La lezione della tempesta Vaia, spendere di più per la prevenzione.

Una vera e propria summa di quanto è stato fatto (cioè molto), di come è stato fatto e di quanto rimane da fare per rimarginare le ferite subite dal trentino poco più di 10 mesi fa in seguito alla tempesta Vaia. Una enorme messe di dati, stime, ragionamenti che sono stati presentati oggi ai consiglieri provinciali nella sala dell’Aurora di palazzo Trentini dai dirigenti della Provincia. Un incontro che ha chiuso il lavoro della commissione speciale sulla tempesta del 29 ottobre dello scorso anno presieduta da Ivano Job della Lega. Un lungo lavoro, ha detto Job, che ha messo in evidenza quanto sia vitale la prevenzione soprattutto di fronte all’imprevidibilità e alla durezza dei fenomeni (per ricordarlo ha fatto ascoltare una registrazione dell’urlo del vento registrato nella notte del 29 ottobre) che stanno caratterizzando il nostro tempo. Il presidente della commissione ha poi espresso solidarietà al sindaco di Dimaro – Folgarida coinvolto dall’inchiesta della magistratura ricordando che i primi cittadini sono spesso i più coinvolti pur essendo spesso disarmati. Il presidente del Consiglio Walter Kaswalder, aprendo i lavori dell’incontro informativo, ha ricordato Paolo Valenti di Bondo la giovane vittima dell’incidente sul lavoro accaduto oggi nei boschi di Tione.

 

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Fugatti: rispetto per la magistratura, ma piena fiducia nei dirigenti Pat.

Il presidente della Giunta Maurizio Fugatti (Lega), rivolgendo un ricordo alle famiglie delle vittime della tempesta e sottolineando l’ottima prova dimostrata dalla struttura della Pat e della Protezione civile, ha affermato, pur nel rispetto dell’operato della magistratura, di essere certo della serietà della gestione degli eventi di ottobre da parte della macchina della Provincia. Le inchieste, ha continuato Fugatti, dimostreranno la correttezza anche degli amministratori di Dimaro. Quindi, il presidente della Giunta ha ribadito il rispetto nei confronti della magistratura ma anche la consapevolezza della correttezza dei vertici della Pat. Fugatti ha inoltre ricordato l’importanza dell’intervento dello Stato, tutt’altro che scontato, di 230 milioni su 360 di danni. Soprattutto ha ricordato che la lezione di Vaia è stata chiara: le spese per la gestione del territorio non sono mai abbastanza e che la prevenzione è sempre più centrale sopratutto di fronte al rischio di un peggioramento della situazione climatica.

 

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Zanotelli: Far crescere la consapevolezza dei rischi.

Un concetto ripreso dall’assessora Giulia Zanotelli (Lega) la quale ha ricordato che la Giunta è al lavoro sul tema della prevenzione, che con l’assessore Tonina sta girando il Trentino per presentare la carta di sintesi dei rischi, uno strumento che ha l’obiettivo di far crescere la consapevolezza dei pericoli tra i cittadini. Nonostante la durezza dell’impatto di Vaia sul territorio trentino, ha concluso, i danni sono stati contenuti anche grazie al lavoro di prevenzione messo in atto da anni e all’efficienza della macchina della Provincia, a partire dai Bacini montani per finire alla Protezione civile, servizi dei quali il Trentino può andare fiero.

 

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Non sappiamo quanto Vaia abbia cambiato l’assetto del territorio.

L’ingegner Raffaele De Col, coordinatore degli interventi della Pat, ha ricordato che la stima dei danni non è ancora definitiva, soprattutto perché non sappiamo ancora come Vaia abbia cambiato l’assetto del territorio. Comunque, le stime per i danni subiti dai privati (edifici, veicoli, attività economiche, agricoltura) è attorno ai 22 milioni e 790 mila euro. Per i boschi i danni stimati (viabilità forestale, infrastrutture, piazzali e monitoraggi fitosanitari) ammontano a 25 milioni. I piani di intervento per quella che è stata definita la somma urgenza superano gli 80 milioni di euro, mentre quelli destinati alla prevenzione sono 86.

Per ciò che riguarda i finanziamenti su una cifra complessiva di 360 milioni, 230 vengono dalle casse statali e, notizia di questi giorni, 15 dall’Unione europea. Per Dimaro, ha ricordato De Col, si è elaborato un piano di delocalizzazione che servirà a liberare un’intera area da tutte le infrastrutture esistenti per la sistemazione del rio Rotian e che avrà un costo di 15 milioni di euro. Per quanto riguarda le domande di indennizzo il dirigente delle Grandi opere e ricostruzione ha ricordato che sono state 1500 e che tutte sono state analizzate e 798 evase per un totale di 8 milioni e 462 mila euro.

 

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Record assoluto di pioggia, ma il sistema idraulico ha retto bene.

Il dottor Stefano Fait del Servizio Prevenzione rischi ha ripercorso, dal punto di vista meteo, le drammatiche ore degli ultimi giorni di ottobre del 2018. Un evento che, in termini di pioggia caduta, ha superato in media di ben 100 millimetri sia l’alluvione catastrofica del 1882 quando in Trentino caddero in 3 giorni 233 millimetri di acqua e quella del 1966 quando ne caddero 185. Un fenomeno, quello che ci ha colpiti la sera del 29 ottobre, che è stato generato dallo scontro tra una massa di aria fredda e una calda e umida di origine meridionali, che nei giorni precedenti aveva fatto cadere piogge abbondanti ma non eccezionali, e che ha dato vita a venti che sul passo del Manghen hanno raggiunto i 191 km all’ora. Ma, ha ricordato nel suo intervento il dottor Roberto Coali dirigente del Servizio Bacini Montani, Vaia ha rappresentato un inedito anche dal punto di vista delle capacità tecniche di misurazione dei fenomeni.

