Mondiali Kona: in testa lo svedese Holm. Favoriti subito in evidenza: prime quattro posizioni molto ravvicinate. A Torbole iniziato con quattro regolari regate con 16 nodi di vento da sud il Mondiale della classe Kona, che ha incuriosito non poco i windsurfisti perlomeno italiani presenti sul Garda Trentino, dato che è un tipo di tavola che in Italia non si era mai vista. La tavola si è dimostrata tecnica di bolina e agile al lasco, ricordando un po’ i tavoloni course race che in planata sono sempre stati molto divertenti oltre che impegnativi. Ma quello che ha sorpreso di più è lo spirito con cui viene affrontata la manifestazione, che seppur assegni i titoli mondiali di classe, viene affrontata anzitutto come occasione di viaggio, di vacanza, di ritrovo tra amici che provengono da 14 nazioni e di tutte le età. Esserci per il gusto di veleggiare, gareggiando, anche se non si hanno mire olimpiche o di alto livello. Un modo di affrontare le regate che in Italia è un po’ scomparso e che da questo punto di vista il mondiale Kona sta “insegnando” molto. Clima dunque molto piacevole al Circolo Surf Torbole per questo evento agostano, che mette in primo piano il turismo sportivo.

La prima giornata di regate è stata impegnativa per molti partecipanti, che hanno faticato non poco a concludere tutte e quattro le prove; il vento non è mancato e si è assestato sui 16 nodi, selezionando da subito i più preparati e gli “amatori”. I protagonisti si sono subito messi in luce: in testa dopo le prime prove infatti lo svedese Holm Bjorn, tre volte Campione del mondo Kona, che con 1-3-9-1 è al comando con 1 punto di vantaggio sullo statunitense Alexander Temko, campione del mondo in carica (titolo conquistato lo scorso anno in Florida) e il più giovane ad aver conquistato il titolo assoluto a soli 17 anni. L’americano con due terzi, un quarto e un sesto precede a sua volta di 2 punti il danese Tim Aagesen, regatante di alto livello in più classi (Mistral, World Cup, Formula WIndsurfing oltre che naturalmente Kona), che con l’applicazione dello scarto che avverrà con la quinta regata, potrà risalire la classifica provvisoria, forte dei suoi parziali, che sono stati due primi, un quinto e un undicesimo. Stesso discorso per l’olandese Jan Tak Huig (campione del mondo 2016), che attualmente è in quarta posizione con due ottimi secondi, un quarto e un tredicesimo. Prima donna la canadese campionessa in carica Andree Gautier. Venerdì 16 agosto in programma ulteriori quattro prove.

Carissimo Presidente Conte,

leggo con stupore che Lei mi rimprovera una “ossessione” per i “PORTI CHIUSI”, parla di rabbia, slealtà, ansia, foga e altro ancora.
Sono stato leale e sempre lo sarò nel pieno rispetto di ogni carica istituzionale e, prima di tutto, nei confronti dei cittadini che incontro e che mi chiedono di intervenire.
Peraltro leggo queste accuse mentre presiedo da ore a Castel Volturno i lavori del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza.

Lotta alla mafia, alla camorra e alla ‘ndrangheta, lotta allo spaccio di droga e allo sfruttamento della prostituzione.
Calo dei delitti del 12% in questo 2019, fortissimo calo di omicidi (-18%), furti
(-17%), rapine in casa o in strada (-21%) e violenze sessuali (-24%).
E soprattutto crollo degli sbarchi dell’80% rispetto all’anno scorso (da 20.000 a 4.000) e del 90% rispetto all’anno prima, con molti morti in meno e un risparmio per gli Italiani di miliardi di euro, che serviranno per assumere entro un anno 8.000 donne e uomini delle Forze dell’Ordine.
Stiamo anche lavorando per riordinare le “scorte” che ogni giorno tolgono dalle strade oltre 2.000 uomini in divisa: si valuterà se queste 565 scorte sono ancora tutte giustificate.

Quindi confesso la mia “colpa”, caro Presidente, la mia “ossessione” nel contrastare ogni tipo di reato compresa l’immigrazione clandestina.
Faccio il Ministro per difendere i confini, la sicurezza, l’onore, la dignità del mio Paese.

