È illegittimo il diverso trattamento tributario – tra dipendenti pubblici e privati – previsto per il riscatto di una posizione individuale maturata tra il 2007 e il 2017 nei fondi pensione negoziali.

La previsione penalizza i dipendenti pubblici rispetto a quelli privati sebbene le due fattispecie siano sostanzialmente omogenee. Si tratta quindi di una discriminazione che viola il principio dell’eguaglianza tributaria.

È quanto ha stabilito la Corte cosuzionale con la sentenza n. 218 depositata oggi (relatore Luca Antonini), affermando che anche ai dipendenti pubblici deve essere riconosciuto il regime agevolato entrato in vigore nel 2007 per i soli dipendenti privati.

La questione era stata sollevata dalla Commissione tributaria provinciale di Vicenza, alla quale si era rivolta un’insegnante per ottenere il rimborso – negatole dall’Agenzia delle entrate sulla base della disposizione censurata – delle maggiori imposte pagate sull’importo riscattato dal Fondo pensione Espero. Su questo reddito ora si dovrà applicare la più favorevole imposta sostitutiva introdotta dal 2007 anziché l’aliquota determinata sommando l’importo stesso al reddito complessivo dell’anno.

La Corte ha fatto leva sull’omogeneità del meccanismo di finanziamento della previdenza complementare sia nei fondi pensione negoziali dei dipendenti privati sia in quelli dei dipendenti pubblici, per concludere che la duplicità del trattamento tributario del riscatto della posizione maturata non può essere giustificata né dalla diversa natura del rapporto di lavoro né dal fatto che l’accantonamento del TFR dei dipendenti pubblici è virtuale, in costanza di rapporto di lavoro.

Ha quindi esteso anche ai dipendenti pubblici l’agevolazione già prevista per quelli privati con lo scopo di favorire lo sviluppo della previdenza complementare.

Sono colpiti da dazi Usa del 25% le esportazioni agroalimentari Made in Italy per un valore di circa mezzo miliardo di euro con la presenza nella black list prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Pecorino e altri prodotti lattiero caseari, prosciutti di suini non domestici (esclusi dop), crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori mentre sono salvi gli elementi base della dieta mediterranea come olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro, pasta e vino. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base della nuova black list del Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) in pubblicazione sul Registro Federale che entrerà in vigore il 18 Ottobre.

I prodotti piu’ colpiti per l’Italia – sottolinea la Coldiretti – sono il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano con un valore delle esportazioni di 150 milioni di euro nel 2018 in aumento del 26% nel primo semestre di quest’anno ma anche il pecorino con un valore di 65 milioni di euro in crescita del 29%, il provolone ed i prosciutti di suini non domestici (esclusi dop).

Le tariffe doganali per il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano di fatto triplicano passando – spiega la Coldiretti dal 15% al 40% sul valore del prodotto.

Significativa – continua la Coldiretti – l’assenza del vino che è il prodotto Made in Italy piu’ esportato in Usa mentre non sfugge il nettare di bacco francese ripetutamente minacciato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ma anche l’olio di oliva spagnolo. Una manovra che di fatto è un esplicito tentativo di dividere l’Unione Europea.

“Ora è necessario aprire la trattativa a livello comunitario e nazionale dove una buona premessa al confronto sono le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha saputo costruire il premier Giuseppe Conte” ha affermato il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’esigenza che “vengano attivate al piu’ presto forme di sostegno ai settori piu’ duramente colpiti e non coinvolti bel settore aerospaziale al centro della disputa sugli aiuti a Airbus e Boeing che ha originato la guerra commerciale”.

Polo Meccatronica accoglie Nature 4.0: quando il digitale fa “parlare” gli alberi. La startup dei sensori che monitorano gli alberi si è insediata nell’incubatore di Trentino Sviluppo. Al Parco di Paneveggio partirà un progetto pilota unico al mondo.