Alcuni strumenti hanno registrato punte di ben 600 millimetri d’acqua ma le condizioni del vento non hanno permesso un’analisi corretta dei dati perché la pioggia è caduta in modo obliquo e quindi ha avuto un impatto minore sugli strumenti. Non solo ma, in seguito all’inasprirsi dei fenomeni meteo, i tecnici si trovano di fronte alla necessità di cambiare i parametri soprattutto quello del possibile tempo di ritorno di un evento che è passato, dal 2006, da 100 anni a 200. Insomma, c’è la consapevolezza che ci si trova ad affrontare un’epoca dove i fatti eccezionali tendono a diventare perlomeno meno rari di un tempo. Però, ha sottolineato Coali, nonostante questo solo il 5% dei corsi d’acqua trentini hanno subito danni e per la stessa città di Trento si è scongiurata la necessità di evacuare i quartieri a rischio. Questo perché, ha spiegato Fait, il piano di contenimento della piena, quella che viene chiamata laminazione, attraverso le dighe di Forte Buso, di Stramentizzo e di Santa Giustina ha permesso di togliere dall’impeto dell’Adige 200 metri cubi al secondo portati dall’Avisio e altri 200 dal Noce arrestando la portata dell’Adige a Trento a 1900 metri cubi al secondo, contro i 2400 del 1966. Insomma, il sistema idraulico ha retto bene all’urto di Vaia.

 

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Bostrico, l’estate è andata bene ma si sa che il parassita colpirà.

Il dottor Maurizio Zanin dirigente dell’Agenzia provinciale delle foreste demaniali (il 90% del patrimonio forestale è in mano pubblica) ha ricordato che sono stati danneggiati dalla tempesta 4 milioni di metri cubi di bosco principalmente posto ad una quota che va dai 1200 ai 1500 metri, la parte migliore. Uno dei rischi maggiori che ci si trova ad affrontare, anche se da questo punto di vista l’estate 2019 è andata bene, è quello del bostrico. Un parassita che è presente nei boschi trentini ma che è favorito dagli schianti. Le 220 trappole distribuite sul territorio hanno dimostrato che il parassita è presente ma solo in poche zone ha raggiunto i livelli di guardia. Anche se, ha affermato nella sua relazione il dottor Romano Masè, dirigente generale del dipartimento agricoltura, foreste e difesa del suolo, il bostrico va messo nel conto e probabilmente colpirà le foreste nelle annate 2020 – 21.

Per quanto riguarda i lavori di ripristino sono stati ripristinati 1200 km di strade forestali; realizzati 30 piazzali dei quali 5 strategici, il più grande a Predazzo di 2 ettari, che verrà ultimato nel giro di 10 giorni. Per la vendita del legname schiantato il dottor Giovanni Giovannini dirigente del Servizio foreste e fauna ha ricordato che su 4 milioni di metri cubi è stato venduto un milione e 726 mila, mentre il 20%, cioè 835 mila metri cubi, è stato utilizzato.
E’ stato poi affrontato il tema del recupero dei prati e dei pascoli, secondo i piani presentati dal dottor Masè, ci sono 6000 ettari di bosco che potrebbero essere riportati a prato e a pascolo, circa 600 dei quali in area Vaia. Aree che permetterebbero di mantenere un equilibrio con le foreste che attualmente coprono il 63% del territorio trentino contro il 41% del 1933. Dal 1973 al 1999 le foreste della nostra provincia sono cresciute di 700 ettari, crescita che però è passata ai 5 ettari del decennio 1999 – 2018.

 

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Sentieri, siamo a buon punto.

Il dottor Vincenzo Coppola, dirigente del Servizio ripristino, ha ricordato che le 10 squadre del ripristino sono al lavoro per recuperare 279 sentieri su un totale assegnato di 504, che hanno posato 150 grandi bacheche per avvertire dei rischi gli escursionisti. Risultati raggiunti anche grazie al fondo di solidarietà che ha permesso la formazione di 40 disoccupati. Coppola ha ricordato che su 6 mila km di sentieri 2 mila sono stati danneggiati, la Sat e il Servizio ripristino ne ha già recuperato il 60% ; il 90% il Parco Adamello – Brenta; il 60% il Parco Paneveggio Pale di San Martino; il 100% il Parco dello Stelvio; il 40% la Magnifica comunità di Fiemme e i comuni il 9% di quelli assegnati.

 

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Strade, danni per 34 milioni di euro.

Vaia, come ha ricordato l’ingegner Alessandro Ferrari, dirigente della zona est del Servizio gestione strade, ha colpito duramente anche la viabilità. Gli interventi della Pat per il ripristino delle strade ammonta a 34 milioni di euro, il 90% per interventi superiori ai 50 mila euro. Il 93% degli interventi hanno interessato la rete stradale, il 6% le ciclabili e solo l’1% le ferrovie. L’intervento più importante è stato quello del Manghen, dove Vaia si era portata via 2,5 chilometri di strada che è stata completamente ricostruita dall’autunno 2018 al maggio di quest’anno. Una corsa contro il tempo che ha permesso il passaggio della tappa del Giro il primo giugno.