Con me i porti sono e rimarranno CHIUSI ai trafficanti e ai loro complici stranieri. Ed è chiaro che, senza questa fermezza, l’Unione Europea non avrebbe mai mosso un dito, lasciando l’Italia e gli Italiani soli come ha fatto negli anni dei governi di Renzi e del Pd.

Buona festa dell’Assunzione a Lei e a tutti gli Italiani, caro Presidente, soprattutto ai 56.698 donne e uomini in divisa che anche oggi garantiscono la nostra sicurezza, che sono il mio orgoglio.

La lotta alla criminalità, di ogni colore, tipo e nazionalità, è lo scopo del mio lavoro.
Anzi, della mia vita.

Grazie.
Matteo Salvini

Gentile Ministro dell’Interno, caro Matteo,

ti scrivo questa lettera aperta perché il caso della nave Open Arms domina ormai le prime pagine dei giornali e perché sono costretto a constatare che anche la corrispondenza d’ufficio tra la Presidenza del Consiglio e il Viminale viene poi riportata sui giornali e allora tanto vale renderla pubblica all’origine, per migliore trasparenza anche nei confronti dei cittadini.

Ti ho scritto ier l’altro una comunicazione formale, con la quale, dopo avere richiamato vari riferimenti normativi e la giurisprudenza in materia, ti ho invitato, letteralmente, “nel rispetto della normativa in vigore, ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti nell’imbarcazione”.

Con mia enorme sorpresa, ieri hai riassunto questa mia posizione attribuendomi, genericamente, la volontà di far sbarcare i migranti a bordo. Comprendo la tua fedele e ossessiva concentrazione nell’affrontare il tema dell’immigrazione riducendolo alla formula “porti chiusi”.

ei un leader politico e sei legittimamente proteso a incrementare costantemente i tuoi consensi. Ma parlare come Ministro dell’Interno e alterare una chiara posizione del tuo Presidente del Consiglio, scritta nero su bianco, è questione diversa.

È un chiaro esempio di sleale collaborazione, l’ennesima a dire il vero, che non posso accettare.

Come ho sempre pubblicamente rappresentato, il tema dell’immigrazione è un tema complesso. Va affrontato con una politica di ampio respiro, come ho provato a fare sin dal primo Consiglio Europeo al quale ho partecipato, a fine giugno 2018, evitando di lasciarci schiacciare dai singoli casi emergenziali.

Da subito ho elaborato una piattaforma politica fondata su sei premesse e dieci obiettivi, in modo da inserire tutte le singole iniziative in questa prospettiva strategica, sempre costantemente ispirata alla tutela dei diritti fondamentali e, in particolare, della dignità della persona e alla protezione dei nostri interessi nazionali, sovente compromessi nella gestione del fenomeno migratorio.

Ho personalmente contribuito a perseguire questo nuovo indirizzo politico, di maggiore rigore rispetto al passato, al fine di contrastare più efficacemente l’immigrazione illegale e la moderna e disumana “tratta dei disperati”, alimentata dalle organizzazioni criminali.

Ho viaggiato in lungo e in largo in Africa e nel Medio Oriente per incrementare la cooperazione nei Paesi di origine e nei Paesi di transito, dove si concentrano le rotte dei migranti.

Abbiamo sempre lavorato intensamente, coinvolgendo anche il Ministro Moavero, per rendere più efficace il meccanismo dei rimpatri per i migranti che non hanno diritto ad alcuna protezione.

Mi batterò sino all’ultimo giorno perché si affermi un meccanismo europeo, da applicare in via pressoché automatica, per operare una redistribuzione che veda tutti i Paesi dell’Unione pienamente coinvolti, in modo da evitare che i Paesi di primo sbarco, come l’Italia, siano abbandonati a se stessi.

Pur in attesa che si attui questo meccanismo europeo, sono sempre personalmente intervenuto, con gli altri Paesi europei, per pretendere e ottenere una redistribuzione dei migranti che sono sbarcati nei nostri porti. E a questo proposito dobbiamo dare atto che sia la Commissione europea sia alcuni leader europei ci hanno sempre teso la mano per sbloccare situazioni emergenziali.

