Il presidente di Terme Merano ha presentato numeri in crescita a Kompatscher nella sua visita di saluto. Per Kompatscher una conferma dell’efficacia degli investimenti provinciali.

Con quasi 185.300 visitatori nella prima metà dell’anno, pari a un incremento del 5,5% rispetto al 2018, la società Terme di Merano Spa ha registrato una crescita significativa dopo il completamento dei lavori di espansione. Questi risultati sono stati oggetto dell’incontro fra il presidente della Provincia Arno Kompatscher con il nuovo presidente della società Terme Merano Stefan Thurin. Thurin è stato accompagnato nella sua visita dalla direttrice Adelheid Stifter.

Crescita del 21,6% per il settore della sauna

Al centro dell’incontro di Thurin e Stifter con il presidente Kompatscher ci sono stati gli sviluppi dell’attività dopo i lavori di ampliamento, che hanno interessato in particolare la sauna e l’area relax. A questo proposito Thurin ha sottolineato: “Gli effetti positivi sul numero di visitatori di questi investimenti sul numero di visitatori sono già visibili”. Solo nella prima metà del 2019, il numero di ingressi alla sauna è passato dai 93.000 registrati nella prima metà del 2018 ai 113.000 nei primi sei mesi del 2019, pari a un incremento del 21,6%.

Si tratta di dati che dimostrano concretamente l’effetto positivo degli investimenti nell’ampliamento della struttura, hanno concordato Kompatscher e Thurin. Kompatscher ha poi sottolineato: “E’ nell’interesse della Provincia continuare a investire nella struttura anche in futuro”. Solo in questo modo sarà possibile mantenere gli attuali standard di qualità e ampliare ulteriormente l’offerta futura per i visitatori. “Nei prossimi anni vogliamo investire sempre più nella qualità della nostra struttura e sui servizi offerti” ha confermato Thurin.

Thurin succede a Cappello

Stefan Thurin è stato nominato presidente di Terme Merano Spa dopo l’elezione del nuovo consiglio di amministrazione nel maggio di quest’anno. L’avvocato di Merano è succeduto in questo ruolo ad Andreas Cappello, che negli ultimi 14 anni aveva ricoperto la carica di presidente della società meranese.

Nel pomeriggio di oggi, presso la sede centrale della Camera di Commercio di Trento si è insediata la nuova Giunta camerale, eletta dal Consiglio lo scorso 7 agosto. Durante la riunione, Alberto Olivo è stato confermato nel ruolo di Segretario generale, già ricoperto nell’ultima parte della passata consiliatura, e Michele Passerini è stato confermato nell’incarico di Vicesegretario generale.

Alberto Olivo, avvocato, ha sempre curato tematiche di carattere giuridico-amministrativo e istituzionale in contesti pubblici. Inizialmente ha prestato servizio presso l’allora Ufficio legale della Provincia autonoma di Trento dove ha svolto attività di consulenza giuridica e di difesa in giudizio dell’amministrazione provinciale fino al 1994, quando è stato nominato Difensore civico del Trentino dal Consiglio provinciale.

Successivamente ha rivestito il ruolo di Capo di gabinetto della Presidenza della Giunta regionale, di Direttore dell’Ufficio legislativo e poi dell’Ufficio legale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige. Nello stesso periodo ha seguito in qualità di rappresentante tecnico della Regione l’attività della Commissione dei Dodici e della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

La sua carriera presso l’Ente camerale è cominciata nel 2005 con la direzione del Servizio legale per poi proseguire alla guida dell’Area affari generali e, più di recente, dell’Area amministrazione. Dal 2011 ha rivestito l’incarico di Vicesegretario generale e nel 2018, con la nomina a Segretario generale, ha assunto la direzione della Camera di Commercio di Trento.

“La conferma di Alberto Olivo alla direzione dell’Ente camerale – ha commentato Giovanni Bort, Presidente della Camera di Commercio di Trento – garantisce stabilità all’operato finora svolto e permette di dare continuità al percorso evolutivo dei sevizi rivolti alle imprese per fornire un supporto costantemente aggiornato e utile al processo di sviluppo economico”.