 

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Rischi individuati ed entro settembre si affideranno tutti i lavori.

Il dirigente dell’Agenzia provinciale per le opere pubbliche Luciano Martorano ha illustrato gli interventi messi in atto per la difesa del territorio con l’obiettivo di ridurre i rischi residui conseguenti agli schianti, in particolare alla ridotta capacità del territorio disboscato di evitare la caduta di massi e il rotolamento di sassi sulle strade e di contenere lo scivolamento delle valanghe. Martorano ha ricordato che sono state dapprima individuate le aree colpite dalla tempesta e quelle potenzialmente più esposte a questi rischi perché maggiormente in pendenza sulle strade. Il lavoro ha portato all’individuazione soprattutto nel Trentino Orientale di 280 siti, dei quali 139 soggetti al rischio di rotolamento sassi, 69 di piante, 66 di valanghe e 6 ponti.

Un secondo passo è consistito nella quantificazione del danno e delle spese richieste dalle opere di difesa con cui mitigare i rischi futuri. Si tratta in tutto di 56 milioni di euro, con 20 dei quali realizzare paravalanghe a protezione della rete stradale. Terzo: sono state individuate le strade ad alto traffico interessate da questi rischi e decisi quindi 97 interventi prioritari (25 paravalanghe che richiedono una spesa immediata di 8 milioni di euro). Quarto: la fase operativa che ha coinvolto i Servizi foreste, geologico e di prevenzione della Provincia ha permesso di valutare l’entità effettiva dei rischi da classificare come bassi, medi e alti anche tenuto conto che dopo la rimozione degli alberi a terra i pericoli possono aumentare. La verifica è stata già eseguita su 60 siti della viabilità ad alto scorrimento, sono stati definite 13 modalità di intervento da attuare con l’affidamento dei lavori che è già in corso e che sarà completata entro settembre.

 

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La discussione con i consiglieri.

Il presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder, dopo aver ringraziato del quadro completo e preciso fornito dai dirigenti intervenuti, ha chiesto come si intende intervenire sulle ceppaie rimaste dopo la caduta e il taglio degli alberi schiantati. Lucia Coppola (Futura) ha espresso la sua contrarietà all’utilizzo, per la rimozione delle ceppaie, di esplosivi come accaduto nella zona di Asiago.

Il dirigente del Servizio foreste e fauna Giovanni Giovannini ha risposto che nelle zone marginali le ceppaie non saranno toccate mentre si provvederà all’asporto con escavatori nelle aree più a rischio, vicino a strade e sentieri. Lo stesso avverrà, ma dopo un’attenta valutazione perché l’asporto di ceppaie e radici con gli escavatori è molto costoso, per fare spazio a pascoli (più difficilmente anche a prati, che richiedono una maggiore azione di livellamento dei terreni). Il dirigente generale Raffaele De Col ha aggiunto che nell’affrontare il problema occorre anteporre le prioritarie necessità di sicurezza e stabilità dei terreni che la presenza delle ceppaie spesso garantiscono, rispetto ad esigenze paesaggistiche.

A una domanda di Alessio Manica (Pd) in merito alla scelta per il reimpianto degli alberi di utilizzare soprattutto o solo larici, Giovannini ha risposto che si tratta di valutare prima se in certi casi non sia il caso di affidare alla natura il processo di rinnovamento del bosco. In altri casi occorre studiare quali reimpianti effettuare: la scelta dei larici è la più agevole perché queste piante danno ottimi risultati, ma – ha assicurato – si utilizzeranno anche latifoglie mescolando varie specie per arricchire la composizione dei boschi.

Manica ha chiesto anche se non sia il caso di prevenire i rischi derivanti da altre possibili alluvioni intervenendo sulle due dighe che sovrastano la città di Rovereto come si è fatto per quelle che interessano Trento.

Il dirigente del Servizio bacini Roberto Coali gli ha risposto che per Rovereto sono state effettuate attività di laminazione del torrente Leno al momento del picco della piena, ma anche nella diga di San Colombano, mentre non è stato necessario intervenire nel caso della diga degli Speccheri. Paratoie sono state posizionate anche nel lago di Caldonazzo e a Prà della Stua per mantenere le acque a livello minimo. Le risorse idriche di questi bacini vengono di norma recuperate nel giro di una settimana. Per la prima volta, ha ricordato, è stata applicata a tappeto la normativa provinciale che prevede questi interventi.

Pietro de Godenz (UpT) ha messo in evidenza la necessità di sostenere i Comuni nella difficile attività di ripristino dei sentieri e di affrontare il problema del “lucro mancante” con un piano di abbattimento che permetta ad enti come le Asuc, che sono tra i pilastri irrinunciabili per la gestione del territorio, di sopravvivere.

Infine Alex Marini (5 stelle), ringraziando i servizi della Provincia per lo straordinario lavoro compiuto in pochi mesi dopo la tempesta, ha ricordato la volontà emersa al momento dell’istituzione della “Commissione Vaia” di proseguire l’attività sviluppata dal Consiglio su questi temi con un’altra Commissione e ha chiesto se l’impianto normativo attuale sia sufficiente per fronteggiare future emergenze.

