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Da inizio anno 76 trentini hanno aderito all’iniziativa. L’Agenzia del lavoro sostiene i disoccupati che vogliono diventare autisti.

Per far fronte alla difficoltà del settore dei trasporti nel reperire nuovi autisti (anche di autobus e pullman), l’Agenzia del lavoro sta finanziando i corsi che i disoccupati dovrebbero sostenere per conseguire la patente di guida. I posti di lavoro in questo ambito non mancano, ma le spese legate all’abilitazione potrebbero essere difficilmente sostenibili per chi non ha un reddito. L’Agenzia del Lavoro ha previsto uno specifico intervento (Intervento 3G) per cui è possibile erogare un contributo ai disoccupati che frequentano i corsi per ottenere le patenti professionali e la Carta di Qualificazione del Conducente (Cqc), obbligatoria per chi svolge la professione di autista. Il contributo provinciale è fino a 500,00 Euro per le patenti di guida e fino a 1.500,00 Euro per la Cqc.. Da inizio anno ad oggi hanno avuto accesso all’iniziativa 76 persone domiciliate in provincia di Trento ed iscritte ad un Centro per l’impiego.

Sono state 25 le adesioni per la patente D (in 5 hanno già completato il percorso di formazione), 17 per la patente C (3 hanno concluso), 6 per la patente E (la metà ha ottenuto l’abilitazione), 13 per la patente Cqc merci (5 formati) e 15 per la patente Cqc persone (7 hanno già terminato i corsi).
Accanto a questi sostegni, che sono collegati alla frequenza nei corsi ordinari proposti dalle Autoscuole, l’Agenzia del lavoro ha in svolgimento anche due corsi intensivi di autisti per trasporto merci, che coinvolgono complessivamente altre 37 persone.
Per ulteriori informazioni e dettagli si può consultare

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Grandi carnivori: Cattoi (Lega), da Consulta ottima notizia, ora Fraccaro e Costa agiscano. “In concomitanza al mio intervento in aula nella giornata di ieri sul tema dei grandi carnivori giungeva la sentenza della Corte Costituzionale che dichiarava legittime le leggi provinciali di Trento e Bolzano che autorizzano il Presidente della Provincia ad adottare provvedimenti riguardanti il prelievo, la cattura ed in estrema ratio l’eventuale uccisione degli orsi e lupi quando ricorrano le condizioni previste dalla normativa di derivazione europea in materia di conservazione degli habitat naturali. Questa è un’importante notizia, ma purtroppo durante questo fine settimana in Trentino i lupi hanno attaccato ed ammazzato ancora ben 18 pecore costringendo un allevatore del mio comune, Alense, ad abbandonare la pastorizia di montagna presso la località Ronchi di Ala in quanto esasperato dai ripetuti episodi degli ultimi tre anni.

Il fatto è accaduto questo weekend quando, in occasione della manifestazione promossa da Coldiretti in piazza a Trento, sono scesi da tutte le vallate i contadini e gli allevatori di montagna per far sentire la loro voce di esasperazione e di ricerca di fatti concreti per trovare una soluzione a quello che ormai in Trentino e non solo ma anche in Veneto e nelle altre Regioni Alpine è diventato un problema di coesistenza fra lupi, orsi ed attività di montagna. Un problema che DEVE ESSERE GESTITO! Appare poco sensato stanziare importanti fondi nel bilancio dello Stato per sostenere i comuni montani, le zone di confine per tutelarne attività economiche e per contrastarne lo spopolamento quando poi nel lato pratico abbiamo la presenza di orsi e lupi che rendono difficile che tutto ciò avvenga. Nell’ultimo anno in Trentino ci sono stati ben 222 attacchi da parte di orsi e lupi a coltivazioni, alveari, greggi e mandrie.

Il Ministro Fraccaro, rappresentante del Governo del Trentino, deve dare risposte e fornire soluzioni al nostro territorio. E invito il Ministro Costa, che rispondendo ad un’interrogazione sul tema diceva che tutto è sotto controllo, a rivalutare la sua posizione anche a seguito di quest’ultimi fatti. Nulla è sotto controllo! La montagna va’ salvaguardata. E’ arrivato il momento di cambiare approccio perché anche le più dotte teorie scientifiche sono state sfatate durante questo fine settimana in Trentino anche per quanto attiene il tema Orso visto che M49 è stato catturato nella serata di domenica per poi esser rinchiuso in una recinzione conforme al protocollo stabilito da “ISPRA” che si è rivelata inadeguata in quanto l’orso all’alba del giorno seguente è poi fuggito dalla stessa.

