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Portinerie d’Ateneo. Bisesti: ”Già oggi l’incontro con i sindacati’. I problemi che sta vivendo il personale delle portinerie d’Ateneo sono all’attenzione dell’assessorato all’Istruzione, università e cultura della Provincia autonoma di Trento. È lo stesso assessore, Mirko Bisesti a comunicare di aver attivato la Direzione generale della Provincia che incontrerà i sindacati già nel pomeriggio odierno per analizzare i profili di complessità della situazione.

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La Provincia Autonoma di Trento, malgrado fosse stata sollecitata a farlo, ha tralasciato la richiesta di fondi per interventi contro il dissesto idrogeologico, rinunciando così ad un contributo di 5 milioni di euro. Si tratta sicuramente di una trascuratezza particolarmente grave, che non tiene conto dei danni della tempesta Vaia e del fatto che simili eventi si possono ripetere con frequenza maggiore a causa del riscaldamento globale.

Dopo gli ingenti danni della tempesta Vaia, il maltempo degli ultimi giorni ci presenta di nuovo il conto, anche se in misura minore, con altri alberi abbattuti, temporali e grandinate violenti/e, fiumi e torrenti ancora una volta ingrossati. Ed è proprio sui fiumi e sulle possibili esondazioni che abbiano interrogato i nostri esperti, anche perché non possiamo non ricordare le parole del Ministro dell’Interno all’indomani dei disastri dello scorso autunno: “Troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto che non ti fanno toccare l’albero nell’alveo ecco che l’alberello ti presenta il conto”.

Il maltempo degli ultimi giorni infatti ci presenta di nuovo il conto, anche se in misura minore, con altri alberi abbattuti, temporali e grandinate violenti/e, fiumi e torrenti ancora una volta ingrossati. Ed è proprio sui fiumi e sulle possibili esondazioni che abbiano interrogato i nostri esperti, anche perché non possiamo non ricordare le parole del Ministro dell’Interno all’indomani dei disastri dello scorso autunno: “Troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto che non ti fanno toccare l’albero nell’alveo ecco che l’alberello ti presenta il conto”.
Probabilmente si trattava solo di una delle tante sue boutade che poi probabilmente dimentica, ma delle quali, tuttavia, i suoi compagni di partito sembrano avere a cuore la concretizzazione. Infatti alcuni di loro avevano prontamente presentato una proposta di legge (n. 260 del 23 marzo 2018) per promuovere quella che definiscono la pulizia degli alvei. Fortunatamente, la discussione in commissione ambiente, territorio e lavori pubblici fissata per il 26 giugno 2018 non aveva prodotto risultati e la legge è ancora ferma ai blocchi di partenza. Tra gli sciagurati genitori di questo scempio spiccano Giorgetti e Fedriga, sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri e vicesegretario della Lega uno ed attuale presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia l’altro.
La cosiddetta “pulizia degli alvei” è un’espressione infelice che parte dal presupposto completamente errato che un fiume sia “sporco” se contiene vegetazione e sedimenti. Questa idea è figlia di una visione completamente errata dei fiumi, che ci ha portati ad innalzare gli argini in certe zone facendone allagare altre. Secondo questa visione i problemi legati ai fiumi vengono affrontati senza tenere presente che un corso d’acqua si snoda dalla sorgente alla foce e che è un sistema continuo la cui frammentazione e regimentazione risolve i problemi in un punto spostandoli di fatto a monte ed a valle.
Entrando nello specifico, dragare i fiumi e rimuovere la vegetazione dall’alveo non è una buona idea per varie ragioni. In primis a parità di livello aumenta la velocità della corrente mettendo a repentaglio le strutture in alveo, come le pile dei ponti. Inoltre i ponti stessi andrebbero ricostruiti per ripristinare le fondamenta dei piloni. Infine rimuovere ghiaia e vegetazione riduce la disponibilità di habitat per gli animali rendendo il fiume molto più simile ad un canale di irrigazione che non ad un ecosistema vivo.

