Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

In attesa di leggerne le motivazioni, prendiamo atto del pronunciamento della Corte Costituzionale sulle leggi “ammazza-orsi” e “ammazza-lupi” delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Se qualcuno pensa che la sentenza sia una licenza di uccidere, si sbaglia di grosso. La Corte Costituzionale ha infatti ribadito l’esistenza di procedure di legge e la necessità di seguire tali procedure.

In particolare, la Suprema Corte ha ribadito il dovere costituzionale di applicare in via obbligatoria e preventiva i metodi ecologici (con il riferimento “quando non esiste altra soluzione valida”)». Lo dichiara l’Ente Nazionale Protezione Animali, commentando il comunicato stampa con cui la Corte Costituzionale dà notizia della sentenza sulle leggi di Trento e Bolzano. «A questo punto – prosegue Enpa – ci aspettiamo che Regioni e Province, non solo quelle di Trento e Bolzano, rientrino finalmente in una cornice di legalità e invece di lanciare campagne d’odio e di sterminio contro lupi, orsi, ma anche contro altri animali selvatici, facciano davvero prevenzione come sottolineato dalla Corte».

«Per noi – conclude Enpa – non cambia nulla. Continueremo a denunciare in ogni sede, anche nelle aule di giustizia, le situazioni di illegalità. A partire dalla vicenda dell’orso M49 che presenta tanti punti oscuri per quanto concerne non solo la cattura ma la stessa fuga. A chi fosse tentato di farsi prendere la mano, ricordiamo che la stragrande maggioranza degli italiani non vuole veder fucilati né i lupi né gli orsi, né altri animali. E che proprio questo è stato un duro banco di prova per il precedente Governo. La questione, insomma, è anche politica».

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

La corte conferma la nostra legge su lupi ed orsi. La legge che noi abbiamo voluto e approvato nella passata legislatura, dopo un lungo e complesso lavoro di diplomazia giuridica nazionale ed europe, che consente alla provincia di fare piani di gestione dei grandi carnivori prevedendo anche l’ abbattimento è stata confermata dalla Corte Costituzionale.

Nessuno ci credeva, nemmeno Fugatti che in aula la definiva un modo per sviare e per far finta di fare qualcosa di serio sul problema, e invece ecco la legge viene confermata.

Si tratta di un nostro piccolo lascito al Trentino e al presidente Fugatti che ora lo deve utilizzare urgentemente senza più alibi e scuse predisponendo i piani come previsto dalla legge.

Su questo denunciamo pubblicamente che nonostante un nostro ordine del giorno,approvato all’ unanimità e votato anche dalla giunta in data 6 febbraio impegnasse la giunta stessa a predisporre i piani, nulla è stato fatto dal governo del cambiamento e anzi l’assessora Zanotelli faceva pervenire ,in data 11 luglio, una missiva in cui dichiarava che non vi era nessuna necessità’ di predisporre piani a riguardo.

Ognuno può’ giudicare quanta distanza vi sia fra le dichiarazioni mediatiche o di piazza e il lavoro concreto al servizio del Trentino.

Adesso ci attendiamo che la giunta predisponga e approvi i piani per la gestione e metta in atto tutte le misure tecnico scientifiche necessarie.

 

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Ugo Rossi
Michele Dallapiccola

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile e la Società Italiana Sistema 118 (società scientifica dedicata al servizio del 118, ovvero al soccorso extra ospedaliero), hanno firmato oggi, 16 luglio 2019, un Protocollo d’Intesa finalizzato a standardizzare e migliorare il livello di sicurezza delle operazioni HEMS (Helicopter – Emergency – Medical Service) e a formare e addestrare il personale addetto al settore HEMS, ma non direttamente sottoposto alla certificazione e sorveglianza ENAC, come, ad esempio, il personale sanitario, esperto di elisoccorso, gli operatori delle Centrali Operative del 118, i gestori delle Basi.