De Col ha risposto che l’impianto esistente che riguarda gli interventi straordinari come quelli messi in campo dopo la Tempesta Vaia fanno storia a sé e non si intrecciano con le norme dedicate alle attività ordinarie. In generale l’impianto normativo della Provincia è molto valido ma alla luce di quanto è accaduto, secondo De Col potrebbe essere aggiornato con provvedimenti che riguardino le conseguenze di eventi estremi come la tempesta Vaia, sia in termini di rimborso dei danni che di particolari misure di prevenzione dei rischi. Ad esempio introducendo misure e strumenti per il monitoraggio del territorio. Questo per mettere i Comuni e le popolazioni di montagna nelle condizioni di fronteggiare queste situazioni

Appuntamento ieri, domenica 8 settembre alle 5 del pomeriggio, per la popolazione di Sardagna per ribadire un fermo “No” alla riapertura della discarica, nonostante la tregua di un anno decisa dalla Provincia dopo le varie osservazioni alla Via presentate in questi mesi.

Non si è trattato quindi di un festeggiamento per questa decisione, ma di un’altra dimostrazione di netto dissenso all’ipotesi di nuovi conferimenti e, soprattutto, come altre volte, una richiesta di aiuto alla città di Trento e alla politica affinché riveda le proprie decisioni in proposito.

Si è preso lo spunto di una bella fotografia d’epoca scattata quasi cento anni fa nella piazza di Sardagna per riproporre una foto di gruppo, questa volta in un luogo più particolare, la Busa dei Orsi, la piattaforma panoramica quasi sospesa sopra il burrone con la magnifica vista della città di Trento e della Valle dell’Adige.

Si sono potute contare 175 persone, tutte del paese. Un vero successo visto il tempo non certo clemente di questa prima domenica di settembre.

 

Operazione antibracconaggio in Valsugana. Si è brillantemente conclusa durante i giorni scorsi una operazione antibracconaggio, volta al controllo e alla gestione in sicurezza delle armi da sparo, condotta dal personale del Corpo forestale della Provincia autonoma di Trento, coordinato dall’ufficio forestale distrettuale di Borgo Valsugana.

Il personale in servizio presso i comandi stazione, assieme ai guardiacaccia dell’associazione cacciatori trentini, ha sorpreso un uomo privo di licenza di porto di fucile su di una postazione ubicata in alta Val Calamento, intento ad esercitare l’attività venatoria agli ungulati.

L’uomo era stato oggetto già alcuni anni fa di controlli analoghi da parte del personale forestale, che lo aveva sorpreso con armi clandestine modificate e per questo aveva ricevuto il provvedimento di revoca della licenza da parte dell’autorità competente. I due fucili di cui disponeva illecitamente sono stati sequestrati, per l’uso delle armi in maniera illegale e per l’esercizio illecito dell’attività venatoria.

Segnalato all’autorità giudiziaria anche un parente dell’uomo, sorpreso in flagranza dai forestali, per aver reso disponibili le armi con le quali si è consumato il reato. L’operazione si inquadra in un più ampio progetto, coordinato su scala provinciale, di controlli mirati condotti dal personale del Corpo forestale trentino per assicurare una corretta gestione delle armi da sparo durante l’esercizio dell’attività venatoria.

Sarà lo studio di architettura One Works a realizzare la progettazione definitiva dell’ampliamento del terminal del “Cristoforo Colombo”. Questa mattina firmato il contratto di affidamento dello studio, per un importo di 288.000 euro. I lavori propedeutici partiranno entro fine anno.
Il nuovo terminal sarà luminoso, comodo e attento all’ambiente.

Sarò lo studio di architettura milanese One Works a realizzare il progetto definitivo dell’ampliamento del terminal dell’Aeroporto di Genova. L’intervento consisterà nella revisione e nell’adeguamento del progetto originale, approvato da ENAC nel 2011, e nella progettazione definitiva del nuovo impianto di smistamento bagagli. Entro 60 giorni da oggi One Works consegnerà il progetto definitivo, consentendo così l’avvio dei lavori propedeutici, che prenderanno il via entro la fine dell’anno con l’adeguamento dei sottoservizi nell’area interessata dall’ampliamento.

 

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AMPLIAMENTO DELL’AEROSTAZIONE: NUMERI E LINEE GUIDA
L’importo del contratto di progettazione è di 288.000 euro, mentre la spesa complessiva per la realizzazione dell’opera sarà di circa 16 milioni. L’intervento relativo al terminal passeggeri prevede la realizzazione di un nuovo fabbricato di circa 5.500 metri quadri, su tre livelli, e il restyling dell’edificio esistente, con particolare riferimento all’area accettazione e imbarchi. Il progetto comprende anche la predisposizione di un nuovo impianto di smistamento bagagli, realizzato con la consulenza di Airport Development Engineering & Trading SA (AD-ET), e la preventiva predisposizione dei sottoservizi.

L’ampliamento dovrà essere completato entro 36 mesi e consentirà di offrire ai passeggeri in partenza dal “Cristoforo Colombo” un’esperienza completamente rinnovata, grazie al raddoppio dei varchi dei controlli di sicurezza e all’apertura di nuove zone commerciali e di ristorazione.

L’intervento di ampliamento del terminal passeggeri sarà realizzato da One Works, tra i principali studi di architettura italiani con profilo internazionale e con una particolare specializzazione nella progettazione delle infrastrutture di trasporto e dei nodi intermodali. Per rispondere ai bisogni dell’Aeroporto di Genova e in forza della propria esperienza, One Works realizzerà un primo ampliamento e ristrutturazione nel rispetto dei più elevati standard internazionali. L’obiettivo è risolvere l’esigenza di aumentare la capacità dell’aerostazione rispetto al traffico passeggeri atteso, adeguando nel contempo il terminal dal punto di vista funzionale e qualitativo.

