Appalti, no alle gare costruite sulla pelle dei lavoratori. Sindacati: la legge provinciale è migliorabile, ma ad oggi è ancora un ottimo strumento di tutela per i lavoratori che non ha uguali in Italia. Cosa diversa sono le recenti interpretazioni di Apac. “La legge permette di costruire, per i servizi, bandi solo con offerta tecnica. Si faccia”

La legge provinciale sugli appalti, e soprattutto le clausole sociali previste al suo interno, possono tutelare la continuità occupazionale e retributiva dei lavoratori nei cambi appalto. Quindi gli addetti possono mantenere il posto di lavoro e anche lo stipendio. Non lo dicono i sindacati, ma i pareri legali a cui le organizzazioni dei lavoratori fanno riferimento e la stessa Provincia di Trento in passato ha costruito bandi di gara o fatto deliberazioni che rendessero esplicito questo principio. Per questa ragione le affermazioni del presidente Fugatti in merito all’appalto per il servizio di portierato dell’Università di Trento rischiano di creare un pericoloso precedente. “Il presidente fino ad oggi ha scelto di fornire solo solo una risposta tecnica, evidentemente predisposta da Apac che è lo stesso soggetto che ha costruito il bando dell’Università e che ha risposto al quesito di una delle aziende partecipanti alla gara con un’interpretazione, ed è da chiarire perché, decisamente sfavorevole ai lavoratori – sottolineano Maurizio Zabbeni, Michele Bezzi e Matteo Salvetti rappresentanti di Cgil Cisl Uil al Tavolo provinciale -. Siamo consapevoli che la legge può essere migliorata e vogliamo farlo. Speriamo di potere avviare un confronto costruttivo a breve. Finalmente è stata accolta, infatti, la nostra richiesta di incontro”.

A preoccupare i sindacati è anche la piega che sta prendendo recentemente il Tavolo provinciale degli Appalti. “Nelle ultime sedute sono emerse proposte per nulla coerenti con i ragionamenti condivisi negli ultimi anni – proseguono -. Guardiamo con molta perplessità anche all’ultima proposta di puntare su più stazioni appaltanti. Per noi è decisamente sbagliato: serve un’unica stazione appaltante, competente nel costruire i bandi di gara, capace di fornire interpretazioni autentiche delle norme e in grado di valutare le offerte di gara e la loro coerenza. Quanto sta accadendo dimostra come tutto ciò sia indispensabile. Auspichiamo per questo che anche le parti datoriali siano di questa idea”.

La questione oggi, per i sindacati, è applicare in modo corretto le regole che già ci sono. La differenza, nei fatti, la fa chi costruisce la gara d’appalto.
La legge provinciale stabilisce due tipologie di clausole sociali al comma 2 e comma 4 dell’articolo 32. La seconda è la cosiddetta clausola rafforzata, quella che fino a mesi fa, ha garantito il passaggio in continuità dei lavoratori, mantenendone anche le condizioni salariali. “In tutti i casi in cui il servizio oggetto della gara viene richieste nelle medesime condizioni e non cambia la base d’asta è la stazione appaltante che sceglie quale clausola sociale applicare e quindi come costruire il bando di gara. E’ il caso del portierato dell’Università: Apac ha scelto di applicare una clausola rafforzata, tranne in un momento successivo fornire un’interpretazione blanda della stessa che ha permesso di tagliare le retribuzioni dei lavoratori e di non riconoscere la loro anzianità di servizio. In questo modo Apac è andata contro interpretazioni più tutelanti che già in passato, nella precedente legislatura, sono state applicate, pensiamo al protocollo per l’appalto di servizio di gestione multiservice dell’Azienda sanitaria e il capitolato per l’appalto del servizio di gestione e custodia degli impianti di depurazione, collettori, fognari e stazioni di sollevamento. Gare che non sono state oggetto di ricorsi. E’ per questa ragione che abbiamo deciso di ricorrere in Tribunale per tutelare i lavoratori del portierato”. Al di là delle determinazioni tecniche ci sono poi le scelte politiche. Il timore, implicito, è che le nuove interpretazioni trovino sostanza proprio in un cambio di visione politica.

In questo quadro spesso si dimentica una questione centrale: la legge permette per i servizi ad alta intensità di manodopera, praticamente tutti gli appalti di servizio, di costruire bandi solo con l’offerta tecnica, senza considerare il costo al fine di evitare eccessivi ribassi. “Da tempo chiediamo che vengano costruiti i bandi secondo questi criteri, ma pochissime realtà lo fanno nell’ambito dei servizi sociali. Apac no. – insistono -. E’ solo in questo modo che si può garantire il pieno rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Siccome spesso questi addetti sono l’ultimo anello della catena, quello più debole, appare più facile realizzare risparmi tagliando sul loro costo, senza minimamente considerare i costi sociali di scelte di questo tipo”.

