classifiche_TrentoBondone

Simone Faggioli (vincitore 69ª Trento-Bondone)
Questa vittoria è incredibile e ci voleva. Venivo da un periodo difficile, in cui non riuscivo a trovare la giusta strada per la macchina. Qui alla Trento-Bondone il nostro telaio e le gomme Pirelli sono sempre state performanti e così è stato, anche se la pioggia ha rimescolato le carte in tavola. Fino all’ultimo non sapevamo cosa fare, se optare per le gomme slick, le intermedie o quelle da pioggia. Ho scelto queste ultime perché ho pensato che nei lunghi tratti nel bosco la strada sarebbe stata sporca e umida. Sapevo che nel finale avrei sofferto un po’, ma la gomma ha tenuto benissimo. Alla fine la scelta è stata azzeccata ed è arrivata una prestazione incredibile nella gara più importante d’Europa. Un successo che raddrizza la mia stagione. Come sarebbe stata con l’asciutto? Abbassare il record di 9’00” sarebbe stato difficile, ma ci avremmo provato. Ho superato per numero di vittorie alla Trento-Bondone Mauro Nesti e battere il numero 1 per eccellenza mi rende fiero. Questa gara mi piace da impazzire, è una delle poche gare vere rimaste in Europa. Dovrebbe essere gara a sé, perché è unica al mondo.

 

Manuel Dondi (2° classificato 69ª Trento-Bondone)
Quando è arrivata la pioggia, per un po’ ho sperato di poter fare il colpaccio. L’attesa è stata lunghissima e alla fine sono contentissimo di come è andata. Sapevo che con Faggioli sarebbe stata dura anche con il vantaggio della strada asciutta. Il divario è difficile da colmare. Sono comunque contento del mio tempo e della mia prestazione, ho battuto un record storico che apparteneva a un pilota che ha fatto la storia di queste gare. Alla fine ho conquistato un secondo posto assoluto, insperato, quindi sono ancora più contento. Qui alla Trento-Bonfone sono sempre andato bene. È una gara che si adatta molto alle caratteristiche della mia vettura e della mia guida. In passato ho sempre avuto qualche inconveniente. Quest’anno è andato tutto bene fin dalle prove del sabato. La macchina era perfetta e io ho dato tutto quello che avevo. Rimarrà una giornata indimenticabile.

 

Giuseppe Ghezzi (3° classificato 69ª Trento-Bondone e vincitore gruppo GT)
Sognavo questo risultato ed è arrivato. Anzi, sono andato oltre le più rosee aspettative. Quest’anno abbiamo fatto un lavoro specifico sulle gomme, che ha pagato. Quando sono arrivato al traguardo e ho letto 10’28” non capivo più nulla. Ho vinto il mio gruppo, con il nuovo record, e ho chiuso terzo assoluto. Una giornata incredibile. Cosa ha atto la differenza? Oltre alle gomme, il piede destro. Ci sono due tre punti sul percorso della Trento-Bondone dove bisogna tenere giù il piede e tenere la macchina. In certi momenti ho visto le rocce avvicinarsi sempre di più, ma la macchina ha tenuto. Ed è arrivato questo splendido risultato.

 

Denny Zardo (5° classificato 69ª Trento-Bondone)
Ho vissuto una giornata sfortunata. Già nelle prove di sabato mi ero dovuto fermare dopo 3 km per un problema a una candela del motore. Nella seconda manche sono riuscito a prendere un po’ di feeling con la macchina, ma poi in gara le condizioni meteo hanno rivoluzionato tutto. Pioggia, vento, grandine, non sapevamo cosa fare. Mi ero allineato con le gomme da bagnato. Poi, dopo l’ultima interruzione, ho deciso di rischiare con le slick. Nel sottobosco sono andato cauto: ho perso il controllo della macchina 3-4 volte, ma sono riuscito a non girarmi. Nel finale ho attaccato, ma ormai ero arrivato. Dovevo tenere le gomme da bagnato e fidarmi. Ho fatto una scelta e l’ho sbagliata, anche se complessivamente siamo riusciti a salvare un weekend iniziato male. Ci riproverò l’anno prossimo.

 

Christian Merli (7° classificato 69ª Trento-Bondone)
Le aspettative erano quelle di fare una buona gara. Con l’asciutto avrei fatto molta fatica, ma con la situazione di umido che si è venuta a creare le cose erano differenti. Ho scelto le gomme intermedie: nel tratto iniziale ho faticato un po’, ma nel finale avrei potuto accelerare in uscita dai tornanti e fare velocità, visto che era asciutto. Penso non sia stato così per Faggioli, che ha optato per le gomme da pioggia. I conti si sarebbero comunque dovuti fare alla fine. Purtroppo ho avuto un problema tecnico: si è abbassata la pressione dell’olio e, quando quest’ultimo scende sotto un certo livello, ci sono dei sensori che fanno spegnere il motore, per evitare ulteriori danni. È stata una giornata lunghissima e sarebbe il caso di partire un paio d’ore prima. La Trento-Bondone è una gara a se stante, totalmente differente dalle altre di campionato europeo. Abbiamo sviluppato delle macchine per gare da 5 km ai 250 km/h. Qui se ne fanno 20, con i tornanti.