In particolare il Protocollo, firmato dal Direttore Generale dell’ENAC Alessio Quaranta e dal Presidente SIS 118 Mario Balzanelli, avrà per oggetto:

applicazione della normativa HEMS in Italia da parte di tutti i soggetti interessati;  garantire una più elevata sicurezza del volo;

favorire la pianificazione delle attività di emergenza sanitaria secondo i rispettivi requisiti di appropriatezza;

fornire una base di riferimento tecnica – operativa univoca per la preparazione dei capitolati speciali di appalto per l’elisoccorso;

fissare principi di “best practices”;

definire specifiche linee guida per l’utilizzo standardizzato degli aeromobili in ambito HEMS;

formare e qualificare i soggetti interessati tenendo anche conto delle raccomandazioni ANSV (Agenzia Nazionale Sicurezza Volo) di estendere al personale operativo delle Centrali Operative 118 un requisito formativo sulle specificità relative all’impiego del mezzo aereo.

“Si tratta di un accordo molto importante – ha dichiarato il Direttore Generale ENAC Alessio Quaranta – in quanto i voli HEMS sono, per definizione, più rischiosi di normali voli per la componente di emergenza che li caratterizzano e devono, pertanto, essere operati con una consapevolezza ancora maggiore, da parte di tutti coloro che sono implicati, non solo dall’equipaggio vero e proprio del volo stesso. Il training rappresenta quindi un forte potenziale da sviluppare per armonizzare i requisiti formativi delle persone che fanno parte del sistema del soccorso sui mezzi aerei. Fare sistema, pertanto, ognuno
con le proprie competenze, formando tutto il personale coinvolto nella gestione di questi trasporti, contribuisce ad aumentare la sicurezza operativa di questa tipologia di voli. Accogliamo con favore questo Protocollo d’Intesa che traccerà il percorso comune più idoneo per rispondere ai requisiti internazionali di sicurezza”.

Il Presidente Nazionale SIS 118 Mario Balzanelli, ha commentato: “Gli obiettivi di appropriatezza prestazionale del Sistema di Emergenza Territoriale 118, nel contesto delle dinamiche operative tempo dipendenti, e di elevata complessità, che lo caratterizzano, impongono agli operatori consapevolezza di ruolo, conoscenza e competenza, capacità decisionali e relazionali adeguate alla gestione multimodale della più severa criticità clinica. L’elisoccorso, in tale contesto, si presenta, oggi più che mai, come risorsa moderna di fondamentale ed irrinunciabile importanza per i Sistemi 118 del Paese, perché chiamato, in ogni caso, sempre e comunque, “a fare la differenza”, rispetto a qualsiasi altra opzione terapeutica ed assistenziale avanzata eventualmente percorribile nel momento degli istanti peggiori, ossia quando “non c’è più tempo”.

Il protocollo SIS 118 – ENAC è finalizzato ad inaugurare, nel nostro Paese, una nuova stagione di eccellenza dell’elisoccorso SET118 nelle situazioni di elevata criticità clinica, mirando ad assicurare a tutti gli operatori coinvolti, a livello dei vari territori regionali, omogeneità dei percorsi formativi e gestionali conformi allo stato dell’arte internazionale del settore, in modo da conferire, quindi, maggiore sicurezza riguardo le condizioni di impiego strategico, valorizzando, di conseguenza, i criteri di necessaria ottimizzazione delle risorse. Ringrazio, in particolare, per il varo di questo nuovo prestigioso orizzonte dimensionale, il Dott. Alessio Quaranta, Direttore Generale di ENAC, e, per l’autorevole supporto dei contributi scientifici ai vari percorsi di studio e di aggiornamento, il prof. Felice Agro’, Ordinario della Cattedra di Anestesia – Rianimazione – Terapia Intensiva dell’Università Campus Biomedico di Roma”.

 

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Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, gli uomini della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, hanno eseguito una misura cautelare coercitiva emessa a carico di un uomo di 52 anni, N.M. autista di autobus adibiti al trasposto per disabili, accusato di atti sessuali con un tredicenne.

L’indagine veniva avviata a seguito della denuncia presentata, alla Polizia Postale, dal padre del minore, il quale, avendo notato il proprio figlio indossare capi di abbigliamento costosi ed oggetti non acquistati dal genitore, si era insospettito. Chieste spiegazioni al proprio figlio, il denunciante apprendeva che si trattava di regali fatti al proprio figlio da un uomo adulto, conosciuto tramite chat intrattenute sulla piattaforma social denominata “Grindr”.

