Scuola, l’assessore Failoni:” Lo sport ha una grande importanza formativa”. Primo giorno di scuola anche all’istituto Comprensivo Val Rendena, a Pinzolo. Gli alunni sono stati accolti all’ingresso a scuola dall’assessore provinciale allo sport Roberto Failoni, accompagnato dalla dirigente Cinzia Salomone, dal sindaco Michele Cereghini e dal presidente della Consulta dei genitori dell’Istituto Maurizio Freschi.

“L’augurio che voglio formulare agli alunni – ha detto l’assessore Failoni – è di affrontare il percorso scolastico con serenità ed entusiasmo. Al mondo della scuola rivolgo inoltre l’invito a favorire la possibilità che i ragazzi, oltre a studiare ed apprendere con profitto, possano anche trovare il tempo per praticare lo sport, che è così importante per il loro sviluppo fisico, mentale e sociale”.

Sono oltre 700 gli alunni iscritti all’Istituto Comprensivo che conta sette plessi per la scuola primaria e tre per la secondaria. Accoglie i giovani della Valle Rendena e nel suo progetto formativo riserva grande attenzione alle lingue, ai temi ambientali e legati al territorio, alle nuove tecnologie, alla possibilità per gli alunni di fare attività sportiva.

L’assessore ha anche visitato una classe.

“Ricordo – ha spiegato Failoni rivolgendosi al personale scolastico e ai genitori presenti – che abbiamo previsto, nei nuovi criteri recentemente approvati, incentivi per sostenere l’attività sportiva”.

 

Gli abbracci con i compagni di classe, l’appello nel chiostro e poi tutti in classe. Per i ragazzi dell’istituto Sacro Cuore di Trento la campanella è suonata alle 8 in punto. Gli studenti sono stati accolti nel cortile della scuola paritaria – che raccoglie materna, elementari, medie e superiori – dal gestore madre Lorenza Morelli (superiora dell’Istituto delle Figlie del Sacro Cuore), dal preside Alberto Ventroni e dall’assessore provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana. “Vi auguro un anno scolastico ricco di stimoli ed esperienze positive – sono state le parole dell’assessore, che si è rivolta direttamente ai ragazzi -.
Voi giovani rappresentate il futuro della nostra società ed è dunque importante che, attraverso la scuola, possiate gettare le basi per diventare cittadini consapevoli e sempre in grado di affrontare le sfide che la vita vi riserverà. Questo istituto vi offre un’opportunità in più, rappresentata dai valori cristiani che fanno parte della storia intrinseca dell’istituto e, più in generale, rappresentano le radici sulle quasi si fonda la nostra società. Valori ai quali noi stessi, come amministratori, ci ispiriamo”.
L’istituto Sacro Cuore, fondato nel 1844, ha adottato un piano trilingue che prevede attività in lingua tedesca e inglese a partire dalla scuola dell’infanzia e per l’intero corso di studi. Gli studenti iscritti nell’anno scolastico 2019/2020 sono in totale 685: in 66 frequentano scuola dell’infanzia, in 209 le elementari, in 204 le medie e in 206 le superiori.
Accompagnata da madre Lorenza Morelli e dall’amministratrice Franca Penasa, l’assessore Segnana ha incontrato gli insegnanti, i lavoratori della segreteria e della mensa e visitato la struttura che nel corso dell’estate ha subito importanti lavori di ammodernamento.
L’esponente dell’esecutivo è stata accompagnata inoltre all’interno delle due classi di prima e seconda liceo delle Scienze umane internazionale, un corso sperimentale di 4 anni approvato dal Ministero dell’istruzione.Questo nuovo indirizzo consentirà alle studentesse di arrivare all’esame di maturità un anno prima rispetto ai coetanei, aprendo loro le porte del mondo dell’Università a 18 anni. Le ragazze stesse hanno parlato all’assessore Segnana dell’importante impegno richiesto da questo indirizzo che, accanto alle lezioni frontali con gli insegnanti, prevede dei corsi pomeridiani che le ragazze seguono da casa attraverso un portatile offerto in comodato d’uso dalla scuola.

L’assessore all’istruzione Mirko Bisesti è contrario a entrambi i recenti disegni di legge d’iniziativa consiliare in materia di scuola, presentati rispettivamente da Degasperi- Marini dei 5 Stelle (ddl n. 15/XVI) e da Ferrari-Manica-Olivi del Pd (ddl 24/XVI).