Una startup innovativa, insediata in Polo Meccatronica a Rovereto, nata per iniziativa di un biofisico, professore universitario, che sta per ampliare l’organico con tecnici dell’automazione industriale e consulenti in ingegneria informatica. Si chiama Nature 4.0, perché non è solo l’industria ad essere diventata intelligente: anche la natura, sempre più esposta ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze, ha bisogno di soluzioni smart. Nature 4.0 è specializzata nella realizzazione di sensori e sistemi connettivi che permettono monitoraggio, raccolta dati, rilevazione di parametri sul mondo naturale: alberi, clima, mari e oceani. Dati fondamentali per prevenire schianti, incendi, fitopatologie, danni da fenomeni atmosferici sempre più intensi ed estremi. Il fondatore, Riccardo Valentini: «Abbiamo scelto il Trentino per i suoi asset naturali straordinari e il sistema efficiente e dinamico di sostegno alla ricerca e all’impresa».

Riccardo Valentini, biofisico, è un professore universitario di ecologia all’Università della Tuscia (Viterbo), con esperienze a Stanford, Berlino, Mosca e all’Ispra e una collaborazione con la Fondazione Edmund Mach, attraverso la quale ha conosciuto il sistema trentino della ricerca e del trasferimento tecnologico. Con un’altra docente universitaria di ecologia applicata, Simona Castaldi, dell’Università della Campania (Caserta), ha dato vita nel 2018 ad una startup, Nature 4.0, che si è recentemente insediata in Polo Meccatronica di Rovereto, l’incubatore hi-tech di Trentino Sviluppo.

Micaela Onorati è amministratrice della società, che al primo dipendente, Michael Gobbi, tecnico dell’automazione industriale, originario di Arco, sta per affiancare altre unità lavorative: almeno un altro tecnico e un consulente in ingegneria informatica.

Nature 4.0 è una startup innovativa e anche una benefit corporation: è riconosciuto, cioè, il suo valore etico, in questo caso in campo ambientale. I sensori ideati e prodotti da Nature 4.0, infatti, sono un occhio intelligente che aiuta la natura a difendersi dal cambiamento climatico e dai rischi connessi. Facendo parlare gli alberi.

«Il nostro prodotto di punta – spiega Riccardo Valentini – si chiama “Tree Talker”, una serie di sensori miniaturizzati a basso consumo che vengono applicati agli alberi, solitamente a un’altezza di 130 centimetri, in grado di monitorare di continuo, attraverso la raccolta di molti dati e parametri, lo stato di salute degli alberi e dell’ambiente circostante».

Ecco alcuni valori fotografati dalla tecnologia di Nature 4.0: quantità di acqua consumata, di anidride carbonica assorbita, crescita della biomassa, colore delle foglie (grazie a un occhio iperspettrale). Quest’ultimo parametro, ad esempio, è indicativo dell’eventuale presenza di parassiti o malattie. Ma un accelerometro percepisce anche il grado di stabilità dell’albero, le sue oscillazioni in caso di forte vento.

«Tree Talker Fire – prosegue Valentini – è invece un sensore capace di rilevare incendi a 100-200 metri dall’albero sul quale è sistemato. Il Tree Talker Marine, infine, viene posto sulle boe in mezzo al mare e, in assenza di wi-fi, con un protocollo radio (chiamato LoRa) a frequenza di 868 Mega-Hertz, trasmette a un server remoto i dati sulla qualità dell’acqua, la temperatura, l’acidità, la salinità, la torbidità».

I clienti della startup roveretana sono università e centri di ricerca italiani e internazionali: cinesi, canadesi, svizzeri, serbi, polacchi, russi, spagnoli, inglesi. Ci sono poi clienti privati, come aziende agricole e imprese specializzate nel verde urbano. La municipalità della capitale russa, Mosca, ha avviato con i sensori di Nature 4.0 il monitoraggio di 250 alberi situati in ambito urbano. L’obiettivo è risparmiare sulle lunghe, complesse e meno efficaci ispezioni visive compiute dai tecnici del verde urbano.

