Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Musica e parole all’alba incantano il pubblico. “E intanto si suona”, il racconto corale e orchestale di Mario Brunello e Alessandro Baricco ispirato dai diari di guerra del musicista Alessandro è andato oggi in scena sul Col Margherita davanti a 3.500 spettatori nello scenario delle vette dolomitiche alle prime luci del giorno e subito replicato per il numerosissimo pubblico salito in quota.

 

 

È la storia di tutti quelli che la guerra hanno deciso di combatterla a colpi di musica, perché “puoi scegliere se premere un grilletto o il tasto di un organo, di stare in trincea o dietro una tastiera”, quella che hanno raccontato note e parole dell’Alba de I Suoni delle Dolomiti che oggi, sabato 20 luglio, ha richiamato 3.500 persone fino ai 2560 metri di Col Margherita, in Val di Fassa.

Un pubblico così numeroso da aver convinto autori e musicisti a replicare lo spettacolo una seconda volta, alle 8 del mattino, dopo l’esibizione delle 6. Alle prime luci dell’alba l’appuntamento si è aperto con l’introduzione di Mario Brunello, ideatore, insieme ad Alessandro Baricco, del progetto “E intanto si suona“: una narrazione corale e orchestrale realizzata espressamente per I Suoni delle Dolomiti e ispirata dai cinque fitti diari di guerra del musicista Alessandro Silvestri, soldato durante il Primo Confiltto Mondiale. “La sua vicenda – ha detto Brunello – è il pretesto per ricordare i destini di altri uomini veri, musicisti come lui, che nel corso del Novecento e fino ai giorni nostri, hanno cercato e ancora cercano risposte, sollievo e salvazione dalle pene di aspri scontri in tutto il mondo”.

Quello che è stato oggi lo scenario maestoso di un concerto e di un racconto struggenti, fu peraltro cento anni fa durissimo teatro di scontri, luogo di fortificazioni e per anni casa e trincea per moltissimi soldati durante la Prima Guerra mondiale. Alle spalle del palco, tinte di rosa, le Pale di San Martino, il Civetta, il Pelmo, la Marmolada, la catena di Costabella. “Un posto unico – spiega Massimo Bernardi, del Muse – che si affaccia sulle Dolomiti ma che è fatto del porfido del Lagorai, e ha vegetazione e fauna caratteristici della tundra”.

È il momento della musica e del racconto. Con Brunello, violoncello, si esibiscono Marco Rizzi, violoncello, Regis Bringolf, violino, Danilo Rossi, viola, Florian Berner, violoncello, Gabriele Ragghianti, contrabbasso, Ivano Battiston, fisarmonica, Signum Saxophone Quartet, sax. Eseguono “Diaspora”, composta appositamente per questa occasione da Giovanni Sollima, “Quartet n.1” del siriano Malek Jandali e “4our” dell’iracheno Arisha Samsamina, che sono il cuore di “E intanto si suona”, e ancora canzoni della e sulla guerra.

Insieme a loro, Neri Marcorè interpreta i testi scritti dalla Scuola Holden sulla scorta delle memorie a matita di Silvestri. Storie che attraversano gli ultimi cento anni: si parla di guerra, di amore, di speranza, e della musica naturalmente, forma di resistenza e promessa di pace.

Il filo rosso è la vita del soldato, organista in tempo di pace, fante dell’esercito italiano in tempo di guerra. La trincea, la diserzione, la prigionia, i pensieri alla famiglia, alla Dorina che lo aspetta, a casa. Le amicizie e gli incontri (quella con il soldato Facciotti, quello con il bambino che indicandogli il fucile gli dirà “Ammazzate quello che ha fatto la guerra, non gli uomini”). Si intersecano alla sua le vite degli altri: di quelli che dopo di lui hanno trascinato violoncelli tra le macerie di Baghdad, insegnato musica ai bambini dei campi profughi alle porte di Damasco. Fino a quella di Baris Yazgi, violinista curdo che cerca di raggiungere l’Europa per realizzare un sogno, “per diventare sempre più bravo”. E siamo alla cronaca del 2017, quando il gommone sul quale il giovane si è imbarcato si inabissa al largo dell’isola di Lesbo. Altri profughi si salveranno. Lui, Baris, viene ritrovato sulla spiaggia, ancora abbracciato al suo violino, senza vita.

