Assegnato alla Prima Commissione il disegno di legge di Fugatti che arriverà in Aula il 22 ottobre. Clausola sociale per tutelare anche le paghe quando cambiano le ditte cui vengono affidati i servizi pubblici.

È stato assegnato all’esame della Prima Commissione per essere approvato con procedura d’urgenza come stabilito dai capigruppo, il disegno di legge 29 proposto dal presidente della Giunta Maurizio Fugatti per introdurre nella normativa sui contratti e gli appalti pubblici la cosiddetta “clausola sociale”. Obiettivo: dotare la Provincia di una disciplina che prescriva alle imprese vincitrici di gare d’appalto pubbliche che subentrano in tal modo ad altre nella gestione di un servizio (pulizie, mense, vigilanza, ecc.) di mantenere non solo il posto di lavoro dei dipendenti come avviene oggi, ma anche il trattamento economico da loro goduto in precedenza nonché le stesse condizioni in termini di anzianità e monte ore.

La legge provinciale 2 del 2016 attualmente in vigore non garantisce, infatti, che gli atti di gara tutelino i lavoratori impiegati che rischiano riduzioni retributive e di subire un peggioramento delle condizioni di lavoro. Per questo il ddl proposto dal governatore implica che la Provincia alzi la base d’asta dei bandi per promuovere una maggiore qualità e scongiurare conseguenze negative derivante dal cambiamento di un’impresa sul trattamento economico e sulla situazione contrattuale dei lavoratori.

Le novità che il provvedimento introduce nella normativa sono sostanzialmente tre: il fatto, appunto, che la clausola sociale non si riferisce unicamente al mantenimento del posto di lavoro ma anche alla conservazione, presso la nuova impresa, del trattamento economico già goduto in forza di una data retribuzione contrattuale e dell’orario di lavoro; la previsione che, nei casi di applicazione della clausola sociale, la costruzione del capitolato speciale d’appalto (csa) deve prevedere prestazioni e un importo a base d’asta coerenti con la salvaguardia dei livelli occupazionali previsti nel contratto in uscita e delle condizioni economiche godute dal personale impiegato nello stesso, considerandone i costi effettivi; vi è infine l’obbligo che il csa contenga la clausola sociale di massima tutela nel caso di appalti ad alta intensità di manodopera.

L’Ambasciatore del Cile ricevuto in Consiglio regionale. Il Presidente Paccher ha accolto l’Ambasciatore cileno, Sergio Romero, accompagnato dal Console Generale Pedro Gonzalez e dal console onorario in Trentino-Alto Adige, Aldo Albasini Broll.

Agricoltura, ricerca, economia, interessi comuni e possibilità di collaborazione i temi dell’incontro che si è tenuto stamani in Consiglio regionale, dove il Presidente Roberto Paccher ha accolto Ambasciatore cileno, Sergio Romero, accompagnato dal Console Generale a Milano, Pedro Gonzalez, e dal console onorario in Trentino-Alto Adige, Aldo Albasini Broll.

Un colloquio informale, durante il quale l’Ambasciatore ha parlato della sua terra, dei legami con l’Italia e in particolare con il Trentino-Alto Adige. Il Presidente Paccher ha ricordato le vicende degli emigranti trentini che nel secondo dopoguerra si sono trasferiti proprio in Cile, delle difficili condizioni che trovarono e della vicinanza tra le due comunità. Il Presidente Paccher ha quindi invitato l’Ambasciatore a tornare nei prossimi mesi, per approfondire la conoscenza con le eccellenze trentine e altoatesine e valutare le possibili collaborazioni con il nostro sistema regionale.

Il Cile è infatti oggi uno stato fiorente con una economia in crescita, come ha ricordato l’Ambasciatore, e, oltre all’esportazione del rame, punta principalmente sull’agricoltura e l’allevamento. Tra le altre cose è il maggior produttore al mondo di salmone, che non viene però commercializzato in Europa, e sta puntando sul commercio internazionale di frutta e verdura. Proprio per questo, l’Ambasciatore ha mostrato particolare interesse per quanto viene fatto dalla Fondazione Mach e dalla Fondazione Bruno Kessler e in generale dal sistema della ricerca e dell’agricoltura trentina.

