Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Proposta di ordine del giorno al ddl n. 21 “Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2019-2021”.

MIGLIORARE LA GESTIONE DEI GRANDI CARNIVORI

TUTELARE MAGGIORMENTE GLI ALLEVATORI

Premesso che:

nel territorio della Provincia Autonoma di Trento (soprav)vivono coltivatori e allevatori che lavorano, spesso anche ad alta quota, a stretto contatto con un ecosistema ricco e complesso, nel quale il legame tra uomo e natura è indissolubile ed è basato su un fragile equilibrio;
quest’equilibrio è stato modificato dal “ritorno” dei grandi predatori, che richiede uno sforzo di rimodulazione, sul piano economico e sociale da parte dell’uomo per trovare una nuova convivenza, che salvaguardi il valore della biodiversità;

nella gestione del conflitto uomo-fauna selvatica, ciò che si dovrebbe perseguire nella gestione del territorio è il giusto bilanciamento tra i contrapposti interessi, parimenti meritevoli di tutela, della collettività al ripopolamento faunistico e dei coltivatori alla preservazione delle loro attività (Cass. n. 22348 del 2014);

in quest’ottica, la frustrazione causata dai danni alle attività economiche non deve essere confusa in maniera fallace con una paura distorta e irrazionale per la pubblica sicurezza e l’incolumità pubblica umana, timore non scientificamente supportato (la risposta all’interrogazione a risposta scritta n. 426 a firma dell’assessora all’agricoltura, foreste, turismo, promozione, caccia e pesca di data 5 giugno 2019 riportava infatti che anche rispetto al lupo, per il quale la bibliografia generale esistente tenderebbe ad escludere elevati rischi per le comunità umane che vivono o frequentano le aree di presenza della specie [..]);

al fine di trovare una soluzione condivisa, che sia in grado di puntare all’armonico equilibrio, sostenibile nel tempo, tra le componenti umana, economica e faunistica che caratterizzano l’ecosistema trentino è necessario quindi compiere scelte gestionali coraggiose, che sappiano andare oltre l’attuale modello di finanziamento dei sistemi di prevenzione e di indennizzi;

le soluzioni attuali non sono infatti in grado di cogliere problematiche quali le complessità burocratiche dei procedimenti amministrativi e il tempo che richiedono (spesso ad allevatori lontani dagli uffici provinciali), il rischio di abbandono del territorio, i danni indiretti (tra i quali a titolo non esaustivo si ricordano i danni alla produzione, alla selezione, gli aborti), la necessità di rassicurazione così come manifestata dalla manifestazione Coldiretti di quasi 1500 allevatori, agricoltori e cittadini che si è tenuta a Trento venerdì 12 luglio 2019, espressione anche di una componente emotiva a cui anche il comunicato stampa di sintesi dell’incontro di martedì 9 luglio 2019 in CIA-Agricoltori Italiani Trentino fa riferimento;

bisogna quindi cogliere il radicale cambiamento paradigmatico che la presenza dei grandi carnivori in Trentino comporta e trasformarlo in un’opportunità di miglioramento delle pratiche di utilizzo del territorio, modificando le modalità di pascolo brado e semibrado estensivo senza guardiania, oggi diffusamente praticato nel nostro territorio, implementando sistemi di prevenzione efficaci e soprattutto recuperando la presenza stabile del pastore in alpeggio: misure alle quali corrisponde un oggettivo aumento dei costi, sia in termini di tempo che di fatica, sia in termini economici che di risorse umane, che non devono essere traslati sugli allevatori, per i quali spesso l’indennizzo non è percepito come rimedio soddisfacente;

al tempo stesso è necessario che la Giunta sappia trasmettere una corretta informazione sulle possibilità di successo delle buone pratiche, sulla base delle esperienze positive maturate dalle Alpi Occidentali alla Svizzera, grazie alla buona gestione e combinazione dei sistemi di prevenzione, adattati alle esigenze del tipo di azienda zootecnica e delle caratteristiche del pascolo che si vuole proteggere, evitando forme di comunicazione allarmistica;
Vista la Missione 16 (Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca);

il Consiglio della provincia autonoma di Trento impegna la Giunta provinciale a:

valutare l’opportunità di tutelare maggiormente in modo concreto l’allevamento di montagna, prevedendo maggiori incentivi economici,

l’indennizzo dei danni indiretti, lo snellimento burocratico delle procedure amministrative;
valutare l’opportunità di finanziare maggiormente il supporto nell’implementazione dei sistemi di prevenzione, alcuni dei quali peraltro già introdotti seppure su scala ridotta, tra i quali le recinzioni elettrificate, i fladry, i cani da guardiania (e loro addestramento), dissuasori acustici e luminosi;

valutare l’opportunità di finanziare maggiormente la permanenza del pastore in alpeggio e dei suoi collaboratori, oltre che a diffondere maggiormente l’utilizzo dei moduli abitativi fissi in quota;

finanziare il confronto tra stakeholder che si occupano di, o sono interessati dalla, fauna selvatica, anche tramite la diffusione di strumenti di partecipazione e mediazione;

valorizzare e diffondere la ricerca scientifica e la corretta comunicazione sui grandi carnivori a beneficio di una maggiore comprensione e consapevolezza del fenomeno da parte dei decisori politici e da parte di tutti cittadini;

promuovere studi e ricerche sulla tendenza allo spopolamento delle “terre alte” e sui rischi sociali e culturali dell’abbandono delle attività tradizionali di montagna;

migliorare l’organizzazione gestionale provinciale riguardante i grandi carnivori e le strutture che la servono, compreso il Centro faunistico di Casteller, adeguandolo agli standard più avanzati, anche alla luce della vicenda della “fuga” dell’orso M49.

PAOLO GHEZZI
consigliere provinciale Futura 2018

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

A Nago un progetto di conoscenza per Castel Penede. Il restauro è seguito e coordinato dall’Ufficio beni architettonici e dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza.

Conoscere per restaurare: da questo presupposto prende vita il progetto di recupero di Castel Penede a Nago, intrapreso dal Comune di Nago-Torbole, proprietario del maniero, con il supporto e l’assistenza della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento. L’obiettivo del progetto è mettere in sicurezza la parte sommitale del castello, le cui murature interne e perimetrali sono degradate e ricoperte da materiale di crollo.

Lo scavo, sorvegliato dagli archeologi, sta mettendo in luce murature, elementi architettonici, piani pavimentali, intonaci, volte e scale che componevano gli ambienti riconoscibili a grandi linee nella planimetria del 1615, conservata a Innsbruck presso il Tiroler Landesarchiv. Rigorosamente documentate e studiate, queste realtà aiuteranno a ricostruire la vita del maniero. L’intera operazione, iniziata nel 2008 con l’analisi storica e stratigrafica, costituisce una nuova sfida per Castel Penede. Un lavoro delicato da svolgere nel rispetto della stratigrafia secondo le più avanzate metodologie scientifiche per garantire la conservazione del bene culturale e la sua futura fruibilità.

Il progetto di restauro è seguito e coordinato dall’Ufficio beni architettonici e dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza. Direttore dei lavori, affidati all’impresa Tecnobase con l’assistenza archeologica di Arc-Team, è l’architetto Giorgia Gentilini che qualche anno fa aveva svolto un rilievo delle fasi stratigrafiche allora visibili sulle murature del castello, fasi che ora saranno aggiornate sulla base dei nuovi dati acquisiti.

L’importanza di Castel Penede si deve alla sua posizione strategica su uno sperone roccioso, ultima propaggine nord-occidentale del Monte Baldo, a chiusura del valico tra la conca della foce del Sarca e la valle di Loppio, unico passaggio dall’Alto Garda alla valle dell’Adige. Funge inoltre da eccezionale vedetta sul lago di Garda a controllo e difesa del sottostante porto di Torbole. Il complesso fortificato copre un arco cronologico di circa cinque secoli, dal XII al XVI, in un’area con una sequenza insediativa almeno bimillenaria. Le evidenze più antiche sono emerse nel corso di un altro cantiere, aperto a poca distanza dai resti del castello: si tratta della prima campagna di ricerca archeologica condotta dall’Università di Trento, nell’ambito di un protocollo di intesa con il Comune di Nago e la Soprintendenza.