Ai piedi di vette che sembrano canne d’organo lo spettacolo si è chiuso in un coro che, intonato dagli strumentisti, ha infine coinvolto il pubblico intero. L’esibizione è poi ripresa, per chi era arrivato in ritardo e per chi desiderava restare per un bis generale di quello che è stato un vero e proprio viaggio nel Secolo breve, dall’inizio del Novecento fino ai giorni nostri.

Numerosi anche gli spettatori che, al termine dell’evento, hanno aderito all’escursione con le Guide Alpine del Trentino.

 

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Lavori in Valsugana: deviazione di carreggiata da lunedì notte in località Crozi

Per i lavori di realizzazione del sottopasso sulla statale 47 della Valsugana, previsto nell’opera “C-56 Pista ciclopedonale Valsugana: Tratta Crozi – Ponte Alto”, nella notte tra lunedì 22 e martedì 23 luglio, verrà realizzata una deviazione della carreggiata in direzione Padova, tra i km 126,3 e 126,6, in località Crozi. La deviazione rimarrà fino all’ultimazione dei lavori, prevista per la fine dell’autunno 2019.

 

 

Verrà sempre garantito il transito su due corsie di marcia, con una larghezza utile di m 6,50 e limitazione della velocità a 50 Km/h. Per la sola realizzazione della deviazione e l’apposizione della segnaletica di cantiere si renderà necessaria la chiusura totale della canna in direzione Padova della galleria di Martignano tra le ore 20,30 di lunedì 22 e le ore 01.00 di martedì 23 luglio, il traffico verrà deviato sulla viabilità ex S.S. 47 delle Laste.

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Il centro destra unito, Lega, Civica Trentina e Forza Italia esprimono soddisfazione per aver modificato in modo significativo la variante al piano regolatore del Comune di Trento.

 

 

La battaglia condotta in aula, non ostruzionistica ma costruttiva, ha mostrato non solo l’elevata attenzione che il centro destra mostra da sempre per le istanze dei cittadini, ma anche l’esame attento dato alle modifiche urbanistiche proposte.

Infatti, come indicato anche dal Sindaco nell’intervento conclusivo, tutte le modifiche accolte sono state riconosciute come del tutto aderenti agli obiettivi indicati nella pianificazione vigente.

Con l’approvazione del maxiemendamento finale, che raccoglie circa 40 modifiche del piano, abbiamo inserito degli interventi di ampio respiro per tutte le fasce di interesse.

Alcuni esempi tra questi: l’inserimento nuovo bacino idrico sul Monte Bondone, la modifica di destinazione uso dell’immobile della CoFrut a Mattarello (cooperativa che conta 290 agricoltori), la possibilità per l’Università di estendere lo studentato nella zona di San Bartolomeo, l’introduzione sul lato nord del parco di Melta di un corridoio verde con la possibilità di realizzare nuova viabilità e posti auto ed una innovativa ipotesi di Co-Housing nel lato ovest del terreno.

Oltre a queste aree dove si prevede la possibilità di progettazione di ampio respiro, ve ne sono altrettante tra quelle approvate che contribuiranno a migliorare la visione urbanistica della città, anche sotto il punto di vista agricolo e paesaggistico, riconvertendo le zone collinari ad un uso più corretto.

Un altro punto che rafforza il lavoro eseguito in sintonia da tutto il centro destra porta alcune modifiche alle zone B (residenziali), consentendo la realizzazione di servizi al cittadino, come parcheggi in favore delle zone già edificate.

 

Ciò che non si è potuto vagliare in questa prima fase, e quindi inserire nel maxiemendamento, è stato scorporato in tre ordini del giorno di ampio respiro, comprendenti le oltre 600 richieste dei cittadini inevase degli ultimi 10 anni e più; questi verranno analizzati sia in forma amministrativa, sia nelle commissioni competenti, nei prossimi mesi. È nostra intenzione quindi mantenere alta l’attenzione per questa nuova valutazione, al fine di verificare la possibilità che più particelle possibili vengano inserite nella fase di seconda adozione, all’interno della variante.