Tra i progetti innovativi in cantiere, Nature 4.0 ha un’applicazione della cosiddetta “citizens science”: rilevazioni scientifiche condotte, anche “inconsapevolmente”, dai cittadini, ad esempio rilevazioni marine con sensori applicati alle imbarcazioni da diporto. E uno smart park al parco naturale Paneveggio – Pale di San Martino: «Con i nostri sensori monitoreremo alberi, piante, ambiente, animali del parco, per una completa raccolta e analisi dei dati naturali. Il nostro obiettivo – conclude il professor Valentini – è poi proporre questa tecnologia a tutti i parchi naturali del mondo».

A breve Nature 4.0 testerà i propri prodotti nei laboratori di prototipazione meccatronica ProM Facility del Polo Meccatronica.

Negli archivi trentini si celano testimonianze epistolari e diaristiche d’indubbio pregio e interesse per lo studio e la comprensione del polimorfo e controverso mondo dei cardinali durante il ‘lungo’ Settecento. Durante il prossimo incontro organizzato presso l’Archivio provinciale di Trento, lo storico e archivista Alessandro Cont illustrerà una selezione di queste fonti, prendendone in esame le caratteristiche formali e il contenuto testuale.

Il titolo dell’appuntamento, in programma il 10 ottobre alle 17, è “All’ombra della porpora. Lettere e diari trentini sulle dinamiche di potere nei palazzi dei cardinali (secolo XVIII)”. L’iniziativa è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento docenti

Negli archivi trentini si celano testimonianze epistolari e diaristiche d’indubbio pregio e interesse per lo studio e la comprensione del polimorfo e controverso mondo dei cardinali durante il ‘lungo’ Settecento. Due ragioni, in particolare, concorsero alla sedimentazione di questi preziosi documenti, confermando, una volta di più, quanto fosse labile, e spesso inesistente, il confine tra sfera pubblica e dimensione privata nella società di Antico Regime. Alcuni dei più influenti cardinali nella “Chiesa di Germania” e nella Monarchia Austriaca del secolo dei Lumi, infatti, nacquero nei territori trentino-tirolesi e a questi rimasero profondamente legati per affetto personale e/o per convenienze politico-dinastiche.

Inoltre, una serie notevole di aristocratici e colti Trentini prestarono servizio alla Casa d’Asburgo presso la Santa Sede e qui seppero intessere dei proficui rapporti di natura clientelare che li legarono, nel contempo, ai vertici della gerarchia prelatizia cattolica.

Durante il prossimo incontro organizzato presso l’Archivio provinciale di Trento, lo storico e archivista Alessandro Cont illustrerà una selezione di queste fonti, prendendone in esame le caratteristiche formali e il contenuto testuale. Grazie a un approccio del genere, sarà possibile riscoprire l’accorto cardinale Leopoldo Ernesto Firmian alle prese con la Guerra di successione bavarese, svelare la carriera del controverso Pietro Saverio Trentini che divenne il potente favorito del cardinale Wolfgang Hannibal von Schrattenbach, intravvedere il colto Giovanni Benedetto Gentilotti avvolto dall’insidiosa aura cerimoniale della Corte di Roma e riannodare i fili del patronage del cardinale Philipp Ludwig von Sinzendorf nei confronti di alcuni illustri personaggi trentini. A una presenza storica ‘inquietante’ e ‘perturbante’ spetterà inoltre il compito di rendere ancora più vivace, bellicoso e affascinante il percorso storico-documentario, del quale essa suggellerà la drammatica conclusione.

La festa di compleanno per i novant’anni di Cesare Maestri si è trasformata in un grande evento che ha richiamato a Madonna di Campiglio la comunità della montagna e dell’alpinismo.

Un augurio corale, colmo d’affetto e sincero. I novant’anni di Cesare Maestri sono stati un omaggio riconoscente al grande alpinista di Madonna di Campiglio conosciuto in tutto il mondo. Tra ricordi e aneddoti, il taglio della torta e la consegna dei doni, la festa ha toccato il cuore di tutti i presenti, compreso quello del “Ragno delle Dolomiti” che visibilmente emozionato ha ricordato qualche episodio del passato.