Eretto da Ulrico II d’Arco tra il 1203 ed il 1207, Castel Penede viene menzionato per la prima volta nel 1210, quando il vescovo Federico Wanga fu in grado di riportare all’obbedienza gli Arco riuscendo ad assicurarsi la sovranità feudale sul maniero. Nei secoli successivi si trovò spesso al centro di lotte e contese. Nel 1266 il castello passò ai Tirolo assieme a tutto il suo patrimonio e da questi ai Castelbarco, che nel 1281 riuscirono ad ottenere una seconda investitura del castello, questa volta da parte del vescovo di Trento. Castel Penede rimase stabilmente nelle mani di questa famiglia fino al 1340, rappresentando l’estrema rocca occidentale dei loro domini e l’unico importantissimo sbocco della loro signoria in Val Lagarina sul lago di Garda.

Assediato da parte degli Arco sostenuti dalle truppe di Luchino Visconti, duca di Milano, il castello fu posto sotto la protezione del vescovo di Trento. Nel 1348 passò nuovamente agli Arco che riuscirono a tenerlo indisturbati fino al 1438 quando, nel contesto delle guerre fra Venezia e Milano, fu occupato dalle truppe del Gattamelata rimanendo quindi sotto il dominio veneto. Nel 1509 la guerra fra l’imperatore Massimiliano I e Venezia comportò la restituzione del castello agli Arco che fra alterne vicende lo tennero fino al 1703, quando fu assediato e diroccato ad opera delle truppe francesi del Vendôme. Da allora il castello è in rovina. Dopo tre secoli si apre ora una nuova fase che intende ridare vita a questa rilevante testimonianza della storia dell’Alto Garda e del Trentino più in generale.

Nuova affermazione di un editore a difesa dei propri contenuti: anche il portale “Vimeo”, per la seconda volta nell’arco di pochi mesi, è stato condannato a risarcire Mediaset con quasi 5 milioni di euro per 498 video coperti da diritto d’autore caricati sul proprio sito senza alcuna autorizzazione. Lo ha ordinato il Tribunale di Roma, condannando il portale anche al pagamento di quasi 80 mila euro di spese processuali.

Dopo la sentenza che la scorsa settimana ha condannato il portale francese “Dailymotion”, sono gli americani di Vimeo a essere finiti di nuovo nel mirino della magistratura. E’ dal 2008 infatti che Mediaset ha scelto di ricorrere alle vie legali per impedire la pirateria online dilagante a danno degli editori. Sono stati finora coinvolti dalle azioni 19 diversi operatori digitali tra portali di live video streaming e social network.
Tutti i processi hanno finora sempre generato sentenze e provvedimenti cautelari a favore d Mediaset. Nel solo 2019 sono già arrivate a giudizio con esito positivo cinque diverse cause: Facebook, Yahoo!, Dailymotion e le due nei confronti di Vimeo.

In particolare, in quest’ultima sentenza il giudice ha rimarcato che Vimeo è una società che opera «nel business dell’intrattenimento e della pubblicità legata ai contenuti pubblicati» e ha «nella sua disponibilità strumenti tecnici che consentono di ridurre fino al 98% il rischio che vengano caricati contenuti tutelati da diritti d’autore».

Le violazioni accertate sono tali che la sentenza impone anche una penale rilevante (5.000 euro) per ogni giorno di ritardo nella cancellazione dei video e ribadisce che la sanzione avrà valore in automatico anche nel caso di eventuali futuri caricamenti del materiale Mediaset non autorizzato.
Vimeo, si legge inoltre nel provvedimento, ha svolto «un’evidente attività di manipolazione» sui contenuti Mediaset dimostrando piena consapevolezza della presenza di materiale illecitamente caricato in violazione del generale «principio di buona fede».
Questa nuova decisione a tutela del lavoro giornalistico-editoriale (nel provvedimento è più volte richiamata la sentenza 7708/19 della Corte di Cassazione sul caso Mediaset-Yahoo!) è un nuovo passo nella direzione di un riequilibrio nei rapporti tra produttori di contenuti e piattaforme digitali, obiettivo su cui si sta ormai consolidando una giurisprudenza univocamente orientata.

