Domenica 6 ottobre, alle ore 12.00 su Canale 5, nuovo appuntamento alla scoperta della Romagna con “MELAVrde”, il programma dedicato ad agricoltura, ambiente e tradizioni condotto da Ellen Hidding e Vincenzo Venuto.

Ellen Hidding entra in un laboratorio artigianale alla scoperta della tradizionale piadina romagnola.

Vincenzo Venuto, invece, raggiunge delle colline nascoste per osservare una razza bovina tra le più antiche presenti in Italia: la Bovina Romagnola.

Inoltre, tutte le domeniche, alle ore 11.00, prima della trasmissione ‘ammiraglia’, va in onda “Le storie di Melaverde”, approfondimenti di temi già trattati ma riproposti in una chiave nuova.

Al Festival dello Sport “Sport Tech District” significa innovazione, nuove tecnologie, imprese e ricerca: quest’area ospiterà nove incontri pubblici, un’esposizione di circa 30 realtà innovative, un laboratorio a cielo aperto e uno spazio di intrattenimento – dislocato tra il Quartiere Le Albere e il MUSE – dove innovatori, startup e progetti territoriali incontrano il pubblico e dove si potranno scoprire e testare in anteprima tante innovazioni legate al mondo dello sport, nelle sue diverse dimensioni. Questa la filosofia di “Sport Tech District”, iniziativa coordinata da Trentino Sviluppo con gli stakeholder territoriali e con Il Festival dello Sport. Le nove Conversazioni fanno parte del programma ufficiale del Festival, mentre le aree espositive arricchiscono le proposte del “Fuori Festival”. Tante proposte ed anticipazioni in uno spazio che, dal 10 al 13 ottobre, avrà il sapore del futuro.

La tecnologia è entrata con forza in ogni aspetto della nostra quotidianità: computer sempre più innovativi, smartphone, robotica e tanti altri sono i prodotti e i settori nei quali l’innovazione ha dato un forte contributo. Non è da meno il settore sportivo, nel quale corre sempre più veloce lo sviluppo di prodotti di ultima generazione, dalle attrezzature per l’allenamento a quelle per il monitoraggio dell’attività, sino ai materiali usati per l’abbigliamento degli atleti.

Dati alla mano si tratta di un mercato globale che solo negli Stati Uniti ha un valore stimato di circa 100 miliardi di dollari e sul quale l’industria tecnologica scommette quotidianamente proponendo soluzioni digitali innovative in grado di trasformare l’esperienza dei fan, migliorare le performance degli atleti e il lavoro degli allenatori.

Ad essere toccato è anche il modo di fare comunicazione, di utilizzare i social media da parte delle associazioni e organizzazioni sportive, che sono alla costante ricerca di nuove fonti di revenue: gli strumenti tecnologici rappresentano infatti un potente touchpoint digitale e permettono di favorire il dialogo tra i club e le proprie fanbase, nonché di raggiungere nuovi target. Questo presuppone la realizzazione di un’accurata raccolta di dati su comportamenti, gusti e abitudini dei fan, che si basa sull’analisi dei big data, per creare dei contenuti di valore e di interesse certo, base di una strategia sempre più orientata al consumatore. Adottare questa nuova visione strategica vuol dire, per le organizzazioni, rimodellare i propri business model con l’integrazione di tecnologie di punta quali IoT, big data, intelligenza artificiale, cloud, edge computing, analytics e augmented & virtual reality.

Ne risulta una nuova concezione dello Sport 4.0, nato dall’unione del marketing coi modelli, i processi e le evoluzioni dell’Industria 4.0 e orientato alle connessioni tra sistemi fisici e digitali, analisi complesse attraverso i big data e adattamenti real time per ottenere informazioni precise e maggiore flessibilità nei processi decisionali. Il tutto, naturalmente, in continuo divenire. Sport Tech, Sport Business e Sport Tech Economy sono settori in rapidissima e costante crescita, che aggregano innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico e sport, declinato nelle sue molteplici dimensioni.

Tematiche che non sono certo estranee al Trentino, che unisce splendide location per sport invernali ed estivi a centri di ricerca, vera e propria palestra naturale a cielo aperto e dotata di infrastrutture sportive d’eccellenza. Da anni la Provincia autonoma di Trento è infatti attiva nella promozione di un “sistema dell’innovazione applicata allo sport” che coinvolge istituzioni pubbliche, università, centri di ricerca, startup e industrie dello sport. Con questa forma di coordinamento, le iniziative e le attività correlate allo sport tech puntano a diffondere i benefici a tutti i cittadini, andando oltre il livello dei professionisti dello sport.