Questo è il momento di insistere in direzione di una soluzione sempre più europea, altrimenti l’Italia si ritroverà completamente isolata in una situazione che diventerà, nuovamente, via via sempre più ingestibile. La nuova Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nei colloqui sin qui avuti, mi è sembrata molto determinata a percorrere questa strada e a darci una mano risolutiva.

In definitiva, se davvero vogliamo proteggere i nostri “interessi nazionali”, non possiamo limitarci a esibire posizioni di assoluta intransigenza. Abbiamo chilometri di coste e siamo a una manciata di ore di navigazione dall’Africa e dal Medio Oriente. Da ultimo tu stesso hai constatato come è difficile contrastare i quotidiani, minuti sbarchi clandestini.

Non possiamo agire da soli. Dobbiamo continuare a insistere in Europa, come peraltro hai fatto Tu, di recente a Helsinki. E’ questa la direzione giusta.
E poi non oscuriamo quello che abbiamo fatto di buono. Se mai rammarichiamoci per quello che ci riproponevamo di ottenere e ancora non abbiamo ottenuto.
Un ultimo aggiornamento sulla vicenda Open Arms.

Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo mi hanno appena comunicato di essere disponibili a redistribuire i migranti. Ancora una volta, i miei omologhi europei ci tendono la mano.

Siamo ormai agli sgoccioli di questa nostra esperienza di governo. Abbiamo lavorato fianco a fianco per molti mesi e ho sempre cercato di trasmetterti i valori della dignità del ruolo che ricopriamo e la sensibilità per le istituzioni che rappresentiamo.

La tua foga politica e l’ansia di comunicare, tuttavia, ti hanno indotto spesso a operare “slabbrature istituzionali”, che a tratti sono diventati veri e propri “strappi istituzionali”.

Per queste ragioni mi sono ritrovato costretto a intervenire varie volte – l’ho fatto perlopiù riservatamente – non per l’ansia di contrappormi politicamente alle tue iniziative, ma per la necessità di rivendicare l’applicazione del principio di “leale collaborazione”, che è fondamentale per il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche.

Il consenso politico a cui ogni leader politico aspira si nutre della fiducia degli elettori.

Ma se non alimentiamo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche si crea un cortocircuito e alla fine prevalgono rabbia e disaffezione. Dobbiamo tutti operare per riconoscere piena dignità alle istituzioni che rappresentiamo, nel segno della leale collaborazione.

Hai alle spalle e davanti una lunga carriera politica. Molti l’associano al potere. Io l’associo a una enorme responsabilità.Buon ferragosto,

 

 

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Giuseppe Conte

Presidente del Consiglio dei Ministri

Questo è stato il Governo che ha ridotto il numero di sbarchi in Italia, grazie al lavoro di tutti. Salvini di punto in bianco ha deciso di farlo cadere, in pieno agosto, senza alcuna spiegazione e senza nessun preavviso agli italiani. Quindi è inutile che ora sbraita, è colpa sua se oggi ci troviamo in questa situazione. E il Paese è più debole anche per i ricollocamenti degli immigrati negli altri Stati europei.

Ha aperto una crisi che, peraltro, ora rischia di far aumentare l’IVA a milioni di famiglie e che potrebbe mandare a casa migliaia di lavoratori: non riesco ad approvare il decreto per fermare la chiusura di Whirlpool a Napoli e altre questioni pendenti.

Lo ha fatto solo per il consenso. Lo ha fatto per qualche sondaggio? Non solo! Anche perché stavamo per togliere le concessioni ai Benetton e stavamo per tagliare 345 parlamentari, che lui non vuole tagliare più.

C’era un contratto, lui lo ha strappato. Non solo: adesso ha chiesto anche di sfiduciare il governo stesso di cui fa ancora parte, visto che non si è dimesso. Anche su questo, giorni fa aveva tuonato “siamo pronti a dimetterci tutti, vedrete…”. Sono passati 5 giorni ma stanno ancora tutti lì attaccati alla poltrona… Deve far comodo, evidentemente, avere l’auto blu e i voli di Stato mentre si fa campagna elettorale nelle spiagge!

Ha fatto tutto da solo, per tornare dopo nemmeno 24 ore nelle braccia di Berlusconi. Ora è pentito, ma ormai la frittata è fatta. Ognuno è artefice del proprio destino. Buona fortuna!