E’ quanto emerso ieri pomeriggio dalla seduta della V Commissione consiliare permanente, riunita dalla presidente Alessia Ambrosi. All’atto di aprire l’esame dei due testi ha preso parte appunto l’assessore provinciale di merito, esprimendo le proprie riserve. Sul primo disegno di legge, che si occupa di autonomia scolastica, Bisesti ha detto che propone disposizioni poco innovative, poco chiare e tali da ingenerare incertezze interpretative.

Non piace l’ampliamento dei poteri del collegio docenti, che andrebbero – ha affermato l’assessore – in parziale sovrapposizione con le competenze del consiglio dell’istituzione. No anche ad attribuire alle consulte di studenti e genitori competenze che vanno oltre la loro funzione consultiva.

Sul ddl 24 – in tema di sovrintendente scolastico – Bisesti ricorda come la figura è stata reintrodotta con la legge di assestamento del bilancio Pat 2019 e come la Giunta sia ora impegnata a stabilire le norme attuative. No alla scelta del sovrintendente solo tra i dirigenti scolastici, perché si vuole poter scegliere anche tra altri soggetti altamente qualificati. No infine agli ampi poteri che Ferrari e colleghi immaginano per il nuovo sovrintendente, giudicati da Bisesti incompatibili con l’attuale assetto organizzativo della Provincia.

Ieri la presidente Ambrosi ha dato comunque forma a un gruppo di lavoro che in Commissione lavorerà sui due testi, con l’ipotesi di andare a scrivere un testo unificato. Il gruppo sarà coordinato da Ambrosi stessa, ne faranno parte Filippo Degasperi e Sara Ferrari, mentre l’assessore Bisesti non è interessato a parteciparvi.

La Fondazione Pezcoller e la Cooperazione Trentina da oggi sono più vicine. Stamani, nella sede della Federazione a Trento, i due presidenti Enzo Galligioni per la Fondazione Pezcoller e Marina Mattarei per la Federazione Trentina della Cooperazione, hanno firmato una lettera di intenti per rafforzare la collaborazione tra i due enti in un settore fondamentale come la ricerca, in particolar modo quella contro il cancro.

“La cooperazione ha tra i suoi principali obiettivi il miglioramento delle condizioni di benessere dela popolazione, e la Fondazione Pezcoller, fortemente radicata sul territorio, ha dimostrato nel campo della ricerca scientifica forte capacità di attrarre in Trentino i migliori scienziati attraverso il Premio omonimo e le numerose iniziative di studio e ricerca che si svolgono anche al fuori del Premio. La Cooperazione sarà al fianco della Fondazione per promuovere queste iniziative di altissimo valore sociale”, ha commentato la presidente Marina Mattarei.

Il presidente della Fondazione Pezcoller, Enzo Galligioni, ha ringraziato la presidente per il sostegno della Cooperazione, e le ha anticipato che, il prossimo 11 ottobre, sarà a Trento il Premio Nobel per la medicina 2018 James P. Allison, già vincitore del Premio Pezcoller nel 2015. “L’accordo di oggi – ha spiegato Galligioni – ha lo scopo di consolidare una collaborazione già esistente con la Federazione Trentina della Cooperazione, dare una cornice a questa collaborazione e sviluppare ancor di più la possibilità di ricaduta e di integrazione tra le attività della Fondazione e la Federazione Trentina della Cooperazione”.

La collaborazione tra i due enti si sostanzierà in iniziative di comune interesse, particolarmente nei campi della comunicazione e della formazione, utilizzando gli strumenti, le conoscenze e le risorse logistiche o tecniche reciproche.

Cosa fa la Fondazione Pezcoller

La Fondazione Pezcoller da oltre 30 anni è inserita nel panorama scientifico internazionale della Ricerca sul Cancro, diventando progressivamente una realtà tra le più conosciute e rispettate in questo ambito, per la qualità ed il prestigio delle proprie attività:

• Premio Internazionale alla Ricerca sul Cancro, in collaborazione con l’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro: ormai 4 dei 25 premiati hanno successivamente ricevuto il premio Nobel con le stesse motivazioni. Tutti i premiati sono venuti a Trento ad incontrare la nostra comunità.

• Simposi annuali Pezcoller: ininterrottamente da 30 anni, trattano e spesso anticipano i temi più caldi della ricerca scientifica sul cancro, coinvolgendo sempre i massimi esperti internazionali. I Simposi sono una occasione unica di scambio di conoscenze, tra addetti ai lavori e di interazione con i giovani ricercatori, particolarmente trentini.