Quest’ultimo fatto è quindi la ‘prova provata’ che gli ‘esperti’ sulla gestione dei grandi carnivori ancora una volta hanno sbagliato le loro teorie. Vi posso garantire, da mamma che vive la montagna, che i contadini e gli allevatori del Trentino, così come del Veneto e delle Regioni Alpine, sono esasperati ed è arrivato il momento che la politica AGISCA CON FATTI CONCRETI. Auspico quindi che, essendo cambiata la situazione, i Ministri Fraccaro e Costa agiscano di conseguenza prima che sia troppo tardi”.

Così la deputata trentina della Lega Vanessa Cattoi.

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Cgil Cisl Uil: abbiamo chiesto un confronto con l’assessora Segnana, ma non abbiamo mai ottenuto risposta. Crediamo che sia una priorità. Sicurezza sul lavoro, serve un incontro urgente con la Pat.

“Sei morti sul lavoro nei primi sette mesi dell’anno per il Trentino sono un segnale di allarme che non si può sottovalutare. Per questa ragione abbiamo chiesto, più di due settimane fa, un incontro urgente con l’assessora Segnana, senza però ottenere nessun riscontro. L’assessora è impegnata su tanti fronti, in primis il taglio di 120 milioni di euro alla sanità e l’abolizione dell’obbligo vaccinale, scelte assolutamente sbagliate e dannose, le ricordiamo però che la sicurezza sul lavoro non può aspettare”. Lo dicono i segretari di Cgil Cisl Uil del Trentino, Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti sollecitando nuovamente la titolare delle deleghe sulla sicurezza, dopo la tragica morte dell’operaio rumeno a Denno.

“Siamo consapevoli che il Trentino, per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro non vive una situazione di grave emergenza8, anche grazie al lavoro portato avanti sul fronte delle formazione e della prevenzione – sottolineano i tre segretari -. Siamo altrettanto convinti che non si debba abbassare la guardia, anche perché esistono settori dove il rischio è molto elevato, come l’agricoltura e l’edilizia, ma anche segmenti dove fare prevenzione del rischio o denunciare situazioni non in regola non è così scontato. Ci sono due fattori, la precarizzazione del lavoro e l’invecchiamento dei lavoratori, che pongono nuove problematiche che vanno affrontante anche con strumenti nuovi. Ci auguriamo che l’assessora colga la nostra preoccupazione e convochi quanto prima un confronto con le parti sociali su questo tema. Non è normale morire sul lavoro, come non è normale subire danni permanenti a causa di un incidente sul lavoro che sconvolge la vita delle persone e dei loro familiari”.

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Un’intera mattinata “a scuola”, per apprendere buone pratiche di comunicazione non ostile. Quattro ore di corso esperienziale, per capire come evitare e contrastare lo “hate speech”, quel modo aggressivo di esprimersi, che prende di mira soprattutto avversari politici, donne, migranti, minoranze religiose, comunità Lgbti. Una degenerazione dei costumi purtroppo molto diffusa, in quest’epoca iperconnessa, che ha messo nelle mani di tutti la possibilità di comunicare al pubblico.

Ha riempito sala Aurora, stamane, l’iniziativa del Forum trentino per la pace e i diritti umani, che ha invitato relatori ed esperti del Centro per la cooperazione internazionale e del suo Osservatorio Balcani e Caucaso, da sempre alle prese con la clamorosa “palestra” di odio in cui s’era trasformata la ex Yugoslavia dopo la dissoluzione dello Stato federale comunista.

Questa mattina il presidente del Forum, Massimiliano Pilati, ha salutato in sala il presidente del Consiglio Walter Kaswalder e ha introdotto i lavori, composti di parte teorica ma anche di esercizi condivisi. Si è ragionato su cos’è l’hate speech, di quando sconfina nel reato vero e proprio, di come lo si può affrontare: rimuovendo post on line, oppure commentando per depotenziarli, smontandoli con un’opera di fact checking, impegnandosi in una comunicazione costruttiva, aperta al confronto e quindi non ostile.

La materia interessa i sociologi, gli psichiatri, i massmediologi, i giuristi. Si tratta di contemperare anche interessi qualche volta confliggenti, perché la libertà di espressione va ampiamente riconosciuta.
Nel maggio 2016 la Commissione europea ha varato assieme a Facebook, Twitter, YouTube e Microsoft un codice di condotta che ha portato a rimuovere fin qui il 71,1% dei contenuti segnalati dagli utenti e dalle organizzazioni della società civili come portatori di odio. Twitter appare meno solerte e ha rimosso solo il 43,5% di questi contenuti.