Per quanto riguarda la risposta a Conte (“Me lo dica in faccia”) siamo al paradosso. Parla lui, che in faccia a noi non ha mai detto nulla. Parla lui, che ha mandato tutto all’aria senza una motivazione, annunciando la crisi di governo da uno stabilimento balneare dopo essersi preso due settimane di ferie.

È facile fare i duri a parole. Duro devi esserlo nella vita e con chi se lo merita, non con dei bambini.

Se stai al governo e sei un ministro di questa Repubblica devi essere duro con i colossi e con le multinazionali che sfruttano il nostro Paese e i cittadini. Devi essere duro con Autostrade ad esempio, dopo che 43 persone innocenti hanno perso la vita perché un ponte gli è crollato sotto i piedi. E invece la Lega ha passato un anno a difenderla Autostrade…

Questi sono i fatti. Questa è la realtà.

Il 20 agosto noi Ministri del Movimento 5 Stelle saremo al fianco di Giuseppe Conte in aula per sostenerlo contro la sfiducia della Lega.

Li aspettiamo al varco!

 

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Luigi Di Maio

Ministro della Repubblica Italiana

Consegnate a Innsbruck dai presidenti Platter e Kompatscher, 200 onorificenze tirolesi. 42 altoatesini hanno ottenuto Croce al merito, Medaglia al merito e medaglia per il salvataggio di vite umane. I due presidenti Arno Kompatscher e Günther Platter durante il ricevimento ufficiale

Il volontariato e l’impegno per il bene comune connotano la giornata del 15 agosto in Tirolo. Circa 200 persone, personalità che si sono particolarmente distinte per il proprio impegno a favore della comunità in vari ambiti, dal sociale allo sport, hanno ottenuto un meritato segno di riconoscenza dalle mani dei presidenti del Land Tirolo e della Provincia di Bolzano, Günther Platter e Arno Kompatscher nel corso della cerimonia di consegna delle onoreficienze tirolesi svoltasi presso la Hofburg ad Innsbruck. “Solidarietà, disponibilità ad aiutare il prossimo ed attenzione verso gli altri non sono scontate”, ha affermato il presidente Arno Kompatscher facendo presente che “le donne e gli uomini insigniti oggi rappresentano i tantissimi volontari che prestano un innumerevole serie di servizi alla comunità e in molti casi rischiano la loro vita per aiutare il prossimo”. “Sostanzialmente è grazie all’impegno delle persone insignite oggi e dei loro familiari se nella nostra terra vige la coesione sociale, il rispetto reciproco e la collaborazione per migliorare costantemente la qualità di vita” ha detto il presidente Günther Platter sottolineando che “senza di loro la nostra terra sarebbe molto più povera”.

 

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42 altoatesini insigniti

Tra le 44 croci al merito consegnate, 9 sono quelle conferite ad altoatesini. Fra queste spicca quella conferita a Heinz Gutweniger, da 25 anni presidente del Comitato provinciale del CONI. Delle 124 medaglie al merito, invece, 27 sono state consegnate a cittadini altoatesini. Fra questi vi sono Enzo Dellantonio, fondatore e presidente della cooperativa indipendent L, Gemma Fiorentino dell’associazione LILT e Mara Zussa, fondatrice e presidente dell’associazione Il Papavero – Der Mohn (vedi lista allegata). 6 cittadini dell’Alto Adige hanno inoltre ottenuto le medaglie per il salvataggio di vite umane per il loro impegno prestato in 3 interventi: si tratta dei vigili del fuoco volontari di Prato alla Drava Lukas Bachmann, Daniel Bachmann, Jürgen Bergmann e Karl Zwigl, nonché di Andreas Marth di Merano e di Mara Scantamburlo di Bronzolo. A Innsbruck oggi c’era anche Matteo Valorzi di 7 anni. All’età di 6 ha contribuito a salvare la mamma incastrata nella propria auto dopo un incidente. Dopo aver chiamato il numero di soccorso e a trascinare fuori dal mezzo la madre.

