Premesso che. il cicloturismo è passione e scoperta. È un modo di viaggiare spesso economico, che fuoriesce dai canoni e dai consueti itinerari del turismo di massa. I cicloturisti sono quasi sempre accomunati da una spiccata sensibilità ambientale, da una grande passione per la bicicletta come mezzo di trasporto e come stile di vita.

Il Trentino ha una rete importante di piste ciclabili che si snoda per più di 430 km, che creano l’opportunità di godere della bellezza del paesaggio con una vera e propria immersione nella natura.
Una rete efficiente per ciclisti abituali o occasionali che trovano lungo il tragitto, punti di ristoro, parcheggi e zone di riparazione dei loro mezzi.
Mi sono giunte ultimamente delle comunicazioni riferite a criticità nella percorrenza delle piste ciclabili dovute a segnaletiche non sufficienti o non presenti in punti potenzialmente pericolosi. In particolare all’altezza dei sottopassi, spesso bui, si trovano specchi parabolici che sono spesso nascosti dalla vegetazione e posti proprio all’imbocco vanificando in parte il loro scopo.

Si reputa che segnalazioni acustiche e luminose potrebbero essere più utili ed efficaci.
Inoltre negli ultimi anni è aumentato in misura esponenziale il numero dei frequentatori delle piste ciclabili. Non solo biker ma anche passeggiatori, podisti. Accanto alle bici classiche troviamo le bici elettriche, capaci di raggiungere velocità sostenute, roller, monopattini, skateboard, biciclette a tre ruote con traino a braccia, biciclette traino per famiglie e così via.

Il Consiglio della Provincia autonoma di Trento in data 23 maggio 2018 ha approvato una mozione (la 225) che impegnava la Giunta a continuare il monitoraggio dell’attuale stato segnaletico dell’intera rete delle piste ciclabili, individuando i punti di maggiore rischio per la sicurezza degli utenti e a migliorare la segnaletica, sia orizzontale che verticale, acustica e/o luminosa, atta a prevenire ed a ridurre rischi di incidenti, con particolare riferimento a sottopassi ed incroci con le strade.

Durante il dibattito l’allora assessore aveva affermato che tutte le piste ciclabili sono regolarmente monitorate e provviste di segnaletica adeguata, specificando che le tabelle sono quelle previste dal nuovo codice della strada.

Tanto è stato fatto, tanto si fa, ma le segnalazioni di pericolo che arrivano devono essere prese come spunto al continuo miglioramento del servizio per evitare incidenti che potrebbero rivelarsi anche molto gravi.

Si interroga il presidente della Provincia per sapere:

quanti sono stati gli incidenti sulle rete delle piste ciclabili trentine negli ultimi cinque anni;
quanti sono da ricondurre ad eventi accidentali e quanti al mancato rispetto delle regole di circolazione o alla mancanza di adeguata segnalazione;
cosa si sta facendo per implementare e migliorare la segnaletica sulle piste ciclabili della provincia, in particolar modo nei tratti più a rischio e non ancora provvisti;
se sono stati installati, come previsto dalla mozione approvata, segnaletiche acustiche e luminose in particolar modo nelle vicinanze di sottopassi e incroci tra strade e in caso di risposta negativa, se intenda farlo;
se sono stati progettati ed avviati lavori di sdoppiamento dei percorsi più frequentati;
se è stato collocato lungo i vari percorsi ciclabili un decalogo di comportamento, come annunciato in Aula dall’allora assessore competente;
in particolare, se si ritiene utile collocare degli avvisi che ricordino che le ciclabili sono spesso strade interpoderali, condivise a metà tra chi vive del lavoro agricolo e chi le sceglie per praticare dello sport, e che quindi invitino al rispetto reciproco e all’educazione civica;
se si intende attivare nuove strutture B-box, atte all’informazione e quindi ad aumentare la sicurezza dei percorsi, evidenziandone le caratteristiche e le peculiarità, oltre a quella che è in costruzione in Valsugana.

Lucia Coppola

consigliera provinciale Futura 2018

l’Oasi WWF di Valtrigona è finalmente riaperta!. A causa degli eventi alluvionali di fine ottobre 2018 che hanno duramente colpito molte aree alpine, fra le quali la Val Calamento, l’Oasi WWF di Valtrigona è rimasta chiusa al pubblico in attesa di poter ripristinare il sentiero d’accesso e di mettere in sicurezza le aree a rischio.

Il tratto iniziale del Sentiero Natura (S.A.T. n. 374), tra Malga Valtrighetta e il ponte in legno sul torrente Maso, risulta tuttora impraticabile, a causa dei numerosi alberi abbattuti dal vento. L’area dell’Oasi, posta più in alto, non ha invece subito danni significativi al bosco e agli edifici, ma presso Malga Valtrigona il torrente ha eroso il pascolo avvicinandosi pericolosamente a una costruzione.