Per anni a tutti gli ingegneri idraulici di qualsiasi ateneo del mondo è stato insegnato che la continuità dei sedimenti è una risorsa per i fiumi e che il loro prelievo è un problema sia per l’ecosistema fluviale che per le infrastrutture costruite dall’uomo. Ad esempio, uno studio dell’Autorità di Bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze pubblicato nel 2003 sulla rivista internazionale Geomorphology riguardante i corsi d’acqua italiani dimostra che dagli anni 50 ad oggi l’interruzione della continuità dei sedimenti nei fiumi causata anche dai prelievi di ghiaia ha portato ad un’incisione degli alvei dell’ordine 3-4 metri con picchi di oltre 10 metri e ad un restringimento della sezione attiva di oltre il 50% in quasi tutti i casi, con conseguente esposizione delle fondamenta delle pile di molti ponti rendendo questi insicuri.
Ovviamente interrompere la continuità dei fiumi con opere di sbarramento (dighe e briglie) ha l’indubbio vantaggio di fungere da controllo sulla portata ed evitare che le piene si riversino interamente sui territori circostanti allagando centri abitati e campagne. Da più di 50 anni la Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con quella di Bolzano preserva il nostro territorio con un sistema ben collaudato di protezione dalle piene che ha perfettamente funzionato anche lo scorso ottobre. Nel sud dell’Alto Adige gli argini sono più bassi che in Trentino quindi l’Adige può uscire lì piuttosto che nella preziosa Piana Rotaliana, la galleria Adige-Garda è manutenuta per far sì che sia sempre pronta all’uso ed il sistema di monitoraggio delle portate permette di tenere sotto controllo tutte le aste principali del nostro territorio.
C’è da sperare che questo sistema che ci ha tenuti all’asciutto dal ’66 in poi regga il colpo dei cambiamenti climatici. Alla visione miope dell’attuale governo e della Lega andrebbe contrapposta una prospettiva di più ampio raggio sia spaziale che temporale. Bisognerebbe iniziare a considerare il fiume nel suo insieme, ripensando le città e le aree attigue al corso d’acqua. In Alto Adige questo sta già succedendo, gli interventi sono possibili ed i vantaggi sono indubbi. In zone limitate (si vedano i progetti su Mareta, Aurino ed Isarco) è stato dimostrato che si può liberare il fiume rimuovendo gli argini per ottenere una varietà morfologica che giova sì alla fauna ed alla flora fluviale, ma anche alla popolazione che dispone di spazi ricreativi di indiscutibile bellezza. La stessa popolazione che temeva questi interventi ringrazia ora le autorità per aver permesso questo tipo di interventi.

Renata Attolini, Segretaria Provinciale di Sinistra Italiana

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Semplificazione e legge “sblocca cantieri”, le novità in un convegno.La nuova disciplina sarà presentata giovedì 18 luglio in un incontro presso la Sala della Cooperazione in via Segantini.

La legge provinciale in materia di semplificazione e potenziamento della competitività (11 giugno, numero 2) e la legge “sblocca cantieri” (14 giugno numero 55) saranno oggetto di un convengo organizzato dal Tavolo appalti della Provincia autonoma di Trento. L’appuntamento con le novità in materia di contratti pubblici è per le ore 8.30 presso la Sala della Cooperazione in via Segantini 10 a Trento. Sarà possibile seguire i lavori anche in diretta Facebook sulla pagina ufficiale della Provincia autonoma di Trento.

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Al via la seconda edizione del Premio “Fare Paesaggio”. Prevista una menzione speciale per le iniziative che ricadono nei territori dolomitici.

Il paesaggio è una grande opera collettiva a cui tutti, e in modo diverso, contribuiamo attraverso le nostre azioni: un piano regolatore, la costruzione di un edificio, la ristrutturazione di una casa, il recupero di un paesaggio rurale, un progetto educativo nelle scuole o una campagna informativa. Azioni che possono candidarsi a partecipare al Premio internazionale triennale “Fare paesaggio” presentato oggi a Trento. Il Premio, giunto alla sua seconda edizione,
è curato dall’Osservatorio del Paesaggio del Trentino della Provincia autonoma di Trento che si avvale, per la sua organizzazione della tsm-step Scuola.