 

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Salvataggio di vite umane: le storie

L’esondazione della Drava a Prato alla Drava del 4 agosto 2015 aveva provocato uno smottamento sulla strada statale in direzione dell’Austria con caduta di massi e alberi. Durante i controlli i vigili del fuoco volontari Lukas Bachmann e Daniel Bachmann riuscirono a salvare un giovane motociclista bloccato con il suo mezzo dal fango. Nel frattempo il comandante della compagna dei vigili del fuoco volontari di Prato alla Drava Jürgen Bergmann assieme a Karl Zwigl riuscirono a salvare i tre occupanti di un’automobile, bloccata dallo smottamento in un flusso d’acqua di oltre 1,5 metri, facendoli uscire dal tettuccio dell’auto, e poi salvarono gli occupanti di una seconda auto bloccata. Il guidatore, uscito dal veicolo, era riuscito a raggiungere un punto più elevato rispetto ai flutti e la moglie era rimasta bloccata nell’auto. Il 26 settembre 2018, invece, Andreas Marth riuscì a trarre in salvo da solo 7 persone da un condominio andato in fiamme in piazza S. Vigilio a Merano e, quindi, ad aiutare i vigili del fuoco a far evacuare altre 7 persone. Mara Scantamburlo, infine, il 6 marzo 2019 aveva accompagnato un gruppo di giovani del gruppo giovanile Flowers di Bronzolo alla piscina di Naturno, e riuscì a recuperare un bimbo di 4 anni avvistato da una collega in fondo alla vasca e a salvarlo dopo avergli praticato un massaggio cardiaco.

Alcune precisazioni dell’Apss in merito alla presenza dell’anestesista di notte. Ospedale di Arco: sicurezza garantita.

“Da parte dell’Azienda sanitaria non c’è nessun calo di attenzione o di sicurezza per i pazienti o i cittadini che dovessero accedere all’ospedale di Arco, abbiamo una rete di professionisti che non è certo legata al singolo ospedale, ma che copre tutto il nostro servizio sanitario, professionisti che hanno già dato la disponibilità per tutti gli eventuali turni, anche notturni”. Sono queste le parole del direttore generale dell’Apss, Paolo Bordon, in merito alle preoccupazioni espresse sulla stampa locale per la riconfigurazione dei turni del medico anestesista all’ospedale di Arco, che entreranno in vigore con lunedì 19 agosto.

“La nostra attenzione per l’ospedale di Arco come pure per tutti gli ospedali di valle – prosegue il direttore Bordon – è massima, lo evidenzia il fatto che abbiamo già dato corso al bando per coprire il posto del primario, recentemente andato in pensione: è già stata fatta la pubblicazione per il concorso e sono già arrivate le domande; entro il mese di settembre effettueremo la prova selettiva per il nuovo primario. Una riprova – conclude il direttore – che vogliamo investire su quella struttura, dove, ribadisco, vi è un modello di assistenza sicuro e adeguato sia alla popolazione sia ai tanti turisti che frequentano l’Alto Garda”.

 

Assunzione, il Papa all’Angelus: scegliamo grandezza del cielo, non piccolezze della vita.

Nel giorno in cui la Chiesa commemora l’Assunzione al cielo della Madonna, Papa Francesco esorta non a perseguire “i piccoli appagamenti del mondo”, ma ad alzare lo sguardo “verso le grandi gioie del cielo”: “Maria ci dimostra che, se vogliamo che la nostra vita sia felice, al primo posto va messo Dio, perché Lui solo è grande”

La festa dell’Assunzione di Maria “è un richiamo per tutti, specialmente per quanti sono afflitti da dubbi e tristezze, e vivono con lo sguardo rivolto in basso”. All’Angelus, il Papa esorta a guardare in alto: “lasciamoci attirare dalla bellezza vera, non facciamoci risucchiare dalle piccolezze della vita, ma scegliamo la grandezza del cielo”. Scegliere questo orizzonte significa lasciarsi prendere per mano da Maria: “La Vergine Santa ci aiuti a guardare ogni giorno con fiducia e gioia là, dove è la nostra vera casa”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Guardiamo in alto, il cielo è aperto; non incute timore, non è più distante, perché sulla soglia del cielo c’è una madre che ci attende ed è nostra madre. Ci ama, ci sorride e ci soccorre con premura. Come ogni madre vuole il meglio per i suoi figli e ci dice: “Voi siete preziosi agli occhi di Dio; non siete fatti per i piccoli appagamenti del mondo, ma per le grandi gioie del cielo”. Sì, perché Dio è gioia, non noia. Dio è gioia. Lasciamoci prendere per mano dalla Madonna. Ogni volta che prendiamo in mano il Rosario e la preghiamo facciamo un passo avanti verso la grande meta della vita.
Maria insegna ad esultare in Dio