• Premio Europeo riservato ai giovani ricercatori Europei. È organizzato in collaborazione con l’Associazione Europea per la Ricerca sul Cancro (EACR), e destinato ai ricercatori che, nonostante la giovane età, abbiano raggiunto risultati di eccellenza

• Supporto alla Ricerca Italiana e Trentina, con Borse di Studio per progetti di ricerca da svolgere in istituzioni Italiane o Trentine, organizzate in Collaborazione con la Società Italiana di Cancerologia, o rispettivamente con il CIBIO- Università di Trento.

• Seminari Pezcoller ed altre Iniziative in campo medico, a supporto principalmente della comunità medica trentina, ma anche di carattere divulgativo per la popolazione, come la Collaborazione con il Muse, iniziata di recente.

La 25° edizione del Festival musicale in quota si conclude con due grandi artisti che hanno tracciato percorsi creativi sicuramente originali e accomunati da un’idea di fare musica con curiosità e voglia di percorrere nuove strade: sul Ciampac la musica avvolgente dei Penguin Cafè di Arthur Jeffes e a Villa Welsperg la voce straordinaria di Malika Ayane.

I Suoni delle Dolomiti salutano il pubblico e concludono l’estate 2019 con due appuntamenti decisamente originali, assieme ad artisti di grande talento che hanno tracciato percorsi creativi molto riconoscibili, diversi ma uniti da una concezione della musica aperta, curiosa e piena di voglia di percorrere strade nuove.

Si tratta di Arthur Jeffes con i suoi Penguin Cafe – il 14 settembre (ore 12) in val di Fassa sul Ciampac nel gruppo della Marmolada – e di Malika Ayane – il 15 settembre (ore 12) a Villa Welsperg in Primiero.

Arthur Jeffes con i suoi Penguin Cafe riprende la grande stagione della musica degli anni Settanta, così fortemente segnata dalla voglia di contaminare, scoprire, sperimentare, di conoscere nuovi mondi e culture e allo stesso tempo di capire fin dove ci si poteva spingere in un universo creativo che metteva insieme geografie diverse e si apriva a tutte le esperienze sociali.

Arthur Jeffes è figlio d’arte della musicista e compositrice Emily Young e di Simon Jeffes dalla cui mente era nata nel 1974 la Penguin Cafe Orchestra, uno di quei gruppi che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica contemporanea, tant’è che il loro primo album “Music from the Penguin Cafe” – pubblicato dalla Obscure Records di Brian Eno nel 1976 – è da molti considerato un lavoro anticipatore della world music.

Proprio Simon Jeffes infatti aveva sviluppato un forte interesse per la musica etcnica e gli stili africani che poi trasmise alla Penguin Cafe Orchestra in quel mix unico di attenzione alla melodia, voglia di sperimentare, approccio ibrido capace di muoversi tra diverse geografie e diverse epoche sonore che si ritrova in tutti i loro album fino alla scomparsa di quello straordinario musicista.

Arthur Jeffes artista e compositore eclettico, pianista interessato alla musica dello spazio tanto da scrivere vari pezzi per il progetto Keplero della NASA, è ora a capo del gruppo Penguin Cafe nato dopo il tributo del 2007 al padre con la formazione dei Penguin Cafe Orchestra. Dopo allora ha rivoluzionato la line up coinvolgendo musicisti come Cass Browne dei Gorillaz, Neil Codlind degli Suede, Oli Langford di Florence and the Machine e Darren Berry di Razorlight.

Nei tre album all’attivo rimangono salde le coordinate sonore già segnate dal padre, unendole alle nuove sensibilità di Arthur e compagni. Ne è scaturita una musica avvolgente e a tratti celestiale, sempre curiosa e abile a fare incontrare universi lontani.

Come si raggiunge il luogo del concerto
Il luogo del concerto di Penguin Cafe (14 settembre, ore 12) è raggiungibile da Alba di Canazei con la cabinovia Ciampac e poi a piedi in 20 minuti di cammino con dislivello in salita 10 metri, difficoltà E.

 

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Escursione con le Guide Alpine del Trentino
È possibile arrivare al luogo del concerto dei Penguin Cafe con un’escursione assieme alle Guide Alpine del Trentino. L’itinerario parte da Alba di Canazei da dove si sale in quota con la cabinovia Ciampac (costo biglietto a carico dei partecipanti), segue il segnavia 645 fino a Cima Piz de Soforcela e, passando dalle creste, conduce a Sella Brunech da dove si scende al luogo dell’esibizione. Durata ore 3.30 di cammino, dislivello in salita 338 metri, difficoltà E.