“Il paesaggio – ha detto intervenendo alla presentazione il vicepresidente della Provincia, Mario Tonina – non è più inteso come un oggetto statico, ma come un elemento in continuo mutamento, la cui gestione deve bilanciare in modo equilibrato e attento le istanze di tutela degli elementi di valore con la qualità delle trasformazioni, che inevitabilmente investono un territorio vivo e attivo come il nostro. Per supportare questi processi abbiamo da tempo compreso che ad una tradizionale azione di tutela paesaggistica devono essere necessariamente affiancate iniziative di carattere culturale e tecnico, in grado di far crescere e maturare la percezione collettiva del valore del paesaggio e di assicurare una generalizzata crescita qualitativa nelle azioni di trasformazione dei luoghi, siano esse di carattere architettonico, di pianificazione o di gestione del territorio, concetto emerso con forza anche nei recenti Stati generali della Montagna. L’auspicio è che questa seconda edizione del premio “Fare paesaggio” possa servirci, grazie agli esempi virtuosi che saranno presentati, a rendere sempre più efficaci le nostre azioni, proprio sotto il profilo della qualità, l’elemento che dovrà distinguere le nostre politiche. Se tutti lavoreremo nella stessa direzione, – ha concluso – potremo garantire un futuro ad un territorio di montagna come il nostro”.

“Obiettivo del premio, come ha evidenziato nel corso della presentazione l’archittetto Giorgio Tecilla direttore dell’Osservatorio del Paesaggio, è sostenere la salvaguardia e la gestione del paesaggio sensibilizzando in tal senso, cittadini, amministratori, liberi professionisti, associazioni e istituzioni culturali ed educative. Il Premio consiste in una selezione triennale di opere, progetti e iniziative realizzate nel territorio europeo definito dalla Convenzione delle Alpi, che sappiano esprimere obiettivi di elevata qualità paesaggistica e sostenibilità ambientale”.

La “selezione” riguarderà tre distinti ambiti tematici:

“programmazione, pianificazione e gestione del territorio”;

“segni nel paesaggio”;

“cultura, educazione e partecipazione”.

Per questa edizione in occasione del decennale del riconoscimento UNESCO delle Dolomiti è prevista l’attribuzione di una “Menzione speciale” riservata a tutte le candidature, di qualsiasi sezione che ricadono nei territori dolomitici.

Nel comitato organizzatore del Premio, presieduto dal vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina, sono presenti Giulio Andreolli, rappresentante dell’Ordine Ingegneri della provincia di Trento, Elena Dai Prà dell’Università degli Studi di Trento, Gianluca Cepollaro direttore di tsm-step-Scuola per il governo del territorio e del paesaggio, Federico Giuliani, presidente dell’Ordine dei dottori Agronomi e dei dottori Forestali della provincia di Trento, Giorgio Tecilla, direttore dell’Osservatorio del Paesaggio e Susanna Serafini, rappresentante dell’Ordine degli architetti, pianificatori paesaggisti e conservatori della provincia di Trento.

Per la valutazione delle proposte è stata istituita una giuria internazionale di esperti presieduta dal paesaggista portoghese João Nunes e che vede la partecipazione dell’architetto svizzero Armando Ruinelli, della geografa Viviana Ferrario dell‘Istituto universitario di architettura di Venezia e dell’architetta slovena Maja Ivanič. La Giuria considererà in particolare gli aspetti relativi all’innovazione e alla sostenibilità, al valore esemplare, alla partecipazione e alla sensibilizzazione della cittadinanza ai temi del paesaggio.

