La Uil invita l’Arcivescovo Lauro Tisi di Trento a considerare la cessione, vendita dell’ingente patrimonio immobiliare non più di interesse economico della Curia, soprattutto di Trento e Rovereto ad Itea spa, che ha -o potrebbe rinvenire- le risorse economiche e finanziarie per acquisirlo.

Sarebbe un’ottima scelta dal punto di vista sociale ed ambientale. Una soluzione  per interrompere il consumo di suolo, per incentivare i lavori di edilizia pubblica -ristrutturazioni in primis- e per aumentare in modo rilevante l’offerta di alloggi sociali per le oltre 4.000 famiglie in attesa da anni di risposte.
La Uil chiede al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, e all’assessore alle politiche sociali e famiglia, Stefania Segnana, di attivarsi al più presto per avviare l’interessante ed importante possibile manovra finanziaria ed immobiliare che può discendere dalla decisione della Curia trentina.
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Walter Alotti
Segretario Generale  Uil del Trentino

A Trento Smart City i “cittadini digitali” di Fuggetta. E oggi, al termine della seconda giornata di kermesse, sono già più di 500 le utenze SPID attivate dagli operatori della Provincia.

Alfonso Fuggetta, professore di informatica al Politecnico di Milano, e autore di un saggio sulle competenze necessarie per muoversi nel mondo digitale, ha partecipato ad un doppio appuntamento oggi a Trento Smart City. Dapprima a Palazzo Geremia intervistato da Paolo Mantovan, direttore del quotidiano “Il Trentino”, ha spiegato in che modo è possibile attivamente “essere cittadini in una società “iperconnessa”. Il secondo incontro era nell’ambito di una chiacchierata informale insieme a Giampaolo Pedrotti, capo ufficio stampa della Provincia, e al pubblico di Piazza Duomo com’è nello stile degli aperitivi digitali di Trento Smart City.

Quello con Alfonso Fuggetta, nella seconda giornata di Trento Smart City, è stato un incontro denso di riflessioni intorno alla “cittadinanza consapevole nell’era digitale” e sul come agevolare il processo che porta alla crescita non tanto di cittadini digitali, quanto di persone in grado di vivere consapevolmente nuovi contesti in cui internet e le tecnologie non sono solo strumenti a disposizione ma un costituente particolarmente importante dell’esistenza.

Proprio per la complessità insita nei processi di trasformazione digitale, non è possibile, secondo Fuggetta, semplificare nel senso di sminuire il concetto: il digitale è un elemento intrinseco e costitutivo della cultura e della cittadinanza di questi nostri tempi e non semplicemente un settore o un ambito parallelo e/o separato rispetto al resto della società.

Solamente i cittadini più maturi e consapevoli saranno in grado di muoversi in un mondo sempre più complesso e “articolato”. Sono questi, quindi, secondo la definizione di Fuggetta i veri e propri “cittadini digitali”. Educazione necessaria anche e soprattutto per i cosiddetti nativi digitali, molto meno maturi digitali di quanto si pensi, e che hanno bisogno di un percorso educativo nuovo, che vada ben oltre il semplice addestramento all’uso delle app o lo studio della tecnologia, in quanto la potenza e la pervasività degli strumenti e dei paradigmi del digitale richiedono un salto di qualità nel livello di maturità, nelle competenze e conoscenze di cultura generale e nei modelli cognitivi e comportamentali. Concetto, quello della complessità del rapporto tra digitale e giovani, che è emerso anche nell’incontro di venerdì dedicato al cyberbullismo con Paolo Picchio.

Alfonso Fuggetta ha illustrato le potenzialità e i rischi della rivoluzione digitale avvisando però che, a parte il conoscere il funzionamento degli strumenti digitali, per contrastare fake news o hate speech, non basta avere ben presenti le regole o essere alfabetizzati in informatica. Vi è la necessità assoluta di individuare metodi nuovi, originali ed esaustivi per affrontare questa iper-connessione nella quale siamo immersi in ogni aspetto del quotidiano: alla base di questo processo, la ricetta principe resta l’educazione dei giovani e non semplicemente la loro formazione. E a proposito di 5G, secondo Fuggetta bisogna riuscire a contenere gli allarmismi, fino a prove contrarie di evidenza. Sicuramente porterà un cambio radicale di dinamiche nell’utilizzo delle reti mobili, che non potrà comunque lasciarci indifferenti.