Sullo sfondo resta la necessità di modificare il protocollo del 2013 sugli appalti con cui vengono individuati dalla giunta i contratti di riferimento, in virtù delle modifiche introdotte nel codice nazionale degli appalti. Inoltre nell’ultima riunione Cgil Cisl Uil hanno chiesto che nei capitolati di appalto vengano obbligatoriamente dettagliate le condizioni retributive e gli inquadramenti e anzianità dei lavoratori coinvolti nel cambio. “Su questo tema abbiamo registrato la convergenza di più parti così come è già stata condivisa la necessità di cambiare e migliorare il protocollo. Un impegno rinnovato nel corso dell’ultima riunione. Adesso, dunque, tocca alla giunta, se veramente ha a cuore la dignità del lavoro, imprimere un’accelerazione”.

Leggendo stamane l’articolo di Matteo Lunelli sull’Adige, non ho potuto fare a meno d’interrogarmi sui contenuti del pezzo, intitolato “Contestazione. Tutti contro Fugatti”.

Sinceramente non ho difatti capito a cosa ci si riferisca né cosa ci sia di così straordinario, dato che le contestazioni raccolte nell’articolo si basano su critiche mosse da figure riconducibili ad un’area culturale notoriamente agli antipodi rispetto al governo del Trentino. Si tratta cioè di persone che hanno una visione diametralmente opposta a quella della maggioranza di trentini che lo scorso ottobre – e successivamente anche a maggio – hanno sostenuto la Lega Salvini Trentino. La notizia della “contestazione”, quindi, non vedo proprio dove stia.

Nello specifico poi, in merito alle dichiarazioni roboanti rilasciate da Stefano Graiff, tengo a precisare che a mio avviso il Trentino dovrebbe essere una terra di speranza e rinascita economica per i trentini, senza divenire meta di approdo di incessanti flussi migratori. Quanto alla violenza verbale, mi pare sia una piaga tipica anzitutto della sinistra.

Continuando, preferisco non dare peso alle dichiarazioni di Ugo Rossi, le cui uscite ritengo siano anzitutto, non da oggi, espressione dell’amarezza per non esser stato riconfermato come Presidente della Provincia autonoma di Trento, motivo per cui è meglio non aggiungere altro.

Resto inoltre perplessa dalle dichiarazioni lasciate da Ianneselli e dagli altri responsabili delle sigle sindacali che, per l’ennesima volta, hanno criticato il lavoro della Giunta Fugatti anteponendo come il benessere dei profughi a quello dei trentini, senza tener minimamente conto del fatto che le molteplici e apprezzate misure sociali introdotte dall’Amministrazione provinciale, fosse stato per le loro proposte, non sarebbero mai state non solo approvate ma neppure discusse.

In questo brancaleonesco coro di contestatori ovviamente di parte, mi fa solo sorridere, infine, l’intervento del consigliere Marini che, facente parte di un partito destinato all’estinzione, si è attivato per svolgere attività di piccola segreteria.

Concludo pertanto rassicurando tutti, dato che non mi pare proprio che il Presidente Fugatti sia ritornato da Pontida reduce da contestazioni, ma invece come protagonista di una giornata in cui – a testa alta – ha potuto spiegare quanto la Lega stia facendo a livello provinciale. Molto probabilmente, alcuni sono semplicemente invidiosi del fatto che Fugatti abbia potuto parlare tranquillamente, applaudito e per nulla contestato, da 90 mila persone.

E’ questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale Mara Dalzocchio

Direi che il collega Ghezzi questa volta la ha beccata male. Nella foto non è inquadrata Greta, ma la figlia di Matteo Salvini. Tralasciando questa inesattezza non scusabile visto che a inserire la foto è stato un giornalista, non capiamo il perché di un no alla commissione d’inchiesta sui minori che ha come scopo ”solo” quello di essere sicuri che l’affido dei minori in Trentino sia gestito al meglio e senza che ci siano situazioni simili a quelle avvenute in altre parti d’Italia. Non importa, l’importante per noi è dire Prima i bambini.

È questo quanto dichiarato dal Consigliere della Lega Salvini Trentino Katia Rossato.

 

Il presidente Fugatti incontra il ministro Boccia e il sottosegretario Fraccaro. Il governatore: “L’autonomia ha solide fondamenta”.