L’Ambasciatore Romero, in queste giornate trentine, ha in agenda diversi incontri istituzionali, tra i quali quello con il Presidente della Giunta Provinciale, Maurizio Fugatti.

Sergio Romero tra il 2010 e il 2014 è stato ambasciatore del Cile in Spagna e contemporaneamente ad Andorra. E’ stato senatore della V Regione tra il 1990 e il 2010. Nei periodi 1997-1998 e 2005-2006 è stato presidente del Senato. Nel corso della sua carriera è stato sottosegretario all’Agricoltura; direttore dell’ICARE; vicepresidente della Confederazione della Produzione e Commercio; fondatore e presidente della Fiera Internazionale di Santiago; presidente della Radio Agricoltura e rappresentante cileno presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIE-Consiglio Regionale). È stato anche presidente e direttore di diverse società industriali, commerciali e di servizi. È anche fondatore del Forum interparlamentare dell’Ibero-America, direttore fondatore del Forum interparlamentare delle Americhe – FIPA e membro a pieno titolo dell’Unione interparlamentare mondiale.

Disegno di legge sugli appalti: nessun stravolgimento, ma importanti conferme sulla clausola sociale. Cgil Cisl Uil: il provvedimento dell’esecutivo ribadisce quanto sostenuto dai sindacati e dai protocolli d’intesa.

“Il nuovo disegno di legge della giunta provinciale sugli appalti fornisce finalmente un’interpretazione autentica della clausola sociale, coerente con quanto peraltro già definito nel protocollo d’intesa del 2010 e da successivi atti, ed con le stesse interpretazioni date al Tavolo appalti dai sindacati”. Lo ribadiscono Cgil Cisl Uil del Trentino al margine dell’incontro avuto questa mattina con il dirigente generale della Provincia, Paolo Nicoletti proprio sul tema appalti. I sindacati aggiungono inoltre che l’interpretazione odierna è figlia anche di recenti sentenze (2018 e 2019) e indirizzi sia comunitari che nazionali.

Il confronto era stato chiesto un mese fa dai sindacati, confederazioni e categorie, ed è stato anche l’occasione anche per conoscere i contenuti del nuovo atto normativo dell’Esecutivo. “E’ positivo che la giunta provinciale prenda posizione su un tema così spinoso e che tiene in scacco moltissimi lavoratori, che ogni cambio appalto vedono peggiorate le loro condizioni di lavoro – hanno ricordato i segretari generali Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti -. In questo modo sarà chiaro in maniera non più interpretabile che negli appalti di servizio a fronte di una continuità organizzativa ai lavoratori e alle lavoratrici dovranno essere garantite le stesse condizioni di inquadramento e retributive, oltre che il posto di lavoro”. Resta la consapevolezza che un provvedimento di tal tipo poteva essere assunto in tempi più rapidi per via amministrativa.

I sindacati ci tengono, però, a sottolineare che il nuovo disegno di legge, nei fatti, non cancella nulla della normativa precedente, semmai la esplicita in maniera più chiara. “Si assume finalmente la posizione che le organizzazioni dei lavoratori hanno sempre ribadito al Tavolo appalti e in diverse osservazioni sulla clausola sociale negli anni scorsi, anche con la precedente giunta provinciale e recentemente a maggio di quest’anno nelle osservazioni alla Legge provinciale sulla semplificazione”. Va aggiunto anche, che questa interpretazione maggiormente tutelante per i lavoratori ha già visto alcune puntuali applicazioni nel recente passato nell’appalto di servizio di gestione multiservice dell’Azienda sanitaria e sul capitolato per i servizi di depurazione.

