Il fondo di investimenti italiano Progress Tech Transfer ha deciso di scommettere sulla ricerca e sull’innovazione trentina. Una scelta non scontata e non casuale, ma legata all’esistenza e all’attività di HIT, un soggetto che ha riunito e messo a sistema enti di ricerca e Trentino sviluppo per trasformare il sapere in avanzamento tecnologico e sociale. Il Trentino è infatti riconosciuto a livello nazionale e internazionale come un territorio nel quale la parola “ricerca” ha assunto dei connotati particolari. Alla ricerca si era rivolta una classe dirigente, mezzo secolo fa, per modernizzare e far crescere un territorio povero ed economicamente arretrato. Ed è sempre alla ricerca, sia questa pura, accademica, didattica, industriale, che ancora oggi affidiamo una parte importante delle nostre speranze di sviluppo e della nostra proiezione internazionale.

Grazie a decenni di investimenti pubblici e grazie allo straordinario lavoro di generazioni di docenti e ricercatori, si è sviluppato così in Trentino un vero e proprio “ecosistema” della ricerca. Una realtà fatta di contaminazioni (dei saperi, delle culture, dei mondi scientifici), nella quale gli attori coinvolti hanno la consapevolezza che per vincere le sfide globali è necessaria la competenza di tutti: della Pubblica amministrazione, dei diversi ambiti della ricerca, delle piccole e medie imprese, delle grandi aziende, della comunità locale.

Uno scenario, questo, che è tanto più possibile quanto più sarà forte la regia pubblica provinciale e tanto più questa sarà intenzionata a trasformare un insieme di laboratori di innovazione, in un sistema attento non solo al raggiungimento di singole eccellenze, ma concentrato anche sulle ricadute e sulle possibili “messe a terra” di quanto costantemente scoperto e ricercato.

Per continuare in questa direzione, è dunque necessario proseguire con convinzione nell’integrazione tra il sistema della formazione e quello della ricerca.

Rispetto al primo, l’Accordo di Milano, che ha riconosciuto alla Provincia nuove competenze sull’Università, dovrebbe spingere l’amministrazione provinciale, al di là del colore politico di chi la guida, ad incidere in modo crescente su una filiera integrata della formazione, che vada dalle elementari alla formazione terziaria, e che utilizzi le importanti prerogative dell’Autonomia speciale per aggiungere costantemente nodi alla rete delle nostre eccellenze.

Riguardo invece alla ricerca, l’obiettivo dev’essere quello di dare concretezza alla necessaria integrazione di un sistema di enti, non fermandosi alle partnership tra ricercatori o dipartimenti, ma insistendo con pazienza ed incisività nell’intreccio tra ricerca pura e ricerca industriale, affinché la prima possa germogliare in derivazioni che saranno di volta in volta quelle della ricerca applicata, del teconology transfer, della ricerca votata all’industria.

Per questo preciso obbiettivo, nella scorsa Legislatura, abbiamo fortemente investito nella costruzione del consorzio HIT, oggi divenuto fondazione. Uno strumento pensato per mettere in costante relazione il meglio della ricerca in Trentino (Università, FBK, Fondazione Mach) con la nostra agenzia per lo sviluppo (Trentino Sviluppo), ma anche e soprattutto per creare tra questi e il mondo delle imprese un anello di collegamento.

Ora che HIT è una realtà sedimentata e con solide fondamenta, e ora che, dopo tentennamenti e annunci ambigui, anche l’attuale Giunta hariconosciuto la bontà di quell’intuizione e le sue potenzialità, il mio auspicio è che il trasferimento dei risultati di ricerca e innovazione nelle realtà produttive e imprenditoriali si faccia ancora più incisivo, e che il lavoro dei ricercatori diventi sempre più spesso scintilla per imprese innovative e occasioni di sviluppo di cui possa beneficiare la comunità intera.

Ho letto in questo senso con soddisfazione dell’accordo raggiunto tra HIT e il fondo Progress Tech Transfer, attraverso il quale le tecnologie maturate nell’ambito dalla ricerca pubblica potranno trovare maggiore sostegno e un un migliore indirizzo verso il mercato. Mentre ho appreso con grande preoccupazione dei disallineamenti che sarebbero emersi tra HIT e l’Università di Trento, che nel consorzio oggi fondazione ha sempre creduto con convinzione e che della ricerca trentina è attore fondamentale.