Mediaset continuerà a tenere monitorata la situazione e a informare regolarmente la stampa e il mercato degli esiti delle azioni legali intraprese a tutela dei produttori di contenuti video e di tutti gli editori.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Il divieto di entrare in centro storico e la militarizzazione della passeggiata limitano la libertà di manifestare.

Ieri pomeriggio circa un centinaio di persone hanno partecipato alla Passeggiata Solidale promossa dall’Assemblea Antirazzista di Trento per denunciare le gravi criticità del sistema d’accoglienza trentino e portare la voce di coloro che ammassati in 265 sono costretti a vivere all’interno della struttura Fersina.

L’obiettivo principale dell’iniziativa era quello di sensibilizzare la comunità trentina, di informarla sulle ignobili condizioni della “Residenza” Fersina e sulle enormi difficoltà che i tagli voluti da Salvini e Fugatti al sistema di accoglienza, nonché il decreto sicurezza approvato lo scorso 5 ottobre, stanno provocando sui richiedenti asilo.

La Passeggiata, partita da Piazza Dante, ha attraversato la città dirigendosi al centro di accoglienza in via al Desert con l’intento simbolico di unire il centro alla periferia, il luogo della politica istituzionale, che senza tenere conto dei diritti fondamentali prende le decisioni, a chi invece le subisce sulla propria pelle. Un momento molto importante è stato l’incontro con le persone accolte al Fersina, per far percepire la vicinanza e solidarietà, far capire che non sono sole.

Un’iniziativa di critica radicale alle politiche governative, ma comunicativa e gioiosa.
Ad attirare l’attenzione dei trentini e turisti presenti in città, e suscitare stupore, è stata però la massiccia presenza di agenti e camionette delle forze dell’ordine. Fin dalla partenza in piazza Dante erano presenti agenti in antisommossa e numerosi mezzi che durante tutta la Passeggiata ci hanno letteralmente accompagnato aprendo e chiudendo il corteo.

L’iniziativa già aveva subito l’assurda prescrizione da parte del Questore di non poter attraversare il centro storico, in più in prossimità di via Pozzo e piazza Fiera si trovava schierata la celere e un blindato posizionato per chiudere l’accesso alle vie.
Nonostante l’immotivata e provocatoria presenza di un numero così alto di forze dell’ordine e un acquazzone per buona parte del percorso, la camminata è riuscita ad arrivare a destinazione.

Ma alla Residenza è andata in scena l’ennesima prova di forza della Questura: all’entrata del vialetto che porta al centro d’accoglienza è stata posizionata un’altra camionetta con circa una decina di agenti in tenuta antisommossa. Scudi, caschi e facce tese a rappresentare una situazione a dir poco ridicola. Alla domanda di alcuni partecipanti del perché ci fosse questa presenza minacciosa, la risposta da parte dei responsabili dell’ordine pubblico è stata pilatesca: “Noi eseguiamo ordini”…

In realtà la presenza del cordone di polizia proprio all’entrata aveva un duplice intento: da una parte rimarcare la divisione tra “trentini” e “richiedenti asilo”, tra quel centro che decide e una periferia nascosta che subisce imposizioni e ghettizzazione, dall’altra di rendere difficile l’incontro e lo scambio. Ciononostante alcuni richiedenti asilo si sono fatti coraggio e sono usciti dal Fersina a chiedere cosa stesse succedendo ed i motivi della manifestazione.

Nè è nato un racconto a più voci delle condizioni di isolamento e precarietà che vivono all’interno: abbiamo ascoltato parole di stanchezza, scoraggiamento, incredulità, a volte anche rabbia. E proprio perché abbiamo a cuore i diritti e la dignità di tutta la comunità, sappiamo che è urgente invertire la rotta e dare la possibilità anche a chi è accolto alla Fersina di vivere in condizioni dignitose e di poter esercitare fino in fondo il diritto al lavoro e a ottenere un permesso di soggiorno. Di fronte abbiamo un compito comune: trovare i modi per raccontare quanto accade all’interno dell’accoglienza, sostenere le forme di autorganizzazione e solidarietà interna tra i richiedenti asilo, intrecciare e implementare le reti di solidarietà e mutualismo presenti nel territorio provinciale per costruire una vera alternativa a questo modello fallimentare.

