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Sulle acque del Garda Trentino sta entrando nel vivo un appuntamento da non perdere per gli appassionati della vela. Sono cominciate infatti le sfide di Zoom 8 World Championship, la rassegna iridata di una classe che si può definire intermedia tra l’optimist e il laser. Novanta atleti under 20 (con una folta rappresentanza femminile) si contenderanno fino a sabato 20 luglio gli ambitissimi titoli mondiali.

Il prestigioso evento, organizzato dal Circolo Vela Arco in collaborazione con Zoom International Class Association, promette spettacolo per gli osservatori dello sport giovanile d’eccellenza ma soprattutto sarà motivo di richiamo per tutti gli amanti dell’attività outdoor che in questi giorni fanno registrare il tutto esaurito lungo la sponda nord del lago più grande d’Italia. In programma 3 regate al giorno (12 in totale), di 50 minuti ciascuna, con classifiche in aggiornamento continuo e il gran finale sabato 20, quando ci saranno le sfide decisive e verranno celebrati i campioni di questa edizione.

La classe Zoom 8, diffusa soprattutto in Nord Europa, è un passaggio molto importante nella carriera dei giovani velisti, alle prese con barche monoderiva, piccole e leggere ma ideali per sviluppare qualità e sensibilità nella guida dell’imbarcazione. Gli atleti in gara nel mondiale di categoria provengono tutti da paesi europei, con una nutrita rappresentanza soprattutto da Austria, Russia, Estonia, Danimarca e Finlandia. Per il movimento italiano sarà un’occasione unica di apertura nei confronti di un mondo per molti versi ancora da scoprire. La qualità degli iscritti lascia prevedere una “settimana” di vela appassionante mentre per tutti gli ospiti c’è l’opportunità di conoscere il campo di regata del Garda Trentino, famoso nel mondo per lo scenario, i venti e la qualità delle strutture.

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Rafforzamento del personale di Polizia Penitenziaria in servizio negli istituti di pena italiani. È quanto prevede il Piano di mobilità collegato alle prime assegnazioni dei neo agenti del 175° Corso. 1.162 nuove risorse per le carceri italiane.

Sulla base di quanto previsto dal Piano di mobilità, la Direzione generale del personale e delle risorse del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria adotterà i provvedimenti di trasferimento del personale che si è collocato in posizione utile nella graduatoria definitiva dell’interpello nazionale per il 2018.

Delle assegnazioni e dei trasferimenti beneficeranno tutti gli ambiti territoriali del Paese.

In Lombardia, per esempio, saranno 115 le risorse aggiuntive (97 agenti uomini e 18 donne): 12 sono state assegnate alla casa circondariale Voghera Nuovo Complesso, 11 a quella di Bergamo e 10 (6 uomini e 4 donne) alla casa di reclusione di Vigevano.

Cospicui incrementi di personale previsti anche per le strutture afferenti al Prap Lazio-Abruzzo-Molise. Si tratta, complessivamente, di 110 agenti per i reparti maschili e di 64 per quelli femminili.

Ben 43 le risorse aggiuntive per il carcere di Rebibbia (di cui 20 per la Casa Circondariale di Rebibbia Femminile). Potenziamento delle unità in servizio anche per l’istituto di Velletri (17 nuovi agenti in totale), per la casa circondariale di Frosinone (15 uomini e 4 donne), di Pescara(10) e Teramo (8 agenti uomini e 5 donne).

L’ampliamento del personale in servizio riguarderà anche le strutture penitenziarie delle regioni del Sud. Le carceri campane potranno contare su 41 agenti in più (28 uomini e 13 donne). Assegnate 13 risorse in più all’istituto di Napoli Poggioreale, 6 al reparto femminile della casa circondariale di Pozzuoli, 5 a Salerno e 10 (8 uomini e 2 donne) a Santa Maria Capua Vetere.

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Rovereto: iniziati i lavori di bonifica nelle aree di Piazzale Orsi. Si procederà a fasi, per evitare disagi alla viabilità.

