“Il Sicurezza bis è una misura inefficace. Tanta propaganda, che non aiuta ad affrontare la questione migratoria.”

Così intervenendo in aula la senatrice della SVP, Julia Unterberger.

“Tutti sanno che sulle operazioni di soccorso in mare l’Italia ha recepito una serie di convenzioni internazionali che ne limitano il potere legislativo. Secondo queste convenzioni, il salvataggio in mare è un obbligo e il Comandante è tenuto a prendere la rotta del primo porto sicuro. Sono queste le ragioni per cui, nonostante questo decreto fosse già in vigore, la Gip di Agrigento ha giustamente respinto la richiesta di misure cautelari per la Comandante della Sea Watch, sancendo che ha adempiuto al suo dovere.

L’immigrazione invece sarà il grande tema dei prossimi anni e richiede una politica di visione. Questa va costruita a livello internazionale, con politiche certe sui richiedenti asilo, sui rimpatri, ma anche sull’inclusione sociale di chi lavora e opera onestamente nei nostri Paesi.

Qui – ha proseguito Julia Unterberger – ci sono tante persone che si prendono cura dei nostri anziani, che lavorano nella ristorazione e nel settore alberghiero che non possono essere isolate o ghettizzate. Vanno aiutate a integrarsi, che vuol dire spronarli a rispettare le leggi e la cultura del Paese dove vivono.

Invece di scrivere questo Provvedimento, si doveva cercare di cambiare l’Accordo di Dublino e fare pressione sui tavoli europei per giungere a una gestione collegiale della questione. Ma purtroppo il Ministro dell’Interno non si presenta ai tavoli europei, non ultimo quello in cui 15 paesi, forse per la prima volta, hanno fatto una proposta per non lasciare in futuro il peso dell’immigrazione solo sui paesi di primo approdo.

Il Sicurezza è solo propaganda, che distrae dai grandi problemi dell’Italia di oggi: la stagnazione economica, le crisi aziendali del Nord, i giovani che lasciano il Mezzogiorno, il fatto che la Natalità è crollata. Sono questi i veri problemi dell’Italia. Questo Governo se ne faccia finalmente carico.”

 

Il consiglio di amministrazione della Federazione riunito oggi a Roveré della Luna, ospite della cantina sociale, si è occupato anche dell’esito dell’appalto per i servizi di pulizia degli uffici della Provincia e di altri enti pubblici, dal quale sono rimaste escluse molte imprese locali.

La presidente Marina Mattarei chiederà un incontro al presidente della giunta provinciale Fugatti. “Fatto così avvantaggia pochi e danneggia molti: dipendenti, imprese, utenti. Con una ulteriore aggravante, perché questa gara scardina la sostenibilità del nostro sistema di welfare e del tessuto economico del Trentino”.
Il vicepresidente vicario (e presidente del consorzio Cla) Germano Preghenella: “di fatto le modalità della gara conducono ad una logica di massimo ribasso. E poiché i servizi sono ad altissima densità di lavoro (dall’80 al 90%), il rischio di sfruttamento dei lavoratori è alto”.

Trento, 5 agosto 2019 – La maxigara per i servizi di pulizia degli uffici provinciali e di altri enti pubblici, dal Comune di Trento, all’Università, dalle scuole alle case di riposo, rischia di trasformarsi in un boomerang per chi ha organizzata. È di questo parere il consiglio di amministrazione della Federazione Trentina della Cooperazione, che ne ha discusso nella seduta di oggi pomeriggio, convocata alla cantina sociale di Roveré della Luna che quest’anno celebra il suo centenario.
L’appalto, diviso in 19 lotti e del valore considerevole di 95,35 milioni di euro, si è concluso con l’assegnazione dei lavori a ditte – la maggior parte extraprovinciali – che hanno offerto ribassi dal 30 al 40%.

Una grande risparmio quindi per la pubblica amministrazione? “Il risparmio è solo apparente – afferma il vicepresidente vicario, e presidente del Consorzio Lavoro e Ambiente, Germano Preghenella – poiché la vera competizione sui ribassi che hanno consentito di vincere la gara si concentra soprattutto sulla parte economica e non su quella tecnica. Poiché questo tipo di servizio è ad alta densità di manodopera, che può arrivare fino al 90%, significa che i risparmi maggiori sono proprio sulla parte più debole, il costo dei lavoratori.