In attesa dei lavori di ripristino degli argini naturali del torrente, previsti per fine estate, sono state poste lungo la sua riva delle segnaletiche di sicurezza.

Grazie poi alla sistemazione della strada forestale di Valtrigona, che si incontra circa 500 metri a valle di Malga Valtrighetta, è ora possibile accedere all’Oasi attraverso una breve variante.

Dal 30 giugno 2019 l’Oasi WWF di Valtrigona può quindi riaprire al pubblico. Ai suoi visitatori è rivolto l’invito di aiutare il WWF nel gravoso compito di ripristino del suo territorio.

Abbiamo per questo organizzato una giornata di volontariato domenica 28 luglio dedicata alla pulizia di un pascolo invaso dai detriti del torrente.
Vi chiediamo quindi di aderire alla giornata: più siamo meno fatica faremo!

 

I Carabinieri del NOE di Salerno, nel corso delle attività finalizzate al contrasto dei reati ambientali legati al ciclo dei rifiuti urbani e industriali, hanno intensificato i controlli di impianti di trattamento rifiuti e stabilimenti produttivi situati nelle principali aree produttive del territorio provinciale di Avellino e Salerno, con particolare riguardo al territorio dell’agro nocerino sarnese.

Le ricognizioni, eseguite nelle località ritenute più sensibili, con l’ausilio di aeromobile a pilotaggio remoto in dotazione al 7° Elinucleo cc di Pontecagnano hanno consentito di ispezionare anche le località più impervie e difficilmente raggiungibili attraverso le comuni vie di comunicazione.
A Bracigliano (SA) i Militari del Noe hanno infatti individuato e sottoposto a sequestro un’area agricola estesa su 5.000 mq su cui erano stoccate illecitamente circa 980 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da terre e rocce, miscugli o scorie di cemento e mattoni e ceramiche.

Denunciato il titolare del fondo che dovrà rispondere del reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata.
Nell’area del Cilento è stata individuata una cava in cui risultava operante un impianto di estrazione, selezione e frantumazione inerti in assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera, nonché un centro di raccolta comunale di rifiuti in cui i reflui industriali costituiti dalle acque meteoriche di dilavamento e percolazione dei piazzali venivano immessi nell’impianto di depurazione in assenza della prescritta autorizzazione.

Nell’Alta Valle del Sele, nel territorio Irpino sono stati eseguiti accurati controlli presso un impianto di stoccaggio e trattamento rifiuti speciali pericolosi e non, del tipo ingombranti, rifiuti prodotti dal trattamento meccanico, nonché plastica e gomma.

Le ispezioni hanno consentito di accertare, a carico del titolare dell’impresa e del direttore tecnico, violazioni alle prescrizioni contenute nel titolo autorizzativo relativamente alla gestione dei rifiuti prodotti dal trattamento meccanico e l’assenza di certificazione antincendio scaduto di validità.
Condotti mirati accertamenti anche nell’area del polo conciario di Solofra (AV), laddove le ispezioni hanno fatto rilevare un impianto adibito alla lavorazione delle pelli che effettuava, in assenza di autorizzazione, lo scarico nella rete fognaria dei reflui industriali derivanti dalle acque di spruzzo del ciclo di lavorazione del pellame e dalle acque di dilavamento del piazzale. Anche in questo caso è stato deferito il titolare dell’impresa.

 

San Giovanni Valdarno: indagini dei Carabinieri per violenza in asilo nido. Sospesa una maestra.

I Carabinieri della Compagnia di San Giovanni Valdarno hanno concluso una indagine riservata su un asilo nido situato nel Valdarno.

Al termine degli accertamenti, è scattata nella giornata di ieri 4 luglio, l’interdizione dall’esercizio della professione per dodici mesi, in attesa del dibattimento, nei confronti di un’educatrice e titolare di un asilo che si era resa responsabile di più episodi violenti nei confronti dei bambini che le avevano affidato i genitori.

Dopo la segnalazione di alcune mamme, preoccupate per i comportamenti strani assunti dai figli ed il racconto di schiaffi e pizzicotti da parte di una maestra, in conseguenza delle indagini condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo, durante tre mesi di monitoraggio, sono stati documentati numerosi episodi durante i quali la maestra picchiava e minacciava i bambini.

Le violenze avvenivano sempre quando la maestra si trovava da sola mentre le sue collaboratrici erano in pausa o impegnate in altre stanze: in quelle occasioni, la donna, ad ogni minimo atto di disobbedienza mostrato dai bambini, li percuoteva con schiaffi sulla testa o sul corpo, pizzicotti o frasi minacciose circa l’arrivo “del dottore”.