 

Il nostro contributo ha caricato di un valore positivo un piano inizialmente scarso di risposte alla volontà dei cittadini e su questo dal canto nostro permangono ancora delle forti critiche per la non sufficiente attenzione prestata alle istanze dei privati. Infatti, non vi è traccia di un piano sulla viabilità, né della semplificazione cartografica e della zonizzazione, nonché della promessa e tanto attesa sistemazione delle zone boschive ed agricole.

Abbiamo ancora una volta dimostrato come il centro destra sia in grado di dimostrarsi non solo compatto, ma anche capace di creare azioni propositive nell’ottica del futuro governo della città di Trento.

 

Cons. Gianni Festini Brosa               Cons. Andrea Merler                        Cons. Cristian Zanetti

Cons. Martina Loss                           Cons. Antonio Coradello

Cons. Fabrizio Guastamacchia

 

 

 

 

Microsoft Word - 190719 CS finale PRG.docx

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Codacons lancia a partire da oggi in Trentino Alto Adige una nuova azione risarcitoria riservata ai medici della regione che si sono specializzati dopo il 1991. Ad aprire le porte ai risarcimenti in favore dei camici bianchi una sentenza della Corte d’Appello di Roma, emessa solo pochi giorni fa, che per la prima volta in Italia riconosce il diritto alla remunerazione economica anche a quei medici che si sono specializzati negli anni successivi al 1991.

I giudici hanno accolto il ricorso promosso dal Codacons per conto dei camici bianchi che chiedevano il riconoscimento dei loro diritti economici sulla base delle normative comunitarie, condannando lo Stato italiano a corrispondere in loro favore le retribuzioni non versate, da calcolare parametrandole agli stipendi percepiti dai medici assunti dal Servizio Sanitario Nazionale, oltre agli interessi di legge.

La vicenda, come noto, interessa migliaia di medici del Trentino Alto Adige, i quali hanno prestato attività durante il periodo di specializzazione senza ricevere alcuna remunerazione. Pratica questa bocciata dalle disposizioni comunitarie che, al contrario, hanno previsto una retribuzione anche per gli specializzandi.

Per tale motivo il Codacons invita tutti i medici residenti in regione e che si specializzati dopo il 1991 ad aderire all’azione risarcitoria promossa dall’associazione, finalizzata ad ottenere dallo Stato Italiano il pagamento delle remunerazioni previste dalla legge e mai versate.

Tutti gli interessati possono aderire e ottenere informazioni sul sito www.codacons.it

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Vivevano in un villino lussuoso in Thailandia i due italiani coinvolti nell’operazione “Italian Bonnie & Clyde”. Fra le vittime della coppia di truffatori anche George Clooney

È atterrato all’alba, a Malpensa, il volo proveniente dalla Thailandia con a bordo Vanja GOFFI, 45 anni. La donna è stata individuata e fermata a Pattaya, insieme a Francesco GALDELLI , 57 anni, entrambi colpiti da mandato di arresto internazionale, da personale del Servizio per la cooperazione internazionale (S.C.I.P.) della Direzione Centrale della Polizia Criminale ed una squadra speciale della Crime Suppression Division della Royal Thai Police, grazie ad un’attenta attività tecnica coordinata dall’esperto per la sicurezza in collaborazione con il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano.

 

La coppia marchigiana, già ricercata per reati contro il patrimonio, era balzata agli onori delle cronache, per aver orchestrato molteplici ed ingenti truffe in Italia, la più eclatante quella a danno della star di Hollywood, George Clooney, il cui nome era stato utilizzato per creare una linea di abbigliamento.

I due, inoltre, erano esperti nelle vendite online di Rolex falsi che spacciavano per autentici, arrivando in qualche caso a inviare al malcapitato di turno, un pacco di sale anziché gli orologi richiesti.

A seguito dell’arresto, la Goffi è stata espulsa dal Regno di Thailandia e fatta imbarcare da personale dell’Immigration Bureau della Royal Thai Police sul volo diretto per Milano.