Il padre riusciva anche leggere alcuni messaggi salvati sul cellulare del giovane, scoprendo numerose conversazioni a sfondo sessuale intrattenute con un uomo.

L’indagine permetteva di identificare il soggetto che veniva quindi sottoposto a perquisizione informatica, personale e domiciliare, che forniva numerosi elementi di riscontro.

In particolare, l’analisi dei contenuti del materiale sequestrato (telefono e supporti di memoria per computer) consentiva di ricostruire, attraverso i contenuti di una serie di messaggi (anche audio) e foto, il rapporto intrattenuto da tempo dall’adulto con il minore e la consumazione di rapporti sessuali tra i due.

Il p.m. procedeva all’audizione del minore con modalità protette, all’esito della quale, ritenendo grave il quadro indiziario e il rischio di reiterazione di analoghe condotte delittuose, richiedeva al G.I.P. in sede l’emissione di misura cautelare.

Il G.I.P. di Roma disponeva, quindi, la misura degli arresti domiciliari per l’uomo che, ora, sarà sottoposto a processo per il grave reato commesso.

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Superquark. I licaoni, l’elettrostimolatore per il cervello, la conquista della luna, il crollo del ponte Morandi un anno dopo.

Sarà il documentario naturalistico della BBC sui licaoni, della serie dedicata alle “Dinastie” ad aprire la puntata di “Superquark” di mercoledì 17 luglio, alle 21.25, su Rai1. Qualcuno ha definito i licaoni cani dipinti, per il loro mantello a macchie. Si tratta di lupi africani e, come tali, vivono e cacciano in gruppo, con agguati e strategie di attacco molto efficaci. La storia che racconta il documentario è quella eterna del possesso del territorio: presidiarne uno significa godere delle risorse che continuano a perpetuare la dinastia. Ma, in questo caso, la contesa territoriale ha creato uno scontro tra una madre e una figlia, che si è staccata dal branco materno e ora vuole occupare il territorio della madre, che è costretta a sgombrare. Nei vari spostamenti, i due gruppi di licaoni incappano spesso nei loro potenti nemici, i leoni, che non fanno sconti a nessuno.

Si parlerà poi dell’elettrostimolatore per il cervello, che agisce anche sui muscoli. Una tecnologia studiata per i suoi effetti di potenziamento cognitivo e che sta oggi affermandosi nello sport come un nuovo sistema di doping. Barbara Bernardini è andata al Berenson Allen Center for non invasive Brain Stimulation di Boston a vedere.

Si farà anche “un piccolo passo” indietro di cinquant’anni per ricordare la conquista della Luna, il segreto del successo di una missione spaziale è ancora in buona parte l’eccellente preparazione degli astronauti. Alberto Angela è andato al Johnson Space Center di Houston, per seguire una delle fasi più importanti del loro addestramento. Si vedrà, quindi, come Luca Parmitano si sia preparato per la partenza del 20 luglio.
Si racconterà anche la storia di una Start Up che vuole replicare in Italia il successo che le serre idroponiche hanno avuto in Olanda. Un paese dal quale l’Italia importa migliaia di tonnellate di pomodori e peperoni ogni anno. L’idea è nata in seguito ad un servizio di Superquark del 2010. In studio Piero Angela e Paco

Lanciano approfondiranno il concetto di serra sfera con un esperimento scientifico.
Frane e montagne l’argomento successovo: le reti che proteggono i fianchi delle montagne dalle frane sono il frutto di tecnologia dei materiali e di studi sulle loro deformazioni, che ne fanno un prodotto molto particolare. Ma quanto resistono, chi le ha inventate, come si decide dove montarle? Paolo Magliocco con Francesca Marcelli sono andati a Bellinzona per capirne di più.
E’ passato quasi un anno dal crollo del ponte di Genova. Cosa ha insegnato? Marco Visalberghi ha intervistato i ricercatori per capire come si potrebbero evitare disastri simili in futuro.