Il corpo di ampliamento, che verrà realizzato a est dell’attuale aerostazione, esprimerà il nuovo carattere identitario del terminal passeggeri garantendo al tempo stesso l’integrazione architettonica con i volumi esistenti. Il progetto si concentrerà nella definizione dell’involucro esterno, tenendo conto della specificità del sito in cui è inserito quanto degli spazi interni, prevedendo la riqualificazione degli ambienti del terminal esistente. Tutti i passeggeri in partenza potranno muoversi facilmente dall’edificio esistente al nuovo passando attraverso la nuova area dei controlli di sicurezza e da qui raggiungeranno la nuova sala imbarchi.

Il nuovo volume sarà caratterizzato da geometrie razionali e da ampie superfici vetrate che consentiranno di illuminare di luce naturale gli spazi interni migliorandone la vivibilità e, al contempo, incrementando il livello di comfort del passeggero. Inoltre, coerentemente con il costante lavoro di approfondimento dei temi di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica da parte dello studio, verranno scelti materiali di rivestimento e finiture architettoniche ad alto contenuto di materiale riciclato e con elevate prestazioni tecniche.

La firma del contratto è avvenuta questa mattina presso la sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, co-titolare dell’affidamento insieme all’Aeroporto di Genova. Il piano di ampliamento del “Cristoforo Colombo” rientra infatti tra gli investimenti previsti dal Programma Straordinario adottato dal Commissario per la ricostruzione a seguito della sottoscrizione della Convenzione avvenuta lo scorso luglio tra il Commissario Straordinario per la Ricostruzione, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile e Aeroporto di Genova S.p.A.

Alla firma del documento erano presenti l’Assessore alla Mobilità del Comune di Genova, Matteo Campora, il Presidente dell’Autorità Portuale del Mar Ligure Occidentale, Paolo Emilio Signorini, il Responsabile per l’attuazione del “Programma Straordinario di Investimenti Urgenti”, Marco Rettighieri, il Direttore della Centrale di Vigilanza Tecnica dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, Roberto Vergari, il Presidente e il Direttore Generale dell’Aeroporto di Genova, Paolo Odone e Piero Righi, e il co-fondatore e manager di One Works Giulio De Carli.

«Fin dal nostro insediamento abbiamo lavorato, insieme alle altre istituzioni locali e agli azionisti pubblici, Autorità di Sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e Camera di Commercio, per il rilancio dello scalo. – ha affermato Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria – Quell’impegno si è concretizzato in un dettagliato piano di sviluppo che sta dando straordinari risultati, come dimostrano i numeri record di voli e passeggeri di questa estate. Dopo due anni di continui incrementi di traffico, oggi siamo pronti per avviare i lavori di ampliamento dello scalo, per garantire anche in futuro nuovi spazi di crescita per la questa infrastruttura strategica per Genova e per la Liguria. Grazie a questo progetto avremo un aeroporto non solo più moderno e accogliente ma anche più facilmente raggiungibile a beneficio di aziende, turisti, crocieristi e ovviamente di tutti i cittadini liguri».

«L’inversione di rotta dell’Aeroporto di Genova è sotto gli occhi di tutti: numeri da record, miglioramento dei servizi, nuovi voli stanno permettendo al nostro scalo di guardare al futuro e di crescere al passo con la città che si proietta ad essere la città leader del Mediterraneo. – commenta il Sindaco di Genova, Marco Bucci – I lavori di ampliamento del nuovo scalo dimostrano quanta volontà ci sia di far crescere il “Cristoforo Colombo” rendendolo più fruibile e più accogliente.

La fortuna di Genova è di avere un aeroporto nel pieno contesto urbano con sposamenti da e per il centro cittadino molto brevi, una caratteristica che deve essere assolutamente valorizzata».

«La vicinanza alla città è un punto di forza dell’aeroporto di Genova- ha dichiarato Paolo Emilio Signorini, Presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Ligure Occidentale -che, grazie ai fondi del Programma Straordinario, migliorerà ulteriormente con la messa in sicurezza del viadotto Via Pionieri d’Italia. Oggi affidiamo la progettazione definitiva del primo lotto funzionale dell’ampliamento della aerostazione con un contributo dell’Autorità di sistema portuale di 11,3 milioni di euro; l’avvio dei lavori propedeutici per l’ampliamento è previsto entro la fine di quest’anno. Forti di una migliore accessibilità e fruibilità, siamo tutti impegnati a consolidare il trend di crescita dei volumi di traffico attraverso il presidio degli elementi che contribuiscono a rendere lo scalo più competitivo.

«Aeroporto. La parola stessa racchiude l’anima, la forza e il futuro di Genova. – ha dichiarato Marco Rettighieri, Responsabile per l’attuazione del “Programma Straordinario di Investimenti Urgenti” – Trovo importante sottolineare come questa meravigliosa città abbia saputo risollevarsi dalla tragedia dello scorso anno e di come grazie all’impegno di tutti i cittadini, nonché degli Enti e delle Istituzioni, stiamo restituendo il valore e la bellezza che l’ha sempre contraddistinta. In qualità di Responsabile dell’Attuazione del Programma Straordinario d’Investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto e delle relative infrastrutture di accessibilità e per il collegamento intermodale dell’Aeroporto Cristoforo Colombo con la città di Genova, ringrazio tutti i tecnici che collaborano con me e che con serietà e professionalità contribuiscono ad affrontare e superare le sfide, rispettare gli impegni e talvolta anticipare le tempistiche prefissate».