Il GALDELLI rimarrà, invece, ristretto in custodia cautelare, presso la Pattaya Remand Prison, in attesa della sentenza del processo che lo vede imputato per il reato di evasione e per il quale rischia una condanna a tre anni di carcere.

Nel 2014, infatti, il Galdelli era già stato arrestato all’interno di un Hotel di Pattaya, all’esito di un servizio specifico coordinato dall’Interpol. Il giorno dopo il suo fermo però, dopo l’udienza per rispondere di reati minori attinenti al suo soggiorno illegale nello Stato, era riuscito ad evadere, grazie all’aiuto delle guardie carcerarie incaricate del suo trasferimento, da lui corrotte con la somma di 20.000 Thai Baht (circa 500 euro), che l’uomo aveva ritirato personalmente da una cassa automatica di prelievo contante, mentre era in stato di arresto.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

In controtendenza rispetto agli ultimi anni, la burocrazia statale ha ripreso ad allungare i suoi tentacoli. Nel 2018, infatti, il saldo complessivo degli oneri amministrativi introdotti ed eliminati con gli atti normativi approvati dai singoli ministeri è tornato ad essere positivo. In virtù di questo esito, ammonta a poco più di 36 milioni di euro il costo aggiuntivo che le Pmi italiane dovranno farsi carico quest’anno [1] per espletare le nuove procedure richieste.

 

Seppur modesto e ancora parziale, si tratta di un importo che va ad incrementare gli storici 31 miliardi che, secondo le stime della Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentano i costi amministrativi gravanti ogni anno sulle Pmi italiane. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre. Il suo coordinatore, Paolo Zabeo, sottolinea:

“Sebbene tutti i politici si dichiarino favorevoli ad alleggerire il peso degli oneri amministrativi sulle Pmi, questi dati dimostrano che gli aggravi di costo, invece, sono in aumento, per stessa ammissione dei ministeri. La burocrazia statale, in buona sostanza, non indietreggia, anzi torna ad avanzare, contribuendo a diffondere le inefficienze e le storture del nostro sistema pubblico che, lo ricordiamo, presenta livelli medi di qualità tra i peggiori d’Europa”.

Infatti, dai risultati riportati nell’ultima indagine promossa dalla Commissione europea sulla qualità della Pubblica amministrazione, emerge che su 28 paesi monitorati, l’Italia si colloca al 23° posto. Un risultato che ci relega nelle ultime posizioni della graduatoria generale: solo l’Ungheria, la Croazia, la Grecia, la Romania e la Bulgaria registrano delle performance inferiori alla nostra (vedi Tab. 1). Evidenzia il segretario della CGIA, Renato Mason:

“Sebbene sia sempre sbagliato generalizzare, anche alla luce del fatto che in Italia possiamo contare su delle punte di eccellenza nella sanità, nella ricerca e tra le forze dell’ordine che non hanno eguali nel resto d’Europa, il livello medio della nostra Amministrazione pubblica è ancora insoddisfacente. Soprattutto al Sud, dove i livelli di qualità e di imparzialità sono insufficienti, mentre la corruzione è avvertita come un fenomeno molto diffuso e assai difficile da contenere”.

Tra le 192 regioni d’Europa monitorate in questa indagine promossa dalla Commissione europea, la prima realtà territoriale italiana è il Trentino Alto Adige che si colloca al 118° posto. Seguono al 127° l’Emilia Romagna, al 128° il Veneto e al 131° la Lombardia (vedi Tab. 2).

Male, in particolar modo, lo score ottenuto dalle regioni del Sud. Nelle ultime 10 posizioni della classifica generale notiamo che 4 sono occupate da realtà del nostro Mezzogiorno: al 183° posto la Basilicata, al 186° la Campania, al 189° l’Abruzzo e al 190° la Calabria. La regione più virtuosa d’Europa è la finlandese Åland, maglia nera, invece, la bulgara Severozapaden (vedi Tab. 3).