I numeri del business dello Sport Tech in Trentino sono molto interessanti. Il valore economico dei beni e servizi prodotti dal cluster trentino dello sport corrisponde ad oltre il 6% del PIL provinciale.

Per aiutare questa filiera a crescere, attraverso la contaminazione trasversale creativa tra imprese di diverse dimensioni, il “sistema Trentino dell’innovazione” ha deciso di trasformare l’hub green di Trentino Sviluppo a Rovereto, Progetto Manifattura, già punto di riferimento europeo per le tecnologie verdi, l’edilizia sostenibile e le energie rinnovabili, in un vero e proprio magnete dello sport tech.

Per questo nel novembre 2017, all’interno dell’incubatore, è nato SPIN Accelerator Italy, il primo acceleratore italiano pubblico per startup sportive. A partire dal 2019, Progetto Manifattura ospita anche la Facoltà di Scienze Motorie, nata dalla collaborazione tra le Università di Trento e Verona, e i laboratori TESS-Lab per la ricerca industriale nell’ambito dello sviluppo sostenibile e della qualità della vita. Senza dimenticare le interazioni con l’ambiente circostante: proprio a Rovereto ha infatti sede il Cerism, il Centro Ricerca Sport Montagna e Salute.

Lo Sport Tech District si inserisce all’interno de Il Festival dello Sport con un’area dedicata al tema della tecnologia applicata allo sport e della relazione che intercorre tra sport, innovazione e business, che si dipana tra il quartiere Le Albere e il Muse. Comprende uno spazio espositivo e uno spazio di intrattenimento, dove professionisti, startup e aziende sport tech incontrano il pubblico.

La risposta venuta dalla serata nel nome di Alba Chiara è: sì, l’arte può far molto per costruire una cultura senza violenza. Prima di tutto contro le donne. E il titolo dell’incontro di ieri sera a palazzo Trentini, sede del Consiglio provinciale, è stato proprio questo: “L’arte per costruire una cultura senza violenza”, uno degli eventi che hanno accompagnato la mostra di Alba Chiara Baroni, la giovane uccisa due anni fa a Tenno dal suo fidanzato. Mostra, va ricordato che è stata prorogata fino all’11 ottobre, perché ha avuto e sta avendo un successo che, come ha ricordato la curatrice Maddalena Tomasi, è andato al di là delle previsioni. Insomma, il sogno di Alba Chiara è divenuto una realtà solida; è diventato un momento educativo e una vera mobilitazione, testimoniata dal folto pubblico che anche ieri ha animato le sale di palazzo Trentini.

“Ma – ha affermato il presidente del Consiglio Walter Kaswalder ringraziando prima di tutti i genitori e la sorella di Alba Chiara – non so se abbiamo fatto abbastanza. Forse di fronte a questo terribile fenomeno (solo pronunciare la parola femminicidio fa accapponare la pelle) che colpisce anche le nostre comunità, non si fa mai abbastanza ma, a nome di tutto il Consiglio, posso assicurare che l’impegno sarà massimo. Le porte sono aperte per raccogliere idee e proposte”. “Forse non si è fatto abbastanza – ha detto Mara Rinner, presidente dell’associazione Amici di famiglia che ha lanciato il progetto Alba Chiara – ma, anche in queste tre settimane di mostra, si è fatto e si sta facendo tanto per affrontare culturalmente questo dramma”. Mara Rinner ha ricordato le otto associazioni che hanno aderito al progetto Alba Chiara; la partecipazione alla mostra di numerose scolaresche. Un successo che è dovuto, prima di tutto, alla capacità dei genitori e della sorella di Anna Chiara di abbracciare il loro dolore per trasformarlo in una risorsa per gli altri. “Una famiglia – ha aggiunto Corrado Bungaro, assessore alla cultura del Comune di Trento – che ha capito che questo doloroso tema non appartiene solo a loro, ma è della comunità”.

La serata di riflessione è iniziata con una performance di danza “Il fiore spezzato” messa in scena da Fabrizio Bernardini direttore di Artedanza e da Ginevra Angeli ed è continuata in sala dell’Aurora con l’intervento della professoressa Paola Giacomoni. La docente di storia della filosofia all’Università di Trento ha affermato che la pluralità di interessi, l’ampliamento della sfera di vita, indotti dalla libertà della donna nella società contemporanea la espone a conflitti. Conflitti che si manifestano in una realtà nella quale sono venute meno le certezze che le tradizioni, le regole comunitarie davano.