 

Lucio Peruggini (4° assoluto e 2° gruppo GT 69ª Trento-Bondone)
Con questa macchina non potevo scendere sotto il tempo che ho fatto. Paghiamo il balance-performance, che toglie circa 100 cavalli a questa macchina rispetto alla mia vecchia Ferrari. Volavo a livello di telaio, mentre nel finale, dove bisognava spingere, ho pagato dazio. Il primo posto di gruppo lo ho perso lì. Il percorso era comunque impeccabile. Lo ho detto più volte. Questa è e rimane la gara più bella d’Europa.

 

Tiziano Nones (1° gruppo A)
Sabato in prova ho modificato l’assetto della macchina tra la prima alla seconda manche. Prima della gara, poi, abbiamo cercato di renderla un po’ meno rigida. Abbiamo cambiato le gomme e ne è uscito un buon tempo. Questa mattina ercato di modificare rigidità. Cambiato gomme e uscito un bel tempo. Prima volta che uso questa macchina. Bisogna saper tenere giù il piede. Bisogna continuare a correre. Per poterla assettare giustamente. Percorso con tanto asfalto nuovo, specialmente . Avere un sfalto che è un biliardo è come correre in pista.

 

Rudy Bicciato (2° classificato gruppo A 69ª Trento-Bondone)
L’anno scorso aveto fatto di meglio e per questo dico che avrei potuto fare di meglio. Avevo scelto i materiali migliori proprio per provare a fare qualcosa di più. Anche il pilota, però, deve essere al top e purtroppo soffro di un’ernia discale che mi dà qualche noia. La gara è stata tiratissima e alla fine ho pagato un distacco di 3″ da Nones. Le ho presi nella parte centrale, dove conta anche l’abilità del pilota nel tenere il piede pigiato. Non mi sono comunque risparmiato.

 

Antonino Migliuolo (1° classificato gruppo N 69ª Trento-Bondone)
Questa vittoria di gruppo vale doppio, perché conquistata nonostante un grande problema al differenziale centrale. Ce ne siamo accorti sabato, ma il danno non era riparabile in poco tempo. Quindi si trattava di pregare e provare ad arrivare al traguardo. Dopo tre tornanti ho cominciato ad avvertire un rumore sempre più forte. Le ruote hanno cominciato a slittare ma sono riuscito ad arrivare in coma. Il riscontro cronometrico non mi soddisfa, puntavo a un 11’10”, che in condizioni ottimali era fattibile. Sono comunque felicissimo di aver vinto qui per la terza volta e di essere al comando del campionato europeo.

 

Diego Degasperi (13° classificato 69ª Trento-Bondone)
Dopo terzo tempo delle prove miravo bel tempo e chissà podio. Con un temporale a 20 minuti dall’ultima macchina cambiao tutto. Ci tenevo tanto, peccato. Mancano 365 iorni alla prossima Trento-Bondone. Ho trovato tante bandiere gialle nella parte alta, due macchine anche un po’ in traiettoria. A forza di togliere gas tempo alzato. Ho rischiato anche io due volte. Mi sono anche girato una volta. Sono andato di traverso nell’erba e penso di aver perso 30”. Sarebbe bastato aspettare mezz’ora. Si parlava da un asfalto asciuto a un misto a un lago. Ci sono diversi tipi di asfalto lungo il percorso. Certi drenano di più, certi meno. Comunque ho portato la macchina integra al traguardo.

 

Aldolfo Bottura (vincitore Auto Storiche 69ª Trento-Bondone)
Mi sono divertito ed è arrivato anche il risultato. Nella prima prova di sabato avevo avuto qualche problema all’impianto frenante e di carburazione del motore. Nella seconda prova ho sistemato un po’ di cose e anche il riscontro cronometrico è stato nettamente migliore. Mi ha dato un po’ di fiducia e mi ha permesso di affrontare la gara con più decisione. Ho fatto segnare un buon 11’05”, di 10” più basso rispetto al tempo del 2018, con una macchina nuova, più potente ma anche più pesante. Questa gara è quella a cui tengo di più e sono contento di aver portato avanti questo progetto. Gli avversari erano di buon valore e questo mi ha spinto a dare ancora qualcosa in più.

 

Faggioli a segno per la 10ª volta sul Bondone. La pioggia lancia sul podio anche Dondi e Ghezzi.