Il più delle volte gli episodi si verificavano dopo pranzo, quando l’educatrice, rimasta sola con i bambini si occupava di cambiare loro i pannolini o vigilare affinché tutti facessero un riposino pomeridiano, ed era proprio in questi momenti che, in alcune circostanze, si sono manifestati gli atti violenti ed i bambini venivano, in alcuni casi, schiaffeggiati e minacciati; la donna alzava la voce e noncurante dei pianti e delle urla dei bambini, li schiaffeggiava e li colpiva sul corpo e anche alla testa per obbligarli a dormire, a star fermi mentre cambiava loro il pannolino oppure a restare seduti in maniera appropriata sulle sedie dell’asilo. Le altre insegnanti, totalmente ignare ed all’oscuro di quanto accadesse in loro assenza, rientrando dalla pausa non riuscivano mai ad accorgersi di nulla poiché la titolare dell’asilo ogni volta che si trovava in loro presenza mostrava un comportamento adeguato al proprio ruolo facendo come se nulla fosse mai accaduto.

Oltre alle violenze fisiche però, come detto si passava anche alle minacce nei confronti dei bambini che terrorizzati dalla prospettiva di subire nuovamente schiaffi e botte in testa restavano quasi pietrificati smettendo nella maggior parte dei casi in maniera istantanea di piangere e lamentarsi.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Arezzo, nella persona del Procuratore Capo Dottor Roberto Rossi e del Sostituto Procuratore Elisabetta Iannelli, e portate avanti dai Carabinieri del Nucleo Operativo di San Giovanni Valdarno, hanno portato all’emissione ed alla notifica del provvedimento interdittivo all’interessata, la quale non potrà esercitare per un anno intero, alcun tipo di professione che abbia ad oggetto la cura, l’istruzione o l’affidamento per motivi di studio, sanitari o di cure di qualunque persona; il tutto chiaramente in attesa del dibattimento.

Sono in corso, inoltre, accertamenti correlati all’effettivo possesso dei titoli di studio ed abilitativi della professione, poiché vi è il sospetto che non vi siano le condizioni di legge per l’esercizio dell’attività di maestra da parte dell’interessata.

 

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COMUNICAZIONE DEI CARABINIERI

Ad integrazione di quanto comunicato con la nota stampa delle ore 10,11, si precisa che la struttura educativa in questione è l’asilo nido “L’Isola della Fantasia”, sito Montevarchi (AR), via Baldi n.3

Violenza al solo scopo di divertirsi, forse di sfuggire dalla noia: nella città di Cremona, una baby gang composta da veri e propri “bulli social”, una trentina di giovani, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, ha imperversato per mesi, prendendo di mira giovanissimi e scatenando decine di episodi di violenza, con un modus operandi già prestabilito: “la provocazione verbale di uno della banda nei confronti della vittima designata, con una reazione da parte di quest’ultima, anche solo verbale e quindi scatta la vendetta, un attacco di gruppo a suon di pugni”.

Ragazzi uniti e strutturati in branco che volontariamente per mesi, hanno agito in modo violento prendendo di mira persone e tutto ciò che li circondava. Umiliazioni, denigrazioni, violenze fisiche, contro coetanei o giovani ragazzi non in grado di difendersi. Comportamenti sempre più cruenti tanto da richiamare l’efferatezza delle gang latine, sempre più distruttivi verso l’altro.

I Carabinieri della Compagnia di Cremona, però, dopo avere raccolto alcune segnalazioni di professori, presidi e molti genitori preoccupati, in breve tempo, hanno individuato il gruppo di ragazzi, che proprio per la gravità dei reati di cui sono indiziati, tra cui rapina e tentata estorsione, sono stati arrestati, quali destinatari di 7 misure cautelari (4 in carcere e tre ai domiciliari), nonché ulteriori 18 denunce in stato di libertà per altri reati in concorso di atti persecutori, spaccio di sostanze stupefacenti, danneggiamento e risse. Un’attività che ha permesso di identificare 25 giovani studenti cremonesi, di 15,16,17,18 anni. Un branco composto prevalentemente da minorenni, ma che per la presenza di qualche 18enne, è stato necessario un’attività d’indagine condivisa tra Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Brescia, con i PM Dr.ssa Emma AVEZZU’ e Lara GHIRARDI e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cremona con il PM Dr.ssa Vitina Pinto.

Inoltre a carico del “branco”, coadiuvati a seconda dell’occasione da altri coetanei, non compresi tra i 7 arrestati, sono stati accertati diversi episodi di danneggiamento, vandalismo, atti persecutori, risse, lesioni e spaccio di sostanze stupefacenti, ai danni di altri giovani studenti cremonesi, dagli stessi “ripresi, postati, pubblicati, commentati…su di una pagina del social network “Instagram” con denominazione “Cremona.dissing”, (tradotto vuol dire insultare, sparlare, discriminare cremonese o anche “dissenso cremonese”) alla quale vi era collegato un link all’applicazione “ThisCrush”, la quale permetteva di partecipare ad una chat esclusivamente accessibile ai gestori della pagina e a coloro che la “seguivano”. Una pagina che era diventata un vero e proprio palcoscenico, in cui i componenti del branco “vivevano” rendendo direttamente pubblico il loro operato, anche come sfida aperta alle autorità, e per essere rinforzati dai “mi piace” della rete che li rendeva ancora più onnipotenti.