Nel mese di giugno si è svolta la prima fase della bonifica bellica superficiale delle aree interessate dal sottopasso ciclopedonale nei pressi della stazione ferroviaria in “Piazzale Orsi” a Rovereto. Nel corso dei lavori si sono riscontrate numerose interferenze nel primo strato di materiale, oltre a quelle dovute all’antropizzazione delle aree (sottoservizi, cartellonistiche, parapetti, panchine, verande ecc.). La presenza di un’elevata interferenza ferro-magnetica superficiale non consente di ottenere garanzie significative in merito alla presenza, o meno, di ordigni bellici interrati negli strati profondi fino alla profondità di 7 – 8 m. Per avere una risposta significativa, e certa, è necessario scavare e rimuovere almeno l’intero tratto superficiale (minimo 1 metro) su tutta l’area. Tale scelta non è attualmente percorribile, sia a causa degli elevati costi (scavo, demolizione, ripristini di strade statali, marciapiedi in porfido, accessi vari ed aiuole), sia per i disagi alla viabilità e all’intera città di Rovereto.

Pertanto, ad ulteriore cautela e d’intesa col Comune di Rovereto, si è deciso di procedere a fasi, eseguendo un’analisi strumentale perimetrale delle aree interessate dal sottopasso, in modo da investigare puntualmente gli strati profondi della perimetrazione degli scavi nelle zone destinate a berlinesi (fino a –8m dal piano di campagna). Tale metodo procedurale ridurrà i disagi, riuscendo ad avere garanzie nelle successive fasi di realizzazione dell’opera e nello specifico nella realizzazione delle berlinesi perimetrali previste dal progetto esecutivo. Mano a mano che l’asta perforatrice arriverà alla quota preposta (step di scavo da 1,00 m a 2,00 m massimo) rispetto al piano di campagna, verrà estratta l’asta in modo da permettere al personale incaricato della bonifica bellica (impresa specializzata, iscritta all’apposito albo istituito presso il Ministero della Difesa), di inserire nel foro, la loro sonda e rilevare eventuali anomali magnetiche. Al fine di ottenere una corretta rilevazione strumentale, l’incamiciatura del foro, sarà in materiale non ferroso (plastica).

Questa operazione permetterà di verificare l’intero perimetro dell’opera e garantirà sicurezza nell’esecuzione, negli appalti successivi, delle berlinesi perimetrali. Successivamente, ad opere di sostegno realizzate, si procederà allo scavo con l’ausilio di assistenza per la ricerca di bombe inesplose.

Le operazioni di bonifica bellica sono iniziate lunedì 15 luglio e termineranno, in assenza di ritrovamento di ordigni bellici, presumibilmente entro la metà del mese di settembre.

Nella foto si riporta un estratto planimetrico con indicate, in due colori diversi che identificano le profondità d’indagine, le aree interessate.

Sempre piu’ frequenti le truffe informatiche ai danni di grandi aziende. Il servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia negli ultimi mesi ha consentito il recupero di quasi 16 milioni di euro.

Era un attacco del tipo “man in the middle” ovvero uno di quegli attacchi informatici in cui qualcuno, segretamente, altera la comunicazione tra due parti che credono di comunicare direttamente tra di loro, quello sventato dal servizio per la cooperazione internazionale di polizia (S.C.I.P.) a Pechino.

Vittima, questa volta, una importante azienda italiana che aveva, in corso, un ordinativo con un fornitore cinese con il quale intratteneva rapporti commerciali da oltre dieci anni.

In particolare, alcuni giorni prima della conclusione dell’affare, la società riceveva una mail, dall’usuale indirizzo del fornitore, con la quale veniva comunicato che, il versamento a saldo doveva essere fatto su un conto corrente (allocato a Pechino) diverso da quello utilizzato fino a quel momento; la richiesta non veniva considerata anomala e la transazione veniva portata a termine. Solo più tardi si appurava che il fornitore non aveva mai chiesto di spostare i pagamenti sul nuovo conto corrente.

Gli accertamenti consentivano di accertare la truffa e di giungere al recupero della somma, 609.348.00 RMB pari a circa 79.000,00 Euro.