Così come non lo è stato l’arrivo degli smartphone a inizio anni 2000, oggi veri e propri computer dalle infinite possibilità. Piuttosto quindi che “spaventarsi” per i possibili rischi, varrebbe la pena considerare con entusiasmo quelle che potranno essere le novità. Anche nel mondo del lavoro, il digitale ha portato comunque nuova occupazione e nuove professioni. Ciò che è la sfida del cambiamento non necessariamente è da demonizzare a priori. Vantaggi e rischi devono essere opportunamente bilanciati, insieme allo sviluppo delle competenze necessarie per essere in grado di sfruttare in pieno le innovazioni che arriveranno, in svariati ambiti, dalla produzione industriale a quella manifatturiera ed agricola, passando per l’automazione digitale. Progettualità, leadership, lavoro e sviluppo sono però fattori necessari affinché queste opportunità possano effettivamente diventare concrete. Parlando di amministrazioni pubbliche, la novità del digitale non è tanto quella di portare nuovi servizi, ma piuttosto di semplificare i rapporti tra cittadini e operatori.

Anche Alfonso Fuggetta così come molti altri protagonisti di Trento Smart City, ha poi proseguito la chiacchierata spostandosi in ambito social network in occasione dell’Aperitivo Digitale insieme a Giampaolo Pedrotti capo ufficio Stampa della Provincia. Che cosa deve avere una città per definirsi smart? “Una città è smart quando attraverso le tecnologie è in grado di valorizzare e agevolare le persone, facilitando l’accesso a nuovi servizi e facilitazioni” – ha riposto Fuggetta. E poi ha continuato: “Internet e Social Network potrebbero sembrare le due facce di una stessa medaglia.

La differenza tra loro è la visione che ne deriva: il social network rappresenta le applicazioni (alcune) che girano su una rete aperta (internet) che deve rimanere tale proprio per l’enorme potenzialità di cui è portatrice. Non è però vero che internet sia completamente esente da regole, come spesso si sente dire, è piuttosto una comunità “virtuale” al pari di una piazza o altro luogo di discussione reale. Nel bene e nel male internet ha un effetto amplificatorio e così fake news e campagne di odio potrebbero rappresentare un rischio maggiore di quello che non sono. Educazione digitale e diffusione di una cultura digitale a tutti i livelli, fin da piccoli, è la soluzione per arginare il cattivo uso della rete.

A proposito di essere veri e propri cittadini digitali, al termine della seconda giornata di Trento Smart City, sono già più di 500 le utenze SPID attivate presso lo Stand Identità Digitale, grazie anche al supporto degli operatori della Provincia autonoma di Trento, che hanno accompagnato i cittadini alla scoperta dei servizi digitali attualmente disponibili sul territorio trentino e realizzati proprio dai Servizi e dai Dipartimenti provinciali. Il servizio prosegue domenica. Anche domani sarà quindi possibile conoscere l’utilizzo della nuova app IO Italia, strumento per ricevere messaggi, avvisi, comunicazioni da parte dell’ente pubblico, i servizi relativi a Smart Working, le due app dedicate al mondo dei trasporti Drop Ticket e Open Move.

Ci sarà il progetto europeo Life FRANCA per la difesa delle alluvioni messo in atto dal Servizio Bacini Montani, e il visualizzatore Web Gis pubblico per la ricerca e la valorizzazione di informazione di carattere provinciale su base geografica, ed un altro sistema STEM per l’archiviazione, la consultazione e l’elaborazione dei dati provinciali tele rilevati. E ancora la Gestione Informatizzata dei Piani Urbanistici (GPU), l’Euregio Family Pass, le funzionalità della app Trec per la salute e i primi risultati del workshop che focalizza sull’uso delle tecnologie applicate al territorio montano. Il Servizio Prevenzione Rischi accompagnerà i visitatori alla scoperta della Centrale Unica di Emergenza di Trento e per il mondo delle scuole sarà possibile conoscere i servizi “Un giorno a scuola” e “cartella dello Studente” e “Registro elettronico di classe”.

Paolo Borrometi e la responsabilità dei giornalisti: “Mai perdere la bussola dell’impegno”. A Trento Smart City il giornalista sotto scorta parla dell’informazione nell’era del digitale.