Nella pagina “Cremona.dissing”, venivano pubblicati i video delle risse, nonché venivano pubblicate le vignette ritraenti la Pizza Marconi di Cremona, assimilata ad un ring per incontri di box, con la scritta “the ring is for boy”, che tradotto significa “il ring è per ragazzi” e sull’immagine della predetta Piazza “This Ring is for real man” che tradotto significa “questo ring è per uomini veri”.

Nel corso del monitoraggio della chat si è evidenziato il motivo dell’utilizzo delle relative discussioni, anche come “propaganda”, utilizzando ad esempio, personaggi pubblici o noti al pubblico, con la scritta “Membri di Cremona.dissing mentre aspettano il prossimo Jump”. La terminologia gergale “Jump”, “Jumpare”, veniva utilizzata per fare riferimento alle aggressioni messe in atto dai componenti della pagina “Cremona.dissing”, sostanzialmente Jump ovvero salto italianizzato in “jumpare” sta a significare “saltiamo addosso ad una persona”.
La chat di Instagram è stata utilizzata per pubblicare vignette di schermo verso persone di altri comuni della zona, quali Piadena, Persichello, Casalmaggiore, Ostiano e San Giovanni in Croce e Castelvetro Piacentino, facendo riferimento a scontri avvenuti con persone residenti in questi centri.

Oltre 60 imprese dei settori impianti, legno ed arredamento associate alla CNA hanno avviato un procedimento amministrativo davanti alla Commissione Europea ed all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato affinché venga accertata l’illegittimità dell’art. 10 della L. 58/2019, meglio conosciuto come DL Crescita per violazione del diritto comunitario e/o nazionale della concorrenza.

“L’increscioso balletto sulla pelle delle imprese cui abbiamo assistito in Parlamento – spiega Claudio Corrarati, presidente della CNA Trentino Alto Adige – ci ha convinto ad attivarci autonomamente per sopperire agli errori della politica che, nonostante le roboanti dichiarazioni in campagna elettorale, non sembra assolutamente comprendere le ragioni delle piccole imprese. D’intesa con la Confederazione, il settore Installazione e Impianti si è attivato per ricorrere sia all’AGCM che alla Commissione Europea per ottenere la cancellazione dell’articolo 10 che riteniamo uno smaccato tentativo di favorire la concentrazione del mercato della riqualificazione energetica nelle mani di pochi operatori, con conseguente alterazione della concorrenza rappresentando un indebito aiuto di stato per le grandi imprese a danno delle piccole e medie”.

I lavori di efficientamento energetico registrano volumi rilevanti. Nel 2017, secondo il Rapporto ENEA, sono stati realizzati 422.000 interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente che hanno usufruito dell’Ecobonus per circa 3.700 milioni di euro di investimenti attivati e l’anno scorso il volume è stato di 334.000 mobilitando 3.300 milioni di euro. “Se la volontà del Governo è quella di regalare questo mercato, che oggi vede protagoniste le piccole imprese, a qualche multiutilities o ad ex monopolisti nostalgici del passato – aggiunge Corrarati – noi non ci stiamo e non lasceremo nulla di intentato per far abolire una norma iniqua, che nei fatti mira a subordinare il tessuto della piccola impresa alle logiche ed agli interessi delle multiutilities nazionali e locali e che uccide la concorrenza. Inoltre, si rischia di inficiare la best practice della Provincia di Bolzano che ha istituito l’anticipo del bonus fiscale ai cittadini e le misure messe in atto anche dalla Provincia di Trento per agevolare le ristrutturazioni e gli efficientamenti energetici”.

“Lo sconto in fattura è uno scandalo e una mancanza di rispetto verso chi tutti i giorni con il proprio lavoro contribuisce anche al bene di questa nazione e della nostra regione – aggiunge Andrea Vecchiato, portavoce di CNA Installazione e Impianti regionale – in questo provvedimento di crescita ne vedo poca, però si mette ancora una volta in difficoltà il sistema delle piccole e micro imprese”.

Il presidente della Rai, Marcello Foa, e i consiglieri d’amministrazione Rai Beatrice Coletti, Igor De Biasio e Giampaolo Rossi, hanno annunciato le dimissioni dal Consiglio d’amministrazione di RaiCom e Rai Pubblicità in apertura della riunione odierna del Cda Rai, come segno di “rispetto per le istituzioni parlamentari” e pur ribadendo “l’assoluta legalità, la piena coerenza statutaria e ragionata esigenza organizzativa e di controllo di Gruppo” che aveva determinato l’accettazione dell’incarico in RaiCom.