La questione appalti in provincia non si chiude con questo, pur apprezzabile, disegno di legge. Come noto nella definizione dei capitolati di gara ci sono le regole da rispettare e ci sono le scelte politiche a monte che definiscono anche le risorse da mettere in campo per un determinato servizio. Serve poi prendere in considerazione una volta e per tutte la possibilità di costruire gare solo sull’offerta tecnica, per gli appalti ad alta intensità di manodopera. E’ questa l’unica maniera di evitare il ricorso al massimo ribasso sulla pelle dei lavoratori. Va preso in considerazione il tema dei controlli in fase esecutiva, oggi totalmente sottovalutato e va affrontata con coraggio anche l’ipotesi di considerare la possibilità di trovare soluzioni diverse dalle esternalizzazioni per alcune tipologie di servizi e in determinate situazioni, riportandole ad una gestione interna. “La questione è molto complessa, per questa ragione riteniamo opportuno che si apra un confronto serio e costruttivo con le parti sociali sull’intera tematica degli appalti”. Confronto che a detta dei sindacati non può tenere fuori anche la questione del maxi appalto delle pulizie, per cui 1.300 lavoratori sono con il fiato sospeso.

Kompatscher incontra Boccia, dialogo sull’autonomia. Norme di attuazione dello Statuto di autonomia, rapporti tra governo e Provincia. Questi i temi affrontati dal presidente Kompatscher con il Ministro Boccia. “Dialogo positivo sull’autonomia”.

“Il Ministro Boccia conosce la storia e le peculiarità della nostra terra, e sono convinto che riusciremo ad instaurare una forma di dialogo positivo e costruttivo con l’obiettivo comune di sviluppare la nostra autonomia e tenerla al passo con i tempi”. Con queste parole il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, commenta l’incontro di oggi (2 ottobre) a Roma con il nuovo Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia. “Si è trattato di una prima presa di contatto, nel corso della quale abbiamo sondato il terreno circa gli orientamenti del nuovo governo in tema di autonomia e tutela delle minoranze”, precisa il presidente altoatesino, sottolineando che “vi sono i presupposti per intraprendere un percorso condiviso in grado di rafforzare ulteriormente la nostra specialità e di imporci sempre più come modello pacifica convivenza e di autogoverno del territorio”.

Kompatscher ha presentato al Ministro Boccia una serie di norme di attuazione su alcuni temi di notevole importanza che attendono il via libera del Consiglio dei Ministri. “Tra queste – sottolinea Kompatscher – vi è quella riguardante il personale, che sancisce la competenza primaria della Provincia dopo la privatizzazione dei rapporti di lavoro del pubblico impiego. Si tratta di un passaggio fondamentale per poter proseguire e concludere in maniera soddisfacente per tutte le parti le trattative riguardanti il contratto collettivo di intercomparto, nell’ambito delle quali la delegazione pubblica, una volta stabilita la competenza primaria, avrebbe maggiore margine di manovra”.

Proprio a questo proposito, il Landeshauptmann ha invitato il Ministero per gli affari regionali a indicare al più presto i membri di nomina governativa nelle Commissioni dei 6 e dei 12, organi di raccordo imprescindibili per il percorso normativo delle questioni riguardanti l’autonomia. In chiusura di incontro, il presidente Kompatscher ha invitato il Ministro Francesco Boccia a visitare l’Alto Adige nel corso delle prossime settimane per farsi un quadro più completo della situazione e prendere contatto con le principali realtà espressione del territorio.

La Giunta sbugiarda e scavalca la commissione urbanistica e approva un ecomostro ad Aldeno. Del 27 settembre scorso la Giunta provinciale ha dato il via libera paesaggistico alla realizzazione di una cantina di 10.000 mc nel comune di Aldeno, in piena area agricola di pregio. Lo ha fatto accogliendo il ricorso di un privato al quale, per ben due volte, la Commissione urbanistica provinciale aveva giustamente e motivatamente bocciato il progetto, e nonostante un ulteriore parere contrario del Servizio Urbanistica, che ribadiva l’incompatibilità dell’intervento con le norme del PUP e con il buon uso del territorio.

