Protocollo di collaborazione tra Città di Torino e ENAC per lo sviluppo di tecnologie, servizi e normative nell’ambito dell’utilizzo dei droni. La Città di Torino e l’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, in attuazione del Protocollo d’Intesa siglato tra le due amministrazioni, svilupperanno insieme un’attività di collaborazione per la sperimentazione dell’uso dei droni nell’ambito urbano coinvolgendo il mondo accademico, della ricerca e dell’industria.

La collaborazione ha lo scopo di promuovere la ricerca e l’innovazione nel campo degli aeromobili a pilotaggio remoto e sviluppare nuovi modelli di servizio smart city, a basso impatto ambientale, per migliorare la qualità di vita dei cittadini attraverso l’utilizzo intelligente delle innovazioni tecnologiche emergenti. Il modello validato attraverso l’attività di regolazione dell’ENAC, potrà essere replicato su altre realtà nazionali.

Nell’ambito dell’attività di Torino City Lab (http://torinocitylab.com/it/), che vede la città come una piattaforma aperta alla sperimentazione di soluzioni innovative per la creazione di servizi urbani da parte delle aziende e delle start up, si sono individuate come aree di testing dei droni il Parco Dora (DoraLab) e il parco Stura. Grazie alla collaborazione con Tim e con il Politecnico di Torino – Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale (Dimeas), verranno sperimentate con l’ausilio della connessione 5G applicazioni riconducibili a concetti di smart city che prevedano l’utilizzo di droni.

Lo scopo è lo sviluppo di nuove competenze e servizi per migliorare la qualità della vita all’interno delle cittá aumentando il valore economico e sociale del nostro ecosistema. Ma non solo: importante sarà anche la semplificazione delle procedure amministrative e lo sviluppo di un nuovo quadro normativo che supporti l’evoluzione tecnologica e la sicurezza del settore, favorendo il benessere dei cittadini.
“Torino deve continuare a crescere come città laboratorio per lo sviluppo di tecnologie innovative e, a tale scopo, risulta importante l’aver rafforzato la collaborazione con ENAC attraverso la firma di questo protocollo – sottolinea la sindaca Chiara Appendino.

Grazie alla ormai lunga collaborazione con l’Ente nazionale per l’aviazione civile e al forte ecosistema locale costituito da aziende all’avanguardia e da un sistema universitario d’eccellenza, Torino oggi – aggiunge la prima cittadina del capoluogo piemontese – si propone come luogo dotato di spazi idonei e infrastrutture necessarie ad ospitare imprese, startup, centri di ricerca e ogni altra realtà che si ponga l’obiettivo di progettare, sviluppare e testare servizi, modelli, tecnologie, prodotti innovativi e di offrire nuove opportunità”.

“L’accordo con il Comune di Torino – ha commentato il Vice Direttore Generale dell’ENAC Alessandro Cardi – rappresenta un’occasione per costruire nuovi modelli cooperativi tra l’Ente e le amministrazioni locali per l’affermazione di attività innovative e di sperimentazione. Tale contesto è essenziale per l’attuazione pratica dei recenti indirizzi emersi in ambito europeo, Commissione e EASA, per lo sviluppo dei servizi di mobilità con droni in ambienti tipo “smart city”.
Torino sarà dunque un osservatorio privilegiato per valutare gli adeguamenti normativi che rispondano allo sviluppo tecnologico del settore e fornirà un supporto allo sviluppo di servizi innovativi capaci di generare opportunità di lavoro nel settore degli aeromobili a pilotaggio remoto. L’ENAC potrà inoltre, se ne verificherà le condizioni, contribuire al finanziamento di progetti approvati dalla Commissione tecnica di valutazione delle candidature alla sperimentazione nella “Drones testing area” DoraLab, commissione in cui sarà presente un suo rappresentante.

Oggetto: Mobilità sostenibile. Comune e Trentino Trasporti finalmente si svegliano? Sono anni che chiediamo interventi coraggiosi da parte del comune, che si tratti di corsie preferenziali piuttosto che di semafori intelligenti. Ci fa piacere, come Uiltrasporti, che qualcuno metta finalmente in pratica quello che noi suggeriamo da anni.

Siamo infatti stufi delle chiacchiere e delle propagande pre elettorali che sbandierano progetti faraonici come il Metroland e i relativi milioni di euro di investimenti depositati in un cassetto preferendo ad essi dei provvedimenti concreti.