Come ha avuto modo di sottolineare anche l’Ocse nel “Rapporto Economico sull’Italia” (febbraio 2017), la produttività media del lavoro delle nostre imprese è più elevata nei territori dove l’Amministrazione pubblica è più efficiente. Diversamente, dove l’efficienza della Pa è più bassa, le performance di quest’ultima condizionano negativamente la produttività del settore privato. In questa analisi, inoltre, si evidenzia che l’inefficienza del settore pubblico produce maggiori costi economici soprattutto a carico delle realtà di piccola dimensione. Ed è emerso, altresì, che accorciando i tempi della giustizia civile e alleggerendo le regolamentazioni locali si attiverebbero delle ricadute molto positive sulle performance aziendali.

Anche il “Flash Eurobarometer 457” (dicembre 2017) si è occupato del sentiment degli imprenditori sulla complessità delle procedure amministrative che gravano sulle proprie attività. Tra gli 8 mila imprenditori europei intervistati, l’84 per cento degli italiani ha risposto che l’eccessiva regolamentazione rappresenta un grosso problema. Solo in Grecia (87 per cento), in Romania (86 per cento) e in Francia (85 per cento) il problema è risultato essere superiore al nostro. Nulla a che vedere, comunque, con le percentuali molto contenute emerse in Germania (51), in Spagna (49) e nel Regno Unito (19). La media dei 28 paesi dell’Unione Europea si è attestata al 60 per cento: 24 punti in meno del dato medio Italia.

Se gli imprenditori italiani denunciano un livello di soddisfazione per la Pa decisamente insufficiente, la situazione non migliora nemmeno quando sono chiamati ad esprimersi i cittadini. Secondo l’indagine “Standard Eurobarometer 89” (marzo 2018), solo il 29 per cento degli italiani intervistati giudica di buon livello i servizi pubblici erogati dallo Stato. Solo la Bulgaria (28 per cento), la Croazia (26 per cento) e la Grecia (14 per cento) presentano soglie di gradimento inferiori al nostro. La media UE a 28 è del 53 per cento.

Quali possono essere, pertanto, le misure da adottare per migliorare le prestazioni della nostra Pubblica amministrazione ? Innanzitutto, bisogna semplificare il quadro normativo. Cercare, ove è possibile, di non sovrapporre più livelli di governo sullo stesso argomento e, in particolar modo, accelerare i tempi di risposta della Pubblica amministrazione. Nello specifico è necessario:

· migliorare la qualità e ridurre il numero delle leggi, analizzando più attentamente il loro impatto, soprattutto su micro e piccole imprese;
· monitorare con cadenza periodica gli effetti delle nuove misure per poter introdurre tempestivamente dei correttivi;
· consolidare l’informatizzazione della Pubblica amministrazione, rendendo i siti più accessibili e i contenuti più fruibili;
· far dialogare tra di loro le banche dati pubbliche per evitare la duplicazione delle richieste;
· permettere all’utenza la compilazione esclusivamente per via telematica delle istanze;
· procedere e completare la standardizzazione della modulistica;
· accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici attraverso un’adeguata e continua formazione.

 

 

 

 

Microsoft Word - Burocrazia statale in aumento 20.07.2019.docx
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Si sono tenute ieri a Tesero le cerimonie in ricordo della catastrofe di Stava del 19 luglio 1985, che, a causa del crollo dei bacini di decantazione della miniera di Prestavel, provocò la morte di 268 persone. Presenti all’evento numerose autorità e anche tanti cittadini, che come ogni anno, hanno voluto rendere omaggio alla memoria delle vittime. Con loro il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina, e gli assessori Giulia Zanotelli e Stefania Segnana. Nel primo pomeriggio la Giunta, guidata dal presidente Maurizio Fugatti, si era anche riunita nel municipio di Tesero per il suo tradizionale incontro settimanale, per poi visitare il centro di documentazione di Stava.