Tantissime le persone presenti: le guide alpine, il soccorso alpino, i compagni di cordata e numerose autorità.

Al fianco di Maestri, i compagni di spedizione Carlo Craus e Ezio Alimonta, poi l’amico Mario Cristofolini (che ha sottolineato il ruolo di Maestri come sostenitore della Lilt – Lega italiana lotta tumori) e gli alpinisti Maurizio Giarolli, Almo Giambisi, Sergio Martini e Franco Giovannini che ha ricordato le prime arrampicate vicino a Trento con Cesare Maestri, subito distintosi per talento e bravura.

Valter Vidi, vicepresidente delle Guide campigliane, ne ha tracciato un ritratto a 360°: “Questa festa – ha detto Vidi – noi l’abbiamo voluta per riconoscergli i 21 anni di presidenza del nostro gruppo. Noi siamo orgogliosi di lui e lui di noi. Parlarle delle sue imprese è difficile, ci vorrebbero giornate intere. È stato uno dei primi promotori dell’arrampicata in libera, del free solo, come si dice oggi. Le ascensioni lungo le vie le compiva sempre come primo o da solo. È stato tra i più forti della sua epoca, un tempo che ha visto la nascita del grande alpinismo di qualità. Le vie le ha percorse da solo, salendo e scendendo affrontando gradi fino al VI + con l’attrezzatura di allora. Alcuni suoi traguardi sono quasi impossibili anche per gli alpinisti di oggi”.

Poi, hanno ringraziato il concittadino e alpinista internazionale, l’assessore provinciale al turismo Roberto Failoni e Mauro Leveghi, presidente del Trento Film Festival, il sindaco di Pinzolo Michele Cereghini, il presidente dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena Tullio Serafini, il direttore generale di Funivie Madonna di Campiglio Francesco Bosco, le guide alpine Claudio Detassis e Ferruccio Vidi, anche direttore del gruppo campigliano.

Nel mezzo, l’anteprima del docufilm “Le vie del Cesare” al quale sta lavorando il giovane alpinista campigliano Silvestro Franchini insieme a Matteo Pavana (filmmaker) e Marco Benvenuti (produttore).

La festa-evento è stata organizzata dalle Guide Alpine di Madonna di Campiglio insieme ai comuni di Pinzolo e Tre Ville, alla Pro loco e alla Sat di Madonna di Campiglio con la collaborazione dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena.

Dalle prime ore della mattina è in corso una vastissima operazione che sta impegnando più di 80 militari dell‘Arma finalizzata a stroncare un traffico illecito di rifiuti speciali costituiti da cascami e ritagli tessili prodotti nel comparto industriale manufatturiero di Prato e smaltiti illecitamente all’interno di numerosisissimi capannoni del centro – nord Italia, principalmente in Emilia Romagna e Veneto.

I militari del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri Forestale di Modena, unitamente ai colleghi della Stazione Carabinieri Forestale di Pavullo nel Frignano (MO), coadiuvati dai Gruppi Carabinieri Forestale di Bologna, Ferrara, Ravenna, Reggio Emilia, Forlì Cesena, Prato, Livorno, Padova, Venezia, Vicenza, Treviso, Rovigo, Verona, Mantova e Perugia, nonché dai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Mantova, hanno stroncato un traffico illecito di rifiuti speciali costituiti da cascami e ritagli tessili prodotti nel comparto industriale manufatturiero di Prato provvedendo a dare esecuzione:

− a due misure cautelari degli arresti domiciliari disposti dal G.I.P. del Tribunale di Bologna a carico di due soggetti italiani a capo dell‘organizzazione criminale;
− alla perquisizione e conseguente sequestro di 24 siti, in esecuzione di provvedimenti delegati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, nella persona del Sostituto Procuratore Dott. Stefano ORSI, che coordina le indagini.