A nostro avviso, se si vuole fare investimenti a medio lungo termine si dovrebbe pensare in modo pragmatico a ciò che è concretamente realizzabile in tempi ragionevoli.
Se, ad esempio, una metropolitana di superfice che colleghi il nord e il sud della città è effettivamente un’opzione praticabile, allora il Comune lo dimostri nei fatti realizzandone, per cominciare, una piccola tratta in modo da offrire materialmente un servizio utile ai cittadini evitando dispersive e vaghe promesse di progetti tanto megagalattici quanto astratti.

Tornando invece al trasporto pubblico già esistente, già di per se ampiamente ottimizzabile, uno dei provvedimenti più opportuni sarebbe quello di togliere l’obbligo per gli autisti di arrestarsi ad ogni fermata, anche quando le eventuali persone presenti non segnalino l’interesse a salire a bordo alzando la mano.

Il buonsenso ha previsto da sempre questa condizione per snellire i tempi evitando fermate oggettivamente inutili e ci sembra ottuso, per non dire idiota, il recente provvedimento (peraltro valido solo sul servizio urbano) che impone l’obbligo di fermata in ogni caso in cui sia presente qualcuno alla fermata (che magari aspetta un’altra linea) preso sull’onda di un’ostentazione di buoni sentimenti dovuta a pochi casi di controversia.

Se poi, come si sente dire, l’intenzione è quella di togliere i cosiddetti “golfi di fermata” (in cui il mezzo si infila per far salire i passeggeri) sperando così di guadagnare tempo – quando è invece evidente che, con tutte le auto in coda impossibilitate a superare, la situazione peggiorerà sia a livello di inquinamento che di rallentamento generale del traffico – dobbiamo domandarci seriamente se la perspicacia dell’assessore alla mobilità del Comune, o di chi lo consiglia (sindacati inclusi), non sia anch’essa un tantino rallentata. È chiaro, quantomeno, che nessuno di questi ha mai guidato un autobus.

Ben vengano invece le corsie preferenziali, perché aumentano la velocità commerciale e danno un servizio migliore e di qualità.

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Nicola Petrolli

Segretario Uiltrasporti del Trentino

Martedì 17 settembre, alle ore 23.15 su Rai2, andrà in onda la terza puntata di Un palco per Due, il nuovo programma di Rai2 dedicato alla musica leggera italiana.

Un “concerto al buio” e due personaggi molto diversi tra loro sono gli ingredienti principali dello show, in cui i protagonisti si raccontano e affrontano insieme una sfida, riducendo così le loro distanze di stile, genere musicale ed età, coinvolgendo il pubblico in uno spettacolo inedito.

Clip

Quelli della terza puntata saranno due protagonisti d’eccezione: da un lato il restaurant man internazionale Joe Bastianich, dall’altro Simona Molinari, elegante e talentuosa jazzista italiana. La bella e the Beast si incontreranno per la prima volta e canteranno insieme, dando vita ad una serata live inedita, sorprendente e irripetibile, miscelando il loro stile e creando nuove ricette musicali. Come in ogni puntata di Un Palco per Due, gli artisti si metteranno completamente in gioco, accettando di dividere il palco con il “collega” che rimarrà misterioso fino all’arrivo in location.

A guidare i due artisti nella scelta della scelta dei brani da inserire in scaletta e a motivarli prima della performance live saranno Carolina Rey, già volto di Rai Gulp e Lorenzo Baglioni che ha all’attivo la partecipazione al Festival di Sanremo 2018 nelle Nuove Proposte.

Ogni cantante infatti sarà prelevato dai conduttori e accompagnato a bordo di due diverse Fiat 500X fino al locale in cui si svolgerà il concerto, senza conoscere quindi l’identità del collega che incontrerà e con il quale, dopo pochi ma intensi minuti di prove, condividerà il palco.

Durante il viaggio, mantenendo sempre l’anonimato, i due cantanti si scambieranno messaggi per programmare la scaletta della serata, mentre nel locale una band, in base alle loro scelte, inizierà ad arrangiare i duetti.
Ciascuno dei protagonisti sceglierà sia un “cavallo di battaglia” tratto dal proprio repertorio (Joe played guitar per Joe Bastianich, Egocentrica per Simona Molinari), che una cover particolarmente amata da proporre all’altro e da eseguire insieme, in duetto (Cheek to cheek di Frank Sinatra per Joe Bastianich e Moon River di Johnny Mercer e Henry Mancini per Simona Molinari).