Il nostro è il mondo dell’instabilità che, ha ricordato, non significa mancanza di valori, che non si risolve tornando al passato, ma accettando questi cambiamenti, questa situazione, appunto, di instabilità. C’è, insomma, quello che la docente ha definito un nuovo regime affettivo che ci è dato dalla libertà, ma di fronte al quale ci si può trovare soli. Una realtà che richiede maturità per essere accettata. Maturità che non tutti hanno. L’arte in questo, ha ricordato, può avere un ruolo. Perché l’arte si basa sulla sublimazione degli istinti primordiali, perché li disciplina incanalandoli verso la civiltà.
Margherita Paoletti, una giovane artista, ha raccontato il suo percorso artistico alla conoscenza del corpo femminile scaturito dall’esperienza di una malattia.

Il giornalista Enrico Franco ha sottolineato alcune contraddizioni che caratterizzano il triste fenomeno della violenza sulle donne. Si parla di fenomeno nascosto, ha affermato, eppure se si digita su Google la parola femminicidio escono un milione e mezzo di risultati che salgono a 20 se si scrive violenza sulle donne. Eppure c’è un’ombra dove questa di nasconde: nei rapporti tra persone apparentemente “per bene”, nelle famiglie “normali”. Perché la violenza non riguarda, come spesso si pensa, solo i marginali. Tutt’altro. Questo fenomeno è frutto di una cultura, dei pregiudizi che attraversano trasversalmente la società. Basti pensare, ha ricordato, le cadute di stile di Bruno Vespa durante l’intervista a “Porta a Porta” a Lucia Panigalli, donna che è sopravvissuta miracolosamente ad una selvaggia aggressione del suo ex compagno. Infine, Franco, ha invitato a ricordare più le persone che i delitti. A rivolgere l’attenzione a ciò che questi atti tragici hanno fatto perdere alla società. E il caso di Anna Chiara è emblematico.

La serata si è chiusa con una riflessione sul potere della musica per aiutare le persone a dominare le pulsioni negative. Corrado Bungaro, nella veste di musicista, e la sorella Emanuela, musicoterapeuta, hanno mostrato quanto può essere importante il suono per una corretta comunicazione, per dominare, accettando le situazioni frustranti, la rabbia e l’aggressività.

A seguito dell’attività di accertamento svolta lo scorso anno sulle attività economiche, emerge come la maggiore imposta media accertata dall’Agenzia delle Entrate per ogni singola grande azienda sia pari a poco più di 1 milione di euro, per la media impresa di 365.111 euro e per la piccola di 63.606 euro [1].

In altre parole, l’entità dell’evasione contestata alle grandi imprese è risultata essere 16 volte superiore a quella delle piccole aziende e dei lavoratori autonomi (nel 2017 era stata pari a 18). A dirlo è la CGIA. Dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo:

“Questi dati ci dicono che la potenziale dimensione dell’infedeltà fiscale delle grandi aziende è enormemente superiore a quella delle piccole. Ovviamente, nessuno di noi auspica che il Paese si trasformi in uno Stato di polizia tributaria; tuttavia, una maggiore attenzione verso questi soggetti sarebbe auspicabile, visto che le modalità di evasione delle holding non è ascrivibile alla mancata emissione di scontrini o ricevute, bensì al ricorso alle frodi doganali, alle frodi carosello, alle operazioni estero su estero e alle compensazioni indebite. Reati, quest’ultimi, che non verranno nemmeno sfiorati dalle misure di contrasto all’utilizzo del contante che il Governo metterà a punto nelle prossime settimane”.

In linea generale, sottolineano dall’Ufficio studi della CGIA, l’accertamento fiscale scatta quando i dati forniti dal contribuente (in questo caso le aziende) sono diversi rispetto a quelli in possesso dall’Amministrazione finanziaria. Quest’ultima, infatti, si attiva quando ritiene che l’impresa, ad esempio, abbia sottostimato il reddito o abbia usufruito di detrazioni/deduzioni non dovute.

Ovviamente, la maggiore imposta accertata non si trasforma sic et simpliciter in gettito per l’Erario. A seguito della richiesta di chiarimenti da parte del fisco, le aziende possono ravvedersi, contrattare la loro posizione con l’Agenzia delle Entrate o ricorrere alla giustizia tributaria, intraprendendo un contenzioso con il fisco che potrebbe interessare i tre gradi di giudizio. Afferma il segretario della CGIA Renato Mason:

“Grandi o piccoli che siano, gli evasori vanno perseguiti ovunque si nascondino. Tuttavia, se il nostro fisco fosse meno esigente, lo sforzo richiesto sarebbe più contenuto e probabilmente ne trarrebbe beneficio anche l’Erario. Con una pressione fiscale inferiore, molti che oggi sono evasori marginali diventerebbero dei contribuenti onesti. Ricordo che la nostra giustizia civile è lentissima, la burocrazia ha raggiunto livelli ormai insopportabili e la Pubblica amministrazione rimane la peggiore pagatrice d’Europa: nonostante queste inefficienze, la richiesta del nostro fisco si colloca su livelli elevatissimi e, per tali ragioni, appare del tutto ingiustificata”.