Primi incontri ufficiali con il nuovo Governo per il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, che oggi a Roma ha incontrato in mattinata il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro e nel pomeriggio il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia. “Abbiamo fatto presente al ministro Boccia – ha detto Fugatti al termine dell’incontro annunciando anche che Boccia sarà in Trentino a metà ottobre – che come autonomia speciale ci confronteremo con il Governo sul piano istituzionale con la massima correttezza. L’autonomia speciale ha solide fondamenta per trattare alla pari su tanti temi con il Governo nazionale, sempre nel rispetto delle diverse sensibilità politiche.”

In riferimento all’incontro con il Sottosegretario Fraccaro, il presidente Fugatti ha evidenziato che il rapporto con lui proseguirà come in passato, quando era ministro per i rapporti con il Parlamento. “Non credo ci saranno problemi anche in futuro – ha detto – i rapporti istituzionali proseguiranno in maniera corretta sui temi che riguardano l’autonomia, fra cui le questioni infrastrutturali, ambientali, le Olimpiadi e le norme provinciali che arrivano sui tavoli nazionali. Avere un’interlocuzione con un rappresentante trentino all’interno del Governo – ha precisato – credo sia importante”.

In apertura lavori i saluti dell’assessore Stefania Segnana. Rapporto OASI 2018: oggi la presentazione in Provincia.

Sono stati presentati oggi pomeriggio presso la Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con la Provincia autonoma di Bolzano, i principali risultati del Rapporto OASI 2018 – Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano del Cergas Bocconi, il Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale. Hanno preso parte all’evento, organizzato con il contributo di Bayer, l’assessore provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, il direttore del Dipartimento Salute della Provincia di Trento Giancarlo Ruscitti e il top management delle Aziende Sanitarie delle due Province di Trento e Bolzano, ovvero i due dirigenti generali Paolo Bordon e Florian Zerzer, nonché i dottori Claudio Dario – direttore sanitario dell’Azienda trentina – e Thomas Josef Lanthaler.

In base al rapporto, a livello nazionale, emergono risultati di salute complessivamente positivi nonostante l’eterogeneità inter-regionale, con due importanti elementi di stabilità: il consolidamento dell’equilibrio economico-finanziario e l’esaurimento della recente stagione di revisione degli assetti istituzionali regionali. Fra le peculiarità del Trentino vi sono un’aspettativa di vita in buona salute pari a 67,3 anni, di gran lunga superiore alla media nazionale che si attesta a 58,8 anni e anche maggiori posti letto per gli acuti.

L’assessore Segnana, nel portare il saluto del presidente Maurizio Fugatti e della Giunta, ha spiegato come, quello odierno, rappresenti un importante momento di approfondimento sui principali strumenti organizzativi a disposizione del sistema sanitario. “I risultati di questo studio sono una valida e riconosciuta base da cui partire con valutazioni orientate al miglioramento dell’assistenza sanitaria per tutti i nostri cittadini che da noi si aspettano servizi efficienti, efficaci e di qualità.

Il Trentino in tal senso è una realtà virtuosa e impegnata nel garantire servizi sanitari d’eccellenza – sono state le conclusioni dell’assessore Segnana – ma non per questo può dirsi esente dall’attivare politiche mirate e aderenti alle specificità territoriali, riservando un’attenzione particolare al consolidamento del rapporto ospedale-territorio e rete assistenziale territoriale”.

Parole condivise anche dal direttore del Dipartimento Salute, Ruscitti, che ha spiegato come per valutare le performance sanitarie delle Province di Trento e di Bolzano non si possa prescindere dalle peculiarità dei territori, sia dal punto di vista amministrativo, visto che il comparto della sanità è di diretta competenza delle due province, sia dal punto di vista territoriale. In tal senso ha commentato Ruscitti: “L’autonomia ci consente di avere modelli organizzativi flessibili e quindi abbiamo potuto avviare un percorso di efficientamento dell’Azienda sanitaria già nel corso della primavera”, ma bisogna anche fare i conti con un territorio morfologicamente complesso, dove è necessario garantire servizi e cure anche nelle zone di montagna e dove è necessario rinforzare la collaborazione fra gli ospedali di valle e ospedali cittadini.

Secondo il Rapporto Oasi curato da Francesco Longo e Alberto Ricci, dopo avere raggiunto l’equilibrio economico-finanziario riuscendo a mantenere buoni risultati in termini di salute della popolazione, il Servizio sanitario nazionale (Ssn) deve ora risolvere alcuni disequilibri territoriali e raccogliere la sfida imposta dalla frammentazione della società, che crea nuove fragilità e nuovi bisogni. Nel 2017 il Ssn ha segnato un lieve disavanzo contabile (282 milioni di euro, pari allo 0,2% della spesa sanitaria pubblica corrente), con le regioni del Centro-Sud che si dimostrano ormai virtuose quanto quelle del Nord.