Pertanto mi auguro che la “Giunta del cambiamento” non scelga il cambiamento fine a se stesso e dannoso, ma decida invece di lavorare con assiduità per scongiurare la frammentazione tra gli attori che compongono questo nostro mondo della ricerca. Perché le potenzialità di questo territorio non potranno (e non dovranno) mai essere quelle di una grande città metropolitana americana o asiatica, ma sono invece quelle di un territorio di confine, che usa la propria Autonomia per fare rete al proprio interno e proporsi all’esterno come un “sistema”.

 

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Sara Ferrari, consigliera provinciale PD

L’Ufficio studi della CGIA denuncia come i contribuenti italiani che versano fino all’ultimo centesimo tutte le tasse, le imposte e i contributi previdenziali chiesti dall’Amministrazione pubblica, subiscano una pressione fiscale reale del 48 per cento: si tratta di quasi 6 punti in più rispetto al dato ufficiale, che nel 2018 si è attestato al 42,1 per cento.

· Meno tasse, ma sono aumentate le tariffe
“Sebbene negli ultimi anni il peso complessivo delle tasse risulti leggermente in calo – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – molti non se ne sono accorti, poiché allo stesso tempo sono cresciute le tariffe della luce, dell’acqua, del gas, i pedaggi autostradali, i servizi postali, i trasporti urbani, etc. Dal punto di vista contabile, queste voci non rientrano nella pressione fiscale. Tuttavia, hanno avuto e continuano ad avere degli effetti molto negativi sui bilanci di famiglie e imprese, in particolar modo per quelle fedeli al fisco”.

· Il peso del “nero” sulla nostra economia
Come di consueto, l’Ufficio studi della CGIA ricorda che il nostro Pil, come del resto quello di molti altri Paesi dell’Ue, include anche gli effetti dell’economia non osservata. Questa “ricchezza”, riconducibile alle attività irregolari e illegali che, per sua natura, ha dimensioni importanti, non dà alcun contributo all’incremento delle entrate fiscali. Rammentando che la pressione fiscale si calcola attraverso il rapporto tra le entrate fiscali e il Pil, se dalla ricchezza prodotta scorporiamo la componente riconducibile all’economia “in nero”, il peso del fisco in capo ai contribuenti onesti sale inevitabilmente, consegnandoci un carico fiscale reale molto superiore a quello ufficiale.

· Per abbassare le tasse nel 2020 dobbiamo recuperare almeno 33 miliardi
“Se da un lato abbiamo recuperato 7,6 miliardi di euro che ci hanno evitato la procedura di infrazione da parte dell’Ue – dichiara il Segretario Renato Mason – dall’altro lato dobbiamo trovare entro dicembre 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva e altri 10-15 miliardi per estendere a tutta la platea dei contribuenti la flat tax. Insomma, al fine di evitare un forte aumento dei prezzi di beni e servizi e per beneficiare di una decisa riduzione del carico fiscale, dovremmo recuperare in pochi mesi almeno 33 miliardi. Una impresa che, ad oggi, appare proibitiva”.

· Molto probabilmente nel 2019 la pressione fiscale è destinata a salire
E se negli ultimi anni la pressione fiscale ha conosciuto una leggera diminuzione, non è da escludere che nel 2019 torni a salire. Non tanto perché il prelievo complessivo è destinato ad aumentare, cosa che in linea di massima non si dovrebbe verificare, bensì perché la crescita del Pil sarà molto contenuta e nettamente inferiore alla variazione registrata l’anno scorso. Ricordiamo che, dopo il picco massimo toccato nel biennio 2012-2013, negli anni successivi la pressione fiscale ha fatto segnare una diminuzione che nel 2017 e nel 2018 si è attestata al 42,1 per cento.

