Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

I professionisti in difficoltà a causa di debitori insolventi con processi penali a carico potranno accedere, come le PMI, ai finanziamenti agevolati. Lo rende noto CNA Professioni Trentino Alto Adige.

L’articolo 19-ter del DL 34/2019, noto come Decreto Crescita, convertito in Legge 58/2019, estende il “Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti” previsto dall’art. 1 commi 199-202 della legge n. 208/2015 (legge di stabilità 2016) ai professionisti.
“Scopo di questo fondo – spiega CNA Professioni regionale – è sostenere attraverso finanziamenti agevolati, coloro che si trovano in una situazione di crisi potenziale a causa di mancati pagamenti frutto di un’attività illecita di rilevanza penale imputabile ai loro debitori”.

La disposizione inoltre amplia la platea dei soggetti debitori ai “debitori nell’ambito dell’attività di impresa” e allarga il novero delle fattispecie di reato rilevante ai fini dell’accesso al Fondo. Ai reati di estorsione, truffa, insolvenza fraudolenta, e false comunicazioni sociali (già previsti dalla L. n. 208/2015) vengono aggiunti i reati disciplinati dalla legge fallimentare: bancarotta fraudolenta, bancarotta semplice, ricorso abusivo al credito.

Il decreto crescita prevede infine la possibilità di beneficiare di un acconto sul finanziamento erogato dal Fondo del 50%, con saldo, alla verifica dei requisiti.
“Il soggetto che si occupa di gestire le pratiche e di concedere il finanziamento – informa CNA Professioni – è il Ministero dello Sviluppo economico. Pertanto la domanda dovrà essere presentata solo in modalità telematica all’indirizzo https://agevolazionidgiai.invitalia.it, sezione Accoglienza Istanze DGIAI. Alla domanda dovrà essere allegata tutta la documentazione richiesta per permettere una corretta gestione della pratica di erogazione”.
CNA Trentino Alto Adige è a disposizione per affiancare i professionisti associati nell’espletamento delle pratiche.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Il treno delle Dolomiti non è sostenibile. Questa non è una considerazione di Transdolomites ma è quanto ha detto Elisa De Berti, Assessora ai Lavori Pubblici della Regione Veneto durante il suo intervento al Muse il 26 febbraio 2019 in occasione del convegno di Transdolomites organizzato a riguardo del tema Olimpiadi 2026 e nuove infrastrutture ferroviarie per la mobilità pubblica.

Per approfondimenti è possibile rivedere la diretta video realizzata da Agenzia giornalistica Opinione link

Nel suo intervento ha raccontato che la proposta di un nuovo collegamento ferroviario tra Calalzo e Cortina è stata sottoposta ad uno studio costi benefici ed il risultato emerso in sintesi è stato il seguente; allo stato delle cose per quanto riguarda la situazione della provincia di Belluno il consiglio espresso dalla società di consulenza è stato di lasciare decadere l’idea.

A dire il vero, la modestia delle stime trasportistiche erano state anticipate dal Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia che già dal 2015 parlando di una previsione inziale di 500.000 viaggiatori anno.

1/6 delle stime che per es. sono state fatte negli studi della ferrovia Valli dell’Avisio e ancora più lontane dai contenuti degli studi economici di SAD per la Bolzano-Gardena-Badia-Cortina che arriva addirittura a stimare in sei milioni i viaggiatori anno su quest’ultima tratta.

Nonostante le risultanze emerse nello studio costi-benefici Elisa De Berti ha detto qualcosa d’altro. Il collegamento ferroviario sino a Cortina che poi si sviluppi sino a Dobbiaco ha il senso mettere in rete i territori del bellunese che versano in una situazione di debolezza economica e sociale. Dunque accessibilità dei territori per favorire la crescita economica delle periferie.

Assieme all’elettrificazione di tutto il tratto che da Venezia porta a Calalzo va portata a termine come priorità anche la nuova infrastruttura ferroviaria dolomitica.