 

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Gli accertamenti e i redditi delle imprese

Tornando ai dati relativi agli accertamenti fiscali eseguiti l’anno scorso, emerge che il numero degli stessi eseguiti sulle piccole imprese e i lavoratori autonomi sia di poco superiore a 140 mila (8,9 miliardi di maggiore imposta accertata), quelli che hanno interessato le medie imprese sono stati quasi 10 mila (3,6 miliardi di accertato), mentre le grandi imprese chiamate a giustificarsi di fronte al fisco sono state oltre 2.200 (2,4 miliardi di accertato).

Tuttavia, se rapportiamo il numero di queste operazioni sul totale delle imprese presenti in ogni singola tipologia dimensionale, registriamo che l’attività del fisco ha interessato il 3 per cento dei piccoli, il 14 per cento dei medi e il 32 per centro dei grandi imprenditori.

Pertanto, essendoci tantissime piccole e micro imprese e poche medie e grandi imprese, parrebbe più sensato rafforzare l’attività accertativa sui piccoli, anziché sugli altri. Anche perché l’attività accertativa su una piccola impresa è più semplice, richiede meno tempo, meno costi ed un numero più contenuto di personale rispetto alle risorse e allo sforzo che si devono impiegare quando si controlla una media e grande impresa.

Diversamente, gli importi della maggiore imposta accertata pro-azienda dimostrano che per le casse del fisco sembrerebbe più conveniente concentrare l’azione di contrasto all’evasione presso le realtà produttive di media e grande dimensione. Sebbene per la macchina del fisco sia molto più impegnativo relazionarsi con questi ultimi, in termini economici non c’è raffronto: i dati degli ultimi 2 anni dimostrano come la dimensione potenziale dell’imposta recuperabile sia, come riportato più sopra, di oltre 1 milione per ogni singola grande impresa, attorno ai 350 mila euro per ogni media impresa e di soli 64 mila euro circa per piccoli e lavoratori autonomi.

La CGIA, altresì, ricorda che secondo i dati delle dichiarazioni dei redditi relativi al 2018, il reddito medio dichiarato delle persone fisiche (ditte individuali e lavoratori autonomi) è stato di 25.290 euro, quello delle società di persone (Snc, Sas, Ss, etc.) 34.260 euro e quello delle società di capitali (Spa, Srl, Sapa, etc.) solo 34.670 euro. Un dato, quest’ultimo, condizionato al ribasso, allorché poco meno del 40 cento del totale delle società di capitali registra un reddito in perdita o in pareggio.

Non solo accertamenti ordinari: dalla lotta all’evasione nel 2018 sono stati recuperati 19,2 miliardi.

Sul fronte dell’attività di contrasto all’evasione, oltre ai 152.200 circa accertamenti ordinari effettuati dal fisco nel 2018, si devono aggiungere:

oltre 1.900.000 lettere per l’attivazione della compliance (richieste di chiarimenti su irregolarità riscontrate o potenziali);

quasi 252.000 accertamenti parziali automatizzati[2];

quasi 531.000 controlli strumentali[3] effettuati dalla Guardia di Finanza.

L’anno scorso dalla lotta all’evasione fiscale l’Amministrazione finanziaria ha recuperato 19,2 miliardi di euro, di cui 16,2 ascrivibili all’attività ordinaria (versamenti diretti 11,25 miliardi, compliance 1,85 miliardi e ruoli ordinari 3,1) e 3 miliardi riconducibili alle attività straordinarie (rottamazione 2,59 miliardi, voluntary disclosure 300 milioni e liti fiscali 100 milioni). Rispetto al 2017 il gettito delle attività ordinarie è aumentato dell’11 per cento (+10 per cento i versamenti diretti, +38 per cento la compliance e +4 per cento i ruoli). In calo del 46 per cento, invece, le entrate dalle attività straordinarie (-87 per cento le liti fiscali, -41 per cento la rottamazione e -25 per cento la voluntary disclosure). Va altresì ricordato che dei 19,2 miliardi recuperati nel 2018, circa la metà di questo importo è costituito da sanzioni e interessi di mora.

[1] Secondo le stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze (dichiarazioni dei redditi 2018), i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi sono circa 5 milioni, le medie imprese quasi 56.000 e le grandi imprese poco più di 5.300.

[2] Revisione, sulla base di elementi certi, di altre forme di reddito non dichiarato.

[3] Su ricevute fiscali, scontrini, fatture e documenti di trasporto.

 

 

 

Accertamenti fiscali 05.10.2019
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