«In questo momento di impegno congiunto per il rilancio della città, la struttura tecnica dell’ENAC sta profondendo ogni sforzo per contribuire allo sviluppo dell’Aeroporto di Genova e di tutto il territorio ligure. – ha dichiarato Roberto Vergari, Direttore della Centrale di Vigilanza Tecnica dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile – Dopo l’approvazione da parte di ENAC in giugno del progetto di collegamento fra la nuova stazione ferroviaria e l’aeroporto C. Colombo di Genova, la revisione del progetto del Terminal è l’ulteriore tassello che consentirà di migliorare i livelli di servizio, il comfort e, in generare, la qualità della mobilità del passeggero in transito per lo scalo genovese.

La struttura competente dell’ENAC ha già calendarizzato i primi incontri finalizzati alla definizione dei driver per la revisione del progetto e avviato con l’Aeroporto di Genova l’istruttoria per il rinnovo del Contratto di Programma per il periodo regolatorio 2020-2023, grazie al quale verrà garantita la vigilanza e il controllo sugli investimenti infrastrutturali».

«La firma del contratto di affidamento della progettazione del nuovo terminal del “Cristoforo Colombo” è un momento importantissimo per il nostro scalo. – ha dichiarato Paolo Odone, Presidente dell’Aeroporto di Genova – Il costante aumento di traffico passeggeri ha reso necessario l’avvio del programma di ampliamento, che ora è possibile grazie al costante lavoro delle Istituzioni.

«Siamo grati alle Istituzioni locali, che hanno dato una forte accelerazione al piano di sviluppo del terminal. In poche settimane siamo passati dalla firma della Convenzione per il finanziamento dei lavori all’affidamento della progettazione. – ha detto Piero Righi, Direttore Generale dell’Aeroporto di Genova – Si tratta di un passaggio fondamentale per la crescita dell’aeroporto, ma anche di un segnale importante per tutta la Liguria. Insieme a One Works lavoreremo per progettare un nuovo terminal moderno, accogliente e funzionale, che potrà regalare a residenti e turisti un’esperienza di viaggio completamente nuova».

Giulio De Carli, co-fondatore e Managing Partner di One Works, ha commentato: «Desidero ringraziare tutti per questo incarico. Ci muoviamo in molti mercati, dallo UK al Golfo, passando per la Thailandia dove stiamo organizzando il primo summit internazionale del trasporto aereo e ferroviario, fino all’India, ma quando possiamo condividere con il nostro Paese ciò che impariamo ogni giorno guardando a tutto il mondo, la soddisfazione ha tutto un altro sapore. In particolare tornare a lavorare a Genova per me e tutto il nostro team è un grande onore e un modo concreto di sentirci parte dell’importante lavoro di supporto messo in campo per sostenere questa magnifica città. Una città che storicamente ha il viaggio nel proprio dna, e per chi come me ha lavorato una vita nell’architettura delle infrastrutture di trasporto e commerciali, è una vera e propria fonte di ispirazione».

Paoli (Lega Trentino) “Cgil e difesa stizzita ai progetti per migranti. Si conferma la politicizzazione sindacale”.

“Replicando al comunicato della Lega Salvini Trentino a firma del sottoscritto, la Cgil se l’è presa con la vignetta allegata allo stesso giuntaci da alcuni lavoratori trentini, accusata d’essere «becera» e di voler mettere «gli uni contro gli altri». Nulla di più falso. L’idea che soggiaceva a quella vignetta era infatti semplicemente quella di ironizzare sulla politicizzazione di sigle sindacali che, non da oggi, sembrano più vicine alle istanze degli stranieri e del sistema collegato rispetto a quelle di tutti gli altri lavoratori trentini.

Una politicizzazione che la reazione stizzita della Cgil, a ben vedere, non fa che confermare, dopo i comunicati al vetriolo del luglio scorso, quando si è accusata la Giunta Fugatti di non pensare ai trentini più poveri. Un paradosso, se si pensa che parliamo della Giunta che ha reso gratuiti i trasporti per anziani, tagliando del 50% quelli scolastici, e che con l’abbassamento delle rette per gli asili nido ha dimostrato di voler andare incontro proprio alle famiglie trentine meno abbienti.

Detto ciò, per tornare a noi, è senz’altro vero che «chi si occupa dell’accoglienza» deve essere pagato, ma è altrettanto evidente che non è accettabile che, pur di alimentare il business legato all’immigrazione, si sia permissivi rispetto a flussi migratori le cui conseguenze sono spesso socialmente onerose.

Bene fa quindi la Giunta Fugatti – anche perché è per questo, urge ribadirlo, che è stata nettamente premiata dagli elettori trentini meno di un anno fa – a verificare la destinazione dei fondi dei progetti per i migranti, ostacolando ed arrestando qualsivoglia forma di business che, per fare contento qualcuno, fa poi pagare a tutti i trentini le conseguenze dell’immigrazione, che ha nell’illegalità un suo tratto caratteristico e non accidentale, e che solo sindacati ideologizzati riescono a non vedere come il fenomeno negativo che è”.

E’ quanto affermato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Denis Paoli

Oggi si sta insediando un governo che non rispecchia in nessun modo la volontà degli italiani. Sebbene la Costituzione permetta la nascita di questo “esecutivo”, non possiamo fare a meno di affermare che l’opinione del popolo italiano nell’ultimo anno ha espresso una chiara volontà a favore di un governo a trazione Lega, un governo dei sì che punti ad un’Italia protagonista in Europa e nel Mediterraneo, e non un “esecutivo delle poltrone” come quello che si sta instaurando a Roma sotto gli ordini di Bruxelles.