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AI Suoni delle Dolomiti il duo Alasdair Fraser – violino e Natalie Haas – violoncello per esplorare con la loro proverbiale energia musica celtica, folk e la tradizione della musica da ballo irlandese

Nella magia di pascoli alpini che si affacciano sul gruppo delle Pale di San Martino, arrivano due fuoriclasse della musica folk e non solo.
Si tratta di Alasdair Fraser e Natalie Haas, un duo che pur composto da artisti provenienti da formazioni molto diverse ha trovato una sintonia perfetta per esplorare musica celtica, musica folk, la grande tradizione della musica per danza d’oltremanica, senza dimenticare la musica da camera.
Il luogo dove sarà possibile ascoltarli, all’interno della programmazione de I Suoni delle Dolomiti, è Malga Canvere in Val di Fiemme, domenica 14 luglio (ore 12).

Fraser e Haas sono l’esempio di come due straordinarie avventure artistiche trovino una nuova pienezza grazie all’incontro. Il violinista Alasdair Fraser vanta una carriera trentennale fatta di concerti, premi, partecipazioni a show televisivi, programmi radiofonici e a colonne sonore cinematografiche tra le quali basta citare “Titanic” di James Cameron o “L’ultimo dei Mohicani” di Michael Mann. Nel 2011 è stato anche inserito nella Hall of Fame della Musica tradizionale scozzese e la sua bravura come violinista lo ha reso celebre in tutto il mondo.

Natalie Haas invece si è diplomata alla Juilliard School of Music, ma ha ben presto conosciuto l’amore per la musica tradizionale diventando una delle più ricercate violoncelliste di questo genere sonoro e collaborando con supergruppi irlandesi come Solas and Altan, Liz Carroll e altri.
L’incontro di violino e violoncello è per Fraser il coronamento di un sogno, proprio perché il violoncello rappresentava storicamente la linea ritmica della musica da ballo scozzese. Negli anni questo duo ha letteralmente incantato il mondo, suonando con gioia ed energia e intendendosi alla perfezione e infatti sin dal debutto con “Fire & Grace” si sono imposti al pubblico e alla critica aggiudicandosi il riconoscimento di Album dell’anno agli Scots Trad Music Awards. Da allora hanno dato vita ad altri quattro lavori sulla lunga distanza.

Come si raggiunge il luogo del concerto
Il luogo del concerto è raggiungibile da Predazzo in auto fino a Bellamonte – località Castelìr (parcheggio), poi con gli impianti Castelìr – Fassane – Morea e quindi a piedi lungo il sentiero 623 (ore 0.20 di cammino, dislivello 50 metri, difficoltà E). Da Moena in auto fino alla partenza degli impianti dell’Alpe Lusia (parcheggio), poi con la telecabina fino a Le Cune e quindi a piedi lungo il sentiero 623 (ore 1.45 di cammino, dislivello 150 metri, difficoltà E)

Escursioni con le Guide Alpine e in Mountain Bike
È possibile partecipare a un’escursione con le Guide Alpine del Trentino fino al luogo del concerto percorrendo a piedi da località Castelir una comoda mulattiera che, passando dai Boschi dei Ciocchi e lungo le trincee e i bunker della Grande Guerra, porta fino a Malga Canvere (ore 3 di cammino, dislivello in salita 450 metri, difficoltà E). Partecipazione a pagamento prenotando presso le Guide Alpine Dolomites Experience al numero 348 8271988 e gratuita con prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento dei posti, presso l’Apt Val di Fiemme al numero 0462 241111 per i possessori di: FiemmE-Motion, Trentino Guest Card (possibilità di prenotazione anche sul sito visittrentino.info/card).

È inoltre possibile giungere al luogo del concerto in e-mountainbike con gli accompagnatori di MTB. L’itinerario parte da Castelir e passando per Forte Dossaccio raggiunge Malga Bocche e Canvere (13 km di lunghezza, dislivello in salita 460 m, difficoltà media). Partecipazione a pagamento prenotando entro le ore 12 del giorno precedente presso l’Apt Val di Fiemme al numero 0462 241111. L’escursione avrà luogo con un numero minimo di 4 partecipanti.

In caso di maltempo il concerto verrà recuperato alle ore ore 17.30 al Palafiemme a Cavalese. I biglietti per l’accesso in sala saranno in distribuzione, fino ad esaurimento posti, dalle ore 15.30.