Una ulteriore domanda poniamo. Ma il Trentino che ci azzecca con la realizzazione dell’Anello delle Dolomiti? Sotto l’aspetto turistico semplicemente nulla. Esso infatti non è funzionale alla sua economia turistica ed alle sue future esigenze di mobilità. L’anello semmai potrà essere funzionale al Veneto per mettere in rete le realtà produttive del bellunese, potrà essere pensato anche per i futuri sviluppi del turismo veneto e bellunese.

Malgrado queste considerazioni, Transdolomites è comunque convinta che il Treno delle Dolomiti e l’anello delle Dolomiti vadano realizzati. Serviranno per mettere in rete l’intera regione montuosa ma la sua potenzialità troverà la massima espressione con la realizzazione delle linee ferroviarie da realizzarsi servendo l’interno di questi territori.

Sono concetti e ragionamenti, quelli della sostenibilità, che sarebbe stato corretto applicare anche nei riguardi della proposta di collegamento ferroviario tra Trento e le valli dell’Avisio sino a Penia per poi auspicare la prosecuzione per collegarsi con la valle Gardena e Badia. Partendo dalle attuali presenze turistiche delle tre valli, circa sette milioni, e ipotizzando ad es. una tassa di soggiorno di due euro a persona (cosa del tutto normale visto che in altre parti d’Italia si arriva a molto di più) ciò significherebbe che solo affidandosi a questa entrata verrebbero sostenute il 90% delle spese di gestione. Cosa significa tra l’altro questo? Che se anche nessuno la utilizzasse la sua gestione sarebbe comunque in pareggio. Ma ovviamente , una simile infrastruttura si fa perché sia utilizzata e di ciò non abbiamo dubbi.

Allora, altro che insostenibilità!!!!!!!!
Perché una simile disparità tra i numeri di viaggiatori tra il Treno delle Dolomiti ed i due collegamenti ferroviari preposti a divenire i diametri delle Dolomiti?
Dati alla mano per il semplice motivo che i turisti non si muovono solo attorno alle Dolomiti ma è al loro interno che si trovano le destinazioni ove trascorrere le vacanze: guarda caso le valli di Fiemme, Fassa,Gardena e Badia e che tuttora sono quelle che sono prive di sistemi di mobilità ad alta efficienza per la mobilità pubblica, ossia la ferrovia.

Realizzare le ferrovia Bolzano -Cortina via valli Gardena e Badia e quella dell’Avisio non è una pura ideologia , ma il frutto di una strategia e di un ragionamento progettuale: il cuore Dolomiti si dovrà raggiungere in treno e questo rafforzerà la logica della realizzazione della Venezia Cortina e dello stesso anello delle Dolomiti. In questa ottica è anche fondamentale che tutto il sistema si rete parli la stessa lingua e sia ben integrato; Una delle peggiori ipotesi sarebbe immaginare le Dolomiti ferroviarie da un lato e le valli di Fiemme e Fassa attrezzate con il BRT. Per queste esso costituirebbe la condanna ad essere emarginate e scollegate dalla ferrovia del Brennero e da tutto il contesto ferroviario nazionale ed europeo.

Ecco allora che le modeste stime iniziali fornite da Zaia saranno destinate a crescere e questo nel Veneto lo sanno benissimo perché non si investe per il mantenimento dello status quò ma al contrario, si investe per cambiare, per crescere.

Olimpiadi invernali ma ben oltre lo stesso evento.

Le Olimpiadi vanno lette ben oltre il mero evento sportivo. Dal punto di vista della realizzazione delle nuove infrastrutture esse rappresentano una occasione imperdibile per il reperimento dei finanziamenti il coinvolgimento degli investitori. Un evento che va governato nell’ottica del cambiamento che esse generanno negli anni a seguire ed è da questo punto di vista che i territori vanno preparati.

Ed allora la necessità di una programmazione strategica è quanto mai fondamentale e deve essere preparata in un’ottica che vada molto oltre la durata di una legislatura provinciale.