I quali dovranno sì essere riassunti mantenendo lo stesso contratto, ma senza riconoscimento dell’anzianità aziendale maturata, e a condizioni evidentemente compatibili con i maxi ribassi proposti in gara. In altre parole, una migliore organizzazione del lavoro attuata da grandi aziende non potrà mai scaricare per intero il risparmio di costi di appalto, con il risultato che il rischio di sfruttamento dei lavoratori è molto alto”.

La presidente della Federazione Marina Mattarei commenta: “la questione va vista anche in una ottica più ampia. I servizi di pulizia negli uffici pubblici trentini attualmente sono distribuiti tra numerose aziende in cui sono impiegati circa 1300 lavoratori, di cui un terzo sono dipendenti e soci delle cooperative. Molti sono anche soggetti svantaggiati assunti dalle cooperative sociali di tipo B, ed insieme creano un sistema economico che è anche un originale modello di welfare, in cui la sostenibilità è garantita dall’equilibrio tra risorse pubbliche, efficienza e funzione sociale.

Peggiorare le condizioni di fornitura di questi servizi, attraverso l’eccessivo abbattimento dei costi, non solo taglia fuori molte imprese trentine (cooperative ed artigiani, soprattutto), ma pone questi lavoratori nelle condizioni di dover chiedere l’intervento sociale sotto altre forme, generando quindi ulteriori costi per le pubbliche amministrazioni.

Senza contare il valore di questi servizi anche per tante donne che con un lavoro (soprattutto) part-time consentono di integrare il reddito familiare e realizzare i propri progetti di vita.

Temi sui quali occorre fare una riflessione molto approfondita e a 360 gradi, sia all’interno delle categorie imprenditoriali e delle parti sociali, sia con lo stesso ente pubblico.

Per questo chiederemo un incontro urgente con il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, affinché si possa affrontare il tema nella maniera più ampia possibile, senza tralasciare alcun aspetto. Questa situazione non è tollerabile perché a rimetterci sono tutti i soggetti in campo: i lavoratori, le imprese, gli utenti, e quindi i cottadini”.

“Voglio ringraziare il Comitato “Non ultimi”, “Restart Trentino”, i CIF delle Camere di Commercio di Trento e Bolzano, “Donne in cooperazione” e altre importanti realtà di donne impegnate nel mondo ecnomico, sociale e politico del Trentino, per aver accettato l’invito al triplo appuntamento in programma a Trento.

In questa occasione sarà presentato il libro dell’on. Lella Golfo “Ad alta quota – storia di una donna libera”;, per poi illustrare il DDL Conzatti per la proroga della Legge che garantisce la presenza femminile negli organi di amministrazione e controllo delle quotate (e partecipate pubbliche), voluta fortemente proprio dall’autrice del libro nel 2011 e da molti Parlamentari oggi.

Se è vero che in Trentino non hanno sede società quotate, è vero invece che in questo territorio esistono tante e significative professionalità femminili in grado di ambire a ruoli nei CDA e Collegi Sindacali delle quotate.” lo dichiara la Senatrice Donatella Conzatti, Vicepresidente della Commissione sul femminicidio e membro della Commissione finanze.

“Questo incontro, sarà anche l’occasione per preparare la nascita della sede della Fondazione Bellisario in Trentino Alto Adige, così da agganciarci alla rete nazionale, strutturata e stabile, di donne che collaborano per valorizzare i talenti femminili. La vera rinascita economica italiana – aggiunge – ci sarà quando uomini e donne avranno stessa presenza e retribuzioni.” conclude la parlamentare trentina.

Nuoto, le congratulazioni di Fugatti e Failoni ad Arianna Bridi.

 

 

“Un grande risultato per lo sport trentino e nazionale”: così il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e l’assessore allo sport Roberto Failoni commentano il successo della trentina Arianna Bridi nella 10 chilometri femminile della World Series Fina, nella sesta tappa a Lac Megantic, in Canada.

“Ci congratuliamo – proseguono Fugatti e Failoni – per la determinazione e la forza che Arianna Bridi ha dimostrato per tutta la gara, riuscendo anche ad allungare negli ultimi duecento metri. Il nuoto, specialmente quello sulle grandi distanze, è una disciplina che impegna fisico e mente portandoli fino ai limiti. Chi lo pratica agonisticamente merita quindi un plauso speciale, in particolare, come in questo caso, se primeggia in manifestazioni di livello internazionale. Arianna Bridi sta portando nel mondo, con successo, il nome dell’Italia e del Trentino. La ringraziamo anche per questo augurandole di proseguire sulla via della vittoria”.