 

 

Quest’anno l’anniversario è stato dedicato al ricordo di Mariano Scano, Maria Rosaria Pitzalis, Luciana Sigura e Maria Assunta Cara, i quattro ragazzi di Samassi in Sardegna, periti nel disastro. La Santa Messa in suffragio delle Vittime, officiata da don Bruno Da Pra, è stata celebrata alle ore 18.30 al cimitero monumentale di San Leonardo, preceduta dalla cerimonia di deposizione di un mazzo di fiori al monumento donato dalle popolazioni del Vajont davanti alla chiesetta “La Palanca”, per iniziativa degli Alpini delle Sezioni ANA di Tesero e Longarone. Presenti alle cerimonie fra gli altri anche il presidente del Consiglio provinciale Walter Kasswalder, il sindaco di Tesero Elena Ceschini, quello di samassi Enrico Pusceddu, il vicesindaco di Longarone Ali Cheryha, il vicesindaco di Castellarano dell’Emilia Paolo Iori, il presidente della Fondazione Stava 1985 Graziano Lucchi, il presidente dell’associazione 19 luglio Val di Stava Clemente Deflorian, i rappresentati dello Stato, degli enti locali della valle, delle forze dell’ordine.

Come sempre una grande folla ieri a Tesero, per abbracciare un ricordo doloroso, una memoria che non passa e non deve passare ma farsi consapevolezza vigile, attenta. Ed impegno costante per migliorare la sicurezza del territorio e dell’ambiente, ad esempio con l’aggiornamento delle “carte della pericolosità”, oggetto di alcune delibere provinciali approvate proprio ieri a Tesero.

“Il tempo può lenire la sofferenza – ha detto don Bruno nella sua omelia – ma non può cancellarla dai nostri cuori. Questo è un disastro che si poteva e si doveva evitare”. La parola d’ordine, dunque, è innanzitutto prevenzione. Tuttavia, come illustrato alla Giunta provinciale dal presidente di Stava 1985 Lucchi, dopo quel terribile giorno di 34 anno fa ci sono stati nel mondo oltre 70 disastri che hanno interessato bacini analoghi a quelli di Stava. Segno che la storia non non contiene mai lezioni definitive, che l’impegno deve ripartire ogni giorno.

La cerimonia, accompagnata dal coro parrocchiale diretto da Elisabetta Deflorian, si è conclusa con la benedizione delle tombe. Il presidente di Stava 1985 ha auspicato che il prossimo anno possa essere presente, per quello che sarà il 35esimo anniversario della sciagura, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Stasera, alle ore 21, è previsto presso il teatro comunale di Tesero il concerto della banda di Samassi.

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Scoprire le città italiane in sella a una bicicletta grazie anche alla diffusione delle piste ciclabili che nei capoluoghi di provincia da nord a sud sono cresciute del 15,4% in cinque anni con il record nazionale di Milano che ha fatto registrare un balzo addirittura del 30,5%. E’ quanto emerge da un’elaborazione di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, sugli ultimi dati Istat in occasione del grande esodo estivo con milioni di italiani in viaggio per scoprire località di mare e montagna e città. Per girare centri urbani o per scoprire l’ambiente e la natura – sottolinea Uecoop – la bicicletta resta uno dei mezzi preferiti dai turisti con una rete di percorsi fra strade, sentieri e piste che in Italia supera i 93.000 chilometri nel 2019 secondo il sito specializzato pisteciclabili.com che raccoglie le segnalazioni degli appassionati del settore e rileva da nord a sud dell’Italia oltre 3mila tracciati per chi ama pedalare.

La bicicletta è uno dei mezzi più usati per spostarsi in libertà grazie anche a una rete di percorsi che – sottolinea Uecoop – nelle principali città cresce sempre di più con alcune realtà che hanno già superato i 200 chilometri di lunghezza: da Milano con 218 chilometri a Modena con 223, da Reggio Emilia con oltre 240 a Roma con 243 fino a Torino che ha raggiunto i 200. Gli appassionati del pedale – evidenzia Uecoop – di solito portano in viaggio la propria bicicletta personale compreso un kit per la manutenzione, ma c’è anche chi si affida anche ai servizi di bike sharing con un’offerta di due ruote che nelle grandi città capoluogo è quasi triplicata in cinque anni arrivando a 25.127 biciclette nel 2017 secondo l’analisi di Uecoop sugli ultimi dati Istat disponibili.