· Torniamo ai numeri: ecco perché la pressione fiscale reale è al 48 per cento
Secondo l’Istat, nel 2016 (ultimo dato disponibile) l’economia non osservata ammontava a 209,8 miliardi di euro (pari al 12,4 per cento del Pil): di questi, 191,8 miliardi erano attribuibili al sommerso economico e altri 17,9 alle attività illegali. In questa analisi, l’Ufficio studi della CGIA ha ipotizzato prudenzialmente che l’incidenza dell’economia sommersa e delle attività illegali sul Pil nel biennio 2017-2018 non abbia subito alcuna variazione rispetto al dato 2016. La pressione fiscale ufficiale è data dal rapporto tra le entrate fiscali ed il Pil prodotto in un anno (nel 2018 si è attestata al 42,1 per cento). Se, però, dalla ricchezza del Paese (Pil) sottraiamo la quota riconducibile al sommerso economico e alle attività illegali che, non producono alcun gettito per le casse dello Stato, il prodotto interno lordo diminuisce (quindi si “contrae” il valore del denominatore) facendo aumentare il risultato che emerge dal rapporto tra il gettito fiscale e il Pil (48 per cento). La CGIA tiene comunque a precisare che la pressione fiscale ufficiale calcolata dall’Istat (nel 2018 al 42,1 per cento) rispetta fedelmente le disposizioni metodologiche previste dall’Eurostat.

· Il rapporto tra fisco e imprese è in costante evoluzione

Dopo l’introduzione della fatturazione elettronica che ha debuttato lo scorso 1° gennaio, dal 1° luglio è scattata una nuova scadenza per le partite iva con volume d’affari superiore ai 400.000 euro e più precisamente l’obbligo di memorizzazione e di invio telematico dei corrispettivi. Questo scenario evidenzia come il rapporto fiscale tra le aziende e l’Agenzia delle Entrate stia cambiando rapidamente senza però portare sostanziali benefici in termine di riduzione delle tasse con altrettanta rapidità. Da qualche settimana, infine, piccoli imprenditori, artigiani e commercianti sono alle prese anche con la dichiarazione dei redditi, che da quest’anno presenta una grossa novità: i tanto criticati studi di settore sono stati sostituiti dagli ISA. Un nuovo strumento che sta mettendo in difficoltà gli stessi addetti ai lavori, come le associazioni di categoria e i commercialisti, e i piccoli imprenditori, che devono dedicare il loro tempo anche alla compilazione dei dati richiesti da tali “indicatori”, sottraendolo al loro lavoro. Una rivoluzione che rischia di tradursi in un aumento dei costi legati alla burocrazia fiscale.

 

 

 

 

 

PRESSIONE FISCALE REALE 03.07.2019

Comunque la si pensi sulla vicenda della Sea Watch 3 e della capitana Carola Rackete, la mancata convalida del suo arresto fa emergere una zona grigia del nostro diritto e mostra la necessità di procedere alla radicale riforma della giustizia e della magistratura.

Forzare il blocco della capitaneria navale, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza e mettere a repentaglio le vite dei suoi uomini di equipaggio è di tutta evidenza un reato e un’azione che infrange il nostro codice penale.

Infatti la decisione del Gip di Agrigento Alessandra Vella, che ha rimesso in libertà la capitana Carola Rackete, è vergognosa in quanto viola il comune senso della giustizia. Si tratta di un provvedimento preso in nome di un’ideologia e ne sono dimostrazione le motivazioni capziose con cui il Gip avvalora la sua tesi. Del resto una piccola parte dei nostri magistrati continua impunemente a fare politica e ad andare a braccetto con la sinistra, di fronte a una maggioranza che invece sa essere imparziale.
Ritengo sia sconcertante sostenere che il reato di resistenza e violenza a nave da guerra sia giustificato da una «discriminante» legata «all’adempimento di un dovere» identificato nel «salvare vite umane in mare».

È bene rammentare e riflettere sul fatto che quei cinque militari, impegnati nell’espletamento del proprio dovere, hanno rischiato di rimanere schiacciati e di non fare più ritorno alle proprie case, donne e uomini che quotidianamente sacrificano la propria vita in nome della patria. Mi domando se tanti di coloro che commentano sui social a sostegno dell’impresa della capitana, con toni da tifoseria, si siano immedesimati anche per un solo istante e si siano chiesti se sulla motovedetta ci fosse stato un loro caro, forse non esprimerebbero con tanta facilità affermazioni unidirezionali e parziali.