Domenica 11 agosto ad ore 21.00 presso l’installazione Sequoia. A Levico Terme il progetto musicale “Divina Euterpe – Compositrici a Corte”.

 

 

Proseguono nel parco di Levico Terme, con un omaggio alle compositrici del passato e alla loro musica, gli appuntamenti musicali nell’ambito della manifestazione “Vivere il Parco”. Domenica 11 agosto ad ore 21.00 presso l’installazione Sequoia il trio formato da Michele Favaro al flauto traversiere, Marlise Goidanich al violoncello barocco ed Emma Bolamperti al clavicembalo, proporrà il progetto musicale “Divina Euterpe – Compositrici a Corte”. In caso di cattivo tempo il concerto si terrà al chiuso.

Nel XVIII secolo la musica aveva un ruolo importante nell’educazione delle donne nobili. Le ragazze imparavano a cantare o suonare uno strumento e partecipavano ai momenti di svago e divertimento in famiglia o tra amici. Spesso, in queste circostanze, potevano eseguire loro composizioni ma questo non significava potessero intraprendere la professione di musicista. Per una donna sfoggiare virtuosismo e creatività in pubblico, soprattutto se retribuita, era considerato un atteggiamento equivoco. Per questo motivo poche opere composte da donne sono giunte fino a noi. Quelle sopravvissute dimostrano che la loro musica non era di qualità inferiore rispetto a quella di molti compositori uomini.
Il programma “Divina Euterpe – Compositrici a Corte” è un omaggio alla musica di:
– Anna Amalia di Hohenzollern e Wilhelmina von Bayreuth: sorelle di Federico II di Prussia; suonavano vari strumenti e avevano contatti con musicisti di grande fama, in una corte di forte tradizione musicale;
– Anna Bon: figlia d’arte (padre scenografo e madre cantante), giovanissima fu ammessa come studentessa di musica all’Ospedale della Pietà a Venezia, che non era solo un orfanatrofio, ma una rinomata scuola di musica dove già aveva insegnato Vivaldi; più tardi, insieme ai genitori, lavorò preso la corte del margravio Friedrich von Brandenburg-Kulmbach (marito di Wilhelmina von Bayreuth), nella corte di Federico II come “virtuosa di musica da camera” e nella corte degli Esterhazy;
– Elisabetta de Gambarini; visse a Londra, ebbe una vita breve ma artisticamente intensa; cantante e organista, la sua reputazione le permise di organizzare suoi propri concerti e pubblicare la sua musica; era ammirata da Haendel e Geminiani.

Al di là delle risposte tranquillizzanti che l’attuale Giunta Provinciale di Trento ha dato all’interpellanza dei consiglieri di Futura, Ghezzi e Coppola, Il Garda è in serio pericolo.

Per questo, già il 15 ottobre 2016, le Federazioni di Sinistra Italiana di Trento, Brescia, Mantova e Verona avevano dato vita ad un tavolo di lavoro interprovinciale permanente sulla proposta di nuovo collettore e depuratore del Garda.

Il tavolo era stato indetto nella consapevolezza che l’equilibrio dell’ecosistema Garda era messo a dura prova dal sistema fognario e che questo era un tema di priorità nazionale, sia dal punto di vista ecologico che da quello economico.

Il lago di Garda, con le sue considerevoli dimensioni (Superficie 368km2, Volume 49,03 km3, Profondità media 133 mt), è un piccolo mare tra le montagne e la pianura Padana, così grande da farlo credere capace di poter reggere ad ogni sollecitazione dell’uomo. Ma non è così e chi vive oggi sulle sponde del lago è seduto su una bomba ad orologeria, pronta ad esplodere.

Un certo effetto inquinante dell’uomo sull’equilibrio del bacino del Garda si registra a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, con un aumento, che continua tutt’ora, della concentrazione di Fosforo Totale nelle acque.

Inoltre il Garda ha cessato di essere un bacino naturale a causa della costruzione di certo numero di centrali idroelettriche con annesse dighe e della diga a Salionze (Valeggio sul Mincio), che hanno inevitabilmente rallentato il ricambio dell’acqua.