“Il Cda della Rai – sottolinea il presidente Foa in una lettera all’Amministratore delegato Fabrizio Salini, al Cda e al Collegio Sindacale condivisa in apertura di Consiglio – mi ha designato alla Presidenza di RaiCom su proposta dell’Ad. Avendo consultato preventivamente l’azionista Ministero dell’Economia e delle Finanze e preso atto della sua condivisione, l’Assemblea di RaiCom mi ha nominato Presidente del Consiglio di Amministrazione della stessa. Ho accettato la nomina – prosegue la lettera – con spirito di servizio, nella consapevolezza della piena legittimità e correttezza dell’iter societario e autorizzativo seguito, e rinunciando al compenso deliberato dall’Assemblea RaiCom, in assenza di una specifica policy in materia da parte della capogruppo Rai spa. Come noto RaiCom è una società controllata al 100% da RAI spa (che ne esercita ‘direzione e coordinamento’ quali previsti e normati dagli artt. 2497 e seguenti del Codice Civile, che disciplinano in radice la gestione degli interessi comuni o potenzialmente conflittuali). Evidenzio che il Consiglio di Raicom ha attribuito al solo Amministratore Delegato tutti i poteri gestionali/operativi non riservati statutariamente al Consiglio stesso. Pertanto a norma di legge e di statuto non sussiste alcuna situazione di reale o potenziale incoerenza, o personale conflitto, rispetto alla carica da me ricoperta in Rai spa, rispondendo viceversa, come evidenziato in più occasioni dall’Amministratore Delegato, alla fisiologica esigenza di una Capogruppo di rafforzare il presidio diretto sulla società controllata, specie alla vigilia di un nuovo e sfidante piano industriale. In sintesi l’incarico è stato accettato nell’assoluta legalità, in piena coerenza statutaria e ragionata esigenza organizzativa e di controllo di Gruppo.” Cionondimeno, conclude la lettera del presidente Foa, “iniziative politiche hanno dato luogo il 19 giugno a una risoluzione della Commissione Parlamentare di Vigilanza che invita il Consiglio di Amministrazione della Rai a riconsiderare la designazione e la mia conseguente nomina. Per il rispetto delle Istituzioni che intendo continui a caratterizzare il mio essere e il mio agire, anche come Presidente della Rai, prescindendo dalle pur rilevanti considerazioni legali di dissenso, scelgo di rinunciare all’incarico in RaiCom e procederò a notificare la mia decisione alla stessa RaiCom con le modalità previste dalla legge per il seguito di competenza.”

Le stesse valutazioni risultano condivise dai consiglieri Rai nominati in RaiCom e Rai pubblicità in una lettera illustrata in Cda, che ribadisce anch’essa la “assoluta legalità, piena coerenza statutaria e ragionata esigenza organizzativa e di controllo di Gruppo” alla base delle nomine. “Tuttavia – conclude la lettera dei consiglieri Coletti, De Biasio e Rossi all’Ad Salini, al Cda e al Presidente del Collegio sindacale – il 19 giugno è stata votata a maggioranza una risoluzione della Commissione Parlamentare di Vigilanza volta a indurre il Consiglio RAI a riconsiderare la designazione del Presidente Foa. Alla luce di ciò, intendiamo, per rispetto dell’Istituzione parlamentare, per il prioritario interesse aziendale e per coerenza con i criteri e le modalità di designazione sopra ricordati, manifestare la volontà di rinunciare tutti alle rispettive designazioni alla carica amministrativa attribuitaci presso le due società controllate. Enunciamo oggi tale decisione – conclude la lettera – per autonoma e convinta volontà di affiancare la decisione già assunta dal Presidente. Procederemo di conseguenza a notificarla con le modalità di legge alle due società controllate per il seguito di competenza.”

Cinque anni di attività, cinquanta incontri con gli studenti, settantasette istituti scolastici aderenti, diecimila ragazzi coinvolti. Ci sono occasioni in cui i numeri aiutano a descrivere un progetto. È il caso di “Abc, l’Autostrada del Brennero in Città”, una campagna di sensibilizzazione alla sicurezza stradale rivolta ai ragazzi che si apprestano a conseguire la patente, promossa e organizzata da Autostrada del Brennero SpA e dalla Polizia Stradale. Nell’anno scolastico 2018-2019, si sono tenuti incontri a Cles (Tn), Bolzano, Suzzara (Mn), Merano (Bz), Bressanone (Bz), Ostiglia (Mn), Poggio Rusco (Mn), Rovereto (Tn) e Verona.