Un palco per due è un branded content firmato da Showlab (società del gruppo Prodea) e Twister prodotto in collaborazione con Fiat, Lavazza e Rai Pubblicità. Il programma è nato da un’idea di Maurizio Monti e prodotto da Giovanni Amico per Twister e Daniele Petirro per Showlab con la consulenza musicale del maestro Valeriano Chiaravalle.

 

 

L’arte dei muri a secco, patrimonio immateriale dell’umanità, elemento fondamentale del paesaggio trentino, essenziale per la salvaguardia del territorio e della sua biodiversità, tradizione da conservare e tramandare alle nuove generazioni. E’ stata sottoscritta, oggi, alla Fondazione Edmund Mach la convenzione che valorizza i muretti a secco presenti in Trentino, a cominciare da quelli della Fondazione Mach, promuovendone la manutenzione attraverso corsi di formazione.

A sottoscrivere il documento sono stati il presidente FEM, Andrea Segrè, il Presidente di Trentino School of Management – TSM, Sabina Zullo, il Presidente di Patrimonio del Trentino, Mario Agostini. Alla conferenza stampa sono intervenuti anche Iva Berasi, direttore della Accademia della Montagna, i docenti della Scuola della Pietra, Massimo Stoffella e Massimiliano Chemolli della Scuola.

I terreni della FEM diventeranno delle vere e proprie aule didattiche, con i suoi 143 ettari di coltivazioni in Trentino e tre chilometri di muretti a secco che necessitano di manutenzione. Ente formatore sarà la TSM, in particolare la Scuola trentina della Pietra a secco della Accademia della Montagna, comodataria la FEM che si impegnerà a svolgere i lavori di manutenzione sui terreni in gestione e comodante-proprietario Patrimonio del Trentino, proprietaria dei fondi che si accollerà i costi relativi alla manutenzione dei muri a secco.

La Fondazione, pur guardando avanti nella ricerca e nell’innovazione, – afferma il presidente FEM, Andrea Segrè – rimane attenta al governo del territorio e alle sue tradizioni. La convenzione firmata oggi permetterà di consolidare la collaborazione tra FEM, Accademia della Montagna – TSM e Patrimonio del Trentino, per tutelare e tenere viva l’arte, ormai storica e patrimonio UNESCO, dei muretti a secco. È sempre importante ricordare che un territorio ha con sé storia e tradizioni che vanno confermate e tramandate. Il protocollo va in questa direzione, promuovendo al contempo l’educazione al paesaggio e la sua cura”.

Ruolo della scuola della Pietra – spiega la presidente di TSM, Sabina Zullo- è recuperare un’abilità dichiarata bene dell’Umanità dall’ UNESCO -l’Unesco ha iscritto “L’Arte dei muretti a secco” nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell’umanità in quanto rappresentano “una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura”- ed un patrimonio diffuso in tutto il mondo, che in passato caratterizzava la nostra agricoltura e che ci ha lasciato splendidi paesaggi terrazzati che oggi distinguono destinazioni turistiche e danno qualità ai prodotti agricoli. I muri a secco aiutano nella salvaguardia dei nostri territori e perché svolgono un ruolo vitale nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, ma anche perché migliorano la biodiversità e creano le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura.

“L’utilizzo della pietra con tecniche di posa non rispettose dei precetti fondamentali del costruire, primo fra tutti la forza di gravità, ha portato negli ultimi anni– secondo il Presidente di Patrimonio del Trentino, Mario Agostini- alla realizzazione di muri che propongono forzature quali la proposizione in alzato la tessitura dei pavimenti ad opera incerta, di architravi fatti di sassi appesi, di paramenti di altezze non compatibili con un corretto utilizzo del materiale. Il consuntivo dell’utilizzo della pietra secondo tecniche di posa artificiose è quello di costi estremamente rilevante per risultati comunque incoerenti in termini di lessico costruttivo. Riteniamo pertanto che l’incentivo al recupero della tecnica del muro a secco costituisca un passaggio rilevante in termini paesaggistici ed un contributo alla diffusione di una cultura del costruire utilizzando i materiali in ragione della loro reale natura”.