Il Papa ricorda che nel Vangelo di oggi la Vergine Santa prega dicendo: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore”. I verbi di questa preghiera, osserva il Santo Padre, sono magnifica ed esulta: “Si esulta quando accade una cosa così bella che non basta gioire dentro, nell’animo, ma si vuole esprimere la felicità con tutto il corpo: allora si esulta. Maria esulta a motivo di Dio. Chissà se anche a noi è capitato di esultare per il Signore: esultiamo per un risultato ottenuto, per una bella notizia, ma oggi Maria ci insegna a esultare in Dio, perché Lui fa grandi cose”.

 

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Cercare cose grandi

C’è un altro verbo nella preghiera della Vergine Santa: magnificare, spiega il Papa, “significa esaltare una realtà per la sua grandezza, per la sua bellezza”.

Maria esalta la grandezza del Signore, lo loda dicendo che Lui è davvero grande. Nella vita è importante cercare cose grandi, altrimenti ci si perde dietro a tante piccolezze. Maria ci dimostra che, se vogliamo che la nostra vita sia felice, al primo posto va messo Dio, perché Lui solo è grande. Quante volte, invece, viviamo inseguendo cose di poco conto: pregiudizi, rancori, rivalità, invidie, illusioni, beni materiali superflui… Quante meschinità nella vita! Lo sappiamo. Maria oggi invita ad alzare lo sguardo alle «grandi cose» che il Signore ha compiuto in lei. Anche in noi, in ognuno di noi, il Signore fa tante grandi cose.
Maria ci aspetta

Sono le “grandi cose” che festeggiamo oggi. “Maria – afferma Francesco – è assunta in cielo: piccola e umile, riceve per prima la gloria più alta. Lei, che è una creatura umana, una di noi, raggiunge l’eternità in anima e corpo”:

E lì ci aspetta, come una madre aspetta che i figli tornino a casa. Infatti il popolo di Dio la invoca come “porta del cielo”. Noi siamo in cammino, pellegrini verso la casa di lassù. Oggi guardiamo a Maria e vediamo il traguardo. Vediamo che una creatura è stata assunta alla gloria di Gesù Cristo risorto, e quella creatura non poteva essere che lei, la Madre del Redentore.

 

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Vicinanza alle popolazioni dell’Asia meridionale

Il Pontefice sottolinea anche che grandi speranze ci accompagnano lungo il cammino verso la grande meta della vita: “Vediamo che nel paradiso, insieme a Cristo, il Nuovo Adamo, c’è anche lei, Maria, la nuova Eva, e questo ci dà conforto e speranza nel nostro pellegrinaggio quaggiù”. Dopo l’Angelus, il Papa ha espresso la propria “vicinanza alle popolazioni di diversi Paesi dell’Asia meridionale, duramente colpite dalle piogge monsoniche. Prego per le vittime e gli sfollati, per tutte le famiglie senzatetto. Il Signore dia forza a loro e a quanti li soccorrono”. Il Pontefice ha inoltre ricordato che oggi a Czestochowa, in Polonia, “sono radunati tanti pellegrini per festeggiare la Vergine Assunta” e per celebrare “il centenario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Polonia”. Il Santo Padre ha infine benedetto “un gran numero di Rosari destinati ai fratelli della Siria” per iniziativa dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”.

 

Testo: Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Foto e video (Archivio Città del Vaticano)

La decisione di Matteo Salvini di porre fine, dopo appena un anno e mezzo, all’esperienza di governo della Lega col Movimento Cinquestelle, ha aperto davanti all’Italia uno dei passaggi più drammatici della sua storia. La ragione alla base della decisione del leader della Lega è chiara come il sole e non ha nulla a che vedere con l’alta velocità ferroviaria. La mozione grillina sulla Torino-Lione, bocciata in Senato, era inoffensiva e rappresentava nei fatti una resa di Di Maio e compagni al partito trasversale e largamente maggioritario a favore del tav. No, la verità è un’altra: Salvini ha aperto la crisi perché non vuole e non può assumersi la responsabilità della prossima legge di bilancio. Come deve avergli spiegato il fido Giorgetti, che non a caso è stato il primo a parlare di crisi di governo, la legge di bilancio è strutturalmente incompatibile con l’escalation di promesse della quale il leader leghista si è reso protagonista negli ultimi mesi. Dunque Salvini si è trovato dinanzi ad una scelta ineludibile: o fare la legge di bilancio, o continuare con la sua propaganda. E ha scelto la propaganda.