“Prevenire è meglio che punire” osserva il Presidente di Autostrada del Brennero, Luigi Olivieri, che aggiunge: “Vorrei ringraziare tutti i formatori, quelli della Polizia Stradale e quelli della Società, non solo per l’impegno, ma perché hanno saputo trovare il giusto approccio. Ognuno di noi, come genitore, fa delle raccomandazioni ai propri figli, che spesso vengono disattese. La chiave è riuscire a non fare la predica, quanto piuttosto far capire ai ragazzi che in gioco c’è la loro vita. Ho assistito a questi incontri e devo dire che l’approccio è quello giusto: dopo i primi minuti, in sala cala il silenzio”.

In Europa, la prima causa di morte tra i giovani sono gli incidenti stradali. È questo il dato da cui partire per far capire l’importanza di una corretta percezione del rischio da parte di chi si appresta a conseguire la patente, o l’ha appena conseguita. Le lezioni cominciano con la proiezione di “Young Europe”, un film prodotto dalla Polizia di Stato e cofinanziato dalla Commissione Europea, realizzato per mostrare, attraverso le storie di cinque giovani europei, con quanta facilità una guida irresponsabile possa portare a uccidere, o ad essere uccisi. Sono poi i formatori della Polizia Stradale, attraverso esempi di incidenti reali, a spiegare quanto possa essere fallace l’impressione di riuscire a controllare situazioni di pericolo dettate da comportamenti scorretti come l’uso di alcol, o droghe, il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, il mancato uso delle cinture di sicurezza, o l’utilizzo dello smartphone mentre si guida. Gli incontri prevedono anche la prova di speciali visori che simulano la distorsione sensoriale indotta dall’alcol. I risultati, comici sul palco dei teatri usati per questi incontri, vogliono evitare quelli drammatici sulle strade.

Agli operatori di Autostrada del Brennero il compito di completare le informazioni con indicazioni e suggerimenti circa il modo di comportarsi in autostrada, un ambito troppo spesso ignorato dai corsi di guida. Cosa fare in caso di avaria? Come usare le piazzole di emergenza? Come e a chi comunicare dove ci si trova? Quali sono gli errori da non commettere mai? Si tratta di nozioni che talvolta nemmeno gli adulti posseggono. L’obiettivo di Abc, infatti, è anche questo: fare in modo che i più giovani, da anello potenzialmente debole della sicurezza stradale, diventino quello più forte, in grado di correggere anche i comportamenti scorretti dei più grandi.

Autostrada del Brennero ringrazia per il prezioso lavoro svolto e per la disponibilità dimostrata i Compartimenti della Polizia Stradale del Trentino Alto Adige, del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia Romagna.

 

 I Carabinieri della Compagnia di San Giovanni Valdarno hanno concluso una indagine riservata su un asilo nido situato nel Valdarno.

Al termine degli accertamenti, è scattata nella giornata di ieri 4 luglio, l’interdizione dall’esercizio della professione per dodici mesi, in attesa del dibattimento, nei confronti di un’educatrice e titolare di un asilo che si era resa responsabile di più episodi violenti nei confronti dei bambini che le avevano affidato i genitori.

Dopo la segnalazione di alcune mamme, preoccupate per i comportamenti strani assunti dai figli ed il racconto di schiaffi e pizzicotti da parte di una maestra, in conseguenza delle indagini condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo, durante tre mesi di monitoraggio, sono stati documentati numerosi episodi durante i quali la maestra picchiava e minacciava i bambini.

Le violenze avvenivano sempre quando la maestra si trovava da sola mentre le sue collaboratrici erano in pausa o impegnate in altre stanze: in quelle occasioni, la donna, ad ogni minimo atto di disobbedienza mostrato dai bambini, li percuoteva con schiaffi sulla testa o sul corpo, pizzicotti o frasi minacciose circa l’arrivo “del dottore”.

Il più delle volte gli episodi si verificavano dopo pranzo, quando l’educatrice, rimasta sola con i bambini si occupava di cambiare loro i pannolini o vigilare affinché tutti facessero un riposino pomeridiano, ed era proprio in questi momenti che, in alcune circostanze, si sono manifestati gli atti violenti ed i bambini venivano, in alcuni casi, schiaffeggiati e minacciati; la donna alzava la voce e noncurante dei pianti e delle urla dei bambini, li schiaffeggiava e li colpiva sul corpo e anche alla testa per obbligarli a dormire, a star fermi mentre cambiava loro il pannolino oppure a restare seduti in maniera appropriata sulle sedie dell’asilo. Le altre insegnanti, totalmente ignare ed all’oscuro di quanto accadesse in loro assenza, rientrando dalla pausa non riuscivano mai ad accorgersi di nulla poiché la titolare dell’asilo ogni volta che si trovava in loro presenza mostrava un comportamento adeguato al proprio ruolo facendo come se nulla fosse mai accaduto.

