Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Quando l’assemblea antirazzista di Trento inizierà ad occuparsi dei problemi dei Trentini? L’ennesima manifestazione a favore dei richiedenti asilo e dei profughi per le condizioni igieniche della residenza Fersina è, nei fatti, una manifestazione provocatoria e faziosa. Per l’ennesima volta le solite sigle di sinistra privilegiano i richiedenti asilo che arrivano sul nostro territorio con la scusa di essere profughi, mentre poi i dati confermano il fatto che solamente una minima parte di loro ottiene lo status di profugo, a discapito dei tanti italiani che – in condizioni difficili – vivono in alloggi che presentano numerosi criticità.

Quella del 17 luglio sarà una manifestazione anche a tutela dei richiedenti asilo che- ad avviso degli organizzatori – non hanno la possibilità di avere un lavoro dignitoso con un contratto in regola. Ma dove sono questi paladini della giustizia quando ci troviamo di fronte a tanti italiani, spesso anche cinquantenni, che il lavoro lo perdono e rimangono senza concrete possibilità di trovare una nuova occupazione dignitosa perché considerati o troppo anziani per iniziare un’attività, o troppo giovani per andare in pensione? Dove sono quelli dell’Assemblea antirazzista quando i governi precedenti fomentavano con la crisi economica e con scellerate politiche migratorie il razzismo in Italia?

Sono queste le domande a cui dovrebbero rispondere prima di organizzare una manifestazione che ha l’aria di essere solo un mezzo per attaccare la Giunta e il Governo nazionale. La Lega sta concretamente affrontando il business dell’accoglienza e la lotta a quel precariato che ha fatto troppi danni al nostro paese. Sono disponibile a partecipare ad una loro manifestazione solo quando inizieranno a prendere in considerazione anche i diritti sociali dei nostri connazionali.

È questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Devid Moranduzzo.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga pubblica la sua “Relazione Annuale”, nella quale vengono illustrati attività e risultati ottenuti l’anno precedente nella lotta al traffico illecito delle sostanze stupefacenti nel nostro Paese.

Il quantitativo di droga sequestrata nel 2018 è il più consistente dal 1985 ad oggi (fatta eccezione per il 2014) con aumenti significativi riferiti, in particolare, a eroina, droghe sintetiche (in dosi), piante di cannabis ed hashish; mostrano, invece, una qualche flessione i sequestri di cocaina e di marijuana.
Resta l’allarme per le droghe sintetiche: anche se in termini assoluti i volumi appaiono ancora particolarmente contenuti, l’incremento registrato conferma la crescente diffusione di questo tipo di droga soprattutto tra i giovani. A tal proposito, il 2018 segna un triste primato: si registrano in Italia i primi due decessi (uno nel 2017) causati dai famigerati omologhi di sintesi del Fentanil.

Prosegue serrata l’azione di contrasto svolta dalle Forze di Polizia: il dato relativo alle operazioni antidroga è addirittura il secondo più elevato di sempre mentre per le segnalazioni all’Autorità Giudiziaria bisogna risalire fino al 2011 per trovare livelli analoghi a quello dello scorso anno.

Dei denunciati per reati concernenti gli stupefacenti, il 40% è costituito da stranieri, in maggioranza di nazionalità marocchina, nigeriana, albanese.
In controtendenza è l’aumento dei minorenni, per la maggior parte italiani, responsabili del reato di cessione di hashish, una delle presentazioni della cannabis più utilizzate da giovani e giovanissimi.

Restano invariate rispetto al passato le rotte d’importazione del narcotraffico, fra i più redditizi business della criminalità organizzata, anche di tipo mafioso: l’attività di contrasto rimane centrale per incidere sulla ricchezza di queste organizzazioni criminali e della complessa filiera che ruota intorno a tali traffici.
Crescono per il secondo anno consecutivo le morti per overdose, 334 nel 2018, con un aumento del 12,84% rispetto all’anno precedente Dal 1973, anno di inizio delle rilevazioni in Italia, sono complessivamente 25.405 i morti causati dal consumo di stupefacenti.

Il 2018 è anche l’anno della canapa “light”. I controlli effettuati dalle Forze di Polizia in circa 120 punti vendita hanno portato al sequestro complessivo di circa kg 605 di infiorescenze e al deferimento in stato di libertà n. 111 persone.