Le Olimpiadi come trampolino non solo delle località che ospiteranno le gare, ma dell’intero Trentino, delle Dolomiti e delle Alpi Centrali.
Ecco allora che le visioni di Paolo Oss Mazzurana, del Baudracco, del Lanzerotti ( vedi allegato) a distanza di decine di anni vanno lette come delle visioni e progettualità olimpioniche lette con il senno di oggi.

Da qui la necessità di armarsi di tanto coraggio politico per rispolverare quanto essi avevano prefigurato non solo per il Trentino ma per le Alpi centrali e per il Veneto.
Un’opportunità da pianificare a 360 gradi per ragionare sul potenziamento della Valsugana , del proseguimento della Trento-Mezzana verso Edolo e da lì alla Svizzera, la ferrovia per il Garda aggiungendo la zona delle Giudicarie per attingere al bacino del bresciano.

Ferrovie + impianti a fune e mobilità pubblica su gomma per la capillarità del servizio per raggiungere le frazioni, questo è il modello che proponiamo e che potrebbe essere alla base di un futuro “ Manifesto della mobilità turistica in Trentino e senza auto “

Essere protagonisti in primis di un percorso di iniziazione, questo è fondamentale.

Immaginare un simile reticolo ferroviario con il tempo potrà avere delle ricadute anche sulla pressione di traffico sulla A 22. Questo corridoio di mobilità che dalle città di varie parti d’Italia potrà permettere la raggiungibilità delle destinazioni turistiche senza l’uso dell’auto potrà evitare che proprio nei momenti legati a partenza e arrivi dei vacanzieri contribuisca al collasso autostradale.

Un motivo in più per far si che la ferrovia dell’Avisio “ peschi direttamente dalla città di Trento, dalla ferrovia del Brennero e dalla Valle dell’Adige.

La Svizzera da questo punto di vista è stata maestra. Ha evitato il collasso delle proprie reti viabilistiche realizzando ferrovie , creando in sintesi un percorso alternativo alla strada.

Alla base di delle scelte elvetiche ci mettiamo la coerenza. O la scelta è un determinato modello di mobilità, ferrovia, o è quella delle strade, la scelta più antistorica.
È auspicando tale coerenza è che ci auguriamo che se per le valli dell’Avisio l’opzione cadrà sulla ferrovia, si seppellisca la proposta di chi auspica la realizzazione di un tunnel stradale sotto Passo Sella per velocizzare il traffico automobilistico tra le valli ladine.

Questo scenario farebbe diventare le valli ladine un corridoio per nuovo traffico di passaggio cui con il tempo potrebbe aggiungersi il rischio che anche il traffico pesante sia portato a utilizzare queste valli come scorciatoia e come opportunità per evitare i pedaggi autostradali. Le Dolomiti non hanno bisogno di nuovo traffico, semmai di togliere auto dalle strade e proporre a sé stesse ed al mondo un modo del tutto nuovo per arrivarvi e per frequentarle.

 

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Massimo Girardi
Presidente di Transdolomites APS

 

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ORSO M49 : SITUAZIONE DELICATA DA TEMPO

Sorprendenti le dichiarazioni di molti politici, trentini e non, che si affannano ad accusare la Giunta provinciale di aver gestito male la vicenda dell’orso M49. Persino ridicole le dichiarazioni del consigliere Rossi che crede di essere ironico.Ricordiamo tutti che lui ed il suo fido assessore avrebbero risolto il problema con i campanellini, o, peggio, consigliando di sedersi a terra senza paura.

In realtà la situazione dell’ orso M49 è da tempo grave e solo l’intervento del Presidente Fugatti ha , ad oggi, evitato guai peggiori. Gli animali problematici e pericolosi per l’ordine pubblico, di qualunque taglia e di qualunque specie, vanno messi in condizione di non nuocere. Ben venga dunque la cattura o l’abbattimento di M49, solidarietà alle guardie forestali e al Presidente Fugatti.