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La star degli anni ’80 Gazebo: “I Like Chopin rimane il mio più grande successo, purtroppo. Il problema grosso è che quando fai un successo del genere, l’aspettativa per quello che fai dopo è sempre più alta. La gente mi identifica solo con quella nonostante io abbia fatto 10 album. E’ stato molto sottovalutato l’aspetto dei testi della musica anni ’80. Tutta la musica degli anni ’80 era fatta da musicisti. oggi il pop non è fatto con la stessa artigianalità, del musicista che suona con lo strumento, che ha studiato lo strumento. Oggi la tecnologia digitale dà la possibilità a tutti di fare qualsiasi cosa. Trap? Non ne sono attratto, tra i contemporanei faccio fatica a dire chi mi piace”.

Paul Mazzolini, in arte Gazebo, autore della hit degli anni ‘80 “I Like Chopin”, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

La canzone ‘I like Chopin’ di Gazebo fu inserita nella colonna sonora di ‘Vacanze di Natale’ 1983 dei fratelli Vanzina. Enrico Vanzina ha rivelato che ‘I like Chopin’ era uno dei brani preferiti di Carlo e che rappresenta il loro cinema. “Mi hanno colpito le parole di Enrico Vanzina, non me l’aspettavo –ha affermato Gazebo-. Ho incontrato Carlo Vanzina l’anno scorso, c’era anche Jerry Calà. Ho avuto modo di conoscerlo anche se con i fratelli Vanzina abbiamo frequentato la stessa scuola a Roma anche se loro erano più grandi quindi non li ho mai incontrati. Quando ci siamo incontrati ci siamo scambiati i complimenti e sapere che suo fratello avesse detto quella cosa mi ha emozionato. Gli anni ’80 che sono arrivati dopo un momento difficile politicamente e socialmente sono stati un momento di pausa, dove sembrava che il Paese potesse tornare a crescere, c’era ottimismo, la gente voleva divertirsi. Questi cinepanettoni, che sarebbero stati diversi negli anni ’70, rappresentano stereotipi degli anni ’80, della Milano da bere. I Like Chopin rimane il mio più grande successo, purtroppo. Il problema grosso è che quando fai un successo del genere l’aspettativa per quello che fai dopo è sempre più alta. Alla fine la gente mi identifica solo con quella nonostante io abbia fatto 10 album. Alle mie serate c’è sempre qualche coppia che mi dice che si è incontrata grazie a questa canzone. La cosa bella è che questi brani entrano nella vita delle persone.

Io venivo da un Paese come l’Italia che di certo non dominava le classifiche a livello internazionale. La produzione italiana era artigianale rispetto a quella americana e inglese. Era un po’ Davide contro Golia, noi avevamo budget ridicoli, ti può succedere una volta di competere. Infatti ‘I like Chopin’ è stato un colpo di fortuna, una magia. Il testo parla della storia d’amore paradossale tra un musicista e una scrittrice francese. Una storia d’amore complicata e piena di colpi di scena. E’ stato molto sottovalutato l’aspetto dei testi della musica anni ’80. I critici non vanno ad approfondire questo. Chi ha fatto la musica negli anni ’80 è cresciuto negli anni ’70. Tutta la musica degli anni ’80 era fatta da musicisti. oggi il pop non è fatto con la stessa artigianalità, del musicista che suona con lo strumento, che ha studiato lo strumento. Oggi la tecnologia digitale dà la possibilità a tutti di fare qualsiasi cosa”.

Sulla musica trap. “Non ho approfondito molto il discorso della trap, non ne sono attratto. Tra i contemporanei faccio fatica a dire chi mi piace. Sulla scia di quello che mi inculcano i miei figli, ogni tanto sento delle cose nuove, soprattutto sul rock alternativo inglese. Lì mi riportano un po’ all’atmosfera del post punk inglese degli anni ’70. Quando i miei figli ascoltano la mia musica? Ho la fortuna che tutti e due hanno avuto una bella educazione musicale, sono nati in mezzo agli strumenti. Mio figlio ascolta solo Jimi Hendrix. La femmina invece ascolta solo musica soul. La discografia è in crisi nera, le major stanno licenziando persone a tutto spiano, il mercato è cambiato, non si vendono più i dischi, si punta molto sul download, sulle visualizzazioni, su Spotify. Gli artisti hanno acquisito, come me, la possibilità di gestirsi da soli”.