Non mancheranno le rubriche : “Psicologia di una bufala” con Massimo Polidoro, direttore del CICAP, che racconterà le truffe su Leonardo.“Dietro le quinte della storia” con il professor Alessandro Barbero, che parlerà dei primi rappresentanti di colore al congresso degli Stati Uniti d’America. “Questione di ormoni” con il professor Emmanuele Jannini, per sapere cosa sia la castrazione chimica.Infine, con la dottoressa Elisabetta Bernardi, nella rubrica “La Scienza in cucina”, per scoprire quale sia la dieta adatta a mantenere le ossa forti.

Nato dalla passione di 4 alpinisti, il sito Ferrate365.it raccoglie dettagliate schede tecniche che descrivono i percorsi di oltre 380 vie ferrate sparse in tutta la penisola. L’Italia è il paese al mondo col maggior numero di vie ferrate installate e questi percorsi vanno dale scogliere della Sardegna fino ai 4000 di Piemonte e Valle d’Aosta, senza tralasciare le Dolomiti e gli Appennini. La mappa interattiva di Google permette di pianificare le proprie ferrate e segnala il punto più conveniente per parcheggiare l´auto. Organizzare la ferrata è semplice grazie al menù, che permette di scegliere il luogo, la difficoltà, l´impegno fisico e le caratteristiche del percorso.

Ogni relazione è presentata con una descrizione testuale dell’itinerario con foto dell’avvicinamento, dei tratti attrezzati e del rientro. E’ presente per ogni itinerario una cartina e una relazione video che aiutano a pianificare nel modo migliore l’escursione. Inoltre ogni scheda mostra la webcam più vicina alla zona di svolgimento dell’itinerario e le previsioni meteo a 7 giorni della zona.

Il sito permette di filtrare i vari itinerari in base alle varie zone geografiche, alle difficoltà e alle caratteristiche dell’itinerario, la lunghezza e dislivello della salita.

Un’ultima nota sulla sicurezza. Per percorrere queste vie attrezzate è necessaria l’attrezzatura di sicurezza minima per le escursioni attrezzate che consiste in imbraco da arrampicata, set fa ferrata con due moschettoni e casco di protezione. In aggiunta sono consigliati guanti da arrampicata e calzature idonee (ad esempio scarpe da avvicinamento o scarponi da trekking). Per maggiori informazioni sugli oltre 370 itinerari di vie ferrate presenti in Italia suggeriamo di visitare www.ferrate365.it

 

 

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Oggi in quinta Commissione. Spinelli conferma i criteri della riforma della cooperazione internazionale, introdotta una deroga nella partecipazione dei privati per i microprogetti.

Si è svolto stamane presso la quinta Commissione permanente presieduta da Alessia Ambrosi un incontro con l’assessore Spinelli in merito alle nuove, dibattute politiche inaugurate dalla Giunta per la cooperazione internazionale. Ne è emersa un’articolata discussione nella quale l’assessore ha messo in evidenza le motivazioni tecniche e politiche che hanno portato alle scelte, ampiamente criticate da diversi consiglieri.
Un settore delicato e sensibile sul quale coesistono differenti sensibilità, ma che oggi compie, nel programma di riforma, gli obiettivi elettorali, ha esordito Achille Spinelli con riferimento ala cooperazione internazionale. Quella che si sta svolgendo è un’azione politica e tecnica insieme, ovvero si parte da un concetto politico supportato da un’analisi tecnica di quanto realizzato in questo settore nel corso degli anni, ha spiegato.