 

 

Foto: Romano Magrone

I sommozzatori della Polizia di Stato rinvengono un ordigno bellico. I Sommozzatori della Polizia di Stato della Questura di Sassari, di stanza ad Olbia (SS), nel corso di attività di istituto hanno rinvenuto nei pressi dell’Isola di Tavolara, area marina protetta, 2 ordigni bellici, uno di 37cm e l´altro di 55cm, le cui origini, causa le condizioni di deterioramento, non sono state appurate, ma verosimilmente risalenti alla seconda guerra mondiale. Gli operatori intervenuti hanno subito messo in sicurezza lo specchio d´acqua limitrofo agli ordigni, che sono stati fatti brillare da personale dei Sommozzatori del Nucleo S.D.A.I. di La Spezia.

Sì a taglio parlamentari accompagnato da garanzie costituzionali. Dichiarazione congiunta di Andrea Orlando, vicesegretario del Pd e dei Capigruppo di Senato e Camera Andrea Marcucci e Graziano Delrio.

“Noi siamo sempre stati e rimaniamo a favore del taglio dei parlamentari. Siamo disponibili a votare la legge ma riteniamo che vada accompagnato da garanzia costituzionali e da regole sul funzionamento parlamentare. E’ questo il senso del calendario che siamo disponibili a costruire insieme e in tempi rapidi”. Lo dichiarano in una nota il vicesegretario vicario del Pd Andrea Orlando e i capigruppo di Senato e Camera, Andrea Marcucci e Graziano Delrio.

Diversamente da quanto affermano alcuni, il costo del punto nascite di Cavalese non è un problema dato che, nel 2017, la Provincia Autonoma di Trento ha dato a quella di Bolzano 300 mila euro per le spese di 97 partorienti.

Un dato che dimostra come puntare alla totale riapertura di un punto nascite periferico come quello in parola sia la miglior soluzione anche dal punto di vista dei costi – costi che del resto erano stati bassi sino al 2014 – dal momento che, a pieno regime, la struttura non è affatto detto sia antieconomica, anzi.

Colgo a questo proposito l’occasione per formulare un particolare ringraziamento alle associazioni che in questi anni – in cui il centrosinistra autonomista prima ha previsto la chiusura e, solo le dopo proteste, ha cercato poi di fare marcia indietro – si sono prodigate per sensibilizzare sul tema e per aiutare ogni giorno le varie attività che ruotano intorno alla sua piena apertura.

Ricordo che in questi giorni i parti sono stati cinque in 24 ore e sette in 48 ore; uno di quelli di mercoledì mattina è avvenuto in 20 minuti, con quattro settimane di anticipo.

Ebbene, questi dati se da un lato testimoniano come l’attività di questo punto nascite tutto sia fuorché trascurabile, dall’altro, vanno letti alla luce del fatto che, se ci fosse ancora l’obbligo di partorire a Trento, vi sarebbe stato come minimo più di un parto in macchina o in elicottero, con tutta una serie di immaginabili e spiacevoli conseguenze che oggi, con un punto nascite attivo a Cavalese, possono invece essere evitate.

L’apertura totale del punto nascite e di tutte le attività inerenti all’ambito ostetrico, cito per esempio l’anestesista sempre garantito, è comunque un beneficio per i restanti reparti presenti presso la struttura ospedaliera di Cavalese.

E’ questo quanto dichiarato in una nota dal consigliere provinciale della Lega Salvini trentino Gianluca Cavada.

Era il 7 settembre 2018 quando un fulmine ha danneggiato il celebre monumento di Garibaldi al Gianicolo, situato nell’omonimo piazzale nel municipio XII di Roma. A quasi un anno dall’incidente al bassorilievo del versante occidentale posto sotto la statua in bronzo, le transenne e le impalcature frettolosamente installate ancora non sono state rimosse e i lavori di restauro non sono mai stati portati a termine.