Nello stesso anno, la spesa del Ssn è aumentata dell’1,3% a 117,5 miliardi di euro, portando l’aumento medio, dal 2012 al 2017, allo 0,6% nominale annuo, equivalente a un aumento nullo se si tiene conto dell’inflazione. In generale, la spesa sanitaria italiana è sobria, per non dire insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione (più anziana del resto d’Europa) e del reddito nazionale: rappresenta l’8,9% del Pil, contro il 9,8% della Gran Bretagna, l’11,1% della Germania e il 17,1% degli Stati Uniti, con il Ssn che ne copre il 74%.

Per la prima volta dopo anni si registra una fase di stallo o forse di esaurimento delle dinamiche di riordino dei servizi sanitari regionali. Nel 2018, come nel 2017, si registrano 120 aziende territoriali (ASL e ASST), con una popolazione media servita di 500.000 abitanti. Le aziende ospedaliere sono 43, invariate rispetto al 2017, ma in evidente calo rispetto alle 75 del 2015, prima che il riordino di alcuni SSR re-integrasse nelle aziende territoriali la rete ospedaliera o di parte di essa.

L’aspettativa di vita alla nascita in Italia rimane degna di nota (82,8 anni al 2016), ma cresce meno che in altri Paesi, al punto che tra 2010 al 2016 il nostro Paese è passato dal secondo al sesto posto al mondo nella classifica di longevità dell’Organizzazione mondiale della sanità. Rimangono ancora piuttosto marcate le differenze territoriali: l’aspettativa di vita in buona salute è di 56,6 anni al Sud e di 60,5 anni al Nord. La Provincia autonoma di Trento registra un valore di 67,3 anni, di gran lunga superiore alla media nazionale (58,8).

Tutte le tipologie di assistenza ospedaliera (ricoveri ordinari e soprattutto day hospital) registrano trend in riduzione. Nonostante il calo delle ospedalizzazioni, tra 2014 e 2016 la mobilità interregionale registra un aumento di circa 8.000 ricoveri. Nel 2016, la quota di ricoveri ordinari in mobilità extraregionale è pari all’8,2% per gli acuti e al 16,3% per la riabilitazione; la PA di Trento evidenzia un saldo attivo, generando circa l’1,5% della mobilità nazionale e assorbendone lo 0,9%.

A rimanere inevasa è, però, soprattutto la domanda derivante dal cambiamento sociale, che porta a una progressiva frammentazione: nel 2017 il 32% delle famiglie è unipersonale (8,1 milioni di individui, di cui 4,4 milioni over 60) e il rapporto tra gli over 65 e la popolazione attiva, al 35%, è il più alto d’Europa. «Tra il 2010 e il 2017 la popolazione over 65 è aumentata di 1,3 milioni di persone (+11%). Si tratta di un incremento dovuto all’invecchiamento delle coorti demografiche dei baby boomer, trend fisiologico e di per sé positivo, perché conferma la lunga aspettativa di vita oltre i 60 anni. A preoccupare è lo squilibrio tra popolazione over 65 e popolazione in età attiva, che diminuisce a causa del drastico calo delle nascite» afferma Francesco Petracca, autore del Rapporto e relatore dell’evento. Questa evoluzione crea e creerà sempre più gravi pressioni e potenziali disequilibri nei servizi socio-sanitari, che ieri riescono a coprire solo il 32% del bisogno. Il sistema fatica altresì a garantire continuità assistenziale agli anziani a seguito di un ricovero: un over 85 su quattro viene ricoverato almeno una volta l’anno, ma solo il 16% di questi viene dimesso prevedendo qualche forma di continuità assistenziale.

Nonostante le molte criticità, la sanità italiana e le sue aziende si confermano un settore dinamico e aperto all’innovazione, non solo in ambito clinico, ma anche sul versante manageriale. Nella cornice della stabilità finanziaria e istituzionale, i SSR si confermano capaci di attivare nuovi modelli di segmentazione della domanda e presa in carico dei pazienti, come i modelli regionali di Population Health Management (PHM) e le loro applicazioni. In parallelo, si rafforzano nuove funzioni gestionali all’interno delle aziende, come quella di operations management. «Nelle realtà analizzate dal Rapporto OASI, i team di gestione operativa programmano l’utilizzo degli asset ambulatoriali, delle sale operatorie e delle degenze. Inoltre, svolgono attività di consulenza interna rispetto alla gestione degli asset produttivi e allo sviluppo di progetti sui percorsi dei pazienti paziente. La prossima sfida sarà come estendere le attività agli altri ambiti della logistica del paziente e all’integrazione ospedale-territorio» aggiunge Lorenzo Fenech, autore del Rapporto e relatore.