*

Assemblea Antirazzista Trento

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Ultimi giorni di ritiro per la Nazionale di Rugby a Pergine Valsugana. Pergine Valsugana si prepara ad accogliere nuovamente la nazionale italiana di Rugby per l’ultimo ritiro estivo previsto dal 22 al 26 Luglio prima dei Mondiali in Giappone.

La settimana dal 7 al 14 luglio trascorsa a Pergine Valsugana è stata movimentata per i nostri giocatori, tra gli allenamenti mattutini e pomeridiani siamo riusciti a farli godere delle bellezze della zona proponendo loro due esperienze che ci caratterizzano: la bicicletta ed il dragon boat. Si sono così creati due gruppi di atleti che hanno liberamente scelto di partecipare alla pedalata attorno ai laghi, passando sia tra le vie del centro storico di Pergine che sulle sponde del lago di Caldonazzo e Levico; oppure all’uscita in dragon boat sul Lago di Caldonazzo guidati dagli esperti vogatori del Dragon Team Pergine. In ogni modo hanno potuto ammirare più da vicino la pista ciclabile di cui siamo tanto fieri ed i magnifici laghi Bandiera Blu.
Nel fine settimana si è tenuto invece l’attesissimo torneo di Touch Rugby, animato sia dagli azzurri che da trentasei squadre provenienti da diverse regioni italiane. Oltre quattrocento partecipanti si sono riuniti al Centro sportivo Vigalzano di Pergine dove, dalle 14.30 ha avuto inizio il torneo culminato poi con la premiazione delle tre squadre vincitrici che hanno ricevuto gadget targati FIR ed i biglietti per il Cattolica Test Match di Italia – Russia che si terrà il prossimo 17 Agosto. Più di mille persone tra giocatori e accompagnatori sono arrivati a Pergine per l’importante occasione.
A seguire, all’interno del Palaghiaccio antistante al campo, è stato allestito un terzo tempo degno della nazionale.

Dopo l’entusiasmo che ha caratterizzato l’ultima trasferta in quel di Pergine, ora gli azzurri sono pronti a fare sul serio. Continueranno ancora per cinque giorni gli allenamenti in Valsugana per poi volare dritti in Giappone e tentare di conquistare il titolo mondiale.

Federico Ruzza, classe 1994, attivo nel ruolo di seconda linea nella squadra, racconta così la sua esperienza in Valsugana: “La zona si è rivelata ideale per il ritiro, grazie all’ambiente rilassato che ha permesso ai giocatori di non avere troppe distrazioni e di godersi gli allenamenti con un clima mite, accostato alla bellezza delle montagne e dei laghi della Valsugana. Per quanto riguarda gli allenamenti” continua Ruzza: “Nel mese di giugno, ci siamo concentrati sulla corsa e la palestra per poi aumentare il carico nelle settimane di luglio, riprendendo anche gli schemi del gioco in campo, in modo tale da essere pronti per le amichevoli che si terranno ad agosto. La squadra è giovane, pronta e molto motivata a raggiungere l’obiettivo più alto”.

Facendo un grosso augurio alla nostra nazionale, siamo pronti a salutarla ufficialmente martedì 23 Luglio alle ore 18.30 nella bella cornice del centro storico di Pergine: per l’occasione in piazza del Municipio si terrà un aperitivo, tanti giochi per grandi e piccini e la possibilità di incontrare i campioni del rugby prima della loro partenza per l’avventura nipponica.

Un ultimo momento di convivialità per salutare la nazionale con un arrivederci… al prossimo ritiro!

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Sono felice che la delegazione di rappresentanti della Lega Salvini Trentino possa ancora avvalersi della figura storica di Alessandro Savoi, nostro Presidente e figura storica della Lega in Trentino. Oggi si è dato ragione a chi effettivamente l’aveva. Ora, tutti insieme, affronteremo con maggior serenità le battaglie che la Lega si pone per portare quel cambiamento richiesto dai trentini lo scorso 21 ottobre.