Il vincolo dello 0,25% è un freno alla crescita della cooperazione internazionale
Quella della cooperazione internazionale è una realtà composita per soggetti, obiettivi e progetti messi in campo, ha detto Spinelli illustrando gli approfondimenti effettuati in questi mesi. Parliamo di circa 200 associazioni nelle quali convivono punti di forza e di debolezza. Nella scorsa legislatura il finanziamento è stato di circa 34 milioni di euro destinati a 339 progetti principalmente nell’area dell’Africa e America latina, principalmente nel campo della salute, dell’istruzione e dell’assistenza alimentare. L’azione di cooperazione internazionale è stata portata avanti perlopiù da volontari animati da obiettivi di valore sociale e morale. L’assessore ha registrato un forte invecchiamento medio degli operatori negli ultimi anni e una difficoltà di ricambio generazionale, così come dall’analisi emerge una forte frammentarietà, con progetti molto simili reiterati per molti anni di seguito, che testimoniano più una dipendenza che una crescita, una massa critica ridotta e frequenti sovrapposizioni, nessuna collaborazione e la dispersione di risorse umane e finanziarie. Il vincolo dello 0,25 avrebbe infuso a suo avviso una confidenza nell’ottenimento di risorse “certe e capienti” che non ha giovato all’indispensabile innalzamento qualitativo dei progetti. Il problema della scarsa qualità progettuale media motivò 10 anni fa l’istituzione del Centro per la cooperazione internazionale, un soggetto finalizzato a formare risorse interne per aumentare la capacità di finanziamento e rafforzare la capacità di sinergia con le istituzioni internazionali di settore. I 10 milioni di euro ad esso destinate, tuttavia, non hanno permesso di risolvere i problemi. Solo tre sono le associazioni che hanno ottenuto la registrazione di “senza fini di lucro”, condizione indispensabile per accedere alle risorse nazionali ed europee. Alcune tra le associazioni più strutturate mostrano ampia se non totale dipendenza da risorse ottenute ricorrentemente, producendo un effetto distorsivo del finanziamento pubblico.

La riforma: via il vincolo di bilancio, severa rendicontazione, compartecipazione privata al 50% per i progetti e al 30% per i microprogetti
Da questo insieme di evidenze nasce la decisione di eliminare il vincolo di destinazione al settore della quota di bilancio (decisa con legge nel lontano 2005), che è divenuto “un freno e non uno stimolo alla crescita dell’associazionismo”. Lo stesso approccio ha motivato la scelta di pretendere per i progetti il cofinanziamento al 50% proveniente da fondi non Pat. La spinta di reperire fondi di autofinanziamento ha lo scopo di responsabilizzare le associazioni, ha chiarito l’assessore. Altro elemento introdotto dalla riforma, quello di una rendicontazione più rigorosa. Accanto alle innovazioni già anticipate ci sarà una agevolazione per la rendicontazione esterna attraverso revisori e auditor. Ne deriverà maggior efficacia, maggiore massa critica e minore dispersione delle risorse. Parte dei cambiamenti potranno presentare oggettive difficoltà, ha ammesso Spinelli, ma siamo certi che comporteranno effetti positivi nel medio periodo. Infine, Spinelli ha annunciato che è intenzione di inserire nei nuovi criteri la possibilità temporanea di abbassare per i microprogetti la soglia di partecipazione del privato dal 50 al 30% così da rendere graduale il cambiamento per le associazioni caratterizzate perlopiù da volontari.

Il dibattito e le repliche dell’assessore
Paolo Ghezzi (Futura) ha ringraziato l’assessore per la relazione ed ha posto alcuni quesiti: come avverrebbe e in che tempi il passaggio dal 50 al 30% per alcuni progetti; quale è l’entità dei finanziamenti; se esiste una distinzione tra i tipi di iniziative (ovvero quelli con profili “di business” che possono ragionevolmente trovare degli sponsor e quelli con profilo puramente umanitario o emergenziale, sicuramente meno appetibili dai possibili partner); se non sia stata considerata la possibilità di mantenere lo 0,25% e introdurre strumenti affinché sia meglio speso; se questa urgenza di intervenire che blocca anche progetti già avviati non sia dettata anche da qualche situazione effettivamente problematica riscontrata.