Il discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio nella giornata odierna ha ampiamente dimostrato che tutto quanto di buono veniva fatto dalla Lega durante il giorno, veniva poi disfatto da altri.

Tutti questi contrasti non potevano andare avanti e un’azione di governo – mi riferisco a quella del governo gialloverde di questi ultimi mesi- che non aiutava gli italiani non poteva essere in alcun modo accettata dalla Lega e da Matteo Salvini. Da qui la decisione di aprire una crisi di Governo, che ha evidenziato come non mai il fatto che, da parte del MoVimento 5 Stelle, non vi fosse – già da tempo – la volontà di lavorare per il bene degli italiani.

Tutti i discorsi pronunciati in questi giorni dagli esponenti del M5S che vertono sulla bontà dei loro programmi sono attendibili come la loro coerenza nel non passare da un’alleanza con una forza politica all’altra. Di fronte a questo triste scenario fatto di mancate promesse e di profonda incoerenza vi sono comunque le idee coerenti della Lega che, da forza politica fatta da persone libere, ha scelto coraggiosamente di non sottomettersi ai poteri forti e di andare all’opposizione con la certezza che tra qualche mese gli italiani potranno scegliere di ridare dignità al proprio Paese scegliendo Matteo Salvini come Premier.

È questo quanto dichiarato in una nota dal Segretario della Lega Salvini Trentino Mirko Bisesti

Martedì 10 settembre, alle ore 21.15, “Focus” – la rete tematica free Mediaset dedicata alla divulgazione, al 35 del telecomando, e diretta da Marco Costa – propone lo speciale «Stromboli: nel cuore del vulcano».

Tutto inizia il 3 luglio «quando lo Stromboli si manifesta con «un’attività parossistica che genera una colonna di cenere che si innalza in cielo per chilometri».
A fine agosto «esplosioni più intense delle altre, determinano la caduta di cenere vulcanica sulle spiagge», spiega il direttore dell’INGV Eugenio Privitera.

Anche Luigi Bignami è lì, sullo Stromboli, per una serie di riprese pianificate da tempo per “Focus”. Dal vulcano arrivano i rimbombi cupi delle esplosioni, l’aria è satura di una polvere finissima e nera. I media puntano i riflettori sul vulcano adombrando scenari apocalittici imminenti.

Bignami e la troupe decidono così di documentare gli eventi, andando a vedere con i propri occhi come stanno realmente le cose e, soprattutto, come sta Iddu, che da tempo immemore costringe gli abitanti dell’isola ad una convivenza aspra e insidiosa e li ha ormai abituati alla resilienza.

Al di là dei clamori sensazionalistici, il racconto del divulgatore – arricchito da straordinarie immagini del vulcano, bellissime e terribili, mai viste nei TG – è una documentata testimonianza della quotidianità a Stromboli.

Preziose anche le testimonianze dei vulcanologi dell’INGV di Catania, che descrivono, non solo ciò che sta accadendo nel cuore del vulcano (e perché), ma anche i rischi concreti che Stromboli corre e correrà in futuro, a fronte di accelerazioni ed intensificazioni nell’attività di questo e degli altri vulcani attivi delle Eolie.

Edilizia Sociale –CGIL CISL e UIL chiedono di passare dalla propaganda sulla residenza alla risposta reale ai bisogni abitativi.

La giunta dimostri finalmente un po’ di concretezza condividendo ed attuando un piano pluriennale di alloggi pubblici grazie a nuove realizzazioni, alla ristrutturazione di immobili a fini abitativi ed al recupero di quelli attualmente sfitti.

La Giunta Fugatti continua ad affrontare la questione casa pubblica ed emergenza affitto, concentrandosi più sugli aspetti relativi alla “sicurezza” e sulla possibile stretta alle regole di accesso agli alloggi pubblici per i cittadini non italiani, che sono state allungate fino addirittura a 10 anni il criterio di residenza nella nostra provincia, nonostante i già diversi pronunciamenti avversi a tale provvedimento da parte della Corte Costituzionale. Un tema buono per la propaganda, ma certo di non grande aiuto nell’affrontare appunto i problemi delle politiche abitative trentine.

Peraltro CGIL CISL e UIL ritengono che il criterio dei 10 anni di residenza sia incostituzionale ed oltremodo punitivo anche, per esempio, per i cittadini dell’Unione Europea che vivono e lavorano in Trentino e che devono assoggettarsene. Vincoli di residenza possono essere introdotti, ed in Trentino lo erano da anni, ma devono essere ragionevoli. A questo proposito CGIL CISL e UIL del Trentino preannunciano appoggio a chi agirà per le vie legali per superare questo vincolo tanto discriminatorio che mette in discussione il principio di uguale trattamento tra i cittadini della UE.

Il sindacato ha più volte sollecitato l’Assessore Segnana e la Giunta all’apertura di una discussione sull’edilizia pubblica sociale e sulla necessità di ripristinare, anche formalmente, la Commissione Sociale ITEA, unico organismo, seppur consultivo, di raccordo fra l’assessorato, la Spa strumentale Itea e gli stakeholders nelle politiche abitative pubbliche, previsto dalla legge “Dalmaso” del 2005 n.15 e purtroppo ingiustificatamente soppresso d’autorità, con generale disappunto, nel 2017, ancora dalla scorsa Giunta provinciale.