Partecipazione a pagamento prenotando presso le Guide Alpine Alta Fassa Guides (numero 370 1347721) e gratuita fino ad esaurimento posti per i possessori di Val di Fassa Card con prenotazione obbligatoria da attivare recandosi presso gli uffici Apt di valle e di Trentino Guest Card con prenotazione obbligatoria sul sito visittrentino.info/card o al numero 0462 609550.

In caso di maltempo, l’evento è proposto alle ore 17.30 Teatro Navalge, Moena con biglietti per l’accesso in sala in distribuzione fino ad esaurimento posti dalle ore 15.30.

L’iniziativa è proposta da APT Val di Fassa e Trentino Marketing.

Trentino Film Commission: domande di contributo entro il 24 settembre. Si tratta della terza e ultima call del 2019.

Ci sono ancora pochi giorni di tempo per partecipare alla terza e ultima call di Trentino Film Commission, con la quale si finanziano opere cinematografiche, di fiction, serie e programmi per la televisione e progetti di documentario, sia nazionali che internazionali.

Nei due precedenti bandi del 2019, a febbraio e giugno, sono stati ammessi al finanziamento un totale di 13 progetti, di cui 5 cinematografici e televisivi, 4 documentari e 4 presentati da produzioni locali, ai quali si aggiungono altri progetti per attività di formazione e partecipazione a mercati di settore per professionisti locali.

Il Comitato scientifico di TFC nel selezionare le opere ha valutato come sempre non solo le potenzialità promozionali e il valore culturale, ma anche la capacità di sviluppare indotto economico attraverso la spesa diretta che le società sostengono durante le riprese in provincia di Trento.

La scadenza per le domande di contributo è il 24 settembre 2019, possono presentare richiesta società di produzione cinematografica, televisiva e di documentario – locali, nazionali e internazionali, nonché i professionisti o gli aspiranti professionisti residenti in Provincia di Trento per il sostegno alla partecipazione a corsi di formazione o a mercati professionali di settore.

 

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Qui di seguito i progetti approvati nelle call di febbraio e giugno 2019

Produzioni cinematografiche e televisive:

 

La volta buona
Regia di Vincenzo Marra
Prodotto da Lotus Production, una società di Leone Film Group
Cast: Massimo Ghini, Ramiro Garcia, Max Tortora, Francesco Montanari, Gioia Spaziani, Massimo Wertmuller
Riprese in Trentino effettuate nel mese di maggio

 

Din Don 2
Regia di Paolo Geremei
Prodotto da Sunshine Production
Cast: Enzo Salvi, Maurizio Mattioli, Giorgia Wurth, Ivano Marescotti, Emy Bergamo, Adolfo Margiotta, Leonardo Bocci, Andrea Dianetti, Gabriele Carbotti, Laura Torrisi, Marco Milano, Rebecca Staffelli e Crisula Stafida
Riprese in Trentino effettuate nei mesi di giugno e luglio

 

Atlas
Regia di Nicolò Castelli
Prodotto da Tempesta Film

 

L’estate di Jonas
Regia di Marco Turco
Prodotto da Bibi Film

 

Rispet
Regia di Cecilia Bozza Wolf
Prodotto da Stefilm International

 

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Produzioni di documentario:

Il cercatore di infinito
Regia di Federico Massa e Andrea Azzetti
Prodotto da Avilab srl

 

Amate sponde
Regia di Egidio Eronico
Prodotto da EiE Film

 

La stagione
Regia di Andrea Segre
Prodotto da Zalab Film

 

Inedita
Regia di Katia Bernardi
Prodotto da GA&A Productions

 

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Produzioni locali:

Undercut – L’oro di legno
Regia di Angelo Poli e Mario Barberi
Prodotto da GiUMa Produzioni
Serie TV factual andata in onda su Dmax nei mesi di giugno e luglio

 

Making the forests
Regia di Mali Weil
Prodotto da Il Gaviale Soc. Coop.