Achille Spinelli ha replicato che l’abbassamento della soglia di compartecipazione privata è venuta dall’interlocuzione con alcuni soggetti “piccoli” per i quali si è ritenuto di prevedere uno “scivolo” per permettere loro di operare, almeno per un periodo di avviamento di due anni, a seguito dei quali si verificherà come proseguire. Quanto ai finanziamenti, si è parlato di 34 milioni della scorsa legislatura perché i progetti non hanno sempre raggiunto il pieno utilizzo che sarebbe stato di oltre 10 milioni all’anno. Le finalità dei progetti sono molte, chiaro che alcuni settori vedono più di altri l’interesse del privato, tuttavia abbiamo cercato di eliminare dal panorama degli ambiti finanziabili alcune voci. Per quanto riguarda la tipologia di soggetti che presentano i progetti abbiamo ravvisato la necessità che si creino delle sinergie. Stiamo valutando se nell’ambito della deroga, in fase transitoria, sia possibile limitare la presentabilità ad un’unica associazione. Il taglio dello 0,25%, ha chiarito l’assessore, rientra in una logica espressa variamente in passato, sarebbe cioè la traduzione tecnica di un obiettivo del Presidente. Valutiamo positivamente l’intervento del volontariato, ha aggiunto Spinelli, mentre la strutturazione di entità più organizzate richiede l’introduzione di professionisti e una maggiore verificabilità dei progetti e degli effetti. Il cambio dei criteri e la sospensione dei contributi su bandi già chiusi non deriva da segnalazioni particolari poco chiare o trasparenti, anche se ce ne sono state. La sospensione di tre mesi è motivata dalla necessità di verificare i progetti e le ricadute, ma ora sono pronte le delibere di sblocco dei fondi per i progetti in corso.

La consigliera Sara Ferrari (PD) avrebbe apprezzato di sentire che i soldi sono stati ben spesi, che stiamo partendo dal meglio in Italia e che c’è un riconoscimento internazionale della qualità del lavoro svolto dalle nostre associazioni. In questo sforzo migliorativo illustrato dall’assessore sarebbe bello ci fosse un maggiore dialogo tra gli stakeholders del settore, su tutti con il Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo, luogo di confronto tra i diversi attori messo in campo dal Ministero. Chiedo, ha detto Ferrari, se non sia senta, in un momento storico in cui si fanno legittimamente scelte così importanti, il bisogno di costituire una realtà formalizzata e di darsi dei momenti di dialogo con gli attori del settore. Ferrari ha chiesto dei chiarimenti su alcuni aspetti a suo avviso contraddittori: la Giunta deve prendersi una responsabilità di regia, ha detto, ovvero esserci per costruire strumenti per rendere realizzabili i progetti. La partecipazione privata del 50% non capita da sola, sopratutto se i governanti stessi non ci credono. Occorre cioè un protagonismo da parte della Giunta per sensibilizzare i privati alla partecipazione. Nella relazione si legge che solo tre soggetti sono associazioni di livello tale da essere iscritte le registro nazionale per concorrere ai bandi nazionali ed europei. Qui stiamo parlando di qualche milione di euro di progetti e se tutto questo è visto con favore perché imporre anche a queste associazioni virtuose una percentuale di compartecipazione privata del 50? Infine, se si rileva il problema del cambio generazionale, non si capisce come non si trovi nulla nel programma di Giunta sull’educazione alla cittadinanza globale, progetto del quale siamo stati capofila a livello nazionale. Quando si dice che la reiterazione di molti progetti è un limite, si dovrebbe tenere conto che progetti pluriennali sono spesso necessari affinché possa dispiegarsi al meglio l’efficacia dell’azione.

Gianluca Cavada (Lega) è intervenuto a sostegno della posizione della Giunta: non capisco come mai solo per la solidarietà internazionale ci sia una quota fissa di bilancio, si è chiesto. A suo avviso la scelta della Giunta di assegnare anno per anno le risorse da assegnare è corretta. Con questo non si vuole cancellare nulla, ha aggiunto, quanto piuttosto attribuire di volta in volta i finanziamenti per gli interventi più mirati.