Già in passato, l’ attenta attività di polizia dello S.C.I.P. in collaborazione con le autorità locali aveva portato alla soluzione di casi analoghi.

Nel novembre dello scorso anno, il tempestivo intervento dell’Interpol consentiva il recupero di quasi 8 milioni di euro distratti verso conti correnti allocati ad Hong Kong e nel Fujian (Cina continentale).

Nel gennaio scorso, anche la “Marcegaglia Uk” era stata vittima di una truffa, in questo caso quella conosciuta come CEO Fraud, che viene posta in essere sempre attraverso finte mail in cui il Ceo della stessa azienda richiede il trasferimento di grandi somme di danaro.

In questo caso, il falso Ceo, con richieste opportunamente confezionate, induceva un funzionario della società, al trasferimento di circa un milione e mezzo fra euro e sterline verso un conto ad Hong Kong.

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Erano già imballati e pronti per essere immessi sul mercato i 2,6 milioni di giocattoli, potenzialmente pericolosi, sequestrati, nel corso di un’operazione, dalla Guardia di Finanza di Torino.

I Finanzieri della Compagnia di Susa, che hanno effettuato l’ingente sequestro, hanno rinvenuto il materiale in due grossi depositi gestiti da due imprenditori di origine cinese, importatori e distributori, per la Lombardia ed il Piemonte, dei giocattoli.
Certificazioni di conformità qualitative e composizione dei giocattoli: tutto rigorosamente falso. Così come è dubbia anche la provenienza dei giocattoli visto che non è stata rinvenuta alcuna indicazione certa circa l’origine.

Tra gli articoli sequestrati, migliaia di braccialetti e brillantini potenzialmente tossici e nocivi in quanto sprovvisti di una qualsivoglia indicazioni circa la loro composizione, il tutto con evidenti e gravi rischi per la salute dei piccoli consumatori, visto che questi prodotti vengono utilizzati, direttamente a contatto con la pelle, da soggetti minori di età.

L’operazione dei Finanzieri ha visto coinvolti, come detto, due imprenditori sessantenni, di origine cinese, titolari delle aziende, ubicate in Lombardia, a Monza e Sesto San Giovanni e a Beinasco nel torinese, che si occupavano dell’importazione e della successiva distribuzione dei prodotti illegali.
Oltre 2,6 milioni i giocattoli sequestrati per un valore di mercato di circa 4 milioni di euro.
Frode in commercio, questa l’accusa nei confronti dei due 2 imprenditori denunciati alla Procura della Repubblica di Torino. Rischiano sino a due anni di carcere. Irrogate sanzioni per oltre 100.000 euro.

L’operazione rientra nel quadro delle attività svolte dalla Guardia di Finanza a tutela dell’economia legale finalizzate a preservare il mercato dalla diffusione di prodotti non conformi rispetto agli standard di sicurezza imposti dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea, oltre che alla repressione degli illeciti di natura fiscale, a tutela degli imprenditori onesti.

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I finanzieri della Compagnia di Gorizia hanno concluso una vasta operazione di polizia giudiziaria, denominata “TRAFFIC 2”, finalizzata al contrasto del traffico internazionale di ingenti quantitativi di prodotti petroliferi prelevati da raffinerie ubicate in diversi Paesi dell’Est Europa e destinati ad essere immessi in consumo in evasione d’imposta nel territorio nazionale come gasolio per autotrazione, una volta stoccati in depositi abusivi.

Le fiamme gialle goriziane, nel corso di molteplici interventi operativi eseguiti tra il 2017 ed il 2019 hanno proceduto all’arresto di 3 contrabbandieri e alla denuncia a piede libero di 83 persone, di cui 50 stranieri e 33 soggetti di cittadinanza italiana, residenti tra le province di Milano, Bolzano, Gorizia, Venezia, Perugia, Roma, Latina, Foggia, Taranto, Napoli, Catania, Caltanissetta.
I reati contestati sono, allo stato delle indagini, il contrabbando di gasolio e l’irregolarità nella circolazione di veicoli dediti al trasporto di prodotti petroliferi sottoposti ad accisa o ad imposta di consumo.