Venerdì sera si inizia con l’apertura degli stand e la musica. 62° Festa dell’Uva di Verla di Giovo: tradizione, spettacolo e comunità.

La tradizionale festa dedicata alla fine della vendemmia, dal 20 al 22 settembre a Verla di Giovo, quest’anno punta a migliorare il suo elemento distintivo, la sfilata dei carri a tema uva, unica nel suo genere in Trentino. Sei i gruppi partecipanti, tra cui uno formato da giovanissimi.

Restano inalterati i tratti distintivi della manifestazione, la ricca e qualificata offerta enologica e l’ampio spazio per musica e spettacolo.

Presentata oggi in conferenza stampa il programma della 62° edizione della Festa dell’Uva presso la sede della Federazione Pro Loco a Trento, alla presenza del presidente della Pro Loco di Giovo Cesare Pellegrini, dell’assessore del Comune di Giovo Mauro Stonfer, della vice presidente del’ApT Pinè Cembra Mara Lona, del presidente della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino Francesco Antoniolli e del vice presidente della Cassa Rurale di Giovo Alessandro Lettieri.

Al suo 62° compleanno, non si ferma la crescita dell’evento più rappresentativo dell’autunno cembrano, storica manifestazione dedicata alla fine della vendemmia, quest’anno in programma dal 20 al 22 settembre, che trasforma il piccolo paese di Verla di Giovo in un grande palcoscenico per celebrare la tradizione vitivinicola locale.

Dietro le quinte, come sempre, la Pro Loco di Giovo, che opera con il supporto di Trentino Marketing e il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nell’ambito della promozione delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest, con il prezioso supporto di un rodato staff di oltre 400 volontari tra allestitori dei carri e altre associazioni, pronti ad accogliere gli oltre 15.000 partecipanti presenti mediamente ogni anno.

Un evento che dagli anni Cinquanta la popolazione di Giovo non ha mai abbandonato, e che è diventato un vero e proprio emblema della cultura e dell’identità della valle, in cui si dà forma spettacolare allo speciale legame esistente in Val di Cembra tra la popolazione e la viticoltura. Nei suoi 60 anni di storia, la Festa dell’uva è diventata una tradizione sentita e partecipata da tutta la comunità, apprezzata dal grande pubblico per la dimensione autentica e l’alto livello qualitativo della sua offerta enologica ed artistica.

Cuore dell’evento è la grande Sfilata dei carri allegorici a tema uva (domenica 22 settembre alle 14.30), unica rimasta in Trentino, spettacolare e tradizionale parata tra le vie del paese che coinvolge oltre 180 ragazzi. Lo spettacolo quest’anno si presenta più ricco ed articolato rispetto alle scorse edizioni, come spiega il presidente della Pro Loco Cesare Pellegrini “Saranno sei i carri in gara, realizzati anche da giovanissimi: verranno inoltre coinvolti anche bambini della scuola materna e delle elementari, a riprova di quanto l’evento sia intergenerazionale.” La sfilata di quest’anno presenta anche una curiosa novità: “Negli intermezzi tra le varie creazioni dei gruppi allestitori si svolgeranno dei piccoli intrattenimenti a cura delle frazioni di Giovo che racconteranno le loro peculiarità e distribuiranno vino e assaggi, rendendo ancora più coinvolgente lo spettacolo.”

Ruolo di primo piano assumerà ovviamente l’aspetto enologico, con dieci stand di degustazione di vini della Valle di Cembra e Colline Avisiane che proporranno un’offerta di oltre 50 selezionate etichette locali, “in un’ottica di valorizzazione delle produzioni locali” come sottolinea il presidente Pellegrini, “da anni perseguita dalla Pro Loco e in linea con le recenti indicazioni della Giunta provinciale attuale.”

Francesco Antoniolli, presidente della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, aggiunge che “Si tratta di un evento che abbiamo fortemente voluto inserire nel calendario delle manifestazioni enologiche provinciali, denominate Trentinowinefest, di cui da 4 anni seguiamo il coordinamento su delega di Trentino Marketing, proprio per la qualità dell’offerta culturale ed enogastronomica proposta. Un livello reso possibile grazie al lavoro della Pro Loco e del comitato organizzatore, che è riuscito a trasformare una festa locale in un vero e proprio prodotto turistico”.