Il Comune di Roma, con l’incarico di effettuare una rapida riparazione, non ha rilasciato nessuna dichiarazione successiva per giustificare l’assenza d’intervento in uno dei quartieri più belli della Città Eterna. Oggi, il piazzale Giuseppe Garibaldi si mostra ai turisti in tutta la sua decadenza, con un’impalcatura rapidamente montata e chissà da quanto abbandonata, nastri arancioni, assi di legno gettate alla base del monumento e, addirittura, alcune delle transenne lasciate a terra. Così il degrado di Roma si manifesta in uno dei principali luoghi d’interesse della Capitale, a testimonianza dell’indifferenza preoccupante delle autorità competenti.

Il Codacons, in qualità di associazione a tutela dei consumatori e dei cittadini, si propone di denunciare questa sbandierata inefficienza da parte delle cariche comunali e la sommessa dimostrazione di abbandono riguardo agli affari culturali, che apporta un tasso di degrado sempre maggiore alla città e i suoi cittadini.

 

Visita del governatore anche allo stand del Trentino. Le Regioni e l’Autonomia differenziata: il presidente Fugatti al Meeting di Rimini.

Si è parlato di Regioni e Autonomia differenziata oggi a Rimini al Meeting per l’amicizia fra i popoli, ospite il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e numerosi altri governatori: Stefano Bonaccini, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Emilia Romagna, Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana, Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria. Un dibattito ricco e diversificato, che ha visto i governatori convergere su un generale consenso nei confronti del federalismo, pur con alcune differenze.

“Siamo un piccolo territorio, che gestisce i poteri di un piccolo Stato – ha detto il presidente Fugatti – con risorse che sulla carta sono pari al 90% delle entrate fiscali, ridottesi pel la verità, in seguito alla crisi, al 70-75%. Tutto questo implica l’esercizio di una forte responsabilità, perché se chi amministra sbaglia il cittadino sa chi è e dove andarlo a prendere. Personalmente sono favorevole all’allargamento delle competenze delle Regioni ordinarie che dimostrano di amministrare bene.

La sfida quindi è gestire i servizi a livello locale in maniera migliore rispetto allo Stato, facendo anche risparmiare delle risorse. Tutto questo promuovendo sviluppo territoriale e non assistenzialismo. Noi ad esempio abbiamo realizzato il reddito di cittadinanza, che in Trentino si chiamava reddito di garanzia, prima dello Stato centrale, ma abbiamo introdotto in questa legislatura un meccanismo per il quale se chi lo percepisce rifiuta un lavoro che gli viene offerto, questo sostegno viene tolto. Questo significa esercitare i poteri dell’Autonomia speciale in maniera responsabile”. Da Fugatti anche un affondo legato alla recente evoluzione politica nazionale. “Se nasce, il Governo che si sta delineando a Roma è molto lontano dalle Regioni del Nord e da chi le amministra, e così dal Federalismo”.

Nel corso della mattinata il presidente Fugatti ha inoltre visitato lo stand del Trentino a questo 40esimo Meeting riminese, complimentandosi con i collaboratori e i volontari che lo hanno animato in queste intense giornate.

L’art. 116 della Costituzione, al terzo comma, prevede che le Regioni ordinarie possano chiedere competenze maggiori rispetto a quelle previste dalla Carta. Una finestra che consentirebbe alle Regioni a Statuto ordinario di avvicinarsi a quelle a Statuto speciale. Alcune lo hanno fatto, spingendo anche le altre a pronunciarsi pro o contro un allargamento delle Autonomie regionali. Siamo di fronte ad un cambiamento radicale della struttura dello Stato nazionale, in senso regionalista o federalista? O non sarebbe meglio prendere una (ulteriore) pausa di riflessione? Questa la domanda a cui i governatori invitati erano chiamati a rispondere.