 

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Gli Autonomisti Popolari

 

 

 

 

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Trentino. Fraccaro, Preoccupato per decisione Fugatti su Mediocredito.

“La scelta del Presidente Fugatti di confermare la decisione della precedente Giunta guidata dal Pd di cedere la quota pubblica di Mediocredito Trentino-Alto Adige Spa desta sconcerto e preoccupazione. Si tratta di una banca che ha come mission storica quella di sostenere lo sviluppo delle Pmi del nostro territorio, per questo la cessione della quota è un grave errore politico”. Lo dichiara in una nota il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta, Riccardo Fraccaro.

“Mediocredito registra un livello di solidità patrimoniale unico nel panorama italiano, con un CET1 ratio che a fine 2018 era pari al 18,56% a fronte di una media delle banche italiane del 13,3%. Questa decisione – aggiunge – appare strategicamente ancora più inopportuno se si pensa che siamo in una fase storica in cui la spinta creditizia delle Casse Rurali trentine potrebbe essere indebolita a seguito dell’adesione a un Gruppo Bancario Unico, che per conformarsi ai dettami della nuova vigilanza della BCE dovrà sempre di più orientarsi verso un modello di business omologo a quello delle normali banche commerciale.

Perché, mi chiedo, non si ragiona invece sulla trasformazione di Mediocredito in banca pubblica finalizzata a sostenere gli investimenti, lo sviluppo dell’economia regionale e il credito alle imprese? Nella vicina Germania, per esempio, il sistema bancario pubblico vale più del 25% del totale degli attivi bancari e rappresenta un elemento centrale dello sviluppo economico nazionale. Inoltre, giova ricordare che la creazione di una banca per gli investimenti è prevista su scala nazionale anche dal contratto del governo.

Mi auguro quindi per il mio amato Trentino che – conclude Fraccaro – Mediocredito non sia venduto, ma valorizzato e anzi trasformato in una vera banca pubblica per gli investimenti”.

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In occasione della nuova edizione del concorso Euregio “Il turismo incontra l’agricoltura”, nato per promuovere la cooperazione tra turismo e agricoltura, il Comune di Isera è stato premiato per il progetto “La Vigna Eccellente…ed è subito Isera”.

Di fatto, questa iniziativa organizzata dal Comune della Città del Vino di Isera con il supporto della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nell’ambito del coordinamento delle manifestazioni enologiche denominate #trentinowinefest, è nata proprio con l’obiettivo di comunicare il territorio attraverso la valorizzazione del lavoro dei viticoltori che hanno dimostrato maggiore cura nella coltivazione delle loro vigne di Marzemino, vitigno simbolo della Vallagarina.

“Un premio che riconosce il lavoro svolto da tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2000, quando è nata, in poi – hanno dichiarato il Vicesindaco di Isera Franco Nicolodi e l’Assessore al Turismo Federico Rosina – e che valorizza ulteriormente il nostro territorio come panorama vitivinicolo di eccellenza del Trentino. Risultati che ci spingono a proseguire l’organizzazione di questo concorso e a migliorarci ulteriormente, affiancando sempre più ai qualificati momenti tecnici iniziative rivolte anche al pubblico finale in modo da contribuire a far conoscere la Vallagarina anche agli enoturisti, che sempre più frequentano il nostro territorio”.

Anche grazie a questo concorso, dunque, i vigneti sono diventati ancor più oggetto di attente cure, sia sotto il profilo estetico sia sotto quello della salubrità, a vantaggio non solo di chi sceglie questo vino ma di tutto il territorio di produzione. Un appuntamento che nel corso degli anni ha assunto sempre più importanza, tanto da diventare il fulcro di un intero fine settimana di iniziative che, accanto a momenti più tecnici relativi al mondo del vino, spazia anche a degustazioni presso Palazzo De Probizer, spettacoli, laboratori, arte e musica gravitando sul Comune di Isera appassionati, curiosi e turisti, quest’anno in programma sabato 12 e domenica 13 ottobre.