Tale attività investigativa, che ad oggi ha consentito di deferire all‘Autorità Giudiziaria complessivamente 18 persone, è stata avviata nel luglio 2018, allorquando, durante un controllo effettuato nel comune di Pavullo n/F. (MO) dal personale della locale Stazione Carabinieri Forestale, venivano rinvenuti all‘interno di un capannone industriale circa 2.500 metri cubi di rifiuti tessili contenuti in sacchi neri per l‘immondizia.
Il successivo approfondimento investigativo, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna e condotto anche mediante l‘ausilio di numerose intercettazioni telefoniche e di video-sorveglianza , ha consentito di accertare che detti rifiuti erano smaltiti anche in altre numerose località del centro-nord Italia, principalmente del Veneto.
Tale fenomeno è esploso alla ribalta della cronaca come “emergenza sacchi neri“ .

In estrema sintesi, l‘illecito smaltimento dei rifiuti speciali ottenuti dalle lavorazioni tessili consisteva nel trasformare attraverso fittizie operazioni di recupero i rifiuti in materia prima secondaria e/o sottoprodotto, per poi trasportarli ed abbandonarli all‘interno di capannoni industriali, il tutto all‘insaputa degli ignari proprietari ai quali è stato così arrecato un ingente danno economico, costituto sia dalla preclusione alla disponibilità dell’immobile sia delle eventuali onerose spese di smaltimento/recupero dei rifiuti abbandonati. Senza ovviamente considerare il potenziale, ulteriore danno che poteva derivare dall’eventuale incendio di detto materiale.

I due arrestati, A.G. di 53 anni e G.V. di 40 anni, erano i principali fautori del sodalizio criminale: attraverso quotidiani e plurimi contatti telefonici, pianificavano e gestivano quella che può a tutti gli effetti definirsi come una vera e propria “attività imprenditoriale” dedita alla gestione di rifiuti attraverso società di cui avevano l‘utilizzo ed il controllo senza ricoprire in esse alcuna carica o ruolo: la disponibilità delle aziende è costituita dal fatto che i reali rappresentati legali/titolari firmatari risultino essere dei meri “prestanome” e che il reale ruolo decisionale fosse in capo ai due soggetti.
L‘organizzazione si componeva poi di autotrasportatori compiacenti e soggetti impiegati come manovalanza presso i vari capannoni di destinazione dei rifiuti tessili, generalmente costituiti da dipendenti di suddette aziende. Le società di cui i due avevano disponibilità, sia perché controllate direttamente o perché complici, sono risultate essere utilizzate non solo per emettere documenti inerenti la movimentazione dei rifiuti, ma anche per utilizzarne indebitamente i titoli autorizzativi in ambito di gestione rifiuti.
La strategia adottata e perpetrata al fine di eludere ed evitare i controlli nonchè per dare una parvenza di legittimità alle operazioni era quella del considerarli e classificarli sin dalla partenza come “sottoprodotto” o “materia prima secondaria”, a fronte di operazione di recupero mai avvenute.

Ad oggi sono stati posti sotto sequestro oltre 9.000 metri cubi di rifiuti speciali di natura tessile: si ritiene che, dall’esamina di quanto in oggetto di sequestro in data odierna, possa emergere un quantitativo totale di rifiuti illecitamente smaltiti ben superiore a quello sino ad oggi accertato.

La Polizia di Stato di Crotone ha arrestato quattro persone responsabili dell’omicidio di TERSIGNI Giovanni colpito, la sera del 7 settembre in piazza a Crotone, da diversi colpi di pistola. Si tratta di un soggetto calabrese, un cittadino bulgaro e due persone residenti in provincia di Catanzaro giunte in città in occasione dell’omicidio. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà in Questura alle ore 10.30 alla presenza del Procuratore della Repubblica.

Spinelli: “Provincia a fianco dell’industria per la crescita”. L’assessore allo sviluppo al seminario di Confindustria sulla finanza alternativa.