Bonaccini ha sottolineato come questa sia una questione che l’Italia non ha mai voluto affrontare veramente. La riforma del Titolo V del 2001 ha per la prima volta aperto uno spiraglio all’Autonomia differenziata, ma l’ignoranza sul tema rimane abissale. L’Emilia Romagna ha sottoscritto a suo tempo un preaccordo con il governo. “Per me i confini dello Stato sono sacri – ha detto, a scanso di equivoci – ma se la mia Regione ha i conti in ordine, servizi di qualità offerti ai cittadini, un’economia che ‘corre’, perché nel rispetto della Costituzione, non può esercitare poteri più ampi? Ne trarrebbe beneficio anche il resto del Paese”.

Fedriga ha portato alla platea la specialità del Friuli Venezia Giulia, precisando che anche all’interno delle Speciali vi sono differenze molto grandi, in ordine alle competenze, alle risorse, al percorso storico. L’Autonomia del Friuli Venezia Giulia parte nei primi anni 60. “L’esperienza fatta dimostra che le Autonomie non tolgono risorse alle altre Regioni, soprattutto del Sud. La nostra Regione non chiede a Roma risorse in più, chiede di poter gestire le stesse risorse che lo Stato centrale già spende per gestire sul territorio una determinata competenza, ad esempio la sanità. Se riusciamo a gestire una competenza spendendo di meno rispetto allo Stato, possiamo gestire i risparmi realizzati offrendo qualcosa di più ai cittadini”.

“L’Autonomia va di pari passo con la responsabilità”, ha concluso, riprendendo un concetto espresso anche dal governatore del Trentino Fugatti, che ha portato l’esempio “virtuoso” del Trentino, un esempio utile alle Regioni a Statuto ordinario che si sono incamminate sulla via di una maggiore attribuzione di poteri e competenze.

Il presidente della Lombardia Fontana a sua volta ha sottolineato il connubio responsabilità-efficienza. “L’Autonomia è la secessione dell’efficienza dall’inefficienza. Ma noi vogliamo che tutto il Paese diventi efficiente e venga messo nella condizione di competere alla pari degli altri. Il Sud stesso avrebbe il dovere di essere messo alla prova. Tanti giovani iniziano a capirlo, che bisogna abbandonare l’eccesso di centralismo statale, che rende il Sud schiavo dell’assistenzialismo”. Musumeci ha portato la posizione di una Regione del Sud, la Sicilia, già dotata di un’Autonomia speciale. “Il progetto di costruzione del regionalismo differenziato non è stato portato a termine. – ha detto – Se nel Sud vi sono oggi diffidenze e scetticismo è perché è mancato un tavolo attorno al quale le Regioni avrebbero dovuto confrontarsi ed affrontare il tema. E’ legittimo che una regione del Sud si chieda che ne sarà della perequazione fiscale, cioè del principio di solidarietà su cui si fonda la Costituzione italiana, con il regionalismo differenziato. A ciò si sommano i mali del Meridione ben noti, su cui dobbiamo fare autocritica: assistenzialismo, fatalismo e così via. Ma oggi il Sud vuole voltare pagina”.

Toti infine ha detto ironicamente che la nostra Costituzione sembra talmente bella che nessuno ha il coraggio non solo di modificarla, ma persino di applicarla, perché un articolo costituzionale su questo tema c’è già. “Nel paese dei Comuni, degli 8000 campanili, in passato il nostro punto di forza, siamo riusciti nel capolavoro di rimanere divisi ed al tempo stesso di appiattire tutto sotto una legislazione prima nazionale e poi europea. Non abbiamo né un centralismo davvero efficace e potente né un’autonomia territoriale e comunale che consentano di liberare le energie presenti sui territori. Abbiamo due tabù: il primo è il decentramento, il secondo la sussidiaretà pubblico-privara”.

Il presidente Fugatti ha anche colto l’occasione per visitare lo stand del Trentino presente a questa 40esima edizione del Meeting, uno spazio di circa 250 mq. in cui dominano il legno, le mele e gli altri prodotti tipici, ma anche i visori 3D per una visita “virtuale” alle bellezze del territorio. Molto visitato soprattutto dalle famiglie, lo stand è dedicato quest’anno all’autunno, con l’intenzione di promuovere il territorio anche in questa stagione, che offre ai visitatori le desmotegade, Pomaria, le visite alle distillerie e tante altre opportunità. L’animazione, rivolta a grandi e bambini, è stata curata in particolare dalla Strada della mela della Val di Non e Sole e dalla Strada dei formaggi di Fiemme-Fassa S. Martino.