L’assessore Spinelli ha replicato a Ferrari: la qualità invidiabile del sistema trentino viene riconosciuta eccome, ma in ragione di un finanziamento cospicuo e costante: a spendere sono tutti capaci e si fanno tutti contenti, ha osservato. E’ nel dire dei no che si creano le difficoltà e bisogna discernere tra chi fa bene e chi fa male. “Nel settore riteniamo ci siano fondati sospetti però che non fosse tutto qualità”. Il Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo non lo abbiamo ancora considerato, ma lo faremo prossimamente: non credo tuttavia che sia necessario dare vita a livello locale ad un nuovo soggetto per discutere delle logiche di settore, rispetto a quanto già abbiamo. La responsabilità di regia la Provincia se la assume, come è giusto e la Giunta dovrà favorire l’incontro dei soggetti che possono lavorare nel settore facendo comprendere ai privati l’importanza di intervenire nella cooperazione in territori in difficoltà. I tre soggetti forti e riconosciuti a livello nazionale hanno sufficienti contatti, relazioni e struttura per poter garantire il recupero di fondi e il rispetto della compartecipazione privata al 50%. a differenza dei piccoli che si affidano principalmente al volontariato. L’educazione alla cittadinanza globale non è più meritevole di finanziamento da parte della Provincia autonoma di Trento, così come la progettualità reiterata non è un valore degno di essere sostenuto.

Ugo Rossi (Patt) ha chiesto quando escono i bandi, la risposta è stata che a regime i bandi saranno presentati a settembre per il finanziamento dell’anno successivo, mentre sarà creato un “periodo ponte” per il 2019. Il consigliere del Patt ha poi proseguito obiettando che molte motivazioni tecniche addotte dall’assessore potevano essere messe in campo senza togliere lo 0,25% e senza interrompere l’erogazione dei finanziamenti per il 2019. Innegabile che per farsi un’idea ci voglia del tempo, mentre quello che non è ragionevole è che mentre si entra nel merito si disattenda ciò che c’era già. Sarebbe come sospendere tutti i farmaci per una malattia, nell’attesa di capire se funziona il farmaco miracoloso, che è stato annunciato, ma non è stato ancora verificato, né messo in commercio. Se lo 0,25% sembrava troppo, è assurdo dire di volerlo togliere. Il vero motivo per cui in Trentino c’è questo vincolo di bilancio è perché ci sono state e ci sono tuttora in questo territorio tante suore, frati, ma anche tante persone comuni volontari, che con le loro opere nei paesi in via di sviluppo hanno reso migliori molte persone qui, non lì. In un contesto come questo tutte le questioni tecniche contano ben poco. In realtà spesso si tratta di ricadute poco misurabili dal punto di vista economico, cioè dei numeri: un conto è la tecnica, un conto è dare dei messaggi alle persone, portare avanti un questione che ha a che fare con la sensibilità profonda di un popolo e con il suo cuore: state mescolando due aspetti che non centrano, ha ammonito rivolto alla Giunta. Rossi ha infine invitato l’assessore a parlare con le associazioni per comunicare i nuovi criteri perché queste hanno delle aspettative fondate su regole che c’erano e che ora vengono meno, per dare modo di organizzare il loro lavoro con serenità.

Il consigliere Denis Paoli della Lega ha osservato che se dalla politica arriva il messaggio di apertura ai progetti, i privati sono ancora più incentivati a compartecipare. Ha poi stigmatizzato l’atteggiamento polemico e moralizzante del consigliere Rossi e sulla percentuale di bilancio dello 0,25% ha ribadito che è stata tolta perché d’ora in poi si valuteranno i progetti e la loro serietà, che può essere variabile.

Lo 0,25 era un impegno che ci distingueva e la famosa frase “aiutiamoli a casa loro” l’ho sempre interpretata in questi termini, ha detto Pietro Degodenz (UpT). La sensibilità della nostra gente verso questi temi c’è da sempre e ci ha sempre contraddistinto. Non contano le percentuali, quello che conta è un impegno fisso, un obiettivo e qui mi pare stiamo facendo un passo indietro.

Spinelli ha concluso ribadendo di non escludere che il nucleo del sistema sia buono, però in questo si innescano sacche di inefficienza e di utilizzo distorto dei fondi pubblici rispetto alla finalità che a livello teorico il settore si pone. La solidarietà e il volontariato debbono essere spontanei, ovvero nascere dal basso e non essere condotte dal denaro. Il sistema sovra alimentato ha fatto perdere questa spontaneità.