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Nei giorni scorsi, i Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno individuato, in un appartamento della periferia nord di Firenze, un ambulatorio medico abusivo gestito da due cittadini di origine cinese. All’interno, sono stati rinvenuti molti farmaci, anche scaduti, flebo, siringhe e attrezzature varie. I due sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per il reato di esercizio abusivo della professione medica (art. 348 c.p.).

Durante le quotidiane attività di controllo economico del territorio, militari della Compagnia Pronto Impiego di Firenze hanno notato la presenza di un gruppo di persone, tutte di etnia cinese, nei pressi di un immobile situato in una traversa di via Pistoiese.

La singolarità delle condizioni di alcune di queste, che evidenziavano segni di medicazioni di varia natura, ha insospettito le fiamme gialle, che hanno deciso intervenire immediatamente presso quella che appariva una normale abitazione ma il cui accesso era protetto da un sistema di videosorveglianza collegato a un monitor interno. All’atto dell’ingresso nell’appartamento, i militari si sono trovati di fronte a due cinesi vestiti di tutto punto da medico, intenti a prescrivere farmaci nonché a somministrare flebo a due connazionali mentre altre persone erano in attesa.

La perquisizione dell’immobile ha portato al sequestro di oltre 350 scatole di medicinali, sia italiani che di provenienza cinese, tra cui antibiotici, cortisonici, antinfiammatori, analgesici, antipiretici e antiallergici, in alcuni casi privi delle indicazioni obbligatorie in lingua italiana e, in altri, anche scaduti nonché strumentazione medica (sfigmomanometri, stecche di legno, siringhe, flebo, deflussori,…) e diverse sedie/sdraio ammassate tra il soggiorno e la cucina, verosimilmente utilizzate per far accomodare e “trattare” i pazienti.

Accanto ai prodotti cosiddetti “da banco”, venduti nelle farmacie, sono stati rinvenuti diversi farmaci che non sono vendibili sul territorio senza la prescrizione medica, probabilmente acquistati via internet dalla Cina.

L’attività condotta dai Finanzieri del Gruppo di Firenze si inquadra nel più ampio ruolo di salvaguardia delle attività economiche lecite e di tutela dei cittadini anche sotto il profilo sanitario.

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Ammontano a milioni di euro i danni provocati all’agricoltura dall’ultima violenta ondata di maltempo che ha colpito lungo tutta la Penisola con piante sradicate, serre divelte, frutta come le pesche, le mele ed i kiwi flagellata come pure meloni e pomodori ma anche campi allagati e grano e mais stesi a terra dalle forti tempeste di vento, trombe d’aria e temporali intensi accompagnati da grandinate killer. E’ quanto emerge dal primo monitoraggio effettuato dalla Coldiretti sugli effetti delle tempeste che hanno colpito le campagne dove è necessario avviare le procedure per la richiesta dello stato di calamità. Dalla Puglia al Molise, dall’Abruzzo alle Marche, dalla Toscana all’Umbria, dall’Emilia Romagna fino al Veneto la grandine – sottolinea la Coldiretti – si è abbattuta a macchia di leopardo sulle campagne dove chicchi dalle dimensioni del tutto anomale hanno provocato danni irreparabili alle coltivazioni prossime alla raccolta, mandando in fumo un intero anno di lavoro. In Sicilia favorite dalle condizioni di caldo e siccità le fiamme – secondo la Coldiretti – hanno divorato ettari di macchia mediterranea e costretto ad evacuazioni anche nelle campagne dove in pericolo ci sono coltivazioni e allevamenti. Sono gli effetti della tropicalizzazione che sta cambiando il clima in Italia con – continua la Coldiretti – una più elevata frequenza di manifestazioni violente, grandine di maggiori dimensioni, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. Una anomalia evidente nel corso del 2019 che – conclude la Coldiretti – è stato segnato dai primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi ai quali ha fatto seguito un maggio freddo e bagnato ed un mese di giugno tra i più caldi ed ora dalle tempeste di luglio.