È questo quanto dichiarato in una nota dal Capogruppo della Lega Salvini Trentino Mara Dalzocchio.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Come Segretario e a nome di tutta la Lega Salvini Trentino esprimo massima soddisfazione per la sentenza del Consiglio di Stato pubblicata nella giornata odierna, sentenza che finalmente rende giustizia al nostro Presidente dopo un iter processuale durato per mesi, ma che finalmente ha riconosciuto quanto da noi sempre ribadito. Una battaglia legale che ha visto il nostro Presidente guerriero ancora una volta in prima fila nel difendere quanto deciso dagli elettori.

È questo quanto dichiarato in una nota dal Segretario della Lega Salvini Trentino Mirko Bisesti

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Italia: esperti ONU condannano la criminalizzazione delle attività di salvataggio dei migranti e le minacce all’indipendenza della magistratura.

Gli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani* hanno espresso grave preoccupazione per la detenzione e il procedimento penale in Italia contro il capitano tedesco della nave di salvataggio Sea-Watch 3, e hanno dichiarato che le minacce al giudice che ne ha decretato il rilascio sono illegali.

“Salvare i migranti in difficoltà in mare non è un crimine”, hanno detto gli esperti. “Esortiamo le autorità italiane a porre immediatamente fine alla criminalizzazione delle operazioni di ricerca e salvataggio”.

Carola Rackete è stata arrestata e posta agli arresti domiciliari il 29 giugno 2019 dopo che Sea-Watch 3 è entrata nel porto italiano di Lampedusa con 40 migranti a bordo. Il 1 luglio 2019, Rackete è comparsa davanti a un giudice accusata di aver ignorato la polizia all’attracco a Lampedusa e di averne colpito una motovedetta. Il giudice ha respinto le accuse il giorno successivo, stabilendo che Rackete aveva adempiuto al suo dovere di salvare persone in difficoltà in mare, ordinandone l’immediato rilascio. Da allora ha ricevuto minacce di morte e stupro ed è stata presa di mira online attraverso messaggi sessisti.

Rackete resta sotto inchiesta in procedimenti penali separati per accuse relative alla messa in pericolo della vita degli agenti di polizia e all’agevolazione dell’immigrazione clandestina. Se condannata, potrebbe dover affrontare fino a 15 anni di carcere.

“I continui tentativi di sopprimere le operazioni di ricerca e salvataggio delle ONG mettono a rischio la vita di migliaia di migranti che tentano di attraversare il mare”, ha detto Obiora C. Okafor, Esperto indipendente su diritti umani e solidarietà internazionale. “Questo procedimento giudiziario potrebbe avere un effetto agghiacciante sui difensori dei diritti dei migranti e sulla società civile nel suo complesso”, ha aggiunto Michel Forst, relatore speciale sui difensori dei diritti umani.

Da quando ha deciso di rilasciare Rackete, il giudice è stato attaccato dai media. Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha detto attraverso i social media che la sentenza è un “giudizio politico” che ha permesso la liberazione di un “criminale”, e ha invitato il giudice, che ha definito “di sinistra”, a togliersi la veste e candidarsi alle elezioni per il Partito Democratico.

“Le accuse ideologiche di natura politica rivolte a un giudice dalle autorità dell’esecutivo per il semplice adempimento di una norma consolidata di diritto pubblico internazionale che stabilisce il dovere di salvare persone in pericolo in mare costituiscono una grave violazione dei principi di indipendenza giudiziaria e di separazione dei poteri. Il dovere di rispettare e attenersi a giudizi e decisioni della magistratura costituisce un necessario corollario del principio di separazione dei poteri”, ha detto Diego García-Sayán, relatore speciale sull’indipendenza di giudici e avvocati.

“I politici dovrebbero astenersi dal commentare le decisioni giudiziarie, soprattutto quando i procedimenti giudiziari sono ancora in corso. Le dichiarazioni pubbliche e gli attacchi personali di alte personalità politiche sono una grave interferenza con l’autonomia dei singoli giudici, e possono avere l’effetto di ostacolare l’autorità della magistratura come ramo autonomo del potere statale”, ha detto García-Sayán.