Oltre alle violenze fisiche però, come detto si passava anche alle minacce nei confronti dei bambini che terrorizzati dalla prospettiva di subire nuovamente schiaffi e botte in testa restavano quasi pietrificati smettendo nella maggior parte dei casi in maniera istantanea di piangere e lamentarsi.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Arezzo, nella persona del Procuratore Capo Dottor Roberto Rossi e del Sostituto Procuratore Elisabetta Iannelli, e portate avanti dai Carabinieri del Nucleo Operativo di San Giovanni Valdarno, hanno portato all’emissione ed alla notifica del provvedimento interdittivo all’interessata, la quale non potrà esercitare per un anno intero, alcun tipo di professione che abbia ad oggetto la cura, l’istruzione o l’affidamento per motivi di studio, sanitari o di cure di qualunque persona; il tutto chiaramente in attesa del dibattimento.

 

Sono in corso, inoltre, accertamenti correlati all’effettivo possesso dei titoli di studio ed abilitativi della professione, poiché vi è il sospetto che non vi siano le condizioni di legge per l’esercizio dell’attività di maestra da parte dell’interessata.

Salgono al numero record di 5155 nel 2019 le “Bandiere del gusto” Made in Italy a tavola con la Campania che si piazza in testa alla classifica delle regioni con più specialità tipiche, ben 531, davanti a Toscana (461) e Lazio (428). E’ quanto emerge dal nuovo censimento 2019 delle specialità che sono ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, presentato dalla Coldiretti all’apertura del Villaggio contadino della Coldiretti a Milano al Castello Sforzesco, da Piazza del Cannone a Piazza Castello con oltre diecimila agricoltori, mercati contadini, agrichef con le ricette storiche ed esposizioni ad hoc per far conoscere e salvare i tesori nascosti del Made in Italy (www.coldiretti.it).

A seguire – sottolinea la Coldiretti – si posizionano l’Emilia-Romagna (396) e il Veneto (374), davanti al Piemonte con 342 specialità e alla Liguria che può contare su 299 prodotti. A ruota tutte le altre Regioni: la Puglia con 285 prodotti tipici censiti, la Calabria (269), la Lombardia (249), la Sicilia (244), la Sardegna (205), il Trentino Alto Adige (195), il Friuli-Venezia Giulia (177), il Molise (159), le Marche (153), l’Abruzzo (148), la Basilicata con 135, la provincia autonoma di Trento con 105, l’Alto Adige con 90, l’Umbria con 69 e la Val d’Aosta con 36.

 

 

Particolarmente ricca, curiosa e colorata la lista delle specialità nazionali. Partendo dal podio in Campania – spiega Coldiretti – troviamo le Papaccelle, piccoli e coloratissimi peperoni più o meno piccanti che vengono per lo più utilizzati per le conserve sott’aceto, la Cucozza zuccarina detta anche zucca lunga di Napoli perché si presenta come un frutto molto lungo di forma cilindrica, viene raccolta in estate ma se opportunamente conservata in luogo asciutto e fresco, si conserva per tutto l’inverno. In Toscana invece tra le bandiere del gusto – afferma la Coldiretti – c’è la Piattella pisana, un fagiolo bianco di forma appiattita con una buccia sottilissima quasi assente e la pasta molto morbida che rendono questo legume particolarmente apprezzato in cucina.

Ancora squisita – continua Coldiretti – è la Torta co’ bischeri, un dolce di pasta frolla ripiena di un impasto a base di riso e cioccolata o ancora la Bottarga di Orbetello, prelibatezza dal colore ambrato e sapore intenso che per tanti anni è stata poco conosciuta perché prodotta quasi esclusivamente a livello familiare. Nel Lazio – segnala la Coldiretti – viene seminato da tempo immemorabile il Fagiolo del purgatorio che rappresenta il piatto fondamentale del mercoledì delle ceneri, denominato “pranzo del purgatorio” o ancora il Conciato di San Vittore molto particolare per la concia esterna composta da circa quindici spezie che venne ideata per conservare il prodotto in epoche in cui non esistevano celle frigorifere o ghiacciaie.

Andando avanti in Emilia-Romagna molto apprezzati – prosegue Coldiretti – sono i Grassei sbrislon anche detti ciccioli, grasso del maiale fatto a dadini, è messo a cuocere a fuoco lento e aromatizzato con spezie locali. E ancora il Savor, una marmellata di mosto d’uva che si può conservare per anni. Il Veneto – informa la Coldiretti – invece va fiero del Sangue morlacco antico liquore del 1830 a base di ciliegie marasche chiamato così dal poeta D’Annunzio per il suo tipico colore rosso cupo, o il Formaggio imbriago ideato dai contadini veneti che, durante la prima guerra mondiale, per sottrarlo alle ruberie dei soldati austro-ungarici, presero l’abitudine di nascondere il formaggio sotto le vinacce, rendendolo più saporito e caratteristico.