Musica, spettacoli circensi e di danza, laboratori per bambini e antichi mestieri coroneranno le tre giornate, creando un ritmo incalzante da cui sarà facile farsi trasportare. Tra gli appuntamenti da non perdere il Palio dei Congiai, gara di abilità in cui i concorrenti si sfidano riempiendo botti d’acqua tra le vie del paese, e la Marcia dell’Uva, gara podistica e passeggiata tra i vigneti alla sua 31° edizione, che si corre domenica mattina. A chiudere l’evento sarà la premiazione del migliore carro del 2019, domenica 22 alle 18.30, alla presenza delle autorità locali.

L’assessore del Comune Mauro Stonfer ha evidenziato come l’evento sia in grado di attirare sul territorio migliaia di persone, non solo dal Trentino ma da tutta Italia, come ha confermato anche la vice presidente dell’Azienda per il turismo Altopiano di Pinè Valle di Cembra, Mara Lona: “La Festa dell’Uva riesce a mostrare le potenzialità del territorio e ben rappresenta la nostra visione di sviluppo turistico, che punta a coniugare territorio, agricoltura e valorizzazione del tessuto sociale, con l’intento di far sentire il turista non un ospite ma un “temporary citizen”.

Già stimati 5 milioni di danni da cimice asiatica. Da una prima stima effettuata attraverso i periti in azione per i rilievi dei danni da grandine emerge che i danni causati alle produzioni della Provincia ammontano a già circa 5 milioni di euro. Allo studio un fondo mutualistico per la copertura dei danni da cimice.

Dopo gli spaventosi danni causati dalla cimice asiatica in importanti areali produttivi del Nord Italia, come Veneto ed Emilia Romagna, si contano perdite che sfiorano il 90%, sembra che anche sul nostro territorio l’insetto alieno stia causando notevoli danni. “Sono già 5 i milioni di euro di danni causati dalla cimice asiatica che possiamo stimare – spiega Andrea Berti, direttore di Co.Di.Pr.A.

Un problema tangibile ma che non è stato preso sottogamba, infatti, sono numerosi gli studi in corso sul territorio provinciale per capire come contrastare la cimice, “tra questi – spiega Giorgio Gaiardelli, presidente Co.Di.Pr.A. – vi è il Partenariato europeo per l’Innovazione Innovation Tecnology Agriculture (PEI ITA 2.0) che sta cercando di capire come attivare una tutela mutualistica per gli agricoltori trentini al fine di indennizzare i danni causati da cimice asiatica”. I partner del Progetto sono Co.Di.Pr.A. (capofila), Agriduemila srl, Fondazione Edmund Mach, Università di Padova, Coldiretti Trento, Asnacodi, C.A.A. ATS (Confagricoltura), Itas Mutua e A&A.

“In pratica – evidenzia Berti – abbiamo strutturato un fondo mutualistico e richiesto il riconoscimento in qualità di Soggetto Gestore al Ministero dell’Agricoltura che nel 2020 andrà a coprire anche le perdite di produzione causate dalla cimice. Il fondo fitopatie, così è stato denominato, ha già riscosso un notevole successo tra gli agricoltori e, appena avremmo il via dal Ministero dell’agricoltura, saremo in grado di attivare eventuali indennizzi già a partire dal 2020. Va evidenziato che questo tipo di fondi godono di una elevata contribuzione pubblica pari al 70%, una vera e propria risorsa economica per l’agricoltura provinciale”.

“Fondamentale -conclude Gaiardelli – sarà agire in sinergia con gli enti di ricerca e con le istituzioni provinciali del nostro territorio per consentire agli agricoltori di continuare a lavorare nel migliore dei modi e garantendone la sostenibilità, in primis economica”.

Gli appuntamenti in attesa dell’inaugurazione, in programma venerdì 20 settembre. Trento Smart City è anche mobilità sostenibile e formazione continua.

In attesa dei giorni clou della manifestazione, è ricco il programma di questo inizio settimana smart per la nostra città.
All’ombra della bandiera dell’iniziativa, che dallo scorso fine settimana domina il costruendo Villaggio Digitale in piazza Duomo dall’alto della Torre civica, la settimana propone diversi appuntamenti di richiamo per tutta la cittadinanza.

Il programma di giovedì 19 settembre ci proietta da subito nel cuore della Settimana Europea della Mobilità, che propone tra l’altro il Giretto d’Italia, campionato nazionale della ciclabilità urbana.