“In Trentino – ha precisato Iva Berasi, direttore della Accademia della Montagna, intervenuta alla conferenza stampa- è nata la Scuola italiana della pietra a secco e abbiamo contribuito cinque anni dopo alla formazione del dossier per il riconoscimento UNESCO. La scuola è nata su un bisogno reale inerente “il patto destra Adige’ per il recupero di splendidi muretti a secco perimetrali. Avuto il finanziamento non è stato facile trovare le maestranze per la costruzione. Ecco allora che all’interno delle competenze di Accademia sulla valorizzazione delle professionalità della montagna ci si è dedicati al recupero di una abilità diffusa in passato nel mondo dell’agricoltura dove era normalità costruire e fare manutenzione ai muri a secco che in Trentino sono presenti con un patrimonio di circa tremila chilometri come attestato dall’osservatorio del paesaggio”.

Ha 29 anni, è laureato in lingue, fa il bancario, mamma italiana e papà marocchino, cittadinanza italiana e australiana; lui Rudy El Kholti ed è il nuovo Mister Italia 2019 eletto sabato sera a Lignano Sabbiadoro (UD). In una calda serata autunnale, sul palco lato mare del piazzale di Lignano Pineta, presentati da una sempre più affascinante Denny Mendez – Miss Italia 1996, sono sfilati i 36 finalisti nazionali provenienti dalle varie regioni per contendersi il titolo del concorso nato nell’1983 e collegato ai maggiori male contest mondiali. In giuria infatti, oltre a giornalisti e addetti ai lavori, c’era anche Marco d’Elia rientrato da poco in Italia da Manila dove ha rappresentato l’Italia alla finale mondiale di Mister Mondo.

Rudi, il neo vincitore della Finale Nazionale organizzata con il sostegno del Comune di Lignano Sabbiadoro e da Promoturismo FVG, è del segno dello scorpione, capelli neri, occhi marrone, si definisce umile, romantico e determinato. Il suo cantante preferito è Freddy Mercury, l’attore preferito è Leonardo di Caprio, lo sportivo Cristiano Ronaldo, la squadra del cuore è il Milan. A premiarlo l’assessore al turismo del Comune di Lignano Sabbiadoro Massimo Brini. La fascia di Mister Eleganza World of Beauty è andata al 2° classificato Fabio Ferro, 22enne di Porto Viro (RO). A Giovanni Giacomello, 23enne siciliano doc di Vittoria (RG), imprenditore agricolo, è stata assegnata la fascia di Mister Cinema Santero.

Carlo Berton di Borgo Veneto (PD), 26 anni, infermiere, è stato eletto Mister Boy Italia Wella. La nuova fascia Mister New Italy dedicata ai “nuovi italiani” (ragazzi di origini non italiane e residenti regolarmente in Italia, ragazzi adottati oppure figli di matrimoni misti) è andata a Olivier Angbonon Ange Bile, 21enne di Cittigno (VA), istruttore calistemico, di origini della Costa d’Avorio. Allo studente 19enne Alessandro Carli di San Pietro in Gu (PD), è andata la fascia Mister #Millennial Cotonella, pure questo è nuovo titolo di Mister Italia. Di Modena invece Mister Alpe Adria 2019, il detentore è il 26enne Federico Pinizzotto che lavora come preparatore atletico. Il vincitore del titolo Mister Fitness Marco Calandra, si chiama Yosmany Larrea, abita a Roma, ha 32 anni e fa il modello professionista a livello internazionale. E’ di origini cubane.

Uno speciale dedicato alla manifestazione prossimamente verrà trasmesso dall’emittente 7Gold. Mister Italia è un concorso dedicato a ragazzi dai 16 ai 33 anni, italiani o regolarmente residenti in Italia da almeno 1 anno. Partner di Mister Italia, sono Sting occhiali da sole, Barachini scarpe, Wella prodotti per i capelli, Cotonella Uomo azienda di intimo, World of Beauty prodotti di bellezza, Santero wines e Marco Calandra partner tecnico per i costumi da gara.

 

Aeroporto, la Provincia cede le quote ai privati. Il presidente Kompatscher ha firmato oggi (16 settembre) il contratto di vendita del 100% delle quote della Provincia nella società di gestione dell’aeroporto al nuovo gestore privato ABD Holding Srl.

Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha firmato oggi (16 settembre) il contratto di cessione della società di gestione dell’aeroporto ABD Airport Spa alla società ABD Holding Srl. L’aeroporto rimarrà sempre uno scalo a dimensione regionale. Il nuovo concessionario deve gestirlo nel rispetto delle norme vigenti sotto tutti i punti di vista.

La vendita dell’aeroporto era stata stabilita con la legge 17 del 15 luglio 2016 dal Consiglio provinciale sulla base dell’esito del referendum popolare del giugno 2016. Per la società ABD Holding Srl ha sottoscritto il contratto l’amministratore Josef Gostner. Il contratto prevede che ABD Holding Srl acquisisca il 100% delle quote della società di gestione dell’aeroporto al prezzo di base d’asta di 3,8 milioni di euro più il rialzo offerto dall’aggiudicatario.

Con la firma del contratto l’acquirente si impegna alla gestione dell’aeroporto di Bolzano in forza della concessione rilasciata dall’Ente nazionale per l’aviazione civile (ENAC) e sotto la vigilanza di quest’ultimo. L’acquirente deve sostenere tutti i costi necessari alla gestione e rispettare tutte le normative vigenti, anche in materia di inquinamento acustico e di sicurezza, attuando il Masterplan approvato da ENAC nel 2013. I beni aeroportuali continueranno ad appartenere al Demanio aeronautico dello Stato. Dal 2000 la società di gestione dello scalo altoatesino è titolare di una concessione a titolo precario, rinnovata da ENAC ogni anno.

“Con la vendita della totalità delle quote dell’aeroporto mettiamo in pratica quanto chiesto dai cittadini con il referendum e successivamente ratificato dal Consiglio provinciale. In questo modo teniamo fede a quanto avevamo promesso in caso di vittoria del No” ha ribadito il presidente della Provincia Arno Kompatscher. Sul tema di eventuali ricorsi nei confronti dell’aggiudicazione ad ABD Holding Srl, il presidente ha ribadito il massimo rispetto nei confronti del verdetto dei giudici. “Il passaggio in mano privata della gestione dell’aeroporto porterà all’amministrazione un risparmio economico superiore ai 20 milioni di euro solo nel prossimo quinquennio, che saranno destinate ad altre finalità pubbliche” ha concluso Kompatscher.

Il testo dell’interrogazione a firma dei consiglieri provinciali di FUTURA, Paolo Ghezzi e Lucia Coppola, che pongono cinque domande al presidente della Provincia e all’assessore competente in materia sul futuro del turismo in Trentino alla luce dell’ipotesi dell’ampliamento del demanio sciabile nell’area ricompresa tra Mondifrà, Malga Dimaro, Serodoli, val Gelada, Pellizzano e malga Ritort.

 

 

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Gruppo Consiliare Provinciale Futura – Partecipazione e Solidarietà

Trento, 16 settembre 2019

Egregio Signor
Walter Kaswalder
Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE

Interrogazione a risposta scritta n. /XVI

GLI IMPIANTISTI CHIEDONO NUOVE PISTE IN AMBIENTE PREGIATO

MA IL NUOVO TURISMO IN TRENTINO NON SARÀ SOLO SCI

Premesso che:

all’assemblea della società Funivie Folgarida Marilleva S.p.A, controllata da Funivie Madonna di Campiglio S.p.A. è tornata a farsi strada l’ipotesi di ampliamento del demanio sciabile di ulteriori 45 chilometri rispetto nell’area ricompresa tra Mondifrà, Malga Dimaro, Serodoli, val Gelada, Pellizzano e malga Ritort, in nome delle “esigenze del mercato”;

l’area è di rilevante importanza dal punto di vista ambientale e paesaggistico, senza dimenticare la ricchezza del patrimonio delle acque di altissima qualità dei celebri “cinque laghi” di origine glaciale del famoso sentiero;

pare che la società abbia già avviato un confronto con la giunta provinciale, i Comuni, le Asuc e le Comunità di Valle per chiedere una revisione del Piano urbanistico provinciale che includa l’ampliamento del demanio sciabile;

il Parco Naturale Adamello Brenta, che già nel 2015 aveva espresso con forza la propria contrarietà all’ipotizzata infrastrutturazione di Serodoli, non è stato coinvolto in questa prima fase di dibattito;