Il dossier consegnato ai corsisti ha fatto riferimento anche ai media professionali, segnalando quanto sia importante – nell’èra della post-verità – che non si facciano governare solamente dalla “notiziabilità dell’odio”, ma tengano fede a principi deontologici e di buona informazione.
Al corso odierno – cui erano invitati anche i consiglieri provinciali – hanno preso parte Sara Ferrari, Alex Marini e Paolo Ghezzi.

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Il tentativo dell’ex giunta Rossi di portarci per ben due volte davanti al giudice per richiedere un risarcimento economico per l’occupazione dell’ex Dogana, dove tra l’autunno del 2007 e l’estate del 2013 ha trovato casa il Centro sociale Bruno, è miseramente fallito.

Al di là dell’enorme soddisfazione per questo risultato, la sentenza ci permette di ribadire ancora una volta alcuni concetti che sono inscritti nel dna del nostro percorso etico e politico.

L’occupazione dell’ex Dogana (ora abbattuta per una striscia di asfalto e poco più di una decina di parcheggi) avveniva poiché l’immobile era inutilizzato da circa 10 anni, senza alcun progetto se non l’abbandono e l’incuria. La riapertura dell’edificio non è mai stata a uso privatistico, ma inserita in un processo di rigenerazione partecipato tanto che il centro sociale è stato messo a disposizione dell’intera collettività, diventando un punto di riferimento culturale e sociale.

Tale riconoscimento ha sancito la stipula di un contratto di comodato d’uso dell’immobile di Piedicastello dove tutt’ora il centro sociale è aperto e attivo, anche se sotto sfratto.

A maggior ragione, dopo questa sentenza ci sentiamo dalla parte della ragione nel momento in cui l’esperienza del centro sociale è nuovamente sotto attacco.

Invitiamo perciò tutti e tutte ad aderire alla campagna #Brunononsicaccia e partecipare alle numerose iniziative programmate per questa estate: domani, giovedì 18 luglio, avremo con noi Wu Ming 1 per sostenere il Bruno e per la presentazione del suo ultimo libro “La macchina del vento”. (Evento FB: https://www.facebook.com/events

 

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Centro sociale Bruno

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Aumento medio salariale di 20 euro. Aziende e lavoratori inseriti negli enti bilaterali artigiani.

CNA – insieme alle altre Organizzazioni datoriali – e Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil hanno sottoscritto il Contratto collettivo nazionale di lavoro per i lavoratori dipendenti dell’Impresa cineaudivisiva. Lo rende noto CNA Cinema e Audiovisivo del Trentino Alto Adige.

La nuova normativa, che si applica a oltre 12mila imprese, scade il 18 gennaio 2021 e recepisce integralmente gli strumenti della Bilateralità confederale (Ebna – Fsba e San.Arti) e le pattuizioni dell’accordo interconfederale sulle linee guida per la riforma degli assetti contrattuali e delle relazioni sindacali del 23 novembre 2016.

Gli aumenti concordati a regime al livello 4 sono pari a 20 euro con decorrenza dal 1° gennaio 2020.
CNA Cinema e Audiovisivo regionale esprime “grande soddisfazione per il risultato raggiunto con il quale ci viene riconosciuta la piena rappresentanza delle imprese di un settore che ha particolarmente bisogno di poter contare su un sistema di relazioni sindacali sempre più prossimo ai bisogni delle imprese. CNA ha giocato un ruolo fondamentale nel costruire la condivisione di un percorso con le organizzazioni sindacali a tutela e sostegno alle imprese del settore che entrano a pieno titolo nella nostra Bilateralità”.

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Nuova vittoria per i medici specializzati rappresentati dal Codacons, che erano stati ammessi ai corsi di specializzazione dal 1991-92 fino al 2005-06 ma non avevano percepito le remunerazioni loro spettanti in base alla legge. Con una clamorosa sentenza per la prima volta i giudici italiani riconoscono i diritti di quei medici che si sono specializzati dopo il 1991, con una decisione favorevole che apre ore le porte ad una valanga di ricorsi analoghi.