La capitana, infatti, ha deciso deliberatamente di non fermare la Sea Watch 3 e di speronare la motovedetta della Guardia di Finanza, che si era frapposta tra la Sea Watch e il molo, senza curarsi delle conseguenze, come se la vita dei nostri uomini valesse meno di quella di quei poveri quaranta disperati, vittime di un sistema criminale che li sfrutta per i propri scopi ma che alla politica spetta combattere. Una persona che ha a cuore il destino dell’altro, chiunque questo sia, non cercherebbe mai di mettere a rischio delle vite per salvarne altre.

Rackete ha fatto a brandelli le nostre leggi, ha violato i nostri confini, ha attentato alla vita degli uomini delle forze dell’ordine ed è nel contempo paragonata a un eroe.

La soluzione è formulare con urgenza un progetto a breve termine, nell’interesse del nostro Paese e dell’unità nazionale. Occorre mettere in campo una riforma del Trattato di Dublino da presentare in Europa come priorità non più procrastinabile, istituire quanto prima corridoi umanitari, sostenere con forza l’Onu affinché s’impegni contro l’ecatombe del Mar Mediterraneo.
È responsabilità della politica, più che offrire aiuto materiale, mettere le persone in grado di riguadagnare la propria dignità e i propri diritti di essere umani, mettendoli in condizioni di rimanere nella propria terra di origine. Un’efficace azione umanitaria, infatti, non può essere un semplice gesto di carità e generosità ma deve essere orientata a costruire spazi di speranza e di normalità laddove esistono contesti di povertà, degrado e ingiustizia.

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Giorgio Leonardi
Assessore regionale all’Integrazione europea e agli Aiuti umanitari

Calcio femminile: Conzatti, “Successo azzurre è vittoria delle pari opportunità ma per il professionismo sportivo femminile depositato un ddl”

“Il grande successo ottenuto dalla Nazionale italiana di calcio femminile ai Mondiali di Francia, è motivo di orgoglio per tutto il nostro Paese, per lo sport italiano ma soprattutto per le pari opportunità delle donne. Restano ancora enormi gap da colmare, come ha dichiarato ieri il Presidente Mattarella incontrando le azzurre del calcio “è del tutto irrazionale e inaccettabile la diversa condizione tra gli uomini e le donne nel calcio.” lo dichiara in una nota la Senatrice Donatella Conzatti, Vicepresidente della commissione sul femminicidio e membro della commissione finanze.

“ La questione delle pari opportunità deve attraversare tutti gli ambiti più svariati, dal lavoro allo sport, la parità tra uomo e donna deve essere incoraggiata con strumenti che la rendano una prassi consolidata. Per questo, ho presentato un disegno di legge assegnato alla Commissione istruzione del Senato, che ha lo scopo di definire professionistico l’impegno costante e totalizzante di migliaia di donne che praticano sport a livello agonistico al pari degli uomini e in tutte le discipline regolamentate dal CONI, ma che oggi gareggiano con la qualifica di ‘dilettanti’ con i limiti che questa dimensione porta con sé. Un ostacolo che investe molti settori del lavoro e che dobbiamo abbattere con ogni strumento possibile” conclude la parlamentare azzurra.

La pizza, la nebbia e la libertà. Sono i primi tre ricordi di Selina Nolvia, quando è arrivata a Milano. E’ fuggita dal suo Paese, il Salvador, dove si stava combattendo una violenta guerra civile. A Milano, l’ha accolta la nebbia: aveva paura. Poi però ha gustato una pizza, il suo piatto preferito, e goduto della libertà di camminare per strada anche col buio, lei che veniva da anni di coprifuoco. Da quel giorno, non ha mai più voluto tornare indietro.

Selina, 49 anni, ha trascorso più di metà della sua vita in provincia di Como, a Tavernerio. Sposata, due figlie, nella vita ha fatto un po’ di tutto: cassiera, negoziante, barista, assicuratrice, badante, baby sitter, ed altro. Oggi è casalinga.