Un dialogo serrato, che ha toccato temi importanti, a volte scottanti, a tratti anche intimo e personale, che ha rivelato al pubblico presente la personalità di un uomo e di un giornalista che non vuole scendere a compromessi perché crede fermamente in quello che fa e nel ruolo che riveste il giornalista nella nostra società: Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta per minacce mafiose e Alberto Faustini, direttore dell’Adige, nella saletta del villaggio digitale di piazza Duomo oggi pomeriggio hanno parlato di informazione, verità, credibilità e notizie che viaggiano in rete e si diffondono a velocità inaudita.

“Il giornalista ha il diritto-dovere di informare, come previsto dall’articolo 21 della nostra Costituzione, così come il cittadino ha il diritto ad essere informato” ha detto Borrometi, ricordando la grande responsabilità di chi fa informazione, la necessità di recuperare credibilità, minata purtroppo da episodi negativi, il bisogno di raggiungere i giovani che si informano sui social. “Non dobbiamo mai perdere la bussola del nostro impegno” ha detto ancora Borrometi alla platea attenta, che annoverava anche molti colleghi e rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, fra cui il segretario regionale dello stesso sindacato Rocco Cerone, il vicesegretario regionale Lorenzo Basso e Roberto Rinaldi, portavoce per il Trentino Alto Adige di Articolo 21, l’associazione presieduta da Borrometi.

Nel giorno che ricorda l’assassinio di Rosario Livatino, ucciso appunto il 21 settembre 1990 da un’organizzazione mafiosa, il dialogo si è aperto con il ricordo del magistrato: “Ci sono uomini che hanno pensato di fare la cosa giusta e l’hanno difesa fino alla fine” ha detto Borrometi, “Noi possiamo ricordarli facendo camminare le loro idee sulle nostre gambe”.

Poi il racconto del proprio vissuto, le minacce di morte, l’aggressione che lo ha lasciato con una spalla frantumata, l’attentato sventato grazie ad una intercettazione. Il rapporto di Borrometi con la paura è quotidiano, “ma il giornalista deve scrivere, lo deve fare al di là delle possibili conseguenze” ha detto ancora, chiedendo un applauso per i 5 uomini della sua scorta che gli hanno salvato la vita e rischiano ogni giorno la vita con lui. Guidato dalle domande di Faustini, Borrometi ha poi parlato dell’universo digitale, della rete e dei social, ricordando i numerosi pericoli che li attraversano, ma anche la loro enorme importanza, soprattutto per i giovani. “I social sono una straordinaria opportunità di confronto, ha detto, non possiamo passare i linguaggi d’odio, perché non devono essere la valvola di sfogo delle nostre ire, ma attraverso i social può diffondersi il rispetto delle differenze e di qualunque idea politica che abbia ognuno di noi”.

Riguardo alle fake news Borrometi ha ricordato l’importanza di verificare sempre la fonte della notizia, non incoraggiando censure, ma puntando all’educazione dell’utente finale. La deontologia del giornalista è naturalmente alla base di una corretta informazione, il segreto di un buon giornalismo è conciliare la necessaria velocità di diffusione con i criteri deontologici: “Meglio perdere un minuto in più, ma tutelare la dignità delle persone di cui stiamo scrivendo”, ha suggerito. Tra i tanti temi toccati, anche il ricordo di Antonio Megalizzi, la cui famiglia era presente all’incontro, il suo impegno, la sua volontà di approfondire i fatti, spunto per ricordare anche la necessità di aprire ai giovani la strada della professione. In chiusura un invito a tenere sempre alta la guardia verso possibili presenze mafiose, in ogni territorio, perché “Le mafie nascono nell’arretratezza culturale, ma vogliono prosperare nelle comunità ricche”.

Cooperazione internazionale: strumento di crescita, innovazione e sviluppo per una civiltà più/diversamente ricca, capace di fare i conti con le disuguaglianze, l’ambiente e la sicurezza.

Si è concluso oggi a Trento il sesto congresso nazionale del Coordinamento Universitario per la Cooperazione allo Sviluppo (CUCS), rete di 30 atenei italiani attiva nella formazione e ricerca nel settore della cooperazione internazionale allo sviluppo.