La manifestazione, che fa parte di DiVin Ottobre, rassegna organizzata dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino durante tutti i weekend di ottobre (tastetrentino/divinottobre), sarà inoltre preceduta e accompagnata anche dalla rassegna A tutto Marzemino (tastetrentino.it/atuttomarzemino), in programma dal 3 al 13 ottobre: un ricco calendario di degustazioni, menù a tema, visite in cantine e nei vigneti in programma su tutto il territorio della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino per gustare il Marzemino anche al di fuori della sua zona produttiva di riferimento.

Il concorso Euregio “Il turismo incontra l’agricoltura ha nominato anche l’Associazione Tutela Marroni di Castione e l’Azienda Agricola Maurizio Zanghielli, entrambi soci della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino.

La prima poiché da oltre 20 anni valorizza i marroni di Castione e il territorio locale coinvolgendo molteplici soggetti, tra i produttori, gli abitanti e i volontari di Castione di Brentonico, ma anche i ristoratori di tutto l’Altopiano, cuochi stellati, produttori di vino e scolaresche, attraverso corsi di formazioni, feste annuali, menù a tema e, dal 2006, il Concorso gastronomico nazionale sul castagno.

L’Azienda Agricola Maurizio Zanghielli è stata invece premiata poiché dal 2015 ha avviato da zero una coltivazione di peperoncino in Trentino dopo aver bonificato vecchi poderi incolti, avviando molteplici azioni di comunicazione e promuovendo il progetto attraverso gli incontri con i turisti e con la stampa. Un vero successo, che si è tradotto in un marchio, Peperoncino Trentino, che conta ormai 26 varietà coltivate su 7.500 mq.

In allegato, nella prima foto Federico Rosina e Franco Nicolodi premiati per La Vigna Eccellente…ed è subito Isera; nella seconda foto, tra gli altri, a sinistra Maurizio Zanghielli dell’omonima azienda agricola e a destra Fulvio Viesi dell’Associazione Tutela Marroni di Castione.

 

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Servono misure di contenimento di fronte alla documentata aggressività che mette a rischio la presenza dell’uomo e delle attività di allevamento e coltivazione nelle montagne. E’ quanto afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento alla fuga dell’orso M49 che è riuscito a scappare scavalcando un muro elettrificato dopo essere stato catturato.

Negli ultimi quattro mesi del 2019 l’orso – sottolinea la Coldiretti – è stato protagonista di 16 tentativi di intrusione in zone abitate e 13 uccisioni di animali da allevamento con rischi per la sicurezza e l’incolumità delle persone. Bisogna comprendere – precisa Prandini – le ansie e le preoccupazioni di chi vive in montagna e si sente indifeso di fronte ai pericoli di un esemplare del quale è stata scientificamente accertata l’aggressività.

Occorre intervenire – continua Prandini – con urgenza per garantire in primo luogo la sicurezza degli agricoltori e delle loro famiglie e non costringerli alla fuga e all’abbandono dei pascoli e della tradizionale attività di alpeggio delle numerose malghe con danni economici ed ambientali incalcolabili. Una esigenza manifestata in modo civile e costruttivo da quasi 1500 allevatori, agricoltori e cittadini che sono scesi a valle venerdì scorso con la Coldiretti a Trento per far conoscere le drammatiche storie di paura e danni.

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Le circostanze davvero incredibili relative alla fuga dell’orso M49 dalla struttura del Casteller, dov’era stato rinchiuso dopo la cattura, sollevano molti legittimi dubbi e tante domande che purtroppo non hanno al momento avuto risposte convincenti. Opacità e mancanza di trasparenza non serviranno purtroppo a risolvere in maniera civile e sostenibile il tema della convivenza tra uomini e grandi carnivori. Tema che sta a cuore a tutti e che deve essere governato con conoscenze scientifiche ed etologiche. Con responsabilità, lungimiranza e comportamenti adeguati, nel rispetto delle normative vigenti e della sicurezza di esseri umani e animali.