Gli esperti dell’ONU hanno in precedenza espresso preoccupazione, in due lettere ufficiali al governo italiano, per la criminalizzazione o il blocco dell’aiuto umanitario a favore di migranti e rifugiati nel Mediterraneo, compreso il rifiuto di consentire alle navi delle ONG di sbarcare nei porti italiani.

Il 14 giugno 2019 l’Italia ha emanato un decreto di emergenza che impone sanzioni pecuniarie alle navi per ogni persona salvata in mare e trasferita sul territorio italiano, oltre a minacciare di vedersi ritirare o sospendere la licenza.

“Queste misure legislative affrettate hanno il potenziale per minare seriamente i diritti umani dei migranti, comprese le vittime di detenzioni arbitrarie, torture e altre gravi violazioni dei diritti umani”, hanno detto gli esperti. “Essi contravvengono direttamente agli obblighi dell’Italia in materia di diritti umani derivanti dalle operazioni di ricerca e salvataggio, compreso l’obbligo inderogabile di rispettare e proteggere il diritto alla vita”.

* Gli esperti: Mr Diego García-Sayán, Relatore Speciale sull’ indipendenza di giudici e avvocati; Mr Michel Forst, Relatore Speciale sulla situazione dei Difensori dei diritti umani; Mr Obiora C. Okafor, Esperto indipendente su diritti umani e solidarietà internazionale; Mr Felipe González Morales, Relatore speciale sui diritti umani dei migrantie Ms Dubravka Šimonovic,Relatrice Speciale sulla violenza contor la donna, le sue cause e conseguenze.

The Special Rapporteurs and Independent Experts are part of the Special Procedures of the Human Rights Council. Special Procedures, the largest body of independent experts in the UN Human Rights system, is the general name of the Council’s independent fact-finding and monitoring mechanisms that address either specific country situations or thematic issues in all parts of the world. Special Procedures’ experts work on a voluntary basis; they are not UN staff and do not receive a salary for their work. They are independent from any government or organization and serve in their individual capacity.

The Special Rapporteurs are part of what is known as the Special Procedures of the Human Rights Council. Special Procedures, the largest body of independent experts in the UN Human Rights system, is the general name of the Council’s independent fact-finding and monitoring mechanisms that address either specific country situations or thematic issues in all parts of the world. Special Procedures experts work on a voluntary basis; they are not UN staff and do not receive a salary for their work. They are independent from any government or organization and serve in their individual capacity.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Violazioni dei diritti umani a Hong Kong, in Russia e al confine USA-Messico.


Il governo di Hong Kong deve ritirare il controverso disegno di legge sull’estradizione

La Russia deve rilasciare i prigionieri ucraini detenuti illegalmente e smettere di vessare gli attivisti ambientali

Il governo USA deve smettere di separare le famiglie di migranti che attraversano il confine con il Messico e i detenuti devono avere accesso ad acqua, cibo e alloggio

Il Parlamento europeo ha adottato giovedì tre risoluzioni sui diritti umani a Hong Kong, in Russia e al confine USA-Messico.
Hong Kong

Il Parlamento europeo invita il governo di Hong Kong (RAS Hong Kong) a ritirare gli emendamenti controversi proposti alla sua legge sull’estradizione, che ha indotto la popolazione di Hong Kong a scendere in strada con una partecipazione senza precedenti. Si teme che la nuova legge potrebbe consentire più facilmente di consegnare persone alla Cina per motivi politici.

I deputati chiedono inoltre alle autorità di Hong Kong di rilasciare immediatamente e ritirare tutte le accuse contro i manifestanti pacifici e di avviare un’indagine indipendente e imparziale sull’uso della forza da parte della polizia contro la folla. Sottolineano come l’UE condivida molte delle preoccupazioni espresse dai cittadini di Hong Kong, poiché il disegno di legge ha conseguenze di vasta portata per il territorio e la sua popolazione, per l’UE e per i cittadini stranieri, nonché per la fiducia delle imprese nella regione.

Il testo è stato approvato per alzata di mano.