La tre giorni dal titolo “Cittadinanza e beni comuni. Università e cooperazione per la sicurezza, l’ambiente e la sostenibilità dello sviluppo” è stata organizzata congiuntamente dall’Università di Trento e dal Centro per la Cooperazione Internazionale per facilitare la costruzione di reti, lo scambio reciproco, la sintesi di esperienze nell’ambito della cooperazione internazionale.

Attraverso sessioni parallele e plenarie, comunicazione con poster e tavole rotonde, l’evento ha portato universitari, operatori, amministratori pubblici, rappresentanti istituzionali, mondo del privato profit e non in Trentino quale occasione di riflessione e aggiornamento sui grandi temi dell’attualità globale.

Il quadro concettuale globale è l’Agenda 2030 dello sviluppo sostenibile, risoluzione adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015. L’agenda internazionale sottolinea l’importanza di introdurre una prospettiva che parta dal locale per uno sviluppo concentrato sulle esigenze delle persone e dei territori, capace di interrogarsi sulla sua stessa sostenibilità.

Il contesto locale, inteso come un sistema sociale e ambientale in interazione, è un livello pertinente per costruire soluzioni di sviluppo integrate, strutturali e di lungo termine, in partenariato o stretta collaborazione con gli altri interlocutori a livello nazionale e internazionale, in una logica di governance multiattoriale e multilivello.

Il Trentino, forte della sua cultura cooperativa e della peculiare esperienza di autogoverno, ha fatto della cooperazione decentrata un banco di prova della sua autonomia, dandole un forte slancio e contribuendo in questo modo a sviluppare competenze pluriennali nell’ambito dell’approccio territoriale allo sviluppo.

Durante le plenarie sono intervenute anche le voci di organismi internazionali (UNDP, DG DEVCO), ricerca scientifica (Somali Studies International Association, Central European University), università e terzo settore (Università di Pavia, CISP), interrogandosi sulle priorità dell’Agenda italiana per lo sviluppo globale (UNDP, MAECI, AICS, AOI, Regione Veneto, Confindustria nazionale, Centro per la Cooperazione Internazionale e mondo universitario).

Alla cooperazione internazionale è stato generalmente riconosciuto un ruolo decisivo non solo per poter raggiungere i 17 obiettivi di giustizia sociale per tutti e l’accesso ai diritti universali, pur denunciando la mancanza di coerenza fra la politica e le azioni sia dentro ai singoli paesi che nel mondo globale, ma anche un ruolo importante nella formazione e apertura dei giovani, mentre dell’università si è richiamato l’importante ruolo di pensiero, innovazione e formazione, cerniera nel rapporto con il mondo dell’impresa.

I giovani – ben rappresentati nel convegno da energie positive e perspicaci – sono chiamati oggi a prendere parte alla complessa sfida globale, di fronte alla quale le conoscenze specialistiche non bastano più, ma vanno auspicabilmente rafforzate dall’apertura alla dimensione internazionale. Il mondo della cooperazione, in tal senso, può offrire quelle esperienze e competenze trasversali che permettono di inserirsi in contesti di lavoro complessi e di allargare lo sguardo all’interdipendenza globale, di mantenere un clima sociale consono a rapportarsi positivamente con l’Altro.

Hanno fatto da cornice ai lavori due serate con spettacolo teatrale per rafforzare la riflessione, con il contributo del progetto “Educare alla cittadinanza e alla salute globale”, co-finanziato dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS): Prossima fermata. Un racconto a tre voci sulla possibilità dell’esistenza di Lorenzo Maragoni, da un’idea di Amor Vacui e Medici con l’Africa-Cuamm, che si è tenuta al teatro San Marco il 19 settembre e Fenicotteri a Ventotene. Reading teatrale sulla nascita dell’Europa Unita di Maura Pettorruso, con Stefano Pietro Detassis e Maura Pettorruso, iniziativa dell’associazione Spazio Off di Trento che si è tenuta venerdì 20 nell’ex convento agostiniano di vicolo San Marco 1.

Il Comitato organizzatore locale del CUCS ha infine assunto l’impegno di mettere a disposizione nelle prossime settimane una declaratoria finale che sarà accessibile liberamente online, quale sintesi di quanto emerso nella tre giorni, sia in termini di aspetti propositivi che critici.