il presidente del Parco ha ribadito il no dell’ente all’ “accoglimento di proposte di ampliamento dell’area sciabile, che devono necessariamente contemperarsi con le ragioni del rispetto e della conservazione del territorio, ma soprattutto in relazione a scelte ormai pacificamente radicate, acquisite e condivise nella individuazione di un’area, quella del parco naturale, ove la ricchezza è rappresentata dall’ambiente e l’obiettivo primario è la sua tutela”;

se da un lato è necessario riconoscere l’importanza degli impianti sciistici per il complesso dell’economia delle valli trentine; dall’altro però deve essere sempre tenuto in primo il valore assoluto dell’ambiente, vero generatore di ricchezza che deve essere tutelato e preservato, nell’interesse di tutti;

in tale ottica è necessario quindi promuovere un modello di turismo sostenibile, innovativo e attento alla tutela dell’ambiente: solo così e non con selvagge espansioni dei comprensori sciistici, potrà essere salvaguardata la qualità e l’unicità del turismo in Trentino, il cui futuro non può misurarsi unicamente col bilancio annuale delle società funiviarie ma viceversa avere capacità di rispondere in modo resiliente al clima che cambia e alle esigenze dei nuovi trend turistici sempre più attenti e consapevoli;

SI INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO E L’ASSESSORE COMPETENTE PER SAPERE:

quale sia il modello di turismo in Trentino che vogliano perseguire in questa legislatura;
quale sia la loro opinione in merito all’ampliamento del demanio sciabile in Trentino in generale e quindi a proposito di una possibile revisione del Piano urbanistico provinciale;
quale sia la loro opinione in merito all’ampliamento del demanio sciabile in Trentino nell’area ricompresa tra Mondifrà, Malga Dimaro, Serodoli, val Gelada, Pellizzano e malga Ritort che cozzano in maniera diretta contro le previsioni del Piano del Parco Adamello brenta;
quali accordi siano stati finora presi con le società funiviarie in merito alla all’ampliamento del demanio sciabile in Trentino;

se sono consapevoli dei danni ambientali che questo ampliamento produrrebbe in un ecosistema così fragile e prezioso e se non ritengano di dover tenere nel dovuto conto le considerazioni del Parco, nonché di molte associazioni ambientaliste e di singoli cittadini molto preoccupati per scelte di così grande impatto ambientale.

PAOLO GHEZZI

LUCIA COPPOLA

consiglieri provinciali FUTURA 2018

Gruppo Consiliare Provinciale Futura – Partecipazione e Solidarietà

Ancora una volta il centrosinistra, ovvero la sinistra trentina, ha cercato di uscire sui giornali con dichiarazioni inesatte e che sono state realizzate tanto per cercare quel momento di attenzione e visibilità da parte di chi legge.

Dalle parole del collega Rossi pare che l’ex presidente non abbia ascoltato attentamente quanto dichiarato dal Presidente Fugatti, un intervento da vero autonomista, applaudito in quanto portatore di idee che non sono certamente frutto di slogan, ma di uno sviluppo ideologico nato nei decenni.

Al contempo ricordo anche, al collega Tonini, che Fugatti nei suoi discorsi è fin troppo buono anche alla luce di quanto dichiarato dagli amici del Consigliere del Partito Democratico che certamente non amano questa Giunta che vuole essere del cambiamento e non la riconferma di ciò che, per troppi anni, ha caratterizzato la sedentarietà del governo trentino.

E’ questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Devid Moranduzzo.

Un successo. Inaspettato e anche per questo ancora più bello. Una iniziativa, quella di “Soci in Festa” della Cassa Rurale di Trento, caratterizzata da più proposte, indirizzate a un pubblico di tutte le età e che hanno raccolto il frutto prezioso del gradimento delle migliaia di socie e di soci che hanno affollato l’ampia tensostruttura allestita in località San Vincenzo, a Trento sud.

“Effettivamente una risposta simile ci ha sopresi positivamente – spiegano gli organizzatori – Si è trattato di una prima volta e, come tutte le prime volte, c’era un po’ di incertezza. Abbiamo messo in campo una formula differente rispetto al passato. Fino allo scorso anno, infatti, Soci in Festa era caratterizzata da più occasioni di festa, almeno venticinque per essere precisi, ospitate nelle località servite dalle filiali del nostro istituto di credito. La nuova formula, invece, ha voluto concentrare, in una sola ambientazione e per quattro giorni, un calendario di proposte che ha spaziato dallo sport allo spettacolo, dalla musica alla gastronomia, al molto altro che ha soddisfatto adulti e bambini”.