 

Adam Ondra. Pushing the limits
Regia di Jan Simanek, Petr Zarub
Prodotto da Jun Cut

 

Undercut – L’oro di Legno (2° stagione)
Regia di Angelo Poli e Mario Barberi
Prodotto da GiUMa Produzioni

 

Il professore Piergiorgio Odifreddi a “Off Topic – Fuori dai luoghi comuni” su Radio 24: “Sono favorevole alla legalizzazione delle droghe, dalla Marijuana fino all’LSD e all’Ecstasy”. “Vino e fumo uccidono molto di più e sono legalizzati”. “Gli italiani? Dei voltagabbana. Un popolo che non studia”. “Il calo demografico? Finto. Siamo troppi sul pianeta, dovremmo limitare le nascite”. “Le chiese? Sono da nazionalizzare e da trasformare in musei”.

“Sono favorevole alla legalizzazione delle droghe, da quelle leggere come la marijuana a quelle psicodislettiche come l’LSD e l’Ecstasy”. Così il professor Piergiorgio Odifreddi a “Off Topic – Fuori dai luoghi comuni”, il programma estivo di Radio 24 condotto da Riccardo Poli, Alessandro Longoni e Beppe Salmetti. “Io non fumo e non ho mai usato droghe però, a differenza di Salvini, sono favorevole alla legalizzazione anche di quelle droghe che deformano la realtà, che aprono le porte della percezione. Per esempio l’Ecstasy – prosegue il matematico – usata in maniera sensata, come tutte le cose, ti fa vedere il mondo in maniera differente, come insegnano gli scritti di Huxley. Negli anni ‘50 ad Harward somministravano Ecstasy con il compito di studiarne gli effetti distorsivi sulle persone”.

“Poi dobbiamo intenderci su cosa intendiamo per droghe perché per esempio il vino e il tabacco sono due droghe legalizzate: ogni anno in Italia muoiono 120 mila persona a causa loro, circa 300 persone al giorno”. Alla domanda su come descriverebbe gli italiani il prof. Odifreddi risponde: “Dei voltagabbana, si passa da un partito all’altro a ogni elezione. Basta pensare che dopo la seconda guerra mondiale si diceva che gli italiani fossero 90 milioni perché prima della guerra c’erano 45 milioni di fascisti e dopo la guerra 45 milioni di antifascisti. E tutto questo perché siamo un popolo che non studia, ultimo nelle classifiche per la comprensione della matematica, dell’italiano e delle scienze”. Ma lei è preoccupato del calo demografico, chiedono i conduttori?

“No, il calo demografico è finto, la popolazione rimane stabile grazie agli immigrati. Il vero problema è un altro, è che nel mondo siamo 7 miliardi e mezzo e pretendiamo di mettere al mondo altre persone incidendo sempre più sul clima. La verità è che siamo troppi sul pianeta. La prima cosa da fare è una forte limitazione delle nascite mentre invece anche Papa Francesco, che fa tanto l’ecologista, dice “fate figli”. Io invece dico ‘fate sesso ma non fate figli’.” E sul ruolo della Chiesa in Italia Odifreddi conclude: “Le chiese dovrebbero essere nazionalizzate e considerate come dei musei. Nel mio mondo ideale dovrebbero pagare lo stipendio a qualcuno che si vesta da prete e che ne interpreti il ruolo, in maniera folkloristicamente”.

L’imam Pallavicini: “Nel 2100 mezza Italia sarà musulmana? Parlare di sostituzione della popolazione cristiana con quella musulmana mi sembra una speculazione. Tra famiglie orientali e occidentali c’è un radicale cambiamento in termini di numero dei membri della famiglia. Ma gli orientali possono essere musulmani, ebrei, buddisti, cristiani, possono essere buoni o cattivi credenti. Rischio sharia in Italia? La minoranza di fondamentalisti che fanno un abuso mal compreso della dottrina islamica per creare dei tribunali basati sul diritto islamico è qualcosa che non esiste neanche nel mondo islamico maggioritario. Alcuni musulmani non sanno neanche cosa sia la sharia”

L’imam Yahya Pallavicini, presidente del Coreis (Comunità Religiosa Islamica), è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

La fondazione FareFuturo lancia l’allarme: nel 2100 i musulmani saranno metà della popolazione italiana. “Probabilmente attualmente i musulmani sul territorio nazionale sono vicini ai 2 milioni e si dividono tra stranieri e italiani di prima e di seconda generazione –ha affermato Pallavicini-. La ricerca mostra una dimensione un po’ faziosa. Oggi stiamo parlando al massimo di 2 milioni su 60 milioni di popolazione italiana. E anche se dovesse aumentare o diminuire non è proprio sui numeri che dobbiamo ragionare. Bisogna discutere sui cali demografici e in questo senso alcune tipologie di famiglie sembrano cambiare il tasso di natalità rispetto alla normale famiglia italiana. Questo però permetterebbe anche di affrontare una crisi di valorialità delle famiglie occidentali. Tra famiglie orientali e occidentali c’è un radicale cambiamento in termini di numero dei membri della famiglia. Ma gli orientali possono essere musulmani, ebrei, buddisti, cristiani, possono essere buoni o cattivi credenti. Parlare di sostituzione della popolazione cristiana con quella musulmana mi sembra una speculazione.