Il congresso è stato organizzato nell’ambito del progetto strategico UniTrento for Development (UniTrento4D), con il contributo di Comune di Trento, Casse Rurali, Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e patrocinato da Comune di Trento, Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), Ministero per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Conferenza dei rettori delle università italiane.

Alle ore 01:06 di oggi, venivamo allertati per un incidente stradale con macchina rovesciata alla “Curva dei rospi” a passo S. Giovanni.

Dalla nostra Caserma partivano 4 mezzi con 11 VV.F.

Sul posto si trovava una macchina rovesciata con il conducente già fuori dall’abitacolo e illeso. Quest’ultimo ci dichiarava che nel pieno del tornante, sbatteva contro un masso sulla sua corsia e dopo la collisione perdeva il controllo dell’autovettura finendo fuoristrada e ribaltandosi.

Da subito si metteva in sicurezza l’autoveicolo, una vecchia Golf GTI con impianto a metano.

Sul posto interveniva il Radiomobile dei Carabinieri di Riva del Garda e il reperibile del Servizio Strade P.A.T. per il ripristino della sede stradale.

Si aiutava il soccorso stradale nel recupero della macchina e si faceva rientro.

L’intervento si è concluso in due ore.

Alla Campana dei Caduti la giornata internazionale della Pace dell’Onu. Alla celebrazione, organizzata dalla Fondazione Campana dei Caduti, hanno preso parte cittadini e autorità fra cui l’assessore Spinelli.

È stata celebrata con grande solennità questa mattina sul Colle di Miravalle a Rovereto la Giornata Internazionale della Pace indetta dall’ONU. Per la Provincia era presente l’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro, Achille Spinelli che si è complimentato con i vertici della Fondazione Campana dei Caduti affermando come Maria Dolens si conferma a livello internazionale quale fulcro delle iniziative legate alla pace e porta in tutto il mondo il nome della città di Rovereto.

“La costruzione della pace – ha commentato Spinelli – è un lavoro quotidiano e anche noi amministratori siamo impegnati ogni giorno nella costruzione di questo percorso, fatto di responsabilità, che non può prescindere dal coinvolgimento dei nostri cittadini.

“Con la giornata odierna – sono state le parole del Reggente della Fondazione Campana dei Caduti, Alberto Robol – si ricordano due eventi importanti e fra loro collegati: il 70° compleanno del Consiglio d’ Europa e l’anniversario della giornata della Pace, voluta dall’ONU negli anni 80 del secolo scorso”.

“Il 2019 – ha proseguito il Reggente – è la conclusione di un mandato di reggenza, ma anche l’apertura di una nuova storia della nostra Campana che si pone sempre più come sentinella del bene e voce che parla al mondo intero”.

Dopo il saluto del Reggente della Fondazione Campana dei Caduti, Alberto Robol ha preso la parola Giuseppe Zaffuto, portavoce del Consiglio d’Europa, che ha presentato in modo sintetico origini e funzioni del Coe, organizzazione internazionale con sede a Strasburgo, il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti umani, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. Il Consiglio d’Europa fu fondato il 5 maggio 1949 con il Trattato di Londra e conta oggi 47 stati membri. È estraneo all’Unione europea e non va confuso con organi di quest’ultima, quali il Consiglio dell’Unione europea o il Consiglio europeo.

L’importanza dell’ attività del Consiglio d’Europa è stata ribadita da Marco Mascia, professore associato al Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova e direttore del Centro per i Diritti Umani della città patavina. Molto interessanti sono stati gli interventi di due giovani studenti roveretani, Sofia Moschin, rappresentante Youth Delegate Italia presso il Congresso Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa e Leonardo Preschern studente del Liceo Internazionale Arcivescovile di Rovereto, testimoni della centralità del processo europeo per il mantenimento della pace e del benessere tra le nazioni.

Gli interventi si sono conclusi con quello di Marco Marsilli, già ambasciatore italiano presso il Consiglio d’Europa, il quale si è soffermato sulla sua esperienza durante la sua permanenza a Strasburgo.

La mattinata si è terminata con l’alzabandiera accompagnato dall’esecuzione dell’Inno Europeo a cura del Minicoro di Rovereto e con il suono di Maria Dolens.