Per i Piemontesi invece immancabili tra i prodotti tradizionali sono il Montébore, il formaggio più raro al mondo, le cui origini si perdono nei secoli, viene realizzato miscelando latte crudo vaccino e ovino e ancora il Salame d’la doja, tipico insaccato prodotto con carni suine di prima scelta condite con aglio e vino rosso. In Liguria – prosegue la Coldiretti – vanno fieri del Paté di lardo, salume fresco che deriva dalla lavorazione del lardo aromatizzato con erbe locali, ottimo per essere consumato spalmato su fette di pane appena sfornato, o il chinotto di Savona dai cui frutti si ricava la famosa bevanda, ma anche canditi, marmellate e mostarde.

I Pugliesi invece sono ghiotti di formaggi squisiti come Caciocavallo Dauno che può stagionare fino a 6 anni e il Pecorino di Maglie tipico del Salento. In Calabria – prosegue la Coldiretti – tra i prodotti tradizionali più apprezzati ci sono l’Origano selvatico che cresce spontaneamente solo in questa regione, oppure il Pallone di fichi la cui lavorazione millenaria consiste nel conservare i fichi secchi avvolgendoli nelle loro foglie e ricavandone un piccolo palloncino. In Lombardia invece non si suona ma si degusta il Violino di capra, salume tipico chiamato così per la sua forma, che ricorda proprio quella dello strumento musicale che per essere affettato viene impugnato esattamente come un violino oppure il Fatuli’, che in dialetto significa “piccolo pezzo”, un formaggio caprino affumicato salvato dall’estinzione.

In Sardegna non può mancare su casu Axridda, formaggio di latte ovi-caprino la cui particolarità è la cappatura di argilla estratta da una cava locale e ancora l’Abbamele, un derivato del miele le cui modalità di produzione tradizionali seguono diverse fasi di lavorazione per arrivare ad assomigliare ad un decotto di miele. In Sicilia – continua la coldiretti – molto tradizionali sono gli Ainuzzi piccole scamorze di latte vaccino che riproducono nella loro forma animali autoctoni e come prodotto molto particolare è possibile assaporare la Manna, che non è quella che cade dal cielo, ma uno straordinario dolcificante naturale a basso contenuto di glucosio e fruttosio che si ottiene dagli alberi di frassino.

I Friulani vanno fieri della Porcaloca, un’oca intera disossata farcita con filetto di maiale, cucita a mano, legata cotta e affumicata o il Formadi frant simbolo dell’anti spreco perché realizzato con lo scarto di altre varietà di formaggi. In Molise non si può rinunciare all’elegantissima Treccia di Santa Croce di Magliano tipico formaggio a pasta filata dalla originalissima forma di treccia che sembra essere ricamata come in passato dalle donne del paese oppure le Paparolesse, piccoli peperoni rossi e tondi sottaceto la cui forma permette anche di cucinati ripieni.

Nelle Marche è tipico della tradizione contadina il Vino di visciole, un vino aromatizzato composto da visciole e da vino preferibilmente rosso Sangiovese o la Roveja, un legume antichissimo simili a piccoli piselli colorati. In Abruzzo invece – fa sapere la Coldiretti – famosissimo è il Cacio marcetto la cui maturazione è largamente influenzata dalle larve di mosca. Una specialità ricercata insieme alla famosa mortadella di Campotosto meglio nota, per la sua particolare forma, come Coglioni di mulo. Molto apprezzati in Basilicata sono la Salsiccia al coriandolo di Carbone, prodotta con un prelibata carne suina, mescolata al coriandolo tipica spezia lucana o l’immancabile Peperone crusco, rosso e dolce che viene essiccato e fritto per pochi secondi in olio extravergine. V

iene dal Trentino Alto Adige invece l’Altreier kaffee che è un surrogato del caffè tipico di Anterivo. Si ottiene dalla macinazione dei semi tostati di una varietà di Lupinus pilosus coltivata nella zona almeno dalla metà del XIX secolo, mentre giunge dalla Valle D’Aosta il particolare salume chiamato Boudin e prodotto con patate bollite, pelate a mano e lasciate raffreddare, alle quali vengono aggiunti cubetti di lardo, barbabietole rosse (ottimo conservante naturale), spezie, aromi naturali, vino e sangue bovino o suino. Infine, l’Umbria – conclude la Coldiretti – è orgogliosa della Fagiolina del Trasimeno, varietà rara e particolare di legume conosciuto fin dal tempo degli Etruschi o lo Zafferano di Cascia dove esisteva uno dei più importanti mercati e gran parte delle attività economica legate a questa spezia.

“Dietro ogni prodotto c’è una storia, una cultura ed una tradizione che è rimasta viva nel tempo ed esprime al meglio la realtà di ogni territorio” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare “la necessità di difendere questo patrimonio del Made in Italy dalla banalizzazione e dalle spinte all’omologazione e all’appiattimento verso il basso dell’offerta alimentare anche turistica”.

 

 

 

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