Sono stati sottoposti a sequestro probatorio d’iniziativa beni per un valore di oltre 3 milioni di euro, tra cui 8 motrici, 28 semirimorchi e 851.000 litri di olio minerale, per un’evasione d’imposta pari a circa 600 mila euro.
Gli sviluppi investigativi successivi ai sequestri effettuati in flagranza di reato, hanno consentito altresì di accertare il consumo in frode, sul territorio nazionale, di ulteriori 1.049.677 litri di gasolio e l’omesso versamento di accise per l’importo di 680 mila euro. Quasi tutto il prodotto petrolifero sequestrato, su autorizzazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia, è stato assegnato, in base alla legge 43/2015, al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, in particolare ai Comandi Provinciali di Udine, Gorizia, Trieste, Verona, Treviso, Belluno, Padova, Salerno, per l’alimentazione dei mezzi di soccorso impiegati in alcune delle recenti calamità nazionali.

II prodotto petrolifero, trasportato all’interno di cisterne e autoarticolati spesso privi requisiti di sicurezza ai fini del trasporto delle merci pericolose, proveniva da raffinerie ubicate in diversi Paesi dell’Est Europa; in un caso è stato anche accertato l’utilizzo di una cisterna adibita al trasporto di latte che invece conteneva gasolio.
L’attività di polizia giudiziaria ha avuto inizio dal fermo di un mezzo fittiziamente destinato ad un’azienda della provincia di Gorizia e si è sviluppata attraverso il successivo monitoraggio del traffico stradale in transito dai principali valichi di confine con la Slovenia e dai caselli autostradali di Villesse, Monfalcone e Fogliano Redipuglia.

Spesso il gasolio prima di essere messo in vendita veniva miscelato con olio vegetale o altri prodotti in modo da lucrare maggiormente sulla successiva commercializzazione, ma con effetti dannosi sui mezzi di trasporto.
Il prodotto petrolifero, scortato da documenti di trasporto falsamente attestanti diversa natura (solvente, anticorrosivo, liquido adesivo o fluido organico) e destinazione, era per lo più diretto ad aziende del Centro-Sud.

Le indagini sono successive ad analoga operazione, condotta sempre dalla Compagnia di Gorizia, tra il 2014 ed il 2016, conclusa con la denuncia per i medesimi reati di 68 persone, di cui 15 in arresto, al sequestro di beni per 4 milioni euro, di 800 mila litri di gasolio, di 24 autoarticolati, all’individuazione di 7 impianti clandestini, e la constatazione di imposte evase per 6 milioni di euro e consumo in frode di oltre 10 milioni di litri di prodotto petrolifero.
Complessivamente, tra il 2014 ed il 2019, sono stati denunciati 154 soggetti, di cui 18 in arresto, sequestrati beni per 7 milioni di euro, nonché accertata l’evasione di imposte per oltre 7,28 milioni di euro.

La complessa attività investigativa, volta a tutelare gli operatori onesti ed i cittadini, è il risultato dei costanti controlli dei veicoli in ingresso nello Stato, in un’area in cui la linea di confine determina il passaggio di enormi flussi, anche illeciti, destinati ad interessare tutto il territorio nazionale.

 

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Rating: da Fitch la tripla A alla Provincia di Bolzano. Per la prima volta Fitch Ratings valuta la solidità finanziaria della Provincia di Bolzano senza legarla al sistema-Italia. Il rating “stand alone” è da AAA, quello “tradizionale” è A-.

Una valutazione indipendente della stabilità, della capacità di onorare gli impegni finanziari assunti e delle potenzialità finanziarie, che incide profondamente sulla fiducia degli investitori e consente di ottenere condizioni di vantaggio con le banche e gli altri attori economici locali ed internazionali. Questo, in estrema sintesi, il significato della procedura di rating che, dal 2002, riguarda anche la Provincia di Bolzano, la cui gestione finanziaria viene fatta valutare periodicamente da specifiche agenzie internazionali di rating.