“Dopo mesi di silenzio, e in cui secondo noi si è perso tempo prezioso per gli anziani e le loro famiglie, apprendiamo finalmente che è pronta a partire la sperimentazione dello Spazio Argento. Bene, è fondamentale a questo punto, però, realizzare un percorso rapido ed efficace che porti in tempi certi alla valutazione dei risultati. Per noi la riforma del welfare anziani deve essere operativa entro il 2021”.

Lo dicono i segretari di Cgil Cisl Uil del Trentino commentando le dichiarazioni dell’assessora Stefania Segnana. I sindacati, infatti, non nascondo le loro preoccupazioni sull’assistenza agli anziani, un tema enorme che anche per numero di persone coinvolte sul nostro territorio– sono 120mila in provincia gli over 65 – richiede risposte efficaci e tempestive. Per questa ragione le tre sigle insistono sui nodi ancora irrisolti.

A cominciare dalla governance dello Spazio Argento. “Non è ancora chiaro – ed è un aspetto fondamentale – chi dovrà gestire i servizi agli anziani sul territorio, né si sa nulla sull’integrazione tra dimensione sociale e dimensione sanitaria, uno degli obiettivi centrali dell’intera riforma”, rimarcano.

Per i sindacati, infatti, la partita vera si deve giocare proprio nella capacità di mettere in rete le competenze di chi svolge funzioni di prevenzione, inclusione e assistenza e chi si occupa di cure primarie e cronicità. Allo stesso modo, perché si renda operativo un vero e proprio sistema di presa in carico dell’anziano e dei suoi bisogni, serve mettere gli operatori in condizione di gestire il rapporto con l’utente attraverso un sistema informatico che metta assieme tutte le informazioni in tempo reale.

Dunque ben venga la sperimentazione, ma attenzione al rischio di perdere di vista il reale obiettivo, cioè la messa a regime della riforma nel più breve tempo possibile. Proprio per questa ragione Cgil Cisl Uil insieme alle categorie dei pensionati chiedono di essere convocati il prima possibile dall’assessora per fare il punto sulla situazione e portare al tavolo le loro richieste.

Il 27-28-29 settembre una serie di iniziative lungo tutto l’arco alpino porteranno l’attenzione di cittadini, e non solo, sugli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta, a partire dal nostro paese. Sono i Requiem per un ghiacciaio: veglie funebri per i ghiacciai italiani che stanno scomparendo.

Ispirati al funerale per il ghiacciaio scomparso in Islanda, i “Requiem per un ghiacciaio”, inizieranno il 27 settembre, in occasione dello sciopero globale per il clima dei Fridays For Future. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con le associazioni Dislivelli e CINEMAMBIENTE.

Anche Legambiente Trento organizza un evento per l’occasione, Domenica 29 Settembre, dedicato ai ghiacciai del Brenta. Questo il programma:

ORE 8 – Partenza da Trento Appuntamento Parcheggio area Zuffo e partenza per Rifugio Vallesinella
ORE 9.45 – Partenza da Rifugio Vallesinella. Da qui si raggiungerà il rifugio Tuckett (sentiero 317) e si andranno a cercare tracce dei ghiacciai che stanno scomparendo.
ORE 12.30 Commemorazione
• I motivi dell’iniziativa
• Confronto situazione attuale e foto d’epoca
• Interventi e discussione
ORE 14.30 ritorno verso Rifugio Vallesinella
In caso di cattivo tempo ci sarà una breve commemorazione in sede Legambiente Trento via Oss Mazzurana 54

L’iniziativa è aperta a tutti ed è gratuita

 

locandina ghiacciaio Brenta

 

“Quarto Grado” – nella puntata in onda ieri, venerdì 20 settembre, su Retequattro – ha approfondito il caso Bibbiano. In assoluta esclusiva ha quindi proposto un’intervista a Claudio Foti, lo psicoterapeuta della Onlus Hansel e Gretel. L’uomo, indagato per presunti affidi illegali di alcuni bambini del comune romagnolo, parla per la prima volta in tv e risponde alle accuse nei suoi confronti. Di seguito, l’intervista realizzata dal Martina Maltagliati.

Perché ha deciso di rompere il silenzio?
«Mi sono svegliato in un mondo mediatico che non immaginavo e da questo risveglio non mi sono ripreso, anzi: l’incubo sta continuando. Io non pensavo a questa escalation di bufale ai miei danni: hanno detto che non sono laureato e che faccio l’elettroshock ai bambini».