La Giunta provinciale – su proposta dell’assessore Tonina (e su suggerimento del collega Aldeno?) approva la costruzione in piena zona agricola di pregio, nonostante la commissione della stessa Provincia abbia bocciato per due vote il progetto. E se già è grave e incomprensibile che la Giunta abbia deciso di sbugiardare i propri tecnici, mi chiedo secondo quale coerenza amministrativa abbia operato visto che il comma 3 dell’art. 51 del Regolamento urbanistico-edilizio provinciale che che “i provvedimenti provinciali […] che autorizzano la realizzazione di opere in deroga sono sorretti da una congrua e puntuale motivazione che deve riguardare non solo la sussistenza di uno specifico interesse pubblico e la rilevanza dell’intervento giustificante l’esercizio del potere di deroga, ma anche la prevalenza di tale interesse rispetto all’interesse pubblico perseguito globalmente dalla pianificazione”. E qui l’interesse pubblico quale sarebbe?

Un simile operato dimostra in modo del tutto evidente che il vicepresidente Tonina considera il lavoro di altri, anche quegli degli organi che lui stesso presiede, come orpelli dai quali in fin dei conti nulla deve dipendere. Perché, mutata la legislatura e la parte politica d’appartenenza e il ruolo, evidentemente la prassi di lavoro dev’essere ancora una volta quella di spingere per far andare avanti pratiche singole, nonostante gli interessi complessivi, nonostante chi ha competenze specifiche sul tema ritenesse in scienza e coscienza necessario bloccare il procedimento, e ignorando del tutto un dibattito sviluppato ormai da lustri ad Aldeno e dintorni sulla salvaguardia della plaga agricola.

Ora la palla passa al Consiglio Comunale, che è chiamato a derogare anche sulla volumetria che dagli oggi previsti 1.200 metri cubi dovrebbe autorizzarne 10.000! Confidiamo dunque sulla comunità di Aldeno. Ma ribadiamo quanto sia drammatico che a proporre la delibera sia stato un Vicepresidente che non perde occasione per parlare di fragilità del territorio, di valore del paesaggio, di sostenibilità. Ma questa in fondo è l’ennesima riconferma di una strategia chiara, che unisce un racconto usato per il pubblico e tutt’altro approccio nelle questioni concrete e nei “misteròti”.

Lo abbiamo visto con la deroga per il concerto in quota di Moroder, anche allora contro i pareri degli organi preposti; lo abbiamo visto con l’articolo che ha dimezzato i tempi per le osservazioni sul progetto Valdastico modificando il PUP; lo abbiamo visto con il tentativo di riaprire il tema seconde case; e ci è stato infine certificato con le dichiarazioni dell’assessore che, a valle del Friday for future, dichiarava “sulla Valdastico non si torna indietro. Si farà. Esiste pure uno sviluppo compatibile con il rispetto ambientale”! Affermazione, questa, che mi pare riassuntiva di un pensiero alquanto originale sul tema della sostenibilità.

Per questo sono sempre più convinto che l’annunciata volontà di modificare il PUP sia un pericolo, una “volontà di lasciare il segno” (come dichiarato dall’assessore mesi or sono), che non può che preoccuparci, dato che in questo primo anno di governo ci consegnano un “non assessore” all’urbanistica ed all’ambiente, che sta contribuendo fattivamente ad un governo del “cambiamento” che nei fatti si traduce in demolizione di quanto faticosamente elaborato e salvaguardato.

cons. Alessio Manica – Partito Democratico del Trentino

 

 

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Egregio Signor
Walter Kaswalder
Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE

Interrogazione a risposta scritta n.