Il Meeting di Rimini

Siamo alla fine degli anni ’70. Tra alcuni amici di Rimini, che condividono l’esperienza cristiana, nasce il desiderio di incontrare, conoscere e portare nel “capoluogo” della riviera romagnola il meglio della cultura del tempo. Così ha origine il Meeting per l’amicizia fra i popoli, nel 1980. Un incontro tra persone di fede e culture diverse, un luogo di amicizia dove si possa costruire la pace, la convivenza e l’amicizia fra i popoli.

Da allora ogni anno arrivano a Rimini grandi personaggi della politica, manager dell’economia, rappresentanti di religioni e culture, intellettuali e artisti, sportivi e protagonisti dello scenario mondiale. Storie di uomini al centro di incontri, mostre, spettacoli e eventi sportivi.

Nell’ultima settimana d’agosto Rimini diventa quindi la capitale della cultura internazionale e viene invasa dal “popolo del Meeting”, come è stato definito dai media. Nell’edizione 2018 l’evento ha totalizzato 800.000 presenze da 70 nazioni. Oltre 170 le aziende sponsor, 248 gli incontri, 627 i relatori, 2.527 i volontari che rendono possibile la grande kermesse, che si svolge nei 130mila i mq. allestiti complessivamente a Rimini Fiera.

Domenica 25 agosto 2019, su Italia 1, prende il via la settima edizione di “Tiki Taka – Il calcio è il nostro gioco”. Eccezionalmente, la puntata d’esordio andrà in onda in prima serata, alle ore 21.30.

Il talk show sportivo di Italia 1 negli anni si è confermato, sia in termini di ascolto sia di influence, come il più seguito e chiacchierato in Italia ed è ormai un punto di riferimento per tutti gli appassionati di calcio e non solo.

Curato dalla redazione sportiva coordinata da Alberto Brandi, avrà come confermatissimi padroni di casa l’istrionico Pierluigi Pardo, da 7 anni al timone del programma, e Wanda Nara, vulcanica showgirl nonché moglie e procuratrice di Mauro Icardi.

Tra gli ospiti, la novità è rappresentata dalla presenza fissa in studio di due pezzi da novanta come Christian Vieri e Antonio Cassano, oltre che della bellissima influencer Giorgia Venturini. Ma, come sempre, il salotto di Tiki Taka si aprirà non solo a protagonisti del mondo del calcio: anche tifosi vip e giornalisti non sportivi prenderanno parte al dibattito sul weekend di Serie A in modo critico ma sdrammatizzante, in un talk dove l’attualità dell’evento, con gli highlights di tutti i match e la moviola di Graziano Cesari, si mescolerà alla riflessione sui grandi temi calcistici ed extra calcistici.

Oltre 28.000 identificati, 24 arrestati e 184 indagati il bilancio della settimana della Polizia di Stato in ambito ferroviario.

28.767 identificati, 24 arrestati e 184 indagati: è questo il bilancio della settimana di controlli della Polizia Ferroviaria. 3.397 le pattuglie impegnate in stazione e 746 a bordo treno, per un totale di 1.579 treni scortati. 221 servizi antiborseggio e 57 le sanzioni elevate in materia di sicurezza ferroviaria.

In particolare a Roma Termini è stato arrestato un cittadino canadese che, sprovvisto di biglietto ha minacciato con una spranga di ferro il personale ferroviario addetto al controllo varchi. La Polizia Ferroviaria è riuscita a bloccarlo ed a disarmarlo impedendo così l’aggravarsi della situazione. Un altro cittadino, questa volta di nazionalità bengalese, è stato fermato ed arrestato dalla Polfer dopo aver sferrato, senza alcun apparente motivo, un pugno al volto di una viaggiatrice.