Non si tratta di dietrologia maliziosa, ma di aritmetica elementare. In un contesto economico in bilico tra stagnazione e recessione, la prossima legge di bilancio deve trovare, solo per il 2020, 23 miliardi per evitare che scatti la clausola di salvaguardia dell’aumento delle aliquote IVA. Un punto e mezzo di pil solo per cominciare. Con altre spese obbligatorie si sale subito a 30. Poi arriva il conto delle promesse ripetute in tutte le piazze (e le spiagge) d’Italia: a cominciare dalla “flat tax” e dalla “pensionabilità” del bonus Renzi (i famosi 80 euro). Mal contati fanno quasi 50 miliardi. Salvini vorrebbe finanziarli in deficit, ma Giorgetti gli ha spiegato che l’Europa non ce lo permetterebbe mai. E se anche lo facesse, sarebbero i mercati a punirci, facendo salire lo spread a livelli insostenibili. Dunque, se non vogliamo uscire dall’euro e dall’Europa, che ci costerebbe come una guerra, c’è una sola via d’uscita dalla trappola populista nella quale Salvini ha cacciato se stesso, la Lega, il governo e l’Italia: andare a votare subito, incassare i risultati, in termini di consenso elettorale, della propaganda di questi mesi e far fare poi, dopo il voto, al paese, con la manovra di bilancio, la doccia gelata del brusco ritorno alla realtà.

La strategia di Salvini ha dunque una sua cinica lucidità. E mette il suo unico vero avversario, il Partito democratico, dinanzi ad una scelta di inedita difficoltà. Il Pd ha davanti a sé tre strade, una più difficile dell’altra, fra le quali scegliere quella da imboccare. La prima, la più piana e diritta, è quella di accettare la sfida di Salvini e non opporsi quindi all’ipotesi di andare a votare subito, tra ottobre e novembre. La sconfitta sarebbe altamente probabile, ma il Pd si rafforzerebbe come principale partito di opposizione, unica vera alternativa possibile alla Lega. E tuttavia, Salvini si troverebbe la strada spianata, e potrebbe avanzare senza trovare alcuna vera resistenza, verso la conquista non solo di Palazzo Chigi, ma anche del Quirinale. Roma, in asse inedito con Mosca, diverrebbe la capitale dell’antieuropeismo e forse della post-democrazia…

La seconda strada, quella più ripida e tortuosa, ma anche ambiziosa, è rispondere alla sfida di Salvini con il lancio di un patto di legislatura col M5S, fondato su due pilastri: il no all’arroganza cinica del leader leghista, arrivata fino all’invocazione dei “pieni poteri”; e il sì ad una linea di cambiamento coraggioso, ma dialogico e costruttivo, in Europa, linea ben rappresentata dal ministro Moavero e in definitiva seguita anche dal ministro Tria e dallo stesso Conte. Si potrebbe riassumerla nella costruzione di un asse Roma-Parigi, orientato a spingere Berlino su una linea di politica economica più espansiva, anche attraverso l’istituzione, sul modello americano, di nuovi strumenti di governo federale dell’economia, finalizzati a sostenere la crescita e l’occupazione attraverso gli investimenti nelle infrastrutture, nelle politiche ambientali, nella ricerca e nella formazione superiore. Il punto debole di questa seconda strada, apparentemente affascinante, è la scommessa sulla capacità del M5S di compiere un gigantesco salto di qualità. Nonostante il segnale molto positivo giunto da Strasburgo, col voto di fiducia dei grillini alla presidente Ursula von der Leyen, è tutto da vedere che ce ne siano i tempi e le condizioni.