Rating da tripla A per la Provincia di Bolzano

Una di queste è la Fitch Ratings che nei giorni scorsi, per la prima volta, ha valutato la solidità finanziaria della Provincia di Bolzano senza legarla al sistema-Italia, assegnando all’amministrazione di Palazzo Widmann la tripla A (AAA), ovvero il valore più elevato. Soddisfatto il presidente Arno Kompatscher, secondo il quale “la tripla A è la conferma dello stato di salute delle finanze provinciali e, più in generale, dell’economia locale. Questo lusinghiero risultato è frutto del mix positivo fra basso indebitamento, bilancio solido e forti indicatori socio-economici”.

Rating “tradizionale” da A-

Per quanto riguarda la valutazione tradizionale del rating della Provincia di Bolzano, ovvero quella che vede l’amministrazione valutata come parte del sistema-Italia, Fitch ha confermato il rating di lungo termine A-, di due livelli superiore rispetto al BBB- dell’Italia, definendo “stabili” le prospettive di lungo periodo.

Autonomia riconosciuta con il patto di garanzia

Secondo Kompatscher, il fatto che un’agenzia di rating di così elevata fiducia e affidabilità svolga una procedura ad hoc per la Provincia di Bolzano è “la dimostrazione che la nostra autonomia, anche dal punto di vista finanziario, è considerata e riconosciuta a livello internazionale”. Rispetto al sistema-Italia, Fitch cita la costituzionalità del patto di garanzia come forma di tutela massima dell’autonomia finanziaria, che dipende solo marginalmente dai trasferimenti statali.

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I militari della Compagnia Carabinieri di Borgo Valsugana, impegnati in servizi coordinati del territorio, disposti dal Comando Provinciale di Trento, hanno denunciato una persona per il reato di Maltrattamenti di animali.

Una signora, visibilmente turbata, si presenta ai carabinieri di Castello Tesino, e racconta un caso di violenza sul suo gatto. Con se, un referto rilasciato da un medico veterinario, che attesta il ferimento dell’animale causato da un colpo sparato presumibilmente da una carabina ad aria compressa. Al Luogotenente Franco Fabris, comandante della stazione, riferisce che fino a quel mattino, il micio stava bene, scorrazzava nel suo giardino in piena salute.

Poco dopo, eccolo rincasare claudicante e sofferente. Nell’esaminarlo con attenzione, vede un piccolo foro seminascosto dal pelo del gatto e sotto la cute, avverte un corpo estraneo. Al comandante risponde di non aver udito alcun rumore di sparo e che comunque, non nutre sospetti su alcuno, dato che ritiene avere un buon rapporto di vicinato con tutti. I militari dell’Arma, ci mettono comunque poco a convergere i sospetti su tale B.S., italiano 59, detentore di un porto d’armi ad uso caccia. Decidono quindi di eseguire una perquisizione domiciliare dell’indagato che da un esito positivo.

Viene infatti recuperato un fucile ad aria compressa con relativo munizionamento, compatibile con quello recuperato da dosso il felino. Non solo, vengono inoltre individuati nell’appartamento, altri dieci fucili da caccia con relativo munizionamento, la cui detenzione, non era mai stata denunciata ai carabinieri. Tutte le armi in questione, venivano sequestrate ed il porto d’armi, ritirato.

Condotto in caserma per ulteriori chiarimenti, veniva infine denunciato per maltrattamento di animali e detenzione abusiva di armi e munizioni.

 

 

Don Matteo. St 7 Ep 24 Ad ogni costo. Cecchini sembra essere riuscito nell’intento di separare Giulio e Patrizia, ma non riesce a farsi perdonare dalla figlia e, sopratutto, non vuole che lei parta per Barcellona dove l’aspetterebbe Julio. Anche Don Matteo ha i suoi problemi: rischia la scomunica in quanto un ragazzo sostiene che il prete abbia violato il segreto della confessione, per favorire le indagini sull’esplosione di un’auto e sulla presunta violenza subita da una ragazza.

 

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