La Corte d’Appello di Roma (I sez. civile, Pres. Roberto Reali, Rel. Camillo Romandini) ha infatti accolto il ricorso promosso dall’associazione dei consumatori per conto di circa 300 camici bianchi che chiedevano il riconoscimento dei loro diritti economici sulla base delle normative comunitarie, condannando lo Stato italiano a riconoscere il loro favore le retribuzioni non corrisposte, da calcolare parametrandole agli stipendi percepiti dai medici assunti dal Servizio Sanitario Nazionale, oltre agli interessi di legge. Per la prima volta riconosciuti anche i diritti di chi si è specializzato dopo il 1991, e in tal senso la decisione della Corte rappresenta una novità assoluta.

La vicenda, come noto, interessa migliaia e migliaia di medici italiani, i quali hanno prestato attività durante il periodo di specializzazione senza ricevere alcuna remunerazione. Pratica questa bocciata dalle disposizioni comunitarie che, al contrario, hanno previsto una retribuzione anche per gli specializzandi.
Si legge nella sentenza della Corte d’Appello di Roma:

“La Corte di Appello civ. di Roma I^ sez. condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento, in favore degli appellanti … della somma pari alla rideterminazione triennale, come rideterminata all’1.1.1995, della borsa di studio di cui all’art. 6 comma 1 D. Lgs. 8.8.1991 n. 257, secondo il parametro del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione relativa al personale medico dipendente del Servizio Sanitario Nazionale, oltre agli interessi legali a decorrere dalla data di notifica dell’atto di citazione in primo grado”.

Ora si aprono le porte ai risarcimenti, e lo Stato Italiano dovrà pagare milioni di euro tra retribuzioni e interessi ai medici specializzati ingiustamente discriminati – spiega il presidente Carlo Rienzi – Forti della decisione della Corte d’Appello, presenteremo nei prossimi giorni analoghe cause in tutta Italia, per vedere finalmente riconosciuti i diritti dei camici bianchi. Tutti gli interessati possono ottenere info e assistenza inviando una mail all’indirizzo info@codacons.it

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“Il provvedimento varato in Aula alla Camera ieri sera ha come obiettivo la promozione non del libro in sé, ma dell’abitudine a leggere ed ha visto un nostro contributo importante”, così ha affermato la deputata trentina Emanuela Rossini. “Un mio emendamento accolto in legge, vede i grandi eventi culturali, come festival e stagioni teatrali, come traino alla lettura. Come? Non tanto vendendo i libri nei luoghi delle manifestazioni, come vediamo spesso accadere anche in Trentino con l’allestimento in piazze di mega tende che stimolano a volte un acquisto compulsivo dei libri e non consapevole dei libri”, ha spiegato Rossini.

“Questa proposta di legge propone una collaborazione tra questi grandi eventi e la rete delle piccole librerie che, invece di essere tagliate fuori in quelle occasioni, devono rientrare come soggetti principali per la promozione della lettura e l’incontro con autori. La crisi che sta toccando le librerie e la diminuzione dei lettori impone un ripensamento generale. Sono le librerie e le biblioteche, infatti, i soggetti che investono sui lettori. E sono i lettori, non il libro in sé che noi dobbiamo avvicinare e far crescere”, ha commentato la deputata trentina.

“Questa legge che ora passa al Senato e che ha visto tutti i partiti concordi nell’approvarla, interviene anche a favore delle biblioteche scolastiche, vedi e propri presidi per l’avvio al piacere di leggere anche ad alta voce. Anche che su questo in Trentino possiamo investire partendo magari dal rinnovare il profilo delle biblioteche interne alle scuole, non solo come deposito libri ma spazi creativi dedicati alla lettura e discussione. Una sfida da porre ai ragazzi stessi nelle scuole, reinventateli questi spazi e fateli diventare vostri presidi di pensiero e conoscenza”, ha concluso Rossini.

 

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On Emanuela Rossini, deputata per il Trentino-Alto Adige

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L’omaggio all’artigianato di Camilleri e dei grandi maestri. CNA Trentino Alto Adige: diceva sempre “sono un artigiano, non chiamatemi maestro”. Sono un artigiano, non chiamatemi maestro”. Diceva coś Andrea Camilleri, il grande scrittore siciliano, papà del popolarissimo commissario Montalbano, scomparso oggi.

“Si domandava – sottolinea CNA Trentino Alto Adige – che differenza ci fosse tra lui e un buon intagliatore o buon tornitore, al di là della materia prima, che nel suo caso erano le parole. Tanti come Camilleri hanno da sempre reso omaggio ai grandi maestri artigiani, senza i quali capolavori come “C’era una volta in America” e “La dolce vita” non sarebbero mai stati possibili”.