Russia

I deputati chiedono alle autorità russe di liberare senza ulteriore indugio e incondizionatamente tutti i cittadini ucraini detenuti illegalmente e arbitrariamente, sia in Russia che nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina. Tra questi figurano i tatari di Crimea, i partecipanti alla manifestazione pacifica nella piazza Rossa del 10 luglio 2019, detenuti di recente, i cittadini ucraini detenuti con accuse di matrice politica e i 24 membri dell’equipaggio delle navi della marina ucraina che sono stati sequestrati, nei pressi dello stretto di Kerch, dalle forze militari russe il 25 novembre dello scorso anno.

Si chiede inoltre alle autorità russe di porre fine in maniera immediata e incondizionata a qualsiasi atto vessatorio, anche a livello giudiziario, nei confronti di tutti gli attivisti ambientali, compresi Alexandra Koroleva e Ekozaschita, e dei difensori dei diritti umani nel paese, e di garantire in ogni circostanza che essi possano svolgere le loro legittime attività senza impedimento.

Il testo è stato approvato con 458 favorevoli, 80 contrari e 89 astensioni.

Confine USA-Messico

Il Parlamento ha espresso profonda preoccupazione per la situazione nella quale si trovano i migranti e i richiedenti asilo alla frontiera tra Stati Uniti e Messico, in particolare per la situazione dei minori migranti.

I deputati sono infatti preoccupati per le pessime condizioni nelle quali vengono trattenuti i migranti e i richiedenti asilo, in particolare i minori, presso i centri di detenzione dei servizi di immigrazione, dove mancano adeguate strutture sanitarie, un’alimentazione dignitosa e servizi igienico-sanitari appropriati. La separazione delle famiglie e la detenzione per l’immigrazione non sono mai a beneficio dell’interesse superiore del minore. Invitano pertanto il governo degli Stati Uniti a porre fine alla separazione delle famiglie e a procedere d’urgenza al ricongiungimento familiare.

Inoltre, le misure di gestione delle frontiere devono rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani e non devono basarsi su politiche volte a individuare, detenere e deportare rapidamente i migranti irregolari. Si invitano le autorità competenti negli Stati Uniti ad assicurare quanto prima che tutte le persone detenute abbiano accesso ai diritti di base, quali il diritto all’acqua, all’alimentazione, alla salute e all’alloggio.

Il testo è stato approvato con 330 voti favorevoli, 252 contrari e 55 astensioni.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

“Da giorni il dibattito politico locale, come noto, è centrato sul tema della cooperazione internazionale e sui presunti tagli disposti dalla Giunta Fugatti, tagli che in realtà non esistono dal momento che si tratta solo dell’abolizione dell’obbligo di versamento di una quota fissa del bilancio provinciale a questo comparto, comparto che comunque continuerà a beneficiare di non trascurabili finanziamenti.

Tuttavia, poiché ritengo non possa svilupparsi alcun dibattito autentico senza, prima, una completa ed esaustiva informazione al riguardo, informo che quest’oggi ho depositato una interrogazione provinciale – sottoscritta anche dagli altri colleghi del gruppo consiliare Lega – volta a fare chiarezza sul Centro per la cooperazione internazionale operativo in Trentino e avente sede nella città capoluogo.

Nello specifico, detto atto ispettivo ha la finalità di comprendere non solo quanti finanziamenti pubblici, dalla sua fondazione ad oggi, abbia ricevuto il Centro per la cooperazione internazionale, ma anche quanti di questi aiuti siano serviti effettivamente per progetti internazionali e quanti, invece, siano stati impiegati per mantenere la struttura di questo Centro, del quale chiedo anche di conoscere modalità di assunzione di chi vi presta servizio, inquadramento contrattuale, oltre che naturalmente le unità di personale.

Nessuna polemica, quindi, né alcuna gratuita insinuazione ma solo la volontà – che credo i trentini apprezzeranno – di mettere tutti al corrente di quanto sia finora loro costato il Centro per la cooperazione internazionale, la cui lodevole attività nessuno discute ma la cui dimensione economica è giusto, anzi direi doveroso, possa essere resa compiutamente nota a tutti gli interessati, affinché possano poi formarsi un’idea sull’argomento”

E’ quanto affermato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Devid Moranduzzo

(Pagina 2 di 5)