Il rischio è che la ricerca della seconda strada porti in realtà alla terza, a mio modo di vedere la più pericolosa: un governo della paura, politicamente fragile e che finirebbe per collaborare involontariamente con Salvini, togliendogli le castagne dal fuoco, ossia facendo la manovra, coi relativi costi in termini di impopolarità, e lasciandogli la propaganda. Per poi tornare comunque presto al voto, che il leader leghista affronterebbe nelle condizioni tattiche per lui migliori.

Scegliere quale strada imboccare, per il Pd, è dunque una grande e grave responsabilità. Per poter affrontare un passaggio così difficile, è bene tenere bene a mente un vincolo e un’opportunità. Il vincolo è l’unità e la solidarietà interna al partito. Uniti e solidali possiamo farcela, divisi siamo perduti e con noi è perduto il paese. L’opportunità, o meglio si direbbe la risorsa, è l’equilibrio e la saggezza del presidente Mattarella, attorno al quale il Pd unito farebbe bene a stringersi.

 

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Giorgio Tonini

Capogruppo Pd Consiglio provinciale Trento

Sono state rilevate tracce nel territorio del Comune di Giovo, versante Faedo. M49 in spostamento verso nord.

Prosegue l’attività di monitoraggio del Corpo forestale trentino: proprio stamattina, in seguito a una segnalazione di alcuni cacciatori di Faedo, i forestali hanno rilevato orme nel fango nel territorio del Comune di Giovo, versante di Faedo, a poca distanza dal confine con la Provincia di Bolzano.

Successivi controlli hanno confermato che si tratta effettivamente di M49; l’orso si starebbe quindi spostando verso nord, dopo aver trascorso circa un mese sulla Marzola. Sono stati di conseguenza avvisati i colleghi forestali dell’Alto Adige.

A Passo Coe la tradizionale commemorazione che ha visto la presenza dell’assessore provinciale Achille Spinelli. Da Malga Zonta un monito per un futuro di pace.

Tantissime persone hanno partecipato oggi alla cerimonia di Malga Zonta, in ricordo dell’eccidio del 12 agosto 1944, durante il quale furono uccisi dai nazisti 17 persone, 15 delle quali avevano meno di 24 anni e 2 non ancora 18. La commemorazione è iniziata nella conca del passo che segna l’accesso tra Trentino e Veneto con la sfilata coi labari e il picchetto d’onore, sulle note di un quintetto di ottoni, quindi la deposizione delle corone sul luogo della strage, infine i discorsi ufficiali.

Fra i presenti vi erano l’assessore provinciale allo sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli, il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, il sindaco di Schio Walter Orsi e quello di Folgaria Michael Rech, a pronunciare l’orazione ufficiale è stato Carlo Ghezzi, della segreteria nazionale dell’Anpi. Hanno partecipato alla cerimonia con i loro gonfaloni e i loro rappresentanti le delegazioni dell’Anpi e delle associazioni d’Arma, i Comuni e le Province di Trento e Vicenza, i Comuni di Schio e Folgaria.

Nel corso degli interventi istituzionali si è ricordata la recentissima inaugurazione, avvenuta lo scorso week end, del Parco Museo Malga Zonta – Base Tuono, progetto portato avanti dal Comune di Folgaria con la collaborazione della Fondazione Museo storico del Trentino e della Provincia. E proprio il direttore della Fondazione Museo storico Ferrandi ha delineato il contesto storico, ricordando come il Parco Museo Malga Zonta – Base Tuono sia davvero unico nel suo genere nell’arco alpino, perché qui sono raccolte le testimonianze di tre momenti cruciali del secolo scorso, le due guerre mondiali e la guerra fredda.

I lavori per il Parco Museo, promosso dalla Fondazione insieme al Comune di Folgaria e alla Provincia, proseguiranno anche in futuro: sabato infatti si è tenuta l’inaugurazione della sede, ospitata nella palazzina che rappresentava un tempo il Corpo di guardia dell’ex Base missilistica, e del connesso percorso espositivo.

Nei prossimi anni sono in progetto la sistemazione esterna della sede del Parco, ma anche la predisposizione di una rete sentieristica a tema con pannelli descrittivi lungo le memorie dei tre grandi eventi che hanno segnato questo territorio.

Infine, prima della messa al campo celebrata da padre Gregorio Moggio, l’orazione ufficiale presieduta da Carlo Ghezzi.

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