Con quali motivazioni la Giunta approva la realizzazione di una cantina di 10.000 mc nel comune di Aldeno, in piena area agricola di pregio, dopo che per due volte la stessa è stata bocciata dalla Sotto-commissione della CUP per il rilascio di pareri e autorizzazioni ai fini paesaggistici presieduta dallo stesso Tonini?

La pagina ufficiale del vicepresidente Tonina sul sito della Provincia autonoma di Trento indica, alla voce “competenze” e come seconda responsabilità in ordine gerarchico, quella fondamentale di “tutela del paesaggio”. Il vicepresidente e assessore all’ambiente Tonina ricopre infatti, nella sua veste istituzionale, il ruolo di presidente della Sotto-commissione della CUP per il rilascio di pareri e autorizzazioni ai fini paesaggistici; finanzia la Scuola di formazione per il governo del territorio e del paesaggio con il compito di valorizzare la capacità gestionale del sistema Trentino con attività educative e formative per il governo del territorio; designa due componenti su cinque del Comitato scientifico di quella stessa Scuola; presiede la Fondazione Dolomiti UNESCO con il compito di sensibilizzare al rispetto di un simile bene naturale.

In barba a tutto ciò, e con buona pace dei compiti che istituzionalmente a Tonina vengono assegnati, il vicepresidente della Provincia sembra tuttavia nei fatti costantemente dimenticare che non è “all’agricoltura” la sua delega assessorile, e che non riveste più il ruolo di consigliere di maggioranza attraverso il quale ci si poteva occupare di seguire l’iter di qualche pratica spicciola.

Nonostante infatti l’assessore e vicepresidente Tonina sia oggi divenuto autorevole rappresentante di un nuovo Esecutivo, e nonostante in tal veste abbia il compito di governare gli interessi di tutta la Provincia, nell’ultima seduta della Giunta Provinciale è andato in scena l’ennesimo atto di incoerenza tra proclami ed azioni concrete.
Con la delibera 1486 del 27 settembre scorso, su proposta proprio dell’assessore Tonina, la Giunta provinciale ha infatti dato il via libera paesaggistico alla realizzazione di una cantina di 10.000 mc nel comune di Aldeno, in piena area agricola di pregio. Lo ha fatto accogliendo il ricorso di un privato al quale, per ben due volte, la Commissione urbanistica provinciale aveva giustamente e motivatamente bocciato il progetto, e nonostante un ulteriore parere contrario del Servizio Urbanistica, che ribadiva l’incompatibilità dell’intervento con le norme del PUP, con il buon uso del territorio.

Insomma, l’ennesima conferma che la tutela dell’ambiente e del paesaggio sono temi buoni solo per le interviste alla stampa e per i discorsi ai convegni, mentre con le azioni si sbugiardano le competenze e i pareri ponderati dei professionisti che siedono in commissione, in forza (si fa per dire) di un impianto motivazionale che in taluni passaggi rasenta il ridicolo, come quando si sostiene che altre ubicazioni sarebbero state più costose, certificando involontariamente che l’edificazione e lo spazio all’iniziativa imprenditoriale, che dice di voler salvaguardare, sarebbero stati perfettamente possibile anche senza invadere l’area agricola.
Ma per quale ragione la Provincia, dopo anni di investimenti nella diffusione e nella promozione della cultura del paesaggio, e nonostante uno strumento di visione come il PUP, di fronte alle singole pratiche concrete da soddisfare dimentica improvvisamente tutto? Abbiamo investito anni nella costruzione dello strumento di governo del territorio, abbiamo formato una classe dirigente con realtà di eccellenza come l’Osservatorio del Paesaggio o la Step, per poi scavalcare con una forzatura di Giunta tutti i pareri contrari espressi dai nostri stessi funzionari e degli esperti designati?