 

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Doveva essere l’edizione dei tempi record, quella dei dieci piloti capaci di scendere sotto il tetto dei dieci minuti. La mano implacabile e imprevedibile del maltempo l’ha vince trasformata nell’edizione thrilling, capace di catapultare due piloti velocissimi, nei rispettivi gruppi, come il bolognese Manuel Dondi (Fiat X 1/9) e il trentino Giuseppe Ghezzi (Porsche 997 Gt3), addirittura sul podio assoluto della 69ª «Trento Bondone». D’altronde qualcosa di simile ad una tempesta, fatta di pioggia fittissima e grandine, ha deciso di scatenarsi sul percorso di gara a partire dalle ore 16.15, investendo paddock, vetture e il parco chiuso alle Rocce Rosse, dove i piloti che avevano già terminato le proprie fatiche hanno dovuto difendersi dal nubifragio compattandosi sotto i tendoni. Un evento imprevedibile in queste proporzioni, che però non ha impedito alla gara di concludersi dopo una lunga pausa forzata. Inevitabilmente ha però stravolto la classifica, avendo costretto quasi tutti i prototipi a partire sull’asfalto bagnato e in gran parte con le gomme da pioggia. Ha gongolato chi era già arrivato al traguardo, trovando il percorso in condizioni perfette, molto meno chi doveva ancora salire.

 

In questo contesto Simone Faggioli (Norma M20 Fc) ha comunque trovato modo di sferrare il solito attacco letale alla classifica: ha montato gomme da pioggia e ha preso subito un buon ritmo, mettendo nel mirino il sorprendente Manuel Dondi e il suo 10’13”68, riuscendo persino a staccare un tempo inferiore ai 10 minuti: 9’56”19. Christian Merli è partito subito dopo di lui con gomme intermedie, ma dopo il terzo intertempo, a un chilometro dal traguardo, quando pagava appena tre decimi di distacco dal fiorentino, si è improvvisamente abbassata la pressione dell’olio del motore della sua Osella FA 30 e ha dovuto alzare bandiera bianca, giungendo a Vason a velocità ridottissima. Non è la prima volta che il pilota trentino deve masticare amaro nelle gara di casa, evidentemente è destino che debba andare spesso così.

 

Per Faggioli si tratta del decimo successo in questa gara, con la quale al contrario vanta un feeling incredibile, basti pensare che è dovuto arrivare a Trento per raccogliere la prima vittoria assoluta europea stagionale. Con esso Simone ha superato anche il mito Mauro Nesti, che si era fermato a quota nove, entrando a pieno diritto nella leggenda della «Trento Bondone».

La giornata inclemente ha mietuto molte altre vittime, praticamente tutti i protagonisti più attesi, da Diego Degasperi (Osella FA 30 Zytek), che ha dovuto addirittura fare i conti con un testacoda, a Michele Fattorini (Osella FA 30), fermatosi alla postazione 11 dopo aver toccato un guard rail. Da Denny Zardo (Norma M20 Fc), che nella lotteria post-uragano ha sbagliato la scelta di gomme, montando le slick, a Federico Liber (Gloria C8P-Evo), Christoph Lampert (Osella FA 30), rallentati dal fondo bagnato, e Achille Lombardi (Osella Pa 21 Jrb), uscito di strada.

 

In classifica, dietro all’inedito terzetto da podio composto da Faggioli, Dondi e Ghezzi, troviamo così Lucio Peruggini (Lamborghini Huracan) quarto con 10’31”10, Zardo quinto con 10’34”07, Dan Michl (Lotus Elise) sesto con 10’35”29, Merli settimo con 10’35”80, l’austriaco Christoph Lampert (Osella FA 30) ottavo con 10’35”97 e poi altre due sorprese come Luca Gaetani (Ferrari 458 GT3) nono con 10’38”54 e Tiziano Nones (Ford Fiesta Rs Wrc), trionfatore nel gruppo A con 10’55”26. Questa la top ten.

Tra le Sportscar Motori Moto successo per il veronese Federico Liber, che ha sfruttato il già citato ritiro di Achille Lombardi, davanti al sorprendente trentino Filippo Golin (Osella PA 21 Jrb Bmw) alla sua seconda gara nel Civm. Detto della prestazione superlativa di Dondi in gruppo E2SH, che gli è valsa il secondo posto assoluto e il nuovo straordinario record tra le vetture coperte in 10’13”68, strappandolo a Georg Plasa, ottimo secondo posto del ceko Michl su Lotus e terzo del rumeno Ionescu su Ferrari.

Vittoria con record in gruppo GT per Giuseppe Ghezzi, capace di firmare un tempo incredibile, e di precedere l’amico avversario Lucio Peruggini, accompagnato sul podio da Luca Gaetani. Nuova affermazione per il veneto Stefano Artuso su Ferrari 458 EVO in GT Cup, altro successo casalingo quello di GT Supercup per Dario Baruchelli sulla Lamborghini Huracan, con cui ha preceduto il leader GT Supercup Roberto Ragazzi. Giuseppe D’Angelo balza in vetta al Gruppo E1, vincendo sul Bondone con la Renault New Clio, precedendo il piemontese Giovanni Regis dominatore della classe 1.6 sulla Peugeot 106.
In gruppo A l’altoatesino Rudi Bicciato su Mitsubishi Lancer ha consolidato la vetta tricolore con il secondo posto in gara e l’11° tempo assoluto, dove l’alfiere della Scuderia Mendola si è difeso malgrado un problema alla schiena ed ha chiuso alle spalle di Nones. Sul podio anche il migliore di classe 2000, l’esperto veneto Ivano Cenedese su Renault New Clio RS.