In Marocco ad esempio ci sono anche comunità ebraiche e cristiane, e ci sono credenti e non credenti. Ho l’impressione che si voglia dire: state attenti, se i musulmani, che sono tutti cattivi, ci sostituissero cambierebbe la società e dobbiamo preservarla dall’immigrazione. Rischio sharia in Italia? La minoranza di fondamentalisti che fanno un abuso mal compreso della dottrina islamica per creare dei tribunali basati sul diritto islamico è qualcosa che non esiste neanche nel mondo islamico maggioritario. Alcuni musulmani non sanno neanche cosa sia la sharia. Velo? C’è una minoranza di donne che, senza comprenderne bene il significato, sono malconsigliate o addirittura costrette a portare il velo da alcuni maschilisti. Invece la maggioranza sceglie di portare il velo liberamente. Ho l’impressione che si voglia fomentare un pregiudizio che è giustificato da una parte perché ci sono dei maschilisti, ma nella maggioranza dei casi si tratta di una scelta libera. Noi in quanto cittadini italiani di fede musulmana siamo parte delle vittime di un abuso per giochi di potere da parte di alcuni che vogliono storpiare alcuni simboli religiosi per farne una rivoluzione sanguinosa ma anche utopistica in termini di giochi politici”.

Di Luca Franceschi – Intervista alla presidente del Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento, dottoressa Roberta​​​ Vigotti.

 

LESSICO & BUROCRATESE: come può un magistrato aiutare il cittadino a capire quello che viene scritto nelle sentenze?

Il linguaggio giuridico può essere definito come un linguaggio speciale, dotato, come tale, di un elevato grado di tecnicità. Come tale, non ne è possibile una sua integrale semplificazione, nel senso che i termini usati dal giudice non possono essere ridotti al linguaggio comune: penso a termini come “ricorso incidentale”, “interesse pretensivo”, “interesse oppositivo”, “legittimazione ad agire” o simili, di uso comune nei provvedimenti giudiziari. Tali termini tecnici, molto spesso frutto di una focalizzazione e specificazione sedimentata nel tempo, non si prestano ad una semplificazione, né ad una spiegazione del significato nel singolo testo in cui se ne fa applicazione, analogamente a quanto avviene per qualsiasi linguaggio tecnico: si chiederebbe ad un medico, ad un ingegnere, ad un architetto, la sistematica sostituzione di termini scientifici con altri di uso comune?

Beninteso, altra cosa è spiegare, per quanto possibile e in termini generali, il concetto sotteso alla parola, ma ciò non può avvenire nel testo della sentenza, volta a dirimere una concreta controversia e non alla didattica del linguaggio, riservata ai teorici del diritto. La specialità del linguaggio giuridico nel provvedimento giudiziario concretizza perciò, sul piano lessicale, una specialità necessaria, di cui il giudice non può fare a meno.

Altra cosa è la costruzione della frase giuridica, che non incida sul significato e si ponga quale frutto di una scelta meramente stilistica: in questo senso, nel senso cioè dello stile del provvedimento, è chiaro che il linguaggio deve tendere, per quanto possibile, alla semplicità e intellegibilità comune, ma qui entrano in gioco le propensioni individuali di chi redige il provvedimento. Peraltro, è proprio in questo settore della morfologia del linguaggio che è possibile, e auspicabile, una maggiore semplificazione, con abbandono di terminologie e di costruzioni della frase non necessarie e la loro sostituzione con forme di uso comune.   

 

 

SEMPLIFICAZIONE: come può l’organizzazione Tar migliorare le modalità di accesso e fruizione (anche on line) dei servizi nei confronti degli avvocati?