È di questi giorni la sentenza della Corte di Cassazione, con la quale è stato chiarito che la vendita di foglie, infiorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della canapa industriale, resta sottoposta alla disciplina sanzionatoria del Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti.
Il documento è consultabile sul sito della Polizia di Stato (www.poliziadistato.it) e sul nuovo sito della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (https://antidroga.interno.gov.it/) unitamente ad una sintetica scheda riassuntiva dei dati e dei risultati.

Massimo Ranieri in Sogno e son desto.

 

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Per l’ennesima volta l’apparato della Provincia autonoma di Trento ha mostrato all’Italia la sua inadeguatezza.

D’altronde quello che ci riportano le cronache era l’esito che i nuovi padroni del Trentino cercavano da tempo.

Mancando del coraggio per assumere da soli le iniziative sbandierate in campagna elettorale avevano bisogno di una serie di sponde create ad arte.
Come prima cosa si è scelto un bersaglio, M49, e per mesi si è deliberatamente evitato di adottare le misure di prevenzione e di dissuasione necessarie per contenerlo.
Poi si è aizzata la folla che, come da manuale, si è prestata a fungere da coreografia alla messinscena orchestrata dai registi di Piazza Dante.

Nel più rigoroso silenzio e senza alcuna trasparenza si è poi proceduto a catturare il bersaglio. Sempre nell’opacità totale si è poi andati a raccontare ai trentini creduloni che l’orso cattivo, dannoso, pericoloso ecc. era addirittura riuscito a fuggire. E quindi via libera alle carabine.

Esattamente quello che si voleva fin dall’inizio. Incapaci di gestire i grandi carnivori in Trentino l’unica soluzione è sparare da sempre.
D’altronde, non a caso, i nuovi padroni hanno confermato in toto la schiera di burocrati e tecnici che negli anni ha portato la situazione a questo punto.

Per scatenare le guerre chi difetta di coraggio da sempre cerca il casus belli, necessario per sgravarsi di responsabilità attribuendola alla vittima.
A questo serviva l’ordinanza di cattura e a questo si è prestato chi quell’ordinanza ha sostenuto.

A questo punto le dimissioni di chi si è occupato di M49 ad ogni livello, portandoci a questo vergognoso esito, sono il minimo sindacale. In attesa che chi di dovere si ravveda, inizi ad ascoltare il Ministro dell’Ambiente e interrompa subito la caccia grossa.

 

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Filippo Degasperi

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Una diffida affinché non si dia nessun ordine di abbattimento dell’orso M49 è stata inviata dalla Direzione generale competente del ministero dell’Ambiente agli uffici della Provincia di Trento.

«Nessuna istruttoria fin qui elaborata dagli uffici, in collaborazione con Ispra, ha mai valutato il tema dell’uccisione dell’esemplare – sottolinea il ministro Costa. Il fatto che sia scappato dall’area attrezzata per ospitarlo non può giustificare un intervento che ne provochi la morte.

Il presidente Fugatti moduli legittimamente il suo intervento. Le inefficienze mostrate nella cattura, che non mi vedono e mai mi hanno visto concorde, reclamano professionalità e attenzione massima. Cosa che invece fin qui non è stata mostrata. E adesso si parla di abbattimento? Assurdo e paradossale. Intanto ho chiesto a Ispra di mandare subito una squadra che congiuntamente ai tecnici della Provincia autonoma di Trento faccia chiarezza sulla fuga di M49 e poi si intervenga con la cautela del caso senza minare la vita dell’animale”.

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Non sparate a M49. Se l’orso sarà abbattuto, denunceremo il suo carnefice per uccisione di animali, secondo quanto previsto dall’articolo 544 bis del codice penale», lo dichiara Enpa in seguito alla fuga dell’animale dal Casteller e all’ordine di sparare a vista dato dal presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti. «Se M49 dovesse morire – prosegue Enpa – chiameremo in causa non soltanto gli esecutori materiali ma l’intera catena di comando, Fugatti compreso. Nei giorni passati avevamo già evidenziato come la cattura, di cui al momento non è dato conoscere le modalità, fosse un grossolano errore, dettato più dal clima di terrore creato ad arte che non da una reale emergenza. Questa fuga ne è la riprova». Al contempo Enpa chiede al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, di intervenire in prima persona recandosi sul posto con un team di scienziati ed esperti per rimediare all’incompetenza dimostrata dalle autorità provinciali.