I centri urbani che stanno puntando di più sulle “bici collettive” sono Torino passata da 900 a 1.200 mezzi in cinque anni, Firenze cresciuta da 140 a 4mila, Roma con 1.200 e Milano che ha quadruplicato la propria flotta di due ruote passando da 3.370 a 12.650. La bicicletta – sottolinea Uecoop – è un mezzo che si adatta a tutte le tipologie di vacanza: da quella tranquilla con piccoli spostamenti urbani a quella più sportiva con tragitti in pendenza, con prezzi che vanno da 100 a diverse migliaia di euro per quelle più sofisticate e tecnologiche, mentre per chi vuole un aiuto in più ci sono quelle semi elettriche con assistenza alla pedalata. Una varietà che ha favorito anche la crescita di una rete di assistenza che – conclude Uecoop – a livello nazionale conta oltre 2.300 realtà di riparazione e noleggio comprese numerose cooperative sociali e di lavoro.

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Il Monza al lavoro sull’Altopiano di Brentonico. Domani la prima amichevole.

Il Monza, recentemente acquistato dalla famiglia Berlusconi, è arrivato nelle scorse ore a Brentonico per la preparazione precampionato.

Sulla squadra c’è molto interesse visto che sarà una delle rivelazioni della prossima stagione calcistica.

C’è grande fermento sull’Altopiano di Brentonico per l’arrivo della squadra e si aspetta l’arrivo di Adriano Galliani per la fine del mese.

L’allenatore Cristian Brocchi ha già avuto modo di apprezzare la qualità dei campi che si trovano sull’Altopiano e il grande affetto del pubblico.

Brocchi è stato un giocatore di spicco che passando per il Verona e l’Inter, nel  Milan ha raggiunto il massimo successo,  vincendo Scudetto, Champions League, Coppa Italia, Super Coppa Italiana e Super Coppa Uefa.

Prima di salire in sella al Monza, Brocchi era stato allenatore delle giovanili del Milan.

Incontrandolo sui campi di Brentonico rivolge un grande apprezzamento al Comune di Brentonico, all’Associazione Monte Baldo Eventi, a Trentino Marketing e all’Apt Rovereto e Vallagarina per l’organizzazione del ritiro.

E parla dei prossimi obiettivi della squadra. “La presidenza – racconta- ha detto chiaramente gli obiettivi che abbiamo. La squadra è forte. Dobbiamo per forza ambire a qualcosa di importante che è la serie B. E’ quello che vogliamo e faremo del nostro meglio per arrivare in serie B. Abbiamo un paio di ruoli dove potremmo miglioraci. Intanto lavoriamo con i giocatori che abbiamo qui a Brentonico, completeremo la rosa della squadra nelle prossime settimane. Mi piace ricreare i giochi situazionali e non disdegno lavori a secco”.

Brocchi ricorda che con Brentonico c’è un legame di lunga data, sia con società, sia a livello personale. Il Monza è stata la prima squadra ospitata a Brentonico 20 anni fa ed ora ci fa ritorno. L’allenatore ricorda quasi commosso di aver fatto un ritiro sull’Altopiano con il Verona che poi vinse il campionato. Questo mix è sicuramente di buon auspicio per la prossima stagione del Monza.

Parlando dei mezzi messi a sua disposizione, Brocchi sottolinea che la struttura è perfetta, il campo è perfetto. Ci sono insomma le condizioni ideali per fare il lavoro al meglio. “Fare le amichevoli qui sul Monte Baldo – dice – ci permette di fare il lavoro al meglio e non stancare troppo i giocatori”.

Previste quattro amichevoli a Brentonico al Campo Sportivo Santa Caterina   sempre alle 17.30. Il 21 luglio alle 17.30 contro il Las Vegas, il 25 luglio contro il Real Vicenza, il 28 luglio un triangolare contro Villafranca e Lecco e infine il 30 luglio contro il Frosinone.

L’allenatore ricorda che ogni allenamento è un momento di crescita e di formazione che porta risultati concreti. Sui suoi giocatori dice di avere un gruppo di ragazzi puliti, educati, con un bel modo di fare, così come è nello stile del presidente Berlusconi. Ma in campo mettono cattiveria e voglia di vincere.

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