Quattro giorni, dal mezzogiorno di giovedì a domenica notte, per dieci eventi tra conferme e novità legate in particolare a un trittico di eventi.

Il primo: la “Festa dei giovani atleti” animata da 850 ragazze e ragazzi. Qui sono intervenuti Gianni Valenti, vicedirettore vicario de “La Gazzetta dello Sport” e due fuoriclasse dello sport giocato e allenato. Il coach: Dan Peterson, tecnico tra i più apprezzati e vincenti del basket mondiale. Un vero e proprio “numero uno” prendendo a prestito una delle sue frasi più celebri. Il giocatore: Samuele Papi, fuoriclasse del volley dal palmares invidiabile caratterizzato da medaglie olimpiche, mondiali ed europee in maglia azzurra e da scudetti e coppe con le squadre di club in cui ha giocato per diciannove stagioni.

Il secondo ha visto protagonisti un numero simile (quasi 900) di “diversamente giovani”. Hanno rappresentato ventotto circoli anziani e pensionati del territorio dove agisce la Cassa Rurale.

Il terzo ha coinvolto ed espresso una nota di gratitudine alle sette note suonate dai gruppi musicali della città, la Funkasin Street Band, i Curly Frog, i Rebel Rootz. Una proposta che ha chiamato a raccolta e ha fatto ballare duemila giovani. “L’offerta, non solo musicale, è stata arricchita – aggiungono i responsabili – con alcuni classici come Radiottanta, gli omaggi ai grandi della musica leggera internazionale (Elton John e i Queen), i cori della montagna, il ballo liscio, il cabaret del comico trentino Mario Cagol. Ovviamente apprezzati i sapori della buona cucina, la birra bavarese e le immancabili bollicine per una chiusura spumeggiante della quattro giorni. In attesa della prossima”.

La Polizia di Stato di Agrigento, su disposizione della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo e con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, ha eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di 3 extracomunitari sbarcati a Lampedusa lo scorso 29 giugno, per gravissimi reati quali associazione a delinquere, tratta, violenza sessuale, omicidio ed altro. Per la prima volta, in tema d’immigrazione, viene contestato il reato di tortura, di recente introduzione.

I poliziotti della Squadra Mobile, inoltre, contestano ai 3 soggetti la gestione di un illegale centro di prigionia, collocato in una ex base militare della città libica di Zawyia, ove centinaia di migranti, che tentavano di imbarcarsi per raggiungere le coste italiane, venivano privati della libertà personale.

Inoltre i migranti venivano sottoposti a sistematiche vessazioni e atrocità – attraverso reiterate e costanti violenze fisiche (consistenti in sistematiche percosse con bastoni, calci di fucili, tubi di gomma, frustate e somministrazione di scariche elettriche), ripetute minacce gravi (poste in essere con l’uso delle armi o picchiando brutalmente altri migranti quale gesto dimostrativo), accompagnate dalla mancata fornitura di beni di prima necessità, quali l’acqua potabile, e di cure mediche per le malattie lì contratte o le gravi lesioni riportate in stato di prigionia – al fine di ottenere dai loro congiunti il versamento, in favore degli stessi associati, di somme denaro quale prezzo della liberazione e/o della loro partenza verso lo Stato italiano, ovvero, in assenza del pagamento, venivano alienati ad altri trafficanti di uomini per il loro sfruttamento sessuale e/o lavorativo o talora uccisi; associazione finalizzata alla commissione di una pluralità di gravi delitti, quali tratta di persone, violenza sessuale, tortura, omicidio, sequestro di persona a scopo di estorsione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

I fermati, che dopo lo sbarco a Lampedusa erano stati trasferiti presso un centro di accoglienza di Messina, sono stati individuati e monitorati dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, in collaborazione con la Squadra Mobile di Messina, ed hanno alla loro cattura ed al successivo trasferimento presso la locale Casa Circondariale.
Il personale della Squadra Mobile di Agrigento, coordinata dalle Procure di Palermo ed Agrigento, ha sviluppato una certosina attività investigativa tra Lampedusa, Agrigento, Castelvetrano, Marsala ed altri Comuni della Calabria, riuscendo a raccogliere tra i migranti, diverse testimonianze ritenute attendibili, concordanti e puntuali, che hanno permesso l’emissione dell’odierno provvedimento restrittivo.