 

Nel gruppo N, popolato da appena sette vetture, ad imporsi è stato il “trentino”di Sorrento Antonino Migliuolo su Mitsubishi Lancer Evo 9 grazie al tempo di 11’26”36, 14 secondi in meno rispetto a Gabriella Pedroni sempre su Mitsu, che ha chiuso a 11’40”37, accusando noie al cambio, precedendo Dennys Adami (Bmw M3) 11’59”89 su un podio, quindi, tutto trentino.

Secondo successo consecutivo per Adolfo Bottura su Osella PA 9/90 Bmw nella gara di campionato Europeo riservata alle vetture storiche. Ha preceduto Piero Lottini su Osella PA 9/90 (11’15”27), Maurizio Visintainer su Bmw M3 E30 (11’45”19) e Giuliano Palmieri su De Tomaso Pantera (11’52”48”).

 

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Foto di Marco Trabalza e Andrea Dalmonech

 

E’ successo poche settimane fa. Grazie ad un formidabile gioco di squadra, l’Italia ha portato a casa le Olimpiadi. C’è riuscita perchè ha saputo accantonare la  logica degli orticelli e perchè per una volta  – l’immagine è di una giovane atleta italiana- ha agito come un’orchestra.

Una lezione che deve farci riflettere, soprattutto ora, che è tutto un gran fiorire sulla stampa locale di veti ed anatemi contro quello che , nell’immaginario collettivo e nella realtà , è il gioiello della proposta culturale del Trentino,  il Muse.

Il Museo  in 5 anni ha contato oltre tre milioni di visitatori, è tra i primi dieci musei d’Italia , il primo tra quelli scientifici . Un museo economicamente sostenibile , che non prosciuga le casse provinciali , ma produce ricchezza. Il Muse è meta privilegiata del turismo trentino , interlocutore attento del mondo imprenditoriale ,  dell’Università , della ricerca.

Alla base della  polemica , una inutile contrapposizione tra le ragioni e gli spazi della scienza e quelli dell’arte ,un improvviso braccio di ferro  su un palazzo dimenticato da tutti , da anni, le Albere , la cui bellezza e potenza ha invece colpito il board del MUSE, che si è  posto il problema di come strapparlo all’indifferenza e restituirgli  il valore che merita.

In atto non c’è alcuno scippo, ma un progetto che configura un dialogo tra scienza, filosofia , arte; un dialogo tra le diverse realtà museali, che anzichè contrapporsi in sterili rivendicazioni  sulla stampa  dovrebbero collaborare  ed  agire …… come gli strumenti di un’orchestra.

Domina inoltre nella polemica  un fastidio per la modernità , che si traduce in una bocciatura del Planetario, che dovrebbe essere installato nel prato delle Albere, necessariamente vicino al MUSE.  Domina la nostalgia di un paesaggio storico  che nella realtà non c’è più ( come potrebbe esserlo con a fianco lo stadio, difronte la ferrovia e due barchesse ridotte a ruderi , un sottopasso di recente costruzione e anonime costruzioni sullo sfondo) .

Questa contrapposizione tra storia e contemporaneità non risparmia  neppure  il progetto di Piano : all’improvviso il Muse diventa brutto, troppo ardito e aguzzo,  ingombrante. Eppure proprio l’innesto  tra paesaggio storico e contemporaneità  è la carta vincente di città ben più importanti di Trento . Per rimanere in Italia, e non espanderci troppo, pensiamo a Milano.

Ma  a chi giova declassare il valore del Muse? Demolirne il disegno architettonico, la proposta culturale, il bisogno legittimo di crescere e innovare  per non invecchiare e non cedere nulla del prestigio che negli anni ha saputo conquistarsi sulla scena internazionale.

Chi si prende la responsabilità di spegnere uno dei soggetti più dinamici dell’industria culturale del Trentino ? Perchè è importante che i trentini sappiano che negare al Muse la possibilità di arricchire la propria offerta scientifico- culturale , significa  ingessarlo , indebolire la sua competitività sulla scena internazionale, renderlo economicamente meno autonomo

Ne vale la pena ? Ripetiamo, a chi giova? Non certo  al Trentino e neppure alle Albere e al suo prato , che dai successi del Muse possono  solo ricavarne benefici. La vicinanza con un Museo che funziona non può che fare bene.

Infine non c’è in campo alcun progetto di mortificare l’arte trentina , per la cui valorizzazione c’è la Galleria civica di Trento , mentre per l’arte moderna e contemporanea   è stata creata  una   struttura museale  a Rovereto con pregiate donazioni  che da anni giacciono nei depositi. E’ un museo con potenzialità pari a quelle del MUSE. L’importante è che queste potenzialità vengano espresse.

 

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IL CDA del MUSE

 

Timelapse 4K: archivio video Agenzia giornalistica Opinione

Simone Faggioli vince per la decima volta a Vason. Christian Merli è solo settimo dopo una grandinata.