Lo stesso, per sfuggire al fermo, ha aggredito gli agenti provando persino a ferirli con una forbice che nascondeva nella tasca dei pantaloni. Sempre a Roma, la squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento della Polizia Ferroviaria, dopo un’accurata attività investigativa, ha tratto in arresto un cittadino marocchino autore di quattro furti commessi tra luglio ed agosto nella stazione di Termini. Grazie alla ricostruzione effettuata attraverso l’estrapolazione delle immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza presente in stazione, lo stesso è stato fermato presso un albergo della Capitale dove aveva fornito false generalità. Nella stazione di Genova Principe sono stati identificati ed indagati due giovani stranieri ecuadoriani autori del furto di uno zaino nella spiaggia di Voltri nella giornata precedente. Gli stessi, ormai sicuri di non essere scoperti, sono stati trovati in possesso di una parte della refurtiva appartenente ai derubati.

Gli oggetti rinvenuti sono stati riconsegnati ai legittimi proprietari. La Polizia Ferroviaria di Padova ha tratto in arresto una cittadina nigeriana per detenzione e spaccio di sostanza stupefacente. La stessa fermata per essere identificata dava evidenti segni di nervosismo e dal controllo del bagaglio sono stati rinvenuti all’interno 6 confezioni avvolti con del nylon contenenti oltre 6 kg di marijuana.

A Sapri è stato arrestato dalla Polfer un cittadino italiano trovato in possesso di uno zaino rubato poco prima sul lungomare. La borsa è stata riconsegnata al malcapitato vacanziere. Il soggetto arrestato è risultato anche essere evaso dagli arresti domiciliari. Intervento a lieto fine a Mestre dove il personale Polfer ha salvato una ragazza di 24 anni che si era portata presso la stazione ferroviaria con intenti suicidi. Individuata veniva avvicinata dagli operatori e tratta in salvo. 23 i minori non accompagnati rintracciati e riaffidati alle famiglie o alle comunità; 54 i cittadini stranieri sorpresi in posizione irregolare.

Pecore morte in Val di Borzago, Cia (AGIRE): La possibile diffusione anche in Trentino delle truffe sugli “alpeggi d’oro” è diventata realtà?/

Il caso della moria di pecore (180 le pecore, provenienti da fuori provincia, decedute fino ad ora) sui pascoli in val di Borzago e le parole del presidente della Federazione allevatori trentini Mauro Fezzi, secondo cui “Questi sono i frutti amari e inaccettabili di certi meccanismi discorsivi del sistema di contribuzione della Pac europea” dimostrano che, quando il sottoscritto alcuni mesi fa poneva la questione della possibile diffusione anche in Trentino delle truffe sui contributi indebiti per i pascoli, i cosiddetti “alpeggi d’oro”, aveva visto giusto.

Nel frattempo – anche ieri – sette aziende agricole di Sondrio, Como e Cremona (cui se ne aggiungono 91, operanti nell’ambito del territorio regionale lombardo, veneto e piemontese) sono finite nei guai per l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore di Sondrio, Stefano Latorre. I titolari di queste aziende sono ritenuti responsabili rispettivamente dei reati di associazione a delinquere e truffa aggravata finalizzata all’indebito conseguimento di contributi europei.

Da queste inchieste possiamo trarre due immediate conclusioni: l’unica preoccupazione di questi criminali (ormai non più esclusivamente forestieri) è quella di documentare solo cartolarmente il rispetto dei vincoli comunitari, nel totale disinteresse rispetto al mantenimento dei terreni a pascolo in buone condizioni agricole ed ambientali; in secondo luogo emerge il fatto che le inchieste – nel resto d’Italia – partono da chi, per primo, viene danneggiato da questa speculazione, ovvero gli stessi allevatori.

Apprezzo che il Presidente Fezzi chieda alle autorità veterinarie e giudiziarie di andare fino in fondo alla questione, ma credo che ciò non sia sufficiente. Rinnovo pertanto il mio invito agli allevatori trentini a mettere in moto, con le loro denunce, l’inchiesta giudiziaria.

 

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Cons. Claudio Cia

 

Foto di repertorio (da YouTube)

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