Infatti, M49 ha messo in atto il comportamento più naturale che potesse avere: quello da animale selvatico. La sua fuga piuttosto ha evidenziato la disarmante e grave superficialità della Provincia di Trento. «Quale procedura è stata seguita per catturare M49? L’esemplare è stato prima anestetizzato e poi trasferito all’interno del Casteller, oppure se vi è stato portato già sveglio, senza avere il tempo di adattarsi? Quali precauzioni sono state adottate per prevenire la fuga? Queste – aggiunge Enpa – sono tutte domande alle quali Fugatti deve dare una risposta ufficiale perché quel che è accaduto è gravissimo. E non deve essere M49 a pagarne il prezzo».

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Un plauso a Fugatti. M49 in Valsugana. Ottime notizie per la specie Orso! Con il rilascio di M49 Fugatti ha dato avvio al piano di popolamento dell’orso nella zona est del Trentino che fino ad ora ne era sprovvista (tranne un maschio anomalo qualche anno fa).

Oltretutto la scelta appare ancor più lungimirante in quanto potrebbe essere direttamente interessata la zona di abitazione (Civezzano) dell’ ex assessore all’agricoltura e veterinario Michele Dallapiccola.

 

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Ugo Rossi

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Il portale francese Dailymotion è stato condannato a risarcire Mediaset con oltre 5,5 milioni di euro per 995 video coperti da diritto d’autore caricati sul proprio sito senza alcuna autorizzazione a partire dall’anno 2006. Lo ha ordinato il Tribunale di Roma, condannando il portale anche al pagamento di quasi 100 mila euro di spese processuali.

Nel provvedimento il Giudice – rimarcando che «Dailymotion è perfettamente conscia del fatto che la maggior parte del materiale divulgato sulla sua piattaforma è coperto da privativa autoriale» – ha anche imposto una penale rilevante (5.000 euro) per ogni giorno di ritardo nella cancellazione dei video, ricordando a Dailymotion che la sanzione avrà valore in automatico anche nel caso di eventuali futuri caricamenti sulla piattaforma del materiale Mediaset non autorizzato.

Questa sentenza, arrivata dopo un processo durato oltre sei anni, è rilevante per tutte le aziende editoriali e audiovisive italiane in quanto riequilibra i rapporti tra chi produce contenuti e le piattaforme online, operatori troppo spesso convinti di essere al di sopra della legge. Lo dimostra, anche nel caso in questione, il fatto che Mediaset sia stata costretta a ricorrere al tribunale dopo una serie di inutili diffide (iniziate nel 2010) che informavano Dailymotion delle violazioni in atto, diffide che venivano costantemente ignorate.

Di più: anche dopo la notifica nel 2012 della prima causa, quella giunta ora a sentenza, il portale francese non ha cessato le proprie condotte illecite. Tanto che Mediaset ha dovuto avviare successivamente altre sei azioni legali analoghe. Un totale, a oggi, di sette diverse cause i cui esiti si attendono a breve e che, considerando i criteri economici riconosciuti nella prima sentenza, potrebbero dare luogo a un risarcimento complessivo superiore ai 200 milioni di euro.

Quella di oggi rappresenta quindi un’autentica svolta che si inserisce nel solco della consolidata giurisprudenza nazionale e comunitaria (più volte richiamata del Tribunale nella sentenza in questione) orientata a tutelare il lavoro degli editori, aggrediti dalle forme più diverse di pirateria online. Un fenomeno che distrugge valore economico e posti di lavoro nelle aziende giornalistico-editoriali.

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Casteller: l’orso M49, catturato e rinchiuso nella notte, scavalca le recinzioni. L’area è attentamente presidiata da parte del personale forestale.

 

La scorsa notte, sui monti della val di San Valentino, nel territorio di Porte di Rendena, l’orso M49 è stato catturato dal personale del Corpo Forestale Trentino in applicazione dell’ordinanza del presidente delle Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, del 1° luglio scorso. Portato nell’area faunistica del Casteller, a Trento Sud, dove è giunto poco dopo le ore 3.00, l’orso è tuttavia riuscito a scavalcare le molteplici recinzioni, anche elettrificate, alle prime luci dell’alba, e ad addentrarsi nel bosco. Sul posto sono giunti il presidente Fugatti, l’assessore all’agricoltura, foreste e caccia Giulia Zanotelli e l’assessore all’ambiente Mario Tonina. Attualmente l’area è presidiata da personale del corpo forestale, anche con l’ausilio di cani.