Le prove cronometrate e i pronostici tecnici annunciavano una 69ª «Trento Bondone» dei record, non solo per il numero dei partecipanti, ma per il fatto che una decina di piloti godevano delle credenziali per scendere sotto i 10 minuti di gara. Invece ci ha pensato un forte temporale e la grandine caduta copiosamente per oltre 15 minuti per falsare tempi e classifica. Così l’edizione 2019 della cronoscalata più famosa d’Europa ha riservato sorprese per le posizioni di vertice, con il solo Simone Faggioli, fuoriclasse fiorentino alla guida della Norma M20 Fc, a scendere sotto il muro dei 10 minuti, iscrivendo il suo nome per la decima volta nell’albo d’oro della competizione organizzata dalla Scuderia Trentina. Ha impiegato 9’56”19 per concludere i 17,3 km del percorso da Montevideo a Vason.

Piazza d’onore per il bolognese Manuel Dondi su una Fiat X 1/9 con il tempo di 10’13”68 e terzo il primo trentino (incredulo per il podio assoluto) Giuseppe Ghezzi su una Porsche 997 GT3 R con 10’28”62. Solo settimo il vincitore dello scorso anno Christian Merli su Osella Fa 30 Zytek Lrz, con addirittura 39 secondi di ritardo da Simone Faggioli e tredicesimo Diego Degasperi, che si è girato sul percorso bagnato.

Ottima prestazione poi per Tiziano Nones su Ford Fiesta Rs Wrc, che si è imposto nel gruppo A davanti al bolzanino Rudi Bicciato

Per la prima volta anche la Bandiera di Guerra del 2° Reggimento Genio Guastatori di Trento ha sfilato sul Corno Battisti, tra le cime e gli strapiombi del monte Pasubio. Ma la cerimonia di ieri mattina, promossa dalla Sezione Ana di Trento e dai gruppi di Vanza e Vallarsa, ha visto anche la partecipazione del presidente nazionale degli alpini Sebastiano Favero, che in occasione del 103esimo anniversario della cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi, ha ribadito l’importanza di «non dimenticare» queste figure e il sacrificio di tanti giovani che tra quelle vette, oggi simbolo di pace e unione tra popoli, hanno perso la vita. «Battisti è stato un geografo, scrittore, politico ma soprattutto un grande alpino: una figura dotata di profonda umanità, che ha dimostrato anche nei momenti più difficili, dando il meglio di se stesso per gli altri.

 

 

Oggi – ha sottolineato Favero, accompagnato ieri dal presidente sezionale Maurizio Pinamonti – siamo qui per non dimenticare. Per dire ai nostri giovani che la pace non è qualcosa di dovuto, ma va conquistata e alimentata giorno per giorno. Assieme. Lasciando ogni tanto da parte telefonini e apparecchi tecnologici, per saper anche imbracciare un badile in caso di emergenza». Un invito all’impegno. E alla solidarietà concreta. Ma anche ai valori della montagna. Montagna che ieri è stata più volte al centro delle riflessioni dei presenti. «Chi meglio degli alpini ha confidenza con le montagne che Battisti ha tanto studiato.

Battisti è stato un geografo per tutta la vita. Nella sua cassetta di campo, ritrovata proprio quassù, c’erano atlanti, carteggi e tanti scritti tematici. Per comprendere appieno la sua figura – ha detto la professoressa Elena Dai Prà, docente di geografia dell’Università di Trento – bisogna partire proprio dai suoi studi territoriali, dalla sua concezione di una geografia in cui si devono incarnare le aspirazioni al progresso e all’evoluzione sociale».

Il nipote Marco Battisti ha letto alcune lettere e memorie, mentre Claudio Berto, comandante delle Truppe Alpine, ha ripercorso le vicende militari che più di cent’anni fa interessarono quella montagna contesa. Ma tanti altri sono stati gli interventi, per nulla retorici, che hanno scandito la mattinata. Segno della volontà di superare ogni divisione e di costruire assieme un futuro di pace e fratellanza.

Poi la santa messa, seguita dagli onori a tutti i caduti e la deposizione delle corone, per poi tornare per pranzo al Pian del Cheserle, presso il cimitero austro-ungarico, dove la mattina si era aperta la commemorazione con l’alzabandiera.

“Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Il sito “Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Lo comunicano i rappresentanti del MiBAC, membri della delegazione italiana presente a Baku (Azerbaijan) al 43° Comitato del Patrimonio Mondiale. Si tratta di uno straordinario risultato per l’Italia che ha saputo valorizzare i caratteri distintivi e le tradizioni di un paesaggio culturale di eccezionale valore mondiale, grazie al lavoro sinergico tra le diverse istituzioni coinvolte: il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e del Turismo, la Rappresentanza Permanente presso l’UNESCO, la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, la Regione del Veneto, gli enti locali e il Consorzio di Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

La Decisione del Comitato UNESCO, nel riconoscere l’autenticità e l’integrità del sito, l’efficacia del sistema di protezione e gestione messo in atto dalla autorità italiane, ne sottolinea il valore quale paesaggio vitivinicolo emblematico, prodotto del lavoro dell’uomo che ha saputo adattarsi e trasformare, in armonia, un contesto ambientale difficile per la particolare geomorfologia, sviluppando pratiche specifiche per l’uso del suolo. Il sito va ad arricchire l’insieme dei beni italiani presenti nella prestigiosa Lista UNESCO, confermando ancora una volta la grande attenzione mondiale nei confronti del Patrimonio del nostro Paese.