Iniziativa nazionale, a cura di Legambiente, VeloLove in collaborazione con Euromobility, ha lo scopo di promuovere e diffondere la mobilità ciclistica in ambito urbano soprattutto negli spostamenti casa-lavoro, una proposta indirizzata ai comuni italiani ma anche alle aziende e alle associazioni private. L’impegno per chi aderisce è quello di monitorare il numero di dipendenti che nella giornata di giovedì 19 settembre, per due ore a scelta, nella fascia compresa tra le 6 e le 10 del mattino, si recheranno al lavoro in bicicletta.

In città dalle 7.30 alle 9.30 saranno attivi tre check-point lungo le ciclabili prossime al centro storico e presso i principali Enti territoriali (Provincia, Comune, Regione, Azienda provinciale per i servizi sanitari, …) presso i quali l’ufficio Mobilità del Comune di Trento, con la collaborazione della Federazione italiana ambiente e bicicletta (Fiab) e di Legambiente, monitoreranno il numero di dipendenti che si recano al lavoro in bicicletta.

I dati, raccolti e trasmessi a Legambiente, permetteranno di redigere una classifica nazionale delle città più virtuose.
La mattinata di giovedì 19 settembre propone anche un appuntamento al Centro Anziani Contrada Larga di via Belenzani, organizzato dalla Cooperativa Kaleidoscopio che dimostra come una città smart non ha età.

Dalle 9 alle 12 nell’incontro Anziani Smart & Tecnologie Intelligenti, verranno presentati progetti e svolte attività pratiche per essere informati ma anche per imparare ad utilizzare gli strumenti forniti dall’innovazione digitale, attraverso esercitazioni pratiche.

L’evento affianca tutor reali ad interfacce virtuali e punta a far crescere la consapevolezza dell’essere una comunità di persone che crea e partecipa attivamente, oltre a supportare nell’uso delle tecnologie con consigli pratici.

Due appuntamenti dedicati alla terza età sono in programma anche venerdì 20 settembre nella sala 2 del Villaggio Digitale in piazza Duomo: alle 9.30 e alle 15 con Nonni in rete gli studenti dell’ITE Tambosi, guidati da Natale Scopelliti, siederanno gomito a gomito con gli anziani interessati che porteranno i loro tablet e smartphone, per aiutare chi, per ragioni anagrafiche, si è trovato di fronte ad una esplosione culturale tecnologica mai vista in altre epoche e che vuole essere aiutato a coglierne le opportunità.

PUBBLICITA’: lo IAP interviene sui post di Diletta Leotta

A seguito di una segnalazione di Unc, l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria invita la show girl a esplicitare in modo chiaro la natura promozionale dei contenuti relativi alla collaborazione con “Facileristrutturare”.

“Un passo avanti per la trasparenza dell’influencer marketing grazie all’intervento dello IAP sui post di Diletta Leotta in collaborazione con Facileristrutturare”. E’ il commento di Massimiliano Dona, Presidente di Unione Nazionale Consumatori sull’intervento dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, chiamato in causa nei mesi scorsi dalla stessa associazione per alcune foto pubblicate su Instagram dalla conduttrice televisiva senza alcuna indicazione pubblicitaria.

“Nel mese di luglio molti consumatori che seguono la nostra campagna per la trasparenza dell’influencer marketing -spiega l’avvocato Dona- ci hanno segnalato alcune fotografie sospette postate dall’account @dilettaleotta.”

La show girl, seguita su Instagram da circa 4,3 milioni di follower, è in posa in un cantiere con gli accessori da lavoro. La didascalia di accompagnamento dell’immagine recita: “La mia casetta nuova sta prendendo forma grazie al prezioso aiuto di @facileristrutturare di @albertovaninarchitetto. Non vedo l’ora di farvi vedere il risultato finale del mio #openspace. Nel frattempo dò il mio contributo nei lavori. #FacileRistrutturare”.

Nessuna “etichetta” avvisa il pubblico che si tratta di un prodotto sponsorizzato, né compaiono tag e/o hashtag che possano far desumere la natura promozionale, in violazione di quanto prescritto dalla DIGITAL CHART dello IAP e dalle Linee Guida dell’AGCM.

“Ma non solo -aggiunge Dona- l’ azienda pubblica la stessa foto della show girl ancora una volta senza alcuna indicazione commerciale!”

“Grazie alla nostra denuncia e all’intervento dello IAP l’’influencer Diletta Leotta ha modificato correttamente i post -conclude il Presidente Massimiliano Dona- il che vale come una sorta di ammissione di colpa che speriamo si traduca in un maggiore impegno alla trasparenza verso i suoi follower”

La visita a FBK dell’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana.