Da decenni e decenni attorno alle sponde del Garda si coltiva senza rispetto per i metodi biologici; si sono svolte attività industriali di ogni genere; si è praticato un turismo selvaggio; si è edificato ovunque, scaricando a lago i prodotti dell’eccessiva urbanizzazione.
Tutto ciò si è svolto con una totale indifferenza nei confronti della compromissione di un ecosistema prezioso sia dal punto di vista economico che ecologico.

Anche se le recenti analisi fisico chimiche ci dicono che i mutamenti dell’acqua del Garda negli anni non sono preoccupanti, che il Garda è in buona salute, sembra che tutti ignorino che esiste un’urgenza ormai improcrastinabile, quella di prendere in esame la situazione degli scarichi e degli sversamenti a lago ben visibili dalle spiagge e dalle rive. La questione non può lasciarci indifferenti, perché parliamo di uno dei laghi più grandi ed importanti d’Europa, la cui portata rappresenta circa il 40% delle risorse d’acqua dolce dell’Italia.

Ed ecco l’elenco delle emergenze:
a capo del sistema fognario del Garda sta l’impianto di depurazione di Peschiera del Garda, realizzato a metà degli anni ’80. Il depuratore, che era stato messo in discussione da molti già in fase di progettazione, raccoglie la rete fognaria sia dei comuni della sponda Lombarda sia di quelli della sponda Veneta. Uniche eccezioni i comuni di Tremosine e Limone e quelli della sponda trentina, che sono autonomi e dotati di piccoli depuratori in loco;

la rete fognaria dei vari comuni è collegata al depuratore di Peschiera via terra (parte sud del lago), ma anche via acqua, con una condotta che attraversa il lago tra Maderno e Torri del Benaco per portare a Peschiera gli scarichi provenienti dai comuni di Gargnano, Toscolano Maderno, Salò e parte della Valtènesi. La condotta sublacuale posta a 200 metri di profondità, è dotata di sensori a monte che verificano la pressione interna, ma non esiste la possibilità di controlli approfonditi sulla sua tenuta perché i macchinari in dotazione agiscono solo fino a 25 metri di profondità. Le strutture idonee, utilizzate nel mare, non sono trasportabili e posizionatili sul lago a causa delle considerevoli dimensioni;

lungo il percorso via terra verso Peschiera sono localizzate a terra pompe di sollevamento e sistemi di troppo pieno rivolti a lago, pronti ad entrare in funzione solo in casi eccezionali, per evitare il tracimare del sistema fognario nelle civili abitazioni. Ma la scellerata speculazione edilizia e l’aumento delle utenze connesse ad essa, assieme all’incremento notevole del turismo hanno portato questo sistema ad entrare in funzione sistematicamente;

gli amministratori comunali spesso non hanno messo tra le priorità opere pubbliche rivolte alla sistemazione e all’adeguamento della rete fognaria con separazione di acque bianche ed acque nere e questo comporta un eccessivo carico sulla rete depuratore, contribuendo appunto ai tracimamenti a lago;

ora è allo studio un nuovo progetto che prevede la realizzazione di circa 80 chilometri di collettori che collegheranno i comuni da Tignale a Padenghe ad un nuovo depuratore nella zona bresciana, a Visano al lago. Sul luogo esiste un depuratore che è costato 20 miliardi di lire, che ha funzionato solo per tre anni ed è fermo da più di dieci anni, sorto per depurare i reflui zootecnici dell’area e gli scarichi fognari dei comuni di Visano, Acquafredda, Remedello, Isorella e Calvisano.

Questi comuni hanno speso some ingenti per collegarsi ad un depuratore ben presto inutilizzabile ed ora i loro reflui, non depurati, vengono scaricati nei fossi della zona. La costruzione del nuovo depuratore a Visano avrebbe un considerevole costo economico ed ambientale e non si può trascurare la lunghezza dei tempi di realizzazione, prevista in dai 15/20 anni. È inoltre dimostrato che depuratori di dimensioni limitate, di nuova tecnologia, funzionano meglio e hanno costi di gran lunga inferiori, sia per la realizzazione che per la gestione. Inoltre, in caso di avaria o altro contrattempo, il danno sarebbe più facilmente controllabile e più limitato.

