ricetrasmittenti con auricolari praticamente invisibili, per poter, sostanzialmente, fare l’esame a distanza, sostituendosi all’esaminato.

I dettagli dell’operazione saranno resi noti in un incontro con i giornalisti lunedì 7 Ottobre alle ore 15,00 presso la Polizia Stradale di Verona in via Lungadige Galtarossa 10.

 

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Torino, market della droga h24: decine di arresti in corso, fra i pusher sei donne. Vedette e donne pusher: maxi-blitz dei carabinieri nel “fortino della droga”.

Torino, 7 ottobre Vedette intorno al “fortino della droga”, donne pusher e parole in codice per contattare gli spacciatori, i carabinieri hanno individuato un market della droga aperto H24. Tra i clienti diversi minorenni.

I carabinieri stanno eseguendo una misura cautelare a carico di una decina di indagati, tra i quali figurano anche 6 donne, ritenuti responsabili di concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine, avviata dalla Stazione Carabinieri Torino Le Vallette, ha consentito di individuare una delle più importanti piazze di spaccio (hashish, marjuana ed eroina) di Torino, nel quartiere Vallette–Lucento. I carabinieri hanno documentato più di 1000 cessioni di dosi di droga.

Seguono aggiornamenti….

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