Un simile operato dimostra in modo del tutto evidente che il vicepresidente Tonina considera il lavoro di altri, anche quegli degli organi che lui stesso presiede, come orpelli dai quali in fin dei conti nulla deve dipendere. Perché, mutata la legislatura e la parte politica d’appartenenza e il ruolo, evidentemente la prassi di lavoro dev’essere ancora una volta quella di spingere per far andare avanti pratiche singole, nonostante gli interessi complessivi, nonostante chi ha le competenze specifiche sul tema ritenesse in scienza e coscienza necessario bloccare il procedimento, e ignorando del tutto un dibattito sviluppato ormai da lustri ad Aldeno e dintorni sulla salvaguardia della plaga agricola.
Ora la palla passa al Consiglio Comunale, che è chiamato a derogare anche sulla volumetria che dagli oggi previsti 1.200 metri cubi dovrebbe autorizzarne 10.000!

Tanto premesso, interrogo il presidente della Provincia e l’assessore competente per sapere:

1. come sia stato valutato e dimostrato per il caso in oggetto, quanto previsto dal comma 4 dell’art. 38 delle norme di attuazione del PUP ovvero, “la non convenienza, anche sotto il profilo paesaggistico- ambientale, di ubicarle in altre parti del territorio”;
2. posto che il comma 2 dell’art. 38 delle norme di attuazione del PUP esplicita che “le aree agricole di pregio sono caratterizzate di norma dalla presenza di produzioni tipiche nonché da un particolare rilievo paesaggistico, la cui tutela territoriale assume un ruolo strategico sia sotto il profilo economico-produttivo che paesaggistico-ambientale” in che modo il presidente della Sotto-commissione della CUP per il rilascio di pareri e autorizzazioni ai fini paesaggistici abbia propugnato tale prescrizione nell’ambito dell’istruttoria della Commissione stessa, e poi in sede Giuntale;
3. quale rilievo pubblico abbia l’affermazione contenuta nella sopracitata delibera secondo la quale alcune alternative localizzative prese in esame erano da considerarsi “eccessiva per i costi di acquisto delle superfici”;
4. quali siano gli elementi di coerenza della delibera in oggetto con quanto previsto dal comma 3 dell’art. 51 del Regolamento urbanistico-edilizio provinciale che recita: “i provvedimenti provinciali […] che autorizzano la realizzazione di opere in deroga sono sorretti da una congrua e puntuale motivazione che deve riguardare non solo la sussistenza di uno specifico interesse pubblico e la rilevanza dell’intervento giustificante l’esercizio del potere di deroga, ma anche la prevalenza di tale interesse rispetto all’interesse pubblico perseguito globalmente dalla pianificazione”.

A norma di regolamento, chiedo risposta scritta.

consigliere Alessio Manica

Cure dentali gratuite: un principio da salvare. La consigliera Sara Ferrari, preoccupata per il futuro e la sopravvivenza di un servizio per la salute dei cittadini unico in Italia, come quello garantito dalla legge provinciale sull’odontoiatria, interroga la Giunta per sollecitare interventi migliorativi puntuali e per sapere quali modifiche intenda proporre. Alcune azioni previste dalla legge provinciale hanno bisogno di ulteriore rinforzo, soprattutto deve decollare un sistema fortemente coordinato sulla prevenzione, perché far crescere giovani sani e consapevoli fa guadagnare loro in salute e le casse pubbliche in risparmio delle cure successive.

Questa legge garantisce un servizio di assistenza gratuita per i bambini e le persone in difficoltà economica che non esiste altrove, rimane un vanto dell’assistenza sanitaria rivolta a tutti, in un campo, la cura e l’igiene dentale, purtroppo trascurato dal sistema sanitario nazionale. Come tale va difesa e, ove necessario, migliorata per evitare che chi non può permettersele rinunci alle cure perché troppo costose o si rivolga all’estero.

In un’intervista al settimanale OGGI, Brad Pitt racconta come la sua esperienza di vita abbia influito nella scelta di fare il film «Ad Astra»: «Certamente ha influito, dovevo comprendere molte cose: la rottura di una famiglia penso sia una delle situazioni più difficili. Volevo riflettere sulle mie colpe, su come fare meglio, perché non volevo andare avanti così…».

