Fulvio Abbate è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino.

Abbate ha parlato di Moana Pozzi, scomparsa venticinque anni fa: “Ho scritto su Facebook che mi fa pena questa sua mitizzazione. Ho conosciuto personalmente Moana Pozzi, me la presentò personalmente Mario Schifano. Lei non era ciò che è stato raccontato. Era una squillo, diciamo così, che ha avuto la fortuna di diventare una diva. Non credo avesse tutti questi strumenti con cui viene descritta. Viene mitizzata perché diversamente da Cicciolina, che era una profuga ungherese, ha dato la sensazione di essere una ragazza borghese. Cosa non vera, veniva da una famiglia normalissima.

È stata divinizzata, mostrata come fosse una martire, pura e incorrotta, come una protomartire cristiana. Pura retorica. Che Dio l’abbia in gloria. Ho un ricordo affettuoso di lei. Era molto bella, ma era anche venuta bene la chirurgia plastica. Prima di rifarsi aveva un naso da tucano e le guance incavate. Poi i chirurghi l’hanno resa straordinaria in volto. Aveva delle gambe incredibili e dei fianchi straordinari, era grande ma proporzionata. Era molto bella”.

Sulla crisi politica agostana: “Mi ha fatto piacere perché ci siamo tolti di torno per il momento Salvini e anche altre facce insostenibili, come la mia concittadina Bongiorno. Due soddisfazioni che sono più che sufficienti. Poi, non sono né del Pd né del Movimento Cinque Stelle. Zingaretti non controlla nulla, controlla il partito, ma il partito è un guscio vuoto, chi ha in mano le leve è Renzi, che non è un uomo di sinistra, ma un ambizioso provinciale toscano che viene dalla democrazia cristiana”.

“Dopo la fiducia ottenuta dal nuovo Governo alle Camere, il dibattito politico si concentra sulla Legge di Bilancio che dovrà essere presentata in Parlamento entro metà ottobre. Ed è proprio sulle misure contenute nella prossima manovra per il 2020 che si appuntano le attenzioni del mondo dell’artigianato e della piccola impresa che opera nel settore delle ristrutturazioni edili e della riqualificazione energetica per ottenere l’abrogazione dell’art. 10 del Decreto Crescita”. Lo affermano CNA Installazione e Impianti e CNA Costruzioni del Trentino Alto Adige.

Il fronte di chi chiede l’abrogazione dell’art. 10 è ormai ampio ed articolato. Oltre 60 imprese dei settori impianti, legno ed arredamento associate alla CNA hanno avviato un procedimento amministrativo davanti alla Commissione Europea ed all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato affinché venga accertata l’illegittimità dell’art. 10 per violazione del diritto comunitario e/o nazionale della concorrenza. La petizione on line lanciata sulla piattaforma change.org per chiedere alla politica un impegno per l’abrogazione dell’art. 10 ha superato le 5mila e le adesioni continuano a crescere.

La Regione Toscana e la Regione Umbria, su richiesta delle CNA regionali, hanno deciso di costituirsi in giudizio e di ricorrere alla Corte Costituzionale per ottenere l’abrogazione dell’art. 10 e la Regione Lazio, anche in questo caso su sollecitazione della CNA, ha approvato un ordine del giorno che impegna il Presidente della Regione e la giunta a “compiere tutti gli atti necessari e propedeutici ad impugnare nelle sedi istituzionali e giurisdizionali competenti l’articolo 10, di fronte alla Corte Costituzionale”. Anche numerosi parlamentari del Trentino Alto Adige, sollecitati dalla CNA, hanno supportato i disegni di legge che PD e Forza Italia hanno ufficialmente presentato in luglio, i quali propongono l’abrogazione dell’art. 10; dalla Svp e dalla Lega sono giunti numerosi segnali che vanno nella direzione di cancellare questo provvedimento, mentre il M5S si mostra ora possibilista circa la sua abrogazione.

“È fondamentale – affermano all’unisono CNA Installazione Impianti e CNA Costruzioni Trentino Alto Adige – che si passi ora dalle buone intenzioni ai fatti e che nel testo della Legge di Bilancio vi sia un esplicito ed inequivocabile impegno del Governo, in questo caso appoggiato anche dalle forze di opposizione, per l’abrogazione dell’art. 10. Un decreto volto a favorire la crescita del Paese rischia di tagliare fuori le nostre aziende dal mercato della riqualificazione energetica e di produrre di fatto un ritorno al monopolio delle grandi catene. Continuiamo nei prossimi mesi la nostra battaglia a favore delle PMI che è bene ricordare sono l’ossatura economica del nostro paese: basta a provvedimenti che ci danneggiano”.

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