Lo stesso grande regista Federico Fellini si definiva “un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo”. E che i suoi antenati fossero abilissimi lanaioli, ceramisti e falegnami lo ricordava sempre con grande orgoglio Marcello Mastroianni, che tra le botteghe di Cinecittà respirava un’aria di casa. Insomma i maestri davanti e dietro la macchina da presa o la macchina da scrivere hanno sempre reso il giusto omaggio, ispirati da un’affinità tra arte e artigianato che ha nella creatività il minimo comun denominatore. “Un uomo che lavora con le sue mani è un operaio; un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano; ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista” diceva San Francesco d’Assisi che in comune con il gran genio Leonardo aveva proprio l’amore per gli artigiani.

Un riconoscimento che ha radici lontane: muratori, “carzolari” e ombrellai sono protagonisti dei sonetti del Belli. E non era sempre amore, perché c’è una ragione se Seneca odiava gli estetisti, disturbato com’era dalle urla dei depilatori nelle antiche terme.
“Andrea Camilleri – sottolinea la CNA regionale – è un anello di quella lunga catena che lega l’arte all’artigianato. E non è certo solo guardando nostalgicamente al passato che si possono trovarne le testimonianze. Perché “Il futuro è artigiano” come profetizzava il visionario Philip K. Dick, che sceglieva spesso come protagonisti dei suoi romanzi di fantascienza artigiani abilissimi a costruire o riparare oggetti. Nella realtà, secondo la visione dell’artigiano Camilleri, la letteratura come l’artigianato è tutt’altro che un’astrazione. Perché le parole sono materia prima tanto concreta quanto l’argilla”.

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Camilleri, il ricordo dell’amico Roberto Vecchioni: “Da sempre vulcano di idee e accanito fumatore”.

Roberto Vecchioni è intervenuto nella trasmissione ‘Tutto in Famiglia’ condotta da Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus per ricordare lo scrittore Andrea Camilleri e per parlare della sua partecipazione al Festival dell’antico prevista giovedì 18 luglio al Museo Archeologico di Cosenza.

Il rapporto con Camilleri. “Io e Camilleri eravamo amici: lo ricordo vecchio già da giovane –ha affermato Vecchioni-. All’epoca lavorava in Rai preparando una trasmissione sulla leggenda di Tristano e Isotta e mi chiese di comporne la colonna sonora. Già allora era pieno di idee ma anche un fumatore accanito: fumava 40-50 sigarette al giorno. Era spiritoso come tutti i siciliani. E’ divenuto noto come giallista ma aveva una vastissima cultura classica, fuori dall’ordinario. Una volta presentò anche un mio libro. Credo che fosse amato da tutti gli italiani perché era in grado di mettere d’accordo tutti. Un grande pensatore. ‘Conversazioni su Tiresia’, il suo ultimo spettacolo, rappresenta il mito degli uomini veri. Infatti, i miti non sono altro che maschere dei comportanti umani”.

Il mito e l’antichità. “Quasi sempre dimentichiamo la bellezza delle origini. Siamo il frutto di un assetto culturale, politico e scientifico fortemente influenzato dei Caldei, dei Greci e anche degli Ebrei. L’Italia nei secoli nei sec 7° e 8° a.C. era composta per lo più da pastori ignoranti. I Greci hanno colonizzato dapprima la Calabria e poi il resto del Sud Italia portando la cultura ovunque, sino a Marsiglia.

Hanno diffuso i concetti di linguaggio, di Dio, della drammaturgia, della navigazione e della coltivazione. Tutto questo è ancora presente in noi oggi.

Quando scrissi ‘La battaglia di Maratona’ non volevo raccontare lo svolgimento della battaglia. Volevo rappresentare l’umanità coinvolta in quel conflitto. Sono due le tipologie umane a cui mi sono rivolto: un condottiero morente e un ladro di armi. Due umanità completamente diverse: il morente, per un errore di valutazione, chiede al ladro di recarsi dalla moglie di lui per farle sapere di essere caduto in battaglia in difesa della patria. Chiaramente il ladro ruberà le armi appena consegnatigli.

Il mito è un espediente simbolico per raccontare comportamenti umani: eventi globali che hanno identificazioni individuali. L’onore per i nemici è un sentimento che non esiste più ad oggi. La capacità di riconoscere la grandezza nel nemico è una cosa che non ci appartiene più. Ad esempio la guerra di Troia, non è colpa degli uomini ma degli Dei e Priamo questo lo sa quando chiede ad Elena di indicargli i nemici valorosi”.

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