TrentinoSalute4.0: il laboratorio di innovazione che mette al centro il cittadino.

Un Trentino come laboratorio di innovazione in sanità e che non perde mai di vista il cittadino. Sono questi i punti di forza di TrentinoSalute4.0, il centro di competenza per la sanità digitale costituito da Provincia autonoma di Trento, APSS e FBK. Oggi l’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, accompagnata dal dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali Giancarlo Ruscitti e il direttore dell’ufficio innovazione e ricerca dello stesso dipartimento Diego Conforti ha incontrato a Povo i vertici di FBK.

Il segretario generale Andrea Simoni, il direttore del centro ICT Paolo Traverso e il responsabile dell’area Health and wellbeing Stefano Forti hanno illustrato quanto fatto in questi anni di lavoro da TrentinoSalute4.0. E’ stata l’occasione per conoscere – anche attraverso il racconto dei ricercatori e project manager – questa realtà che negli ultimi tre anni ha unito le competenze dei tre enti per innovare la sanità trentina accompagnando l’organizzazione dei servizi sanitari del territorio con i risultati della ricerca.

“Puntiamo ad una sanità – ha sottolineato l’assessore Segnana – costruita insieme ai cittadini, che mette al centro la persona e l’accompagni dalla nascita alla vecchiaia. Valorizzare le periferie e l’autonomia dei cittadini significa portare i servizi sanitari a casa dei trentini anche con il supporto delle nuove tecnologie. La visione di TrentinoSalute4.0 va proprio in questa direzione”.

Per questo l’assessore ha confermato l’intenzione della Giunta di proseguire con il finanziamento delle attività. Nel corso dell’incontro, infine, sono state condivise delle considerazioni preliminari per individuare le direttrici sulle quali sarà impegnato TrentinoSalute4.0 nel futuro

In questi anni sono state sperimentate, grazie ad appositi laboratori con le persone e gli operatori sanitari, delle applicazioni e dei servizi. Ne sono esempi la nuova app TreC_FSE che permette di accedere al proprio fascicolo sanitario elettronico (FSE) attraverso il proprio cellulare e la sperimentazione di un’applicazione per la gestione del diabete (TreC_diabete).

Ad oggi sono state gettate delle fondamenta solide, sia dal punto di vista tecnologico che di sperimentazione sul campo, che permetteranno di costruire nel futuro una solida struttura tecnologica e organizzativa dei servizi sanitari. In particolare TrentinoSalute4.0 si è occupato della gestione delle cronicità (donne diabetiche in gravidanza, dialisi peritoneale a domicilio e pazienti in trattamento chemioterapico orale domiciliare). Sono stati attivati progetti di prevenzione primaria come “Impronte”, “Due passi in salute con le Acli” e l’app Salute+.

Nell’ambito della prevenzione secondaria l’attenzione si è rivolta sui lavoratori a rischio di malattie cardiovascolari e diabete, e sulle famiglie per la prevenzione dei bambini in sovrappeso.  E ancora, per quanto riguarda l’accesso ai servizi, è stata sviluppata la nuova app TreC_FSE che permette di visualizzare da cellulare il proprio fascicolo sanitario elettronico, che nei prossimi mesi si arricchirà di nuove funzionalità (prenotazione delle visite, delega per l’accesso alla persona di fiducia, pagamento del ticket).

In questi anni molte sono state le collaborazioni con le associazioni dei pazienti, con ospedali locali e nazionali, con soggetti del territorio, con aziende private, laboratori congiunti con l’università di Trento, con partner di progetti europei e con la Scuola di formazione in medicina generale di Trento. Non sono mancate le collaborazioni con le aziende locali.

“La tecnologia da sola non basta se non si innesta su dei cambiamenti organizzativi. Ora – ha spiegato il dirigente Ruscitti – puntiamo ad ampliare il numero di utenti e migliorare con nuove funzionalità i servizi. L’obiettivo dal 2020 è quello di estendere la sperimentazioni su tutto il territorio provinciale ed esportare le buone pratiche ed i progetti, posizionando il Trentino come modello in Italia, nei territori dell’Euregio e in Europa”.

“Nel piano strategico della Fondazione Bruno Kessler – ha aggiunto il segretario generale Andrea Simoni – l’ambito della salute e del benessere rappresenta uno dei nostri pilastri. Grazie TrentinoSalute4.0 abbiamo dimostrato di essere in grado di essere efficaci nel portare al cittadino nelle valli le innovazioni sanitarie, posizionare il Trentino a livello nazionale ed europeo e infine dare grande attenzione alle nuove generazioni che dovranno affrontare le sfide della sanità del futuro”.

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