La proposta sensata sarebbe quella di procedere in tempi strettissimi alla completa separazione di acque bianche e nere in tutti i comuni del lago, e poi alla realizzazione di almeno due depuratori di dimensioni medie sulla sponda bresciana.

Per arrivare alla soluzione ottimale è necessario provvedere urgentemente a:

coinvolgere tutte le amministrazioni che si possono trovare implicate in questa emergenza e nel suo superamento anche con incontri informativi e di coinvolgimento dei cittadini;

coinvolgere le associazioni agricole che a valle del depuratore e del Mincio sono interessate. Ci sono già stati contatti con l’università del Wisconsin per affrontare l’inquinamento del Garda sull’alto Mincio nel sistema SarcaGardaMincioChiese;

stabilire contatti con le università più avanzate, anche a livello europeo, affinché si predisponga un sistema di impianto tecnicamente il più avanzato possibile anche nel trattamento di fitodepurazione delle acque reflue, per scongiurare un fattore di obsolescenza;

valutare collettivamente con i vari enti e amministrazioni la scelta del numero di depuratori da realizzare e la loro più adeguata localizzazione a sud o ad est del Garda, tendo conto delle difficoltà morfologiche del territorio e dei dati sulla popolazione e sull’incremento in stagione turistica.

 

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Renata Attolini, segretaria provinciale di Sinistra Italiana.

Militari della Compagnia di Manduria hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca “diretta o per equivalente”, di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 154 mila euro nei confronti di un settantanovenne di Maruggio (TA).

Detta misura cautelare patrimoniale, disposta del G.I.P. del Tribunale di Taranto – Dott. Pompeo Carriere -, è l’epilogo di una indagine condotta nel febbraio c.a. dal predetto Reparto delle Fiamme Gialle, la quale ha consentito di accertare che la citata persona ha percepito dall’INPS, sin dall’anno 2002, un’indennità di accompagnamento riservata alla categoria degli invalidi civili, per “cecità assoluta”.

A tal riguardo, i Finanzieri, nel corso dell’attività investigativa, eseguita anche con pedinamenti e filmati, hanno appurato invece che in realtà il cittadino maruggese era in grado di svolgere tutte le proprie mansioni quotidiane in modo autonomo, denunziandolo conseguentemente all’A.G. per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640/bis del C.P.). Egli infatti, circolava autonomamente a piedi per le strade del paese, attraversava la strada dirigendosi verso le strisce pedonali (peraltro sbiadite), faceva la spesa (scegliendo con cura la merce da acquistare e contando il denaro ricevuto come resto) e si soffermava a leggere i cartelli pubblicitari.
L’ammontare dei beni sottoposti a sequestro è pari al totale complessivo delle indennità indebitamente percepite.

Scomparso Roberto Gambino, padre del Pup 2008. Il vicepresidente Tonina: “Attento e appassionato studioso dello spazio alpino”.

Lo scorso 1 agosto è morto il professor Roberto Gambino, che è stato coordinatore del Pup trentino varato nel 2008, il terzo dopo quelli del 1967 e del 1987. Torinese, classe 1935, docente emerito di pianificazione territoriale al Politecnico di Torino, aveva guidato fin dal 2002 il gruppo dei consulenti scientifici che lavorarono al Pup tutt’ora vigente. “Un attento e appassionato studioso dello spazio alpino – lo ricorda il vicepresidente e assessore all’urbanistica della Provincia autonoma Mario Tonina – che ha individuato proprio nelle caratteristiche intrinseche dei contesti montani, dove l’economia è necessariamente dipendente dalle risorse e dalle condizioni naturali, l’elemento distintivo della pianificazione territoriale. Aveva piena consapevolezza che in queste regioni i problemi della salvaguardia paesistica fanno tutt’uno con quelli dello sviluppo economico e sociale. Le istituzioni trentine lo ricordano con affetto e riconoscenza”.

Oltre al Pup Trentino Gambino aveva coordinando gli studi del piano territoriale della Valle d’Aosta (1998) e i piani di diversi parchi naturali, come il piano del Parco del Cilento (2010) e il piano del Parco dei Monti Sibillini (2002).