E facendo il paragone con il protagonista del film, Roy, che sta solo con la sua mente, sull’orlo della follia, dice: «Io parlo con me stesso forse troppo. Quella chiacchiera mentale che dura tutto il giorno e sembra continuare nel sonno. E ti svegli e continua ancora. Bisogna stare allerta: la mente non si ferma mai e ti fa perdere di vista le cose alle quali lavori, che segui o che ami. Controllare la propria mente è una delle sfide più difficili».

Sconti sugli acquisti e sgravi fiscali farebbero cambiare idea a molti; meno efficace il tema della lotta all’evasione fiscale. 1 italiano su 2 non è ancora pronto a dire addio ai contanti

Il 10% ha paura che lo Stato possa tracciare tutte le spese.

La diminuzione dell’uso di denaro contante a favore di strumenti di pagamento elettronici è uno degli obiettivi dichiarati dall’attuale Governo; ma gli italiani sono pronti a dire definitivamente addio a banconote e monete? La risposta è no, almeno per 1 italiano su 2, vale a dire 22,4 milioni di cittadini. È questo uno dei dati emersi dell’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research, in collaborazione con Norstat, che, interrogando un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta*, hanno scoperto come siano ancora molti i consumatori affezionati alla moneta fisica.
Italia spaccata in due

Sull’addio al denaro contante gli italiani sembrano dunque dividersi equamente; alla domanda “Si sente pronto ad abbandonare l’uso del contante?” il 49,9% degli intervistati ha risposto sì mentre, come detto, per il 50,1% la risposta è stata negativa.

Meno propense a questo cambiamento sono risultate essere le donne; tra loro addirittura il 58,4% sì è dichiarato non ancora pronto a rinunciare del tutto al denaro fisico, contro il 41,4% registrato nel campione maschile. Dal punto di vista anagrafico, invece, sono i più giovani ad essere maggiormente preparati ad affrontare questo passaggio: nella fascia tra i 18 e i 24 anni il 62% dei rispondenti ha dichiarato di essere ormai pronto a usare solo la moneta elettronica.

Un dato inaspettato emerge invece dall’analisi delle risposte su base territoriale; i meno propensi ad abbandonare il denaro contante sono risultati essere i residenti nelle regioni del Nord Est e del Nord Ovest, aree dove, rispettivamente, il 52,4% e il 51% dei rispondenti hanno dichiarato di non essere pronti, mentre nelle regioni del Sud e del Centro Italia il fronte dei “no” scende al 49%.
Perché non si è pronti

L’indagine ha voluto approfondire le motivazioni per le quali molti italiani dichiarano di non sentirsi ancora pronti ad abbandonare definitivamente banconote e monete, o di esserlo solo in parte. La prima ragione, segnalata dal 36% dei rispondenti, è che il denaro contante è considerato più comodo e facile da usare rispetto agli strumenti di pagamento elettronici, mentre il 18% ha dichiarato che, molto semplicemente, è abituato ad usare i contanti e preferisce questo metodo.

L’11,1% ha dichiarato di voler mantenere il pieno controllo delle proprie uscite, cosa ritenuta difficile con le carte elettroniche, mentre il 10,2% dei rispondenti ha ammesso di aver paura che lo Stato possa tracciare tutte le spese. Poco meno, il 10%, coloro che hanno indicato come motivazione la carenza dei POS presso gli esercenti, mentre per l’8,3% è una questione di sicurezza; le carte di credito, di debito e le prepagate sono ritenute da loro meno sicure rispetto al denaro contante.

 

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Sconti, detrazioni o riduzione dell’evasione fiscale: cosa funziona di più?
L’indagine ha cercato infine di capire quali sono gli strumenti che potrebbero far cambiare idea a coloro che sono ancora reticenti ad abbandonare la moneta fisica. La leva ritenuta più efficace è quella degli sconti; alla domanda “Cosa potrebbe convincerla definitivamente ad abbandonare l’uso del denaro contante?”, quasi 6 rispondenti su 10 (58,5%) hanno ammesso di essere disposti a dire addio alle banconote qualora venissero riconosciuti degli sconti per le transazioni effettuate con carte elettroniche. Una misura apprezzata, in particolare, dalle donne (60,1%) e dai più giovani (72% nella fascia di rispondenti con età tra i 18 e i 24 anni).