Il sistema ed il bisogno abitativo sono molto cambiati nell’ultimo decennio, come sono mutate le condizioni di lavoro e familiari dei lavoratori, che hanno sì bisogno di un’abitazione, ma in affitto, non in proprietà, e permane, fortissima, l’esigenza che si rimetta in circolo il rilevante patrimonio privato abitativo “sfitto” anche in Trentino.

La nuova Giunta proceda quindi al più presto a disegnare un nuovo Piano Casa coerente con compatibilità dell’ambiente e del territorio, che preveda la realizzazione di alloggi nuovi o ristrutturati ed un percorso di riforma da cui il Sindacato non può essere più estromesso. Si ribadisce quindi la richiesta di costituzione immediata dell’” Osservatorio provinciale del Sistema Abitativo”, organismo che l’Assessora Segnana si era impegnata a costituire, ancora nei mesi scorsi, ma del quale si sono perse le tracce.

In una provincia con migliaia di alloggi sfitti la soluzione abitativa a carattere sociale non può essere solo quella di nuove costruzioni, peraltro ormai ridotte a poche unità su tutto il territorio, ma va ricercata in accordi tra comuni, Itea, sindacati dei lavoratori e associazioni di costruttori per permettere di ampliare il patrimonio di alloggi popolari, a costi non proibitivi, partendo da quelli già esistenti e ampliando le agevolazioni fiscali per i contratti a canone concordato e soprattutto moderato. A questo proposito il Sindacato chiede alla Giunta di accelerare anche la riassegnazione ad una Istituzione finanziaria del Fondo di Housing Sociale, che ha esaurito la propria capienza monetaria e necessita di un nuovo mandato.

Alotti, Pomini e Grosselli ricordano infine alla politica e all’amministrazione che gran parte del patrimonio abitativo pubblico trentino è stato costruito con il contributo Gescal dei lavoratori trentini, oggi in parte pensionati, e delle imposte che i lavoratori dipendenti e pensionati hanno versato e continuano a versare, in misura predominante, rispetto anche alle altre categorie di contribuenti.

Morte sul lavoro, ennesima tragedia. Cgil Cisl Uil: massima vicinanza alla famiglia Valenti. La sicurezza deve essere una priorità per l’intera comunità.

Cgil Cisl Uil del Trentino esprimono profondo sconcerto per l’ennesimo incidente mortale sul lavoro avvenuto quest’anno in Trentino. “La drammatica scomparsa oggi di Paolo Valenti è la nuova dimostrazione che la sicurezza sul lavoro è una emergenza anche sul nostro territorio, ancora non tenuta nella giusta considerazione. Che si tratti di un dipendente o di un lavoratore autonomo poco cambia, resta la gravità del fatto: è inaccettabile continuare a perdere la vita mentre si sta lavorando”.

Lo dicono con rammarico i segretari generali Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti esprimendo tutta la loro solidarietà e vicinanza alla famiglia della vittima. “Al di là delle parole che in questo momento possono per forza sembrare retoriche, restano i fatti nella loro crudezza che ci impongono di mettere in cima alle priorità la sicurezza sul lavoro. L’intera comunità deve cominciare a sentire questa questione come una responsabilità fondamentale.

Dobbiamo impegnarci tutti in una maggiore cultura della sicurezza, investendo con ancora maggiore determinazione nella prevenzione e nella formazione”.

Cgil Cisl Uil del Trentino mettono a disposizione della famiglia Valenti tutti i loro servizi sia legali che di patronato.

Valutazioni sulla relazione programmatica Conte bis e posizione contraria trentina. Nel corso della seduta odierna della Camera è stata presentata la relazione programmatica del governo Conte bis, basto sulla nuova alleanza del M5S con i gruppi PD e LEU.

Premettiamo innanzitutto che questo accordo non nasce da alcuna scelta popolare dettata da risultati elettorali, bensì da decisioni di gruppi parlamentari, spinti soprattutto dalla volontà di mantenere la posizione di potere (e la poltrona). A testimonianza di ciò, proprio durante il discorso di Conte, fuori da Montecitorio una vasta folla di persone ha manifestato in modo pacifico il totale dissenso ad un governo che non rispecchia la volontà popolare, chiedendo a gran voce nuove elezioni.

Come rappresentanti trentini dobbiamo evidenziare la quasi totale mancanza di menzione alle autonomie speciali nel programma di governo, ricordando che esso si appoggia proprio su quel PD centralista la cui deputata Boschi voleva cancellarle e su quel M5s che per oltre un anno ha continuato ad affossare quel processo di autonomia differenziata, tanto atteso dalle ormai numerose regioni che hanno richiesto l’attuazione dei passaggi per avere più autonomia previsti dalla costituzione.

Proprio in relazione all’autonomia, non possiamo dimenticare che, ben prima della presentazione di questa relazione e di chiedere voto di fiducia, la prima azione del neo-governo è stata proprio l’attacco frontale portato all’autonomia speciale del Friuli Venezia-Giulia, impugnando una sua legge. Non vorremmo che le prossime azioni potessero rivolgersi contro le leggi della Provincia autonoma di Trento.

Come rappresentanti del Trentino esprimiamo quindi tutta la nostra contrarietà a questo governo e ci impegniamo ad essere garanti della tutela e salvaguardia delle autonomie. Auspichiamo inoltre che anche gli altri rappresentanti della nostra provincia, sedicenti autonomisti, si adoperino in tal senso, a cominciare dal non esprimere il voto di fiducia a questo governo.

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Diego Binelli, Vanessa Cattoi, Martina Loss, Mauro Sutto

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