Da anni non tornava nella sua terra, di cui ancora oggi ha paura. In Salvador non si combatte più la guerra civile, ma buona parte del Paese è in preda alle “pandillas”, gang violente che controllano interi quartieri della capitale. Il Paese è uno degli snodi principali del traffico di droga e di esseri umani del Centramerica, e non è un caso se il 20 per cento della popolazione è emigrata.
Nella puntata di “Radici – L’altra faccia dell’immigrazione”, in onda domenica 7 luglio, alle 13, su Rai3, Selina guida Davide Demichelis in alcuni quartieri di San Salvador, per poi proseguire il viaggio fino a Conception e quindi, raggiungere il suo villaggio natale, Acahutla, dove vive sua nipote, su una splendida spiaggia affacciata sull’Oceano Pacifico, La libertad.

Radici è un progetto realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Interno e cofinanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione

Okefenokee, la terra che fluttua Il profondo sud dell’America ospita due delle paludi più incredibili del mondo: l’Okefenokee in Georgia e l’Atchafalaya in Louisiana. La prima è una distesa di acqua nera simile a uno specchio, fiancheggiata da cipressi spettrali coperti di muschio. L’altra è un’enorme pianura alluvionale che fiancheggia il fiume Atchafalaya nel suo viaggio verso il Golfo del Messico, ed è la più grande palude fluviale del mondo.

La serie “Misteri delle paludi americane”, in onda domenica 7 e lunedì 8 luglio alle 14.05 su Rai5, racconta in due puntate queste paludi impenetrabili, misteriose e indomabili, ultime terre selvagge del Sud Americano e habitat di una sorprendente serie di animali. Purtroppo questi luoghi non sono immuni all’impatto umano: per questo un gruppo di scienziati e gente del posto hanno deciso di studiare e proteggere queste paludi uniche e la loro fauna selvatica. Il primo episodio racconta la storia della palude di torba al confine tra Georgia e Florida, l’Okefenokee, ed esplora la particolarissima fauna e flora che la abitano.

Concerto di violini a Paneveggio dopo la tempesta Vaia. Sabato 13 luglio in Val Venegia. Tonina: “L’ambiente è motore dello sviluppo” Il suono dei violini risuonerà là dove la tempesta Vaia si è abbattuta. Centinaia, migliaia di alberi sono crollati al suolo a fine ottobre 2018, spinti dalla forza del vento e della pioggia. Proprio lì – nella foresta di Paneveggio dove nascono i violini di Stradivari – saranno gli archi con la loro melodia a trasmettere un messaggio di vita e speranza. Perché la foresta con i suoi abeti rossi continuerà a crescere dopo la devastazione dell’ottobre 2018.

L’evento I violini, le Voci delle Alpi andrà in scena sabato 13 luglio in Val Venegia, nell’ambito della presidenza italiana di Eusalp 2019. “L’ambiente è motore dello sviluppo sociale ed economico del Trentino e dell’intero arco alpino” sono le parole del vicepresidente della Provincia Mario Tonina, che evidenzia: “La capacità di reagire della popolazione trentina dopo la devastazione causata dal maltempo è un tratto distintivo di cui andare molto fieri”.

La macroregione dell’Eusalp che comprende 48 regioni di sette Paesi dell’arco alpino ha scelto un luogo simbolo per questo appuntamento promosso da Provincia autonoma di Trento, Regione Trentino Alto Adige e Regione Lombardia, che coordina l’organizzazione. Ad esibirsi sarà un’orchestra d’archi composta dai giovani dell’Istituto superiore di studi musicali “Claudio Monteverdi” Conservatorio di Cremona con la collaborazione del Museo del violino di Cremona. In Val Venegia ci saranno anche gli artigiani della liuteria di Cremona (bene immateriale riconosciuto dall’Unesco).