 

 

Per ricordare il mondo dell’emigrazione trentina il prossimo anno alle Gallerie sarà allestita una mostra. Si è chiusa a Storo la Festa provinciale dell’Emigrazione.

 

 

Nel 2020 le Gallerie di Piedicastello di Trento accoglieranno una mostra dedicata all’emigrazione trentina nel mondo, con l’obiettivo poi che questo percorso diventi permanente, una sorta di “Casa della Memoria” dell’emigrazione trentina nel mondo. L’annuncio è stato fatto oggi, durante la festa provinciale che si è tenuta a Storo, dal presidente Maurizio Fugatti, il cui messaggio di saluto è stato letto dal dirigente provinciale del Servizio Attività internazionali, Raffaele Farella.

Durante la Festa è stato quindi il vicepresidente e assessore provinciale all’urbanistica, ambiente e cooperazione Mario Tonina, a portare la vicinanza e i saluti di tutto l’esecutivo ai tanti partecipanti: “Sono lieto – sono state le sue parole – di incontrare oggi l’”Altro Trentino”, quello che vive e lavora fuori dai confini provinciali; è davvero una soddisfazione constatare che in ogni continente le comunità trentine sanno organizzarsi e incontrarsi con l’obiettivo di conservare il ricordo della terra d’origine, coltivando legami che trovano forza nella memoria, nella lingua, nella cultura e nelle tradizioni che vivono e si mantengono di generazione in generazione”.

Oggi si è dunque conclusa a Storo la tre giorni che, tradizionalmente anno dopo anno in una località diversa del Trentino consente ai nostri emigranti nel mondo e ai loro discendenti di rafforzare il legame con la comunità trentina. Al mattino la festa si è aperta con la messa presieduta da don Andrea Fava e dall’arcivescovo emerito Luigi Bressan il quale, oltre a portare i saluti di monsignor Lauro Tisi, ha ricordato i “tanti fili” che legano la comunità trentina al resto del mondo; quindi la sfilata per il centro storico sulle note della Banda sociale del paese e l’omaggio al Monumento all’Emigrante che, a Storo, è dedicato alla Società Americana.

La terza giornata della Festa dell’emigrazione si è chiusa con i saluti delle autorità presso il nuovo complesso E20: accanto al vicepresidente provinciale Mario Tonina, vi erano il vicesindaco Stefania Giacometti, il presidente di Trentini nel Mondo Alberto Tafner e quello dell’Unione famiglie trentine all’estero Mauro Verones.

A leggere l’indirizzo di saluto del presidente Fugatti è stato il dirigente Farella: “Storo ed in generale la valle del Chiese furono terra di emigrazione tra gli anni ottanta del XIX secolo e gli anni Sessanta del Novecento. Moltissimi trentini che vivono oggi in varie zone del mondo, di terza o di seconda generazione che siano, hanno mantenuto legami e rapporti affettivi con questa zona del Trentino e naturalmente con altre valli. Sta qui il valore della Festa provinciale dell’emigrazione. Un momento che mette in comunicazione e sintonizza la dimensione del ricordo e della memoria di chi è emigrato, quella rappresentata dalla concreta e quotidiana esperienza di chi oggi vive e lavora in giro per il mondo ed infine il nostro Trentino – sono state le parole che il presidente Fugatti ha voluto rivolgere ai partecipanti -. Ritengo sia importante non limitarsi a ‘ricordare’ l’emigrazione trentina. La storia, la memoria, l’identità sono importanti e fondamentali a condizione che possano servire alla costruzione del presente e del futuro.

Guardiamo con particolare attenzione ai giovani figli o nipoti di discendenti trentini, ai giovani trentini che hanno intrapreso una vita lavorativa all’estero, per il Trentino rappresentate una straordinaria risorsa, un pezzo importante di futuro”. In questo senso si pone l’annuncio di una grande mostra il prossimo anno: “Ho chiesto e concordato con la Fondazione Museo storico del Trentino, che da anni raccoglie materiale e documentazione sulla storia dell’emigrazione, di predisporre una mostra presso Le Gallerie di Piedicastello per l’estate del 2020. Vorrei che fosse un ‘viaggio’ nella storia dell’emigrazione trentina, capace di trasmettere le conoscenze, ma anche le emozioni. Un lavoro di questo tipo, se troveremo le collaborazioni adatte, potrebbe essere la prova generale per arrivare successivamente ad un percorso espositivo permanente sulla storia dell’emigrazione, una sorta di Casa della Memoria dell’emigrazione trentina: un luogo, che andrà individuato, dove raccontare, ma anche conservare le storie e le esperienze di chi ha vissuto da protagonista l’emigrazione”.