Tra le dichiarazioni raccolte, si evidenziano alcuni passaggi che testimoniano la gravità degli accadimenti per i quali si procede:
“Tutte le donne che erano con noi, una volta alloggiati all’interno di quel capannone sono state sistematicamente e ripetutamente violentate dai 2 libici e 3 nigeriani che gestivano la struttura. Preciso che da quella struttura non si poteva uscire. Eravamo chiusi a chiave. I due libici e un nigeriano erano armati di fucili mitragliatori, mentre gli altri due nigeriani avevano due bastoni.

Le condizioni di vita, all’interno di quella struttura, erano inaudite. Ci davano da bere acqua del mare e, ogni tanto, pane duro. Noi uomini, durante la nostra permanenza all’interno di quella struttura venivamo picchiati al fine di sensibilizzare i nostri parenti a pagare loro delle somme di denaro in cambio della nostra liberazione. Di fatto avveniva che, i predetti organizzatori ci mettevano a disposizione un telefono col quale dovevamo contattare i nostri familiari per dettare loro le modalità con il quale dovevano pagare le somme di denaro pretese dai nostri sequestratori.

Ho avuto modo di apprendere che la somma richiesta dagli organizzatori in cambio della liberazione di ognuno di noi, si aggirava a circa 10000 dinari libici. Io, malgrado incitato a contattare i miei familiari, mi sono sempre rifiutato, Proprio per questo motivo sono stato oggetto di bastonate da parte loro. Preciso che, in occasione di un mio rifiuto, un nigeriano, con il calcio della pistola, dopo che mi ha immobilizzato il pollice della mia mano destra su un tavolo, mi ha colpito violentemente al dito, fratturandolo. Durante la mia permanenza all’interno di quella struttura ho avuto modo di vedere che gli organizzatori hanno ucciso a colpi di pistola due migranti che avevano tentato di scappare.”

“Durante la mia permanenza all’interno di quella struttura, a causa delle mie rimostranze contro la mia ingiusta detenzione, sono stato più volte picchiato. Ho subito delle vere e proprie torture che mi hanno lasciato delle cicatrici sul mio corpo. Specifico che sono stato frustato tramite fili elettrici. Altre volte preso a bastonate, anche in testa.”
“l’uomo – omissis – era spregiudicato, in quanto picchiava tutti i prigionieri e li torturava, frustandoli con i cavi elettrici; li bastonava servendosi di tubi in gomma.”
“Eravamo tutti sottoposti a continue violenze e torture da parte dei nostri carcerieri, poiché pretendevano il pagamento di una somma di denaro, da parte dei parenti, in cambio della nostra liberazione. Chi non pagava veniva torturato con la corrente elettrica. Ti davano delle scosse che ti facevano cadere a terra privo di sensi. Ho assistito personalmente a tanti omicidi avvenuti con la scossa elettrica. Succede che ti forniscono un cellulare con il quale contattare i parenti per esortarli a pagare il riscatto. Laddove non si ricevevano le somme richieste il migrante veniva poi ucciso.”

“Io sono stato picchiato più volte, anche senza alcun motivo apparente. Noi migranti venivamo picchiati tramite un tubo di gomma che ci procurava tanto dolore e, alcune volte, anche delle ferite. Personalmente, all’interno di quel carcere, ho avuto modo di vedere che un migrante è deceduto a causa della fame. Era malnutrito e nessuno prestava a lui la necessaria assistenza. Ho visto, anche, tanti altri migranti ammalati che non venivano sottoposti alle cure necessarie. Ho visto che un carceriere, tale omissis, una volta, ha sparato e colpito alle gambe un nigeriano, colpevole di aver preso un pezzo di pane. Ho avuto modo di vedere che, tante volte, nel corso della giornata, le donne venivano prelevate dai carcerieri per essere violentate. Da questa prigione si usciva solamente se si pagava il riscatto. Chi non pagava, al fine di sollecitare il pagamento, veniva ripetutamente picchiato e torturato.”

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