Come noto, dal 1° gennaio 2017 ha preso avvio il nuovo processo amministrativo telematico, cioè la completa informatizzazione del processo amministrativo, portando alla definizione di nuove e più funzionali modalità di lavoro e un più agevole accesso alla giustizia amministrativa. Il nuovo processo telematico ha comportato una serie di innovazioni tra cui il deposito telematico dei ricorsi introduttivi, delle memorie difensive e di tutti i documenti e la firma digitale di tutti gli atti processuali e l’effettuazione delle comunicazioni alle parti in forma telematica. In sostanza gli avvocati possono gestire dal loro ufficio il processo, avere accesso via internet a tutti i documenti e provvedimenti giudiziari, seguire le varie fasi del procedimento senza bisogno di recarsi presso gli uffici giudiziari, se non per comparire in camera di consiglio o in udienza pubblica.

Ci tengo a ricordare che il progetto del processo amministrativo telematico è vincitore del Premio Agenda Digitale, promosso per il terzo anno consecutivo dall’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, nella categoria “Attuazione dell’Agenda Digitale”.

Peraltro, la trasparenza e l’accesso devono essere rispettosi della normativa sulla privacy: in questo senso il coordinamento tra le due esigenze pone delicati problemi, fermo restando che la fruizione del servizio giustizia è garantita sia in via di principio sia, in pratica, dalla costante interazione degli avvocati con il personale di segreteria del nostro Tribunale.

 

 

TEMPI GIUSTIZIA: come reputa la Presidente i tempi di risposta della Giustizia amministrativa in Trentino?

Sul piano dei risultati, questo Tribunale si è contraddistinto, in questi ultimi anni, per la notevole rapidità della risposta giudiziale, rapidità che lo ha posto al vertice della classifica dei TAR per velocità di risposta e per l’azzeramento dell’arretrato, qui inesistente, con tempi di assoluta eccellenza rispetto alla media nazionale: poiché ritengo che solo una giustizia celere sia una giustizia effettiva, questo dato è di particolare soddisfazione per me e per i colleghi.

A titolo indicativo, per quanto riguarda l’anno 2018, nel settore ordinario i tempi tra deposito del ricorso e la pubblicazione della sentenza si sono attestati attorno ai 185 giorni, complessivamente con una generale cospicua riduzione rispetto agli anni precedenti, riduzione che ha determinato un apprezzabile saldo attivo tra ricorsi depositati e quelli definiti. Nel settore degli appalti, sempre nello stesso anno di riferimento, i tempi tra deposito del ricorso e deposito della sentenza sono intercorsi in media 93 giorni e, anche in questo caso, il dato evidenzia una notevole complessiva riduzione rispetto agli anni precedenti.

Più precisamente, in sintonia con le ragioni che hanno ispirato l’introduzione, nel codice del processo amministrativo, del rito accelerato per il contenzioso riguardante gli appalti pubblici, il Tribunale, laddove lo consentano le regole processuali tese ad assicurare il contraddittorio e, in generale, il diritto di difesa di tutte le parti, ha sempre privilegiato l’immediata pronuncia nel merito, già in esito alla fase cautelare.

Questo, della opportunità di celere definizione del contenzioso, è quindi uno dei criteri ai quali il Tribunale ha costantemente ispirato, e intende ispirare, i propri lavori, con l’ovvia consapevolezza che la rapidità non può procedere disgiunta dalla capacità di approfondimento dei temi e delle questioni affrontate.

 

 

COSTI GIUSTIZIA: come può la “macchina statale” comprimere gli eventuali sprechi e/o le spese accessorie e diventare più leggera per il contribuente?

Per “costo della giustizia” si intende dal lato dell’utente, il versamento del contributo unificato, cioè del tributo che deve pagare chi intraprende una causa civile, amministrativa o di lavoro, a meno che non acceda al patrocinio a spese dello Stato.

A partire dal 2002, il contributo unificato ha sostituito ogni altro tributo a carico del cittadino per l’accesso alla giustizia, semplificando in un unico pagamento i relativi costi, ma incidendo notevolmente sulla onerosità della domanda di giustizia.

La mia posizione in merito è nota e totalmente negativa. Per il resto, è evidente che eventuali misure contro “sprechi e spese accessorie” dipendono da scelte non del singolo Tribunale, ma di competenza centrale e politica, fermo restando che gli sprechi sono in parte ascrivibili anche alla lentezza della risposta da parte del giudice, lentezza che qui a Trento è radicalmente nulla come ho detto prima.

 

 

VISITE PALAZZO: la Presidente individua delle nuove modalità di accesso e visite guidate nel Palazzo storico di via Calepina da parte dei trentini?