Consensi minori, invece, sono stati raccolti da un altro strumento tra quelli ipotizzati in un primo momento dal Governo: gli sgravi fiscali in dichiarazione dei redditi. Questa misura, ritenuta efficace solo dal 47,2% dei rispondenti, raggiunge il massimo apprezzamento tra coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni di età (54,2%), non a caso la fascia di età nella quale si affrontano le prime dichiarazioni dei redditi.

Fa riflettere, invece, che la riduzione dell’evasione fiscale – ragione principale per cui il Governo vuole impegnarsi nella riduzione dell’uso dei contanti – sembra essere l’elemento che ha meno presa sugli italiani; solo 1 rispondente su 3 (32%) ha indicato questo aspetto come leva efficace per fargli cambiare idea circa l’uso delle banconote cartacee.

“ Norbert Niederkofler al Congresso ITI Italia “La scelta degli ingredienti per l’eccellenza”. Una filosofia di vita oltre che di cucina, di rispetto, cura e valorizzazione dell’ambiente: la stessa che anima il Festival del Gusto di prossima realizzazione a Predazzo, in Val di Fiemme. “

Dopo anni d’impegno da parte di Transdolomites, Comune di Predazzo e APT Valle di Fiemme ed anche APT della Valle di Fassa con piacere leggiamo dell’agenzia di stampa nella quale lo Chef stellato Norbert Niederkofler cita il Festival di Predazzo e Desmontegada come esempi di filosofia di vita oltre che di cucina, di rispetto, cura e valorizzazione dell’ambiente.

Link:

Si dall’inizio abbiamo pensato ad un evento che non faccia solo numeri in termini di visitatori ma che si fondi su una filosofia; la gastronomia ed i prodotti e attività del territorio , le Dolomiti, le ferrovie di montagna, la tutela dell’ambiente di montagna , l’incontro tra le popolazioni dolomitiche e alpine.

 

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Massimo Girardi
Presidente di Transdolomites

I Ticket sanitari sono costati complessivamente agli italiani quasi 3 miliardi di euro solo nel 2018. Lo afferma il Codacons, intervenendo sulle misure allo studio del Governo per far pagare i ticket in base al reddito, così come annunciato dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

I ticket sanitari per farmaci, prestazioni di specialistica ambulatoriale e pronto soccorso sono costati complessivamente ai cittadini 2,967 miliardi di euro nel 2018, di cui 1,608 miliardi per i farmaci e 1,359 miliardi per le prestazioni ambulatoriali, incluse quelle di Pronto soccorso, con una crescita del +2,6% rispetto all’anno precedente – spiega il Codacons – I “Superticket” introdotti nel 2011, una tassa da 10 euro sulle ricette di diagnostica e visite specialistiche ambulatoriali applicata integralmente da nove Regioni, hanno garantito entrate pari a circa 800 milioni di euro nel 2018, creando però pesanti disparità tra cittadini.

Per quanto riguarda i ticket sanitari si registrano fortissime differenze a livello territoriale – denuncia il Codacons – In media nel 2018 ogni italiano ha speso 49,1 euro in ticket: alla Valle d’Aosta spetta la spesa più elevata, con una media di 90 euro a cittadino, seguita dal Veneto (61,4 euro) e Umbria (61,1 euro). Al sud invece la spesa più bassa, che si ferma a 33,7 euro in Sardegna, seguita da Calabria (41,1 euro) e Sicilia (41,7 euro).

Di seguito la classifica delle regioni (e province autonome) in base alla spesa procapite per i ticket sanitari:

 

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