“Si è verificato un evento assolutamente anomalo, non previsto dai tecnici dell’Ispra e dagli altri esperti che avevano certificato l’area del Casteller, che non ha eguali in Italia per condizioni di sicurezza. – ha detto Fugatti – Tutto ciò rende giustizia delle preoccupazioni che avevamo espresso circa la pericolosità di questo esemplare e delle misure che avevamo deciso di assumere. A maggior ragione, a questo punto, ogni tipo di intervento per garantire la pubblica sicurezza non potrà che essere considerato assolutamente opportuno e legittimo. Nel frattempo abbiamo avvisato dell’accaduto il ministro, che ha manifestato a sua volta sorpresa per una circostanza che non ha, a quanto ci risulta, altri precedenti”.

La cattura di M49, orso dal comportamento problematico, che si era reso protagonista nelle scorse settimane di numerosi attacchi ai danni degli allevamenti e degli alpeggi nell’area del Brenta, è avvenuta verso le ore 22.30 sui monti della val di San Valentino, mediante una delle trappole tubo disposte allo scopo sul territorio. La cura del personale forestale è stata quella di adottare i migliori protocolli disponibili per limitare i rischi per l’animale durante le fasi di cattura.

Come previsto, l’orso è stato quindi subito trasportato, all’interno della trappola tubo, fino all’area faunistica del Casteller, all’interno della quale è stato rilasciato, senza doverlo addormentare. A conclusione delle operazioni di rilascio, all’animale è stato tolto il radio collare. La reazione dell’orso, una volta trasferito nell’area di contenimento, è stata però sorprendente; M49 infatti è riuscito, in un lasso di tempo relativamente breve, a superare le recinzioni elettriche di contenimento e ad uscire dal recinto.

In particolare il plantigrado è stato in grado di superare la doppia recinzione elettrica (14 fili in totale) e la struttura di contenimento costituita da una barriera metallica alta quasi 4 metri. Ha superato inoltre due ulteriori recinzioni elettriche interne che lo dividevano dall’orsa DJ3, altro esemplare da tempo custodito nell’area faunistica. Per dare un’idea della sicurezza complessiva della struttura si pensi che le recinzioni elettrificate presenti nel recinto del Casteller, hanno una portata dai 6 agli 8000 volt.

L’area faunistica è stata realizzata nel 2007 con la consulenza di ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’ambiente, il cofinanziamento da parte del Ministero dell’Ambiente, ed autorizzata ai sensi della normativa vigente in materia. L’area ha ospitato e ospita orsi selvatici (i cosiddetti orsi problematici, attualmente DJ3, nonché se necessario eventuali esemplari bisognosi di riabilitazione) da ormai 12 anni.

E’ stato da subito disposto un servizio di controllo nelle aree adiacenti al Casteller da parte di personale forestale.

Della cattura e dell’esito della stessa è stata data notizia al Ministero dell’Ambiente e ad ISPRA.

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Nuova lapide per i martiri delle Foibe a Trento. Castaldini “diamo il via ad una raccolta fondi”.

A breve distanza dall’ennesimo atto di vandalismo che ha colpito la lapide in ricordo dei Martiri delle Foibe, interviene Castaldini con una raccolta fondi

“Non aspetteremo oltre una soluzione da parte del Comune, ci mettiamo a disposizione per una raccolta fondi per donare a Trento e alla memoria dei martiri delle Foibe, una lapide che renda giustizia ad uno spietato massacro – queste le parole in nota di Filippo Castaldini – da questo lunedì daremo il via ad una raccolta fondi della quale mi occuperò personalmente, una raccolta che possa donare ai caduti una nuova lapide più solida e durevole da consegnare all’amministrazione in forma completamente apolitica”.

“Rendiamo insieme omaggio al ricordo delle vittime di un massacro che ha colpito tutti gli italiani, indistintamente. Invitiamo tutta la comunità trentina ad unirsi a questa iniziativa contattandomi in privato e aderendo alla raccolta fondi online e alle diverse iniziative che verranno organizzate nei giorni a seguire”.

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