Per quanto riguarda la valorizzazione di palazzo Lodron, di particolare importanza storica e artistica, l’apertura al pubblico è sempre stata garantita ad associazioni culturali e a turisti interessati che ne facciano richiesta, con la possibilità anche di visite guidate.

Un’ulteriore apertura del Palazzo storico ai giovani trentini è avvenuto in occasione della partecipazione del Tribunale al Tavolo della legalità, a cui accennerò a breve, dove alle classi di studenti partecipanti all’iniziativa formativa promossa dal Tribunale stata garantita una visita guidata all’interno del Palazzo Lodron alla scoperta delle sue sale e dei suoi affreschi.

Inoltre, in una occasione che mi piace ricordare, la valorizzazione è avvenuta mediante una rappresentazione storica che ha preso spunto dalle vicende della famiglia dei nobili Lodron, nell’ambito della quale si sono alternate visita alle stanze del palazzo, illustrazione degli affreschi e momenti di riflessione sugli importanti temi della giustizia. Questa iniziativa è stata curata con la regia artistica di Renzo Fracalossi e il sostegno organizzativo del FAI con il titolo “Palazzo Lodron. Una storia di ieri e oggi. (Studio per un teatro itinerante fra le mura di Palazzo Lodron a Trento e fra le leggi che esso contiene)”, e ha riscosso notevole interesse e positivo apprezzamento da parte dei partecipanti.

Una replica della rappresentazione è prevista sabato 12 ottobre 2019, ad ore 15.30 sempre presso Palazzo Lodron, in occasione del convegno, organizzato dal Tribunale e dedicato all’illustrazione del patrimonio culturale della città e della Provincia. Più precisamente, nelle giornate dell’11 e 12 ottobre 2019 presso il Castello del Buonconsiglio si terrà una convegno dal titolo “Uso, conservazione e valorizzazione del bene culturale. In particolare, l’esperienza nella provincia di Trento” che vedrà la partecipazione di illustri nomi delle Istituzioni, del mondo accademico ed esperti in tema di patrimonio culturale. E’ previsto anche un intervento dell’architetto Michelangelo Lupo sugli immobili cinquecenteschi a Trento, compreso il Palazzo Lodron.

 

 

LEGALITÀ E SCUOLE: quali saranno i nuovi appuntamenti per la formazione dei giovani alla cultura della legalità (anche in campo amministrativo) in Italia?

In generale, il Tribunale ha sempre cercato di garantire una costante apertura verso la società. In particolare, ciò si esplica sia nel seguire la formazione dei giovani laureati, sia nel favorire in vari modi la conoscenza del Palazzo Lodron.

Presso il nostro Tribunale ormai da alcuni anni giovani neo laureati in giurisprudenza vengono a svolgere un periodo di formazione teorico pratica. Sono in atto accordi con l’Università degli studi di Trento per lo svolgimento di periodi di formazione teorico pratica degli iscritti alla Scuola di specializzazione per le professioni legali delle Università di Trento e Verona, e periodi di formazione più lungi (anche un anno e mezzo e oltre) per candidati ammessi al tirocinio formativo dopo aver superato un selezione a seguito di pubblicazione di apposito bando. In quest’ultimo caso, la formazione presso il nostro Tribunale è sostitutiva del periodo di pratica forense e l’esito positivo della formazione teorico pratica costituisce titolo di accesso o di preferenza per determinati, rilevanti concorsi pubblici.

Importante è anche la partecipazione del Tribunale al Tavolo della legalità, promosso dalla Provincia autonoma di Trento su iniziativa del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che riunisce i rappresentanti delle diverse istituzioni chiamate a vario titolo ad occuparsi dei temi della legalità, con l’obiettivo di organizzare interventi informativi e formativi per promuoverne la cultura tra gli studenti della provincia di Trento.

In particolare, l’iniziativa svolta dal nostro Tribunale si è concretizzata in una serie di incontri con docenti e alunni, presso la sede del Tribunale, ciascuno suddiviso in tre parti: una prima parte, caratterizzata dalla presentazione del ruolo affidato dalla Costituzione al giudice amministrativo, nel quadro delle garanzie e della tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi dei cittadini nei rapporti con le pubbliche amministrazioni; una seconda parte, basata sulla partecipazione attiva degli studenti a un’udienza simulata su un caso di interesse generale; infine, una terza parte consistente in una visita guidata all’interno del Palazzo Lodron alla scoperta delle sue sale e dei suoi affreschi.

 

 

 

Foto: archivio Consiglio provinciale Trento

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