Ci chiediamo come sia potuto accadere, vista l’ elettrificazione della recinzione e la sua altezza, che l’ orso sia potuto scappare. E perché il radiocollare, unico strumento identificativo certo, gli era stato tolto. Infine, perché l’ orso M49, ritenuto unanimemente particolarmente abile, intraprendente e vivace, non è stato sorvegliato, quantomeno nelle prime ore dalla sua cattura, anche per monitorare il suo stato di salute e il comportamento dopo la perdita della liberta?

Aggressività e abilità, come è noto, non sono peraltro concetti equiparabili. Chiediamo perciò alla Provincia di Trento e all’ assessore all’ Ambiente Tonina se le paventate intenzioni, proclamate a gran voce dal presidente Fugatti, di abbattere l’ orso una volta che lo si sia nuovamente catturato, corrispondano a verità. Chiediamo altresì al presidente Fugatti perché l’ orso debba essere punito solo perché ha esercitato il suo legittimo diritto alla libertà. Perché debba essere ucciso per il fatto che qualcuno non è stato in grado di custodirlo adeguatamente, nel rispetto delle normative che definiscono i diritti degli animali, esseri senzienti. In particolare delle specie protette come i grandi carnivori.

Chiediamo ancora con forza al presidente Fugatti di rivedere le sue intenzioni, che oltre a essere eticamente del tutto ingiuste e ingiustificate, non sono suffragate dalla normativa nazionale ed europea.

Auspichiamo con altrettanta convinzione un intervento tempestivo del prefetto di Trento Lombardi e del ministro Costa per scongiurare questo ennesimo intervento, estremamente grave, che prevede l’uccisione di un orso che a tutt’oggi non si è rivelato pericoloso per i cittadini della nostra provincia. Invitiamo i cittadini Trentini a difendere il diritto alla vita dell’ orso M 49 facendo sentire la loro voce.

 

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Lucia Coppola portavoce dei Verdi del Trentino

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5 autoarticolati sanzionati dal Nucleo Autotrasporto nei controlli con il Ministero dei Trasporti. Il Comando della polizia Locale ha istituito nei mesi scorsi un Nucleo Autotrasporto (N.at) per effettuare controlli sui trasporti di merci e persone sul territorio trentino e garantire una maggiore sicurezza stradale.

Composto da tre agenti formati in materia di norme sul trasporto su strada nazionale e internazionale il Nucleo è dotato di un software in grado di rilevare eventuali violazioni alle norme sui tempi di guida e di riposo.
La scorsa settimana – unitamente a personale e mezzi del Ministero dei Trasporti – sono stati effettuati i seguenti controlli:

n° veicoli controllati: 5
n° veicoli italiani controllati: 0
n° veicoli europei controllati: 3
n° veicoli extra ue controllati: 2
n° verbali elevati: 29
n° fermi amministrativi veicolo: 4
n° ritiro patente: 1
n° sequestri amministrativi: 2

Più nel dettaglio sono stati sanzionati un autoarticolato targato Romania, uno targato Georgia, uno targato Turchia e uno Lettonia. Un altro autoarticolato targato Romania è stato sospeso dalla circolazione per gravi inefficienze del sistema frenante.

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“Signora fotograf(i)a” a Palazzo Roccabruna fino al 27 luglio. In mostra anche le immagini realizzate nell’ambito del workshop “Riflessi dal mondo”.

Prosegue fino al 27 luglio, nella sola sede di Trento – Palazzo Roccabruna, la mostra fotografica “Signora fotograf(i)a. Collezioni storiche Tirolo-Alto Adige-Trentino”, realizzata con il contributo della Provincia autonoma di Trento e il coordinamento locale della Soprintendenza per i beni culturali nell’ambito del progetto interregionale Italia-Austria “Argento vivo”, per la prima volta esteso anche al Trentino.