LA MAPPA DEI DANNI PER REGIONE

Emilia Romagna
Pomodoro e mais nel Piacentino, cereali nel Bolognese pesche e nettarine in Romagna sono e colture più danneggiate dalla serie di grandinate che hanno colpito l’Emilia Romagna. A Loiano, in provincia di Bologna, i danni maggiori li hanno subiti i cereali non ancora trebbiati, mentre nel Cesenate i frutteti sono stati bersagliati da chicchi di grandine grandi come uova.

Marche
Alberi abbattuti, capannoni distrutti, serre scoperchiate, danni ingenti alla colture di mais e girasole, all’ortofrutta. E’ il drammatico bilancio della Coldiretti sugli effetti dell’uragano che si è abbattuto all’improvviso sulle Marche ha attraversato la regione da nord a sud lasciando dietro di sé una scia di devastazione nelle campagne. Soprattutto sulla costa ma danni ingenti sono stati registrati anche nelle aree collinari. Colpite in maniera trasversale tutte le province e ogni tipologia produttiva, dai frutteti agli oliveti, dalle aziende zootecniche a quelle a seminativi, senza risparmiare le strutture di vivai ed agriturismi. L’area più colpita è quella del Conero dove tra Osimo, Numana, Castelfidardo e Camerano si sono registrati danni ingenti alle colture da orto come meloni e pomodori (già in ritardo per via del freddo di maggio) ma anche alberi abbattuti. In zona Coppo, a Sirolo, sono rimasti a terra olivi secolari e querce. A Filottrano la furia del vento ha scoperchiato diverse serre. In Vallesina danni negli orti, ad albicocchi e peschi. A Monte San Vito la caduta di alberi ha danneggiate le coperture di serre. Nel Maceratese, tra Recanati e Porto Recanati, interi campi di mais e girasole sono rimasti allettati dopo il passaggio della burrasca che ha anche distrutto un capannone agricolo.

Abruzzo
Anche le campagne dell’Abruzzo sono state distrutte dalla grandine e la pioggia con particolare riferimento alle zone costiere, soprattutto Pescara e Francavilla fino a Vasto, ma senza risparmiare il Fucino e le aree piu’ interne, devastando alberi da frutta, capannoni e serre, ortaggi in campo e serre, lasciando una scia di devastazione per tante aziende agricole in un momento delicato per le colture. Danni sulla costa ma anche nelle aree collinari della regione, in linea purtroppo con un clima sempre più anomalo e imprevedibile. I danni sono ingenti soprattutto sulla costa e hanno colpito ogni tipologia di realtà produttiva con la compromissione non solo del raccolto di stagione ma delle attività del prossimo futuro – dice Coldiretti – È necessario che le autorità competenti valutino il danno e si chieda lo stato di calamità.

Umbria
Forti grandinate si sono abbattute su alcune zone della regione, a cominciare dall’Eugubino, Fossato di Vico e Alto Tevere. La grandine, con chicchi grandi quasi come noci, accompagnata dal vento – riferisce la Coldiretti – ha imperversato per lunghi minuti su buona parte del territorio comunale di Gubbio. Da un primo monitoraggio in alcuni terreni, risultano danni ingenti sul grano con perdite che potranno arrivare anche oltre il 50% del prodotto, ma c’è preoccupazione anche per mais e girasole, con caduta di foglie e piante compromesse.

Toscana
Il maltempo ha colpito a macchia di leopardo anche la Toscana – sottolinea la Coldiretti – dopo un mese di giugno che si è classificato come uno dei più secchi della storia, sono arrivate le piogge di questi ultimi giorni che hanno provocato gravi danni all’agricoltura in un momento particolarmente delicato con le coltivazioni di cereali e verdura e frutta prossime alla raccolta. Tra le zone maggiormente colpite dalla forte pioggia di questi giorni si trovano quelle della Lunigiana e della Carfagnana oltre che la provincia di Pisa e di Livorno.