Numerosi sono gli obiettivi di questa iniziativa. Si vogliono promuovere i temi al centro della presidenza italiana Eusalp con la green economy che vede nell’artigianato – soprattutto quello artistico – un grande motore di sviluppo per l’intero territorio alpino. Si punta inoltre a mettere in luce il contributo che un’economia circolare forte può dare allo sviluppo di tutta l’area montana e padana. L’evento terrà alta l’attenzione sugli effetti della tempesta Vaia nei boschi del Trentino ed in particolare a Paneveggio dove cresce l’abete rosso: materiale naturale pregiato, eccellente la costruzione dei violini. Strumenti che si sposano con l’ambiente. E’ la cultura che si unisce alla natura.

L’appuntamento è dunque per sabato 13 luglio alle 13.45 in località Castrillir nel territorio del comune di Predazzzo. Dopo la visita alla mostra e alla bottega del liutaio ai piedi del bosco dei violini di Stradivari, alle 15 avrà inizio l’atteso appuntamento di Paneveggio. Al termine dei saluti delle autorità, via al concerto dell’orchestra dei giovani del Conservatorio di Cremona “Claudio Monteverdi” con musiche di Vivaldi, Bach, Pachelbel e Mozart. Dell’orchestra fanno parte anche giovani che frequentano la scuola di liuteria di Cremona. Al termine del concerto il presidente di Ersaf Lombardia donerà alla Provincia autonoma di Trento alcune piante di abete rosso provenienti dal vivaio di Regione Lombardia di Curno. Il pubblico potrà visitare la mostra e la Bottega del Liutaio al bordo del bosco con una dimostrazione del maestro Sandro Asinari, vice presidente del Consorzio liutai Stradivari di Cremona.

Il bacino padano per la qualità dell’aria: la prima Mid-term Conference del progetto PREPAIR. A Milano, l’11 luglio, la Provincia autonoma di Trento presenterà le attività di progetto di APRIE e APPA.

Ad un mese dal Clean Air Dialogue, tenutosi a Torino il 4 e 5 giugno e dalla firma del nuovo protocollo per la qualità dell’aria sottoscritto tra le Regioni e le Province autonome del Bacino Padano e il Ministero dell’Ambiente, gli enti territoriali si ritrovano per fare il punto sulla qualità dell’aria e sui risultati raggiunti dal progetto LIFE PREPAIR (Po Regions Engaged to Policies of AIR).

La conferenza che avrà luogo l’11 luglio a Milano presso l’Auditorium Testori in Piazza Città di Lombardia, offrirà l’occasione per confrontarsi sulle strategie e le prospettive future relative alla qualità dell’aria nel contesto critico del territorio del Nord Italia, partendo dai risultati raggiunti finora dal progetto LIFE PREPAIR.

La sessione mattutina della conferenza sarà dedicata alla presentazione di quanto realizzato nei primi 17 mesi dai partner di progetto nei diversi ambiti tematici che compongono il progetto PREPAIR: Trasporti, Biomassa, Efficienza energetica, Agricoltura, Monitoraggio e valutazione della qualità dell’aria, Comunicazione e capacity building.

Durante la mattinata saranno presentati i principali documenti prodotti dal progetto finora, tra i quali la prima Indagine sulla percezione della qualità dell’aria da parte dei cittadini. Inoltre, l’Agenzia provinciale per le risorse idriche e l’energia, in qualità di coordinatore delle attività sul tema dell’Efficienza energetica, presenterà quanto realizzato in questo settore: dal corso per la riqualificazione energetica dei condomini, arrivato già alla sua terza edizione, al portale informativo sulle opportunità di finanziamento per interventi di efficientamento energetico, fino al manuale e al convegno sui Criteri Minimi Ambientali per gli Acquisti Verdi nel settore dell’edilizia pubblica.

Anche i risultati delle attività coordinate dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, come il corso di formazione per progettisti, installatori e manutentori di impianti domestici a biomassa legnosa e la campagna di comunicazione “Brucia bene la legna. Non bruciarti la salute” saranno presentate ai partecipanti alla conferenza.
Il pomeriggio sarà invece interamente dedicato alle prospettive future e alle strategie per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano, obiettivo per il quale il progetto PREPAIR continuerà a lavorare fino al suo termine a gennaio 2024.

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