L’esperienza della visita si completa ora con le immagini realizzate da bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni nell’ambito del workshop “Riflessi dal mondo. Io e l’immagine di me”, curato dall’Ufficio provinciale per il Sistema bibliotecario trentino con la guida della fotografa Elisa Vettori.

La mostra, ospitata nella prestigiosa cornice di Palazzo Roccabruna, riflette la ricchezza dei numerosi archivi fotografici (con sedi a Lienz, Innsbruck, Brunico e Bolzano) che, assieme all’Archivio fotografico storico della Soprintendenza di Trento, hanno avviato un inedito percorso di collaborazione, con l’obiettivo di valorizzare la fotografia storica in quanto specchio di trasformazioni culturali e tecniche e parte integrante del patrimonio culturale

La selezione delle fotografie affianca esemplari provenienti da tutte le istituzioni coinvolte, collegandosi alle ricerche ancora in corso sulla costruzione delle identità femminili e la presenza delle donne nella storia della fotografia tra la seconda metà dell’Ottocento e la stagione compresa tra le due guerre mondiali. Il focus, in particolare, è sulle rappresentazioni al femminile del tempo libero e degli stili di vita, in un allestimento cronologico che consente di cogliere le trasformazioni, ma anche i ritardi e le persistenze, di una storia legata al corpo e al mutevole concetto del pudore. Speciale attenzione è dedicata a quel peculiare dispositivo di autorappresentazione e conservazione della memoria che è l’album fotografico, con l’esposizione in originale di preziosi esemplari che spaziano dal ricordo del viaggio di nozze al campionario dell’attività dello studio dei F.lli Pedrotti, presenti anche con un montaggio di filmati d’epoca realizzato a cura di Format – Centro Audiovisivi.

In mostra anche le immagini realizzate da bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni nell’ambito del workshop Riflessi dal mondo. Io e l’immagine di me, curato dall’Ufficio per il Sistema bibliotecario trentino della Provincia autonoma di Trento con la guida della fotografa Elisa Vettori. Durante i cinque giorni di attività, tra promozione del libro, valorizzazione della cultura fotografica e sperimentazione personale, i partecipanti si sono confrontati creativamente con le ricerche di grandi fotografe del passato e del presente, come Vivian Maier, Wanda Wulz e Beatrice Cosimi, provandosi nella ripresa della propria immagine riflessa, nella doppia esposizione e nel collage. Anche l’allestimento della sala è il risultato delle riflessioni e delle scelte compiute dal gruppo a conclusione del laboratorio.
La mostra è aperta con orario: mar-mer 10-17, gio -ven 10-20, sab 17-20. L’ingresso è libero.

“Io parlo di cose serie, che interessano gli orsi e non di fantasie. Niente rubli, niente vodka, niente finanziamenti. Solo io con le mie forze”.

Così diceva fra sé e sé l’orso M.49 mentre, assistito a sua insaputa dai Servizi Segreti russi, che gli avevano fatto trovare nella gabbia guanti a prova di scossa e ramponi sottratti agli operai di Dolomiti Energia, scavalcava il muro dell’Alcatraz trentina, sempre stata a prova di fuga e anche di Fugatti.

D’altronde, pensava M.49: “cosa resto a fare? Qui non c’è più nulla di certo. Anche la “Civica Trentina” non esiste più e io mi sento abbandonato da tutti. Perfino dai miei alleati, se si ritrovano solo in venti a manifestare per me: peggio di Julian Assange e di Vikileaks.

Qui scompaiono tutti: prima i quarantanove, poi i sessantacinque (milioni ben s’intende), poi gli immigrati (salvo quelli che continuano a sbarcare) e io non ho mica scritto “scemo” sulla fronte. Nel bosco di Valsorda di notte mi pare di sentire, anche se può sembrare una contraddizione, l’ “Equipe 84”: torno a casa, siamo in tanti sul treno. Facce stanche, ma negli occhi il sereno. Dopo tanti mesi di lavoro mi riposerò……”.

 

 

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