Infine Devis Moranduzzo della Lega ha osservato si è dato anche troppo alla cooperazione internazionale e che sarebbe opportuno piuttosto dare una mano a chi lavora per i trentini e per gli italiani che si trovano in difficoltà. La priorità deve essere verso i nostri cittadini, ha aggiunto. Quanto ad andare nei Balcani per rendersi conto di come funzionano i progetti, dico sì e anche no: meglio visitare qualche paese colpito da calamità come l’Abruzzo e vedere piuttosto come stanno quelli.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

M49. Fototrappola conferma la presenza in Marzola.

Alle 9.29 di questa mattina una fototrappola ha immortalato l’orso. La conferma arriva dalla documentazione fotografica che ritrae il plantigrado dopo la sua fuga dal recinto del Casteller. In zona – i boschi della Marzola – è già presente il personale forestale attivato immediatamente dopo l’evento per assicurare monitoraggio, presidio territoriale e informazione.

 

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Gli agricoltori hanno paura, in 4 mesi 16 tentativi di intrusione in zone abitate. Il presidente di Coldiretti Trento, Gianluca Barbacovi, ha commentato così la fuga dell’orso M49 che è riuscito a scappare scavalcando un muro elettrificato dopo essere stato catturato: “La pericolosità di questo animale è ora chiara a tutti.

È riuscito a superare una barriera alta più di quattro metri e mezzo con una rientranza di un metro e con 7 mila volt di corrente. Questa è la risposta a chi parla di semplici recinzioni come soluzione al problema. Ecco perché Coldiretti è scesa in piazza venerdì scorso con una così grande partecipazione da parte del mondo agricolo del nostro territorio e non solo”.

Grande preoccupazione anche da parte del presidente di Coldiretti Ettore Prandini che aggiunge: “Servono misure di contenimento di fronte alla documentata aggressività che mette a rischio la presenza dell’uomo e delle attività di allevamento e coltivazione nelle montagne. Negli ultimi quattro mesi del 2019 l’orso è stato protagonista di 16 tentativi di intrusione in zone abitate e 13 uccisioni di animali da allevamento con rischi per la sicurezza e l’incolumità delle persone.

Bisogna comprendere – precisa Prandini – le ansie e le preoccupazioni di chi vive in montagna e si sente indifeso di fronte ai pericoli di un esemplare del quale è stata scientificamente accertata l’aggressività.

Occorre intervenire con urgenza per garantire in primo luogo la sicurezza degli agricoltori e delle loro famiglie e non costringerli alla fuga e all’abbandono dei pascoli e della tradizionale attività di alpeggio delle numerose malghe con danni economici ed ambientali incalcolabili. Una esigenza manifestata in modo civile e costruttivo dagli oltre 1500 allevatori, agricoltori e cittadini che sono scesi a valle venerdì scorso con la Coldiretti a Trento per far conoscere le drammatiche storie di paura e danni”.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

La vicenda dell’orso M49, con le sue complicazioni legate ad incidenti tecnici sempre possibili, ma certamente carichi di conseguenze sul piano dell’immagine del Trentino, richiede una risposta adeguata da parte della politica.

L’Unione per il Trentino ritiene oggi ancor più necessario che si lavori per la approvazione di una Norma di Attuazione dello Statuto allo scopo di affidare alle due Province la piena responsabilità della gestione dei grandi carnivori presenti sul nostro territorio.

Solamente così sarà possibile superare la condizione di continua emergenza (e di scontro istituzionale) per condividere invece regole certe di composizione responsabile degli interessi diversi: quelli naturalistici e quelli legati alla permanenza delle persone e delle aziende zootecniche nella nostra montagna. Ciò in coerenza con la nostra indiscutibile natura di territorio custode attento dei valori del proprio ambiente naturale.

L’Unione per il Trentino si farà promotrice in questo senso di una specifica iniziativa in Consiglio Provinciale, orientata a dare un mandato chiaro al Presidente della Provincia su questo (come su altri temi) in vista dell’avvio dei lavori della Commissione dei Dodici recentemente rinnovata.

 

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Il Direttivo Upt
Valter Giacomazzi, Alessio Rauzi, Annalisa Caumo

Il Consigliere Provinciale Upt
Piero De Godenz

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