Il suo testo “Conservare e innovare. Paesaggio ambiente e territorio”, edito nel 1997, ha segnato una svolta nella cultura urbanistica in Italia. Convinto che lo sviluppo durevole passa necessariamente attraverso la coscienza delle comunità locali rispetto al patrimonio territoriale che sono chiamate responsabilmente a gestire, Gambino ha tradotto nella teoria e nella pratica pianificatoria gli obiettivi della Convenzione Europea del Paesaggio, di cui ha promosso a livello nazionale il recepimento. Paesaggio come fondamento dello sviluppo e valutazione ambientale come strumento strategico di verifica del piano sono gli elementi fondamentali del suo contributo disciplinare.

 

Sono aperte le iscrizioni alla nuova edizione del corso di alta formazione professionale per tecnico superiore del verde che partirà il prossimo gennaio. Si tratta di un percorso di durata biennale post-diploma che forma esperti in grado di operare nella progettazione, realizzazione, valorizzazione e gestione del verde, nonché nella produzione e nel controllo di materiale florovivaistico. Per iscriversi c’è tempo fino al 21 ottobre.

Un corso che prevede molte ore di praticantato e di raccordo con enti e aziende. Ne è un valido esempio il percorso attivato in collaborazione con il Comune di San Michele all’Adige per abbellire le aiuole dell’abitato di Grumo e San Michele (foto) che nei giorni scorsi ha visto impegnati alcuni studenti che stanno ultimando l’edizione in corso nel campus FEM.

3000 ore di corso e praticantato al 40 %. Due anni e 3000 ore è la durata di questo percorso formativo che si rivolge a diplomati ad indirizzo agrario, ma è possibile accedere anche con altri diplomi, con esperienze formative o professionali nel settore o comunque con una propensione all’ambito del verde. Le attività formative si svolgeranno in aula e in campo, ma sono previste anche forme di e-learning, project work oltre ad attività in contesto lavorativo. In programma c’è un periodo di praticantato di almeno il 40% della durata del corso che si svolgerà presso aziende di settore, studi professionali, pubbliche amministrazioni sia in Italia che all’estero.

Il corso si inserisce nell’ambito del sistema dell’Alta formazione professionale promosso dal Servizio per lo sviluppo e l’innovazione del sistema scolastico e formativo della Provincia autonoma di Trento ed è equiparato ai percorsi statali di Istruzione tecnica superiore: il titolo è quindi riconosciuto a livello nazionale.

Il progetto di riqualificazione del verde urbano del comune di San Michele. L’Amministrazione comunale di San Michele sta portando avanti un programma di riqualificazione degli spazi urbani, anche rinnovando il verde in piccole, ma significative aree. Gli studenti di questo corso biennale post-diploma, con la guida del professionista Gianfranco Nicolini, suddivisi in gruppi di lavoro hanno affrontato la progettazione di aree verdi facendo una rigorosa analisi dell’ambiente e confrontandosi con gli amministratori. Hanno poi lavorato alla realizzazione, con la preparazione delle aree e la messa a dimora delle piante e la posa dei materiali, e si sono poi impegnati a redigere un piano di gestione. Una collaborazione interessante fra Amministrazione comunale di San Michele e Centro Istruzione e formazione della Fondazione Mach, che peraltro ha visto negli scorsi anni l’esperienza di riqualificazione di una piazza e quella di realizzazione di un percorso didattico-ricreativo nel bosco sopra l’abitato, che ha permesso agli studenti dell’Alta Formazione per Tecnico Superiore del verde di affinare la professionalità in situazioni concrete e all’abitato e alla comunità di San Michele di vedere arricchito il verde

Contributi ristrutturazione: Risorse decise dalla precedente amministrazione e forte ritardo nelle procedure! Sono soldi stanziati da noi ancora nel 2018 e sono stati molto importanti per il rilancio dell’economia, in particolare dell’edilizia.

La concessione dei contributi è in forte ritardo.

Speriamo davvero che entro settembre la Provincia ultimi le operazione di concessione perché il precedente annuncio prometteva che entro maggio sarebbero state ultimate le istruttorie.

Per ora tutto tace per il futuro.  Infatti Per il 2020 la giunta non ha annunciato la riproposizione del bando molto atteso dai cittadini trentini.

Per quanto riguarda le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni all’orizzonte si profila una preoccupazione: pare che il governo per recuperare soldi e non aumentare l’IVA stia pensando a eliminare alcune detrazioni fra le quali quelle per le ristrutturazioni.

Sarebbe un grave danno per la nostra economia e per i cittadini trentini.

 

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Ugo Rossi

Capogruppo Patt in Consiglio provinciale Trento

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