Molise
In Molise le situazioni di maggiore criticità si sono verificate lungo la fascia costiera adriatica e nella zona del venafrano a confine con la Campania. Nello specifico in Basso Molise (fascia costiera) i danni maggiori secondo la Coldiretti hanno riguardato i vigneti che, a causa di vento fortissimo e di trombe d’aria, sono stati rasi al suolo, ma danni rilevanti si registrano anche alle orticole a pieno campo e ai frutteti flagellati da grandinate abbattutesi sulla zona a macchia di leopardo. Nella zona del Venafrano, invece, il vento fortissimo unito a violentissime grandinate ha raso al suolo vigneti e campi di mais, danneggiando gravemente anche orticole e oliveti.

Puglia
Una violenta grandinata in provincia di Bari a Bitonto, Santo Spirito, Palese, Polignano Monopoli, Brindisi, Fasano, Pezze di Greco, Carovigno, aggravata da un alluvione e dalla tromba d’aria, ha interessato le campagne pugliesi mentre – sottolinea la Coldiretti – due trombe d’aria hanno spazzato via produzioni e sradicato alberi a Fasano in provincia di Brindisi e tra San Severo e San Marco in Lamis in provincia di Foggia, oltre all’alluvione che ha creato vere e proprie cascate d’acqua a San Giovanni Rotondo.

Sicilia
Favorite dalle condizioni di caldo e siccità le fiamme secondo l Coldiretti hanno divorato ettari di macchia mediterranea e costretto ad evacuazioni anche nelle campagne dove in pericolo ci sono coltivazioni e allevamenti.

L’assessore Spinelli: “Vogliamo rilanciarne l’attività secondo una nuova visione”. Trentino Digitale: nessun taglio occupazionale in vista.

“Convocheremo a breve un incontro con le organizzazioni sindacali per sviluppare un confronto sereno e costruttivo, nel quale ribadiremo la volontà della Provincia di rilanciare l’attività di Trentino Digitale secondo una nuova visione”. Questa la precisazione dell’assessore provinciale allo sviluppo economico, Achille Spinelli, in relazione ad alcuni articoli di stampa nei quali si prospettano tagli occupazionali per la società che lavora nell’ambito della trasformazione digitale della pubblica amministrazione trentina. “La Giunta provinciale – spiega Spinelli – ritiene che sia importante ed opportuno incontrare al più presto i rappresentanti dei lavoratori di Trentino Digitale, per discutere sulla situazione attuale e, ancor più, del futuro e delle prospettive di questa società, che assume un peso di assoluta rilevanza per il Trentino. Comprendiamo le preoccupazioni dei lavoratori in questa fase – aggiunge l’assessore – ma ribadiamo come la Provincia non intenda disperdere un patrimonio di conoscenze tecniche e professionalità costruito nel tempo e difficilmente reperibile sul mercato locale”.

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secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, sono stati più di 1,7 milioni i proprietari che, nel corso dello scorso anno, hanno scelto di tutelare il proprio animale domestico con una polizza dedicata.

I costi annuali, per la sola copertura contro i danni a terzi, partono dai 45 euro per i gatti e dai 65 euro per i cani, mentre per la polizza veterinaria – che rimborsa le spese legate a cure e interventi – i premi superano i 100 euro, ma in questo caso sono spesso i gatti a costare di più.

Sul prezzo incidono anche l’età e la razza dell’animale; costi e franchigie potrebbero quindi aumentare o, peggio, l’animale potrebbe non essere assicurabile se non rientra nei parametri fissati dalla compagnia assicurativa.

Sperando che la notizia sia di vostro interesse e possa trovare spazio sulla testata, alleghiamo la relativa nota stampa e rimaniamo a disposizione per qualunque ulteriore necessità di approfondimento.

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