Tonina, nel suo discorso di saluto, ha quindi voluto ringraziare tutti coloro che hanno collaborato: le autorità locali, le associazioni trentine, in particolare la Società americana di Storo, l’Associazione Trentini nel mondo, l’Unione delle famiglie trentine all’estero, i Circoli e le Famiglie nel mondo, i giovani dell’Interscambio oggi presenti, provenienti dall’America Latina e dagli Stati Uniti. “Vogliamo lavorare insieme a voi e alle associazioni attive in questo campo per valorizzare i legami con i moltissimi oriundi, almeno 3,5 milioni in giro per il mondo e in larga parte ormai pienamente integrati nei contesti di destinazione, spesso affermatisi sul piano sociale ed economico e in molti casi con legami via via più deboli con i contesti territoriali di provenienza, legami che vanno rivitalizzati attraverso nuove costruzioni di senso e di relazione, e con utilità reciproche – ha proseguito il vicepresidente -.

Accanto allo storico e significativo fenomeno dell’emigrazione del passato, negli anni più recenti si registra un trend crescente di “uscita” di trentini, tra cui una buona percentuale, circa il 30%, laureati e con profili professionali altamente qualificati. L’emigrazione quindi non è finita, come abbiamo sentito. Nostro compito è leggere e capire questa evoluzione, costruendo e rafforzando quelle reti di relazioni internazionali in una società che viaggia sempre più veloce. Oggi otto trentini su cento – ha aggiunto Mario Tonina – vivono all’estero. Dobbiamo e vogliamo valorizzare questo attaccamento al Trentino, questo sentimento di appartenenza alla stessa comunità. Sono certo che così nasceranno preziose opportunità per la nostra terra, i suoi rapporti culturali, il suo sistema economico. I tanti ragazzi e ragazze che oggi lasciano la nostra Provincia, in maniera provvisoria o definitiva, per studiare, lavorare, fare ricerca, possono e devono diventare, assieme ai discendenti di chi è partito molto tempo fa, i nostri principali interlocutori per internazionalizzare maggiormente il nostro territorio, per costruire partnership sia in ambito economico che della ricerca, per attirare fondi europei in questi ambiti, per attrarre a nostra volta cervelli e investimenti. Credo – sono state le sue conclusioni -. che questo possa essere un modo concreto per dare ulteriore senso alle scelte, alle fatiche e ai sacrifici di chi ha dovuto o voluto costruire lontano dal Trentino il proprio futuro”.

Quindi il vicesindaco Stefania Giacometti, nel ricordare e ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla manifestazione, ha ricordato il 110 anniversario della nascita della Società Americana: dalla Valle del Chiese a inizio Novecento vi fu infatti un forte flusso migratorio verso il centro minerario di Cambria in America, una parte di questi migranti fece ritorno fondando quindi in zona la Società americana, ancora oggi punto di riferimento per i discendenti. E se il presidente di Trentini nel Mondo Alberto Tafner, che ha ricevuto anche una targa con ‘albero dell’amicizia in ricordo appunto dell’anniversario della Società Americana, ha auspicato che la comunità trentina, costruita da tutti i trentini sia da da quelli che vivono qui che da quelli che vivono all’estero, sia sempre più forte e coesa, il presidente dell’Unione famiglie trentine all’estero Mauro Verones ha puntato l’accento su migranti di ieri e di oggi. Fra i presenti anche il console onorario della Repubblica del Cile in Trentino Alto Adige, Aldo Albasini. Con l’occasione sono stati infine ricordati Lenzi, Zortea e Zandonai, scomparsi dieci anni fa.

Diversi i momenti di rilievo per questa manifestazione provinciale: ieri la tavola rotonda “Migranti di ieri e di oggi: il Trentino in movimento”, con la partecipazione di giovani storesi che vivono all’estero o sono appena rientrati e discendenti di emigranti storici che hanno deciso di rientrare in Trentino, nonché la presentazione del documentario ‘Ndovat?”, risultato di un laboratorio creativo di ricerca sulla nuova emigrazione trentina, a cura dell’Associazione Trentini nel Mondo. Venerdì invece l’inaugurazione della mostra multimediale “Força expedicionaria brasileira (FEB): i soldati di origine trentina al fronte italiano durante la seconda guerra mondiale”, il recital teatrale “Storo – America: verso la speranza”, a cura degli alunni della Scuola primaria di Storo, e gli itinerari e racconti animati “Nuovi viaggi: destinazione noi!”.

Immagini, riprese e intervista (al vicepresidente Tonina) a cura dell’Ufficio Stampa

Solidarietà e innovazione: le famiglie indigenti potranno prenotare il cibo col telefonino. Gli sarà consegnato a casa da volontari in e-bike. Banco alimentare, la nuova App presentata al presidente Fugatti e all’assessore Segnana.

 

 

Solidarietà fa rima con innovazione e ambiente. Il Trentino è da sempre una terra che si mobilita e si spende per quanti sono in difficoltà e da oggi lo fa anche con una maggiore attenzione all’impatto ambientale. Il Banco alimentare ha presentato la sua ultima iniziativa in occasione della visita nello stabilimento di via Innsbruck da parte del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e dell’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana. “Avete un ruolo importante e prezioso per tante famiglie in difficoltà. Anche a nome della comunità dei trentini meritate un grazie per la vostra disponibilità verso il prossimo che esprimete attraverso l’attività di volontariato” sono state le parole del governatore. L’assessore Segnana ha invece messo in luce come il Banco alimentari rappresenti una garanzia per i donatori perché il cibo venga servito a chi ne ha davvero bisogno: “Siete un valido alleato dei servizi sociali. La forza del volontariato e il cuore grande dei trentini sono cose di cui andare orgogliosi.”.