Per far crescere le Piccole e medie imprese è necessario favorire il loro accesso a strumenti finanziari alternativi al tradizionale canale bancario. Ma quali strumenti possono consentire alle PMI trentine di crescere, e quali sono le imprese meglio “vocate” all’utilizzo di tali strumenti? Se ne è parlato a Ravina, al seminario di Confindustria Trento “Crescita e finanza alternativa: un matrimonio inevitabile”, in occasione del quale è stata illustrata l’iniziativa “Trentino Minibond” che ha visto un Gruppo di aziende associate a Confindustria Trento procedere all’emissione di un’obbligazione cumulativa con caratteristiche innovative considerate uniche in Italia per tassi, struttura e assenza di garanzie esterne.

Al seminario è intervenuto, partecipando ad una tavola rotonda sulle prospettive della finanza alternativa in Trentino, anche l’assessore allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli, che ha aperto alla proposta di Confindustria di dare vita ad un Fondo Crescita per far decollare le piccole imprese trentine.

Confrontandosi con Alessandro Lunelli vicepresidente di Confindustria Trento, Pier Luigi Ruggiero direttore della filiale di Trento della Banca d’Italia, Mauro Sbroggiò amministratore delegato Finint Investments SGR e Ivonne Forno direttore generale di Laborfond, l’assessore ha spiegato come la Provincia stia cercando da un lato di spingere sullo sblocco dei cantieri e sulle grandi opere, dall’altro di puntare sull’innovazione. “Ormai il sistema finanziario premia chi riesce a generate flussi di cassa – ha affermato – e solo chi innova resta sul mercato. Abbiamo attivato il percorso Banca-Impresa, speriamo che ne derivi una maggiore capacità delle imprese locali di presentarsi alle banche, perché anche questo conta quando si va a chiedere un finanziamento.”

Si è discusso al seminario e poi alla tavola rotonda di come la piccola dimensione delle imprese rappresenti un freno quando non un ostacolo all’accesso al credito: “Le industrie devono avere dimensioni adeguate – ha confermato Spinelli – ma occorre stare attenti al nostro territorio, non sempre le imprese possono ambire a diventare grandi, dobbiamo tenere insieme tutto. È ora che la Provincia sia a fianco dell’industria per finanziare la crescita. Useremo circa 70 milioni del Fondo FESR per finanziare le imprese, cifra che sale a 140 milioni con le risorse private.”

Quindi, a conclusione della tavola rotonda, la disponibilità a valutare la proposta avanzata da Confindustria. “Dobbiamo capire come la Provincia potrà agire – ha detto l’assessore – avremo bisogno di un Fondo e forse di una società di investimento pubblica. A Confindustria dico che ci siamo, sapendo che le risorse sono in calo ma sapendo anche che solo sostenendo concretamente la crescita potremo far evolvere la nostra economia.”

Consegnavano a domicilio stupefacenti pretendendo un sovrapprezzo per le spese di carburante in base alla distanza chilometrica da percorrere. Le ordinazioni avvenivano tramite telefono, Whatsapp e Facebook con un linguaggio in codice. Questo è il modus operandi ideato da un intero nucleo familiare (marito, moglie e figlio) del torinese, con la complicità di 20 persone, nei cui confronti i Carabinieri del Comando Provinciale di Torino stanno eseguendo altrettanti provvedimenti restrittivi in carcere.

L’indagine dei carabinieri, coordinati dal Gruppo Criminalità Organizzata Comune e sicurezza Urbana della Procura della Repubblica di Torino, ha consentito di interrompere un’attività di spaccio di cocaina, marijuana e hashish nell’hinterland del capoluogo piemontese e nelle province di Biella, Cuneo e Verbania. In particolare, i carabinieri della Compagnia di Moncalieri hanno documentato oltre 400 cessioni di dosi e segnalato alle Prefetture competenti 150 assuntori. Sono ancora in corso una trentina di perquisizioni.

 

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