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Non è così?
«Non è assolutamente così. Questa deformazione mediatica si riferiva a uno strumento che io peraltro non uso e non conosco. Hanno detto che usavo i pazienti come cavie. Ma scherziamo? Oppure hanno detto che mi travestivo da lupo per spaventare i bambini».

 

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Sono stati sentiti degli ululati, ma sono stati attribuiti a sua moglie
«Sì, però anche lì il processo e il percorso giudiziario dovrà valutare di cosa si è trattato».

 

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Oggi c’è un’inchiesta giudiziaria aperta che si chiama ‘Angeli e Demoni’. Lei, per le carte è dalla parte del male?
«Nel processo giudiziario c’è un confronto, poi nell’approfondimento dei fatti l’accusa deve provare le sue tesi. Qui invece il processo mediatico ha bisogno di semplificazioni, ha bisogno di una mente, di un capo, di un guru: ha bisogno di costruire mostri».

 

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Lei non ha operato, saltando degli appalti pubblici, per rimpinguare le sue tasche?
«Mi rimane questo capo d’imputazione di concorso esterno in abuso d’ufficio. Io non avrei commesso il reato, ma avrei dovuto conoscere le modalità amministrative con cui l’ente pubblico utilizzava questo finanziamento, e non me ne sarei curato perché traevo ingenti somme economiche».

 

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Esiste un metodo Foti per indagare sull’abuso in una famiglia?
«L’idea stessa che ci possa essere un metodo Foti è finalizzata a isolare la mia posizione, a renderla particolarmente strana e controcorrente. Non esiste il metodo Foti. La comunicazione inizia prima dall’orecchio di chi ascolta, che non dalla bocca di chi parla. Bisogna ascoltare i bambini che sono poco ascoltati».

 

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Un bambino che supplica, che piange quasi fino all’apnea, di tornare a casa sua perché non viene ascoltato?
«Penso che sia importante – metodologicamente – intervenire quando si conosce il caso. Non si possono fare delle generalizzazioni. L’allontanamento di un bambino dalla famiglia è una decisione drammatica, estrema, eccezionale. E avviene in quella situazione in cui ci sono stati fatti degli sforzi per recuperare la famiglia, e questi sforzi sono risultati vani».

 

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Esiste un business degli affidi che porta soldi alle case famiglie e ai genitori affidatari?
«Ho dei grossi dubbi su questo, perché non c’è impegno più gravoso e stressante di fare il genitore affidatario».

 

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Ha paura che oggi possa essere indagata la sua capacità genitoriale?
«Assolutamente no».

 

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Molti oggi ripetono che fuori da quei corsi si vedevano abusi ovunque. Nei disegni dei bambini ad esempio…
«Non è sufficiente un unico indicatore per affermare l’abuso. Esistono alcuni disegni che possono indurre una preoccupazione, ma tra il sospetto e la diagnosi ci passano tante cose».

 

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Lei induce quello che vuol sentire dire dal bambino? Questa è un’altra accusa…
«L’empatia è l’esatto contrario della suggestione. L’empatia è un atteggiamento di accoglienza: i bambini hanno bisogno di sognare, di giocare e di essere ascoltati».

 

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Li ha ascoltati i bambini suoi pazienti?
«Ho fatto il possibile per farlo, ho fatto del mio meglio».

Carige, la soddisfazione di Fugatti: Decisivo il ruolo del sistema trentino. Viene salutata con soddisfazione e legittimo orgoglio anche in Provincia l’entrata di Cassa Centrale nel cuore dell’operazione di salvataggio della Cassa di risparmio di Genova, all’indomani dell’assemblea degli azionisti di Carige. Positivo infatti il commento del presidente della Provincia autonoma di Tento, Maurizio Fugatti.

“Pensare che le nostre Casse rurali, tramite Cassa Centrale Banca, siano risultate decisive per un’operazione finanziaria di questa portata a livello nazionale fino a qualche mese fa non era sicuramente prevedibile e questo è un motivo di forte orgoglio per il sistema trentino. Un intervento importante, non solo dal punto di vista finanziario, ma anche per la tutela di tutti i risparmiatori che hanno investito nella banca ligure e di coloro che ci lavorano”.

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