I due esponenti della giunta hanno visitato la sede dell’associazione che riceve annualmente un importante sostegno provinciale. In questa iniziativa sono stati accompagnati da decine di volontari che ogni giorno si spostano a bordo di un furgone per raccogliere i prodotti da mense, ristoranti e supermercati. Volontari che, oltre a sostenere le famiglie povere, combattono gli sprechi alimentari. A guidarli dal 2003 è il presidente regionale Duilio Porro, che ha presentato l’attività nel dettaglio. Nel 2018 il Banco ha raccolto 1.500 tonnellate di prodotti alimentari in Trentino Alto Adige – di cui 900 tonnellate solo nella nostra provincia – che sono stati distribuiti a circa 20mila persone, di cui 10mila trentini, attraverso 140 strutture di accoglienza convenzionate (associazioni e cooperative caritative), la metà delle quali si trova in Trentino. Ma come si approvvigiona il Banco? La colletta alimentare di fine novembre, ossia la raccolta degli alimenti all’esterno dei supermercati, rappresenta un quarto del totale dei prodotto fresco nell’ambito del programma “SìTiCibo”, al quale si aggiungono le donazioni da parte della grande distribuzione organizzata e della filiera agroalimentare locale. C’è poi la distribuzione gratuita delle eccedenze agroalimentari provenienti dalle scorte d’intervento dell’Unione Europea (Agea).

Novità d’annata è la App per lo smartphone nata da un’idea del coordinatore di SìTiCibo Roberto Scarpari e sviluppata in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler. In questo modo l’innovazione si mette al servizio del sociale: con l’applicazione “Bring the food” i donatori possono segnalare direttamente alla struttura la disponibilità di cibo in eccedenza, mentre grazie ad una sperimentazione lanciata recentemente le famiglie indigenti possono prenotare il proprio pasto – scegliendo tra il cibo disponibile presso il Centro di solidarietà della Compagnia delle Opere – e riceverlo direttamente a casa senza doversi rivolgere alle strutture di accoglienza convenzionate con il Banco. Le consegne vengono effettuate a bordo di biciclette elettriche. Ad oggi il servizio viene testato su 4 famiglie e, a partire da settembre, sarà rivolto ad una platea ben più ampia.

Linea Blu-St 2019 Procida. A poche miglia da Procida, la più piccola delle isole partenopee, per Lineablu comincia un’avventura di un fascino e di un interesse scientifico straordinario: l’esplorazione di quello che già da molti è stato battezzato il “Blue Hole” del Mediterraneo. Si tratta di una formazione di origine vulcanica, profonda oltre 90 metri, che si trova a breve distanza dalla costa napoletana. I ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli inizieranno un progetto di ricerca che non ha eguali, a causa della singolarità dell’ambiente marino che caratterizza questa struttura geologica.

Ne parleranno a Lineablu. Come per il Blue Hole del Mar dei Caraibi, si tratta di ambiente di nicchia, dove gli adattamenti biologici spettacolari consentono di ottenere nuove conoscenze, sia in ambito microbiologico che nello studio della vita dei grandi organismi marini. Il condotto vulcanico sottomarino ha una conformazione conica più in superficie e, man mano che si scende in profondità, mostra una verticalizzazione molto pronunciata delle sue pareti: commenteranno le bellezze di questo straordinario e rarissimo ambiente, mai mostrato nella sua interezza prima d’ora, Donatella Bianchi e il Presidente di Anton Dohrn Roberto Danovaro. Grazie alle riprese dei subacquei della trasmissione, in collaborazione con gli scienziati della stazione zoologica, verrà presentata agli spettatori di Lineablu uno spettacolo naturale davvero unico.

 

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Felice che i sindacati vogliano proporre critiche costruttive, ma dall’inizio di questa legislatura non trovo una particolare propositività da parte loro. Anzi, leggendo alcune dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa nel corso di queste ultime ore, non si può fare a meno di constatare una certa insofferenza per quanto riguarda le politiche a favore dei diritti sociali da parte della Giunta: sarebbe stato utile se avessero dedicato anche verso le Giunte precedenti l’attenzione riservata a noi, contestati addirittura sugli asili nido dei quali abbiamo praticamente azzerato le rette.

Anche se impegnati su tanti fronti, come quell’orso citato anche dai sindacati, l’esecutivo sta garantendo la massima attenzione ai temi sociali che sono da sempre cari alla Lega e lo fa in maniera concreta anche subendo in silenzio le critiche di chi forse non sempre predilige il lavoratore alle ambizioni personali. Il nostro intento non è quello di sminuire ruoli, ma quello di lavorare per il bene dei trentini.

É questo quanto dichiarato in una nota dal Capogruppo della Lega Salvini Trentino Mara Dalzocchio

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